Gaeta

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(LA)
« Tu quoque litoribus nostris, Aeneia nutrix, aeternam moriens famam,Caieta,dedisti »
(IT)
« Tu pure ai nostri lidi, nutrice di Enea, morendo desti, Gaeta, eterna fama »
(Eneide, VII 1-4)
Gaeta
comune
Gaeta – Stemma Gaeta – Bandiera
Gaeta – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Latina-Stemma.png Latina
Amministrazione
Sindaco Cosmo Mitrano (PdL) dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 41°13′00″N 13°34′00″E / 41.216667°N 13.566667°E41.216667; 13.566667 (Gaeta)Coordinate: 41°13′00″N 13°34′00″E / 41.216667°N 13.566667°E41.216667; 13.566667 (Gaeta)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 28,48 km²
Abitanti 20 750[2] (9-10-2011)
Densità 728,58 ab./km²
Frazioni Arenauta, Ariana, Fontania, Porto Salvo, Sant'Agostino, Sant'Erasmo, San Vito, Serapo
Comuni confinanti Formia, Itri
Altre informazioni
Cod. postale 04024
Prefisso 0771
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 059009
Cod. catastale D843
Targa LT
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Cl. climatica zona C, 938 GG[3]
Nome abitanti gaetani
Patrono santi Sant'Erasmo V.M. e Marciano, Madonna Annunziata[1]
Giorno festivo 2 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gaeta
Posizione del comune di Gaeta nella provincia di Latina
Posizione del comune di Gaeta nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Gaeta è un comune italiano di 20.750 abitanti della provincia di Latina nel Lazio meridionale.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Sorge nel golfo omonimo sul Mar Tirreno e dista circa 80 km da Napoli e 120 km da Roma. Nel golfo sfocia il fiume Garigliano.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Gaeta.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome di Gaeta (in latino: Caieta, in greco Kaièta, Καιέτα, in albanese: Kajeta, ka jeta) sono tuttora avvolte nella leggenda:

  • Strabone indicò la sua provenienza dal termine "Gaetas" usato dai pescatori laconi per indicare il sito, con chiaro riferimento all'ampia insenatura del suo golfo; altri dicono invece che il sito ed il golfo abbiano ricevuto lo stesso nome della nutrice di Enea;[4]
  • Diodoro Siculo collegò queste terre al mito degli Argonauti facendo derivare il nome della città da "Aietes", mitico padre di Medea (figlia di Circe), la maga innamorata di Giasone.
  • Virgilio, nell'Eneide (Eneide, VII, 1-4) trovò la sua origine nel nome della nutrice di Enea, Caieta, sepolta dall'eroe troiano in quel sito durante il suo viaggio verso le coste laziali. Dante Alighieri, quasi a significare la storicità dell'Eneide, confermò l'avvenimento (Inferno, XXVI, 92).

I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono al VIII secolo a.C., ma fu solo nel 345 a.C. che finì sotto l'influenza di Roma.

Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, frequentato da imperatori, ricchi patrizi romani, da consoli e da famosi senatori dell'epoca. Per favorire la loro venuta fu persino costruita una nuova strada romana, la Via Flacca, più breve rispetto all'Appia. Il suo territorio, peraltro, è situato all'interno di quell'area geografica denominata, in epoca imperiale, Latium adjectum. Tale nome era infatti riferito ai territori "aggiunti", in seguito alle prime espansioni di Roma verso sud, al Latium vetus (terra di origine dei latini), con la conseguente scomparsa di altri popoli preromani (Volsci, Equi, Ernici e Ausoni). Ormai già con Augusto e la sua riforma amministrativa, i territori di Gaeta ricadevano nella regione unica che i romani chiamavano con il nome Latium e che terminava proprio con l'attuale confine con la Campania del fiume Liri-Garigliano.

Di quel periodo restano visibili molte vestigia, come ad esempio il Mausoleo che sorge sulla sommità di Monte Orlando di Lucio Munazio Planco, console romano, prefetto dell'Urbe, generale di Giulio Cesare (attraversò con lui il fiume Rubicone, fu al suo fianco nelle campagne galliche) di Marco Antonio e di Ottaviano detto Augusto.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato da continui saccheggi ad opera delle popolazioni barbariche prima e dei Saraceni poi. Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola naturale, facilmente difendibile, piano piano si trasformò in un castrum: Gaeta fu fortificata con cinte murarie e sulle pendici di Monte Orlando; sulla zona alta dell'antico borgo medioevale sorse il castello di Gaeta a difesa dell'abitato, e le popolazioni delle zone limitrofe si trasferirono all'interno delle mura per trovare ospitalità, rifugio e protezione.

Le prime notizie del castello risalgono al VI secolo nella guerra contro i Goti, nel X secolo se ne fa cenno all'interno delle carte del Codex diplomaticus cajetanus, ma notizie certe della sua esistenza si hanno nel XII secolo, durante la dominazione Sveva. Infatti Federico II di Svevia venne in diverse occasioni a Gaeta e, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, creò delle fortificazioni per difendere meglio i confini del suo regno: nel 1223 fece costruire quelle per il castello di Gaeta (che quindi era già esistente all'epoca).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Gaeta.

Già nell'VIII secolo Gaeta si rese autonoma dall'autorità imperiale bizantina e nell'anno 839 la carica di Ipata venne assunta da Costantino Gaetani, figlio del conte Anatolio. Il Ducato di Gaeta conquistò la sua definitiva indipendenza solo un secolo dopo, quando Giovanni I Gaetani assunse il titolo di Duca di Gaeta nel 917. Il Ducato restò in vita per circa due secoli, nel corso dei quali Gaeta ebbe una propria solidità militare, un'autonomia politica, un'autonomia giurisdizionale, dei propri istituti giuridici civici, una propria moneta (il "follaro") e un considerevole sviluppo economico attraverso i ricchi traffici commerciali marittimi.

Nel periodo che va dall'839 al 1140 Gaeta può essere considerata una Repubblica Marinara[5][6][7], in quanto si governava in base a proprie leggi, le sue navi percorrevano il Mediterraneo e difese la sua libertà durante numerosi assedi. La fine della repubblica marinara fu causata dalla dominazione Normanna.

Panorama del castello

I Gaetani (o Caetani) che hanno il blasone familiare uguale a quello della città di Gaeta con l'aggiunta dei pali rossi in campo d'oro d'Aragona, mantennero il dominio sulla città di Gaeta fino all'inizio dell'XII secolo, quando il duca Giovanni V fu deposto dal Principe di Capua, dopo l'invasione normanna della città del 1140, ad opera di Ruggero II di Sicilia della dinastia degli Altavilla, che però fu benevolo nei confronti di Gaeta e le lasciò numerosi privilegi come ad esempio una certa autonomia politica e una moneta propria. Con Ruggero II nacque quello che per i successivi sette secoli sarà un regno unitario, e Gaeta divenne città di confine tra tale regno e lo Stato della Chiesa. In questo periodo, così come durante la dominazione Sveva (1194-1266) la città ricoprì un ruolo politico secondario.

Durante il periodo angioino, invece, (1266-1435) la città tornò alla ribalta sulla scena del Regno di Napoli. Dal 1378 fu per qualche anno la residenza dell'antipapa Clemente VII, alleato della Regina Giovanna I. Dal 1387 vi si stabilì, temporaneamente in esilio, l'erede al trono Ladislao dei d'Angiò-Durazzo, che celebrò in città, il 21 settembre 1389, le sue nozze con Costanza di Chiaramonte, figlia del Conte di Modica e Vicario del Regno di Sicilia, Manfredi III Chiaramonte. Anche la futura Regina Giovanna II, sorella di Ladislao, soggiornò per molto tempo a Gaeta, dove scelse di farsi incoronare nel 1419.

Dal 1435 Alfonso V d'Aragona fece di Gaeta la base per la conquista del trono di Napoli a discapito di Renato, ultimo sovrano della dinastia Angioina a regnare sul Meridione d'Italia, sconfitto definitivamente nel 1442. Durante questo periodo la città fu munita di un nuovo castello, il cosiddetto "Alfonsino", mentre il vecchio (chiamato "Angioino") fu ampliato e unito al nuovo. Nella seconda metà del secolo la città fu governata dai Baroni de Gemmis di Castel Foce, casato derivante da una antica famiglia patrizia romana.[8]

Il re capì quanto fosse importante il possesso di tale città e volle ulteriormente fortificare Gaeta, con l'aggiunta di due nuove cinte murarie (oggi scomparse).

Gaeta subì ben quattordici assedi che coincisero con importanti avvenimenti, a partire dalla sconfitta del Ducato di Gaeta (con annessione al Regno di Sicilia) fino all'ultimo assedio, quello tenuto nel 1861 dalle truppe del generale piemontese Enrico Cialdini (che sarà poi nominato duca di Gaeta) e che diede inizio all'unità d'Italia.

Con la dominazione spagnola, iniziata nel 1504, il ruolo di "piazzaforte del Regno di Napoli" fu ancora di più accentuato e la città fu dotata di nuovissime fortificazioni bastionate, alle pendici del Monte Orlando, aggiornate contro le ultime e più potenti armi da fuoco.

Fu con l'arrivo degli spagnoli che alcuni personaggi politici, passati in disgrazia, vennero costretti ad abbandonare Gaeta, tra cui Giovanni Caboto, che si rifugiò a Venezia, prendendone la cittadinanza 15 anni dopo.

Nel 1571 si radunò nel porto di Gaeta la flotta pontificia che, al comando dell'ammiraglio Marcantonio Colonna, salpò il 24 giugno 1571 per unirsi al resto della flotta cristiana, comandata da don Giovanni d'Austria, per combattere i saraceni. Il comandante della flotta pontificia aveva ricevuto il 20 giugno 1571 dal Papa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia pontificia.

L'ammiraglio Colonna nella Cattedrale di Gaeta, davanti a Sant'Erasmo, fece voto che se avesse vinto avrebbe donato lo Stendardo di Lepanto alla Cattedrale di Gaeta e lo avrebbe posto ai piedi del santo, patrono dei marinai.

La battaglia navale tra la flotta della "Lega Santa" e la flotta dell'Impero ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu vinta dalle forze cristiane. Al suo ritorno in Gaeta Marcantonio Colonna mantenne fede al giuramento fatto.

Mappa del 1764

Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore del ramo napoletano della dinastia dei Borbone.

Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta, ospite dei Borbone, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana ad opera di Giuseppe Mazzini, e vi rimase fino al 4 settembre 1849, periodo durante il quale Gaeta assunse la denominazione di Secondo Stato della Chiesa. E fu proprio durante questo soggiorno che papa Pio IX, secondo la tradizione illuminato dallo Spirito Santo durante le sue preghiere presso la Cappella d'Oro, decise di scrivere l'enciclica Ubi Primum con cui interrogava l'Episcopato cattolico sulla opportunità di proclamare il Dogma dell'Immacolata Concezione, cosa che avvenne al suo ritorno a Roma.

Il 13 febbraio 1861 Francesco II di Borbone si arrese a Gaeta, ultimo baluardo del suo regno, capitolando all'assedio delle truppe del generale Enrico Cialdini (Assedio di Gaeta 1860-1861): finì così di esistere il Regno delle Due Sicilie ed ebbe inizio lo stato unitario del Regno d'Italia, retto dai Savoia fino al 1946 e poi, a seguito del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, trasformato in Repubblica Italiana fino ai giorni nostri.

Il Borgo di Gaeta, frazione di Gaeta fuori le mura, con Regio Decreto del 15 marzo 1897, diventò comune autonomo sotto la spinta dei suoi esponenti liberali. Prese il nome di "Comune di Elena" in onore dell'allora principessa Elena, futura regina d'Italia. Trenta anni dopo, esattamente con Regio Decreto del 17 febbraio 1927, i Comuni di Gaeta e di Elena vennero uniti nuovamente sotto il nome Gaeta. Il Borgo di Gaeta oggi si identifica come rione Porto Salvo.

Comunque la Città di Gaeta era ed è tuttora storicamente parte dell'antica provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie. Invece quando il regime fascista nel 1927 riorganizzò gli ambiti amministrativi territoriali italiani e costituì le Regioni, volendo quel regime per motivi politici ridimensionare la Provincia di Terra di Lavoro, trasferì e aggregò Gaeta alla Regione Lazio, incorporandola nella nascente Provincia di Littoria (poi chiamata Latina).

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Campanile del Duomo dei Santi Erasmo e Marciano

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano e di Santa Maria Assunta.
Fu edificata nel X-XI secolo, su di una preesistente chiesa dedicata a Santa Maria del Parco del VII secolo, e fu consacrata da papa Pasquale II nel 1106. Dopo il disastroso terremoto del 1231, fu ricostruita in sette navate, per poi esser restaurata in stile neoclassico da Pietro Paolo Ferrara. La facciata neogotica del 1903 si affaccia sull'angusta via del Duomo. Dal pronao, dove si trovano le statue dei due santi patroni Erasmo e Marciano, si accede, tramite il portale, alla navata centrale. Lungo le due navate laterali si aprono quattro cappelle per lato contenenti altari barocchi in marmi policromi. In fondo all'abside rettangolare, che è rialzata dal resto della chiesa poiché sotto ad essa vi è la cripta o succorpo, si trova l'altare barocco in marmi policromi, mirabile opera di Dionisio Lazzari, sul quale c'è un crocifisso dipinto ottocentesco. Dietro la chiesa, dove c'era l'entrata della prima chiesa, si trova il campanile. Si tratta del vero gioiello della cattedrale risalente al XII secolo che non ha subito modifiche nel corso degli anni a differenza del resto del complesso. È opera di Nicola d'Angelo conosciuto anche come Niccolò d'Angelo (autore dell'altare maggiore della Cattedrale di Sutri e soprattutto, insieme al Vassalletto, del candelabro pasquale della basilica di San Paolo fuori le mura e appartenente alla nota famiglia di marmorari romani, detta anche dei "Cosmati"). Accanto al suo nome si scorge l'indicazione "romanus", titolo di cui si fregiavano coloro che a Roma lavoravano, utilizzato dagli artisti per firmare le loro opere (anche nel ciborio della cattedrale di Ferentino, Drudo da T. si definisce romanus). La possente mole del Campanile della Cattedrale di Gaeta è in stile arabo moresco ed è costituita da tre piani con bifore sormontati dal cupolino ottagonale. All'interno della strombatura ci sono dei sarcofagi di epoca romana e due bassorilievi marmorei raffiguranti la storia di Giona e del mostro. Il Campanile di Gaeta, insieme a quello di Amalfi con cui ha notevoli analogie, rappresenta un eccellente esempio di arte medievale dell'Italia centro meridionale.
Tempio di San Francesco
La Facciata del Tempio di San Francesco
Fu edificato per la prima volta nel 1222 dallo stesso San Francesco d'Assisi nel luogo dove dimorava quando veniva ad evangelizzare i gaetani. L'attuale struttura in stile neo-gotico è opera delle donazioni di due grandi monarchi, re Carlo II d'Angiò e re Ferdinando II di Borbone, e del genio di Giacomo Guarinelli. Il sagrato è preceduto da una grande scalinata, al centro della quale si trova la statua della Religione con in mano la croce. La slanciata facciata neogotica ha un bel portale strombato ed un grande rosone. L'interno a tre navate, dominato dal colore giallo dei muri, è illuminato da grandi bifore con vetrate policrome. Nell'abside poligonale, dominata dalla statua del Redentore, si trova l'altar maggiore in stile neogotico. Dinnanzi alla chiesa si trova l'enorme scalinata coeva con al centro la statua della Religione.
Santuario della Santissima Annunziata
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario della Santissima Annunziata (Gaeta).
Fondato nel 1320, la sua realizzazione ha inizio il 2 maggio 1321, ed è stato consacrato nel 1352 come chiesa dello Stabilimento della S.S. Annunziata, destinato ad assistere i poveri, gli ammalati e i bambini abbandonati, affidati alle cure delle suore attraverso una ruota girevole.
L'ultimo restauro, pur mantenendo intatta la sua struttura gotica, è stato compiuto da Dionisio Lazzari nel 1624 in stile barocco.
La facciata, opera di Andrea Lazzari, è sormontata dal campaniletto a vela con orologio in maioliche. L'interno a navata unica è dominato dalla tinta celeste delle pareti. Nell'abside rettangolare si trovano il magnifico polittico fondale di Andrea Sabatini da Salerno, le tele di Sebastiano Conca, il coro ligneo di Colangelo Vinaccia da Massa e l'altar maggiore in marmi policromi eseguito da Dionisio Lazzari. La chiesa accoglie inoltre un pregevole organo a canne seicentesco, opera di Giuseppe de Martino
Conserva decine di codici molto preziosi di musica sacra scritti a mano dai monaci amanuensi.
Dall'abside si raggiunge la Cappella dell'Immacolata Concezione o "Grotta d'Oro", detta così perché ha la volta a botte costituita da cassettoni di legno intagliati e dorati, che ha alle pareti 19 tele raffiguranti scene della vita di Gesù e della Madonna, opere di Criscuolo, lo stesso che ha fatto i santi del polittico fondale insieme a Scipione Pulzone che si è occupato dell'Immacolata, che si trova al centro di esso.
Dal 25 marzo 2009 è stato elevato a Santuario della Santissima Annunziata ed è gemellato con il Santuario di Nostra Signora di Lourdes, perché il Dogma cattolico dell'Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, era stato meditato dal papa nella sua permanenza forzata in Gaeta durante le ore passate in meditazione a pregare davanti al quadro della Madonna presente all'interno della cappella "Grotta d'Oro" del Santuario della SS. Annunziata, per questo motivo conosciuta pure col nome di "Cappella dell'Immacolata".

Anche papa Giovanni Paolo II il 25 giugno 1989 in occasione della visita alla città di Gaeta volle pregare nella Grotta d'Oro. Ad oggi, insieme alla Chiesa di Santa Maria della Sorresca, rientra nei beni dell'IPAB "Stabilimento della SS. Annunziata ed annessi".
All'interno dell'IPAB è ospitato l'archivio storico che conserva importanti documenti che fotografano l'attività assistenziale svolta dalla SS. Annunziata nei 700 anni della sua esistenza, come pure documenti diplomatici, atti amministrativi e testamenti, tra cui gli Statuta Privilegia et Consuetudinis Civitatis Caietae (XVI sec.).

La cupola decorata della chiesa di San Giovanni a Mare
Chiesa di San Giovanni a Mare
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Giovanni a Mare (Gaeta).
Edificata nel X secolo dal duca di Gaeta Giovanni IV, presenta come caratteristiche la cupola in stile arabo e il pavimento leggermente inclinato per permettere il defluire delle acque del mare nei periodi di alta marea essendo stata eretta nelle vicinanze del mare, all'esterno della cinta muraria, parzialmente demolita agli inizi degli anni sessanta. L'interno a croce greca è privo di decorazioni eccetto che per alcuni affreschi trecenteschi nelle absidi. L'altare maggiore è stato composto nel 1928 riutilizzando una lastra di un sarcofago romano.
Chiesa di Maria SS. di Porto Salvo (detta "degli Scalzi")
Fu edificata nel XV secolo dai pescatori del Borgo in devozione alla Madonna. Poi, nel corso del Settecento, vi fu costruito a fianco un convento di frati Agostiniani Scalzi. L'esterno, molto semplice, lascia intuire le strutture della chiesa con le volte a crociera ed i due grandi finestroni dell'abside e della facciata. L'interno, simile a quello della chiesa dell'Annunziata, ha un altare marmoreo policromo del Lazzari.
Ex Chiesa di Santa Lucia
La Chiesa di Santa Lucia è forse la più antica chiesa di Gaeta, edificata nel VII secolo. Dal 1387 fu la "Cappella reale" dove si recavano a pregare, venendo dal castello, re Ladislao in compagnia della moglie, regina Costanza Chiaramonte, e della madre Margherita di Durazzo. In origine era stata dedicata a Santa Maria in Pensulis e aveva una disposizione ortogonale rispetto all'attuale edificio, che è il frutto di più restauri resisi necessari nel tempo: i più noti sono quelli realizzati nel 1648, in cui si aggiunsero decorazioni barocche, nel 1930, con cui riebbe il suo aspetto primitivo gotico, e nei primi anni ottanta del secolo scorso. Attualmente è sconsacrata e vi si svolgono mercatini, mostre e concerti di musica classica e da camera.
La ex chiesa si presenta a pianta longitudinale e divisa in tre navate separate da due file di quattro colonne. In fondo alla navata centrale si trova l'abside con i resti dell'altar maggiore.
Entrata dal mare nella Grotta del Turco
Santuario della SS. Trinità (detto anche "Santuario della Montagna Spaccata")
Fu edificato nell'XI secolo, sorge su una fenditura nella roccia che giunge fin nella Grotta del Turco, creatasi, secondo la leggenda, al tempo della morte di Cristo, quando si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme. Lungo la scalinata che porta nelle viscere della montagna, lungo la stretta spaccatura di roccia, è possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta "Mano del Turco", la forma di una mano (le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un "miscredente" marinaio turco, che non credeva, cioè, alla storia che gli era stata raccontata sulla causa della spaccatura nella roccia, si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano.
La grotta del Turco
In questo Santuario pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, tra cui Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio, San Paolo della Croce, Gaspare del Bufalo e San Filippo Neri. La leggenda vuole che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dove esiste un giaciglio in pietra nota ancora oggi come "Il letto di San Filippo Neri".
Il santuario è sede dei missionari del P.I.M.E. Nel 1434 dall'alto dei due costoni di roccia che hanno dato origine al nome (di montagna spaccata) si staccò un macigno che andò ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura. Su di esso venne realizzata una piccola cappella dedicata al Crocifisso (sec. XIV), dall'interno della quale si può ammirare lo strapiombo su cui è situata.
Santuario Diocesano di San Nilo Abate
Altre chiese
  • Chiesa di Santa Maria della Sorresca, edificata da Dionisio Lazzari su un deposito di sorra, derivato della pesca del tonno, dove la tradizione vuole apparve nel XVI sec. la Madonna. L'interno ottagonale ha tre altari policromi ed un organo di Tommaso de Martino.
  • Chiesa di San Domenico, trecentesca, è a due navate con grande abside quadrata, al centro della quale c'è l'altar maggiore in stile medioevale.
  • Santuario Diocesano di San Nilo Abate, situata nella zona di Serapo fa parte delle Chiese nuove di Gaeta. La costruzione della Cappella risale infatti al 1938, voluta da alcuni proprietari di ville. Fu chiamata così proprio per la permanenza in questa zona di San Nilo da Rossano alla fine del X secolo. Dopo il 1961, nel pieno sviluppo urbano della zona di Serapo, la cappella si presentava in un cattivo stato e il parroco Don Giuseppe Viola promosse la costruzione della chiesa attuale dal 1965. Il 16 settembre del 2014 la chiesa è stata eretta a Santuario dall'arcivescovo Fabio Bernardo D'Onorio, divenendo così il primo e unico Santuario dedicato a San Nilo.
  • Chiesa di San Paolo Apostolo costruita sulla piana di Montesecco nel 1960 per volere dell'arcivescovo Lorenzo Gargiulo, è costituita da un corpo centrale quadrato circondato da un deambulatorio. Mirabili i resti dell'altare ed il tabernacolo della fu chiesa di San Biagio.
  • Chiesa di San Giacomo Apostolo
  • Chiesa di San Carlo, chiesa del quartiere Piaja (o spiaggia), fu restaurata pesantemente nel 1995. Nel corso di questo restauro furono rimosse tutte le decorazioni barocche (eccetto alcuni paliotti degli altari laterali che sono ora murati nelle nicchie della navata) e fu messo al centro del presbiterio un altare in pietra.
  • Santuario della Madonna della Catena: è edificata nel luogo dove la tradizione religiosa vuole che sia comparsa la Madonna con il bambino, con in mano una catena, simbolo del peccato da spezzare. La chiesa a croce greca ha l'altare maggiore barocco proveniente dalla chiesa di San Giovanni a Mare.
  • Ex Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, edificata nel XI secolo come chiesa conventuale. Nel 1673 vi trovarono le spoglie di San Montano e fu restaurata dal Lazzari e poi, in stile neogotico, da Federico Travaglini. Attualmente versa in uno stato di totale abbandono.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello Angioino-Aragonese
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Gaeta (1860) e Castello di Gaeta.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzo de Vio
Il palazzo Arcivescovile
Il Palazzo del Vio fu costruito come vescovado dall'omonimo cardinale e arcivescovo di Gaeta nel Rinascimento. L'attuale facciata è opera di Federico Travaglini. All'interno ospita il Museo Diocesano, che raccoglie opere provenienti da chiese sconsacrate della città (come l’Incoronazione di Maria di Giovanni di Gaeta che era la pala d'altare di Santa Lucia), lo Stendardo di Lepanto, con raffigurati il Gesù in Croce e i Santi Pietro e Paolo ed Exultet medioevali su pergamena.
Palazzo Arcivescovile
Dietro la cattedrale si trova il palazzo Arcivescovile. Questo, originariamente, scuola degli Scolopi, ha una caratteristica loggia che dà sul mare.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Mausoleo di Lucio Munazio Planco sulla cima del Monte Orlando
  • Mausoleo di Lucio Munazio Planco, edificato nel 22 a.C., è in blocchi di pietra e domina su tutta la città. Al suo interno un corridoio circolare conduce alle quattro camere mortuarie.
  • Mausoleo di Sempronio Atratino, posto sulla vetta dell'omonimo colle, è ridotto ormai ad un rudere. Anticamente doveva somigliare al Mausoleo di Lucio Munazio Planco.
  • Stabilimento della S.S. Annunziata, nato in occasione del Giubileo del 1300 anche per l'accoglienza dei pellegrini, ha la sua lunga facciata su via dell'Annunziata. All'interno si trovano due cortili (quello barocco e quello catalano). Vi è annessa la Cappella dell'Immacolata Concezione detta "Cappella d'Oro"
  • Ex Caserma Cosenz, edificio ottocentesco che si affaccia su via dell'Annunziata e che ospita mostre temporanee.
  • Monastero di Santo Spirito di Zannone

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Spiagge[modifica | modifica sorgente]

La città è famosa per le sue sette spiagge:

Spiaggia di Serapo
Questa è una delle più importanti di Gaeta per il lungo tratto di spiaggia che separa il mare dalla Via Marina; le sue caratteristiche principali sono due: la sabbia con granelli sottilissimi ed il mare che ha una trasparenza unica oltre ad inquinamento zero.
Spiaggia di Fontania
Spiaggia Quaranta Remi
Piccola spiaggia situata tra l'Ariana e Fontania, così chiamata perché tra le due estremità c'è una distanza copribile con quaranta remate.
Spiaggia dell'Ariana
Piccola spiaggia di sabbia bianca calcarea tipica del primo tratto di costa compresa tra il promontorio di Gaeta e San Felice Circeo.

La spiaggia è posizionata tra due speroni rocciosi di altezza pari a 50-70 metri, su uno di essi svetta un'antica torre detta Torre Viola facente parte del sistema difensivo e di avvistamento costiero costruito per difendere il borgo di Gaeta dalle incursioni saracene.

Il nome Ariana sembra derivare dal binomio dell'antica lingua locale aria-sana, fino ai primi anni '50 la spiaggia era però detta dell'arianna. Un'antica mulattiera usata dai contadini e pastori percorreva la spiaggia inerpicandosi sui due speroni che delimitano la spiaggia; ancora oggi una parte del vecchio tracciato della mulattiera è usato come stradina per scendere in spiaggia dalla strada Flacca costruita negli anni '60 a ridosso della spiaggia congiungendo tratti dell'antico tracciato della via Flacca di origine romana. Ad oggi la spiaggia dell'Ariana è una delle più affollate spiagge del sud pontino grazie alla sua bellezza e particolare collocazione che la protegge dal vento, seppur il suo tratto antistante sia oggetto di costruzioni abusive anche entro i 300 metri dalla linea d'acqua.

Spiaggia dell'Arenauta (arena auta)
Spettacolare spiaggia al di sotto di una falesia di particolare bellezza, è nota per il Bagno "dei 300 scalini" in quanto vi si accede mediante una lunga scalinata. Sono presenti altre vie di accesso. Frequentata tutto l'anno da naturisti che prediligono il lato di levante in prossimità della Torre Scissura. Di rilievo è la presenza di una Grotta e di una parete rocciosa utilizzata per allenamenti di scalata alpinistica di grado medio-alto. Di grande pregio naturalistico, soffre del suo illegale utilizzo, del fenomeno del campeggio abusivo, in mancanza di un regolare servizio di raccolta rifiuti e di adeguati servizi igienici.
Spiaggia di San Vito
Piccola darsena, naturalisticamente riservata, ospita strutture alberghiere organizzate cresciute nel dopoguerra.
Spiaggia di Sant'Agostino
Meravigliosa lingua di sabbia tra scogliere, falesie e campagna coltivata, al margine della SS Flacca. Turisticamente sfruttata in maniera discontinua e scarsamente rispettosa dell'ambiente, offre tuttavia un panorama marino di grande respiro ed è uno dei più noti Spot per Surf da Onda del Mar Tirreno,di cui un piccolissimo pezzo (Verso Sperlonga) appartiene al comune di Itri. [senza fonte]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[9]

Etnie e Minoranze Straniere[modifica | modifica sorgente]

La presenza straniera in Gaeta continua a salire, in parte dovuta alla sua vicinanza alla capitale, Roma.

Alla fine del 2010 sono stati 806 gli immigrati regolari che vivono a Gaeta, e fanno il 3,74% della popolazione, inferiore alla media regionale e nazionale.
La più grande comunità è:

Romania Romania 239 unità - 1,11% dei residenti.

Vista del Porto di Gaeta da Nord

Lingue e Dialetti[modifica | modifica sorgente]

Se si esamina il dialetto gaetano si può rilevare la sua particolarità da questo punto di vista: infatti vi sono due distinti dialetti. Il primo è marcatamente napoletano ed è parlato nella parte "medievale" della città, il centro storico, comunemente conosciuto con l'appellativo "Gaeta Vecchia"; il secondo, invece, è parlato nel resto della cittadina, in quella zona conosciuta come "Borgo di Elena",che per circa trenta anni (dal 1897) fu comune autonomo e successivamente reintegrato nel comune di Gaeta.

Tradizioni e Folclore[modifica | modifica sorgente]

  • Tipica espressione del folklore gaetano è Gliu Sciuscio, evento caratteristico della sera/notte del 31 dicembre quando tante orchestre di giovani gaetani, usando strumenti musicali per lo più auto-costruiti, girano per gli esercizi commerciali e per le case di Gaeta intonando canti tipici per augurare al padrone di casa un buon anno.
  • Ogni anno, la seconda domenica di agosto, parte dalla Chiesa degli Scalzi una tradizionale processione che porta la statua della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori e dei naviganti, su una barca al centro del golfo di Gaeta. Durante tale processione la barca che trasporta la statua della Madonna è seguita da molti natanti e l'evento si conclude con la posa in mare di una corona di fiori in ricordo di tutte le vittime del mare. La cerimonia è tra le più suggestive del litorale laziale.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Media[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

  • Golfo Tv

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Fino al 1927 faceva parte della provincia di Terra di Lavoro (che aveva come capoluogo prima Capua e dal 1818 Caserta), regione storica sorta sotto il Regno di Sicilia (poi Regno di Napoli e Regno delle Due Sicilie). In questa zona della Provincia era il caposaldo militare e amministrativo dell'area (Circondario di Gaeta).

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1994 2002 Silvio D'Amante PDS Sindaco
2002 2006 Massimo Magliozzi Forza Italia Sindaco
2006 2007 Bruno Frattasi Comm. Pref.
2007 2012 Antonio Raimondi lista civica Sindaco
2012 in carica Cosimino Mitrano PDL Sindaco

Personalità legate a Gaeta[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Gaeta è gemellata con:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Le società sportive presenti a Gaeta sono:

  • A.S. Taekwondo Club Gaeta (Taekwondo)
  • Sporting Club Gaeta (Pallamano), militante nel campionato di serie A/1 maschile.
  • Polisportiva Gaeta 1931, (Calcio), militante nel campionato di Eccellenza.
  • Serapo Sport Gaeta, (Pallanuoto), militante nel campionato di serie A/2 femminile e C maschile.
  • Gaeta Handball '84, (Pallamano), militante nel campionato di serie B maschile.
  • P.G.S.Don Bosco Gaeta, (Calcio), militante nel campionato di 1ª categoria
  • A.S.D.Cajeta, (Calcio), militante nel campionato di 3ª categoria

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ TeleFree.iT » Latina » Gaeta » Santi patroni, si cambia. D'Onorio aggiunge l'Annunziata
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 1 gennaio 2013.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Strabone, Geografia, V, 3,6.
  5. ^ Vedi la pagina
  6. ^ Guida rossa del Touring Club Italiano. Lazio: (non compresa Roma e dintorni) - Google Libri
  7. ^ Salvatore Aurigemma, Angelo de Santis, Gaeta, Formia, Minturno, Istituto poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, 1964
  8. ^ Vedi la pagina
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Associazione Gaetavola, Pizza, tiella e caniscione

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alvise Schanzer, Per la conoscenza dei dialetti del Lazio orientale: lo scadimento vocalico alla finale (primi risultati), "Contributi di filologia dell'Italia mediana III", 1989
  • Francesco Sapio, Gaeta in parole,vocabolario e altro. Edizioni del comune di Gaeta, 2006
  • Francesco Sapio, " I ragazzi di Gaeta aveana iuca', invece..." , Associazione 900, 2012

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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