Partito Nazionale Fascista

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Partito Nazionale Fascista
National Fascist Party logo.svg
Leader Benito Mussolini
Segretario Michele Bianchi, Francesco Giunta, Roberto Forges Davanzati, Cesare Rossi, Giovanni Marinelli, Alessandro Melchiori, Roberto Farinacci, Augusto Turati, Giovanni Giuriati, Achille Starace, Ettore Muti, Adelchi Serena, Aldo Vidussoni, Carlo Scorza
Stato Italia Italia
Fondazione 9 novembre 1921
Dissoluzione 6 agosto 1943
Sede Via Paolo da Cannobio, 37 - Milano
poi Via della Lungara, 230 - Palazzo della Farnesina - Roma
Ideologia Fascismo
Anticomunismo
Nazionalismo italiano
Socialismo nazionale
Corporativismo
Organicismo
Terza via fascista
Sindacalismo Rivoluzionario
Anticapitalismo
Collocazione Destra
Coalizione Lista Nazionale nel 1924,
poi partito unico dal 1925
Seggi massimi Camera
535 / 535
 (1929)
Testata Il Popolo d'Italia
Organizzazione giovanile Fasci giovanili di combattimento (1930-1937)
Gioventù italiana del littorio
Colori nero

Il Partito Nazionale Fascista (PNF) è stato un partito politico italiano espressione del movimento fascista.

Nato nel 1921 dalla trasformazione in partito del movimento Fasci Italiani di Combattimento, guidò la cosiddetta rivoluzione delle camicie nere che portò, nell'autunno del 1922, Benito Mussolini a divenire presidente del Consiglio dei ministri. Nel 1923 si fuse con l'Associazione Nazionalista Italiana e, tra la metà e la fine degli anni venti, diventò, prima de facto poi de iure, il partito unico del Regno d'Italia fino alla caduta del regime fascista nel luglio del 1943.

L'organo ufficiale del partito era Il Popolo d'Italia, quotidiano fondato da Mussolini nel 1914. L'inno era Giovinezza, nella versione di Salvator Gotta del 1925, qualificato come Inno trionfale del Partito Nazionale Fascista. La legge 20 giugno 1952, n. 645 (cosiddetta legge Scelba) in attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana vieta la ricostituzione del partito[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il PNF fu fondato a Roma il 7 novembre 1921 per iniziativa di Benito Mussolini come evoluzione in partito del movimento dei Fasci Italiani di Combattimento - fondati, sempre da Mussolini, a Milano, in piazza San Sepolcro, il 23 marzo 1919. Come movimento giovanile si dotò nel 1921 dell'Avanguardia Giovanile Fascista. Rispetto al predecessore, il PNF abbandonò, via via che si consolidava al potere, gli ideali socialisteggianti e repubblicani per virare decisamente verso la destra dello scacchiere politico italiano.

Dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922, Mussolini, che era stato eletto parlamentare l'anno precedente insieme ad altri esponenti fascisti, fu incaricato dal re Vittorio Emanuele III di formare un nuovo governo sostenuto da una maggioranza composta anche dal Partito Popolare Italiano e da altri gruppi di estrazione liberale. Il 15 dicembre 1922 fu costituito il Gran Consiglio del Fascismo, organo supremo del Partito Nazionale Fascista, che tenne la sua prima seduta il 12 gennaio 1923.

Alle elezioni politiche dell'aprile 1924, grazie alla "legge Acerbo", una nuova legge elettorale con premio di maggioranza voluta da Mussolini allo scopo di assicurare al PNF una forte maggioranza parlamentare, e all'impiego di "liste civetta", volte a drenare ulteriori voti, il PNF ottenne una netta maggioranza: tali risultati furono però duramente contestati dalle opposizioni, che denunciarono numerose irregolarità. In tale quadro, il deputato Giacomo Matteotti, dopo aver denunciato brogli in parlamento, venne ucciso da estremisti fascisti. La vicenda ebbe seguito il 3 gennaio 1925, quando Mussolini, con un discorso alla Camera dei deputati, dichiarò provocatoriamente di assumersi la responsabilità storica di quanto accaduto, promettendo di chiarire la situazione nei giorni immediatamente seguenti.

In sede giudiziaria, sia all'epoca dei fatti, sia nel secondo dopoguerra, non fu mai provato alcun coinvolgimento diretto del Duce o di altri gerarchi nell'organizzazione del delitto: tesi sostenuta anche da alcuni storici, come Indro Montanelli[2], per i quali le responsabilità di Mussolini furono solo di natura morale. La crisi seguita all'omicidio di Matteotti, che era parsa, in un primo tempo, far vacillare la presa di Mussolini e del fascismo, fu invece abilmente sfruttata dal duce per avviare la dittatura. Il PNF fu l'unico partito ammesso in Italia dal 1928 al 1943, dopo l'emanazione delle cosiddette leggi fascistissime e dotandosi di un proprio statuto.

Il Gran Consiglio del Fascismo[3] divenne organo costituzionale del Regno: "organo supremo, che coordina e integra tutte le attività del regime sorto dalla rivoluzione dell'ottobre 1922". Il Gran Consiglio deliberava sulla lista dei deputati da sottoporre al corpo elettorale (poi sostituiti dai consiglieri nazionali della Camera dei Fasci e delle Corporazioni); sugli statuti, gli ordinamenti e le direttive politiche del Partito Nazionale Fascista; sulla nomina e la revoca del Segretario, dei Vicesegretari, del Segretario amministrativo e dei membri del Direttorio nazionale del Partito Nazionale Fascista. Le iscrizioni al Partito aumentarono a dismisura quando, il 29 marzo 1928, si decise che gli iscritti al PNF avrebbero avuto la precedenza nelle liste di collocamento (più antica era l'affiliazione, più si "scalavano" le graduatorie)[4].

Quasi due anni esatti dopo, il 28 marzo 1930, si decretò che per poter svolgere gli incarichi scolastici di alto livello (presidi e rettori) bisognava essere tesserati almeno da cinque anni. Il 3 marzo del 1931 le iscrizioni furono sospese per circa un anno; questo dato fa intuire che molte furono le adesioni al Partito Fascista dettate esclusivamente da interesse[5][6]: contro di esse si mosse il segretario Giovanni Giuriati, attivista anti-corruzione che, forse proprio per questa spinta "moralizzatrice", venne destituito dal Duce dopo pochi mesi[7]. Un ruolo educativo fu proprio dall'Istituto Fascista di Cultura, attualmente Università Popolare degli studi di Milano, che fu convertita da Università Popolare di Milano a Scuola Fascista, che in durante tutto il periodo diede formazione e cultura fascista.

Nel 1930 furono creati i Fasci giovanili di combattimento. Gli anni Trenta furono caratterizzati dalla segreteria di Achille Starace, "fedelissimo" di Mussolini e uno dei pochi gerarchi fascisti provenienti dal sud Italia, che lanciò una campagna di fascistizzazione del paese fatta di cerimonie oceaniche e creazione di organizzazioni volte a inquadrare il paese e il cittadino in ogni sua manifestazione (sia pubblica sia privata). Al fine di irregimentare anche i movimenti giovanili Starace portò sotto il controllo diretto del PNF sia l'Opera Nazionale Balilla (ONB) sia i Fasci Giovanili che furono sciolti e fatti confluire nella nuova Gioventù Italiana del Littorio (GIL).

Il 27 maggio 1933 l'iscrizione al PNF è dichiarata requisito fondamentale per il concorso a pubblici uffici; il 9 marzo 1937 diventa obbligatoria se si vuole accedere a un qualunque incarico pubblico e dal 3 giugno 1938 non si può lavorare se non si ha la tanto conclamata tessera: è chiaro quindi che gli iscritti si contino a milioni ma che tra questi i "tiepidi" e i "freddi" verso il regime siano moltissimi[8]. Nel 1939 Ettore Muti avvicenda Starace alla guida del partito e tale fatto testimonia l'aumento dell'influenza di Galeazzo Ciano[9].

A partire dal 1937 il segretario nazionale del PNF assurse a rango di ministro di Stato[10]. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale Mussolini tenta di militarizzare il partito ordinando il giorno di Capodanno del 1941 la mobilitazione generale di tutti i quadri del PNF. Nel periodo in cui le operazioni belliche volgono verso il peggio, in molti perdono la fiducia verso il regime fascista: anche nell'organo politico principale monta una critica, seppur latente e oscura[11], a cui il Duce tenta di dare una spallata nominando il ventisettenne Aldo Vidussoni segretario del PNF (26 dicembre 1941).

La mossa, dettata dal fatto che i giovani sono rimasti i più accesi sostenitori del governo, si rivela catastrofica[12] e il 19 aprile 1943 il giovane friulano viene sostituito da Carlo Scorza. Il partito si dissolse il 27 luglio 1943 quando, in seguito alla votazione dell'ordine del giorno Grandi (25 luglio), Mussolini venne arrestato dai Regi Carabinieri, decretando la fine del regime fascista e, due giorni dopo, lo scioglimento del PNF da parte del nuovo governo di Pietro Badoglio. Liberato dai tedeschi il 10 settembre, Mussolini costituì il 13 settembre il nuovo Partito Fascista Repubblicano (PFR) e costituì la Repubblica Sociale Italiana (RSI), nella parte d'Italia occupata dai tedeschi. Segretario del PFR fu nominato il 15 settembre Alessandro Pavolini. A Milano era già stato ricostituito il 13 settembre da Aldo Resega, che ne fu anche il primo commissario federale. Il PFR cessò la sua esistenza con la morte di Mussolini e con la fine della RSI, il 28 aprile del 1945.

Adunate o Congressi Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso Nazionale - Firenze, 9-10 ottobre 1919 (come FIC)
  • II Congresso Nazionale - Milano, 24-25 maggio 1920 (come FIC)
  • III Congresso Nazionale - Roma, 7-10 novembre 1921 (come FIC)
  • IV Congresso Nazionale - Roma, 21-22 giugno 1925[13][14][15][16]

La numerazione dei congressi del PNF proseguì quella dei FIC. Tuttavia nei documenti ufficiali del PNF il congresso del 1925 viene indicato erroneamente come quinto[17], ma non dagli storici né dallo stesso Mussolini[18]. La confusione nasce dal considerare come congresso il convegno fascista all'hotel Vesuvio di Napoli del 24-25 ottobre 1922[19], che ufficialmente era un Consiglio Nazionale[20][21].

Nel 1926 con una modifica allo Statuto del PNF furono aboliti i congressi nazionali.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Organi centrali[modifica | modifica wikitesto]

Organi periferici[modifica | modifica wikitesto]

Segretari del PNF[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazioni del Partito[modifica | modifica wikitesto]

Le organizzazioni del P.N.F. erano l'Opera Nazionale Dopolavoro per i lavoratori, e una serie di organizzazioni che si occupavano della gioventù e ne organizzavano il tempo libero, mirate alla partecipazione e a indottrinare sul fascismo ragazzi e ragazze, con la Gioventù Italiana del Littorio, che nel 1937 sostituì l'Opera Nazionale Balilla e i Fasci giovanili di combattimento. I Gruppi Universitari Fascisti, invece formavano al fascismo gli universitari. La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, inizialmente pensata come milizia del PNF, divenne un corpo di polizia civile a ordinamento militare del Regime.

Movimento giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Segretari[modifica | modifica wikitesto]

Il comandante generale dei FFGGCC e della GIL diviene il segretario nazionale del PNF protempore.

Istituzioni Culturali[modifica | modifica wikitesto]

Istituto di Cultura Fascista[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto Nazionale di Cultura Fascista (INCF) fu fondato nel 1925; fu alle dirette dipendenze del Segretario del Partito e fu sottoposto all'alta vigilanza di Mussolini. L'INCF fu eretto ente morale il 6 agosto 1926, con sede a Roma, e aveva lo scopo di promuovere e coordinare gli studi sul fascismo, di tutelare e diffondere, in Italia e all'estero, gli ideali, la dottrina del fascismo e la cultura italica attraverso corsi e lezioni, pubblicazioni, libri, e di promuovere la propaganda in tal senso.

Fu retto da un Consiglio d'Amministrazione così composto:

  • Presidente, nominato da Mussolini su proposta del segretario del PNF;
  • 4 vice presidenti, nominati da Mussolini su proposta del segretario del PNF;
  • 14 consiglieri, nominati dal segretario del P.N.F. su proposta del presidente dell'istituto stesso.

Accademia d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Sempre nel 1926 fu fondata la Reale Accademia d'Italia con il compito di "promuovere e coordinare il movimento intellettuale italiano nel campo delle scienze, delle lettere e delle arti".

Littoriali[modifica | modifica wikitesto]

I Littoriali erano manifestazioni culturali, artistiche, sportive e del lavoro svoltesi in Italia tra il 1932 e il 1940. Erano organizzati dalla Segreteria nazionale del Partito Nazionale Fascista, di concerto con la Scuola di Mistica Fascista.

Scuola di mistica fascista[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1930 fu fondata a Milano la Scuola di mistica fascista Sandro Italico Mussolini, da Niccolò Giani, con il sostegno di Arnaldo Mussolini. Si poneva l'obiettivo di forgiare la futura classe dirigente del PNF e realizzare un completamento educativo per gli studenti iscritti ai Gruppi Universitari Fascisti.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni del 1924[modifica | modifica wikitesto]

Nelle elezioni del 1924 si formò la Lista Nazionale inserendo anche esponenti del Partito Liberale Italiano e della destra moderata. Inoltre fu presentata una "lista civetta", Partito Nazionale Fascista bis che raccolse 347.552 voti (4,9 %) e 19 seggi alla Camera dei deputati.

Elezioni del 1929[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni politiche italiane del 1929.

Nelle elezioni politiche del 24 marzo 1929. La votazione si svolse in forma plebiscitaria. Gli elettori potevano votare SÌ o NO per approvare la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio del Fascismo. I SI ottennero il 98,3%. I NO l'1,56%.

Elezioni del 1934[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni politiche italiane del 1934.

Anche per la XXIX legislatura la votazione si svolse in forma plebiscitaria. Gli elettori potevano votare SÌ o NO per approvare la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio del Fascismo. I SI furono il 99,84%, i NO lo 0,15%.

La Camera dei Fasci[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Nel gennaio 1939 la Camera fu soppressa e l'organo legislativo divenne la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, dove i membri (consiglieri nazionali) non erano eletti, ma nominati o membri di diritto. Fu sciolta il 2 agosto 1943.

Scioglimento[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta del governo Mussolini il 25 luglio 1943, il nuovo governo Badoglio I deliberò lo scioglimento del PNF e delle organizzazioni collaterali due giorni dopo. Il 2 agosto venne emanato il R.D.L. n. 704/1943 che, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 180 del 5 agosto), entrò in vigore il 6[22].

Dalle ceneri del Partito Nazionale Fascista nell'Italia occupata dalla Germania dopo l'8 settembre 1943, nacque il Partito Fascista Repubblicano, annunciato con il discorso di Mussolini a Radio Monaco del 18 settembre. Il partito si costituì al Congresso di Verona del 14 novembre 1943 dove venne approvato il cosiddetto Manifesto di Verona.

Il PNF e la Costituzione della Repubblica italiana[modifica | modifica wikitesto]

La Costituzione della Repubblica Italiana, alla XII delle Disposizioni transitorie e finali[23], stabilisce:

« È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista. »

Nell'immediato dopoguerra, dopo l'amnistia emanata dal ministro della giustizia Palmiro Togliatti, il 26 dicembre 1946 venne fondato il Movimento Sociale Italiano (MSI) in cui confluirono numerose personalità e reduci della ex Repubblica Sociale Italiana ed ex esponenti del regime fascista.

Partiti e movimenti considerati post-fascisti nell'Italia repubblicana[modifica | modifica wikitesto]

(in ordine di comparsa nel panorama politico)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ LEGGE 20 giugno 1952, n. 645. Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione.
  2. ^ Indro Montanelli e Paolo Granzotto, Sommario di storia d'Italia: dall'unità ai giorni nostri, Rizzoli, 1986
  3. ^ legge n. 2693 del 9 dicembre 1928
  4. ^ Francesco Luigi Ferrari, "Il Regime Fascista Italiano", Roma 1983, Edizioni di Storia e Letteratura
  5. ^ Antonio Gambino, Storia del PNF, Sugar, Milano, 1962, pag. 99
  6. ^ Una città fascista solo per interesse (ma tiepida e divisa), Corriere delle Alpi, 16 dicembre 2011
  7. ^ Marco Palla, Mussolini e il fascismo, Giunti, Firenze, 1993, pagg. 64-65
  8. ^ Ottavio D'Agostino e Franco Giannantoni, Sono un fascista, fucilatemi!, Arterigere, Varese, 2004, pag. 149
  9. ^ Voce su Ettore Muti sul Dizionario Biografico degli Italiani
  10. ^ Luigi Ganapini, La repubblica delle camicie nere, Garzanti, Milano 2002, pag 159: "il quale già dal 1937 godeva del rango di ministro di Stato"
  11. ^ Giuseppe Bottai, Diario 1934-1944, Rizzoli, Milano, 1989, pag. 330 (nota del 21 ottobre 1942)
  12. ^ Denis Mack Smith, Mussolini, Milano, Rizzoli, 1990, pag. 454
  13. ^ Antonio Canepa, L'organizzazione del P.N.F., Palermo, Ciuni, 1939, p. 58.
  14. ^ Ricciotti Lazzero, Il Partito nazionale fascista, Milano, Rizzoli, 1985, p. 13.
  15. ^ Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, Roma-Bari, Laterza, 2002, p. 10.
  16. ^ [Renzo De Felice, Mussolini il fascista, II, L'organizzazione dello stato fascista. 1925-1929, Torino, Einaudi, 1968, p. 127 http://books.google.it/books?ei=BJbvUqOiEOOjyQPZxICADg&hl=it&id=5mUZAQAAMAAJ&dq=%22quarto+%28e+ultimo%29%22+congresso+1925&focus=searchwithinvolume&q=%22l%27ultimo+congresso+risaliva+a+quasi+quattro+anni+prima%22]
  17. ^ Partito Nazionale Fascista, Atti del V Congresso Nazionale. Roma, 21-22 giugno 1925, Roma, a cura dell'Ufficio Propaganda del P.N.F., 1925.
  18. ^ Renzo De Felice, Mussolini il fascista, II, L'organizzazione dello stato fascista. 1925-1929, Torino, Einaudi, 1968, p. 127; consultabile qui
  19. ^ La massa fascista ripartita da Napoli
  20. ^ Renzo De Felice, Mussolini il fascista, II, L'organizzazione dello stato fascista. 1925-1929, Torino, Einaudi, 1968, pp. 345-347.
  21. ^ Cinquantamila giorni. Mercoledì 25 ottobre 1922. Mussolini lascia Napoli nel pomeriggio
  22. ^ R.D.L. 2 agosto 1943, n. 704. Soppressione del Partito nazionale fascista
  23. ^ Costituzione della Repubblica Italiana, Sito istituzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Edoardo e Duilio Susmel Opera Omnia di Benito Mussolini, La Fenice, Firenze.
  • Renzo De Felice, Breve storia del fascismo, Mondadori, 2002.
  • Helga Dittrich Johansen, Le militi dell'idea. Storia delle organizzazioni femminili del Partito Nazionale Fascista, Olschki, 2002.
  • Antonio Baglio, Il Partito nazionale fascista in Sicilia. Politica, organizzazione di massa e mito totalitario 1921-1943, Lacaita, 2005.
  • Lorenzo Santoro, Roberto Farinacci e il partito nazionale fascista 1923-1926, Rubbettino, 2008.
  • Matteo di Figlia, Farinacci. Il radicalismo fascista al potere, Donzelli, 2007.
  • Elio e Vittorio Del Giudice, Italiani tutti in divisa, Ermanno Albertelli, 2003.
  • Sergio Vicini, Fasciste, Hobby&Work, 2009.
  • Antonio Gambino, Storia del PNF, Sugar, 1962
  • Mario Missori, Gerarchie e statuti del P.N.F., Bonacci, 1986.
  • Ernesto Zucconi, Divise del P.N.F., 2003.
  • Alessandro Visani, La conquista della maggioranza, Fratelli Frilli, 2004.
  • Lorenzo di Nucci, Lo Stato-partito del fascismo, Il Mulino, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]