Fatti di Sarzana

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Con l'espressione fatti di Sarzana si fa riferimento ad uno scontro armato avvenuto tra squadre d'azione fasciste e carabinieri del Regio Esercito nella città di Sarzana e alle seguenti violenze che subirono i primi da parte della popolazione civile e degli arditi del popolo.
I fatti di Sarzana rappresentarono uno dei pochi episodi di resistenza armata all'ascesa del fascismo in Italia. L'insieme degli avvenimenti provocò quattordici caduti tra i fascisti e un militare di fanteria del presidio cittadino.

All'alba del 21 luglio 1921 nella città di Sarzana, all'epoca in Provincia di Genova e attualmente in provincia della Spezia, giunse una colonna di circa 300[1] squadristi comandati da Amerigo Dumini, con l'obbiettivo di assaltare la Fortezza Firmafede per liberare alcuni fascisti che vi erano incarcerati, in seguito all'arresto per detenzione di armi,[2] fra cui il fondatore del fascio di combattimento carrarese Renato Ricci. I carabinieri e i militari di stanza nella città fronteggiarono i fascisti. Nel corso delle trattative un colpo di fucile diede vita ad una sparatoria che causò cinque morti tra i fascisti e uno tra i militari del presidio. Una parte dei fascisti si disperse nelle campagne dove alcuni, dopo essere stati catturati, furono trucidati dagli Arditi del Popolo, talvolta affiancati dai contadini del posto.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nell'autunno 1920 alla Spezia, Sarzana e altri comuni della zona, in vista delle elezioni amministrative, tutti i partiti antisocialisti, con l'eccezione del Partito Popolare, si coalizzarono nei Blocchi Nazionali assumendo il nome di Comitato di concentrazione democratica. In essi confluirono anche i fasci di combattimento. I Blocchi prevalsero sugli avversari socialisti in quasi tutti i comuni della provincia interessati al voto tra cui il capoluogo La Spezia e i socialisti prevalsero solamente a Sarzana, Santo Stefano di Magra e Ortonovo.[3] A Sarzana, il 17 novembre, il sindaco neo-eletto Pietro Arnaldo Terzi durante i festeggiamenti fece esporre dal balcone del Comune la bandiera rossa al posto del tricolore.[4]

Renato Ricci con la sua squadra carrarese

Il movimento fascista locale cominciò ad espandersi principalmente agli inizi del 1921. Una nota della Prefettura di Genova ne attesta la presenza principalmente a La Spezia con 700 iscritti e a Sarzana.[5] Gli scontri tra fascisti e socialisti a livello nazionale,[6] allarmarono anche la neocostituita giunta di Sarzana dove il consigliere socialista Zappa dichiarò durante la seduta: se il fascismo intendesse colpire Sarzana, occhio per occhio, dente per dente, alla violenza altrui sapremo opporre oggi, domani e sempre la nostra.[7] I primi scontri avvennero alla Spezia il 23 febbraio quando i partecipanti a una manifestazione nazionalista furono percossi dai socialisti e il 26 febbraio quando i fascisti intervenuti per impedire un comizio del deputato Francesco Misiano furono respinti[8] Il giorno seguente in Sarzana, a seguito di un diverbio che vide contrapposti fascisti a socialisti, dalla Camera del lavoro fu aperto il fuoco contro le guardie regie intervenute per sedare la rissa ferendone due.[9] Imposta la cessazione dall'intervento dei Carabinieri si procedette alla perquisizione della Camera confederale e all'arresto dei presunti responsabili.[10]. A seguito di questo scontro fu proclamato lo sciopero generale in città.

Il 13 maggio, si costituì ufficialmente a Carrara il Fascio di combattimento retto da alcuni reduci fiumani tra cui Renato Ricci. In vista delle elezioni politiche italiane del 1921 del 15 maggio si riproposero gli stessi schieramenti delle precedenti elezioni amministrative. I Blocchi Nazionali vinsero nuovamente a La Spezia mentre a Sarzana trionfarono di nuovo i socialisti. A Sarzana, l'amministrazione socialista proclamò il Soviet e decretò "cattivo" il pane in vendita in città contestandone il rincaro. Ma il 29 maggio la questione sfuggì di mano ai dirigenti del PSI e, da parte della folla in tumulto, avvennero sottrazioni di generi alimentari nei negozi, ma anche furti di scarpe e vestiario in abitazioni private.[11][12]

Tra il 29 maggio ed il 5 giugno 1921 la città della Spezia fu occupata a due riprese dagli anarchici. Il 4 giugno numerosi anarchici assaltarono la polveriera di Vallegrande riuscendo a sopraffare i marinai di guardia. Il saccheggio fu impedito dall'opposizione del carabiniere Leone Carmana che fatta richiudere la porta alle proprie spalle la difese dagli assalitori fino al sopraggiungere delle guardie regie. Il 5 giugno le guardie regie riuscirono a riprendere il controllo della situazione.

La spedizione di Renato Ricci[modifica | modifica sorgente]

Lapide posta sul luogo dell'uccisione di Luigi Gastardelli

Il 12 giugno 1921, in occasione dell'inaugurazione di un fascio di combattimento a Pontremoli, organizzata dal capo squadrista fiorentino Dino Perrone Compagni, una squadra fascista di passaggio, comandata da Renato Ricci, sostò a Sarzana. Le guardie regie, al comando del Vice commissario di polizia Gioia, temendo il contatto con i militanti socialisti intervennero piantonando gli squadristi. Ma dei colpi di rivoltella esplosi in una via adiacente fecero accorrere i fascisti rimasti sulle vetture.[13] Questi ultimi iniziarono a rivolgere minacce verso le persone apparse alle finestre così per evitare che la situazione degenerasse il tenente dei carabinieri Nicodemi, sopraggiunto nel frattempo, decise di accompagnare i fascisti in caserma e di procedere al sequestro dei mezzi con i quali erano giunti[14] I fascisti rimasti sui camion si opposero mostrando anche le armi ma accettando di recarsi in caserma. Nel frattempo un fascista che si era attardato fu colpito al capo con due bastonate.[15] Ciò scatenò la reazione dei fascisti che guidati da Ricci, ruppero il cordone di polizia e sciamarono in città. Individuato un uomo armato di fucile ne tentarono l'inseguimento[16] e, temendo agguati, sparando nelle vie laterali. Un colpo di pistola ferì mortalmente l'operaio Luigi Gastardelli, che estraneo ai fatti, stava rincasando. Solo minacciando il ricorso alle armi le forze dell'ordine riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a far ripartire i fascisti.[17][18]

Nel frattempo a Roma 27 giugno 1921 si costituirono gli Arditi del popolo che a La Spezia in breve tempo arrivarono a contare circa 200 militanti. Quasi tutti appartenenti alla classe operaia. Una sezione fu costituita anche a Sarzana. Il 5 luglio gli iscritti al fascio di Sarzana sentendosi minacciati dai socialisti e dai comunisti scrissero una lettera al fascio di La Spezia chiedendo sostegno.[19][20]

Pietro Procuranti, muratore, già nazionalista e iscritto al fascio di Massa fu ucciso a colpi di rivoltella il 15 luglio 1921

Il 15 luglio, a Tendola di Lunigiana, frazione di Fosdinovo fu ucciso a colpi di rivoltella il nazionalista Pietro Procuranti. Due giorni dopo, il 17 luglio si tennero i funerali. Una squadra fascista, proveniente da Carrara e guidata da Renato Ricci, dopo il funerale, si diresse a Monzone, paese natale di Procuranti e dove avrebbe dovuto tenersi un comizio del comunista Del Ranco. A Monzone i fascisti assaltarono la cooperativa cittadina e negli scontri che seguirono furono uccisi i comunisti Dino Rossi e Primo Garfagnini. Lungo la strada di ritorno uno dei camion guidati dai fascisti, giunto presso Santo Stefano di Magra si dovette fermare a causa di un guasto a motore, nel corso della sosta i fascisti furono oggetto di colpi di fucile che ne ferirono diversi.[21] A questo punto l'abitato fu assaltato e nel corso dell'azione ci furono diversi feriti e due vittime (Luigi Del Vecchio e Edoardo Vannini[22]). Ripartiti, in località "tiro a segno", fu ancora ferito mortalmente Silvio Spadaccini che estraneo ai fatti stava rientrando dalla pesca.[23][24]).

Sulla strada del ritorno gli squadristi, furono bloccati dai carabinieri agli ordini del tenente Vinci Nicodemi al confine con Sarzana dove, nella speranza di evitare scontri, per impedire che transitassero in città furono fatti proseguire a piedi nella campagna mentre i mezzi furono scortati dai carabinieri all'uscita della città. Mentre si trovavano in campagna si scatenò un conflitto a fuoco con un gruppo di Arditi del Popolo nella zona a sud della città, il fascista Venanzio Dell'Amico fu trovato isolato e dopo essere stato circondato fu ucciso.[25]

L'arresto di Ricci[modifica | modifica sorgente]

Giunta ai carabinieri la notizia degli episodi di violenza, Vinci Nicodemi procedette all'arresto delle persone coinvolte. Furono pertanto arrestati undici fascisti, compreso Renato Ricci mentre non si poté procedere all'arresto degli arditi del popolo, autori dell'omicidio di Dell'Amico, poiché non fu possibile identificarli.[26] I fascisti di Carrara richiesero ai carabinieri di Sarzana il rilascio degli arrestati minacciando rappresaglie.[27]

La vicenda del 17 luglio aveva però provocato la preoccupazione delle autorità locali e dei cittadini, tanto da unire anarchici, socialisti, comunisti e repubblicani nel formazione di un Comitato di salute pubblica, presieduto dal sindaco socialista Arnaldo Terzi, rappresentante di una famiglia della media borghesia commerciale.

La cittadella Firmafede al tempo sede delle carceri

Il 18 luglio fu proclamato lo sciopero generale, mobilitando anche gli operai e i ferrovieri della Spezia. Fu creata una fitta rete di staffette e di sorveglianza del territorio, incentrata sugli Arditi del popolo che, nonostante fossero osteggiati a livello nazionale dai partiti di sinistra e considerati politicamente immaturi, controllarono, almeno in un primo tempo, il territorio del circondario con il sostegno della popolazione e delle forze politiche.

La colonna spezzina[modifica | modifica sorgente]

Fatti di Sarzana
Sacrario fascista di Sarzana.jpg
Stato Italia Italia
Luogo Sarzana
Obiettivo Squadre d'azione
Data 21 luglio 1921
Tipo 6 caduti nello scontro a fuoco con i carabinieri e 6 nel successivo linciaggio degli sbandati da parte degli Arditi del popolo
Morti 14[28] (Amedeo Maiani e Augusto Bisagno uccisi il 19 luglio e altri 12 fascisti nella giornata del 21). 15 secondo la memorialistica fascista che ricorda anche Venanzio Dell'Amico ucciso dagli arditi del popolo il 17 luglio
Feriti 30
Responsabili Carabinieri e arditi del popolo

Il 19 luglio sera una spedizione di fascisti spezzini, composta da 19 squadristi, al comando di Guido Bosero, cercò di avvicinarsi a Sarzana con l'idea di aggregarsi al grosso della colonna che sarebbe poi partita il giorno dopo. Giunti in località Camisano nel comune di Ameglia, secondo la testimonianza di Aldo Giacchetti che era aggregato alla spedizione, la squadra decise di mandare indietro i due più giovani recando seco tre lettere in cui si richiedevano rinforzi a La Spezia[senza fonte]. Il 20 luglio si diressero verso il centro ligure delle colonne di fascisti armati, precedute da un gruppo di una trentina di fascisti che, durante la marcia, uccisero un contadino che stava lavorando la terra presso Ameglia. A tale omicidio reagì la popolazione locale, al punto che i fascisti furono costretti a inviare due giovani squadristi spezzini, uno diciassettenne e l'altro diciannovenne, Amedeo Maiani e Augusto Bisagno, a cercare rinforzi. Tuttavia essi vennero inseguiti e catturati presso Romito Magra (frazione di Arcola), percossi violentemente, mutilati e quindi gettati in un burrone, dove i loro cadaveri furono rinvenuti solo dopo una settimana. Si trattò di un "tipico crimine di folla", caratteristico della reazione crudele e incontrollata della comunità locale la cui vita era sconvolta dalla presenza di colonne di armati.[29]

Lo scontro tra carabinieri e fascisti[modifica | modifica sorgente]

Il 20 luglio il capitano dei carabinieri Guido Jurgens assunse il comando di Sarzana e nello stesso giorno gli squadristi toscani conversero su Sarzana guidati da Amerigo Dumini con l'intento di far liberare i propri camerati. Avvertiti dell'arrivo delle squadre d'azione, le autorità militari, già in mattinata avevano dislocato in città e nella vicina campagna 50 carabinieri, 150 guardie regie e 200 fanti dell'esercito.[30]. La colonna di squadristi giunse all'alba del 21 luglio procedendo lungo i binari ferroviari. Ad aspettarli nella piazza principale era presente una pattuglia di nove carabinieri, oltre a quattro militari di fanteria, due funzionari di Pubblica Sicurezza (il commissario Magi e il vicecommissario Gioia) e il capitano Guido Jurgens, allertati dai militari dislocati lungo la ferrovia[31]

Quando i fascisti giunsero sul piazzale della stazione ferroviaria di Sarzana gridarono all'indirizzo dei militari: "Viva l'Italia! Viva il re!", poi Dumini andò a parlamentare con il capitano Jurgens richiedendo la liberazione di Ricci e degli altri squadristi (10 persone in tutto[30]), il via libera per occupare la città e la consegna del tenente Nicodemi, responsabile dell'arresto dei prigionieri, che secondo gli squadristi aveva schiaffeggiato Renato Ricci (fatto poi smentito dallo stesso Ricci). Le richieste furono fermamente respinte da Jurgens, che tuttavia informò Dumini della probabile intenzione della procura del re di far scarcerare i fascisti[30].

A un cenno di Dumini gli squadristi cominciarono ad avanzare. A questo punto risuonò un colpo di arma da fuoco che ferì un carabiniere al braccio. Secondo la testimonianza del capitano Jurgens "partì in quegli istanti dalla parte dei fascisti il primo colpo seguito a breve intervallo da numerosi altri"[31], mentre secondo i fascisti questo fu esploso da parte degli arditi del popolo appostati alle loro spalle infatti, come riassunto su Il Tirreno il 22 luglio 1921 gli stessi "escludono in modo assoluto di avere sparato essi la fucilata contro i carabinieri. Nessuno dei fascisti era armato con fucili da caccia. Il colpo di fucile era partito dalle loro spalle, ed essi avevano visto bene il lampo. Per nessuna ragione, ci dichiarano, essi avrebbero aperto il fuoco contro i carabinieri"[32][33].

L'ispettore generale Vincenzo Trani, inviato da Ivanoe Bonomi ad indagare sui fatti attribuì la responsabilità ai fascisti,[34] mentre di diverso avviso fu il colonnello della Regia Guardia Nestore Cantuti nella sua relazione del 24 luglio 1921 al Prefetto di Genova scrisse "Dalle indagini fatte risulta in modo certo che il primo colpo non partì dalla forza, e dato che i fascisti affermano recisamente di non aver sparato per primi, si è indotti a credere che un colpo sia partito dalle vicinanze della stazione, forse da qualche sovversivo pratico di tumulti e conscio che il primo colpo genera il conflitto, facendo credere all'una parte che l'altra abbia aperto il fuoco....nascosti dalla vegetazione, certamente hanno tirato sia contro la forza, sia contro i fascisti, e poscia eseguito il massacro dei giovani, che spaventati dagli spari, si erano gettati nei campi.".[35]

Gastone Bartolini, squadrista morto a Sarzana.

I militari, tesi per la situazione e già predisposti al tiro dal loro comandante, reagirono quasi automaticamente, un attimo prima che il loro comandante impartisse loro l'ordine definitivo, aprendo il fuoco contro i fascisti che si trovavano davanti a loro[31]. Questi ultimi, colpiti dalla reazione delle forze dell’ordine, inizialmente risposero disordinatamente al fuoco colpendo a morte Paolo Diano, caporale di fanteria del 21º reggimento appostato all’imboccatura del viale e ferendo il carabiniere Giovanni Giuliani; dopo un minuto circa cessarono gli spari da entrambe le parti. Al termine dello scontro le forze dell'ordine risultarono aver sparato ventotto colpi[31], mentre da parte fascista i colpi esplosi furono almeno duecento, secondo Franzinelli dal numero dei morti e dei colpi sparati si dedurrebbe che, in ottemperanza agli ordini ricevuti, i fascisti, dopo i primi colpi spararono in aria per non colpire i militari.[36] Inoltre risultò poi la presenza di nuclei di arditi del popolo appostati sui tetti delle abitazioni e sui campanili delle chiese.[37]

I fascisti rimasti uccisi sul piazzale furono quattro e numerosi i feriti. Altri due, ricoverati in ospedale, morirono poco dopo. Un centinaio di squadristi si rifugiò nella stazione, da dove furono fatti ripartire dopo ore su un convoglio appositamente costituito; un'altra parte invece si disperse per le campagne, cercando di ritornare a Carrara. Altri ancora restarono sul posto per soccorrere i feriti e per recuperare i dispersi.[38]

Sparsi nella campagna a sud della città, i fascisti furono facile preda degli arditi del popolo che controllavano quei luoghi e dei contadini, che, armati di fucili da caccia e di arnesi da lavoro, li attendevano. In questa battaglia perirono altri cinque fascisti La maggioranza dei fascisti venne poi presa in consegna dalla guardia reale, che fece montare il gruppo a bordo di alcuni treni speciali con cui lasciare al città.[30] I treni furono attaccati dagli arditi del popolo[39] che, armati di fucili, ferirono a morte lo squadrista Piero Gattini che viaggiava accanto al macchinista. Fu ucciso anche un casellante colpito dagli squadristi assediati nel treno.[40]. Circa due ore dopo il procuratore predispose la liberazione di Renato Ricci e dei suoi compagni.

Il linciaggio nei campi[modifica | modifica sorgente]

Spaventati dagli spari diversi fascisti fuggirono dalla stazione cercando rifugio nelle campagne e nelle strade cittadine ma qui alcuni furono catturati dai contadini e dagli arditi del popolo. Jurgens, avendo notato la cosa, inviò subito dei soldati per rintracciarli temendo che subissero aggressioni[41] Le prime vittime furono i due giovani fascisti Paolo Pelù e Lorenzo Taddeucci che furono ritrovati uccisi a coltellate presso un casello ferroviario poco distante dalla stazione. Pelù fu ucciso con numerosi colpi di oggetti acuminati che secondo la relazione medica lo finirono mentre si trovava già bocconi a terra mentre Taddeucci fu ferito gravemente da un colpo di fucile da caccia sparato da distanza ravvicinata e finito a pugnalate[42]. Dante Bertozzi, il più anziano tra i caduti, nel corso della fuga giunse in via Giuncaro dove incappò in un gruppo di armati che non esitò a scaricargli addosso i fucili, ferito fu finito con una singola coltellata alla schiena[43]. Mentre il diciassettenne Alcide Borghini fu ucciso da un singolo colpo di fucile che gli trapassò il cuore in via del Corso[44]. Il diciottenne Arnaldo Puggelli riuscì a raggiungere la frazione di Romito dove fu però ucciso con una fucilata ad un fianco[45]. Secondo un'altra recente ricostruzione il giovane Puggelli sarebbe stato preso da due contadini intenzionati a consegnarlo alle forze dell'ordine ma un terzo uomo avvicinatosi ai tre esplose un colpo di fucile mortale contro il prigioniero[46].

Altri fascisti catturati furono salvati dall'intervento delle forze dell'ordine come Giuseppe Ovidio Tonini che ferito da un colpo di pistola fu salvato dai carabinieri proprio mentre stava venendo malmenato[47] o Ermolao Lauri che ferito da un proiettile a un braccio davanti alla stazione fu catturato in località Giuncaro dove era fuggito e salvato dai carabinieri mentre dei contadini, dopo averlo legato ad un albero, stavano tentando di appiccarvi il fuoco[48]. Il Secolo XIX riportava:

« I DOLOROSI FATTI DI SARZANA - UNA STRAGE DI FASCISTI

Ci telefona alle ore 22 dalla Spezia:
Nella notte erano partiti da Marina di Massa circa 300 fascisti fiorentini, diretti a Sarzana, con l'intento di andare a liberare i dieci loro compagni ivi arrestati. La spedizione era comandata dal fiorentino leader dei fascisti Amerigo Dumini. I fascisti furono affrontati nei pressi della stazione da una dozzina di carabinieri comandati dal capitano Iurgens. Alla vista dei carabinieri i fascisti si fermarono, gridando: Viva l'Italia e domandando di parlamentare col capitano. Mentre si svolgevano i discorsi, partì una fucilata alle spalle dei fascisti, che andò a colpire un carabiniere. Il fucile era carico a pallini e i fascisti affermarono che nessuno di loro era armato di arma a pallini. Risposero i carabinieri, sparando sulla massa dei fascisti; questi dal canto loro spararono sui carabinieri. Al comando dell'"alt" dato dal capitano , cesso il fuoco da ambo le parti e si parlamentò di nuovo. Parte dei fascisti, circondati, furono costretti a riparare in stazione; parte si sbandarono E questo fu errore grave, perché i contadini, aizzati da un odio feroce, uccisero senza pietà i fascisti trovati inermi. Uno di questi sventurati è stato trovato legato ad un albero ed ucciso a colpi di tridente, dicesi da una donna. I contadini più miti legano per il collo i fascisti trovati soli, e li conducono dai carabinieri. Un treno speciale, alle 11,30 portò via i fascisti da Sarzana. Appena fuori dalla stazione il treno fu preso a fucilate dai comunisti, ai quale risposero i fascisti. Uno di questi fu colpito a morte. I morti sono numerosi; oltre 15. Ed auguriamo che la corona non continui in danno degli sbandati. Qui alla Spezia si è in grave pensiero per la sorte di due imberbi giovanissimi caduti nelle mani dei comunisti; di essi no si è più saputo nulla; e sul loro conto circolano voci che fanno rabbrividire. »

Il 22 luglio presso Fossola una squadra fascista, per vendicare i morti di Sarzana, aprì il fuoco su un gruppo di operai uccidendone tre.[49]

In agosto le forze dell'ordine procedettero a numerosi arresti di contadini e di arditi del popolo. In particolare furono identificati gli uccisori dei due fascisti Paolo Pelù e Lorenzo Taddeucci. Il 24 maggio 1924 furono condannati Vittorio Cenderello e Angelo Simoncini a 11 anni e due mesi di reclusione. Vittorio Cenderello a 9 anni e sei mesi e Oreste Grasso a 6 anni e tre mesi. Tutti e quattro ottennero la diminuzione della pena per le recenti amnistie. Di questi solo Vittorio Cenderello si professò innocente.

Il ritrovamento dei due fascisti della Spezia[modifica | modifica sorgente]

I due fascisti della Spezia (Amedeo Maiani e Augusto Bisagno) furono ritrovati qualche giorno dopo, il 26 luglio Il Secolo XIX riportava:

« I DUE FASCISTI SPEZZINI

I due giovanetti dei quali un nostro fonogramma annunzia nella cronaca di oggi il ritrovamento dei cadaveri in un fosso a Ghigliolo, luogo di Sarzana, nascosti sotto alcune frasche, vennero riconosciuti dai congiunti per gli indumenti di cui erano ancora coperti. I volti non sarebbero stati riconosciuti, per l'orribile scempio. Tagliate le orecchie, tolti gli occhi, i genitali, scuoiato il petto; ad un cadavere fu rotto un braccio; all'altro la testa fu quasi interamente staccata dal busto. »

Della sorte dei 14 fascisti scomparsi non si ebbero invece notizie, il 10 agosto, quasi un mese dopo gli scontri, Il Secolo XIX riassumendo lo stato delle ricerche scriveva:

« 4 FASCISTI SCOMPARSI NEI FATTI DI SARZANA - UCCISI DAI CONTADINI E SOTTERRATI?

Notizie da Sarzana informano che il drappello di fascisti che hanno partecipato alla spedizione di Sarzana, risultano mancanti, oltre i morti, 14 persone. Su interrogazione dell'on. Finzi, l'on. Bonomi ha promesso di ordinare indagini sulle sorti dei quattordici scomparsi, ma fino ad oggi le indagini non hanno dato alcun frutto. È voce generale che i fascisti mancanti siano stati uccisi dai contadini, che li avrebbero subito sotterrati per non lasciare traccia. Rimaste infruttuose le indagini della polizia, si ricorrerà ora all'uso di cani appositamente educati, che sapranno indicare il punto ove eventualmente i corpi sono stati seppelliti. »

Vittime degli scontri[modifica | modifica sorgente]

Il numero finale fu di 14 morti e una trentina feriti. Da aggiungersi anche la guardia regia Paolo Diana.

Fascisti[modifica | modifica sorgente]

Di seguito la lista dei fascisti che persero la vita nello scambio di fucileria con le guardie regie e quelli linciati nelle campagne[50] Tra questi Amedeo Maiani e Augusto Bisagno uccisi un paio di giorni prima. Venanzio Dell'Amico, pur ucciso alcuni giorni prima fu incluso dalla memorialistica del regime tra i caduti dei medesimi fatti[51]:

Nome Luogo di nascita Data di nascita Note
Venanzio Dell'Amico Codena 3 ottobre 1899 Ucciso il 17 luglio dagli Arditi del Popolo
Augusto Bisagno La Spezia 24 gennaio 1903 Membro della colonna spezzina, preso prigioniero il 19 luglio, fu ucciso il giorno seguente
Amedeo Maiani La Spezia 1 agosto 1904 Membro della colonna spezzina, preso prigioniero il 19 luglio, fu ucciso il giorno seguente
Giuseppe Montemaggi Romano di Lombardia 21 dicembre 1903 Ucciso dalla guardia regia nel corso della sparatoria nella piazza della stazione
Rizieri Lombardini Gragnana 21 febbraio 1892 Ucciso dalla guardia regia nel corso della sparatoria nella piazza della stazione
Michele Bellotto Sarzana 20 novembre 1900 Ucciso dalla guardia regia nel corso della sparatoria nella piazza della stazione
Vezio Parducci Viareggio 6 novembre 1903 Ucciso dalla guardia regia nel corso della sparatoria nella piazza della stazione
Gastone Bartolini Firenze 8 agosto 1905 Ferito nel corso della sparatoria in piazza, morì in ospedale
Guido Lottini Prato 3 aprile 1906 Ferito nel corso della sparatoria in piazza, morì in ospedale
Paolo Pelù Massa 22 maggio 1900 Catturato insieme a Taddeucci davanti al casello ferroviario fu ucciso con numerosi colpi di coltello
Lorenzo Taddeucci Massa 3 luglio 1902 Catturato insieme a Pelù davanti al casello ferroviario fu ferito con un colpo d'arma da fuoco e finito a coltellate.
Alcide Borghini Avenza 9 marzo 1904 Rifugiatosi nelle campagne fu ritrovato in un fosso ucciso da un singolo colpo di fucile al cuore
Dante Bertozzi Pietrasanta 1 dicembre 1877 Rifugiatosi nelle strade laterali fu ferito a colpi di fucile e ucciso, mentre era a terra, con una pugnalate alla schiena
Arnaldo Puggelli Quarrata 9 maggio 1903 Rifugiatosi nelle campagne, venne inseguito fino alla frazione di Romito dove fu ucciso con un colpo di fucile
Pietro Gattini Carrara 23 gennaio 1901 Colpito da due proiettili, di cui uno mortale alla trachea, sul treno durante la ritirata

Regio esercito[modifica | modifica sorgente]

Nello scontro a fuoco avvenuto davanti alla stazione fu colpito a morte anche Paolo Diana, un militare del Regio Esercito. Non fu mai appurata la reale dinamica degli eventi.

Nome Luogo di nascita Data di nascita Note
Diana Paolo Motta San Giovanni 15 settembre 1900 Colpito mortalmente durante la sparatoria nella piazza della stazione

[52]

Reazioni e conseguenze politiche[modifica | modifica sorgente]

Il 21 luglio Dino Grandi, poche ore dopo quanto avvenuto a Sarzana, espose così la posizione ufficiale del partito fascista:

« Il sacrificio dei nostri fratelli non sarà speso invano. La nostra lotta quotidiana è una necessaria tutela privata del diritto. Non siamo una fazione dello Stato, perché sentiamo invece di essere noi lo Stato e la Nazione. »
(Dino Grandi il 21 luglio in seguito ai fatti di Sarzana[53])

Ipotizzando responsabilità del governo italiano negli avvenimenti, Benito Mussolini fece una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi dichiarandosi poi insoddisfatto della risposta ottenuta e, il 23 luglio, il gruppo fascista con un discorso dello stesso Mussolini negò la fiducia al governo. Al contempo avvennero piccole aperture rivolte al partito socialista.[54] che furono di preludio ad una accelerazione del già vagheggiato Patto di pacificazione tra il movimento fascista, il Partito Socialista e la CGL, che fu poi firmato il 3 agosto 1921. Tale svolta creò contraddizioni profonde nel movimento fascista, fino a vere e proprie sconfessioni da parte dello squadrismo emiliano, veneto e toscano,[55], contestato apertamente dallo stesso Dino Grandi che arrivò a mettere in discussione lo stesso Mussolini. Mussolini uscì dalla crisi trasformando il movimento in partito.

Il 1921 trascorse a Sarzana tranquillamente, ma nel marzo 1922 nelle strade cittadine iniziarono i primi scontri tra fascisti e arditi del popolo con feriti e caduti da entrambe le parti. Nel frattempo l'amministrazione guidata dal sindaco Terzi, fin dal settembre 1921, fu posta sotto una indagine amministrativa che rilevò numerose inadempienze amministrative.[56] Terzi, temendo le indagini giudiziarie e constatando l'avanzata dei partiti d'ordine tra cui quello fascista, convocò l'8 luglio una riunione presso la sede socialista in cui propose le proprie dimissioni da sindaco. Nonostante che la sua proposta fosse stata respinta a grande maggioranza decise di procedere ugualmente.[57] Nel giro di pochi giorni la maggioranza dei consiglieri si dimise e l'amministrazione decadde. Il Comune fu nominato un commissario con il compito di portare la città ad elezioni.[58]

Il 21 luglio 1922, in occasione del primo anniversario della strage i fascisti organizzarono una manifestazione nella città che culminò in un corteo. Il 30 luglio nel corso di una nuova manifestazione fascista che vide la presenza di Michele Bianchi, fu posta una lapide sul muro della stazione ferroviaria.

Il 25 gennaio 1923, il consiglio comunale di Sarzana già commissariato fu sciolto con regio decreto.[59]

Le elezioni furono fissate per il 27 maggio 1923. I partiti di sinistra, già indeboliti, si presentarono frazionati in più liste mentre i fascisti presentarono due liste, che anche con l'appoggio dei quotidiani locali ottennero un larghissimo successo,[60] tanto da aggiudicarsi la totalità dei seggi disponibili[60] I 30 consiglieri comunali eletti, tutti fascisti, furono proclamati il 29 maggio 1923[61]

Nel dopoguerra fu apposta una lapide a ricordo dei "fatti di Sarzana" sulla facciata di Palazzo Roderio

Dopo la presa del potere da parte del fascismo fu inaugurata all'interno del municipio di Sarzana un sacrario ai caduti fascisti presso il quale ciclicamente si organizzarono incontri e ricorrenze.

Di seguito gli eletti ed i rispettivi voti:

  • Fiori Generale Adolfo voti 2548;
  • Podestà Luciardi Giulio 2543;
  • Filippi Vito 2535;
  • Carpena Giuseppe 2534;
  • Mazzi Annibale 2532;
  • Sarteschi Andrea 2521;
  • Saudino Luigi 2529;
  • Delfino Giovanni 2527;
  • Morini Irpio 2525;
  • Rago Capitano Michele 2525;
  • Chincaro Giuseppe 2506;
  • Moretti Giuseppe 2506;
  • Facini Aldo 2498;
  • Pardini Torello 2495;
  • Chesi Duilio 2477;
  • Fabbri Cesare 2468;
  • Olivieri Luigi 1314;
  • Del Ranco Giuseppe 1313;
  • Fontana Fortunato 1312;
  • Frolla Giovanni 1307;
  • Mencarini Gustavo 1300;
  • Arzelà Giovanni 1209;
  • Simonini Antonio 1195;
  • Burtassi Giuseppe 1191;
  • Vitale Temistocle 1179.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Secolo XIX, I Dolorosi fatti di Sarzana - una strage di fascisti, 21 luglio 1921.
  2. ^ Sarzana sotto il fascismo da welcomesarzana.it
  3. ^ Borrini, op. cit., p. 56.
  4. ^ Borrini, op. cit., p. 57.
  5. ^ A.S.G. Prefettura di Genova, ogg. Fascio di Combattimento, rapp. del 26 febbraio 1921, b 30.
  6. ^ Borrini, op. cit., p. 64: "A partire da questi primi mesi del 1921, iniziarono a verificarsi, sempre più di frequente, le azioni di gruppi fascisti, organizzati militarmente, volte a "punire" con rappresaglie spesso mortali, i socialisti e gli anarchici, accusati di essere i fautori del disordine e di voler attuare una rivoluzione bolscevica in Italia".
  7. ^ Borrini, op. cit., p. 64.
  8. ^ Borrini, op. cit., p. 66.
  9. ^ Relazione del commissario di PS Cacioppo, A.S.S. Gabinetto della Prefettura, Tribunale della Spezia. 1921, busta ex 244-Ne nacque un tafferuglio ed il Marcucci fu colpito alla testa di bastone, ed allora intervennero le guardie regie per sedarlo. Contemporaneamente dal gruppo dei socialisti, che stava neu pressi della Confederale, partirono dei colpi di rivoltella e caddero ferite le due guardie, Adorni e Ferrari. Da questo momento il conflitto si accese violento perché vi parteciparono oltre che le dieci guardie regie presenti, che avevano visto cadere i compagni, anche altre venti sopraggiunte in quel momento col Vicecommissario Sig. Ceriolo...
  10. ^ Relazione del commissario di PS Cacioppo, A.S.S. Gabinetto della Prefettura, Tribunale della Spezia. 1921, busta ex 244.
  11. ^ Tamaro, op. cit., p. 73: "A Sarzana poco prima, decretato dal partito socialista che il pane era cattivo, panettieri, negozi alimentari e altri vennero depredati: si penetrò anche nelle case private per "requisire" olio, vino, derrate [...]"
  12. ^ Franzinelli, op. cit., p. 289: "A Sarzana la folla invade e svaligia abitazioni signorili, negozi di generi alimentari, di stoffe e di calzature; la forza pubblica è sopraffatta dal gran numero dei cittadini impadronitisi delle strade e delle piazze".
  13. ^ Vice commissario di polizia Gioia, A.S.S. Gabinetto Prefettura di Spezia, ogg. Incursione fascista 12 giugno 1921, f. 16, b.7-echeggiavano sinistramente in direzione di via Cicala tre colpi di rivoltella che misero in subbuglio la popolazione e richiamavano sul posto gli altri fascisti...
  14. ^ Vice commissario di polizia Gioia, A.S.S. Gabinetto Prefettura di Spezia, ogg. Incursione fascista 12 giugno 1921, f. 16, b.7-il predetto tenente ordinava ai suoi militi di procedere al sequestro dei camion ed ai fascisti di seguirlo in caserma.
  15. ^ Vice commissario di polizia Gioia, A.S.S. Gabinetto Prefettura di Spezia, ogg. Incursione fascista 12 giugno 1921, f. 16, b.7-Ad un tratto, da qualcuno che trovavasi alle mie spalle, il fascista fu colpito violentemente alla testa e al viso con due bastonae che gli produssero ferite al naso con abbondante fuoriuscita di sangue; il Larese si appoggiò con le spalle al muro della facciata del Teatro ed vestratta di tasca una rivoltella a rotazione, di tipo militare, la puntò contro il gruppo dei suoi aggressori, che all'atto si dettero alla fuga...
  16. ^ Da successive indagini si appurò che l'uomo armato e che era riuscito a mettersi in salvo era l'anarchico Renato Sarteschi
  17. ^ Vice commissario di polizia Gioia, A.S.S. Gabinetto Prefettura di Spezia, ogg. Incursione fascista 12 giugno 1921, f. 16, b.7.
  18. ^ Il Secolo XIX del 14 giugno 1921: "DOMENICA DI SANGUE A SARZANA
    Sarzana, 13 - (Folchetto). Luttuosi incidenti si verificavano nel pomeriggio, al ritorno dei fascisti da Pontremoli. Come i fatti si siano precisamente svolti non è dato, nel tumulto degli avvenimenti, che hanno profondamente contristato la cittadinanza, sino ad ora accertare. Certo è che sinistramente echeggiavano numerosi colpi di rivoltella sparati dai fascisti e la tragica ora ha voluto la sua vittima nella persona di un vecchio, laborioso operaio, Gastardelli Luigi, che colpito, ancora non è dato sapere ad opera di chi, e trasportato al Civico Ospedale vi giungeva cadavere. La morte dell'onesto lavoratore ha vivamente rattristato tutto il paese. Anche un fascista colpito con una bastonata al viso, veniva curato alla farmacia Mazzi e ripartiva coi suoi compagni. Generale è il biasimo per il contegno delle Autorità che, avendo tutto il tempo per evitare luttuosi avvenimenti che erano facilmente prevedibili e sui quali anzi era stata richiamata la sua attenzione, nulla ha fatto per risparmiare alla città nostra la tristissima giornata di ieri".
  19. ^ Noi sarzanesi che, contando sull'aiuto morale e materiale del Fascio di Spezia, ci iscrivemmo al Fascio siamo ora, per il mancato appoggio, il bersaglio dei socialisti e comunisti di qui che ci lanciano ingiurie e minacce impedendoci di uscire di casa. Insultando noi questa gente insulta i fascisti e insultando i fascisti insulta l'Italia...
  20. ^ Borrini, op. cit., p. 96.
  21. ^ Atti processuali, A.S.S. Tribunale di La Spezia, Processo per i fatti di Monzone del 17 luglio 1921, anno 1924, ex busta 244-In prossimità del paese uno dei camion per un guasto al motore era costretto a fermarsi e non è improbabile che dell'incidente abbiano approfittato i sovversivi del luogo, che da tempo avevano costituito squadre di arditi del popolo non meno armate e pronte ad ogni più violenta azione, per iniziare senz'altro un fuoco di fucileria contro i fascisti. Alcuni dei quali, come specificato nel capo d'imputazione a lettera P, restavano più o meno gravemente feriti.
  22. ^ Luigi Del Vecchio, un vecchio contadino iscritto al partito popolare ed Edoardo Vannini, un operaio non appartenente a nessuna organizzazione politica. In Andrea Ventura "I primi antifascisti. Sarzana, estate 1921. Politica e violenza tra storia e storiografia", Sestri Levante, Gammarò 2010, p. 88
  23. ^ Atti processuali, A.S.S. Tribunale di La Spezia, Processo per i fatti di Monzone del 17 luglio 1921, anno 1924, ex busta 244-Avvenne allora da parte fascista l'invasione dell'abitato e durante la loro azione, in cui numerose persone restavano ferite e vittime di violenze e minacce (imputazioni dalle lettere 1 a 0), trovavano la morte per colpi di arma da fuoco e da taglio certi Del Vecchio Luigi e Vannini Edoardo. Si dirigevano quindi i fascisti verso Sarzana e durante il tragitto un disgraziato, tal Silvio Spadaccini, cadeva vittima dei loro colpi.
  24. ^ Andrea Ventura "I primi antifascisti. Sarzana, estate 1921. Politica e violenza tra storia e storiografia", Sestri Levante, Gammarò 2010, p. 90
  25. ^ Atti processuali, A.S.S. Tribunale di La Spezia, Processo per i fatti di Monzone del 17 luglio 1921, anno 1924, ex busta 244-E poiché uno di questi, Venanzio Dell'Amico, da pochi giorni iscritto al partito, (...) si era venuto a trovare isolato dai compagni, circondato da vari gruppi di avversari, cadeva vittima dei suoi colpi, riportando le numerose e gravi lesioni, di cui nella perizia necroscopica....
  26. ^ Atti processuali, A.S.S. Tribunale di La Spezia, Processo per i fatti di Monzone del 17 luglio 1921, anno 1924, ex busta 244-... le indagini portarono alla rapida identificazione di gran parte dei componenti della spedizione fascista, nessun elemento in allora si riusciva a raccogliere per identificare gli autori dell'omicidio in persona del fascista Venanzio Dell'Amico.
  27. ^ Borrini, op. cit., p. 118.
  28. ^ Meneghini, op. cit., p. 258:.
  29. ^ Franzinelli, op. cit., p. 122.
  30. ^ a b c d Dalla Marcia su Roma alla "Normalizzazione", dal sito web ufficiale dell'Arma dei Carabinieri
  31. ^ a b c d Testimonianza di Guido Jurgens, A.S.S. Prefettura di Spezia, Rapporto del capitano CC.RR. G. Jurgens del 25 luglio 1921, fasc.14 b.6-Verso le 24.30 avuto avviso da militari di servizio alla ferrovia che numerosi fascisti giungevano in Sarzana a piedi lungo la linea ferroviaria ed erano per entrare in Stazione, lo scrivente raccolti d'urgenza i carabinieri(...) accorse verso la stazione.
  32. ^ Su Il tirreno, 22 luglio 1921, il giornalista intervistò i fascisti ricoverati in ospedale, p. 1 :"...domandiamo anche ad essi la versione dei fatti. Ci confermano la versione data dall'Autorità, che loro riportiamo, salvo un punto e precisamente il tragico equivoco che ha determinato la battaglia. I fascisti escludono in modo assoluto di avere sparato essi la fucilata contro i carabinieri. Nessuno dei fascisti era armato con fucili da caccia. Il colpo di fucile era partito dalle loro spalle, ed essi avevano visto bene il lampo. Per nessuna ragione, ci dichiarano, essi avrebbero aperto il fuoco contro i carabinieri".
  33. ^ Tamaro, op. cit., p. 174: "I fascisti avevano giurato ai loro capi che non avrebbero tirato contro la forza pubblica: tirò invece il primo colpo uno degli avversari appostati, al che i carabinieri, già premuti, credendosi attaccati, senza attendere l'ordine del loro ufficiale, risposero sparando a bruciapelo".
  34. ^ Meneghini, op. cit., pp. 116-117.
  35. ^ In Borrini, op. cit., p. 135 si riporta la relazione del colonnello della Guardia regia Nestore Cantuti del 24 agosto.
  36. ^ Franzinelli, op. cit., p. 123: "[...] i fascisti scaricarono le armi nella massima confusione e dalla contabilità dei morti si arguisce che - dopo i primi colpi - essi spararono in aria, obbedendo all'ordine di rispettare la forza pubblica".
  37. ^ Meneghini, op. cit., p. 128: "Si erano persino ammucchiati sui tetti delle case, ma anche sui campanili delle chiese, sassi, bombe a mano e persino, secondo quanto scritto in un comunicato del Circolo Giovanile Comunista, olio caldo preparato dalle donne per essere gettato sui nemici che fossero passati da quelle parti."
  38. ^ Tamaro, op. cit., p. 175: "Altri restarono sul luogo per raccogliere i feriti. Una squadra salvò uno dei compagni, che i sovversivi, legatolo a un albero, stavano per bruciare".
  39. ^ Il Tirreno, 22 luglio 1921, p. 1: Però appena il treno è in moto, un gruppo di comunisti predisposti al lato destro del binario e saltati dalla scarpata, aprono un fuoco d'inferno contro il treno.
  40. ^ Franzinelli, op. cit., p. 125: "Al tragico bilancio della mattinata si aggiunse la morte di un casellante, raggiunto dal fuoco degli squadristi asserragliati nel treno [...]
  41. ^ Il Tirreno, 22 luglio 1921, p. 1.
  42. ^ Meneghini, op. cit., p. 129.
  43. ^ Meneghini, op. cit., pp. 129-130.
  44. ^ Meneghini, op. cit., p. 130.
  45. ^ Meneghini, op. cit., p. 130.
  46. ^ Meneghini, op. cit., pp. 130-131.
  47. ^ Meneghini, op. cit., p. 133.
  48. ^ Meneghini, op. cit., p. 133.
  49. ^ Borrini, op. cit., p. 129.
  50. ^ Meneghini, op. cit., pp. 125-130.
  51. ^ Meneghini, op. cit., p. 258: per la verità gli squadristi ricoedati nella mostra romana erano quindici in quanto comprendevano anche Venanzio Dell'Amico morto però nella giornata del 17 luglio.
  52. ^ Meneghini, op. cit., p. 125.
  53. ^ Franzinelli, op. cit., p. 126.
  54. ^ Meneghini, op. cit., pp. 129-185.
  55. ^ Meneghini, op. cit., p. 187.
  56. ^ Meneghini, op. cit., p. 226.
  57. ^ Meneghini, op. cit., p. 231.
  58. ^ Meneghini, op. cit., p. 237.
  59. ^ Il Secolo XIX del 26 gennaio 1923 si spese per descrivere il fatto nel modo che segue: IL DECRETO DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI SARZANA - La "Gazzetta Ufficiale" pubblica il regio decreto che scioglie il consiglio comunale di Sarzana. Il decreto è preceduto dalla seguente relazione al Re: "Due successive inchieste disposte dal prefetto sul funzionamento dell'amministrazione del comune di Sarzana avevano accertato che essa aveva svolto un'azione sistematicamente contraria alle leggi e alle istituzioni. In ripetute occasioni l'amministrazione aveva fatto aperte enunciazioni di principii sovversivi, suscitando vivo malcontento nella popolazione".
  60. ^ a b Meneghini, op. cit., p. 238
  61. ^ Sempre da "Il Secolo XIX" (30 maggio 1923):DA SARZANA. LA VITTORIA DEL FASCIO - Questa mane, nell'aula maggiore del Civico Palazzo, l'assemblea dei Presidenti dei seggi - sotto la presidenza del cav. Voena, nostro Procuratore del Re - ha proceduto alla proclamazione degli eletti nell'ordine seguente (segue tabella). Il Direttorio del fascio di Sarzana ha inviato il seguente telegramma: "A Sua Eccellenza Mussolini - Roma. Sarzana riconsacrata dal Fascismo ha nominato con una votazione mai raggiunta 30 consiglieri comunali fascisti, maggioranza e minoranza. Rivolge il pensiero al suo Duce cui giura fedeltà e devozione. IL DIRETTORIO"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Riccardo Borrini, Il tricolore insanguinato, Copiano, Ma. Ro. Editrice, 2005.
  • Mimmo Franzinelli, Squadristi, Cles, Mondadori, 2009.
  • Attilio Tamaro, Venti anni di storia, Roma, Editrice Tiber, 1953.
  • A. Bernieri, La nascita del fascismo a Carrara, la Toscana nel regime fascista (1922-1939), Olschki Firenze 1971
  • R. Cantagalli, Storia del fascismo fiorentino 1919-1925, Vallecchi, Firenze, 1972
  • Luigi M. Faccini, Un poliziotto per bene, Ippogrifo Liguria, 2002.
  • Autori Vari, Il Secolo XIX 1886-1986, Il Secolo XIX, 1986.
  • Isa Sivori Carabelli Testimoni del tempo e della storia
  • Andrea Ventura I primi antifascisti. Sarzana, estate 1921. Politica e violenza tra storia e storiografia, Sestri Levante, Gammarò 2010.
  • Giuseppe Meneghini, La Caporetto del Fascismo, MIlano, Mursia, 2011, ISBN 978-88-425-4737-2.
  • Angelo Tasca Nascita e avvento del fascismo, Laterza, Bari, 1965

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]