Cuma

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Coordinate: 40°50′31″N 14°03′21″E / 40.84194, 14.05583

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Cuma (in latino Cumae) si trova in Campania nell'area vulcanica dei Campi Flegrei. Il nome deriva dal nome greco Kýmê (Κύμη), che secondo alcuni significa "onda", forse facendo riferimento alla forma della penisola su cui si trova.

Tempio di Zeus a Cuma

Indice

[modifica] Geologia

Il rilievo su cui si colloca l'acropoli di Cuma (h. 80 m s.l.m.) è costituito verso nord e verso est da lave trachitiche precalderiche associate a brecce e scorie riferibili al "Primo Periodo Flegreo" (datate fra i 42.000 e i 35.000 anni fa), mentre il suo nucleo e la sua parte orientale e meridionale è caratterizzata da tufi gialli postcalderici del "Secondo Periodo Flegreo" (datati 35.000-10.500 anni fa), resti del vulcano primordiale dei Campi Flegrei il cui cratere (avente un diametro di km 15 ca. ed epicentro Pozzuoli) è costituito dai monti di Licola-S.Severino, dalla dorsale settentrionale di Quarto, dalla collina dei Camaldoli, dalla collina di Posillipo, e da Monte di Procida.

[modifica] Storia

Il territorio dove sorse questa colonia greca, fu abitato fin dall’età preistorica e protostorica. Fra tutte le colonie elleniche della Magna Grecia, Cuma posta sul litorale campano di fronte all'isola di Ischia, era una delle più antiche e più lontane dalla madrepatria. Attualmente Cuma è una frazione del comune di Bacoli.

In linea di massima si pensa che sia stata fondata intorno al 740 a.C., anche se la più antica documentazione archeologica risale al 725-720 a.C.

Secondo la leggenda, i fondatori di Cuma furono gli Eubei di Calcide, che sotto la guida di Ippocle di Cuma (è dibattuto se si sia trattato di Cuma euboica o di Cuma eolica) e Megastene di Calcide, scelsero di approdare in quel punto della costa perché attratti dal volo di una colomba o secondo altri da un fragore di cembali.

Tali fondatori trovarono un terreno particolarmente fertile ai margini della pianura campana. Pur continuando le loro tradizioni marinare e commerciali, i coloni di Cuma rafforzarono il loro potere politico ed economico proprio sullo sfruttamento della terra ed estesero il loro territorio contro le mire dei popoli confinanti.

Tante furono le battaglie che i Cumani combatterono per difendere la propria terra dagli attacchi degli Etruschi di Capua, degli Aurunci e dalle popolazioni interne della Campania.

Col passare del tempo, Cuma stabilì il suo predominio su quasi tutto il litorale campano fino a Punta Campanella, raggiungendo il massimo della sua potenza. La riscossa dei popoli confinanti, però non si lasciò attendere a lungo, infatti nel 524 a.C. gli Etruschi di Capua formarono una lega con altre popolazioni, per conquistare Cuma ed espandersi sia territorialmente che commercialmente. Lo scontro si risolse favorevolmente per i Cumani, grazie anche all'abilità strategica del tiranno Aristodemo detto Màlaco.

Dopo questa battaglia ne seguirono altre due vittoriose per i Cumani, una prima accanto ai Latini ad Aricia contro gli Etruschi ed una seconda nel 474 a.C. al fianco dei Siracusani i quali avevano inviato la loro flotta sempre contro gli Etruschi, riuscendo definitivamente a cacciarli dalla Campania. Scontro ricordato come battaglia di Cuma. Le gloriose vittorie della colonia ne avevano accresciuto il prestigio, tanto che a quanto riferisce Diodoro Siculo, col nome di 'campagna di Cuma' si soleva indicare tutta la regione dei Campi Flegrei.

La fortuna di Cuma non resisté a lungo poiché, intorno al 421 a.C., soccomberono all'avanzata dei Campani che la conquistarono.

Nella conquista romana della Campania, a Cuma fu data (nel 334 a.C.) la civitas sine suffragio e quando, oltre un secolo dopo, Annibale tentò in ogni modo di conquistarla insieme a Pozzuoli, essa gli si oppose risolutamente infliggendo, presso Hamae (che alcuni studiosi identificano nei dintorni dell’attuale Torre di Santa Chiara, mentre altri più al nord, verso il Volturno) una dura sconfitta alle truppe di Capua che si allearono coi Cartaginesi (215 a.C.).

Da allora Cuma si servì della lingua latina nei suoi atti ufficiali e fu fedele alleata di Roma di cui diventò municipium.

In quel periodo la Campania era in pieno sviluppo economico e Cuma, che da un lato godeva di un'ottima posizione strategica per le azioni militari, dall'altro soffriva per la difficile comunicazione commerciale dovuta dalla presenza della Silva Gallinaria e degli acquitrini di cui era circondata.

Durante le guerre civili Cuma fu una delle più valide roccaforti che Ottaviano oppose a Sesto Pompeo, ma dopo la vittoria di Ottaviano, essa diventò posto di riposo e di quiete, un rifugio dalla vita tempestosa ed agitata di Puteoli, città tanto tranquilla che Giovenale, nella III satira, non può fare a meno di invidiare ad un suo amico.

In seguito divenne uno dei maggiori centri del Cristianesimo campano e baluardo di civiltà. Caduta inesorabilmente la fortuna di Pozzuoli a causa delle incursioni barbariche, al contrario, Cuma posta su una collina inaccessibile, fortificata e circondata dalla Silva Gallinaria, riuscì a resistere ancora per lungo tempo.

Durante la guerra tra Goti e Bizantini, Cuma fu a lungo teatro di alterne vicende della lotta. Cadde sotto il potere dei Bizantini e nel 558 d.C. fu fortificata dal prefetto della flotta Flavio Nonio Erasto, finché passò sotto la dominazione longobarda e governata dai duchi di Napoli.

Le scorrerie dei Saraceni le diedero il colpo di grazia. Insediati sull'acropoli dove potevano trovare un rifugio sicuro nelle gallerie del monte, i pirati seminarono a lungo il terrore nel golfo di Napoli, finché quest'ultimi nel 1207 sotto il comando di Goffredo di Montefuscolo, decisero di porre fine alle razzie e alle incursioni, stanando i Saraceni nei loro covi, liberando così il golfo.

Da quel momento Cuma fu pressoché disabitata, l'interramento delle acque del Clanis e del Volturno fece in modo che la città ed il suo territorio, soprattutto nella parte bassa, diventassero un immenso pantano. Per secoli vi fu lungo tutto il litorale di Licola, una palude e soltanto agli inizi del novecento se ne incominciarono la bonifica e lo scavo archeologico.

Cuma fu la colonia che diffuse in Italia la cultura greca, diffondendo l’alfabeto Calcidese, che assimilato e fatto proprio dagli Etruschi e dai Latini, divenne l’alfabeto della lingua e della letteratura di Roma e poi di tutta la cultura occidentale.

Intimamente legato a Cuma è il mito della Sibilla Cumana. Già dal terzo libro dell'Eneide è scritto che Enea, se vorrà finalmente trovare la terra destinata al suo popolo dagli dei, dovrà recarsi ad interrogare l'oracolo di Cuma (Eneide, III, 440-452). Attualmente l'antro della Sibilla costituisce un'attrazione turistica di notevole interesse.

Tarquinio il Superbo, l'ultimo re di Roma, visse gli ultimi anni della sua vita in esilio a Cuma dopo l'instaurazione della Repubblica Romana.

È anche il posto dove, secondo la tradizione, fu ispirato da una visione Il Pastore di Hermas, uno dei primi scritti cristiani.

Durante la II Guerra mondiale fu sfruttata per la sua posizione strategica e usata come bunker per l'utilizzo di cannoni.

[modifica] Geografia

Cuma e il suo territorio occupano un'area che si estende in direzione nord-sud, secondo l'andamento del litorale domizio.

Ad oriente si ergono le colline di Monteruscello e Monte Grillo, i quali rappresentano i fianchi esterni di due sistemi vulcanici. A sud l'area si sviluppa fino al Lago Fusaro, mentre a nord comprende la zona bonificata dell'antico Lago di Licola.

Il territorio cumano è caratterizzato da una fascia costiera bassa e sabbiosa, in un tratto di raccordo alle pendici dei rilievi vulcanici. Area di versanti non molto ripidi e diversamente modellati dall'erosione delle acque piovane.

Il rilievo del Monte di Cuma (acropoli) e i suoi prolungamenti meridionali, interrompono la continuità di tale motivo morfologico, portandosi in alto bruscamente dalla distesa costiera fino alla quota di circa 80 m. Qui emergono i prodotti vulcanici più antichi, costituiti da lave trachitiche con brecce e scorie associate. Queste rocce formano la struttura a cupola di un duomo lavico, su cui posano tufi grigi sub-litoidi e, limitatamente all’area orientale, tufi gialli litoidi databili a circa 11.000 anni fa.

L'azione erosiva e di trasporto degli agenti atmosferici ha determinato, ai piedi dei versanti, l'accumulo di sottili materiali di detrito, che verso mare si uniscono con corpi sedimentari sabbiosi dei sistemi dunari costieri. Questi ultimi si formano e si accrescono grazie al tributo dei sedimenti provenienti anche da zone più lontane, trasportati dalle correnti lungo-costa.

In prossimità del lato meridionale del Monte di Cuma, nella conca naturale formata nella bassa collina tufacea, probabilmente trovava posto l'antico porto della colonia cumana, che oggi risulta completamente interrato dai sedimenti costieri e dai materiali di riporto usati per la bonifica dell'area.

Le vaste zone bonificate comprese tra la fascia dunare e le aree di versante, sono oggi utilizzate ad intensa coltivazione orticola, mentre i territori più inclinati sono in gran parte terrazzati e soprattutto adoperati per le colture di tipo misto (vigneto-frutteto, orto- frutteto). Negli incavi dei versanti si conservano piccole fette boschive.

[modifica] Il delicato ecosistema di Cuma

La costa di Licola - Cuma rappresenta una zona di grandissima importanza sotto il profilo ambientale. In essa si ritrova la vegetazione costiera nonché esempio di vegetazione azonale. Malgrado l’azione devastatrice dell’uomo, in questa area è ancora possibile trovare la flora originaria che un tempo ricopriva le coste italiane.

In questa superficie si estendono fasce dunari che danno vita ad un habitat naturale diventato sito di importanza comunitaria (SIC) e zona di protezione speciale (ZPS) per la sua rarità.

La banda dunare è costituita essenzialmente da due sistemi paralleli alla costa. Sulla battigia crescono rade piante annuali e in direzione della prima fascia dunare si trova vegetazione alofila (ammofileto, cakileto). La parte più interna, ovvero la duna secondaria, in piena estate raggiunge temperature elevatissime e le specie che vi crescono si sono adattate a queste condizioni estreme. È qui che fiorisce nei mesi estivi il Pancratium maritimum o Giglio Marittimo, pianta che è diventata rarissima per l’eccessiva raccolta da parte dell’uomo e per il suo habitat sempre meno diffuso.

Procedendo verso l’interno si trovano dune consolidate dove domina la macchia mediterranea con le caratteristiche essenze, quali il cisto, il mirto, il rosmarino, il ginepro. Da questo punto in poi, verso levante, si estende la duna fossile ricoperta dalla Silva Gallinaria ovvero un bosco di leccio che sorge su sabbia e terra arida, oggi più che raro. Già noto agli antichi per le sue caratteristiche impervie e al contempo amene, definite da fittissima vegetazione di lecceta mischiato a tipici arbusti mediterranei.

Dal punto di vista faunistico, si trovano una quantità innumerevole di uccelli migratori, soprattutto in via di estinzione, che in questa zona trovano riparo. Si parte dalle molte varietà di uccelli palustri fino ai più rari migratori, capitanati dal ritorno dell'Airone. Tuttavia non solo pennuti affollano quest'area. La spiaggia è il luogo scelto per la riproduzione da un altro animale in via d’estinzione: la tartaruga marina caretta caretta.

Come non bastasse, anche il paesaggio marino offre un tesoro che appartiene a tutto il Mar Mediterraneo. Esattamente di fronte la spiaggia di Cuma – Licola, fra Ischia e Ventotene, si trova un Canyon sottomarino che assume il nome di Canyon di Cuma: una valle sottomarina ricca di alimenti per cetacei come delfini e balenottere.

[modifica] Il Paradosso del Depuratore di Cuma

Il mare di Cuma (e delle coste vicine) soffre per i liquami che tale struttura riversa, raggiungendo la misura di 30 tonnellate (circa) di materiale al giorno [1]. L’impatto ambientale del Depuratore di Cuma è altamente invasivo [2]: da un lato rilascia in mare il materiale residuo della depurazione delle acque nere; dall’altro rilascia nell’aria un insopportabile cattivo odore, tale da sollevare continue proteste e manifestazioni da parte dei residenti, che oltre il malfunzionamento della struttura protestano per la diminuzione di valore che l’ecomostro ha causato agli immobili della zona colpita [3] [4].

Le proteste non sono solo legate ai cittadini, bagnanti e associazioni e riserve naturali, ma anche al personale che lavora all’interno della struttura, che più volte ha scioperato per i ritardi nei pagamenti salariali e per la salvaguardia dell’ambiente e della natura.

Grazie al Depuratore di Cuma la Regione Campania ha ricevuto la Bandiera Nera di Legambiente causa il cattivo funzionamento dello stabile che si protrae da oltre 20 anni, contribuendo ad incrementare la percentuale di scarichi fognari che sfocia in mare senza nessun trattamento, intorno al 30% [5] L’alto inquinamento del Depuratore di Cuma è verificato anche dall’Operazione Chernobyl svolta dai Carabinieri, la quale ha portato all’arresto di 38 persone e al sequestro con prescrizione e facoltà d’uso dell’impianto, per disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti, oltre ad altri capi d’accusa [6].

La preoccupazione dei residenti e delle riserve naturali è facilmente comprensibile se si pensa che esattamente sulla riva dove sfocia il canale del Depuratore di Cuma, sorge l’area protetta del Parco Regionale dei Campi Flegrei, che quella spiaggia è sito di importanza comunitaria oltre che zona speciale protetta, luogo dove le tartarughe marine nidificano e che a largo si estende il Canyon sottomarino di Cuma.

Di seguito i problemi funzionali rilevati dall’Enea (scorri in basso): [7]

Inoltre, alla luce di quanto pubblicato dal Tg Striscia la Notizia e a dimostrazione inequivocabile di quanto descritto, si conclude dicendo che il Depuratore di Cuma è un vero e proprio eco-mostro:

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoll.shtml?2009/04/C_35_video_9139_GroupVideo_filevideo.wmv

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoll.shtml?2009/04/C_35_video_9217_GroupVideo_filevideo.wmv

http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoll.shtml?2009/05/C_35_video_9366_GroupVideo_filevideo.wmv

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/23-aprile-2009/mare-avvelenato-ci-sono-2-condanne--1501237637618.shtml

[modifica] Sport

A Cuma ci sono tre campi di calcio in cui giocano squadre dilettantistiche. Essi sono il campo Comunale e il campo Virgilio, entrambi alle spalle dell'arco felice vecchio e raggiungibili rispettivamente con gli autobus Monte di Procida via Fusaro della SEPSA e il P12R della CTP; il campo Taverna del Pescatore si trova prima dell'arco ed è raggiungibile con entrambi gli autobus sopra elencati.

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