Rocca delle Caminate

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Coordinate: 44°06′59″N 12°00′01″E / 44.116389°N 12.000278°E44.116389; 12.000278

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La Rocca delle Caminate è un castello situato su una collina, a 356 metri di altitudine, nel comune di Meldola, a 4 km di distanza da Predappio e a 16 da Forlì. La sua fama deriva dal fatto di essere stata residenza estiva di Benito Mussolini negli anni trenta.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Rocca delle Caminate come appariva a metà dell'Ottocento. Tratto da un dipinto di Romolo Liverani
Rocca delle Caminate come appariva sul finire dell'Ottocento
Rocca delle Caminate dopo i restauri degli anni venti. In cima alla torre si trovava il faro, e sopra questo si può intravedere svettare un fascio

Probabilmente eretta sui resti di un fortilizio romano, le prime attestazioni del Castrum Caminate, nominato anche Caminatari o Montis Tetti sono del 997 quando risultava soggetto ad Ambrone delle Caminate. Nel 1120 era in possesso dei Belmonti i quali, ribellatisi all'autorità imperiale, furono costretti a fuggire quando Corrado II venne a distruggere il castello. Ricostruito l'anno seguente da Guglielmo Belmonti, fu nuovamente preso e distrutto dai forlivesi nel 1212. L'anno successivo, gli stessi forlivesi provvidero a ricostruirlo. Rinaldo Belmonte riuscì ad approfittare di una situazione favorevole, e riuscì a riconquistarlo nel 1235. Non potendo tollerare tale oltraggio, una successiva spedizione di forlivesi, aiutati da faentini, portò alla conquista e all'ennesima distruzione della rocca.

Nuovamente ricostruito nel 1248, il castello fu, nel 1380, affidato a Sinibaldo Ordelaffi che ne fece migliorare le fortificazioni. Così, nel 1387, Sinibaldo riuscì a resistere all'attacco portato da Giovanni Ordelaffi che aveva intenzione di spodestare il proprio fratello dalla signoria di Forlì.

Ritornato ancora in possesso dei Belmonti, nel 1395 fu assediato da Francesco Ordelaffi che riuscì a espugnarlo.

Nel 1407 ne era proprietario il Comune di Forlì il quale lo perse per opera dei Malatesta e da questi fu reso ai Belmonti; Belmonte Belmonti lo restituì nuovamente ai Malatesta che nel 1417 lo cedettero a Carlo di Montealboddo.

Nel 1424, per ordine dei Visconti, Angelo della Pergola riuscì a occupare la rocca, ma per breve periodo, perché già nel 1433 le fonti descrivono come la fortezza fosse proprietà di Antonio Ordelaffi. Nel 1435 l'Ordelaffi ne perdeva il possesso nuovamente per mano di Angelo della Pergola, assoldato direttamente dalla Santa Sede. Lo Stato Pontificio decise di affidarlo ai Belmonti i quali però la persero nel giro di breve tempo per opera dei forlivesi che, nel 1438, a loro volta la persero per opera di Roberto Malatesta. Passò quindi nel 1441 a Domenico Malatesta e nel 1468 a Pino III Ordelaffi che decise di raderla al suolo. Passata sotto dominio francese nel 1494, ne fu di seguito decisa la riedificazione e i Forlivesi la tennero fino al 1503, anno durante il quale fu conquistato da Venezia. Il dominio veneziano non fu mai accettato di buon grado da nessuna delle parti che lottavano per il suo possesso e nel 1508 passò definitivamente sotto la sovranità della Santa Sede che la affidò ai conti Pio di Carpi.

A fine Cinquecento la rocca fu possesso degli Aldobrandini, Pamphili per essere poi, a fine ottocento, proprietà, per enfiteusi, della famiglia Baccarini di Forlì.

Una forte scossa di terremoto nel 1870 la danneggiò gravemente mentre l'incuria e l'abbandono dei 50 anni successivi ne peggiorarono le condizioni.

Rocca delle Caminate nel 1939.
Foto E. Zoli Forlì

Negli anni fra il 1924 e il 1927, la rocca fu oggetto di un radicale restauro finanziato da un prestito littorio, ovvero una sottoscrizione indetta fra i cittadini della Romagna, per poi essere donata a Benito Mussolini che la elesse sua residenza estiva. Sulla torre, riedificata, venne installato un faro che emetteva un fascio di luce tricolore con una potenza di 8000 candele, visibile a oltre 60 km di distanza, a indicare la presenza del Duce all'interno della rocca[1].

Il 28 settembre 1943, a Rocca delle Caminate si tenne, presieduto da Mussolini, il primo consiglio dei ministri di quella che sarà la repubblica sociale di Salò, per nominare i responsabili del nuovo governo repubblicano fascista.

Durante la repubblica sociale di Salò fu luogo di inenunciabili torture verso i partigiani. In quelle circostanze vi perse la vita Antonio Carini (detto Orsi), morto il 13 marzo 1944.

Della fortezza originaria databile all'XI secolo non restanno che le fondamenta e qualche muro, mentre della fortezza ricostruita dai forlivesi all'inizio del Cinquecento restano i bastioni e alcuni camminamenti. La riedificazione voluta negli anni venti, avvenuta arbitrariamente e senza rispettare l'innesto delle strutture precedenti, ne ha stravolto la struttura originaria e ne ha fatto perdere le peculiarità che comunque manteneva anche dopo i danni arrecati dal terremoto.

L'origine del nome[modifica | modifica sorgente]

Sono state fatte due ipotesi sull'origine del nome dato alla Rocca. Secondo la prima, le Caminate sarebbero i cammini di ronda che contornavano le mura dell'antico fortilizio; secondo un'altra ipotesi, invece, il nome deriverebbe dall'elevato numero di stanze caminate, cioè provviste di camino, quindi riscaldate.

La Rocca oggi[modifica | modifica sorgente]

Oggi la Rocca è di proprietà della provincia di Forlì-Cesena. Vi si tengono ogni anno un palio rievocativo delle lotte fra le famiglie Belmonti, Malatesta e Ordelaffi e una rassegna di arti medievali (tiro con l'arco, falconeria, scherma medievale). È inoltre sede di arrivo dell'annuale cronoscalata automobilistica Predappio-Rocca delle Caminate, valida per la Coppa Italia Montagna Nord.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carlo Grigioni. Le vie d'Italia, Touring Club Italiano, 1929

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV. Rocche e Castelli di Romagna volume 2, Edizioni Alfa, Bologna 1971
  • Ettore Casadei, La città di Forlì e i suoi dintorni, Società Tipografica Forlivese, Forlì 1928
  • Luciana Prati e Ulisse Tramonti (a cura di), La città progettata: Forlì, Predappio, Castrocaro - Urbanistica e architettura fra le due guerre, Comune di Forlì 1999
  • Marino Mambelli, Per strada - appunti di toponomastica forlivese, Comune di Forlì, Il Ponte Vecchio, Cesena 2004

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