Gianfranco Fini

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Gianfranco Fini
Gianfranco Fini

In carica
Inizio mandato 
dal 30 aprile 2008
Predecessore Fausto Bertinotti

Durata mandato
18 novembre 2004 – 17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Franco Frattini
Successore Massimo D'Alema

Durata mandato
11 giugno 2001 – 17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Nessuno
Successore Massimo D'Alema
Francesco Rutelli

Presidente di Alleanza Nazionale
Durata mandato
27 gennaio 1995 – 11 maggio 2008
Predecessore Fondazione del Partito
Successore Ignazio La Russa (reggente)

Partito politico AN (1995-2009)
PDL (dal 2009)
Religione Cattolica
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento Italiano
Camera dei deputati
On. Gianfranco Fini
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Luogo nascita Bologna, bandiera Italia
Data nascita 3 gennaio 1952
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Data morte {{{data_morte}}}
Titolo di studio laurea in psicologia
Professione politico e giornalista
Partito AN - Il Popolo della Libertà
Legislatura IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Il Popolo della Libertà
Coalizione PdL-LN-MpA
Circoscrizione XI (Emilia-Romagna)
Regione {{{regione}}}
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari
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Gianfranco Fini (Bologna, 3 gennaio 1952) è un politico italiano. È stato presidente di Alleanza Nazionale per quindici anni, dalla fondazione nel 1993 fino al 2008.

Ha ricoperto l'incarico di vicepresidente del Consiglio dei ministri dei governi Berlusconi II e III; nel III è stato anche ministro degli Affari esteri.

Dal 30 aprile 2008 è Presidente della Camera dei deputati.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini familiari

Gianfranco Fini nasce a Bologna nel 1952. Il padre, Argenio Fini (Bologna 1923 - Roma 1998), detto Sergio, era figlio di un militante comunista morto nel 1970, e fu volontario della Repubblica Sociale Italiana nella Divisione di Fanteria San Marco, e più tardi iscritto all'Associazione nazionale dei combattenti.

La madre, Erminia Marani (Ferrara 1926 - Roma 2008), era figlia di Antonio Marani, ferrarese, presente assieme a Italo Balbo alla marcia su Roma. Il nome Gianfranco fu scelto per ricordare un cugino ucciso a vent'anni dai partigiani, quando era da poco passato il 25 aprile del 1945.

Argenio Fini, prima dell'ascesa politica del figlio, si dichiarò vicino al Partito Socialista Democratico Italiano, ma dopo l'iscrizione di Gianfranco nel Movimento Sociale Italiano abbandonò l'impegno politico, per gli impegni correlati al suo nuovo lavoro in una compagnia petrolifera.

Gianfranco Fini ha recentemente rese pubbliche le proprie origini ebraiche.[senza fonte]

[modifica] Vicende personali

Negli anni '80 incontra Daniela Di Sotto, allora moglie di Sergio Mariani, amico e dirigente del partito. Mariani tenterà il suicidio poco dopo. [1][2]. La signora Di Sotto si separa dal marito per unirsi a Fini. Nel 1985 nasce Giuliana, la loro unica figlia. Si sposa con Daniela ma con rito civile, tre anni più tardi, a Marino .

Nel giugno 2007, Fini annuncia la separazione dalla moglie. Cinque mesi dopo la separazione dalla moglie, viene resa pubblica la relazione con l'avvocato Elisabetta Tulliani.

Dalla loro relazione nascerà la figlia Carolina, il 2 dicembre 2007[3].

[modifica] Carriera politica

[modifica] Dall'inizio dell'impegno politico al ruolo di delfino di Giorgio Almirante

Gianfranco frequentò l' istituto magistrale "Laura Bassi". Inizialmente non era interessato alla politica, ma nel 1968, a sedici anni, si ritrovò coinvolto in alcuni scontri davanti ad un cinema dove un gruppo di militanti di sinistra stava contestando la proiezione del controverso film sul Vietnam Berretti verdi, episodio che lo spinse ad iscriversi alla Giovane Italia. Molti anni dopo racconterà in un'intervista:

« Non avevo precise opinioni politiche. Mi piaceva John Wayne, tutto qui. Arrivato al cinema, beccai spintoni, sputi, calci, strilli perché gli estremisti rossi non volevano farci entrare. E così per reagire a tanta arroganza andai a curiosare nella sede cittadina della Giovane Italia. »
(Gianfranco Fini)
Fini seduto, ad un incontro del Fronte della Gioventù abruzzese nel 1980 a Montesilvano, in compagnia di Giorgio Almirante, con a destra Maurizio Gasparri

Iniziò così la sua carriera politica nel Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.

Tre anni dopo si trasferì con la famiglia a Roma. Nell'agosto 1976 assolse agli obblighi di leva, prima a Savona, poi al distretto militare di Roma e quindi al ministero della Difesa. Nel 1977 divenne segretario nazionale del Fronte della Gioventù, per volontà di Giorgio Almirante. Al congresso giovanile era arrivato quinto su sette eletti nella segreteria; fu Almirante, di autorità, a sceglierlo, come prevedeva lo statuto, segretario.

Nel frattempo aveva conseguito la laurea in pedagogia ed era diventato collaboratore al quotidiano di partito Secolo d'Italia. In quegli anni diresse anche il quindicinale del FdG "Dissenso". Allo stipendio da dirigente di partito preferì il tesserino da giornalista professionista.

Nel 1983 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Rieletto nel 1987, nel settembre dello stesso anno alla festa del partito a Mirabello, Almirante lo candidò pubblicamente come suo successore alla segreteria del partito.

Secondo un retroscena emerso nel 2009, Almirante avrebbe pensato sin dal 1980 a individuare una persona «giovane, non fascista, non nostalgico, che creda, come ormai credo anch'io, in queste istituzioni, in questa Costituzione. Perché solo così il Msi può avere un futuro».[4]

[modifica] Dal MSI-DN ad AN

Gianfranco Fini sconfigge nel congresso di Sorrento Pino Rauti e Franco Servello e viene eletto segretario del partito. Col senno di poi, si potrebbe dire che se non nacque tutto nel '68 a Bologna sicuramente tutto cominciò a nascere a Sorrento con la sconfitta dell'ala di sinistra e movimentista dell'allora Msi.[senza fonte]

Il 22 maggio 1988 scompare Giorgio Almirante.

Rimane alla segreteria nazionale del MSI, fino al gennaio 1990 quando al successivo congresso di Rimini viene eletto Rauti, che l'anno successivo subì una forte sconfitta elettorale alle amministrative e alle regionali in Sicilia. Il Comitato centrale riporta Fini segretario a partire dal luglio del 1991, e lo resterà fino allo scioglimento del Msi avvenuto nel gennaio 1995, con la svolta di Fiuggi.

Nell'autunno del 1993, Gianfranco Fini decide di correre per la carica di sindaco di Roma, arrivando al ballottaggio contro Francesco Rutelli. Per la prima volta un esponente del MSI riceve un largo supporto. L'imprenditore Silvio Berlusconi, non ancora attivo protagonista della politica italiana, affermò in quella occasione la propria scelta elettorale ribadendo che: "Se votassi a Roma, la mia preferenza andrebbe a Fini" [5].

Ormai la sua ascesa politica è avviata. Dopo le vittoriose elezioni politiche del 1994, sebbene Fini non farà personalmente parte del governo Berlusconi, per la prima volta nella storia della Repubblica l'esecutivo conterà quattro ministri appartenenti al suo partito, tra cui il vice presidente del Consiglio "Pinuccio" Giuseppe Tatarella.

La svolta nel congresso di Fiuggi (25-29 gennaio 1995) segna una radicale trasformazione del MSI con la fondazione di Alleanza Nazionale, di cui Fini assume la presidenza. Decisiva la distanza netta dal fascismo. Rauti, Erra, Staiti e pochi altri vanno via dal partito per fondare il MS Fiamma Tricolore.

Gianfranco Fini è stato rieletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione XV (LAZIO 1), Collegio 24 Roma-Della Vittoria. Era stato eletto deputato anche nelle legislature IX, X, XI, XII, XIII, XIV e XV.

[modifica] L'esperienza di governo

Dal 2001 al 2006 ha ricoperto l'incarico di vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, dal quale è stato nominato ministro degli Esteri nel novembre 2004 dopo l'entrata del precedente ministro Franco Frattini nella Commissione Europea. Nel febbraio del 2002 è stato nominato rappresentante del governo italiano alla Convenzione europea, per la stesura della bozza di costituzione europea.

A lui si deve tra l'altro la Legge Bossi-Fini sulla regolamentazione degli extracomunitari.

Nel febbraio 2006 fa approvare una modifica al D.P.R. n. 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti), la cosiddetta Legge Fini-Giovanardi, inserita nel pacchetto sicurezza per i XX Giochi olimpici invernali svoltisi a Torino nel 2006. Questa abolisce la distinzione giuridica tra droghe leggere, quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina e punisce in base alla quantità di principio attivo contenuto nelle droghe.

A norma dell'art. 75 del predetto T.U., per l'uso personale sono previste alcune sanzioni amministrative, da applicarsi singolarmente o cumulativamente, a seconda delle peculiarità del caso concreto: la sospensione del passaporto, la sospensione della patente di guida, o il divieto di conseguirla, nonché la sospensione del porto d'armi. La coltivazione di una singola pianta di cannabis potrebbe essere ora punita con la reclusione da uno a sei anni.

[modifica] Gli strappi ideologici

« Di fronte all'orrore della Shoah, simbolo perenne dell'abisso d'infamia in cui può precipitare l'uomo che disprezza Dio, sale fortissimo il bisogno di tramandare la memoria e far sì che mai più in futuro sia riservato, anche ad un solo essere umano, ciò che il nazismo riservò all'intero popolo ebraico. »
(Messaggio scritto da Gianfranco Fini sul Libro della Memoria durante la sua visita in Israele, 24 novembre 2003)

Prima della Svolta di Fiuggi del 1995, numerose erano state le dichiarazioni di appartenenza all'ideologia fascista in qualità di segretario dell'MSI [6]: «Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo» (19 agosto 1989); «Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista» (Il Giornale, 5 gennaio 1990); «Mussolini è stato il più grande statista nel secolo. E se vivesse oggi, garantirebbe la libertà degli italiani» (30 settembre 1992); «...chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita... Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo...» (maggio 1992); «Mussolini è stato il più grande statista del secolo... Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti» (giugno 1994).

In seguito tuttavia rivede pubblicamente alcune sue posizioni ideologiche, iniziando un percorso che lo vedrà sempre più allontanarsi dagli atteggiamenti della destra estrema. In particolare, durante la sua prima visita in veste ufficiale in Israele, ha denunciato gli errori del fascismo e la tragedia dell'Olocausto, definendo le leggi razziali promosse dal regime fascista come «male assoluto del XX secolo». Molti organi mediatici hanno riportato la dichiarazione estendendo il concetto di male assoluto allo stesso Fascismo.[7].

La sua definizione provoca l'ira di molti militanti e l'uscita dal partito di Alessandra Mussolini, che fonda il movimento Libertà d'azione, poi divenuto Azione sociale. La dichiarazione ha generato anche l'enorme dissenso di Francesco Storace, che lo ha accusato di rinfocolare odio e di dare ragione agli esponenti di estrema sinistra che hanno negato per anni la tragedia delle foibe.[8]

[modifica] Da AN al confluimento nel Popolo della Libertà

Gianfranco Fini e il suo partito hanno ritrovato l'unità e la concordia nell'estate del 2005, all'indomani di un' Assemblea Nazionale che gli ha riconfermato la fiducia e ha deliberato lo scioglimento delle correnti interne, proprio in nome dell'unità. In vista delle elezioni politiche italiane del 2006 per la prima volta il suo cognome è comparso nel simbolo elettorale di AN, così come era stato richiesto da alcuni suoi sostenitori.

Nell'estate del 2006 ha, inoltre, annunciato l'imminente eliminazione della fiamma e della scritta "M.S.I." dal simbolo di Alleanza Nazionale [9], ponendo come termine ultimo le elezioni europee del 2009. Questa dichiarazione segna l'atto conclusivo di un'azione di rinnovamento dell'identità del partito, già avviata nel 1995 a Fiuggi, volta a scrollarsi l'eredità del Fascismo e rendendo così Alleanza Nazionale un partito esponente di una destra moderata e moderna, soprattutto in vista di una possibile fusione col parito di Forza Italia.

Nella corso della XV legislatura hanno fatto discutere le sue posizioni sul tema della fecondazione assistita, che sono sembrate in contrasto con lo spirito conservatore di An: in particolare, l'annuncio del voto favorevole (tre sì e un no) ai referendum sulla stessa del giugno 2005. Nel dicembre 2006 ha dichiarato la propria apertura a discutere sul tema del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, comprendendo in esse le unioni omosessuali:

« Se ci sono diritti o doveri delle persone che non sono tutelati perché fanno parte di un'unione e non di una famiglia servirà un intervento legislativo per rimuovere la disparità. Naturalmente quando parlo di persone mi riferisco a tutti. »
(Gianfranco Fini)

In ogni caso si è detto contrario al disegno di legge presentato dal centrosinistra per regolamentare la materia (i DICO).

A fine gennaio 2007 Silvio Berlusconi dichiarò Fini come suo successore in caso di creazione di un partito unico, incontrando i dissensi della Lega e dell'UDC.

Dopo la nascita del nuovo soggetto politico Popolo della libertà ad opera di Silvio Berlusconi, il quale ha dichiarato di auspicare una nuova legge elettorale alla tedesca (cioè proporzionale con sbarramento), Fini in un primo tempo riferì che An non vi avrebbe fatto parte, giudicando confuso e superficiale il modo in cui il PdL era nato, e manifestando così un aperto dissenso verso l'alleato della ormai "ex coalizione".

Due mesi dopo, tuttavia, la caduta del governo Prodi lo fa riavvicinare a Berlusconi, con cui si accorda per presentare alle imminenti elezioni del 13 e 14 aprile, An e FI sotto il simbolo del Popolo della Libertà, passo iniziale per la costruzione di un unico soggetto politico di centrodestra. Così egli spiega perché ha scelto di far aderire An al neonato Popolo delle Libertà, dopo le incomprensioni degli ultimi mesi: [10]

« È cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è: tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo delle liberta' che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascerà nell'urna il 13 e 14 aprile. »

Intesa ratificata all'unanimità all'Assemblea nazionale del suo partito del 15 febbraio 2008.

[modifica] Presidente della Camera della XVI Legislatura

Dopo la vittoria elettorale del 14 aprile 2008, il 30 aprile 2008 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati della XVI legislatura, al quarto scrutinio con 335 voti, su 611 votanti e maggioranza richiesta di 306 voti. Con l'elezione annuncia di lasciare la presidenza di An, la cui reggenza viene affidata l'11 maggio 2008 ad Ignazio La Russa, nell'attesa del congresso che porterà alla nascita ufficiale del partito del Popolo della Libertà.

Nell'occasione, commentando l'omaggio che il presidente Giorgio Napolitano aveva rivolto pochi giorni prima a tutte le vittime del terrorismo, senza distinzione tra quelle di destra e sinistra, Fini ha sostenuto «la chiusura del dopoguerra», «la fine della frattura della destra con la società», «il superamento della condizione di minorità»:[11]

« Si onorano i nostri morti, la nostra politica diventa centrale. È la dimostrazione che abbiamo davvero vinto. »
(Gianfranco Fini all'Assemblea Nazionale di An, 11 maggio 2008)

Nel suo discorso di insediamento al vertice di Montecitorio Fini si è richiamato alle festività del 25 aprile e del 1 maggio affermando che «celebrare la ritrovata libertà dell'Italia e la centralità del lavoro è un dovere cui nessuno deve sottrarsi». Fini ha inoltre fatto riferimento al superamento degli schemi ideologici del passato, ammonendo che «un'insidia alla nostra libertà e alla democrazia esiste tutt'ora. Non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso ormai superate, ma dal diffuso e crescente relativismo culturale». Centrale è stato il passaggio sui temi da affrontare per il nuovo Parlamento, in cui Fini ha detto che «la XVI dovrà essere davvero una legislatura Costituente». Ha quindi reso omaggio al tricolore e agli ex-presidenti della Repubblica Cossiga e Ciampi.

Pochi giorni dopo la sua elezione, a proposito del pestaggio a opera di alcuni naziskin a Verona che ha portato alla morte del giovane Nicola Tommasoli e delle bandiere di Israele bruciate da giovani dei centri sociali durante la manifestazione del 1 maggio 2008 a Torino, Fini, pur premettendo che si tratta di "fenomeni non paragonabili”, ha sostenuto che l'episodio di Torino è molto più grave perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che cercano di giustificare con una politica antisionista suscitando reazioni polemiche. [12]

Proseguendo sempre più nel suo percorso di revisione dei valori della destra, Fini nel 2008 ha ribadito, durante la festa di Azione Giovani Atreju 08 a Roma, che la destra deve riconoscersi in quei valori «presenti nella Costituzione: la libertà, l'uguaglianza e la giustizia sociale. Valori che hanno guidato e ancora guidano il cammino della destra e che sono valori di ogni democrazia e sono a pieno titolo antifascisti.»[13]

Durante l'esercizio del suo nuovo ruolo di Presidente della Camera, ha richiamato il governo per la sua decisione di ricorrere più volte ai voti di fiducia, criticandone a suo giudizio l'uso eccessivo.[14] A seguito di alcune sue dichiarazioni, con le quali ha giudicato negativamente la decisione del governo di intervenire per decreto sul caso di Eluana Englaro,[15] o quando ha sostenuto l'esigenza di difendere la laicità dello Stato, Fini ha ricevuto critiche da parte di esponenti dell'UDC e del suo stesso partito, ma ottenendo la solidarietà di altri come Gianfranco Rotondi della nuova DC.[16] In seguito, ha ricevuto parole di elogio anche da parte del radicale Marco Pannella, che lo ha ringraziato per la sua imparzialità e il suo senso dello Stato.[17]

[modifica] La battaglia contro l'assenteismo parlamentare

In qualità di Presidente della Camera Gianfranco Fini si è battuto contro il costume dei parlamentari assenteisti, promuovendo un sistema di voto digitale che impedisca ai deputati presenti in aula di votare anche per conto degli assenti. Giudicando «immorale e censurabile» il comportamento dei cosiddetti "pianisti" (cioé di coloro che votano usando due mani, una per il proprio voto e l'altra per quello di un collega assente), ha stabilito che dal 9 marzo 2009 non si voterà più con un semplice pulsante, ma solo con le impronte digitali.[18] Il nuovo sistema anti-pianisti è stato quindi sperimentato il 4 marzo. Lo stesso Fini si è recato personalmente a farsi prelevare le impronte digitali, anche se egli per prassi non partecipa alle votazioni in quanto Presidente della Camera. Il nuovo sistema da lui introdotto ha incontrato le obiezioni di 19 parlamentari che rifiutano di sottoporsi al rilevamento delle proprie impronte. Fini si è detto tuttavia ottimista sostenendo che si tratta di un gruppo esiguo che non potrà sollevare casi politici tali da ostacolare il nuovo regime di voto.[19]

[modifica] Critiche

Le critiche più usuali da destra alla condotta politica di Fini sono correlate con l'accettazione di posizioni molto distanti da quelle tradizionali del suo partito. Queste accuse vengono per lo più dagli esponenti della Destra sociale, tra i quali il primo a staccarsi dall'MSI dopo il congresso di Fiuggi, il suo "rivale storico" all'interno del MSI-DN Pino Rauti, da sempre animatore dell'ala "di sinistra" di quel partito del quale arrivò a divenire segretario nel 1990 per un breve periodo.

« Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il "fascismo di destra" non è fascismo, e non lo è mai stato.[20] »

Criticato invece dalla Lega Nord riguardo alcuni aspetti del federalismo e da Forza Italia relativamente alla giustizia. Fini è stato anche accusato di incoerenza da alcuni esponenti "teocon" per le sue posizioni a favore della famiglia [21], in riferimento alla separazione dalla moglie ed avendo avuto una figlia fuori dal matrimonio proprio a pochi mesi dalla sua adesione al Family Day.

[modifica] Opere

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Note

  1. ^ Gianfranco e Daniela Ostilità dei salotti, «Dal Corriere», 17 giugno 2007.
  2. ^ http://www.collettivamente.com/articolo/2150360.html Intervista a Mariani
  3. ^ È nata Carolina Fini. Corriere della Sera, 2 dicembre 2007. URL consultato il 2-12-2007.
  4. ^ Daniele Protti. Almirante: «Non voglio morire da fascista». Corriere della Sera, 3 marzo 2009. URL consultato il 6-03-2009.
  5. ^ Gianfranco il freddo
  6. ^ La "conversione” di Fini, articolo su Il Foglio
  7. ^ Fini in Israele "Il fascismo fu parte del male assoluto". Repubblica, 24 novembre 2003. URL consultato il 24-11-2003.
  8. ^ Fini: "Destra si riconosca nei valori antifascisti". Repubblica, 13 settembre 2003. URL consultato il 24-09-2008.
  9. ^ Le parole di Fini sul cambio del simbolo sono comunque più volte state respinte dal partito, che vede nella fiamma una sorta di continuità con l'MSI; in particolare Maurizio Gasparri aveva espresso la sua contrarietà verso l'ipotesi di rimozione della fiamma: quest'ultimo in un articolo scritto sul suo sito affermava che il simbolo non sarebbe stato cancellato. Alla fine è intervenuto lo stesso Fini che ha smentito definitivamente un articolo riportato su L'espresso che affermava un'imminente modifica del simbolo.
  10. ^ Da un'intervista tratta da RaiNews
  11. ^ L'Occidentale, 12 maggio 2008
  12. ^ http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=81366
  13. ^ Corriere della Sera, 13/09/2008
  14. ^ Il Cannocchiale, 13/01/2009: L'ira di Fini: «Una cosa mai vista».
  15. ^ [1]
  16. ^ Notizie Yahoo, 22 maggio 2009
  17. ^ Sky tg24, 26/06/2009
  18. ^ Fini: si voterà solo con le impronte. Corriere della Sera, 28 gennaio 2009. URL consultato il 6-03-2009.
  19. ^ Debutta il sistema anti-pianisti. Ma ci sono 19 «obiettori». Corriere della Sera, 4 marzo 2009. URL consultato il 6-03-2009.
  20. ^ Il Gazzettino, intervista a Pino Rauti in occasione delle elezioni comunali di Venezia, 13 aprile 2000
  21. ^ . In una vignetta Sergio Staino si chiese: "Dove si sono conosciuti Fini e la sua fidanzata?” "Al family day, suppongo”

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore: Presidente della Camera dei deputati Successore:
Fausto Bertinotti 30 aprile 2008 - in carica
Presidenti della Camera dei deputati
Regno di Sardegna
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Regno d'Italia
Rattazzi (1861-1862) | Tecchio (1862-1863) | Cassinis (1863-1865) | Mari (1865-1867) | Lanza (1867-1868) | Mari (1868-1869) | Lanza (1869-1869) | Biancheri (1870-1876) | Crispi (1876-1877) | Cairoli (1878-1878) | Farini (1878-1880) | Coppino (1880-1880) | Farini (1880-1884) | Coppino (1884-1884) | Biancheri (1884-1892) | Zanardelli (1892-1894) | Biancheri (1894-1895) | Villa (1895-1897) | Zanardelli (1897-1897) | Biancheri (1898-1898) | Zanardelli (1898-1899) | Chinaglia (1899-1899) | Colombo (1899-1900) | Gallo (1900-1900) | Villa (1900-1902) | Biancheri (1902-1904) | Marcora (1904-1906) | Biancheri (1906-1907) | Marcora (1907-1919) | Orlando (1919-1920) | De Nicola (1920-1924) | Rocco (1924-1925) | Casertano (1925-1929) | Giuriati (1929-1934) | Ciano (1934-1939) | Grandi (1939-1943)
Consulta Nazionale
Sforza (1945-1946)
Assemblea Costituente
Saragat (1946-1947) | Terracini (1947-1948)
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Gronchi (1948-1955) | Leone (1955-1963) | Bucciarelli-Ducci (1963-1968) | Pertini (1968-1976) | Ingrao (1976-1979) | Iotti (1979-1992) | Scalfaro (1992-1992) | Napolitano (1992-1994) | Pivetti (1994-1996) | Violante (1996-2001) | Casini (2001-2006) | Bertinotti (2006-2008) | Fini (2008-in carica)
Predecessore: Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana Successore:
Franco Frattini 2004 - 2006 Massimo D'Alema I
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III
IV
V
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VII
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X
con
con
Franco Frattini {{{data}}} Massimo D'Alema
Predecessore: Presidente di AN Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
nessuno 1995 - 2008 Ignazio La Russa (reggente) I
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IV
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VIII
IX
X
con
con
nessuno {{{data}}} Ignazio La Russa (reggente)
MPE italiano Gruppo Lista di elezione Partito italiano Area Preferenze
1989 - mag 1992

1994 - 1999


1999 - giu 2001

Non iscritti

Non iscritti


UEN

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AN


AN-PS

MSI

AN


AN

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