Camera dei Fasci e delle Corporazioni

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Camera dei Fasci e delle Corporazioni
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Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Fasci e delle Corporazioni
Stato bandiera Regno d'Italia
Istituito 19 gennaio 1939
Operativo dal 23 marzo 1939
Soppresso 5 agosto 1943
Successore Consulta Nazionale
Presidente Costanzo Ciano (1939)
Dino Grandi (1939-1943)
Sede Roma
Indirizzo Palazzo Montecitorio, Piazza di Monte Citorio

La Camera dei Fasci e delle Corporazioni fu un organo legislativo del Regno d'Italia che sostituì la Camera dei deputati dal 1939 al 1943, nella XXX Legislatura del Regno d'Italia, durante il periodo fascista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Camera dei Fasci e delle Corporazioni fu istituita con legge 19 gennaio 1939 n. 129 (essendo lo Statuto albertino una costituzione flessibile era sufficiente la legge ordinaria per modificarlo) e tenne la sua seduta inaugurale il 23 marzo dello stesso anno.

Fu sciolta, ma non soppressa, subito dopo la caduta del regime fascista, dal regio decreto legge 2 agosto 1943 n. 705, entrato in vigore il giorno 5 dello stesso mese, il quale stabiliva inoltre che entro quattro mesi dalla fine della guerra si sarebbero dovute svolgere le elezioni per la nuova Camera dei deputati.[1] Tale decreto fu ratificato dalla Repubblica Italiana con la legge 5 maggio 1949, n. 178.[2] Curiosamente la legge istitutiva del 1939 è stata espressamente abrogata solo il 16 dicembre 2009, data di entrata in vigore di alcune disposizioni contenute nel decreto legge 22 dicembre 2008 n. 200, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2009, n. 9.[3]

La Repubblica Sociale Italiana stabilì a Venezia la sede della propria Camera dei Fasci e delle Corporazioni che, tuttavia, non entrò mai in funzione.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

I membri della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, non più denominati deputati ma consiglieri nazionali, erano più di seicento. Non erano eletti dal popolo, ma ne facevano parte di diritto in quanto componenti:

Secondo l'art. 9 della legge 19 gennaio 1939 n. 129, non potevano far parte della Camera dei Fasci e delle Corporazioni coloro che erano senatori del Regno o Accademici d'Italia.

Non era previsto un rinnovo periodico della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, in quanto il mandato dei consiglieri nazionali terminava quando essi cessavano di appartenere ai suddetti organi. Tuttavia i lavori della Camera, così come quelli del Senato, continuavano ad essere suddivisi in legislature (ve ne fu, per ovvi motivi, una sola): la fine di ciascuna legislatura era stabilita con decreto reale, su proposta del Capo del Governo (il decreto fissava anche la data di convocazione delle due camere riunite, per ascoltare il discorso della Corona col quale si apriva la legislatura successiva).

Il presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e i vicepresidenti erano nominati con decreto reale. Il primo presidente fu Costanzo Ciano (dal 23 marzo alla sua morte, avvenuta il 26 giugno 1939) al quale succedette Dino Grandi (dal 30 novembre 1939 al 4 agosto 1943). Sciolta la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, il governo affidò temporaneamente a Vittorio Emanuele Orlando le funzioni amministrative spettanti al suo presidente.

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

La Camera dei Fasci e delle Corporazioni condivideva il potere legislativo con il Governo e il Senato del Regno (non toccato dalla riforma del 1939, ma fascistizzato con la nomina di ben 211 nuovi senatori). Tuttavia il suo ruolo, così come quello del Senato, era complementare; infatti l'art. 2 della legge istitutiva recitava: "Il Senato del Regno e la Camera dei Fasci e delle Corporazioni collaborano col governo alla formazione delle leggi".

La Camera dei Fasci e delle Corporazioni (così come il Senato) discuteva e approvava in assemblea plenaria, su relazione delle commissioni competenti, i soli disegni di legge indicati nella legge istitutiva (quelli di carattere costituzionale, le deleghe legislative di carattere generale, i progetti di bilancio ed i rendiconti consuntivi dello Stato, ecc.). Tutti gli altri disegni di legge erano esaminati e definitivamente approvati dalle commissioni, salvo che il Governo o la stessa camera, autorizzata dal Capo del Governo, avessero chiesto la discussione e il voto in assemblea plenaria. Il Capo del Governo poteva inoltre stabilire che, per ragioni di urgenza, venissero approvati in commissione anche i disegni di legge per i quali era ordinariamente prevista la competenza dell'assemblea plenaria. La procedura di approvazione delle leggi in commissione è stata ripresa dalla Costituzione repubblicana e, in seguito, dalla Costituzione spagnola del 1978, nonché da alcuni statuti regionali (come quello del Piemonte).

Sebbene il ruolo della Camera dei Fasci e delle Corporazioni fosse piuttosto marginale, essa non mancò di una certa incidenza politica. Infatti, come nota Andrea Manzella "in quel segmento di ordinamento che si chiama Costituzione fascista e che durò due anni, dal 1938 al 1940, dopo la istituzione della Camera dei fasci e delle corporazioni, si capì che, anche in quel momento, occorreva creare un luogo di lavoro. Le Commissioni della Camera dei fasci e delle corporazioni, come attesta Renzo De Felice, dettero del filo da torcere al Governo di allora. I disegni di legge del Governo dovevano passare infatti nell'imbuto delle Commissioni alla Camera dei fasci e delle corporazioni in cui c'erano potenti lobby di interessi".[4]

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Membri[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Consiglieri nazionali della Camera dei fasci e delle corporazioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivio Camera
  2. ^ Legge 5 maggio 1949, n. 178, recante "Conversione in legge, con approvazione complessiva, dei decreti-legge cha a causa degli avvenimenti successivi al 25 luglio 1943, non siano stati convertiti in legge o presentati per la conversione"
  3. ^ Tale decreto mira ad attuare una semplificazione nel panorama normativo italiano, abrogando tra l'altro, tutte le norme implicitamente soppresse, inapplicabili o che abbiano esaurito i loro effetti.
  4. ^ Intervento del 4 aprile 2007 nella seduta dell'Assemblea del Senato. Cfr. anche Negri G., The Rise and Fall of the Fascist Constitution in Il Politico: Rivista Italiana di Scienze Politiche, 47, no. 3 (September 1982): 449-478

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]