Gaeta

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Gaeta
Panorama di Gaeta
Gaeta - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Lazio
Provincia: stemma Latina
Coordinate: 41°13′0″N 13°34′0″E / 41.21667, 13.56667Coordinate: 41°13′0″N 13°34′0″E / 41.21667, 13.56667
Altitudine: m s.l.m.
Superficie: 28,48 km²
Abitanti:
21.705 30-04-2008
Densità: 762,11 ab./km²
Frazioni: Arenauta, Ariana, Fontania, Porto Salvo, Sant'Agostino, Sant'Erasmo, San Vito, Serapo 
Comuni contigui: Formia, Itri
CAP: 04024
Pref. telefonico: 0771
Codice ISTAT: 059009
Codice catasto: D843 
Nome abitanti: gaetani 
Santo patrono: Santi Erasmo e Marciano 
Giorno festivo: 2 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Gaeta (21.705 abitanti) è un comune del Lazio situato nella parte meridionale della provincia di Latina. Fino al 1927 faceva parte della provincia di Terra di Lavoro.

Sede arcivescovile e del Parco Regionale Riviera di Ulisse, sorge nel golfo omonimo sul Mar Tirreno e dista circa 80 km da Napoli e 120 km da Roma.

Indice

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Gaeta.

[modifica] Storia

Le origini del nome di Gaeta sono tuttora avvolte nella leggenda:

  • Strabone indicò la sua provenienza dal termine "Gaetas" usato dai pescatori laconi per indicare il sito, con chiaro riferimento all'ampia insenatura del suo golfo;
  • Diodoro Siculo collegò queste terre al mito degli Argonauti facendo derivare il nome della città da "Aietes", mitico padre di Medea (figlia di Circe), la maga innamorata di Giasone.
  • Virgilio, nell'Eneide (Eneide, VII, 1-4) trovò la sua origine nel nome della nutrice di Enea, "Cajeta", sepolta dall'eroe troiano in quel sito durante il suo viaggio verso le coste laziali. Dante, quasi a significare la storicità dell'Eneide, confermò l'avvenimento (Inferno, XXVI, 92).

I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono al VIII secolo a.C., ma fu solo nel 345 a.C. che finì sotto l'influenza di Roma.
Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, frequentato da imperatori, ricchi patrizi romani, da consoli e da famosi senatori dell'epoca. Per favorire la loro venuta fu persino costruita una nuova strada romana, la Via Flacca, più breve rispetto all'Appia. Il suo territorio, peraltro, è situato all'interno di quell'area geografica denominata, in epoca imperiale, Latium adjectum. Tale nome era infatti riferito ai territori "aggiunti", in seguito alle prime espansioni di Roma verso sud, al Latium vetus (terra di origine dei latini), con la conseguente scomparsa di altri popoli preromani (Volsci, Equi, Ernici e Ausoni). Ormai già con Augusto e la sua riforma amministrativa, i territori di Gaeta ricadevano nella regione unica che i romani chiamavano con il nome Latium e che terminava proprio con l'attuale confine con la Campania del fiume Liri-Garigliano.

Di quel periodo restano visibili molte vestigia, come ad esempio il Mausoleo che sorge sulla sommità di Monte Orlando di Lucio Munazio Planco, console romano, prefetto dell'Urbe, generale di Giulio Cesare (attraversò con lui il fiume Rubicone, fu al suo fianco nelle campagne galliche) di Marco Antonio e di Ottaviano detto Augusto.

Con la decadenza dell'Impero Romano d'Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato da continui saccheggi ad opera delle popolazioni barbariche prima e dei Saraceni poi. Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola naturale, facilmente difendibile, piano piano si trasformò in un castrum: Gaeta fu fortificata con cinte murarie e sulle pendici di Monte Orlando; sulla zona alta dell'antico borgo medioevale sorse il castello di Gaeta a difesa dell'abitato, e le popolazioni delle zone limitrofe si trasferirono all'interno delle mura per trovare ospitalità, rifugio e protezione.

Le prime notizie del castello risalgono al VI secolo nella guerra contro i Goti, nel X secolo se ne fa cenno all'interno delle carte del Codex diplomaticus cajetanus, ma notizie certe della sua esistenza si hanno nel XII secolo, durante la dominazione Sveva. Infatti Federico II di Svevia venne in diverse occasioni a Gaeta e, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, creò delle fortificazioni per difendere meglio i confini del suo regno: nel 1223 fece costruire quelle per il castello di Gaeta (che quindi era già esistente all'epoca).

Per approfondire, vedi la voce Ducato di Gaeta.

Già nell'VIII secolo Gaeta si rese autonoma dall'autorità imperiale e nell'anno 839 la carica di Ipata venne assunta da Costantino Gaetani, figlio del conte Anatolio. Il Ducato di Gaeta nacque ufficialmente solo un secolo dopo, quando Giovanni I Gaetani assunse il titolo di Duca di Gaeta nel 917. Il ducato di Gaeta durò per circa due secoli, durante i quali Gaeta ebbe una propria solidità militare, un'autonomia politica dall'Impero Romano d'Oriente, un'autonomia giurisdizionale, dei propri istituti giuridici civici, una propria moneta (il "follaro") ed era dedita ai ricchi traffici commerciali via mare.

Panorama del castello

I Gaetani (o Caetani) che hanno il blasone familiare uguale a quello della città di Gaeta con l'aggiunta dei pali rossi in campo d'oro d'Aragona, mantennero il dominio sulla città di Gaeta fino all'inizio dell'XII secolo, quando il duca Giovanni V fu deposto dal Principe di Capua, dopo l'invasione normanna della città del 1140, ad opera di Ruggero II della dinastia degli Altavilla, che però fu benevolo nei confronti di Gaeta e le lasciò numerosi privilegi come ad esempio una certa autonomia politica e una moneta propria. Con Ruggero II nacque quello che per i successivi sette secoli sarà un regno unitario, e Gaeta divenne città di confine tra tale regno e lo Stato della Chiesa. In questo periodo, così come durante la dominazione Sveva (1194-1266) la città ricoprì un ruolo politico secondario.

Durante il periodo angioino, invece, (1266-1435) la città tornò alla ribalta sulla scena del Regno. Dal 1378 fu per qualche anno la residenza dell'antipapa Clemente VII, alleato della Regina Giovanna I. Dal 1387 vi si stabilì, temporaneamente in esilio, l’erede al trono Ladislao dei d'Angiò-Durazzo, che celebrò in città, il 21 settembre 1389, le sue nozze con Costanza Chiaramonte, figlia del Conte di Modica e Vicario del Regno di Sicilia, Manfredi III Chiaramonte. Anche la futura Regina Giovanna II, sorella di Ladislao, soggiornò per molto tempo a Gaeta, dove scelse di farsi incoronare nel 1419.

Dal 1435 Alfonso d'Aragona fece di Gaeta la base per la conquista del trono di Napoli a discapito di Renato, ultimo sovrano della dinastia Angioina a regnare sul Meridione d'Italia, sconfitto definitivamente nel 1442. Durante questo periodo la città fu munita di un nuovo castello, il cosiddetto "Alfonsino", mentre il vecchio (chiamato "Angioino") fu ampliato e unito al nuovo. Il re capì quanto fosse importante il possesso di tale città e volle ulteriormente fortificare Gaeta, con l'aggiunta di due nuove cinte murarie (oggi scomparse).

Gaeta subì ben quattordici assedi che coincisero con importanti avvenimenti, a partire dalla sconfitta del ducato di Gaeta (con annessione al Regno di Sicilia) fino all'ultimo assedio, quello tenuto nel 1861 dalle truppe del generale piemontese Enrico Cialdini (che sarà poi nominato duca di Gaeta) e che diede inizio all'unità d'Italia.

Con la dominazione spagnola, iniziata nel 1504, il ruolo di "piazzaforte del Regno di Napoli" fu ancora di più accentuato e la città fu dotata di nuovissime fortificazioni bastionate, alle pendici del Monte Orlando, aggiornate contro le ultime e più potenti armi da fuoco.

Fu con l'arrivo degli spagnoli che alcuni personaggi politici, passati in disgrazia, vennero costretti ad abbandonare Gaeta, tra cui Giovanni Caboto, che si rifugiò a Venezia, prendendone la cittadinanza 15 anni dopo.

Nel 1571 si radunò nel porto di Gaeta la flotta pontificia che, al comando dell'ammiraglio Marcantonio Colonna, salpò il 24 giugno 1571 per unirsi al resto della flotta cristiana, comandata da don Giovanni d'Austria, per combattere i saraceni. Il comandante della flotta pontificia aveva ricevuto il 20 giugno 1571 dal Papa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia pontificia.

L'ammiraglio Colonna nella Cattedrale di Gaeta, davanti a Sant'Erasmo, fece voto che se avesse vinto avrebbe donato lo Stendardo di Lepanto alla Cattedrale di Gaeta e lo avrebbe posto ai piedi del santo, patrono dei marinai.

La battaglia navale tra la flotta della "Lega Santa" e la flotta dell'Impero Ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu vinta dalle forze cristiane. Al suo ritorno in Gaeta Marcantonio Colonna mantenne fede al giuramento fatto.

Mappa del 1764

Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore del ramo napoletano della dinastia dei Borbone.

Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta, ospite dei Borbone, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana ad opera di Giuseppe Mazzini, e vi rimase fino al 4 settembre 1849, periodo durante il quale Gaeta assunse la denominazione di "Secondo Stato della Chiesa". E fu proprio durante questo soggiorno che papa Pio IX, illuminato dallo Spirito Santo durante le sue preghiere presso la Cappella d'Oro, decise di scrivere l'enciclica Ubi primum con cui interrogava l'Episcopato cattolico sulla opportunità di proclamare il Dogma dell'Immacolata Concezione, cosa che avvenne al suo ritorno a Roma.

Il 13 febbraio 1861 Francesco II di Borbone si arrese a Gaeta, ultimo baluardo del suo regno, capitolando all'assedio delle truppe del generale Enrico Cialdini (assedio di Gaeta (1860-1861)): finì così di esistere il Regno delle Due Sicilie Il Borgo di Gaeta, frazione di Gaeta fuori le mura, con Regio Decreto del 15 marzo 1897, diventò comune autonomo sotto la spinta dei suoi esponenti liberali. Prese il nome di Comune di Elena in onore dell’allora principessa Elena, futura regina d'Italia. Trenta anni dopo, esattamente con Regio Decreto del 17 febbraio 1927, i Comuni di Gaeta e di Elena vennero uniti nuovamente sotto il nome Gaeta. Borgo di Gaeta oggi si identifica come rione Porto Salvo.

La città, storicamente parte dell'antica provincia di Terra di Lavoro in Campania, fu trasferita al Lazio nel periodo fascista, quando venne incorporata nella nascente Provincia di Littoria (Latina).

[modifica] Chiese e monumenti

Campanile del duomo di Sant'Erasmo, interno del portale di accesso della chiesa con sculture di reimpiego e dell'epoca.

[modifica] Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano

Per approfondire, vedi la voce Cattedrale dei S.S. Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta (Gaeta).

Fu edificata nel X-XI secolo su di una pre-esistente chiesa dedicata a Santa Maria del Parco del VII secolo, consacrata da papa Pasquale II nel 1106. Dopo il disastroso terremoto del 1231, fu ricostruita in sette navate, per poi esser restaurata in stile neoclassico da Pietro Paolo Ferrara. La facciata neogotica del 1903 si affaccia sull’angusta via del Duomo. Dal pronao, dove si trovano le statue dei due santi patroni Erasmo e Marciano, si accede, tramite il portale, alla navata centrale. Lungo le due navate laterali si aprono quattro cappelle per lato contenti altari barocchi in marmi policromi. In fondo all’abside rettangolare, che è rialzata dal resto della chiesa poiché sotto ad essa vi è la cripta o succorpo, si trova l’altare barocco in marmi policromi, mirabile opera di Dionisio Lazzari, sul quale c’è un crocifisso dipinto ottocentesco. Dietro la chiesa, dove c’era l’entrata della prima chiesa, si trova il Campanile. Si tratta del vero gioiello della cattedrale risalente al XII secolo che non ha subito modifiche nel corso degli anni a differenza del resto del complesso. È opera di Nicola d'Angelo conosciuto anche come Niccolò d'Angelo (autore dell'altare maggiore della Cattedrale di Sutri e soprattutto, insieme al Vassalletto, del candelabro pasquale della basilica di San Paolo fuori le mura e appartenente alla nota famiglia di marmorari romani, detta anche dei Cosmati). Accanto al suo nome si scorge l'indicazione "romanus", titolo, di cui si fregiavano coloro che a Roma lavoravano, utilizzato dagli artisti per firmare le loro opere (anche nel ciborio della cattedrale di Ferentino, Drudo da T. si definisce "romanus"). La possente mole del Campanile della Cattedrale di Gaeta è in stile arabo moresco ed è costituita da tre piani con bifore sormontati dal cupolino ottagonale. All’interno della strombatura ci sono dei sarcofagi di epoca romana e due bassorilievi marmorei raffiguranti la storia di Giona e del mostro. Il Campanile di Gaeta, insieme a quello di Amalfi con cui ha notevoli analogie, rappresenta un eccellente esempio di arte medievale dell'italia centro meridionale.

[modifica] Tempio di San Francesco

Panorama di Gaeta con in primo piano la statua della Religione

Fu edificato per la prima volta nel 1222 dallo stesso San Francesco d'Assisi nel luogo dove dimorava quando veniva ad evangelizzare i gaetani. L'attuale struttura in stile neo-gotico è opera delle donazioni di due grandi monarchi, re Carlo II d'Angiò e re Ferdinando II di Borbone, e del genio di Giacomo Guarinelli. Il sagrato è preceduto da una grande scalinata, al centro della quale si trova la statua della Religione con in mano la croce. La slanciata facciata neogotica ha un bel portale strombato ed un grande rosone. L'interno a tre navate, dominato dal colore giallo dei muri, è illuminato da grandi bifore con vetrate policrome. Nell'abside poligonale, dominata dalla statua del Redentore, si trova l'altar maggiore in stile neogotico. Dinnanzi alla chiesa si trova l'enorme scalinata coeva con al centro la statua della Religione.

[modifica] Santuario della Santissima Annunziata

Per approfondire, vedi la voce Santuario della S.S. Annunziata (Gaeta).

È stato consacrato nel 1352 come chiesa dello Stabilimento della S.S. Annunziata, destinato ad assistere i poveri e i bambini abbandonati, affidati alle cure delle suore attraverso una ruota girevole.
L'ultimo restauro, pur mantenendo intatta la sua struttura gotica, è stato compiuto da Dionisio Lazzari nel 1624 in stile barocco.
La facciata, opera di Andrea Lazzari, è sormontata dal campaniletto a vela con orologio in maioliche. L'interno a navata unica è dominato dalla tinta celeste delle pareti. Nell'abside rettangolare si trovano il magnifico polittico fondale di Andrea Sabatini da Salerno, le tele di Sebastiano Conca, il coro ligneo di Colangelo Vinaccia da Massa e l'altar maggiore in marmi policromi eseguito da Dionisio Lazzari.
Conserva decine di codici molto preziosi di musica sacra scritti a mano dai monaci amanuensi.
Dal'abside si raggiunge la cappella della S.S. Immacolata, o "Grotta d'Oro", detta così perché ha ha la volta a botte costituita da cassettoni di legno intagliati e dorati, che ha alle pareti 19 tele raffiguranti scene della vita di Gesù e della Madonna, opere di Criuscolo, lo stesso che ha fatto i santi del polittico fondale insieme a Scipione Pulzone che si è occupato dell'Immacolata, che si trova al centro di esso.
Dal 2009 è stato elevato a Santuario della SS. Annunziata ed è gemellato con il Santuario di Nostra Signora di Lourdes, perchè il Dogma cattolico dell'Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, era stato meditato dal papa nella sua permanenza forzata in Gaeta durante le ore passate in meditazione a pregare davanti il quadro della Madonna presente all'interno della cappella "Grotta d'Oro" del Santuario della SS. Annunziata, per questo motivo conosciuta pure col nome di "Cappella dell'Immacolata".
Anche papa Giovanni Paolo II nel 1986 in visita alla città di Gaeta volle pregare nella Grotta d'Oro.


La cupola decorata della chiesa di San Giovanni a Mare

[modifica] Chiesa di San Giovanni a Mare

Edificata nel X secolo dal duca di Gaeta Giovanni IV, presenta come caratteristiche la cupola in stile arabo e il pavimento leggermente inclinato per permettere il defluire delle acque del mare nei periodi di alta marea essendo stata eretta nelle vicinanze del mare, all'esterno della cinta muraria, parzialmente demolita agli inizi degli anni Sessanta. L'interno a croce greca è privo di decorazioni eccetto che per alcuni affreschi trecenteschi nelle absidi. L'altar maggiore è stato composto nel 1928 riutilizzando una lastra di un sarcofago romano.


[modifica] Chiesa di S. Maria di Porto Salvo (detta "degli Scalzi")

Fu edificata nel XV secolo dai pescatori del Borgo in devozione alla Madonna. Poi, nel corso del Settecento, vi fu costruito affianco un convento di frati Carmelitani Scalzi. L'esterno, molto semplice, lascia intuire le strutture della chiesa con le volte a crociera ed i due grandi finestroni dell'abside e della facciata. L'interno simile a quello della chiesa dell'Annunziata, ha un altare marmoreo policromo del Lazzari.

[modifica] Ex Chiesa di Santa Lucia

La Chiesa di Santa Lucia è forse la più antica chiesa di Gaeta, edificata nel VII secolo. Dal 1387, fu la Cappella reale dove si recavano a pregare, venendo dal castello, re Ladislao in compagnia della moglie, regina Costanza Chiaramonte, e della madre Margherita di Durazzo. In origine era stata dedicata a Santa Maria in Pensulis e aveva una disposizione ortogonale rispetto all'attuale edificio, che è il frutto di più restauri resisi necessari nel tempo, i più noti sono quelli realizzati nel 1648, in cui si aggiunsero decorazioni barocche, nel 1930, con cui riebbe il suo aspetto primitivo gotico, e nei primi anni '80 del secolo scorso. Attualmente e sconsacrata e vi si svolgono mercatini, mostre e concerti di musica classica e da camera. La ex chiesa si presenta a pianta longitudinale e divisa in tre navate separate da due file di quattro colonne. In fondo alla navata centrale si trova l'abside con i resti dell'altar maggiore.

Entrata dal mare nella Grotta del Turco

[modifica] Santuario della SS. Trinità (detto anche "Santuario della Montagna Spaccata")

Fu edificato nell'XI secolo, sorge su una fenditura nella roccia che giunge fin nella Grotta del Turco, creatasi, secondo la leggenda, al tempo della morte di Cristo, quando si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme. Lungo la scalinata che porta nelle viscere della montagna, lungo la stretta spaccatura di roccia, è possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta "Mano del Turco", la forma di una mano (le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un marinaio turco miscredente si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano.

La grotta del Turco

In questo Santuario vi pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, tra cui Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio, San Paolo della Croce, Gaspare del Bufalo e San Filippo Neri. La leggenda vuole che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dove esiste un giaciglio in pietra nota ancora oggi come "Il letto di San Filippo Neri".

Il santuario è sede dei missionari del P.I.M.E. Nel 1434 dall'alto dei due costoni di roccia che hanno dato origine al nome (di montagna spaccata) si staccò un macigno che andò ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura. Su di esso venne realizzata una piccola cappella dedicata al Crocifisso (sec. XIV), dall'interno della quale si può ammirare lo strapiombo su cui è situata.

[modifica] Castello Angioino-Aragonese

Veduta del Castello da Piazza Traniello

Non è facile risalire al periodo in cui fu costruito il Castello di Gaeta. Probabilmente fu eretto nel VI secolo durante la guerra dei Goti o nel VII secolo quando le zone marittime del Lazio e della Campania erano oggetto delle mire espansive dei Longobardi. Nei documenti gaetani di quel periodo ci si inizia a riferire a Gaeta con l'appellativo di "Kastrum". Notizie certe dell'esistenza del Castello di Gaeta si hanno al tempo di Federico II di Svevia, il quale durante il periodo delle lotte col papato, soggiornò in diverse occasioni in Gaeta, e, intuendone la posizione strategica, nel 1223 vi fece fortificare il castello.

La struttura che oggi ammiriamo, grande circa mq 14.100, è detta Castello Angioino-Aragonese perché è composta da due edifici comunicanti realizzati in due momenti storici diversi, uno più in basso detto "Angioino", realizzato durante la dominazione francese degli angioini, e uno più in alto detto "Aragonese", fatto costruire dall'imperatore Carlo V insieme a tutte le altre opere di difesa militare che andarono a rafforzare la Piazzaforte di Gaeta. L'ala angioina fino a pochi anni fa è stata sede del Carcere Militare di Gaeta, attualmente è di proprietà del Comune di Gaeta, chiusa in attesa di restauro, e vi è un protocollo d'intesa firmato tra la Città di Gaeta e l'Università di Cassino (FR) che intende destinare in futuro tale ala del castello come sede delle facoltà universitarie di discipline marinare. L'ala aragonese fino al termine della II Guerra Mondiale è stata sede di un Battaglione Allievi Carabinieri, oggi invece ospita la Scuola Nautica della Guardia di Finanza. Nella cupola della torre più alta del castello vi è la Cappella Reale, voluta dal re Ferdinando di Borbone nel 1849.

[modifica] Palazzo de Vio (Museo Diocesano) e Palazzo Arcivescovile

Il palazzo Arcivescovile

Il Palazzo del Vio fu costruito come vescovado dall'omonimo cardinale e arcivescovo di Gaeta nel Rinascimento. L'attuale facciata è opera di Federico Travaglini. All'interno ospita il Museo Diocesano, che raccoglie opere provenienti da chiese sconsacrate della città (come l'Incoronazione di Maria di Giovanni di Gaeta che era la pala d'altare di Santa Lucia), lo Stendardo di Lepanto, con raffigurati il Gesù in Croce e i Santi Pietro e Paolo e Exultet medioevali su pergamena. Dietro la cattedrale si trova il palazzo Arcivescovile. Questo, originariamente, scuola degli Scolopi, ha una caratteristica loggia che dà sul mare.

[modifica] Altre chiese e monumenti

  • Chiesa della Sorresca, edificata da Dionisio Lazzari su un deposito di sorra, derivato della pesca del tonno, dove la tradizione vuole apparve nel XVI sec. la Madonna. L'interno ottagonale ha tre altari policromi ed un organo di Tommaso de Martino.
  • Chiesa di San Domenico, trecentesca, è a due navate con grande abside quadrata, al centro della quale c'è l'altar maggiore in stile medioevale.
  • Chiesa di San Paolo Apostolo, costruita sulla piana di Montesecco nel 1960 per volere dell'arcivescovo Lorenzo Gargiulo, è costituita da un corpo centrale quadrato circondato da un deambulatorio. Mirabili i resti dell'altare ed il tabernacolo della fu chiesa di San Biagio.
  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa di San Carlo, chiesa dela quartiere Piaja (o spiaggia), fu restaurata pesantemente nel 1995. Nel corso di questo restauro furono rimosse tutte le decorazioni barocche (eccetto alcuni paliotti degli altari laterali che sono ora murati nelle nicchie della navata) e fu messo al centro del presbiterio un altare in pietra.
  • Chiesa Santuario della Madonna della Catena: è edificata nel luogo dove la tradizione religiosa vuole che sia comparsa la Madonna con il bambino, con in mano una catena, simbolo del peccato da spezzare. La chiesa a croce greca ha l'altar maggiore barocco proveniente dalla chiesa di San Giovanni a Mare.
  • Ex Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, edificata nel XI secolo come chiesa conventuale, nel 1673 vi trovarono le spoglie di San Montano e fu restaurata dal Lazzari e poi, in stile neogotico, da Federico Travaglini. Attualmente versa in uno stato di totale abbandono.
Mausoleo di Lucio Munazio Planco sulla cima del Monte Orlando
  • Mausoleo di Lucio Munazio Planco, edificato nel 22 a.C., è in blocchi di pietra e domina su tutta la città. Al suo interno un corridoio circolare conduce alle quattro camere mortuarie.
  • Mausoleo di Sempronio Atratino, posto sulla vetta dell'omonimo colle, è ridotto ormai ad un rudere. Anticamente doveva somigliare al Mausoleo di Lucio Munazio Planco.
  • Stabilimento della S.S. Annunziata, nato in occasione del Giubileo edel 1300 anche per l'accoglienza dei pellegrini, ha la sua lunga facciata su via dell'Annunziata. All'interno si trovano due cortili (quello barocco e quello catalano).
  • Ex Caserma Cosenz, edificio ottocentesco che si affaccia su via dell'Annunziata e che ospita mostre temporanee.

[modifica] Personaggi legati a Gaeta

[modifica] Varie

Parco Regionale Riviera di Ulisse
Il Parco Regionale Riviera di Ulisse, ubicato nel lembo meridionale della Regione Lazio, si estende lungo la costa del golfo di Gaeta e comprende i territori delle aree protette ricadenti nei comuni di Gaeta, Formia, Minturno e Sperlonga:
  • Monte Orlando (Gaeta)
  • Gianola (Formia) e Monte di Scauri (Minturno)
  • Promontorio Villa Tiberio e Torre Capovento - Punta Cetarola (Sperlonga)
Gemellaggio Frontignan la Peyrade
Dal 1997 Gaeta è gemellata con Frontignan la Peyrade, comune francese in cui è presente una notevole comunità di gaetani ivi emigrati nei secoli scorsi.
Folklore
Tipica espressione del folklore gaetano è Gliu Sciuscio, evento caratteristico della sera/notte del 31 dicembre quando tante orchestre di giovani gaetani, usando strumenti musicali per lo più auto-costruiti, girano per gli esercizi commerciali e per le case di Gaeta intonando canti tipici per augurare al padrone di casa un buon anno.

Ogni anno, la seconda domenica di agosto, parte dalla Chiesa degli Scalzi una tradizionale processione che porta la statua della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori e dei naviganti, su una barca al centro del golfo di Gaeta. Durante tale processione la barca che trasporta la statua della Madonna è seguita da molti natanti e l'evento si conclude con la posa in mare di una corona di fiori in ricordo di tutte le vittime del mare. La cerimonia è tra le più suggestive del litorale laziale.

Prodotti Tipici Locali
  • Olive di Gaeta (olive nere di produzione locale in salamoia)
  • Sciuscelle, Mostaccioli (dolci natalizi gaetani)
  • la Tiella (pizza tipica gaetana con ripieni vari)
L'oliva di Gaeta si caratterizza per il suo colore nero e la sua dimensione ridotta. Grazie alla particolare conformazione del territorio che unisce le virtù della salsedine marina,portata dalla brezza fin sopra le colline, allo sviluppo degli ulivi,nasce il caratteristico sapore che rende unico questo frutto.

A differenza del passato, gli uliveti gaetani non sono più cosi diffusi. Sono stati estirpati numerosi alberi per venire incontro a nuovi commerci più redditizi nel corso del tempo. Il nome "olive di Gaeta" viene comunque usato troppo facilmente da molti produttori, applicandolo anche a prodotti che non hanno alcuna attinenza con la vera oliva di Gaeta. Il comune di Itri, che ha attualmente una notevole produzione di olive, sfrutta impropriamente il nome per il proprio prodotto che principalmente si basa su un'oliva grande e verde.

TMO
Gaeta è inoltre la città nella quale il 24 dicembre 2001 è nato il fenomeno delle Telestreet con TeleMonteOrlando, una emittente di quartiere che trasmetteva su parte del territorio cittadino.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Antonio Raimondi (Partito Democratico) dal 13/06/2007 (1º mandato)
Centralino del comune: 0771 4691
Posta elettronica: gaeta@comune.gaeta.lt.it

[modifica] Altre informazioni amministrative

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Sport

Le societa sportive presenti a Gaeta sono:

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni


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