Bernardo Barbiellini Amidei
Bernardo Barbiellini Amidei (Roma, 24 gennaio 1896 – Albania, 7 novembre 1940) è stato un politico italiano.
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Biografia [modifica]
Il conte Bernardo Barbiellini Amidei nacque a Roma da Gaspare Barbiellini Amidei e Carlotta Gattorno, figlia della Beata Anna Rosa Gattorno.
Con suo fratello Raffaele e sua sorella passò la sua infanzia a Piacenza, dove la nonna materna Anna Rosa Gattorno, vedova, aveva fondato le Figlie di Sant'Anna.
Interruppe gli studi universitari del Politecnico e si lasciò coinvolgere dalla politica, inizialmente come nazionalista, successivamente nelle file del Fascismo.
Nel 1914, all’età di diciotto anni, partecipò volontariamente alla Prima guerra mondiale distinguendosi e venendo premiato con la medaglia d’argento al valore.
All'inizio del 1921 divenne il capo carismatico dello squadrismo piacentino e, successivamente alla presa del potere, podestà di Piacenza.
In questo periodo fondò anche il "Dopolavoro", prima grande istituzione a livello nazionale ad occuparsi della gestione del tempo libero dei lavoratori. Sotto la sua direzione il numero di aderenti arrivò a superare il milione (forse un milione e mezzo) di persone.
Fu inoltre fondatore di una scuola di lingue orientali molto importante a Napoli.
Fu un uomo incendiario ed indipendente, espressione della volontà innovatrice propria del fascismo provinciale, per questo appartenente alla schiera dei cosiddetti fascisti dissidenti e spesso detto "socialista in camicia nera"[1] o "asceta folle", un uomo passionalmente portato all'intransigenza nel nome di una venatura operaista e un marcato disprezzo per la classe capitalista.[2]
Amava spesso autodefinirsi come:
| « "Un ras di provincia con le scarpe pesanti capaci di calpestare le ingiustizie." » |
| (Bernardo Barbiellini Amidei[3]) |
Pur con il passare del tempo ed il tramontare del periodo della guerra civile, non rinunciò mai alla linea improntata sul purismo rivoluzionario che lo caratterizzava, mantenendosi oltranzista e moralizzatore, populista ed intransigente, mai disposto a rinunciare ai propri principi. Fu questo, unitamente ai grandi camaleonti del regime probabilmente a limitare la propria importanza al locale e, in seguito, a determinare la sua "morte" politica, scandita da due espulsioni dal Partito Nazionale Fascista (PNF) ed in parte causata dall'inimicizia che sempre gli portò Giuseppe Bottai, revisionista e normalizzatore. Il 19 giugno 1929 venne infine sospeso da ogni attività dopo una lettera di Augusto Turati.
Nel 1932 sposa la contessa Anna Maria Pullè, originaria di una famiglia veneta.
Bernardo ebbe stretti rapporti con Mussolini, infatti prese sotto la sua protezione la figlia del Duce stesso, Edda, nei periodi di maggior turbolenza, nel periodo della guerra civile (1919-1924). Tra l’altro pare che Edda fosse innamorata di lui[senza fonte].
Ebbe cinque figli, Rosanna, Gaspare, Guido, Silvia e Carla. Professore nella Facoltà di Scienze Politiche a Roma, allo scoppio della guerra partì volontario.
Come per moltissimi altri squadristi e fascisti intransigenti, tornati in auge nei momenti di difficoltà per il fascismo e/o durante la Repubblica Sociale Italiana, il destino fu benevolo con lui, riportandolo al termine della vita sulla via da lui prescelta. Arruolatosi infatti come volontario per la campagna di Grecia, morì eroicamente il 7 novembre 1940 sui monti dell’Albania, conquistando la medaglia d’oro al valore.
È stata intitolata una via di Roma in suo onore.
Note [modifica]
- ^ Franco Molinari Bernardo Barbiellini Amidei il Fascista del Dissenso (1896-1940), Queriniana, Brescia, 1982.
- ^ Giuseppe Bottai Vent'anni e un giorno, Garzanti, Milano, 1977
- ^ G. Gatta Gli uomini del Duce, Rusconi, Milano, 1986
Bibliografia [modifica]
- Franco Molinari Bernardo Barbiellini Amidei il Fascista del Dissenso (1896-1940), Queriniana, Brescia, 1982.
- Giuseppe Bottai Vent'anni e un giorno, Garzanti, Milano, 1977.
- Bruno Gatta Gli uomini del Duce, Rusconi, Milano, 1986.