Palazzo Montecitorio

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Coordinate: 41°54′05″N 12°28′43″E / 41.901389°N 12.478611°E41.901389; 12.478611

Palazzo Montecitorio
Camera dei deputati della Repubblica Italiana
Palazzo Montecitorio Rom 2009.jpg
Palazzo Montecitorio
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Località Roma
Indirizzo Piazza di Monte Citorio
Informazioni
Condizioni In uso
Inaugurazione Prima metà del Seicento
Uso Sede della Camera dei deputati della Repubblica Italiana
Realizzazione
Architetto Gian Lorenzo Bernini, Ernesto Basile
Appaltatore famiglia Ludovisi
Proprietario Stato italiano
 
Il logo della Camera dei deputati

Palazzo Montecitorio è un edificio di Roma, che si affaccia su piazza del Parlamento da un lato e su piazza Monte Citorio dall'altro, in cui ha sede la Camera dei deputati della Repubblica Italiana.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origine e periodo pontificio[modifica | modifica sorgente]

La storia del palazzo inizia nel 1653 quando Innocenzo X commissionò a Gian Lorenzo Bernini di realizzare una residenza per la famiglia Ludovisi.[1]

È ancora discussa l'origine del toponimo della modesta altura sulla quale fu costruito il palazzo: c'è chi ritiene che in epoca romana vi si svolgessero le assemblee elettorali (da cui "mons citatorius") e chi pensa che il nome deriverebbe dal fatto che vi venivano scaricati i materiali di risulta della bonifica del vicino Campo Marzio ("mons acceptorius").

Il Bernini, straordinario interprete del barocco romano, realizzò un edificio che, sia nella struttura che nelle decorazioni, si adatta all'assetto urbanistico preesistente. L'unica testimonianza del progetto Berniniano è rappresentata dal dipinto attribuito a Mattia de' Rossi, allievo prediletto di Bernini (Roma, collezione Doria-Pamphili). La facciata del palazzo, costituita da una poligonale di cinque partiture che segue l'andamento curvo della strada prospiciente e gli elementi di pietra appena sbozzata, dai quali fuoriescono foglie e rametti spezzati, simulano un edificio costruito nella viva roccia.

I lavori subirono un brusco rallentamento nel 1654 a causa di una lite per ragioni diplomatiche, tra Innocenzo X e il Principe Niccolò Ludovisi (che aveva sposato la cognata del Papa). Alla morte del Ludovisi (1664) i lavori vennero definitivamente interrotti, per essere ripresi circa vent'anni dopo dall'architetto Carlo Fontana che convinse Innocenzo XII (famoso per il suo anti-nepotismo), a installarvi due importanti attività: il massimo organismo dell'amministrazione della giustizia: la Curia Pontificia (che rimase a lungo denominata Curia innocenziana) e il dazio. I proventi di tali attività sarebbero andati a beneficio dell'Ospizio Apostolico dei poveri invalidi, detto "Il San Michele". Questa destinazione è ancor oggi ricordata da un bassorilievo con l'effigie del Salvatore e l'intestazione «Hospitii apostolici pauperum invalidorum», spostati sull'angolo destro della facciata dal cortile dove originariamente erano posti.

Carlo Fontana conservò la caratteristica facciata convessa aggiungendovi il campanile a vela e modificò il progetto dell'ingresso, aggiungendo due porte al lato dell'ingresso principale. La Curia fu inaugurata nel 1696. Oltre ai tribunali pontifici, il palazzo fu anche sede del Governatorato di Roma e della direzione di polizia[2], assumendo così un ruolo di spicco nella vita giudiziaria e amministrativa del governo pontificio.

Dopo il Risorgimento[modifica | modifica sorgente]

La facciata verso piazza del Parlamento

Con l'Unità d'Italia, Palazzo Montecitorio fu espropriato dallo Stato italiano e destinato ad ospitare la Camera dei deputati (vennero scartati nella scelta Palazzo Venezia e il Campidoglio). Le modifiche necessarie alle nuove mansioni del palazzo vennero compiute rapidamente, il compito di edificare l'aula dell'Assemblea fu affidato a un poco noto ingegnere dei lavori pubblici, Paolo Comotto, che costruì nel cortile una sala semicircolare a gradinate su un'intelaiatura di ferro interamente ricoperta di legno, inaugurata il 27 novembre 1871. La nuova aula si dimostrò tuttavia inadeguata, dotata di una pessima acustica, freddissima d'inverno e troppo calda d'estate. Inoltre, a causa di copiose infiltrazioni d'acqua, fu dichiarata pericolante e chiusa nel 1900. Nel frattempo, fallito un tentativo di costruire un nuovo palazzo del Parlamento in Via Nazionale venne costruita una nuova aula provvisoria in via della Missione, e solo nel 1918 fu inaugurata la sede definitiva nel Palazzo Montecitorio.

L'aula progettata da Ernesto Basile
Camera dei deputati durante il fascismo, in alto al centro il presidente della camera Alfredo Rocco durante un discorso, in basso al centro il primo ministro Benito Mussolini
L'aula in occasione del giuramento del presidente Giovanni Leone (29 dicembre 1971)

I lavori di ampliamento del palazzo furono affidati all'architetto palermitano Ernesto Basile, esponente di primo piano della stagione liberty italiana, che eseguì importanti interventi costruendo un nuovo edificio alle spalle dell'originale. Basile mantenne infatti solo la parte frontale del palazzo berniniano, riducendo invece il cortile e demolendo le ali e la parte posteriore, innalzando, sulla piazza del Parlamento, il nuovo corpo di fabbrica caratterizzato da quattro torri angolari rivestite in mattoni rossi e travertino. All'interno di questo blocco Basile collocò l'aula delle sedute, illuminata da uno straordinario lucernario a ventaglio in stile liberty, il famoso Velario di Giovanni Beltrami.

Sotto il velario in vetro colorato di Beltrami fu posto un fregio pittorico, che circonda l'aula in alto: l'autore era Aristide Sartorio ed il fregio era dedicato alla storia del popolo italiano[3].

Insieme a Basile collaborarono anche altri artisti, tra i quali Leonardo Bistolfi e Domenico Trentacoste, autori dei gruppi marmorei e della facciata posteriore.

Il pannello bronzeo dell'Aula, posto alle spalle dello scranno del Presidente è intitolato: "La glorificazione della dinastia sabauda", è opera del torinese Davide Calandra ed è stato fuso a Pistoia[4].

A Basile si deve anche il grande salone detto "Transatlantico", lungo ed imponente, posto sul diametro dell'emiciclo e centro informale della vita politica italiana, caratterizzato da un pavimento in marmo siciliano, che deve la curiosa denominazione all'arredo tipico delle grandi navi d'inizio Novecento.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Al primo piano si trovano:[5]

  • l'ingresso all'aula legislativa, che occupa tutti e tre i piani;
  • il Transatlantico, un lussuoso corridoio così chiamato per il suo arredamento, che ricorda quelli delle navi transoceaniche;
  • diverse sale stampa;
  • la Sala dei Ministri, utilizzata per le riunioni tra i Ministri e i Sottosegretari di Stato nelle occasioni in cui si trovano alla Camera dei Deputati;
  • il Casellario, dove viene smistata la posta dei deputati;
  • la Sala Verde, utilizzata per la lettura della stampa periodica e così chiamata per il particolare colore dei suoi arredi;
  • il Cortile d'Onore;
  • l'Archivio Legislativo;
  • la Sede della Giunta delle Elezioni.

Le più importanti sale di rappresentanza si trovano al secondo piano, insieme agli uffici del Presidente e dei componenti dell'Ufficio di Presidenza e del Segretario generale.

Attraverso uno scalone monumentale, si accede al cosiddetto corridoio dei busti, lungo il quale sono esposti una trentina di busti in bronzo e marmo di illustri deputati e di presidenti della Camera.

Un altro salone è chiamato "della Lupa", l'ambiente più ampio dell'ala berniniana, che deve il suo nome alla presenza di una scultura in bronzo della lupa capitolina. Qui fu proclamato il risultato del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e si svolgono ancora oggi riunioni importanti. A sinistra del salone della Lupa si affaccia la Biblioteca del Presidente, dove si tengono le riunioni dell'Ufficio di Presidenza e degli altri organi della Camera. Sul lato destro è invece situata la Sala Aldo Moro, dominata da una rappresentazione delle Nozze di Cana di Paolo e Benedetto Caliari. L'intitolazione della storica sala è avvenuta il 13 maggio 2008, alla presenza del Presidente della Camera Gianfranco Fini, quando ricorreva il trentesimo anniversario della scomparsa del politico. La sala, che prima era soprannominata Sala gialla per il colore della tappezzeria, è arredata con mobili in stile rococò provenienti dalla Reggia di Caserta ed è attigua alla Sala del Cavaliere.

Patrimonio artistico[modifica | modifica sorgente]

Ulisse e Nausicaa, Michele Desubleo

A Palazzo Montecitorio si trovano più di mille dipinti e sculture datati tra il XVI e XX secolo, alcune migliaia di incisioni e stampe di varie epoche, un nucleo consistente di reperti archeologici e una discreta quantità di beni artistici, quali: orologi, mobili d'epoca, arazzi e busti. Una buona parte di queste opere è di proprietà delle varie Soprintendenze e si trova in deposito temporaneo presso la Camera dei deputati. La rimanente parte del patrimonio artistico, rappresentata soprattutto da opere d'arte moderna e contemporanea, è stata direttamente acquisita in proprietà dalla Camera a partire dagli anni trenta. Una piccola parte del patrimonio artistico è inoltre rappresentata da donazioni fatte sia dagli artisti che dagli eredi. Nel corso della XIII legislatura, si è deciso di procedere alla restituzione, alle varie Soprintendenze proprietarie, di un buon numero di opere collocate temporaneamente alla Camera dei deputati per favorire la ricostituzione del patrimonio museale di tali istituzioni. Tra le opere più famose restituite figurano[6]:

Il palazzo ospita comunque diverse opere d'arte di grande valore, raccolte in buona parte per abbellire l'edificio dopo i lavori di ampliamento del 1918, tra le tante è presente nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari anche l'opera:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le fondamenta dell'edificio sarebbero insufficienti rispetto all'altezza e alla dimensione del Palazzo, per giunta costruito su un terreno particolarmente cedevole; dopo l'8 settembre 1943, fu proprio l'esibizione delle crepe sui muri da parte di un funzionario dell'ufficio stralcio a bloccare l'occupazione della Camera da parte delle truppe tedesche: cfr. M. Pacelli, Interno Montecitorio, Storie sconosciute, Franco Angeli, 2006.
  2. ^ Nella prigione sotterranea dell'epoca pontificia si sarebbe rifugiato (ricercato dai fascisti che l'avevano espulso dall'aula) il deputato comunista Francesco Misiano: cfr. M. Pacelli, Interno Montecitorio, Storie sconosciute, Franco Angeli, 2006.
  3. ^ Esso decora tutta in circolo la parte alta dell'aula e reca figure di uomini e donne anche nudi, con cavalli; fu eseguito con una tale fretta da richiedere l'uso di una specie di proiettore. Sartorio disegnò i volti sulla base di diapositive che ritraevano i malati di mente del Policlinico: M. Pacelli, Interno Montecitorio, Storie sconosciute, Franco Angeli, 2006.
  4. ^ Quel bronzo a Montecitorio è un pezzo di storia pistoiese, Il Tirreno, 30 aprile 1999.
  5. ^ Visita virtuale alla Camera dei deputati vedi primo piano. URL consultato il 05/03/2013.
  6. ^ Patrimonio artistico di Palazzo Montecitorio sul sito della Camera dei deputati.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]