Palmiro Togliatti

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Bandiera italiana
Parlamento Italiano
Assemblea costituente
On. Palmiro Togliatti

Luogo nascita Genova
Data nascita 26 marzo 1893
Luogo morte Jalta
Data morte 21 agosto 1964
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione dirigente politico
Partito PCI
Legislatura AC, I, II, III, IV
Gruppo PCI
Coalizione
Circoscrizione
Regione {{{regione}}}
Collegio {{{collegio}}}
{{{mandato}}}
Elezione {{{elezione}}}
Senatore a vita
Nomina {{{nomina_senatore_a_vita}}}
Data nomina {{{data_nomina_senatore_a_vita}}}
Incarichi parlamentari
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Monogramma della Camera dei deputati Parlamento Italiano
Camera dei deputati
On. Palmiro Togliatti
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Palmiro Togliatti (Genova, 26 marzo 1893Jalta, 21 agosto 1964) è stato un politico italiano.

Indice

Biografia

Nacque nel giorno della domenica delle Palme (per tale motivo, fu battezzato Palmiro) da genitori ambedue insegnanti. Fratello del matematico Eugenio, nel 1911 iniziò e compì gli studi di giurisprudenza all'Università di Torino, ove conobbe Antonio Gramsci. Nel 1914 si iscrisse al Partito Socialista Italiano ma, persuaso che l'Italia dovesse completare il processo risorgimentale, fu interventista, distinguendosi dalla maggioranza dei suoi compagni di partito[1]. Fu uno dei membri fondatori e segretario del Partito Comunista Italiano (P.C.I.), del quale fu il rappresentante all'interno del Comintern, ossia dell'organizzazione internazionale dei partiti comunisti. Di questo organismo, Togliatti fu uno degli esponenti più rappresentativi e, dopo che esso fu sciolto (1943) e sostituito dal Cominform (1947), nei primi anni Cinquanta, rifiutò la carica di segretario generale, offertagli direttamente da Stalin, preferendo restare alla guida del partito in Italia.

Ricoprì anche la carica di Ministro di Grazia e Giustizia e di Vice Presidente del Consiglio. Divenne il più importante e indiscusso leader del PCI più che in virtù delle notevoli capacità politiche e dialettiche, come spesso si narra, per la vicinanza e i legami che aveva stretto con Stalin[senza fonte], il capo indiscusso del comunismo mondiale, durante la sua permanenza ininterrotta a Mosca durante gli anni del fascismo. Sicuramente questo legame di fedeltà a Stalin gli conferì un vantaggio competitivo dal punto di vista dei finanziamenti rispetto ad altri leader del PCI.[senza fonte]

Inizio della carriera politica

Togliatti iniziò la sua attività politica nel Partito Socialista Italiano ancora prima dello scoppio della prima guerra mondiale. Interventista, si arruolò volontario nella Croce Rossa Italiana di Torino e prestò servizio presso l'Ospedale Chirurgico "Maria Laetitia" prima, poi presso l'Ospedale Militare di Milano. Dopo la conclusione del conflitto collaborò col giornale L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci a Torino, e nel 1921, a Livorno, fu tra i fondatori del Partito Comunista Italiano. Dopo l'arresto di Gramsci per ordine di Mussolini, Togliatti divenne il membro più autorevole del Partito Comunista, di cui assunse nel 1927 la segreteria, che mantenne fino alla morte.

Dall'esilio al dopoguerra

Restò all'estero dagli anni Trenta ed in particolare in URSS, partecipando attivamente alla politica stalinista (continuando a scrivere opere di propaganda antifascista con lo pseudonimo di Ercole Ercoli) fino al 1944. Durante la guerra civile spagnola, per conto di Stalin, secondo alcune controverse ricostruzioni storiche si occupò dell'eliminazione dei Trotzkisti che si trovavano in Spagna.[senza fonte] Durante la sua permanenza a Mosca collaborò attivamente con la NKVD rendendosi tra l'altro responsabile dell'eliminazione dei membri del Partito Comunista Polacco che si trovavano in Unione Sovietica[senza fonte].

Il 27 marzo di quell'anno rientrò in Italia e promosse la cosiddetta svolta di Salerno, presumibilmente concordata alla partenza da Mosca con Stalin e Dimitrov, con cui i partiti antifascisti si impegnavano a mettere da parte la questione istituzionale (repubblica o monarchia), e che contribuì a rilanciare l'unità dei partiti antifascisti e legittimò il PCI come partito pilastro della nascente democrazia italiana, almeno fino alla fine del periodo costituente.

In questo periodo lascia la moglie Rita Montagnana per la compagna di partito Nilde Iotti.

All'indomani della caduta del fascismo entro' a far parte del governo provvisorio del CLN in qualità di ministro di Grazia e Giustizia. In segno di pacificazione varo' una amnistia per i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi come anche il concorso in omicidio.

Dopo l'uscita dei comunisti dalla maggioranza di governo nel 1947 organizzò insieme al PSI l'opposizione di sinistra alla Democrazia Cristiana, che sfidò nelle elezioni politiche del 1948 con la lista del Fronte Democratico Popolare, che raccolse tuttavia solo il 30,9% dei voti.

L'attentato

Alle 11.30 del 14 luglio 1948 Palmiro Togliatti viene colpito da tre[2] colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata mentre esce da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti.

L'autore dell'attentato a Togliatti è Antonio Pallante, un giovane iscritto al blocco liberale qualunquista, spaventato dagli effetti che la presunta politica filo-sovietica del "Migliore" avrebbe potuto avere sul Paese. I proiettili sparati da una pistola calibro 38 colpiscono il leader del PCI alla nuca e alla schiena, mentre una terza pallottola sfiora la testa dello statista. Ricoverato d'urgenza, Togliatti viene operato dal chirurgo Pietro Valdoni.

Sembra che già pochi istanti dopo il suo ferimento, lo stesso Togliatti raccomandasse alla Iotti, che gli era accanto, di passare parola ai vertici del PCI di non appoggiare in nessun modo i tentativi insurrezionali che sicuramente sarebbero scattati, una volta che si fosse sparsa la notizia dell'attentato.[senza fonte]

Poche ore dopo il ferimento si verificano infatti incidenti a Roma, La Spezia, Abbadia San Salvatore (SI) e morti a Napoli, Genova, Livorno e Taranto nel corso di violentissime manifestazioni di protesta. Gli operai della FIAT di Torino sequestrano nel suo ufficio l'amministratore delegato Vittorio Valletta. Buona parte dei telefoni pubblici non funzionano e si blocca la circolazione ferroviaria. Il democristiano Mario Scelba, ministro degli interni, impartisce disposizioni ai prefetti per vietare ogni forma di manifestazione, e l'intero paese sembra sull'orlo della guerra civile.

La "longa manus" di Stalin si fece sentire[senza fonte] per calmare i dirigenti comunisti più facinorosi, che accarezzano l'idea di cavalcare il moto popolare che si è innescato spontaneamente e al di fuori del loro controllo. Gli accordi di Yalta e la presenza di truppe americane sul territorio italiano sconsigliavano un'insurrezione armata, che non avrebbe avuto alcuna speranza di riuscire.

Nelle ore in cui si attende l'esito dell'intervento chirurgico si diffusero le più diverse voci sullo stato di salute di Togliatti: circola addirittura la notizia della morte del segretario comunista. Il clima politico del paese era caldissimo: soltanto due mesi prima, il 18 aprile 1948, le prime elezioni della storia della repubblica avevano sancito la vittoria della Democrazia Cristiana sul fronte delle sinistre (Partito Comunista e Partito Socialista).

L'operazione a Togliatti andò a buon fine e fu proprio il dirigente del Partito Comunista Italiano a imporre ai membri più importanti della direzione del PCI, Secchia e Longo, di sedare gli animi e fermare la rivolta. L'insurrezione di massa delle organizzazioni militanti comuniste si arresta davanti all'ordine di Togliatti; tradizionalmente si ritiene che abbiano contribuito a moderare gli animi anche le imprese di Gino Bartali, vittorioso al Tour de France.

Durante le proteste la polizia di Scelba uccide una ventina di manifestanti e fa decine di feriti. Nei giorni successivi all'attentato il Paese ritorna alla normalità, grazie alla precisa volontà dei vertici comunisti che si adoperano per recuperare il controllo della base e prevenire nuovi scontri.

Dopo la sconfitta del Fronte

Sotto la sua segreteria, il PCI divenne il più grande partito comunista europeo tra quelli non al potere, il più importante politicamente del mondo occidentale anche se non raggiunse mai un consenso elettorale tale da conquistare il primato tra le forze politiche nazionali. I due maggiori successi elettorali vennero raggiunti soltanto anni dopo, sotto la segreteria di Enrico Berlinguer: il picco massimo di consensi in occasione delle elezioni politiche del 1976 (34,4% alla Camera dei Deputati) e il sorpasso ai danni della DC (33,3% contro 33,0%) alle elezioni del Parlamento europeo del 1984, attribuibile in larga misura alla generale commozione per la recente scomparsa del segretario generale del PCI.

La sua azione, decisiva per il radicamento del PCI nella società italiana ma altrettanto risoluta nel difendere l'URSS ad ogni costo, divenne più autonoma dopo la morte di Stalin nel 1953. Alle elezioni di quell'anno il PCI ottenne il 22,6% dei voti. Man mano che in URSS il nuovo segretario del partito promuoveva la sua linea innovatrice, facendo pace con Tito e denunciando i crimini di Stalin, secondo un'opinione diffusa negli ultimi anni Togliatti assunse una linea a lui ostile, che sarebbe stata abilmente camuffata come ricerca di una "via nazionale" al socialismo. Allo scoppio della rivoluzione ungherese (ottobre 1956), Togliatti tenne a bada il dissenso ed emarginò gli stalinisti più irriducibili, incalzando al tempo stesso i dirigenti del PCUS affinché schiacciassero il "fascismo" che secondo lui era risorto in terra ungherese.

L'azione di rinnovamento svolta da Togliatti in Italia dal marzo 1956 in avanti prese le mosse dal XX Congresso del PCUS e dalle riforme avviate da Chruscev, di cui Togliatti dichiarò ripetutamente di condividere l'impostazione. Alcuni studiosi[senza fonte] vedono in quella strategia un espediente tattico per rimanere al potere, ma non affrontano le ragioni del crescente successo elettorale del PCI. La "via italiana al socialismo" consisteva in una presenza convinta nelle istituzioni rappresentative, abbandonando ogni scorciatoia rivoluzionaria, e al tempo stesso mirava ad accompagnare l'azione istituzionale con l'estensione delle lotte sociali e sindacali. La via italiana al socialismo prevedeva una lunga marcia nelle istituzioni parlamentari per trasformarle progressivamente in senso socialista, conquistando però pacificamente il consenso degli elettori. Si trattava di una profonda modifica del leninismo, che suscitò molte resistenze nei paesi socialisti e anche in URSS.

A dividere Togliatti da Chruscev fu però la denuncia dei crimini di Stalin. Togliatti in una intervista sulla rivista "Nuovi argomenti" nel maggio-giugno 1956 spiegò di non condividere l'attribuzione al solo Stalin dei crimini sovietici, ritenendo che si trattasse di una colpa più vasta che investiva tutto il partito comunista sovietico sin dagli anni Venti. Questa dichiarazione è stata letta in due modi: per alcuni era un modo di difendere Stalin, per altri si trattava di una richiesta al PCUS di andare molto più a fondo nella ricerca delle cause delle "degenerazioni", perché senza affrontare fino in fondo le ragioni politiche dei crimini, il PCUS sarebbe prima o poi ricaduto negli stessi errori. Le posizioni espresse da Togliatti, in ogni caso, non possono essere liquidate come banali, né puramente strumentali, perché furono accompagnate da un profondo rinnovamento del PCI e dalla promozione di una generazione di giovani (Berlinguer, ecc.) che non avevano avuto legami diretti con l'URSS, non avendo dovuto vivere in esilio.[senza fonte]

Togliatti cercò anche di persuadere i sovietici ad adottare una visione più flessibile del leninismo, ma la sua proposta fu respinta alla Conferenza di Mosca del novembre-dicembre 1957. In quell'occasione, Togliatti venne probabilmente messo a conoscenza della decisione presa dal regime fantoccio di Budapest e sottoposta a consultazione con i principali partiti comunisti al potere, di mettere a morte Imre Nagy, il comunista che aveva guidato la rivoluzione dell'anno prima e il cui carattere democratico e pluralista nessuno studioso mette in dubbio.

Nel colloquio bilaterale con János Kádár, Togliatti lo pregò di rinviare l'esecuzione di Nagy a dopo le elezioni politiche italiane, previste per il 25 maggio dell'anno successivo.[senza fonte] L'invito fu accolto, le elezioni politiche italiane non vennero compromesse, anzi il PCI ottenne persino qualche voto in più (22,7%) rispetto alle precedenti consultazioni, e Imre Nagy venne regolarmente impiccato il 16 giugno 1958.

Alle elezioni del 1963 il PCI ottenne il 25,3% dei voti in entrambe le Camere, fallendo tuttavia l'assalto alla maggioranza relativa. Togliatti, che considerava l'allievo Enrico Berlinguer come il suo "delfino" (ossia il suo erede politico), morì a Jalta in URSS (oggi Ucraina) per una emorragia cerebrale. Il 25 agosto, a Roma, si tennero i funerali, con una presenza stimata di un milione di persone e che furono immortalati nel celebre quadro di Renato Guttuso "I funerali di Togliatti".[3]

Si era recato in quella località per trascorrere una breve vacanza con la compagna Nilde Iotti subito dopo un viaggio a Mosca dove aveva discusso con Brežnev (allora numero due del Cremlino) circa l'opportunità di una conferenza internazionale comunista per ricucire i rapporti con la Cina di Mao Zedong, deteriorati da Chruščёv. Alcuni[senza fonte] insistono su quanto ha dichiarato a posteriori un testimone dell'epoca, Enrico Smirnov, interprete ufficiale del PCUS e studioso di affari italiani, secondo il quale Togliatti non condivideva le scelte di Chruščёv ed appoggiava Brežnev alla successione del PCUS.

I rapporti Cina-URSS

Le ricerche condotte sugli archivi del PCI dimostrano che Togliatti stava da alcuni mesi combattendo coi sovietici per impedire la conferenza internazionale che avrebbe dovuto condannare la Cina. Togliatti temeva fortemente la rottura del movimento comunista in due tronconi e fece di tutto per ottenere la cancellazione della conferenza. La documentazione e le testimonianze di Nilde Iotti e di Boffa, il corrispondente de L'Unità a Mosca, sono concordi nel dire che Togliatti polemizzò con Breznev e Ponomariov, che invece volevano la condanna dei cinesi. Il Memoriale di Yalta, il documento che Togliatti aveva appena finito di scrivere quando fu colto dall'emorragia cerebrale, criticava la politica estera sovietica e il modo di impostare i rapporti coi cinesi, ma al tempo stesso ribadiva la fede del PCI nel socialismo.

Aspetti controversi

Togliatti a comizio

Rapporti con Stalin e l'URSS

  • Alla morte di Stalin, Togliatti lo commemorò alla Camera dei Deputati (6 marzo 1953) affermando che: «Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell'azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano [...]»[4] per poi adeguarsi alle conclusioni del XX Congresso del PCUS (quello che lanciò il processo di destalinizzazione) dichiarando (L'Unità del 15 marzo 1956): Stalin divulgò tesi esagerate e false, fu vittima di una prospettiva quasi disperata di persecuzione senza fine, di una diffidenza generale e continua, del sospetto in tutte le direzioni.
  • Nel gennaio 1943 il dirigente comunista Vincenzo Bianco scriveva a Togliatti chiedendogli di intercedere presso le autorità sovietiche per evitare la morte dei prigionieri italiani in Russia. Togliatti rispose che "la nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso l'Unione Sovietica è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero di prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da ridire. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, e il più efficace degli antidoti. .. T'ho già detto: io non sostengo affatto che i prigionieri di guerra si debbano sopprimere, tanto più che possiamo servircene per ottenere certi risultati in un altro modo, ma nelle durezze oggettive che possono provocare la fine di molti di loro, non riesco a vedere altro che la concreta espressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia." [1]. Nel 1992 lo storico Franco Andreucci rinvenne a Mosca una copia della lettera che, inizialmente pubblicata in Italia dal settimanale Panorama con grande clamore [5], fu al centro di lunghe polemiche perché si scoprì in seguito che nella versione pubblicata Hegel veniva definito "divino" mentre nell'originale solo "vecchio".Un errore di traduzione di piccola importanza[senza fonte] ma che bastò agli eredi del PCI per polemizzare. [6].
  • Negli anni successivi avrebbe più volte affermato di non essere stato a conoscenza dei crimini di Stalin (vedi Kulaki, Holodomor e Gulag). Tuttavia, nella sua biografia scritta da Marcella e Maurizio Ferrara si può leggere questa sua dichiarazione, riferita ai fatti in oggetto: Ho avuto la fortuna di essere stato partecipe, di essermi trovato al centro di un lavoro di eccezionale importanza sotto la guida diretta di Stalin.[senza fonte]
  • Nel corso del 1956, dopo il XX Congresso del PCUS, Togliatti criticò il modo in cui Khruščёv condusse la critica al "culto della personalità" di Stalin. In un'intervista sulla rivista "Nuovi argomenti" propose in modo molto cauto e per certi versi ambiguo una revisione più profonda della storia dell'URSS, secondo cui andavano cercate nel PCUS degli anni Venti le radici di squilibri manifestatisi con la pianificazione guidata da Stalin. Al tempo stesso rimase nell'alveo dei fedeli di Mosca e condannò la rivolta di Poznan e quella di Budapest nel 1956, ritenendole pericolose per la stabilità e le prospettive del socialismo. Vide però negli errori dei partiti al potere le cause delle rivolte, criticando la tesi secondo cui esse avessero matrici "esterne" al socialismo.
  • A partire dalla sollecitazione lanciata nell'ottobre 1986 dall' illustre storico magiaro-francese François Fejto, sono stati trovati i documenti inediti che comprovano al di là di ogni ragionevole dubbio l'accusa che egli abbia sollecitato l'intervento armato sovietico contro la rivoluzione ungherese [7]. Inoltre nel 1957 alla I Conferenza mondiale dei partiti comunisti tenuta a Mosca egli votò, insieme agli altri leaders comunisti a favore della condanna a morte dell'ex presidente del Consiglio ungherese Imre Nagy e del generale Pal Maleter, ministro della Difesa, arrestati con due diverse imboscate l'anno prima dalle truppe sovietiche d'occupazione, rispettivamente il 3-11 nel quartier generale sovietico di Tokol e il 22-11 appena uscito dall' ambasciata jugoslava con il salvacondotto del governo Kadàr, con l'accusa di aver aperto «la strada alla controrivoluzione fascista». La condanna a morte sarebbe stata sancita l'anno successivo, alla Conferenza mondiale dei partiti comunisti, e non è certo solo colpa di Togliatti, ma soprattutto di pressioni della Cina. Ma ciò che è affermato dallo stesso Kadàr in un verbale di riunione del CC del POSU, il partito comunista ungherese, del 29 novembre 1957, pubblicato dall' Archivio Nazionale Ungherese di Budapest nel 1997 in volume coi verbali del CC del POSU del biennio 1957-58, tradotto da Argentieri in Federigo ArgentieriUngheria 1956, op. cit.,pp. 142-46, testimonia ampiamente l'accusa secondo cui Togliatti avrebbe ottenuto di spostare quelle ingombranti esecuzioni capitali a dopo le elezioni politiche italiane del 25 maggio 1958, perché il PCI non ne fosse troppo danneggiato, come già riportato sopra. Infatti esse furono eseguite il 16 giugno 1958.</ref>.
  • Nel corso del XVI Congresso del Partito comunista dell'Unione Sovietica, tenutosi a Mosca nel 1930, quando in Italia governava ancora Mussolini, dalla pag. 185 del resoconto stenografico emerge questa dichiarazione di Palmiro Togliatti: «È per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere dieci volte più del migliore italiano».[8]

Tito e la Jugoslavia

Significativo è anche il rapporto con Tito e la gestione della questione triestina, che mostra una continua e completa sintonia con Mosca:

  1. Tra il 1945 ed il 1948 il PCI esalta Tito, che definisce il nuovo Garibaldi, e solidarizza con lui fino ad appoggiare le sue pretese sulla Venezia Giulia. Il 7 novembre 1946 Palmiro Togliatti va a Belgrado e rilascia a L'Unità la seguente dichiarazione: Desideravo da tempo recarmi dal Maresciallo Tito per esprimergli la nostra schietta e profonda ammirazione...
  2. Tra il 1948 ed il 1956, dopo la condanna del Cominform, il PCI si allinea immediatamente e L'Unità del 29 giugno 1948 pubblica: La direzione del Partito Comunista Italiano, udito il rapporto dei compagni Togliatti e Secchia, esprime all'unanimità la propria approvazione completa e senza riserve delle decisioni del Cominform... Durante questo periodo Tito viene criticato in modo assai veemente dal PCI, e i seguaci del maresciallo chiamati spregiativamente titini.
  3. Nel 1956 il vento cambia. Khruščёv si reca a Belgrado riabilitando Tito affermando: deploriamo ciò che è avvenuto e respingiamo tutti gli errori accumulati in questo periodo...
Il PCI si adegua immediatamente ed in occasione di un nuovo viaggio di Palmiro Togliatti a Belgrado, L'Unità del 28 maggio 1956 pubblica un'intervista in cui il segretario afferma: (...) Scopo della mia visita a Belgrado è di riannodare relazioni regolari con i comunisti jugoslavi dopo la grave frattura provocata dall'erronea decisione del Cominform (...).

Curiosità

  • Nel 2007 è stata intitolata in suo nome, in quanto posta all'intersezione con viale Palmiro Togliatti, una stazione della ferrovia regionale di Roma, FR2, chiamata appunto, Stazione di Roma Palmiro Togliatti.
  • Togliatti ha sempre sostenuto la sua "juventinità".
  • In Russia esiste una città chiamata Togliatti (тольятти). Fu l'unica città dedicata ad un dirigente comunista dell'occidente. Ciò avvenne perché la città fu creata intorno allo stabilimento automobilistico della Lada, allestito dalla Fiat. Ha resistito ai cambiamenti toponomastici avvenuti negli anni '90 e ancora oggi mantiene il nome attribuitole in epoca sovietica in onore del politico italiano. In Italia è erroneamente nota come Togliattigrad.

Note

  1. ^ La Storia siamo noi, Biografie
  2. ^ Secondo AA.VV., Storia d'Italia, DeAgostini 1991, Pallante esplose due colpi di rivoltella contro il segretario del PCI. L'episodio è rivissuto anche nel film Una vita difficile di Dino Risi.
  3. ^ Funerale di Togliatti
  4. ^ Camera dei Deputati, Discussioni in Assemblea (resoconti stenografici), Seduta di Venerdì 6 marzo 1953, p. 46858.
  5. ^ a Togliatti servivano i morti in Russia
  6. ^ le parti mancanti. il " vecchio " Hegel non e' " divino "
  7. ^ Lettera di Togliatti del 30 ottobre 1956 al CC del PCUS pubblicata su La Stampa l' 11 settembre 1996. Riportata anche in:
    • Csaba Bekes, Malcom Byrne, Janos M. Rainer (eds.), The 1956 Hungarian Revolution: A History in Documents, Central European University Press, Budapest-New York 2002, p. 294;
    • Adriano Guerra, Comunismi e Comunisti, Dedalo, Bari 2005, pp. 190-91;
    • Federigo Argentieri Ungheria 1956. La rivoluzione calunniata, Marsilio, Venezia 2006, pp. 135-36.
    La più recente e documentata biografia togliattiana, quella di Agosti citata in Bibliografia, riedita nel 2003, quindi dopo la pubblicazione della citata lettera, nelle pagine 450-56 dedicate agli avvenimenti ungheresi, la ignora in modo inspiegabile, riportando però un brano di una lettera pensosa e dubitativa, quanto inefficace sul piano pratico, del 29 ottobre all' editore Giulio Einaudi. Quindi è molto significativo che la sera del 30 ottobre, quando nella direzione del PCI Togliatti enuncia il celebre principio: "Si sta con la propria parte anche quando questa sbaglia", egli ha già scritto ai sovietici, all'insaputa di tutti gli altri dirigenti.
  8. ^ Citato in: Paolo Granzotto, tratto da «Il Giornale» del 1º maggio 2002. Riportato il 21 febbraio 2007.

Opere

  • Rinnovare l'Italia. Roma, l'Unità, 1946.
  • Tre minacce alla democrazia italiana. Roma, Rinascita, 1948.
  • Pace e guerra. Milano, Milano-Sera, 1949.
  • Gramsci. Milano, Milano-Sera, 1949.
  • La lotta dei comunisti per la liberta, la pace, il socialismo. Roma, Edizioni di cultura sociale, 1955.
  • Il 20° Congresso del P.C.U.S.. Roma, Editori Riuniti, 1956.
  • Discorsi alla Costituente. Roma, Editori Riuniti, 1958.
  • Sul movimento operaio internazionale. Roma, Editori Riuniti, 1964.
  • L'emancipazione femminile. (Prefazione di Luigi Longo). Roma, Editori Riuniti, 1965.
  • Il Partito comunista italiano. (Prefazione di Giorgio Napolitano). Roma, Editori Riuniti, 1970.
  • Discorsi ai giovani. (Prefazione di Enrico Berlinguer). Roma, Editori Riuniti, 1971.
  • La via italiana al socialismo. Roma, Editori Riuniti, 1972.
  • Momenti della storia d'Italia. Roma, Editori Riuniti, 1973.
  • Il Partito. Scritti e discorsi. Edizioni Stampa e Propaganda del PCI, 1973
  • La politica culturale. Roma, Editori Riuniti, 1974.
  • Comunisti, socialisti, cattolici. Roma, Editori Riuniti, 1974.
  • Opere scelte. (a cura di Gianpasquale Santomassimo). Roma, Editori Riuniti, 1974.
  • Da radio Milano-libertà. (Introduzione di Gerardo Chiaromonte). Roma, Editori Riuniti, 1974.
  • Scritti sul centrosinistra 1958-1961. Firenze, CLUSF, 1975.
  • Palmiro Togliatti: i corsivi di Roderigo. Interventi politico-culturali dal 1944 al 1964. (Scelti da Ottavio Cecchi, Giovanni Leone, Giuseppe Vacca). Bari, De Donato, 1976.
  • 1: Discorsi parlamentari (1946-1951). Roma, Camera dei deputati, 1984.
  • 2: Discorsi parlamentari (1952-1964). Roma, Camera dei deputati, 1984.
  • La formazione del gruppo dirigente del Partito comunista italiano nel 1923-1924. Roma, Editori Riuniti, 1984.
  • Per la Sicilia Scritti e discorsi. Verona, Edizioni del Paniere P. Milani, 1985.
  • Il memoriale di Yalta. Palermo, Sellerio, 1988.
  • Scritti su Gramsci. Roma, Editori Riuniti, 2001. ISBN 88-359-5018-X.

L'opera omnia di Togliatti è disponibile in:

  • Opere. Roma, Editori Riuniti, 1967-1984. Comprende:
1: 1917-1926. (A cura di Ernesto Ragionieri). 1967.
2: 1926-1929. (A cura di Ernesto Ragionieri). 1972.
3.1: 1929-1935. (A cura di Ernesto Ragionieri). 1973.
3.2: 1929-1935. (A cura di Ernesto Ragionieri). 1973.
4.1: 1935-1944. (A cura di Franco Andreucci e Paolo Spriano). 1979.
4.2: 1935-1944. (A cura di Franco Andreucci e Paolo Spriano). 1979.
5: 1944-1955. (A cura di Luciano Gruppi). 1984. ISBN 88-359-2736-6.
6: 1956-1964. (A cura di Luciano Gruppi). 1984. ISBN 88-359-2778-1.

Opere a cura di Togliatti

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Predecessore: Segretario del PCI Successore:
Antonio Gramsci 1927 - 1934 Ruggero Grieco I
Ruggero Grieco 1938 - 1964 Luigi Longo II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Antonio Gramsci {{{data}}} Ruggero Grieco
Predecessore: Vicepresidente del Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia Successore:
Giuseppe Spataro 12 dicembre 1944 - 21 giugno 1945 Pietro Nenni I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giuseppe Spataro {{{data}}} Pietro Nenni
Predecessore: Ministro della Giustizia del Regno d'Italia Successore:
Umberto Tupini 21 giugno 1945 - 1º luglio 1946 Fausto Gullo (Ministro della Giustizia della Repubblica italiana) I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Umberto Tupini {{{data}}} Fausto Gullo (Ministro della Giustizia della Repubblica italiana)
Strumenti personali