Storia d'Italia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Questa voce è parte della serie
Storia d'Italia
Posizione della penisola italiana
Voci principali

(Terramare · Villanoviani · Camunni · Castellieri · Civiltà nuragica · Cultura di Golasecca · Cultura di Canegrate · Cultura di Remedello . Cultura di Ozieri . Cultura di Arzachena)
(Italici · Latini · Etruschi · Greci · Galli)
(Regno · Repubblica · Impero)
(Italia gotica · Regno longobardo)
(Guerre Italiane del Rinascimento)
(Italia fascista · Resistenza partigiana)
(Anni di piombo)


Categoria: Storia d'Italia

[modifica]

Per storia d'Italia si intende per convenzione la storia della regione geografica italiana e dei popoli che l'hanno abitata, dotata - al di là delle molteplici differenze culturali e delle successive trasformazioni politiche - di una specifica identità che l'ha condotta nei secoli a essere riconosciuta come un unico soggetto storico. In un'accezione più ristretta, per storia d'Italia si intende unicamente la storia dello stato unitario, ossia la storia del Regno d'Italia e della Repubblica Italiana, nonché degli eventi che condussero alla sua formazione, ossia la storia dell'espansione del Regno di Sardegna, tradizionalmente conosciuta come Risorgimento.

[modifica] Preistoria e protostoria

Per approfondire, vedi la voce Italia preistorica e protostorica.

[modifica] Preistoria

Il popolamento del territorio italiano risale alla preistoria, epoca di cui sono state ritrovate importanti testimonianze archeologiche. L'Italia è stata abitata durante il periodo Paleolitico, quando ancora non si conoscevano i metalli e non si sapeva levigare la pietra. Tra i popoli insediatisi nel Neolitico, quando l'uomo non è più solo cacciatore ma anche pastore e allevatore, ricordiamo i Camunni (in Val Camonica).

[modifica] Etruschi e Genti Italiche

Cartina con i maggiori centri Etruschi, ed "espansione" della civiltà etrusca nel corso dei secoli
Cartina con i maggiori centri Etruschi, ed "espansione" della civiltà etrusca nel corso dei secoli

Le informazioni sulle genti abitanti la penisola in epoca preromana sono, in taluni casi, incomplete e soggette a revisione continua. Popolazioni di ceppo indoeuropeo, trasferitesi in Italia dall'Europa Orientale e Centrale in varie ondate migratorie (veneti, umbro-sabelli, latini, ecc.), si sovrapposero ad etnie pre-indoeuropee già presenti nell'attuale territorio italiano, o assorbendole, oppure stabilendo una forma di convivenza pacifica con esse.

Secondo alcune fonti, la loro provenienza andrebbe ricercata in Asia Minore, secondo altre, avrebbero costituito una etnia autoctona. Certo è che, già attorno alla metà del VI secolo, riuscirono a creare una forte ed evoluta federazione di città-stato che andava dalla Pianura Padana alla Campania e che comprendeva anche Roma ed il suo territorio. In Italia settentrionale, accanto ai Celti (comunemente chiamati Galli), troviamo i Liguri (originariamente non indoeuropei poi fusisi con i Celti) stanziati in Liguria e parte del Piemonte mentre nell'Italia nord-orientale vivevano i Veneti (paleoveneti) di probabile origine illirica o, secondo alcune fonti, provenienti dall'Asia Minore.

Nell'Italia più propriamente peninsulare accanto agli Etruschi, cui abbiamo già accennato, convivevano tutta una serie di popoli, in massima parte di origine indoeuropea, fra cui: Umbri in Umbria; Latini, Sabini, Falisci, Volsci ed Equi nel Lazio; Piceni nelle Marche ed in Abruzzo Settentrionale; Sanniti nell'Abruzzo Meridionale, Molise e Campania; Apuli, Messapi e Iapigi in Puglia; Lucani e Bruttii nell'estremo Sud; Siculi, Elimi e Sicani in Sicilia. La Sardegna era abitata, fin dal II millennio a.C., dai Sardi, risultato, forse, di un connubio tra le preesistenti popolazioni megalitiche presenti nell'Isola ed il misterioso popolo dei Shardana.

Nell'area laziale, invece, un posto a se stante meritano i Latini protagonisti, assieme ai Sabini, della primitiva espansione dell'Urbe e forgiatori, insieme agli Etruschi ed ai popoli italici più progrediti (Umbri, Falisci, ecc.), della futura civiltà romana.

[modifica] Storia antica

[modifica] Magna Grecia

Per approfondire, vedi la voce Magna Grecia.
Dracma di Siracusa, 4° secolo a.C.-
Dracma di Siracusa, 4° secolo a.C.-

Tra l'VIII ed il VII secolo a.C., coloni provenienti dalla Grecia cominciarono a stabilirsi sulle coste del sud Italia e della Sicilia. Le prime componenti stabilitesi in Italia furono quella ioniche e quelle peloponnesiache: gli Eubei e i Rodii fondarono Kymai, Rhegion, Parthenope, Naxos e Zankle, i Corinzi Syraka, i Megaresi Leontinoi, gli Spartani Taras, mentre i coloni provenienti dall'Acaia fondarono Sybaris e Kroton. Oltre a quelle sopra menzionate, altre importanti furono Metapontion, fondata anch'essa da coloni Achei, Heraclea e Locri Epizephiri.

L'importanza della colonizzazione greca per i popoli italici è dovuta al fatto che essi vennero così a contatto con forme di governo democratiche caratterizzate da forti responsabilizzazioni del cittadino, e con espressioni artistiche e culturali elevate; in questo senso basti pensare ai grandi filosofi e uomini di scienza dell'epoca, fra cui Pitagora ed Archimede, nati in Italia dalla cultura greca.

I contrasti fra le colonie greche e gli indigeni furono frequenti, ma i Greci cercarono di instaurare rapporti pacifici con le popolazioni locali, favorendo, in molti casi, un lento assorbimento delle stesse. La ricchezza e lo splendore delle colonie furono tali da far identificare l'Italia meridionale dagli storici romani con l'appellativo di Magna Grecia. Nel III secolo a.C. tutte le colonie italiote e siciliane furono assorbite nello Stato romano. Per molte di esse iniziò un fatale declino.

[modifica] Roma (753 a.C. - 476 d.C.)

Per approfondire, vedi la voce Storia romana.
La scultura rappresenta la Lupa capitolina che allatta i gemelli Romolo e Remo, che furono aggiunti, probabilmente da Antonio del Pollaiolo, nel tardo XV secolo.
La scultura rappresenta la Lupa capitolina che allatta i gemelli Romolo e Remo, che furono aggiunti, probabilmente da Antonio del Pollaiolo, nel tardo XV secolo.

Secondo la tradizione, la città di Roma fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. da Romolo sul colle palatino. In realtà, già in precedenza erano sorti villaggi in quella posizione, fondamentale per la via di commercio del sale, ma solo alla metà dell'VIII secolo questi si unirono in una sola città. La zona era dotata, inoltre, di un buon potenziale agricolo, e la presenza dell'isola Tiberina rendeva facile l'attraversamento del vicino fiume Tevere.

[modifica] Età regia (753 - 509 a.C.)

Per approfondire, vedi la voce Età regia di Roma.

Romolo instaurò nella città il regime monarchico: fino al 509 a.C. Roma fu retta, secondo la tradizione, da sette re, che apportarono notevoli contributi allo sviluppo della società. La storiografia è ormai concorde nel ritenere che i sovrani che regnarono in quel periodo furono molti di più, e che le tradizionali figure dei sette re furono in realtà idealizzate. Ognuno dei primi quattro, infatti, operò in un diverso ambito dell'"amministrazione statale": il fondatore eponimo Romolo diede il via alla prima guerra di espansione contro i Sabini, originatasi dall'episodio del ratto delle Sabine, e associò al trono il re nemico Tito Tazio, allargando per primo le basi del neonato stato romano. Stabilì poi la suddivisione della popolazione in tre tribù e pose le basi per la ripartizione tra patrizi e plebei. Il suo successore Numa Pompilio istituì i primi collegi sacerdotali, come quello delle Vestali, e riformò il calendario. In seguito, Tullo Ostilio riprese le ostilità contro i popoli vicini e sconfisse la città di Alba Longa, mentre il successore Anco Marzio operò nel campo dell'urbanistica: costruì il primo ponte di legno sul Tevere, fortificò il Gianicolo e fondò il porto di Ostia.

[modifica] Medioevo

Per approfondire, vedi la voce Italia medievale.

[modifica] Gli ostrogoti in Italia

Federico II di Svevia incontra il sultano al-Malik al-Kamil, codice miniato
Federico II di Svevia incontra il sultano al-Malik al-Kamil, codice miniato

Dopo la perdita dell'unità politica a seguito della caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel V secolo, nella penisola salì al potere il re degli eruli Odoacre, che godette per qualche tempo dell'appoggio del imperatore bizantino Zenone, ma nel 489 questi mandò gli ostrogoti, stanziati ai confini dell'Impero Romano d'Oriente e per questo possibili invasori, in Italia. Questi, sotto la guida di Teodorico sconfissero definitivamente Odoacre nel 494 e iniziò così il periodo del loro massimo splendore.

[modifica] Guerra tra ostrogoti e bizantini e l'arrivo dei longobardi

Per approfondire, vedi le voci Guerra gotica (535-553), Esarcato d'Italia e Regno longobardo.

Nel 535, pochi anni dopo la morte di Teodorico, iniziò la riconquista Giustinianea (guerra gotica) della penisola, che fu completata solo nel 553, con la battaglia dei Monti Lattari. Con la invasione longobarda, avvenuta nel (568), l'Italia venne suddivisa in due grandi zone d'influenza: una bizantina e l'altra longobarda. I primi, occupati nel combattimento anche nel fronte orientale in Asia minore, si ritirarono conservando le zone costiere, in particolar modo nell'Esarcato e le isole, mentre i secondi occuparono gran parte delle zone continentali dell'isola. Durante l'VIII secolo si ebbero grandi cambiamenti nella penisola. Nel 728 nacque territorialmente lo Stato della Chiesa, con la donazione longobarda di Sutri.

[modifica] Scontro tra franchi e longobardi

Sempre in questo secolo i Franchi cominciarono la guerra contro i longobardi, anche con la complicità del papato. La guerra tra i due popoli si concluse nel 774 con la vittoria di Carlo Magno nei confronti di Desiderio. Dopo quest'evento Carlo si fece nominare Re dei longobardi e nel 781 affidò l'Italia, sotto la sua tutela, al figlio Pipino, che la resse fino alla morte avvenuta nel 810. Durante il suo regno avviò varie campagne di espansione verso nord.

Dopo la sua morte il figlio illegittimo Bernardo prese il potere, ma quando, nel 817 lo zio Ludovico il Pio assegnò l'Italia al figlio Lotario I tentò la ribellione, ma venne imprigionato. La penisola venne quindi dominata da Lotario a partire dal 822. Tra i suoi provvedimenti più importanti uno statuto sulle relazioni tra Papa ed Imperatore che riservava il potere supremo alla potenza secolare e varie ordinanze per favorire un governo efficiente dell'Italia.

La morte di Ludovico, avvenuta nel 840 causò vari tumulti tra i fratelli, che affrontarono più volte Lotario, sconfiggendolo.

[modifica] Lo stato della chiesa e il monachesimo

L'unico Stato relativamente potente ed in grado di conservare, tramandare e sviluppare la cultura latina fu la Chiesa, sia attraverso il Monachesimo, sia mediante la creazione di un potere temporale concretizzatosi nel centro Italia con lo Stato della Chiesa. Questo si dimostrò in grado di contrapporsi a nuove invasioni, come quelle dei Longobardi ed a limitare l'influenza in Italia di altre potenze europee, come quella dei Franchi dell'Impero Bizantino e del Sacro Romano Impero. Il cristianesimo peraltro permise una convivenza tra due mondi un tempo inconciliabili: quello latino-romano e quello germanico. Grazie al cristianesimo, nacque uno spirito propriamente europeo accomunato dalla comune religione. Ovviamente tale fusione fu instabile e ci vollero secoli prima di trovare un equilibrio. Equilibrio che però, una volta raggiunto, portò ad apici di cultura e spiritualità. Si pensi non solo alle innovazioni tecnologiche, ma alla fioritura delle università come luoghi non solo di diffusione, ma di ricerca del sapere. La cultura non era in realtà scomparsa neppure nei secoli più travagliati. Prima con i monasteri cluniacensi, poi con quelli cistercensi, essa era stata gelosamente custodita. I monasteri medievali infatti si impegnarono a custodire il sapere di ogni tipo, dalla letteratura pagana (classici greci e latini) ai testi arabi di filosofia, matematica e medicina. È anche grazie alla lungimiranza dei monaci medievali che sono potuti fiorire i secoli dell'età moderna.

[modifica] Il sud

Per quanto riguarda il meridione, nell'XI secolo si ebbe l'invasione dei Normanni che riuscirono a creare un Regno moderno, efficiente e fortemente centralizzato, grazie anche ad uno stretto controllo del territorio. Questa eredità passò alle dinastie angioine ed aragonesi che, a partire dal XIII secolo, si succedettero alla guida dello Stato. Nel centro-nord dell'Italia assistiamo invece ad un progressivo sfaldamento del Feudalesimo.

Dante fu a capo dei Guelfi Bianchi, ed a causa delle sue idee politiche venne esiliato a Ravenna
Dante fu a capo dei Guelfi Bianchi, ed a causa delle sue idee politiche venne esiliato a Ravenna

[modifica] Fra Medioevo, Umanesimo e Rinascimento

Per approfondire, vedi la voce Rinascimento.

Agli inizi dell'XI secolo, le turbolenze politiche portarono ad una crescente autonomia delle città italiane del centro-nord, che fu la premessa per la ripresa del commercio e dell'industria, con l'inizio di una nuova era di prosperità economica e culturale, che durò fino al XVI secolo e portò al grande sviluppo intellettuale ed artistico del Rinascimento.

[modifica] Dal Medioevo al Quattrocento

Per difendere la propria autonomia dall'Impero al nord, dallo Stato della Chiesa al centro, e dalle invasioni arabe al sud, i Comuni iniziarono a costituire leghe che non furono mai, però, sufficientemente forti da potersi opporre all'influenza papale o feudale a causa di forti rivalità interne. Si segnalarono, però, alcune città, come Milano (importante nucleo urbano del Regno d'Italia, e quindi dell'Impero) per quanto riguarda la lotta contro il potere imperiale, Forlì e Perugia, (città nominalmente comprese nello Stato della Chiesa) per quanto riguarda la lotta contro il dominio pontificio. Il protrarsi degli scontri tra impero e chiesa, la nascita di una borghesia mercantile, i cui interessi si opponevano frequentemente a quelli delle aristocrazie rurali, la lotta delle classi dirigenti urbane per acquisire quote di autonomia sempre più ampie, portò la società italiana del tempo a dar vita a tutta una serie di correnti e schieramenti spesso contrapposti. Particolare rilievo ebbero, a partire dal XII secolo e fino almeno agli ultimi decenni del XIV secolo, le fazioni dei Guelfi e Ghibellini. Altro fenomeno che vide unite motivazioni politiche e religiose furono le Crociate, cui parteciparono attivamente molte entità statuali italiane con il deliberato proposito di contrapporsi al crescente potere islamico e nel contempo di poter espandere i propri commerci verso l'Oriente. Come conseguenza di queste guerre di religione, vi fu anche tra il XV e il XVIII secolo una ondata migratoria dall'Albania che portò alla fondazione di vari paesi di lingua e cultura albanese sparsi dalla Sicilia alle Marche, che ancora oggi rappresentano la più consistente minoranza linguistica autoctona, gli Arbëreshë.

Per quanto riguarda le forme di governo, si assistette, negli ultimi secoli del Medioevo, all'affiancamento di Signorie di recente costituzione e di governi legati a famiglie nobili, spesso rappresentanti l'antica feudalità, (come i Visconti e gli Sforza a Milano, i Gonzaga a Mantova, gli Este a Ferrara, gli Ordelaffi a Forlì, ed i Savoia, nel Ducato omonimo ed in Piemonte), con forme di governo repubblicane (come a Venezia, Genova e Firenze, quest'ultima prima dell'avvento della casa De' Medici).

Ritratto di Lorenzo il magnifico

[modifica] La sottomissione degli Stati italiani fra 500 e 700

Agli inizi del XVI secolo buona parte degli stati italiani furono occupati o entrarono nell'orbita di Francia o Spagna che lottarono lungamente per il predominio in Europa. I primi anni videro anche l'espansione dello Stato Pontificio, grazie a varie campagne intraprese dal papa Giulio II, il quale nel 1506 conquistò Bologna e Perugia. Si dovette al papa stesso la sottomissione della penisola italica a potenze straniere, in quanto nel 1512, quando scacciò i francesi oltre le Alpi, si dovette alleare con altre potenze, in primo luogo la Spagna. Lo scontro tra francesi e spagnoli per il dominio della penisola continuò infatti negli anni, culminando nella battaglia di Pavia del (1525), vinta dai celebri tercios castigliani, ed il crollo delle posizioni francesi in una Regione chiave come la Lombardia, iniziò, di fatto, l'egemonia spagnola in Italia ratificata, una trentina d'anni più tardi, dalla pace di Cateau-Cambrésis. La Spagna esercitò da allora, e per oltre un secolo e mezzo, il dominio diretto su tutta l'Italia meridionale ed insulare, sul Ducato di Milano e sullo Stato dei Presidi nel sud della Toscana. Lo Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Genova ed altri stati minori furono costretti di fatto ad appoggiare la politica imperiale spagnola. Il Ducato di Savoia, tendente a convertirsi in ago della bilancia fra Francia e Spagna divenne nella realtà dei fatti un campo di battaglia fra queste due potenze. Solo la Repubblica Veneta riuscì a conservare una relativa indipendenza che però non fu sufficiente a preservarla da una lenta ma inesorabile decadenza. Dopo la pace di Utrecht (1713), l'eredità degli Asburgo di Spagna fu raccolta dal ramo austriaco di questa grande famiglia che riuscì ad insediarsi stabilmente in Lombardia e successivamente anche in Toscana (con gli Asburgo-Lorena). Nei primi decenni del XVIII secolo i sovrani d'Austria si impossessarono anche del Regno di Napoli, ceduto nel 1734, dopo la disfatta di Bitonto, ai Borboni di Spagna.

[modifica] L'età moderna

In età moderna, l'Italia, e, più in generale, tutta l'Europa meridionale, ebbe a soffrire dello spostamento delle grandi rotte commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico, chiaramente percepibile a partire dagli ultimi decenni del '500. Le devastazioni belliche a seguito della guerra dei trent'anni che colpiranno soprattutto l'Italia settentrionale. Il principale di questi scontri che vide contrapposti gli interessi imperiali a quelli francesi fu la guerra di successione di Mantova e del Monferrato. la forte pressione fiscale esercitata dalla Spagna sui suoi domini dovuta alle esorbitanti spese di guerra, che invece si farà sentire con gravissime conseguenze in tutto il meridione ed in Lombardia, i vuoti lasciati dalla grave pestilenza del 1630 avranno effetti devastanti sull'economia italiana del tempo. È un dato di fatto che fin dal quarto decennio del XVII secolo quasi tutta l'Italia era passata ad essere un'area con gravi problemi di sottosviluppo economico, politicamente amorfa, socialmente disgregata. Fame e malnutrizione regnavano incontrastate in molte regioni peninsulari e nelle due isole maggiori.

Il declino culturale dell'Italia non marciò di pari passo con quello politico, economico e sociale. È questo un fenomeno riscontrabile in molti paesi, Spagna compresa. Se nel '500 il rinascimento italiano produsse i suoi frutti più maturi e si impose all'Europa del tempo, l'arte ed il pensiero barocchi, elaborati a Roma a cavallo fra '500 e '600 avranno una forza di attrazione ed una proiezione internazionale non certo inferiori. È comunque un dato di fatto che ancora per tutta la prima metà del '600 ed oltre, l'Italia continuò ad essere un paese vivo, capace di elaborare un pensiero filosofico (Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Paolo Sarpi) e scientifico (Galileo Galilei, Evangelista Torricelli) di altissimo profilo, una pittura sublime (Caravaggio), un'architettura unica in Europa (Gianlorenzo Bernini, Borromini, Baldassare Longhena, Pietro da Cortona) ed una musica, sia strumentale (Arcangelo Corelli, Girolamo Frescobaldi, Giacomo Carissimi) che operistica (Claudio Monteverdi, Cavalli) che fece scuola. A questo proposito ricordiamo che il melodramma è una tipica creazione dell'età barocca.

Attorno agli anni '30 del XVIII secolo, assistiamo ad una timida ripresa dell'economia italiana che si consolidò, soprattutto nel meridione, nei decenni successivi. L'illuminismo, nato in Inghilterra, ma diffusosi in Italia attraverso l'intermediazione dei philosophes francesi iniziò a far sentire i suoi benefici influssi nel nord (Parma) come a Napoli e in Sicilia, dove regnò uno dei più grandi sovrani europei del tempo: il futuro Carlo III di Spagna. L'Austria, che, come abbiamo già visto, si era sostituita alla Spagna come potenza egemonica in Italia, soprattutto nella sua parte centro-settentrionale, fu governata da alcuni monarchi particolarmente capaci, Maria Teresa e Giuseppe II in particolare, che introdussero in Lombardia, nel Trentino e nella regione di Trieste (la futura Venezia Giulia) delle riforme atte a fomentare lo sviluppo economico e sociale di quelle terre.

[modifica] L'Italia sotto il dominio napoleonico

L'Italia nel 1803
L'Italia nel 1803

Verso la fine '700 sulla scena politica italiana si affacciò Napoleone Bonaparte. Questi nel 1796, comandò, come generale, la campagna italiana, al fine di far abbandonare al Regno di Sardegna la Prima coalizione, creata contro lo stato francese, e per far arretrare gli austriaci.

Gli scontri iniziarono il 9 aprile, contro i piemontesi e nel breve volgere di due settimane Vittorio Amedeo III di Savoia fu costretto a firmare l'armistizio. Il 15 maggio poi il generale francese entrò a Milano, venendo accolto come un liberatore. Successivamente respinse le controffensive austriache e continuò ad avanzare, fino ad arrivare in Veneto nel 1797. Qui si verificò anche un episodio di ribellione a causa dell'oppressione francese chiamato Pasque Veronesi, che tenne occupato Napoleone per circa una settimana. A ottobre del 1797 venne però firmato il Trattato di Campoformio con il quale la Repubblica di Venezia fu annessa allo stato austriaco, causando quindi la delusione dei patrioti italiani. Il trattato riconobbe anche l'esistenza della Repubblica Cisalpina, la quale comprendeva Lombardia, Emilia Romagna oltre a piccole parti di Toscana e Veneto, mentre il Piemonte venne annesso alla Francia. Nel 1802 venne poi denominata Repubblica italiana, con Napoleone Bonaparte, già Primo Console della Francia, in qualità di Presidente.

Napoleone con la corona ferrea
Napoleone con la corona ferrea

Il 2 dicembre 1804 Napoleone era incoronato Imperatore dei Francesi. In conformità col nuovo assetto monarchico francese Napoleone divenne anche Re d'Italia, tramutando la Repubblica italiana in Regno d'Italia. Questa decisione lo mise in contrasto con l'Imperatore del neonato Impero austriaco Francesco II che, essendo prima di tutto Imperatore dei Romani, risultava de iure pure Re d'Italia. La situazione si risolse con la guerra contro la Terza coalizione: l'Austria venne sconfitta (2 dicembre 1805) e il trattato di Presburgo (26 dicembre 1805) pose di fatto fine al Sacro Romano Impero che verrà però sciolto solo nel 1807.

L'anno successivo Bonaparte riuscì a conquistare il Regno di Napoli affidandolo al fratello e dandolo poi, nel 1808 a Gioacchino Murat. Inoltre Napoleone riservò alle sorelle Elisa e Paolina i principati di Massa e Carrara e Guastalla. Proprio nel 1808 il Regno d'Italia subì un ampliamento con le annessioni di Toscana e Marche.

Nel 1809, poi, Bonaparte occupò Roma, per contrasti con il papa, che l'aveva scomunicato, e per mantenere in efficenza il proprio stato[1], relegandolo prima a Savona e poi in Francia. Con la conquista della Russia che Napoleone intraprese nel 1811 fu determinante per l'appoggio degli abitanti della penisola italiana. Questa si risolse con una sconfitta e molti italiani trovarono la morte. Dopo la fallimentare campagna di Russia gli altri stati europei si riorganizzarono coalizzandosi tra loro e sconfiggendo Bonaparte a Lipsia. I suoi stessi alleati, prima tra tutti Murat lo abbandonarono alleandosi con l'Austria.[2] Ormai abbandonato dagli alleati e sconfitto a Parigi il 6 aprile 1814 Napoleone fu costretto ad abdicare e venne mandato in esilio all'Isola d'Elba. Sfuggito alla sorveglianza riuscì a ritornare in Francia e a riprendere il potere. Guadagnò l'appoggio di Gioacchino Murat, che tentò di esortare, ma senza successo, gli italiani a combattere con il Proclama di Rimini. Sconfitto Bonaparte anche Murat venne battuto e ucciso. I regni creati in Italia scomparvero ed iniziò quindi il periodo storico della Restaurazione.

[modifica] Restaurazione

Con la Restaurazione ritornarono sul trono gran parte dei sovrani precedenti al periodo napoleonico. Vennero uniti Piemonte, Genova e Nizza, oltre alla Sardegna che andarono a creare lo Stato di Savoia, mentre Lombardia, Veneto, Istria e Dalmazia andarono all'Austria. Si ricostituirono i ducati di Parma e Modena, lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli tornò ai Borboni.

[modifica] Il Regno di Sardegna

Per approfondire, vedi la voce Regno di Sardegna.

[modifica] I moti carbonari

Per approfondire, vedi la voce Carboneria.
L'arresto di Pellico e Maroncelli da parte delle forze austriache
L'arresto di Pellico e Maroncelli da parte delle forze austriache

Dopo la Restaurazione, che aveva portato al ritorno degli antichi sovrani e alla cessione di regioni italiane all'Austria portarono alla nascita di forti ideali patriottici. Nacque così la Carboneria e si diffuse proprio nelle regioni cedute agli austriaci e in Romagna, grazie anche a Piero Maroncelli.

I primi moti carbonari nella penisola italiana vi furono nel 1820-21 e colpirono il Regno di Napoli nel luglio 1820 e il Piemonte nel marzo 1821. A Napoli il sovrano fu costretto a cedere la costituzione, obiettivo dei carbonari, ma l'intervento degli austriaci riportò tutto come prima, e stessa cosa nel Regno di Sardegna. Contemporaneamente in Lombardia e Veneto vi furono molti processi, i più famosi al conte Federico Confalonieri, a Silvio Pellico e Piero Maroncelli.

Nonostante le sconfitte subite la carboneria continuò ad esistere e si ripresentò sulla scena politica nel 1830, in particolare nel Ducato di Modena e nello Stato Pontificio, venendo per la seconda volta repressa. Il risultato fu il decadimento della carboneria e la nascita della Giovine Italia, movimento anch'esso segreto fondato da Giuseppe Mazzini nel 1831.

Dopo aver trovato una discreta adesione Mazzini decise di organizzare i primi moti in terra sabauda, ma questi vennero scoperti ancor prima di iniziare e fallirono. Nonostante ciò il Re Carlo Alberto di Savoia cambiò la sua linea politica e alcuni anni dopo, nel 1848 concesse la costituzione, nota come Statuto Albertino, temendo reazioni pericolose alla monarchia. Prima di questo si verificarono altri tentativi. Il più noto è quello dei Fratelli Bandiera, italiani appartenenti alla marina austriaca che tentarono di sollevare il sud, ma vennero catturati, anche grazie alla popolazione che li riteneva briganti, e fucilati.

[modifica] Risorgimento

Per approfondire, vedi la voce Risorgimento.

[modifica] Prima guerra di indipendenza

Per approfondire, vedi la voce Prima guerra di indipendenza italiana.
Monumento a Carlo Cattaneo, protagonista delle Cinque Giornate di Milano
Monumento a Carlo Cattaneo, protagonista delle Cinque Giornate di Milano

Dopo le campagne napoleoniche, spinte nazionali e nazionalistiche appoggiate dai Savoia, che videro in queste l'opportunità di allargare il proprio Regno di Sardegna, portarono ad una serie di guerre di indipendenza contro l'Impero Austro-Ungarico.

Nel 1848 cominciarono a manifestarsi varie insurrezioni nei domini sottoposti agli austro-ungarici, in particolare a Venezia e Milano, famose appunto le cinque giornate di Milano, che si conclusero il 22 marzo con la vittoria della popolazione locale e l'abbandono da parte del maresciallo austriaco Radetzky della città.

Visti i successi ottenuti dalle due città Carlo Alberto di Savoia decise di entrare in azione il 23 marzo dando inizio alla Prima guerra di indipendenza italiana. Oltre al Re di Sardegna parteciparono alla guerra altri vari stati italiani, come lo Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana e il Regno delle Due Sicilie, che fornirono uomini per la guerra. L'inizio del conflitto fu favorevole agli stati italici, con varie vittorie, a Pastrengo, la Battaglia di Santa Lucia a Verona, poi Peschiera e Goito. Ma il papa ritirò le sue truppe dal conflitto temendo una reazione religiosa austriaca che avrebbe potuto provocare uno scisma. In questa azione fu seguito dal Re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone. Rimasero quindi a combattere i volontari e gli austriaci poterono rafforzarsi e con una potente controffensiva ripresero gran parte delle città perse e il 4 agosto Carlo Alberto firmò l'armistizio. Dopo una breve tregua nel marzo 1849 venendo presto sconfitto. Fu quindi costretto ad abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Tra le città che si erano ribellate al dominio austriaco l'anno precedente l'unica a resistere fu Venezia, caduta però nell'agosto 1849 per un'epidemia di colera.

La prima guerra di indipendenza si concluse con la vittoria austriaca e i Savoia non riuscirono ad ampliare i propri possedimenti nel tentativo di riunificare la penisola.

[modifica] Seconda guerra di indipendenza

Per approfondire, vedi la voce Seconda guerra di indipendenza italiana.

Nel 1852 divenne primo ministro del Regno Sabaudo Camillo Benso Conte di Cavour, il quale attuò numerose riforme economiche al fine di rendere lo stato di Sardegna più moderno, aumentando le ferrovie, ampliando il porto di Genova e favorendo la nascita dell'industria, fino ad allora inesistente nel Paese.

Nel 1855 il Regno di Sardegna, sotto indicazione di Cavour, partecipò alla Guerra di Crimea, inviando 15000 uomini. Questa partecipazione permetté al regno sabaudo di essere presente al Congresso di Parigi l'anno seguente e il primo ministro attaccando il comportamento austriaco e creandosi simpatie tra inglesi, francesi e prussiani.

Ricevuti pareri favorevoli all'azione da Napoleone III nel 1858 i due strinsero un accordo segreto a Plombières, con il quale i francesi avrebbero sostenuto i Savoia in caso di attacco austriaco a patto che fossero gli austriaci ad attaccare. I due però avevano scopi opposti: Cavour riteneva che controllando la parte più sviluppata d'Italia avrebbe di fatto controllato l'intera penisola, mentre Napoleone III era convinto che avendo sotto il suo dominio i due terzi della penisola, avrebbe di fatto controllato anche il Piemonte.

Adottando un comportamento provocatorio nei confronti degli austriaci Cavour riuscì nell'intento di farsi dichiarare guerra, dando inizio alla Seconda guerra di indipendenza italiana, che iniziò il 29 aprile 1859. Gli austro-ungarici, sotto la guida del maresciallo Ferencz Gyulai, inizialmente invasero il Piemonte, senza incontrare resistenze. Un contrordine proveniente da Vienna impose poi il ritiro in Lombardia. L'arrivo di Napoleone III, il 14 maggio, diede il via alle operazioni militari. Il 20 maggio si ebbe il primo e vero scontro a Montebello, che vide la vittoria franco-italica. Dieci giorni dopo i piemontesi riportarono un'altra vittoria a Palestro, sotto la guida stessa di Vittorio Emanuele II. I francesi, invece, batterono gli austro-ungarici a Turbigo e Magenta. Il 5 giugno venne poi presa Milano. Nei giorni successivi gli austriaci vennero respinti in Veneto e, a questo punto, Napoleone III cominciò le trattative, a insaputa dei piemontesi, che terminarono con la cessione della Lombardia. Gli accordi di Plombières, prevedevano però la conquista del Veneto e Cavour deluso tentò, senza successo di convincere il re a continuare da solo. Terminata la Seconda guerra di indipendenza alcuni ducati vollero unirsi allo stato sabaudo ed erano Modena, Parma, Emilia, Romagna e Toscana. Gli accordi di Plombières prevedevano però la cessione di Nizza e della Savoia, cosa che provocò varie proteste, in quanto non era stata mantenuta la promessa di conquistare anche il Veneto.

Il nuovo stato di Savoia comprendeva quindi Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria e Toscana, mentre rimanevano escluse Umbria, Marche e Lazio, sottoposti al dominio pontificio, oltre al sud.

Garibaldi nel 1866
Garibaldi nel 1866

Venne così organizzata nel 1860 la spedizione dei Mille, che sotto la guida di Giuseppe Garibaldi conquistò il sud e contemporaneamente i Piemontesi discesero da nord e riuscirono ad unificare sotto i Savoia gran parte della penisola.

Mancavano ancora Veneto e Friuli, Roma, Trentino-Alto Adige e Venezia Giulia. Nonostante ciò avvenne la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861.

[modifica] Terza guerra di indipendenza

Per approfondire, vedi la voce Terza guerra di indipendenza italiana.

Per conquistare Veneto e Friuli nel 1866 il Regno d'Italia dichiarò guerra all'Austria alleandosi con la Prussia e dando così iniziò alla Terza guerra di indipendenza. Le sconfitte però furono molte, le più famose a Custoza e Lissa. Gli unici successi vennero ottenuti da Garibaldi. La vittoria prussiana, però, fu d'aiuto all'Italia, che poté quindi richiedere l'annessione di Veneto e Friuli.

Mancava Roma e per due volte Giuseppe Garibaldi ne tentò al conquista con i suoi volontari: nel 1862 e nel 1867, venendo fermato nel primo caso dalla truppe italiane, nel secondo dall'esercito francese, che anche nel 1862 aveva costretto l'esercito regio a intervenire.

La guerra con la Prussia contro la Francia e la sconfitta di Napoleone III portarono ad una mossa militare da parte dell'Italia contro Roma, che il 20 settembre 1870 venne conquistata grazie alla Breccia di Porta Pia. Si venne però a determinare una profonda frattura tra Stato italiano e Chiesa, formalmente sanatasi con i Patti Lateranensi del 1929. La forma di governo proclamata fu quella di una monarchia costituzionale, con un parlamento eletto a suffragio limitato.

[modifica] Regno d'Italia

Per approfondire, vedi le voci Regno d'Italia (1861-1946) e Impero coloniale italiano.

[modifica] L'Italia liberale (1861-1914)

Appena nato il Regno d'Italia era molto fragile a causa dell'elevato analfabetismo, dell'assenza di un'unica lingua nazionale e della grande povertà diffusa, soprattutto al sud, che negli anni compresi tra il 1861 e il 1865 tenne occupato l'esercito regio . Appena formato nel Regno d'Italia la Destra storica salì al potere e tentò di ristabilire le finanze statali, tramite la tassazione sui beni di consumo, che colpì soprattutto le persone meno abbiette, causando scontento popolare. Inoltre nel tentativo di unire politicamente tutta la penisola con l'applicazione di tutti gli ordinamenti piemontesi nell'intero Paese. Nel 1876, poi, si riuscì ad avere un sostanziale pareggio finanziario del bilancio.

Proprio nello stesso anno si giunse alle elezioni politiche, che videro la vittoria della Sinistra storica, con leader Agostino Depretis, che diede vita al trasformismo. Un'importante riforma riguardava l'istruzione, resa obbligatoria e gratuita fino ai nove anni di età. Inoltre venne aumentato anche il numero di elettori, tramite una legge del 1882 che concedeva diritto di voto a tutti i maschi, che avessero compiuto i 21 anni, sapessero leggere e scrivere oppure che avessero un determinato reddito da versare allo stato. Con la suddetta riforma il corpo elettorale salì al 6,9% della popolazione italiana, rispetto al 2,2% del 1880.[3]

Per ciò che concerne la politica estera Deprestis abbandonò l'alleanza con la Francia, a causa della conquista da parte dello stato d'oltralpe della Tunisia, che aveva attirato le mire italiane, entrando a fare parte della Triplice Alleanza.

[modifica] Guerre coloniali

L'inizio del regno vide l'Italia impegnata anche in una serie di guerre di espansione coloniale. L'occupazione cominciò nel novembre 1869 con il padre lazzarista Giuseppe Sapeto che, avviò le trattative per l'acquisto della Baia di Assab. Il governo egiziano contestò tale acquisizione e rivendicò il possesso della baia: da ciò seguì una lunga controversia che si concluse solo nel 1882.

Il 10 marzo 1882 il governo italiano acquistò il possedimento di Assab, che il 5 luglio dello stesso anno diventò ufficialmente italiano. Negli anni dal 1885 al 1890 fu acquisita l'importante città portuale di Massaua, facendo sì che il controllo italiano si estendesse nell'entroterra. Nel 1890 l'Eritrea fu ufficialmente dichiarata colonia italiana.

Un anno prima anche la Somalia entrò nella sfera d'influenza italiana, divenendo protettorato e rimanendo tale fino al 1905, quando venne dichiarata colonia. Anche Libia, Dodecanneso ed una concessione di ridotte dimensioni in Cina sarebbero poi divenuti possedimenti dello stato.

[modifica] L'Italia nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918)

Per approfondire, vedi la voce Fronte italiano (Prima guerra mondiale).
Armando Diaz al fronte
Armando Diaz al fronte

Nella Prima Guerra Mondiale l'Italia rimase inizialmente neutrale, per poi scendere al fianco degli alleati il 23 maggio 1915 dopo la firma del segreto Patto di Londra.

Il Patto di Londra prevedeva che l'Italia entrasse in guerra al fianco dell'Intesa entro un mese, ed in cambio avrebbe ottenuto, in caso di vittoria, il Trentino, il Tirolo fino al Brennero (Alto Adige), la Venezia Giulia, l'intera penisola istriana, con l'esclusione di Fiume, una parte della Dalmazia, numerose isole dell'Adriatico, l'arcipelago del Dodecaneso, la base di Valona in Albania e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia.

Schema della Battaglia di Vittorio Veneto nel 1918 risultata decisiva per la vittoria italiana nella guerra
Schema della Battaglia di Vittorio Veneto nel 1918 risultata decisiva per la vittoria italiana nella guerra

Lo stato italiano decise quindi di entrare in guerra 24 maggio 1915. Il comando dell'esercito venne affidato al generale Luigi Cadorna, che aveva come obiettivo il raggiungimento di Vienna passando per Lubiana.[4] La guerra si rivelò però di posizione e nel primo anno non si fecero conquiste, se non minime, territoriali. Nel 1916 gli austro-ungarici diedero inizio a una grande offensiva in Trentino, ma vennero respinti e le truppe italiane, con una controffensiva riuscirono a prendere Gorizia. Nell'autunno dello stesso anno si tentarono nuove offensive sul Carso, senza però ottenere alcun risultato di rilievo. La situazione cambiò poi a favore austriaco nel 1917, quando, le forze dell'Intesa lanciarono contro le truppe italiane stanziate a Caporetto una massiccia controffensiva e li fece arretrare fino al Piave su cui venne fissata la linea difensiva. La disfatta portò alcune conseguenze: Cadorna venne rimosso dall'incarico e sostituito dal maresciallo Armando Diaz nel ruolo di capo di stato maggiore. Oltre a Cadorna perse il posto anche il generale Luigi Capello, ritenuto principale responsabile della sconfitta. Inoltre nelle truppe italiane, a causa di un elevato malcontento, furono frequenti i disordini, conclusesi con sommarie fucilazioni. Per quel che riguarda la guerra riprese la guerra di trincea. La situazione tornò poi a favore italiano nel 1918 e il 24 ottobre si diede inizio alla Battaglia di Vittorio Veneto, che si concluse il 3 novembre con la sconfitta austro-ungarica. Contemporaneamente i tedeschi vennero sconfitti e fu firmata la pace nel novembre 1918.

L'Italia completò la sua riunificazione nazionale acquisendo il Trentino-Alto Adige, la Venezia Giulia, l'Istria ed alcuni territori del Friuli ancora irredenti. Queste regioni avevano fatto parte, fino ad allora, della Cisleitania nell'ambito dell'Impero Austro-Ungarico (ad eccezione della città di Fiume, incorporata nel Regno d'Italia nel 1924 e posta in Transleitania).

Tuttavia, l'Italia non vide riconosciuti i diritti territoriali acquisiti sulla Dalmazia con l'intervento a fianco degli alleati: in base al Patto di Londra con cui aveva negoziato la propria entrata in guerra, l'Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia settentrionale incluse le città di Zara, Sebenico e Tenin. Tuttavia, in base al principio della nazionalità propugnato dal presidente americano Woodrow Wilson, la Dalmazia venne annessa al neocostituito Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, con l'eccezione di Zara (a maggioranza italiana) e dell'isola di Lagosta, che con altre tre isole vennero annesse all'Italia.

Incontro tra Benito Mussolini e Gabriele D'Annunzio, il poeta attivo nella Prima Guerra Mondiale ed anche nella lotta per l'indipendenza di Fiume
Incontro tra Benito Mussolini e Gabriele D'Annunzio, il poeta attivo nella Prima Guerra Mondiale ed anche nella lotta per l'indipendenza di Fiume

[modifica] Il Fascismo (1919-1945)

Con la fine della I guerra mondiale ed essendo l'Italia risultata vittoriosa nel conflitto, alla conferenza di pace di Parigi richiese che venisse applicato alla lettera il patto (memorandum) di Londra; così non fu a causa del parere contrario del presidente Wilson, il quale aveva moglie croata e dottore serbo.[citazione necessaria] La Francia inoltre non vedeva di buon occhio una Dalmazia italiana poiché avrebbe consentito all'Italia di controllare i traffici provenienti dal Danubio. Il risultato fu che le potenze dell'Intesa alleate dell'Italia opposero un rifiuto ingiustificato e ritrattarono quanto promesso nel 1915 (un testo tuttavia pieno di omissioni e ambiguità), l'Italia dal quanto suo fu divisa sul da farsi, e Vittorio Emanuele Orlando abbandonò per protesta la conferenza di pace di Parigi. Le potenze vincitrici furono così libere di disegnare il nuovo confine orientale dell'Italia senza che essa presenziasse, e applicarono il trattato di Londra secondo il loro giudizio; la Dalmazia, che pure fu occupata militarmente dall'Italia dalla fine della prima guerra mondiale alla prima conferenza di pace di Parigi, fu assegnata al neonato regno dei Serbi, Croati, e Sloveni

Il mancato rispetto dei patti stipulati generò l'indignazione Italiana; in modo pressoché unanime il popolo italiano accusò che il sacrificio di un'intera generazione al fronte non fosse stato ricompensato: è la "vittoria mutilata". La delegazione italiana abbandonò per protesta le trattative, senza ottenere altro risultato che autoescludersi dal tavolo dei vincitori.

Sulla spinta del malcontento dovuto anche alle difficoltà economiche e sociali del dopoguerra, nel 1922 si assistette alla salita al potere del Fascismo, tramite la Marcia su Roma che relegò il ruolo dei Savoia ad aspetti puramente formali.

[modifica] L'espansione coloniale italiana

A partire dal 1926-27 l'Albania entrò gradualmente nella sfera d'influenza dell'Italia ma solo nell'aprile del 1939 fu occupata militarmente da questo paese che le impose come sovrano Vittorio Emanuele III.

Truppe italiane in marcia durante la Guerra d'Etiopia
Truppe italiane in marcia durante la Guerra d'Etiopia

Nel 1928, inoltre, gli italiani cominciarono a penetrare in Etiopia, divenuta ormai il principale interesse del fascismo, e gli etiopi ad attaccare il territorio italiano in Eritrea. L'incidente più importante, però, avvenne a Ual Ual, nel 1934, e Mussolini lo usò in seguito per giustificare la sua guerra contro lo stato etiopico.

Mussolini, quindi, nel gennaio 1935 prese accordi con il ministro degli esterni francese, Pierre Laval per assicurarsi un sostegno diplomatico contro l'Etiopia.[5] Pochi mesi più tardi la società delle nazioni riconobbe la buona fede di entrambi i Paesi, ma prima l'Etiopia, che presentò ricorso a marzo dello stesso anno, e l'Italia poi, con una dichiarazione del duce a Cagliari non erano soddisfatti.

Il 2 ottobre del 1935, poi Mussolini dichiarò guerra all'Etiopia e il giorno successivo iniziarono le operazioni, con un doppio attacco italiano proveniente sia dalle basi eritree, sotto il comando di De Bono, che da quelle somale, sotto al guida di Graziani. Contemporaneamente la Società delle Nazioni decise di sanzionare l'Italia per aver attaccato uno stato membro, ma la sentenza venne aggirata e non ebbe effetti rilevanti.[citazione necessaria] In poco tempo gli italiani avanzarono e sconfissero ripetutamente le truppe abissine. A novembre Pietro Badoglio sostituì De Bono e il 7 maggio 1936 l'Etiopia venne sconfitta ed entrò a fare parte del Regno d'Italia, divenuto Impero. Vittorio Emanuele III assunse infatti il titolo di Governatore d'Etiopia.

[modifica] L'Italia nella Seconda Guerra Mondiale (1940-1945)

I granatieri difendono Roma il 9 settembre del 1943
I granatieri difendono Roma il 9 settembre del 1943

Nel 1940 l'Italia fu alleata con la Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale contro Francia e Regno Unito, dichiarando nel 1941 guerra alla Unione Sovietica e con l'Impero giapponese agli Stati Uniti d'America. Mussolini credeva infatti in una guerra lampo a favore della Germania di Hitler da cui poter trarre vantaggi come alleato. Il 10 giugno 1940 l'Italia entrò quindi in guerra. I primi scontri ebbero luogo il 21 giugno sulle Alpi, contro la Francia, ormai attacatta dai tedeschi con la tattica del blitzkrieg, che portò allo stato fascista italiano la sola conquista di una piccola striscia nel sud del Paese, riportando i confini a prima del 1850, con l'esclusione di Nizza. Tra agosto e settembre cominciarono le operazioni nell'Africa. Venne attaccata la