Curzio Malaparte

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Curzio Malaparte

Curzio Malaparte, nome d'arte di Kurt Erich Suckert (Prato, 9 giugno 1898Roma, 19 luglio 1957), è stato uno scrittore, giornalista, ufficiale, poeta e saggista italiano del Novecento. Si cimentò inoltre, in una sola occasione, come regista cinematografico.

Particolarmente noto, soprattutto all'estero, per i suoi romanzi Kaputt e La pelle, resoconti autobiografici della sua esperienza di giornalista e ufficiale durante la seconda guerra mondiale, e Maledetti Toscani.

Scrittore dallo stile realistico e «immaginifico»[1], definito come «cinico e compassionevole» al tempo stesso[2] e talvolta avvicinato a quello di Louis-Ferdinand Céline[3], come intellettuale fu dapprima un sostenitore del fascismo, poi una voce critica e un oppositore dello stesso.

Interventista e volontario nella Grande Guerra, ammiratore di Mussolini e "fascista della prima ora", partecipò alla marcia su Roma e fu attivo nelle posizioni di fascismo di sinistra intransigente, sostenendo la cosiddetta rivoluzione fascista; allontanatosi gradualmente dal regime (venne anche mandato al confino, da cui uscì grazie all'amicizia con Galeazzo Ciano, genero del Duce), dopo l'8 settembre 1943 si arruolò nell'Esercito Cobelligerante Italiano del Regno d'Italia e collaborò con gli Alleati nel Counter Intelligence Corps nella lotta contro i nazisti e i fascisti della RSI, aderendo idealmente alla nuova democrazia italiana. Nel secondo dopoguerra si avvicinò al Partito Comunista Italiano, stringendo amicizia con Palmiro Togliatti.

Lo pseudonimo, che usò dal 1925, fu da lui ideato come umoristica paronomasia basata sulla parola "Bonaparte".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Kurt Erich Suckert nacque a Prato da madre italiana (la milanese Edda Perelli) e dal tintore sassone Erwin Suckert. Dopo la scuola dell'obbligo frequentò il liceo classico Cicognini di Prato[4], lo stesso frequentato da Gabriele D'Annunzio, con la cui opera letteraria e politica avrà un rapporto di odio-amore.[5]

Volontario nella Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale (1914), decise, sedicenne, di partire volontario per il fronte. Siccome l'Italia era neutrale, si arruolò nella Legione Garibaldina, inquadrata poi nella Legione straniera francese. Nel 1915 anche l'Italia entrò in guerra. Malaparte poté arruolarsi nel corpo degli Alpini del Regio Esercito combatté sul Col di Lana ed in Francia con la brigata Alpi dove venne decorato con un bronzo al valore militare.[4]

Subito dopo la guerra tentò di pubblicare il suo primo libro, Viva Caporetto!, un saggio-romanzo sulla guerra che vedeva nella Roma corrotta il principale nemico da combattere. Terminata la stesura dell'opera, nel 1919 cominciò l'attività giornalistica. La sua opera prima, dopo essere stata respinta da molti editori (tra cui anche l'amico Giuseppe Prezzolini) venne dapprima pubblicata a spese dell'autore a Prato nel 1921 e, subito sequestrata, ripubblicata con il nuovo titolo La rivolta dei santi maledetti lo stesso anno.[4]

L'adesione al fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Già dal 1920 Malaparte aveva aderito al recente movimento fascista di Benito Mussolini e nel settembre 1922 partecipò alla Marcia su Roma. Nel 1923 avvenne il celebre duello contro Ottavio Pastore, l'anno successivo, sotto il nuovo regime, amministrò diverse case editrici tra cui quella de La Voce di Prezzolini.[4] Nel 1924 fonda a Roma il Quindicinale "La conquista dello Stato" e dal 1928 al 1933 sarà co-direttore della "Fiera Letteraria" e dal 1929 al 1931 direttore della "Stampa" di Torino.[4]

All'indomani del delitto Matteotti, fu il più accanito sostenitore dello "squadrismo intransigente": fondando e dirigendo la rivista "La conquista dello Stato" che (al pari de Il Selvaggio di Mino Maccari) sospinse Mussolini, col discorso del 3 gennaio 1925, alla dittatura. Sempre nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti e si iscrisse al Partito Nazionale Fascista.[4]

Teorizzando con Leo Longanesi e Mino Maccari il movimento "Strapaese" (ma contemporaneamente, teorizzando con Massimo Bontempelli il suo opposto, cioè il movimento "Stracittà"), Malaparte fu uno degli "ideologi" del fascismo popolare, come Gentile lo era stato a livello filosofico, in particolare del cosiddetto "fascismo di sinistra", con velleità rivoluzionarie.[4][6]

Egli riassunse in sé gli elementi tradizionali e contadino-agrari (per l'appunto Strapaese) e quelli legati alla modernità e all'industrializzazione (Stracittà), opposti elementi che peraltro erano presenti nella stessa contraddittoria personalità mussoliniana. Tanto che Piero Gobetti, pur da avversario riconoscendone il talento, gli scrisse la prefazione al saggio che volle pubblicargli, Italia barbara (Gobetti, Torino 1925). Firmò questo saggio come Curzio Malaparte Suckert: prendendo spunto da un libretto ottocentesco (I Malaparte e i Bonaparte nel primo centenario di un Malaparte-Bonaparte), decise, nel dicembre 1925, di firmarsi Curzio Malaparte.[4]

Dal fascismo cominciò comunque, in modo sornione, a prendere le distanze, anche perché il regime, instaurata la dittatura dopo il 3 gennaio 1925, cominciava a deludere le speranze di rivoluzione sociale che lo avevano originariamente attratto. Nel 1928 assunse la direzione della rivista L'Italia letteraria. Diviene nel 1929 direttore de La Stampa di Torino[7] (chiamandovi Mino Maccari quale redattore-capo).[4] Abbandonato l'incarico di direttore della Stampa (vi rimase brevemente come cronista), pubblicherà nel 1931, a Parigi in lingua francese, il libro Tecnica del colpo di stato (Technique du coup d'etat, in Italia tradotto solo nel 1948), riconosciuto come un profondo attacco nei confronti di Hitler e Mussolini. A causa del libro e del carattere individualista dei suoi scritti, venne allontanato definitivamente, ai primi di gennaio, dal quotidiano La Stampa.[8]

Malaparte al confino di Lipari nel 1934

Tecnica del colpo di Stato venne generalmente considerato come un invito alla conquista violenta del potere attraverso il rovesciamento dello Stato, nonostante Malaparte sostenesse, al contrario, che il suo intento fosse compiere un’analisi tecnica ai fini della difesa dello Stato stesso. Essendo in epoca fascista, venne letto come un'opera sovversiva, che svelava quello che Mussolini aveva fatto dal 1922 al 1925 e che incitava implicitamente a rovesciare a sua volta lo stesso governo fascista.[4]

Al confino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1933 venne confinato all'isola di Lipari, con l'accusa di aver svolto attività antifasciste all'estero. In questo periodo continuò tuttavia a pubblicare una serie di elzeviri sul Corriere della Sera sotto lo pseudonimo di «Candido».[4]

L'amicizia con Ciano[modifica | modifica wikitesto]

Solo con l'intervento di Galeazzo Ciano, suo amico e ministro degli Esteri, Malaparte poté ritornare in libertà, lavorando come inviato del Corriere della Sera. Nel 1936 fece costruire a Capri, su progetto dell'architetto Adalberto Libera, la suggestiva "Villa Malaparte"; questa residenza, una vera e propria maison d'artiste arroccata su una scogliera a strapiombo sul mare, divenne spesso ritrovo di artisti e intellettuali, uno dei più esclusivi salotti mondani del periodo. Frattanto fondò e diresse la rivista Prospettive (I Serie: 1937-1939; II Serie: 1939-1943).[4]

Dal 1935, per via della relazione amorosa con la vedova di Edoardo Agnelli, Virginia Bourbon del Monte, si scontrò più volte col capostipite della famiglia Agnelli, il senatore Giovanni Agnelli (fondatore della FIAT), che, minacciando la nuora di toglierle per sempre la potestà sui figli, riuscì a impedire un possibile matrimonio con lo scrittore.[4]

In disaccordo con le leggi razziali fasciste del 1938, assume nella redazione di Prospettive Alberto Moravia, di origini ebraiche.[9]

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Malaparte a Capri
Kurt Erich Suckert
Curzio Malaparte alpino.jpg
9 giugno 1898 - 19 luglio 1957
Soprannome Curzio Malaparte
Nato a Prato
Morto a Roma
Cause della morte cancro ai polmoni
Luogo di sepoltura Mausoleo di Curzio Malaparte a Spazzavento (Prato)
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia (1915-1945)
Francia Francia (1914-1915)
Stati Uniti Stati Uniti (1943-1945)
Forza armata Legione Straniera Francese (1914-15)
Regio Esercito (1915-1918; 1940-1943)
Esercito Cobelligerante Italiano (1943-45)
Corpo Legione Garibaldi (1914-15)
Alpini (1915-1918; 1940-1943)
Corpo Italiano di Liberazione (1943-45)
Counter Intelligence Corps (1943-45)
Unità 5º Reggimento alpini
Anni di servizio 1914 - 1945
Grado Capitano
Ferite intossicazione da iprite
Comandanti Luigi Cadorna, Armando Diaz, Benito Mussolini, Dwight Eisenhower, Pietro Badoglio, Henry Cummings
Guerre Prima guerra mondiale, Seconda guerra mondiale
Campagne Fronte greco-albanese, campagna di Russia, campagna d'Italia (1943-1945)
Battaglie battaglia di Caporetto, battaglie dell'Isonzo
Decorazioni Croce di guerra al valor militare, Medaglia di bronzo e altre onorificenze
Altro lavoro scrittore, giornalista

Fonti nel testo

voci di militari presenti su Wikipedia

Partecipò alla Seconda guerra mondiale in un primo tempo con il grado di capitano degli Alpini e in seguito, lavorando come corrispondente per il Corriere della Sera, ebbe modo di viaggiare in diverse località europee, tra cui la Francia, la Germania, la Polonia e il fronte russo. Non si sapeva molto della vita di Curzio Malaparte negli anni tra il 1940 e l'8 settembre 1943. Alcuni documenti inediti provenienti dagli archivi americani fanno luce sui rapporti tra lo scrittore e le forze americane stanziate in Italia[10].

Mobilitato col grado di capitano e arruolato nel 5º Reggimento alpini, Malaparte seguì la guerra italo-greca dal settembre 1940. Alla fine di marzo 1941 si spostò in Jugoslavia, dove fu l'unico corrispondente di guerra straniero al seguito delle truppe tedesche. Dopo la vittoria dell'Asse, si trasferì in Croazia, dove assistette «alla creazione e all'organizzazione del nuovo Stato di Croazia». Ai primi di giugno 1941 ricevette l'ordine di raggiungere la frontiera romeno-sovietica nell'eventualità di un conflitto con l'URSS. Dall'inizio della campagna seguì l'avanzata in Bessarabia e in Ucraina con una divisione dell'11ª Armata tedesca. Alla fine dell'anno poté tornare in Italia per trascorrere le Festività in famiglia. Ripartì da Roma il 7 gennaio 1942 per il fronte orientale.[4]

Malaparte, nei suoi precedenti scritti, aveva assunto un atteggiamento critico verso il regime nazista ed aveva lodato l'efficienza dell'esercito sovietico. Per questo le autorità tedesche non lo fecero avvicinare al teatro delle operazioni. Già in febbraio Malaparte lasciò il fronte orientale. Trascorse oltre un anno in Finlandia. Il 25 luglio 1943 lo raggiunse la notizia della caduta di Mussolini. Tornato in patria, si stabilì nella sua villa a Capri.[4]

Le esperienze vissute durante il conflitto fornirono il materiale per il primo romanzo, Kaputt, pubblicato nel 1944 presso l'editore-libraio Casella di Napoli, probabilmente la sua opera più nota all'estero. Questo romanzo, accusato spesso di autocompiacimento, rappresenta un vivido e surreale resoconto degli ambienti militari e diplomatici italiani e nazisti, nonché un forte atto di accusa verso le atrocità della guerra, tra cui le deportazioni e le stragi degli ebrei rumeni.[4] Stando a Dominique Fernandez, tuttavia, "molti dettagli che riporta sono stati inventati".[11]

Con gli Alleati[modifica | modifica wikitesto]

In novembre 1943 fu arrestato dal CIC, il controspionaggio alleato. Venne rilasciato pochi giorni dopo perché ritenuto il tramite tra Galeazzo Ciano ed il governo greco nelle trattative intercorse prima che l'Italia attaccasse il Paese. Da allora decise di collaborare col CIC, riferendo settimanalmente al suo responsabile, il colonnello Henry Cummings. La collaborazione durò fino alla liberazione.[4]

Nel 1944, Malaparte rientrò nell'esercito italiano come ufficiale di collegamento con il comando alleato del Corpo Italiano di Liberazione, con il grado di capitano. L'arrivo delle forze di liberazione americane a Napoli, e il profondo stato di prostrazione della città partenopea, costituiscono il nucleo narrativo del secondo romanzo, La pelle, pubblicato nel 1949 presso le edizioni Aria d'Italia. L'opera, animata da grande realismo e crude descrizioni della vita quotidiana, talvolta sconfinanti nel grottesco, venne messa all'Indice dalla Chiesa cattolica.[4][12]

Prima dell'incipit de La pelle, Malaparte appose la seguente dedica:

« All'affettuosa memoria del Colonnello Henry H. Cumming, dell'Università di Virginia, e di tutti i bravi, i buoni, gli onesti soldati americani, miei compagni d'arme dal 1943 al 1945, morti inutilmente per la libertà dell'Europa. »

Da inviato del giornale l'Unità rievocò le vicende dei franchi tiratori fiorentini che sparavano dalla sponda nord dell'Arno sugli americani per impedir loro di varcare il ponte Vecchio.[4]

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitosi a Parigi nel 1947, scrisse i drammi Du côté de chez Proust e Das Kapital, raccogliendo scarso successo. Già nel 1944 a Napoli, ma soprattutto nel dopoguerra, il suo sostanziale anarchismo (e camaleontismo) spinse Malaparte ad avvicinarsi al Partito Comunista Italiano - che gli negò per molti anni l'iscrizione (la tessera del PCI gli fu consegnata da Togliatti in punto di morte[13][6]) - attirandosi le critiche di larga parte della cultura italiana per la disinvoltura con cui mutava l'appartenenza ideologica e politica. Contemporaneamente gli venne spedita anche la tessera del Partito Repubblicano Italiano, ritrovata anch'essa nelle sue carte.[4]

Nel 1950 scrisse e diresse anche il film neorealista Il Cristo proibito che vinse l'anno successivo il premio Città di Berlino al Festival di Berlino. Negli anni seguenti collaborò al settimanale «Il Tempo» con una rubrica assai viva ("Il Serraglio", poi passata a Giovanni Ansaldo e quindi a Pier Paolo Pasolini) in uno stile toscanissimo.

Nel 1957 intraprese un viaggio in URSS e in Cina, ma dovette tornare prima a causa della malattia polmonare che lo tormentava: il materiale raccolto durante questo viaggio, sarà utilizzato per la pubblicazione postuma di "Io, in Russia e in Cina" nel 1958. In quei mesi di malattia si avvicinò al cattolicesimo, anche se ci sono dubbi su un'effettiva conversione.[4]

Malaparte morì di cancro nel luglio 1957 a Roma; la malattia è da alcuni considerata come la conseguenza dell'intossicazione da iprite subita nel primo conflitto mondiale.[4] Ammiratore del popolo cinese, lasciò alla Repubblica Popolare di Mao Tse-Tung la proprietà di Villa Malaparte, ma gli eredi impugnarono il testamento vincendo la causa.[4]

Curzio Malaparte è sepolto in un mausoleo costruito sulla cima del Monte Le Coste chiamato dai Pratesi "Spazzavento", una collina dominante Prato, secondo le sue volontà. La frase "...e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano" è riportata sulla sua tomba assieme ad un'altra che recita "Io son di Prato, m'accontento d'esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo", entrambe tratte da Maledetti toscani. Ancora dalla sua penna fu pubblicato Benedetti italiani (1961), raccolto e curato da Enrico Falqui.[4]

Lapide sul Mausoleo di Malaparte

Di Malaparte, Eugenio Montale ebbe a dire:

« Un parlatore squisito e un grande ascoltatore pieno di tatto ed educazione.[14] »

Del testo Maledetti Toscani (1956), il filosofo e critico letterario francese Jean-François Revel disse di considerarlo un «libro particolarmente ridicolo».[15]

Nel saggio Une rencontre (Un incontro, edito in Italia da Adelphi), Milan Kundera colloca La pelle, che definisce l'«arciromanzo», tra le opere maggiori del Novecento.[4]

Tra le sue prese di posizione, netta è quella contro la vivisezione: lo scrittore era infatti un grande amante degli animali.[16]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Saggistica
  • Viva Caporetto!, come Curzio Erich Suchert, Prato: Stabilimento Lito-Tipografico Martini, 1921; con il titolo La rivolta dei santi maledetti (Aria d'Italia,1921), poi, con il titolo Viva Caporetto. La rivolta dei santi maledetti, introduzione di Mario Isnenghi, Milano: Mondadori, 1980, 1981; con il titolo Viva Caporetto. La rivolta dei santi maledetti, secondo il testo della prima edizione 1921, a cura di Marino Biondi, con in appendice la prefazione alla seconda edizione romana del 1923, una storia editoriale del testo e una revisione testuale dall'edizione 1921 all'edizione 1923, Firenze: Vallecchi, 1995.
  • Le nozze degli eunuchi, Roma: La Rassegna Internazionale, 1922
  • L'Europa vivente, Firenze: La Voce, 1923; in L'Europa vivente e altri saggi politici, Firenze: Vallecchi, 1923
  • Italia barbara, Torino: Piero Gobetti, 1925; Roma: La Voce, 1927
  • Intelligenza di Lenin, Milano: Treves, 1930
  • Technique du coup d'état, Paris: Bernard Grasset, 1931, 1948; pubblicato dapprima in francese e poi tradotto in italiano come Tecnica del colpo di stato, Milano: Bompiani, 1948
  • I custodi del disordine, Torino: Fratelli Buratti Editori, 1931
  • Le bonhomme Lénine, Paris: Bernard Grasset, 1932; pubblicato in francese e poi tradotto in italiano come Lenin buonanima, Firenze: Vallecchi
  • Mussolini segreto (Mussolini in pantofole), Roma: Istituto Editoriale di Cultura, 1944; pubblicato con lo pseudonimo di "Candido"
  • Il sole è cieco, Vallecchi, 1947
  • Deux chapeaux de paille d'Italie, Paris: Denoel, 1948; pubblicato in francese
  • Les deux visages d'Italie: Coppi et Bartali, 1949; pubblicato in francese e poi tradotto in italiano come Coppi e Bartali. Milano: Adelphi, 2009
  • Due anni di battibecco, 1955
  • Maledetti toscani, Firenze: Vallecchi, 1956, 1959
  • Io, in Russia e in Cina, 1958; Firenze: Vallecchi
  • Mamma marcia, 1959; Firenze, Vallecchi; con Lettera alla gioventù d'Europa e Sesso e libertà, postfazione di Luigi Martellini, Milano: Leonardo, 1990, 1992
  • L'inglese in paradiso, Firenze: Vallecchi, 1960. Contiene le operette incompiute Gesù non conosce l'arcivescovo di Canterbury e L'inglese in paradiso assieme a una raccolta di elzeviri pubblicati tra il 1932 e il 1935 sul «Corriere della Sera», alcuni dei quali sotto lo pseudonimo di Candido.
  • Benedetti italiani, 1961; Firenze, Vallecchi
  • Viaggi fra i terremoti, Firenze, Vallecchi, 1963
  • Journal d'un étranger à Paris, in francese, 1966; tradotto in italiano come Diario di uno straniero a Parigi, Firenze: Vallecchi
Narrativa
  • Avventure di un capitano di sventura, Roma: La Voce, 1927, a cura di Leo Longanesi
  • Don Camaleo, Genova: rivista La Chiosa diretta da Elsa Goss 1928(poi in Don Camaleo e altri scritti satirici, Firenze: Vallecchi, 1946)
  • Sodoma e Gomorra, Milano: Treves, 1931
  • Fughe in prigione, Firenze: Vallecchi, 1936
  • Sangue, Firenze: Vallecchi, 1937
  • Donna come me, Milano: Mondadori, 1940; Firenze: Vallecchi, 2002.
  • Il sole è cieco, Milano: Il Tempo, 1941; Firenze: Vallecchi, 1947
  • Il Volga nasce in Europa, Milano: Bompiani, 1943; in Il Volga nasce in Europa e altri scritti di guerra, Firenze: Vallecchi
  • Kaputt, Napoli: Casella, 1944; Milano: Daria Guarnati, 1948; Vallecchi, Firenze 1960, 1966; Adelphi, 2009
  • La pelle, Roma-Milano: Aria d'Italia, 1949, 1951; Firenze: Vallecchi, 1959; Milano: Garzanti, 1967; Milano: Adelphi, 2010
  • Storia di domani, Roma-Milano: Aria d'Italia, 1949
  • Racconti italiani, 1957; Firenze: Vallecchi
Teatro
  • Du côté de chez Proust. Impromptu en un acte, in francese, Parigi: Théâtre de la Michodière, 1948
  • Das Kapital. Pièce en trois actes, in francese, Parigi: Théâtre de Paris, 1949
  • Anche le donne hanno perso la guerra, 1954
Poesia
  • L'Arcitaliano, Firenze e Roma: La Voce, 1928 a cura di Leo Longanesi (poi in L'Arcitaliano e tutte le altre poesie), Firenze: Vallecchi, 1963
  • Il battibecco, Roma-Milano: Aria d'Italia, 1949
Cinema

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Sottotenente del 52º reggimento fanteria - alla testa della propria sezione lanciafiamme, scontratosi più volte con rilevanti forze avversarie, le attaccava con risolutezza, le volgeva alla fuga ed infliggeva loro gravi perdite col fuoco dei suoi apparecchi, infondendo costantemente coraggio ai suoi dipendenti e dando bello esempio di fermezza e di slancio singolari.»
— Bois de Courton 16 luglio 1918
Croce di guerra al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valore militare
«Inviato del "Corriere della sera" ,partecipava per undici giorni alle fatiche di un battaglione coloniale in marcia,suscitando l'ammirazione degli ufficiali e coloniali tutti per l'alto spirito con cui superava disagie fatiche e per lo sprezzo del pericolo,sereno coraggio e nobile orgoglio di razza dimostrati durante uno scontro con briganti.»
— Chembevà (Goggiam) 12 febbraio 1939 XVII


MeritoMilitare.png Croce al merito di guerra
Commemorative Italian-Austrian war medal BAR.svg Medaglia campagna 1915-18 4 anni
Vittoria.png Medaglia interalleata della vittoria
Guerra1940-43.png Distintivo guerra 1940-43
Guerra1943-45.png Distintivo guerra 1943-45

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le guerre di Malaparte
  2. ^ Curzio Malaparte a cinquant'anni dalla sua morte
  3. ^ Maria Antonietta Macciocchi, Malaparte è l'anti-Celine, Corriere della Sera, 21 marzo 1998, p. 31
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Biografia di Curzio Malaparte (a cura di Luigi Martellini)
  5. ^ Io Curzio, tu Gabriele
  6. ^ a b Non è con l'omertà intellettuale che riscopriremo Curzio Malaparte intervista a Luigi Martellini (curatore del Meridiano Opere scelte) di Luca Meneghel. La tessera fu ritrovata dopo la dipartita dell'autore e fu spacciata come richiesta di iscrizione da parte di Malaparte al P.C.I. mentre fu offerta da Togliatti e probabilmente spedita per posta - anziché consegnata dal segretario in persona - alla clinica dove lo scrittore era ricoverato morente
  7. ^ Malaparte. Opere scelte, Milano, Arnoldo Mondadori editore, 1997, ISBN 88-04-43436-8. p. XC (Cronologia)
  8. ^ Malaparte. Opere scelte, Milano, Arnoldo Mondadori editore, 1997, ISBN 88-04-43436-8. p. XCI (Cronologia)
  9. ^ Curzio Malaparte ritrovato
  10. ^ Mauro Canali, «L'agente Malaparte», Liberal, 25 aprile 2009.
  11. ^ Fabio Pierangeli, Malaparte cronista di guerra e la Francia, 19 novembre 2012 in www.iltempoelastoria.it.
  12. ^ Malaparte gran bugiardo. Il suo trucco c'è e si vede
  13. ^ Il narciso Curzio Malaparte, camaleonte dalle mille vite
  14. ^ Biografia sul sito del Convitto Cicognini
  15. ^ Jean-François Revel, Per un'altra Italia, C. M. Lerici editore, Milano, 1958 ("Saggi", 3), p. 150.
  16. ^ Articolo su La pelle, Novecento letterario

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Vegliani, Malaparte, Milano-Venezia: Guarnati, 1957.
  • A.J. DeGrand, Curzio Malaparte: The Illusion of the Fascist Revolution, «Journal of Contemporary History», Vol. 7, No. 1/2 (Jan. - Apr., 1972), pp. 73–89
  • Luigi Martellini, Invito alla lettura di Malaparte, Milano: Mursia, 1977.
  • Giordano Bruno Guerri, L'Arcitaliano. Vita di Curzio Malaparte, Milano: Bompiani, 1980.
  • Malaparte scrittore d’Europa. Atti del convegno (Prato 1987) e altri contributi, coordinazione di Gianni Grana, relazione e cura biografica di Vittoria Baroncelli, Milano-Prato: Marzorati-Comune di Prato, 1991.
  • Giuseppe Pardini, Curzio Malaparte. Biografia politica, Milano, Luni Editrice, 1998.
  • Giordano Bruno Guerri, Il Malaparte illustrato, Milano: Mondadori, 1998.
  • Lucrezia Ercoli, Philosophe malgré soi. Curzio Malaparte e il suo doppio, Roma: Edilet, 2011.
  • Maurizio Serra, Malaparte. Vite e leggende, Venezia: Marsilio, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore de La Stampa Successore
Andrea Torre dal 12 febbraio 1929 al 30 gennaio 1931 Augusto Turati

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