Governo Berlusconi I

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Governo Berlusconi I
Silvio Berlusconi (2010).jpg
Stato Italia Italia
Presidente del consiglio Silvio Berlusconi
(Forza Italia)
Coalizione FI, MSI-AN, LN, CCD, UdC, FLD
Legislatura XII Legislatura
Giuramento 10 maggio 1994
Dimissioni 22 dicembre 1994
Governo successivo Dini
17 gennaio 1995

Il Governo Berlusconi I fu il cinquantunesimo governo della Repubblica Italiana, il primo della XII legislatura. Rimase in carica dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995, per un totale di 252 giorni, ovvero 8 mesi e 7 giorni. È stato il primo governo della Repubblica con la partecipazione di esponenti del Movimento Sociale Italiano.

Ottenne la fiducia al Senato della Repubblica il 17 maggio 1994 con 159 voti favorevoli, 153 contrari e 2 astenuti[1].

Ottenne la fiducia alla Camera dei Deputati il 19 maggio 1994 con 366 voti favorevoli e 245 contrari[2].

Diede le dimissioni il 22 dicembre 1994[3].

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati[4] Seggi
Lega Nord
Forza Italia
Alleanza Nazionale
Centro Cristiano Democratico
Totale Maggioranza
117
113
109
27
366
Alleanza dei Progressisti
Rifondazione Comunista
Partito Popolare Italiano
Alleanza Democratica
Partito Socialista Italiano
Patto Segni
Minoranze linguistiche
Altri[5]
Totale Opposizione
143
39
33
17
14
9
4
5
264
Totale 630
Senato della Repubblica[6] Seggi
Lega Nord
Alleanza Nazionale
Forza Italia
Centro Cristiano Democratico
Altri[7]
Totale Maggioranza
60
48
36
12
15
171
Alleanza dei Progressisti
Partito Popolare Italiano
Rifondazione Comunista
Verdi-La Rete
Partito Socialista Italiano
Südtiroler Volkspartei
Totale Opposizione
76
34
18
13
10
3
154
Totale 325

Composizione del governo:

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Silvio Berlusconi (FI)

Vicepresidenti del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Tatarella (AN), Roberto Maroni (LN)

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Gianni Letta (FI) con delega allo spettacolo, al turismo e allo sport

Ministri senza portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Coordinamento delle politiche Unione Europea Domenico Comino (LN)
Famiglia e solidarietà sociale Antonio Guidi (FI)
Funzione pubblica e Affari regionali Giuliano Urbani (FI)
Italiani nel mondo Sergio Berlinguer (Indipendente)
Rapporti con il Parlamento Giuliano Ferrara (FI)
Riforme istituzionali Francesco Speroni (LN)

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Affari esteri[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Antonio Martino (FI)
Sottosegretari Livio Caputo (FI), Franco Rocchetta (LN), Vincenzo Trantino (AN)

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Roberto Maroni (LN)
Sottosegretari Maurizio Gasparri (AN), Marianna Li Calzi (FI), Domenico Lo Jucco (FI)

Grazia e Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Alfredo Biondi (UdC)
Sottosegretari Gian Franco Anedda (AN), Mario Borghezio (LN), Domenico Contestabile (FI)

Bilancio e Programmazione Economica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giancarlo Pagliarini (LN)
Sottosegretari Ilario Floresta (FI), Antonio Parlato (AN)

Finanze[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giulio Tremonti (eletto con il Patto Segni)
Sottosegretari Roberto Asquini (LN), Filippo Berselli (AN), Sandro Trevisanato (FI)

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Lamberto Dini (Indipendente)
Sottosegretari Marisa Bedoni (LN), Salvatore Cicu (FI), Giovanni Mongiello (CCD), Antonio Rastrelli (AN)

Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Cesare Previti (FI)
Sottosegretari Guido Lo Porto (AN), Mauro Polli (LN)

Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Francesco D'Onofrio (CCD)
Sottosegretari Fortunato Aloi (AN), Mariella Mazzetto (LN)

Lavori Pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Roberto Maria Radice (FI)
Sottosegretari Stefano Aimone Prina (LN), Domenico Nania (AN)

Risorse Agricole, Alimentari e Forestali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Adriana Poli Bortone (AN)
Sottosegretari Paolo Scarpa Bonazza Buora (FI)

Trasporti e Navigazione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Publio Fiori (AN)
Sottosegretari Sergio Cappelli (LN), Gianfranco Micciché (FI)

Poste e Telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Tatarella (AN)
Sottosegretari Antonio Marano (LN)

Industria, Commercio e Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Vito Gnutti (LN)
Sottosegretari Giampiero Beccaria (FI), Francesco Pontone (AN)

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Raffaele Costa (UdC)
Sottosegretari Giulio Conti (AN), Giuseppe Nisticò (FI)

Commercio con l'Estero[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giorgio Bernini (FI)

Lavoro e Previdenza Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Clemente Mastella (CCD)
Sottosegretari Carmelo Porcu (MSI), Adriano Teso (FI)

Beni Culturali e Ambientali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Domenico Fisichella (AN)

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Altero Matteoli (AN)
Sottosegretari Roberto Lasagna (FI)

Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Stefano Podestà (FI)
Sottosegretari Giovanni Meo Zilio (LN)

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

1994[modifica | modifica wikitesto]

Aprile

  • 28 aprile 1994 - Il Presidente della Repubblica conferisce a Silvio Berlusconi l'incarico di formare il nuovo Governo. Berlusconi accetta con riserva.

Maggio[modifica | modifica wikitesto]

Giugno[modifica | modifica wikitesto]

  • 12 giugno 1994 - Si svolgono le elezioni per la IV legislatura del Parlamento europeo, che in Italia vedono l'affermazione dello schieramento di centrodestra.Contestualmente alle elezioni europee si svolgono le elezioni amministrative.
  • 13 giugno 1994 - A seguito della sconfitta elettorale alle elezioni europee ed amministrative Achille Occhetto si dimette da segretario del Partito Democratico della Sinistra, Ottaviano Del Turco da segretario del Partito Socialista Italiano e Willer Bordon da coordinatore di Alleanza democratica.
  • 21 giugno 1994 - Valdo Spini è nominato coordinatore del Partito Socialista Italiano.
  • 29 giugno 1994 - Il Parlamento, riunito in seduta comune, elegge al primo scrutinio Sergio Fois, Gian Vittorio Gabri, Franco Fumagalli, Carlo Federico Grosso, Andrea Proto Pisani, Giovanni Fiandanca, Alfredo Pazzaglia, Agostino Viviani e Franco Franchi al Consiglio Superiore della Magistratura.

Luglio[modifica | modifica wikitesto]

  • 1º luglio 1994 - Massimo d'Alema è eletto segretario del Partito Democratico della Sinistra
  • 13 luglio 1994 - Il Consiglio dei ministri vara un decreto-legge che limita i reati per i quali la magistratura può disporre la richiesta di custodia cautelare e impone il segreto sulla comunicazione degli avvisi di garanzia. Il provvedimento, noto anche come "decreto Biondi" (dal nome del Ministro di Grazia e Giustizia Alfredo Biondi) aprirebbe le porte del carcere per molti degli imputati delle inchieste di Tangentopoli.
  • 14 luglio 1994 - I principali magistrati del pool milanese che ha animato la stagione di Mani Pulite, Antonio di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, chiedono l’assegnazione ad altro incarico nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la Procura della Repubblica di Milano. Il marciapiede su cui si affaccia l’ingresso principale del Palazzo di Giustizia ospita la manifestazione spontanea di un gruppo di cittadini, che protestano in solidarietà con i magistrati e contro il decreto Biondi. Proteste contro il decreto anche da Lega Nord e Alleanza Nazionale, che chiedono modifiche.
  • 18 luglio 1994 - Il Ministro dell'Interno Roberto Maroni (Lega Nord) dichiara che darà le dimissioni se il decreto Biondi sarà approvato.
  • 20 luglio 1994 - Piero Alberto Capotosti è eletto al terzo scrutinio membro del Consiglio superiore della magistratura.
  • 21 luglio 1994 - La Camera nega (con 33 sì, 418 no e 41 astenuti) i requisiti di urgenza del decreto Biondi. Il decreto è quindi da considerarsi respinto.
  • 27 luglio 1994 - Rocco Buttiglione è eletto segretario del Partito Popolare Italiano.
  • 28 luglio 1994 - Paolo Berlusconi, fratello minore e socio d’affari del presidente del Consiglio in carica, viene tratto in custodia cautelare nell'ambito di un’inchiesta sulla corruzione della Guardia di Finanza da parte del gruppo Fininvest. Nelle seguenti settimane viene interrogato dal sostituto procuratore Antonio di Pietro.

Agosto[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 agosto 1994 - Muore a Roma il senatore a vita ed ex Presidente del Senato Giovanni Spadolini.
  • 11 agosto 1994 - Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro rinvia alle Camere il il disegno di legge di conversione del decreto-legge 401/1994 ("Disposizioni urgenti in materia di organizzazione delle unità sanitarie locali")

Settembre[modifica | modifica wikitesto]

  • 28 settembre 1994 - Il governo presenta al Parlamento la Legge Finanziaria 1995, dal valore di 48 000 miliardi di lire. La legge prevede tra le varie cose un consistente taglio della spesa per le pensioni.

Ottobre[modifica | modifica wikitesto]

  • 14 ottobre 1994 - Le confederazioni sindacali proclamano uno sciopero generale e portano in piazza oltre 3 milioni di persone, in 90 manifestazioni nelle principali città della penisola. Record di presenze a Milano, Torino e Roma. L’agitazione contesta i tagli alla spesa pensionistica contenuta nella Legge Finanziaria 1995. È il più grande sciopero degli ultimi vent'anni, in termini di partecipazione effettiva. In seguito Governo e sindacati avviano un tavolo di trattative
  • 18 ottobre 1994 - Il ministro di Grazia e Giustizia Alfredo Biondi avvia un'inchiesta ministeriale sui giudici del pool milanese.

Novembre[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 novembre 1994 - Berlusconi rompe il tavolo di trattative tra governo e sindacati sul nodo della riforma del sistema pensionistico. Ripartono le agitazioni sindacali, viene programmata una manifestazione nazionale contro la Legge Finanziaria e contro il Governo Berlusconi.
  • 6 novembre 1994 - Una disastrosa alluvione devasta le province di Cuneo, Asti e Alessandria, causando 64 morti.
  • 10 novembre 1994 - Il Partito Socialista Italiano viene sciolto. Al suo posto nasce la nuova formazione dei Socialisti Nazionali, di cui Enrico Boselli è eletto segretario e Gino Giugni presidente.
  • 12 novembre 1994 - Manifestazione nazionale indetta dai sindacati a Roma contro i tagli alle pensioni e in difesa dei diritti dei lavoratori. Più di un milione di persone riempie le piazze della capitale per protestare contro la Legge Finanziaria del governo. È la più grande manifestazione sindacale di piazza nella storia dell’Italia repubblicana.
  • 14 novembre 1994 - La Camera approva (con 321 sì e 134 no) la questione di fiducia posta dal governo sull'articolo 30 della Legge di razionalizzazione della finanza pubblica.
  • 16 novembre 1994 - La Camera approva con due distinte votazioni le questioni di fiducia poste dal governo sugli articoli 10 e 11 della Legge di razionalizzazione della finanza pubblica.
  • 18 novembre 1994 - Il residente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro rinvia alle Camere il disegno di legge di conversione del decreto-legge 545/1994 ("Norme di interpretazione e di modificazione del decreto-legge 487/1992, convertito con modificazioni dalla legge 33/1993, e successive integrazioni, concernente la soppressione dell'EFIM").
  • 20 novembre 1994 - Si svolgono le elezioni amministrative in 242 comuni, che vedono un calo di FI e un avanzamento di PDS e MSI-AN.
  • 22 novembre 1994 - Mentre presiede la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata Berlusconi si vede recapitare un invito a comparire dinanzi alla Procura di Milano, nell'ambito delle indagini sul suo gruppo.

Dicembre[modifica | modifica wikitesto]

  • 1º dicembre 1994 - Viene siglato un patto tra governo e sindacati. Il primo stralcia i provvedimenti sulle pensioni dalla Legge Finanziaria 1995, in via di approvazione entro la fine del mese. I secondi rinunciano allo sciopero generale annunciato per l’indomani, il 2 dicembre.
  • 6 dicembre 1994 - Il sostituto procuratore di Milano Antonio di Pietro si dimette dalla magistratura, sfilandosi la toga in aula alla fine dell’ultima requisitoria per il processo Enimont. Tra le motivazioni prevale la protesta contro la campagna di delegittimazione avviata nei confronti del pool di Milano, attraverso denunce e ispezioni ministeriali.
  • 7 dicembre 1994 - La Corte Costituzionale dichiara parzialmente incostituzionale la Legge Mammì.
  • 17 dicembre 1994 - La Lega Nord passa all'opposizione.
  • 19 dicembre 1994 - La Camera approva in via definitiva (con 240 sì, 160 no e 26 astenuti) la Legge Finanziaria 1995, su cui il governo ha posto la questione di fiducia. La Lega Nord e il Partito Popolare Italiano presentano due mozioni di sfiducia al governo.
  • 20 dicembre 1994 - Privo di una maggioranza, Berlusconi annuncia alla Camera le dimissioni del governo.
  • 22 dicembre 1994 - Berlusconi sale al Quirinale e rassegna le dimissioni, chiedendo il ritorno alle urne. Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro accetta le dimissioni ma, constatata l'esistenza di una maggioranza alternativa, affida invece, a norma di Costituzione vigente, il mandato per la composizione di un nuovo esecutivo all'ex Ministro del Tesoro del governo Berlusconi Lamberto Dini, che il 17 gennaio 1995 vara un governo tecnico destinato a guidare la transizione verso le politiche del 1996.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b il Senato da' fiducia a Berlusconi, promosso con un voto in più sul quorum, decisive le assenze
  2. ^ a b varato il governo Berlusconi, fiducia alla Camera con 366 si' e 245 no.
  3. ^ Berlusconi si dimette, la Lega a pezzi
  4. ^ Composizione al maggio 1994
  5. ^ Non iscritti ad alcuna componente del Gruppo Misto
  6. ^ Composizione al maggio 1994
  7. ^ Non iscritti ad alcuna componente del Gruppo Misto