Gianfranco Fini

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Gianfranco Fini
Gianfranco Fini.jpg

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato 30 aprile 2008 –
15 marzo 2013
Predecessore Fausto Bertinotti
Successore Laura Boldrini

Ministro degli Affari Esteri
Durata mandato 18 novembre 2004 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Franco Frattini
Successore Massimo D'Alema

Vicepresidente del Consiglio dei ministri
Durata mandato 11 giugno 2001 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Nessuno
Successore Massimo D'Alema
Francesco Rutelli

Segretario del Movimento Sociale Italiano
Durata mandato 1987 –
1990
Predecessore Giorgio Almirante
Successore Pino Rauti

Durata mandato 1991 –
1995
Predecessore Pino Rauti
Successore nessuno

Dati generali
Partito politico Futuro e Libertà per l'Italia (dal 2010)
Precedenti:
PdL (2009-2010)
AN (1995-2009)
MSI (1969[senza fonte]-1995)
on. Gianfranco Fini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Bologna, Italia Italia
Data nascita 3 gennaio 1952 (1952-01-03) (62 anni)
Titolo di studio laurea in pedagogia
Professione politico e giornalista
Partito MSI - AN - PDL - FLI
Legislatura IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Futuro e Libertà per l'Italia
Circoscrizione Lazio 1 (XII-XIV)
XI (Emilia-Romagna)
Pagina istituzionale

Gianfranco Fini (Bologna, 3 gennaio 1952) è un politico italiano.

È stato Presidente della Camera dei deputati dal 30 aprile 2008 al 15 marzo 2013.

È stato segretario nazionale del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, nonché presidente di Alleanza Nazionale per tredici anni, dalla fondazione nel 1995 fino al 2008, quando ne ha promosso lo scioglimento nel nuovo partito di centrodestra de Il Popolo della Libertà, da lui fondato insieme a Silvio Berlusconi l'anno successivo. In polemica con la linea politica di Silvio Berlusconi, dopo alcuni mesi di forti critiche al partito, aderisce al gruppo Futuro e Libertà per l'Italia (fondato il 30 luglio 2010 da alcuni parlamentari fuoriusciti dal Popolo della Libertà) dopo il discorso alla Festa Tricolore di Mirabello del 5 settembre 2010.

Ha ricoperto l'incarico di vicepresidente del Consiglio dei ministri dei governi Berlusconi II e III; in questi governi è stato anche ministro degli Affari Esteri.

Dal 13 febbraio 2011 all'8 maggio 2013 è stato presidente di Futuro e Libertà per l'Italia. Deputato dal 1983 al 2013 senza interruzioni, alle elezioni politiche del 2013 non viene rieletto.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini familiari[modifica | modifica sorgente]

Il padre, Argenio Fini (Bologna, 1923 - Roma, 1998), detto Sergio, fu volontario della Repubblica Sociale Italiana nella Divisione di Fanteria San Marco, e più tardi iscritto all'Associazione nazionale dei combattenti. Prima dell'ascesa politica del figlio, si dichiarò vicino al Psdi, ma dopo l'iscrizione di Gianfranco nel Movimento Sociale Italiano abbandonò la militanza politica, per gli impegni correlati al suo nuovo lavoro in una compagnia petrolifera: prima presso l'Agip e poi, per più di quindici anni, in Libia per conto dell'olandese Shell.
Il nonno paterno, morto nel 1970, faceva parte del PCI, e fu per anni segretario di una sezione provinciale dello stesso.

La madre, Erminia Marani (Ferrara, 1926 - Roma, 2008), era figlia di Antonio Marani (Ferrara, 1898 - Modena, 1977), presente assieme a Italo Balbo alla marcia su Roma, oltre che, alla fine delle guerra, tra i più assidui organizzatori delle sezioni e dei circoli dell'allora neonato Movimento Sociale Italiano nell'area emiliana.

Il nome Gianfranco fu scelto per ricordare un cugino ucciso a vent'anni dai partigiani nei pressi di Sasso Marconi, quando era da poco passato il 25 aprile del 1945. Ha un fratello, Massimo, nato nel 1956 (da non confondere con l'omonimo giornalista e scrittore) per anni anch'egli militante del MSI.

È laureato presso l'Università di Roma La Sapienza in pedagogia.

Vicende personali[modifica | modifica sorgente]

Negli anni ottanta incontra Daniela Di Sotto, allora moglie di Sergio Mariani, amico e dirigente del partito. Mariani tenterà il suicidio poco dopo[1][2]. La signora Di Sotto si separa dal marito per unirsi a Fini. Nel 1985 nasce Giuliana, la loro unica figlia. Tre anni più tardi si sposa con rito civile. Nel giugno 2007, Fini annuncia la separazione dalla moglie.

Dopo la separazione, viene resa pubblica la relazione con l'avvocato Elisabetta Tulliani. Dalla relazione sono nate le figlie Carolina (il 2 dicembre 2007)[3] e Martina.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Dall'inizio dell'impegno politico a segretario del FdG[modifica | modifica sorgente]

Gianfranco Fini frequentò l'istituto magistrale "Laura Bassi". Inizialmente non era interessato alla politica, ma nel 1968, a sedici anni, si ritrovò coinvolto in alcuni scontri davanti ad un cinema dove un gruppo di militanti di sinistra stava contestando la proiezione di un film favorevole alla guerra del Vietnam, Berretti verdi. Questo episodio lo spinse ad iscriversi alla Giovane Italia, come racconterà molti anni dopo in un'intervista:[4]

« Non avevo precise opinioni politiche. Mi piaceva John Wayne, tutto qui. Arrivato al cinema, beccai spintoni, sputi, calci, strilli perché gli estremisti rossi non volevano farci entrare. E così per reagire a tanta arroganza andai a curiosare nella sede cittadina della Giovane Italia. »
(Gianfranco Fini, da un'intervista del 9 ottobre 2004)
Fini seduto, ad un corso nazionale del Fronte della Gioventù a Montesilvano nel 1981, insieme a Giorgio Almirante, con a destra gli allora dirigenti nazionali del FdG Maurizio Gasparri e, seduto, Almerigo Grilz

Iniziò così la sua carriera politica, iscrivendosi nel 1969 alla Giovane Italia, l'associazione studentesca legata al Movimento Sociale Italiano. Tre anni dopo si trasferì con la famiglia a Roma e nel 1973 divenne dirigente della federazione provinciale romana del Fronte della Gioventù, da poco costituitosi. Nel 1974 entrò in Direzione nazionale del FdG.

Nell'agosto 1976 assolse agli obblighi di leva, prima a Savona nell'89º Reggimento Fanteria Salerno (Caserma Bligny), poi al distretto militare di Roma e quindi al ministero della Difesa. Nel gennaio 1977 all'XI congresso nazionale del MSI venne eletto nel Comitato centrale.

Nel giugno 1977 divenne segretario nazionale del Fronte della Gioventù, per volontà del segretario missino Giorgio Almirante. Al congresso nazionale giovanile era arrivato quarto su sette eletti nella segreteria; fu Almirante a sceglierlo, come prevedeva lo statuto, segretario. Restò segretario del F.d.G. fino al 1988.

Nel frattempo aveva conseguito la laurea in Pedagogia, senza frequentare i corsi:

« Era impossibile per quelli come me. Bastava che uno del collettivo comunista di Monteverde, il mio quartiere, mi riconoscesse perché mi cacciassero dall'università a calci o a bastonate. »
(Gianfranco Fini[5])

In quegli anni divenne anche redattore del quotidiano di partito Secolo d'Italia e diresse il quindicinale del FdG Dissenso. Allo stipendio da dirigente di partito preferì il tesserino da giornalista professionista.

Nel 1983 venne eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Rieletto nel 1987, nel settembre dello stesso anno alla festa del partito a Mirabello, Almirante lo candidò pubblicamente come suo successore alla segreteria del partito.

Secondo un retroscena emerso nel 2009, Almirante avrebbe pensato sin dal 1980 a individuare una persona «giovane, non fascista, non nostalgica, che creda, come ormai credo anch'io, in queste istituzioni, in questa Costituzione. Perché solo così il MSI può avere un futuro».[6]

Dal MSI-DN ad AN[modifica | modifica sorgente]

Gianfranco Fini, all'epoca segretario del FdG, candidato della corrente almirantiana, sconfigge nel congresso di Sorrento del dicembre 1987 l'ala di sinistra e movimentista dell'allora MSI, di Pino Rauti e Beppe Niccolai, e viene eletto nuovo segretario del partito, dopo Giorgio Almirante che viene a mancare pochi mesi dopo, il 22 maggio 1988.

Fini rimane alla segreteria nazionale del MSI, fino al gennaio 1990 quando al successivo congresso di Rimini viene eletto Rauti, che però l'anno successivo subì una forte sconfitta elettorale alle amministrative e alle regionali in Sicilia. Il Comitato centrale del partito riporta Fini segretario a partire dal luglio 1991, e lo resterà, dopo vari congressi, fino allo scioglimento del MSI avvenuto nel gennaio 1995, con la svolta di Fiuggi: in questa occasione diviene presidente di Alleanza Nazionale (AN), coronamento di un'iniziativa di Tatarella e Urso nata nel 1993.

Nel frattempo, Fini matura una certa esperienza amministrativa, divenendo consigliere comunale nei comuni di Aprilia (dal giugno al settembre 1991), Brescia (dal dicembre 1991 al maggio 1992) e Reggio Calabria (dal febbraio all'ottobre 1993)[7].

Gianfranco Fini a Sanremo nel 1995.

Nell'autunno del 1993, Fini decide di correre per la carica di sindaco di Roma, arrivando al ballottaggio contro Francesco Rutelli. Per la prima volta un esponente del MSI riceve un largo suffragio. L'imprenditore Silvio Berlusconi, non ancora attivo protagonista della politica italiana, a Casalecchio di Reno affermò in quella occasione la propria scelta elettorale, asserendo: "Se votassi a Roma, la mia preferenza andrebbe a Fini"[8]. Fini ricoprirà la carica di consigliere comunale a Roma fino al 2001.

Ormai la sua ascesa politica è avviata. Dopo le vittoriose elezioni politiche del 1994, anche se Fini non farà personalmente parte del governo Berlusconi, per la prima volta nella storia della Repubblica l'esecutivo conterà quattro ministri appartenenti al suo partito, tra cui il vice presidente del Consiglio "Pinuccio" Tatarella.

La svolta nel congresso di Fiuggi (25-29 gennaio 1995) segna una radicale trasformazione del MSI con l'assunzione della carica di Presidente di Alleanza Nazionale, al posto del precedente Coordinatore Adolfo Urso. Rauti, Erra, Staiti e pochi altri vanno via dal partito per fondare il Movimento Sociale-Fiamma Tricolore.

Gianfranco Fini è stato rieletto alla Camera dei deputati nella circoscrizione XV (LAZIO 1), Collegio 24 Roma-Della Vittoria. Era stato eletto deputato anche nelle legislature IX, X, XI, XII, XIII, XIV e XV.

L'esperienza di governo[modifica | modifica sorgente]

Gianfranco Fini nel 2004.

Dal 2001 al 2006 ha ricoperto l'incarico di vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, del quale è stato anche ministro degli Esteri a partire dal novembre 2004 al posto di Franco Frattini, dopo che questi era entrato nella Commissione europea. Nel febbraio del 2002 è stato nominato rappresentante del governo italiano alla Convenzione europea, per la stesura della bozza di costituzione europea.

A lui si deve tra l'altro la Legge Bossi-Fini sulla regolamentazione degli extracomunitari, legge molto contestata e dalla quale tramite alcune sue ultime dichiarazioni sembra essersi discostato.

Nel febbraio 2006 fa approvare una modifica al D.P.R. n. 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti), la cosiddetta Legge Fini-Giovanardi, inserita nel pacchetto sicurezza per i XX Giochi olimpici invernali svoltisi a Torino nel 2006. Questa abolisce la distinzione giuridica tra droghe leggere, quali la cannabis, e droghe pesanti, quali eroina o cocaina e punisce in base alla quantità di principio attivo contenuto nelle droghe.

Verso il Popolo della Libertà[modifica | modifica sorgente]

Gianfranco Fini e il suo partito hanno ritrovato l'unità e la concordia nell'estate del 2005, all'indomani di un'Assemblea Nazionale che gli ha riconfermato la fiducia e ha deliberato lo scioglimento delle correnti interne, proprio in nome dell'unità. In vista delle elezioni politiche italiane del 2006 per la prima volta il suo cognome è comparso nel simbolo elettorale di AN, così come era stato richiesto da alcuni suoi sostenitori.

Nell'estate del 2006 ha, inoltre, annunciato l'imminente eliminazione della fiamma e della scritta "M.S.I." dal simbolo di Alleanza Nazionale[9], ponendo come termine ultimo le elezioni europee del 2009. Questa dichiarazione segna l'atto conclusivo di un'azione di rinnovamento dell'identità del partito, già avviata nel 1995 a Fiuggi, volta a scrollarsi l'eredità del fascismo e rendendo così Alleanza Nazionale un partito esponente di una destra moderata e moderna, soprattutto in vista di una possibile fusione col partito di Forza Italia.

Nel corso della XV legislatura hanno fatto discutere le sue posizioni sul tema della fecondazione assistita, che sono sembrate in contrasto con lo spirito conservatore di An: in particolare, l'annuncio del voto favorevole (tre sì e un no) ai referendum sulla stessa del giugno 2005. Nel dicembre 2006 ha dichiarato la propria apertura a discutere sul tema del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, comprendendo in esse le unioni omosessuali:

« Se ci sono diritti o doveri delle persone che non sono tutelati perché fanno parte di un'unione e non di una famiglia servirà un intervento legislativo per rimuovere la disparità. Naturalmente quando parlo di persone mi riferisco a tutti. »
(Gianfranco Fini)

In ogni caso si è detto contrario al disegno di legge presentato dal centrosinistra per regolamentare la materia (i DICO).

A fine gennaio 2007 Silvio Berlusconi dichiarò Fini come suo successore in caso di creazione di un partito unico, incontrando i dissensi della Lega e dell'UDC.

Dopo la nascita del nuovo soggetto politico Il Popolo della Libertà ad opera di Silvio Berlusconi, il quale ha dichiarato di auspicare una nuova legge elettorale alla tedesca (cioè proporzionale con sbarramento), Fini in un primo tempo riferì che An non vi avrebbe fatto parte, giudicando confuso e superficiale il modo in cui il PdL era nato, e manifestando così un aperto dissenso verso l'alleato della ormai "ex coalizione".

Due mesi dopo, tuttavia, la caduta del governo Prodi lo fa riavvicinare a Berlusconi, con cui si accorda per presentare alle imminenti elezioni del 13 e 14 aprile, An e FI sotto il simbolo del Popolo della Libertà, passo iniziale per la costruzione di un unico soggetto politico di centrodestra. Così egli spiega perché ha scelto di far aderire An al neonato Popolo delle Libertà, dopo le incomprensioni degli ultimi mesi:[10]

« È cambiato il patto politico. Ero e sono contrario a confluire in un partito deciso unilateralmente da Berlusconi, della serie: prendere o lasciare. Così non è: tutto quello che stiamo costruendo e che costruiremo fa parte di un progetto condiviso assieme. Il Popolo della libertà che stiamo proponendo agli italiani non nasce a San Babila, sul predellino o ai gazebo: nascerà nell'urna il 13 e 14 aprile. »

Intesa ratificata all'unanimità all'Assemblea nazionale del suo partito del 15 febbraio 2008.

Presidente della Camera della XVI Legislatura[modifica | modifica sorgente]

Gianfranco Fini al Quirinale nel 2008

Dopo la vittoria elettorale del 14 aprile 2008, il 30 aprile 2008 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati della XVI legislatura, al quarto scrutinio con 335 voti, su 611 votanti e maggioranza richiesta di 306 voti. Con l'elezione annuncia di lasciare la presidenza di An, la cui reggenza viene affidata l'11 maggio 2008 ad Ignazio La Russa, nell'attesa del congresso che porterà alla nascita ufficiale del partito del Popolo della Libertà.

Nell'occasione, commentando l'omaggio che il presidente Giorgio Napolitano aveva rivolto pochi giorni prima a tutte le vittime del terrorismo, senza distinzione tra quelle di destra e sinistra, Fini ha sostenuto «la chiusura del dopoguerra», «la fine della frattura della destra con la società», «il superamento della condizione di minorità»:[11]

« Si onorano i nostri morti, la nostra politica diventa centrale. È la dimostrazione che abbiamo davvero vinto. »
(Gianfranco Fini all'Assemblea Nazionale di An, 11 maggio 2008)

Nel suo discorso di insediamento al vertice di Montecitorio Fini si è richiamato alle festività del 25 aprile e del 1º maggio affermando che «celebrare la ritrovata libertà dell'Italia e la centralità del lavoro è un dovere cui nessuno deve sottrarsi». Fini ha inoltre fatto riferimento al superamento degli schemi ideologici del passato, ammonendo che «un'insidia alla nostra libertà e alla democrazia esiste tuttora. Non viene dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso ormai superate, ma dal diffuso e crescente relativismo culturale». Centrale è stato il passaggio sui temi da affrontare per il nuovo Parlamento, in cui Fini ha detto che «la XVI dovrà essere davvero una legislatura Costituente». Ha quindi reso omaggio al tricolore e agli ex-presidenti della Repubblica Cossiga e Ciampi.

Pochi giorni dopo la sua elezione, a proposito del pestaggio a opera di alcuni naziskin a Verona, che portò alla morte del giovane Nicola Tommasoli, e delle bandiere di Israele bruciate da giovani dei centri sociali durante la manifestazione del 1º maggio 2008 a Torino, Fini, pur premettendo che si tratta di "fenomeni non paragonabili”, ha sostenuto, suscitando reazioni polemiche, che l'episodio di Torino è molto più grave perché non è la prima volta che frange della sinistra radicale danno vita ad azioni contro Israele che cercano di giustificare con una politica antisionista.[12]

Proseguendo sempre più nel suo percorso di revisione dei valori della destra, Fini nel 2008 ha ribadito, durante la festa di Azione Giovani Atreju 08 a Roma, che la destra deve riconoscersi in quei valori «presenti nella Costituzione: la libertà, l'uguaglianza e la giustizia sociale. Valori che hanno guidato e ancora guidano il cammino della destra e che sono valori di ogni democrazia e sono a pieno titolo antifascisti.»[13]

Durante l'esercizio del suo nuovo ruolo di Presidente della Camera ha ammonito il governo per la sua decisione di ricorrere più volte ai voti di fiducia, criticandone l'uso a suo giudizio eccessivo.[14] A seguito di alcune sue dichiarazioni, con le quali ha giudicato negativamente la decisione del governo di intervenire per decreto sul caso di Eluana Englaro,[15] o quando ha sostenuto l'esigenza di difendere la laicità dello Stato, Fini ha ricevuto critiche da parte di esponenti dell'UDC e del suo stesso partito, ma ottenendo la solidarietà di altri come Gianfranco Rotondi della nuova DC.[16] In seguito ha ricevuto parole di elogio anche da parte del radicale Marco Pannella, che lo ha ringraziato per la sua imparzialità e il suo senso dello Stato.[17]

Presiede la Fondazione Farefuturo[18].

La battaglia contro l'assenteismo parlamentare[modifica | modifica sorgente]

In qualità di Presidente della Camera Gianfranco Fini si è battuto contro il costume dei parlamentari assenteisti, promuovendo un sistema di voto digitale che impedisca ai deputati presenti in aula di votare anche per conto degli assenti. Giudicando «immorale e censurabile» il comportamento dei cosiddetti "pianisti" (cioè di coloro che votano usando due mani, una per il proprio voto e l'altra per quello di un collega assente), ha stabilito che dal 9 marzo 2009 non si voterà più con un semplice pulsante, ma solo con le impronte digitali.[19] Il nuovo sistema anti-pianisti è stato quindi sperimentato il 4 marzo. Lo stesso Fini si è recato personalmente a farsi prelevare le impronte digitali, anche se egli per prassi non partecipa alle votazioni in quanto Presidente della Camera. Il nuovo sistema da lui introdotto ha incontrato le obiezioni di 19 parlamentari che rifiutano di sottoporsi al rilevamento delle proprie impronte. Fini si è detto tuttavia ottimista sostenendo che si tratta di un gruppo esiguo che non potrà sollevare casi politici tali da ostacolare il nuovo regime di voto.[20]

La nascita di Futuro e Libertà[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Futuro e Libertà per l'Italia.
Gianfranco Fini alla festa Tricolore di Mirabello il 5 settembre 2010.

Nel luglio 2009 si riaccende la tensione con i vertici del partito, a cui Fini contesta la linea sui temi della giustizia e della legalità e accusa di appiattirsi troppo sui temi della Lega, rinunciando al ruolo di protagonista dell'agenda governativa.[21]

Il 29 luglio 2010 un documento votato dalla maggioranza dei componenti dell'ufficio di presidenza del PdL, ad eccezione dei tre esponenti finiani, sfiducia il presidente della Camera[22] decretandone, di fatto, l'espulsione dal partito che aveva contribuito a fondare, e sancisce la rottura tra Fini e Berlusconi, che afferma: "I comportamenti di Fini sono incompatibili con i valori del Pdl e con i nostri elettori. Viene quindi meno la fiducia anche per il suo ruolo di garante come presidente della Camera"[23].

Il giorno seguente annuncia che, essendo stato di fatto espulso dal partito, andrà a creare un nuovo gruppo parlamentare, denominato Futuro e Libertà per l'Italia, al quale aderiscono 34 deputati e 10 senatori uscenti da Il Popolo della Libertà[24], così smentendo alcuni ex colonnelli di Alleanza Nazionale, che avevano garantito a Berlusconi che Fini non sarebbe mai stato in grado di costituire gruppi autonomi.

Il 5 settembre 2010, dopo un'estate di aspre polemiche tra Il Popolo della Libertà e il gruppo dei finiani, accompagnate da un'accesa campagna di stampa guidata dal Giornale di Vittorio Feltri, Fini tiene un lungo intervento nel corso della Festa Tricolore di Mirabello. Il Presidente della Camera ribadisce il suo sostegno al governo Berlusconi, ma sancisce, di fatto, la fine dell'esperienza rappresentata dal PdL; rivendica quindi il diritto ad esprimere il dissenso suo e del suo gruppo all'interno della maggioranza e l'importanza di non appiattirsi sulla Lega su molte questioni e soprattutto in materia di federalismo; prende poi apertamente le distanze dalla politica economica del governo in materia di giustizia e di legalità. Infine replica alla campagna dei giornali che si sono scagliati contro la sua famiglia, i cui metodi vengono definiti da Fini da "lapidazione islamica"[25]. Il successivo 8 settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, lascia il gruppo parlamentare del Pdl e aderisce al gruppo di Futuro e Libertà[26].

Il 7 novembre 2010, in occasione della prima convention di Futuro e Libertà a Bastia Umbra, ratifica la crisi del governo, chiedendo a Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni, annunciando che in caso contrario la delegazione del suo partito lascerà il governo[27][28][29]. Il 15 novembre 2010 la delegazione finiana abbandona, come da avviso, il governo[30].

La decisione in dicembre di votare una mozione di sfiducia verso il Governo Berlusconi, poi fallita, provoca il dissenso e la fuoriuscita da Fli da parte di Silvano Moffa, da sempre considerato un fedelissimo di Fini.[31][32]

Il 13 febbraio 2011 nel corso dell'assemblea fondativa di Milano, Fini è eletto presidente di Futuro e Libertà.

L'anno dopo, in seguito alla caduta del governo avvenuta nel novembre 2011, insieme al cosiddetto Terzo polo di cui FLI è entrato a far parte, Fini si schiera a favore dell'insediamento del nuovo governo Monti, continuando ad appoggiarlo anche in vista delle elezioni 2013, auspicando «una grande lista civica nazionale, una grande lista per l'Italia che chiami a raccolta le energie sane del paese senza personalismi».[33]

Le elezioni politiche del 2013[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 è capolista di FLI alla Camera dei Deputati in tutte le circoscrizioni, in coalizione con la lista di Mario Monti, Scelta Civica, e con l'UDC. Il risultato elettorale del suo partito, lo 0,47%, non consente l'elezione di alcun deputato.

Il 15 marzo 2013 cessa dalla carica di Presidente della Camera dei Deputati. L'8 maggio l'Assemblea nazionale di Futuro e Libertà accetta le dimissioni di Fini presentate all'indomani delle elezioni, e il coordinatore Roberto Menia resta di fatto alla guida del partito.

Evoluzione politica[modifica | modifica sorgente]

Il progressivo ripudio del fascismo[modifica | modifica sorgente]

« Di fronte all'orrore della Shoah, simbolo perenne dell'abisso d'infamia in cui può precipitare l'uomo che disprezza Dio, sale fortissimo il bisogno di tramandare la memoria e far sì che mai più in futuro sia riservato, anche ad un solo essere umano, ciò che il nazismo riservò all'intero popolo ebraico. »
(Messaggio scritto da Gianfranco Fini sul Libro della Memoria durante la sua visita in Israele, 24 novembre 2003)

Prima della Svolta di Fiuggi del 1995, numerose erano state le dichiarazioni di appartenenza all'ideologia fascista in qualità di segretario dell'MSI[34]: «Credo ancora nel fascismo, sì, ci credo» (19 agosto 1989); «Nessuno può chiederci abiure della nostra matrice fascista» (Il Giornale, 5 gennaio 1990); «Mussolini è stato il più grande statista nel secolo. E se vivesse oggi, garantirebbe la libertà degli italiani» (30 settembre 1992); «...chi è vinto dalle armi ma non dalla storia è destinato a gustare il dolce sapore della rivincita... Dopo quasi mezzo secolo, il fascismo è idealmente vivo...» (maggio 1992); «Mussolini è stato il più grande statista del secolo... Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti» (giugno 1994).

In seguito tuttavia Fini rivede pubblicamente alcune sue posizioni ideologiche, iniziando un percorso che lo vedrà sempre più allontanarsi dagli atteggiamenti della destra estrema. In particolare il 27 gennaio 1995, in occasione del primo congresso di Alleanza Nazionale, dichiara: «È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l'antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato».[35]

Alcuni anni dopo, durante la sua prima visita in veste ufficiale in Israele nel 2003, ha denunciato gli errori del fascismo e la tragedia dell'Olocausto, definendo le leggi razziali promosse dal regime fascista come «male assoluto del XX secolo». Molti organi mediatici hanno riportato la dichiarazione estendendo il concetto di male assoluto allo stesso fascismo.[36].

La sua definizione provoca l'ira di molti militanti e l'uscita dal partito di Alessandra Mussolini, che fonda il movimento Libertà di Azione, poi divenuto Azione Sociale. La dichiarazione ha generato anche l'enorme dissenso di Francesco Storace, che lo ha accusato di rinfocolare odio e di dare ragione agli esponenti di estrema sinistra che hanno negato per anni la tragedia delle foibe.[37]

Posizione sui temi etici[modifica | modifica sorgente]

Gianfranco Fini nel 2004.

In un primo tempo Fini si era proposto come difensore dei valori cattolici, pronunciandosi ad esempio nel febbraio 1999 contro la fecondazione eterologa.[38]

In seguito, pur avendo votato in parlamento a favore della legge 40 sui limiti alla procreazione assistita, annunciò di volerla modificare nel già ricordato referendum del 2005.[39] Soprattutto da quando è diventato Presidente della Camera dei Deputati, Fini si è espresso più volte in difesa della laicità dello Stato, spesso scontrandosi con esponenti del suo partito e con il governo stesso. Ad esempio, in merito alla Legge 40, ha spesso dichiarato il suo dissenso, parlando di "giustizia per le donne" quando la Consulta ha bocciato parte di questa legge, attirandosi molte critiche da parte di molti esponenti del centrodestra[40]. Anche sul tema del biotestamento, in particolare sul cosiddetto ddl Calabrò, Fini ha dichiarato che farà il possibile per modificare alla Camera quel testo di legge[41]. Questa forte posizione, di nuovo fortemente critica nei confronti delle posizioni maggioritarie del suo stesso partito, ha causato diverse reazioni, in particolare quelle di Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello (rispettivamente capogruppo e vicecapogruppo del PdL al Senato durante la XVI Legislatura), i quali hanno risposto sostenendo di "non accettare da nessuno lezioni di laicità"[42].

Un altro argomento che ha diviso Gianfranco Fini da altri esponenti del suo partito è stata la pillola Ru486, in merito alla quale il Presidente della Camera ha detto che il giudizio medico debba essere lasciato all'Agenzia italiana del farmaco e non al Parlamento, come richiesto da molti parlamentari della maggioranza, in primis Gasparri[43]. Fini ha trovato tuttavia sostegno da parte di esponenti della Fondazione Farefuturo, costituita da ex-An. In particolare il segretario della Fondazione, il viceministro Adolfo Urso ha appoggiato il presidente della camera sulla necessità di rivedere il ddl Calabrò[44]. In proposito Fini ha dichiarato: «Non voglio fare nessuna crociata contro i cattolici, per i quali ho il massimo rispetto, ma chi dice che su queste questioni decide la Chiesa e non il Parlamento per me è un clericale».[41] Monsignor Salvatore Fisichella ha allora obiettato che «il valore della vita è profondamente laico», pur apprezzando la sincerità con cui Fini ha ammesso di «non avere il dono della fede».[45]

Sulle unioni civili[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 2006, Fini si dichiara a favore di un intervento legislativo per garantire uguali diritti alle coppie di fatto, anche omosessuali[46], dimostrando così di aver modificato le proprie opinioni rispetto a dichiarazioni del 1998 in cui negava agli omosessuali la possibilità di insegnare nelle scuole e l'equiparazione con le famiglie eterosessuali[47].

Sull'immigrazione[modifica | modifica sorgente]

Nell'ottobre 2003, Fini esprime la proposta di concedere il diritto di voto, alle elezioni amministrative, agli immigrati regolari: "non avere la nazionalità italiana non può voler dire essere cittadini di serie B". La proposta viene accolta con favore da sinistra, ma assolutamente bloccata dai colleghi di governo della Lega Nord.[48].

Nel 2005 rilancia senza successo la proposta: «Quella proposta di legge non ce la farà a essere approvata in questa legislatura, ma io la ripresenterò nella prossima[49].

Nel maggio 2009 Fini scrive al ministro dell'Interno criticando la norma sui "presidi-spia" che avrebbe consentito ai medici di denunciare gli immigrati clandestini bisognosi di cure.[50] Successivamente, alla festa del PD Fini dichiara che il tema dell’immigrazione non va affrontato con un approccio emotivo: «Chi arriva in Italia è una persona. La distinzione tra regolare e clandestino non può essere la cartina al tornasole per orientare una politica», ma «attenzione a non cadere nell'eccesso contrario, nel pensare cioè che tutti coloro che arrivano in Italia abbiano la possibilità di farlo».[41]

In settembre si dichiara favorevole al principio dello ius soli per il rilascio della cittadinanza e rilancia la proposta di diritto di voto per gli immigrati regolari alle elezioni amministrative: "una scelta che tende a riavvicinare la cittadinanza sociale a quella politica nonché a fornire nuove opportunità di integrazione ai lavoratori stranieri"[51]. L'integrazione, secondo Fini, non dev'essere una procedura burocratica, ma va legata ad alcuni requisiti come saper parlare l'italiano e conoscere la storia e la geografia del Paese.[52]

« Non contesto una politica all'insegna della legalità e del rigore, del controllo delle frontiere: il problema non è il rigore, ma accanto a questo serve un'altra politica altrettanto sentita all'insegna dell'integrazione. »
(Gianfranco Fini a Chianciano, 12/09/2009[53])

Critiche e polemiche[modifica | modifica sorgente]

Critiche "da destra"[modifica | modifica sorgente]

Le critiche più ricorrenti da destra alla condotta politica di Fini sono legate all'espressione di posizioni molto distanti da quelle tradizionali del suo partito. Queste accuse vengono per lo più da esponenti della Destra sociale, e tra questi il suo "rivale storico" all'interno del MSI-DN Pino Rauti, da sempre animatore dell'ala "di sinistra" di quel partito del quale arrivò a divenire segretario nel 1990 per un breve periodo.

« Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il "fascismo di destra" non è fascismo, e non lo è mai stato.[54] »

Critiche dagli alleati di centro-destra[modifica | modifica sorgente]

Ulteriori critiche gli sono venute dalla Lega Nord, riguardo ad alcuni aspetti del federalismo, e da Forza Italia, relativamente alla giustizia.

Diverse posizioni espresse da Gianfranco Fini come Presidente della Camera sono state contestate dai suoi alleati di centro-destra.
In particolare lo scrittore d’area Marcello Veneziani ha accusato Fini di aver rotto ogni legame con qualsiasi pensiero di destra (sia esso tradizionale, nostalgico, moderno o conservatore) e di rappresentare ormai una destra "astrale" che non ha assolutamente alcuna similitudine con le altre destre europee[55]. Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, lo ha accusato di aver "cambiato posizione" più volte in due anni e lo ha invitato a "tornare a destra", attacchi cui ha fatto seguito la presa di distanza di Silvio Berlusconi da Il Giornale[56]. Pochi giorni dopo, in seguito ad alcune allusioni di Feltri su un presunto dossier riguardante Alleanza Nazionale, Fini ha denunciato «un attacco intimi­datorio di inaudita violenza» nei suoi confronti che risponde a colpi di ricatti personali alle sue proposte politiche,[57] e ha dato mandato al suo avvocato, l'on. Giulia Bongiorno, di procedere con azioni legali[58]. Umberto Bossi lo ha duramente criticato («Chel lì l’è matt»)[59] per la sua posizione favorevole alla concessione del diritto di voto agli immigrati regolari.

Critiche e scontri all'interno del PdL[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile 2010, insieme ad altri deputati e senatori di An, Fini firma un testo in cui dissente dalla politica della maggioranza interna al PdL, contestando altresì la politica del Governo Berlusconi, a suo dire lontana dai problemi del Paese, dalle famiglie che si impoveriscono, dai giovani precari, e troppo legata agli interessi della Lega Nord. Si è avanzata l'ipotesi di formare gruppi parlamentari autonomi rispetto al PdL[60]. Alcuni esponenti di provenienza An, tra cui Gasparri e La Russa, non lo hanno seguito, criticando tale documento e mostrandosi sempre più vicini alle posizioni del premier Berlusconi.

Il 22 aprile 2010, durante la direzione nazionale del PdL, Fini tiene un discorso in cui ribadisce le sue posizioni critiche sulla politica del Pdl e rivendica il proprio diritto al dissenso, mantenendo al contempo il suo sostegno alla maggioranza di governo. Berlusconi risponde duramente al cofondatore del partito e lo invita a dimettersi dalla carica di presidente della Camera: viene così ufficializzata una frattura tra i due leader e la divisione del partito tra una maggioranza vicina a Berlusconi e una minoranza fedele a Fini[61][62], che crea Generazione Italia.

Il 29 luglio 2010, l'ufficio di presidenza del PdL approva un documento che sancisce la definitiva rottura tra Fini e Berlusconi. Il Presidente della Camera è accusato di aver presentato proposte di legge che confliggono apertamente con il programma che la maggioranza ha sottoscritto con gli elettori. Vengono deferiti a collegio dei probiviri i deputati vicini a Fini: Bocchino, Briguglio e Granata.[63][64]

Il giorno 30 dello stesso mese, il Presidente della Camera afferma di essere stato di fatto espulso dal partito che ha contribuito a fondare senza possibilità di esprimere le proprie ragioni, e all'invito ingiustificato del Premier Berlusconi a lasciare la Presidenza della Camera ribatte che tale invito rappresenta una concezione non proprio liberale della democrazia,[65] annuncia la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare, denominato "Futuro e Libertà per l'Italia", comprendente 34 deputati[66]. Il 2 agosto al Senato al gruppo si aggiungono dieci senatori.

La vicenda dell'immobile a Montecarlo[modifica | modifica sorgente]

Nell'agosto 2010, dopo la nascita del gruppo Futuro e Libertà e la crescita del dissenso nei confronti della linea di Berlusconi nel PdL, l'ex leader di AN è al centro di un'aspra campagna di stampa, capeggiata proprio dai quotidiani Il Giornale, Libero e dal settimanale Panorama. Oggetto della campagna è un alloggio di 45 m² a Monte Carlo lasciato in eredità dalla contessa Anna Maria Colleoni ad Alleanza Nazionale nel 1999. Tale alloggio, venduto dal partito nel 2008 ad una società off shore dell'isola Santa Lucia, per la cifra di euro 300.000[67][68][69], risulta affittato con regolare contratto all'imprenditore immobiliare Giancarlo Tulliani, fratello minore della compagna del Presidente Fini. Il 30 luglio viene presentata una denuncia da Storace e la Procura di Roma apre un fascicolo sulla vicenda, quale atto dovuto: l'indagine è contro ignoti[70]. Con una nota[71] diffusa dalla Presidenza della Camera e stilata in collaborazione con l'avvocato Giulia Bongiorno, l'8 agosto Fini offre la sua versione dei fatti,[72] ma la campagna di stampa continua con ulteriori smentite e la raccolta di testimonianze.[73]

Il 25 settembre 2010 Fini dichiarò in un comunicato video: «Se dovesse emergere che l'appartamento di Montecarlo appartiene a Giancarlo Tulliani lascerò la presidenza della Camera». Il 26 ottobre 2010 la Procura di Roma annuncia che non risulta esserci nessuna frode nell'affare, e chiede l'archiviazione delle indagini su Gianfranco Fini.[74] Il 27 gennaio 2011 il ministro degli Esteri Franco Frattini, rispondendo ad un'interrogazione parlamentare[75], si pronuncia in Senato in merito ad alcuni documenti arrivati alla Farnesina dall'isola caraibica di Santa Lucia dicendo che «il primo ministro di Santa Lucia gli avrebbe certificato l'autenticità del documento» che testimonierebbe come Giancarlo Tulliani sarebbe il proprietario di una società che deterrebbe il bene, ma forti dubbi sono emersi successivamente sull'autenticità di questo documento caraibico[76], anche in relazione al particolare attivismo intorno a tutta la vicenda del faccendiere Valter Lavitola, legato proprio a Silvio Berlusconi. In seguito la Procura dichiarerà che il contenuto della carta proveniente da Santa Lucia appare del tutto irrilevante ai fini delle indagini, confermando quindi la richiesta di archiviazione.[77] La richiesta è accolta dal presidente dei Gip del Tribunale di Roma che dispone l'archiviazione dell'inchiesta dato che nella vicenda non è ravvisabile alcun reato.[78][79].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Decorazione d'Onore in Oro con Fascia dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca - nastrino per uniforme ordinaria Gran Decorazione d'Onore in Oro con Fascia dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca
— 2002
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano
— 2005[80]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gianfranco e Daniela Ostilità dei salotti, «Dal Corriere», 17 giugno 2007.
  2. ^ Io, Daniela e GianfrancoL'Espresso, 5/07/2007
  3. ^ Corriere della Sera
  4. ^ Alessandra Longo, E Fini nel Vietnam ricorda Berretti verdi, La Repubblica, 9 ottobre 2004. URL consultato il 17/09-2009.
  5. ^ Citato in Bruno Vespa, Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi, Rai Eri - Mondadori, Milano, 2004, p. 291. ISBN 88-04-53484-2.
  6. ^ Daniele Protti, Almirante: «Non voglio morire da fascista», Corriere della Sera, 3 marzo 2009. URL consultato il 6-03-2009.
  7. ^ Ministero dell'Interno - Anagrafe degli Amministratori Locali e Regionali
  8. ^ Gianfranco il freddo
  9. ^ Le parole di Fini sul cambio del simbolo sono comunque più volte state respinte dal partito, che vede nella fiamma una sorta di continuità con l'MSI; in particolare Maurizio Gasparri aveva espresso la sua contrarietà verso l'ipotesi di rimozione della fiamma: quest'ultimo in un articolo scritto sul suo sito affermava che il simbolo non sarebbe stato cancellato. Alla fine è intervenuto lo stesso Fini che ha smentito definitivamente un articolo riportato su L'Espresso che affermava un'imminente modifica del simbolo.
  10. ^ Da un'intervista tratta da RaiNews
  11. ^ L'Occidentale, 12 maggio 2008
  12. ^ Rainews24.it
  13. ^ Corriere della Sera, 13/09/2008
  14. ^ Il Cannocchiale, 13/01/2009: L'ira di Fini: «Una cosa mai vista».
  15. ^ Quotidiano Net - Cronaca - Eluana, i dubbi di Napolitano e Fini fermano il decreto del governo La Procura acquisisce la cartella clinica
  16. ^ Notizie Yahoo, 22 maggio 2009
  17. ^ Sky tg24, 26/06/2009
  18. ^ Fondazione Farefuturo - Organigramma. URL consultato il 16-09-2009.
  19. ^ Fini: si voterà solo con le impronte, Corriere della Sera, 28 gennaio 2009. URL consultato il 6-03-2009.
  20. ^ Debutta il sistema anti-pianisti. Ma ci sono 19 «obiettori», Corriere della Sera, 4 marzo 2009. URL consultato il 6-03-2009.
  21. ^ Libertiamo: «Il Pdl non deve inseguire la Lega, ma dettare il passo del processo riformatore».
  22. ^ Pdl, ecco documento "sfiducia" Fini, tgcom.it, 29-07-2010
  23. ^ Berlusconi: Fini, venuta meno fiducia, tgcom.it, 29-07-2010
  24. ^ Alla Camera l'annuncio del nuovo gruppo dei finiani su Sky TG 24
  25. ^ Fini: «Si va avanti senza ribaltoni con un nuovo patto di legislatura», Corriere della Sera, 5 settembre 2010. URL consultato il 5-09-2010.
  26. ^ Camera: Fini passa a Gruppo FLI. URL consultato l'8-9-2010.
  27. ^ Fini: "Il premier rassegni le dimissioni, se no, noi usciremo dal governo"
  28. ^ Premier si dimetta
  29. ^ Non contro ma oltre Pdl. Berlusconi si dimetta e apra la crisi
  30. ^ Fli lascia il governo
  31. ^ Fini minaccia gruppi autonomi. In Parlamento la conta dei fedelissimi.
  32. ^ Berlusconi punta ai «delusi».
  33. ^ Fini:«Serve grande lista civica per Monti bis», Corriere della Sera, 30 settembre 2012.
  34. ^ La "conversione” di Fini, articolo su Il Foglio Quotidiano
  35. ^ Il Cassetto, Destra Italiana dalla A alla Z.
  36. ^ Fini in Israele "Il fascismo fu parte del male assoluto", Repubblica, 24 novembre 2003. URL consultato il 24-11-2003.
  37. ^ Fini: "Destra si riconosca nei valori antifascisti", Repubblica, 13 settembre 2003. URL consultato il 24-09-2008.
  38. ^ Miriam Mafai, E la sinistra rimpiange la stagione del divorzio in La Repubblica, 05 febbraio 1999.
  39. ^ Referendum, Fini contro l'astensione: "Non andare a votare è sbagliato".
  40. ^ Fecondazione, Fini: "Si è resa giustizia alle donne"
  41. ^ a b c Monito di Fini sull'immigrazione: «L'approccio emotivo è miope»
  42. ^ Gasparri e Quagliariello contro Fini: "Non accettiamo lezioni di laicità"
  43. ^ Ru486, Fini divide il Pdl: «Cosa c'entra il Parlamento con i farmaci»
  44. ^ Testamento biologico: Urso (Pdl), camera ha dovere di migliorare ddl
  45. ^ Fisichella: il Senato ha già scelto, il presidente sia super partes
  46. ^ Fini: "Una legge per coppie di fatto e gay", Il Giornale, 27 dicembre 2006
  47. ^ Fini: un gay non può fare il maestro, Il Corriere della Sera, 9 aprile 1998
  48. ^ Fini: diamo il diritto di voto agli immigrati, Il Corriere della Sera, 7 ottobre 2003
  49. ^ Fini: ora rilancerò il voto agli immigrati, Corriere della Sera, 7 luglio 2005
  50. ^ Panorama: Fini scrive a Maroni: negativa la norma sui “presidi-spia”, 4 maggio 2009.
  51. ^ Fini: "Diritto di voto agli immigrati", La Stampa, 3 settembre 2009
  52. ^ MilanoTodayFini: “Integrare i regolari non vuol dire abbandonare rigore contro la criminalità”.
  53. ^ RaiNews24: «Negare i diritti, un suicidio della ragione».
  54. ^ Il Gazzettino, intervista a Pino Rauti in occasione delle elezioni comunali di Venezia, 13 aprile 2000
  55. ^ Veneziani: "Fini? La sua è una destra marziana", Il Giornale, 17-06-2009.
  56. ^ Duro scontro Fini-Feltri, Berlusconi prende distanze da Giornale, Il Velino, 07-09-2009.
  57. ^ L’ex capo di An e le carte: nulla da temere, Corriere della Sera, 16-09-2009.
  58. ^ Feltri: c'è un dossier sexy su An E Fini annuncia azioni legali, Corriere della Sera, 15-09-2009.
  59. ^ Bossi a Fini: "Quello è matto", La Stampa, 7 settembre 2009
  60. ^ Fini: "Pronto a creare gruppi autonomi" Incontro e scontro con Berlusconi in La Repubblica, 15 aprile 2010. URL consultato il 16-04-2010.
  61. ^ Berlusconi-Fini, è rottura totale, corriere.it, 22 aprile 2010.
  62. ^ Pdl, è rottura tra Fini e Berlusconi Il premier: "Se non si allinea è fuori", Repubblica.it, 22 aprile 2010.
  63. ^ Berlusconi: «Non abbiamo più fiducia nel presidente della Camera», Corsera.it, 29-07-2010.
  64. ^ Pdl: la bozza del documento dell'ufficio di presidenza, Corsera.it, 29-07-2010.
  65. ^ Fini: non mi dimetto, premier illiberale, Corsera.it, 30-07-2010.
  66. ^ Camera, tutti gli uomini di Fini, Corsera.it. URL consultato il 09-08-2010.
  67. ^ Valore giudicato congruo dalle autorità di Montecarlo al passaggio di proprietà avvenuto nel 1999
  68. ^ Le autorità del Principato di Monaco confermano: Casa An, nel 1999 valore era congruo
  69. ^ Ma è stimata molto più di 1 milione nel 2008 secondo il Corriere
  70. ^ Casa a Montecarlo, la procura di Roma apre un fascicolo per truffa. Unita.it
  71. ^ Casa Montecarlo, la nota di Fini. Repubblica.it
  72. ^ Fini e l'inchiesta sulla casa di Montecarlo "Niente da nascondere, ecco la mia verità", Corsera.it, 08-08-2010.
  73. ^ Così Fini ha bluffato sulla casa di Montecarlo - Interni - Pagina 2 - ilGiornale.it
  74. ^ Casa di Montecarlo, Procura chiede archiviazione Repubblica.it
  75. ^ Caso Fini-Tulliani, battaglia in Senato
  76. ^ Brasile, Panama e l' affaire Montecarlo La storia del direttore-faccendiere
  77. ^ «Irrilevanti le carte di Santa Lucia» Bossi su Fini: «Abbassare i toni» in Corriere della Sera, 28 gennaio 2011.
  78. ^ Redazione online, Casa di Montecarlo, il gip archivia l'inchiesta su Fini e Pontone in Corriere della Sera, 14 marzo 2011.
  79. ^ Casa An, il Gip archivia l'inchiesta.
  80. ^ Corriere della sera 21 novembre 2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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nessuno 1995 - 2008 Ignazio La Russa (reggente)
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