Governo Berlusconi I

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Governo Berlusconi I
Silvio Berlusconi (2010).jpg
Stato Italia Italia
Presidente del consiglio Silvio Berlusconi
(Forza Italia)
Coalizione FI, MSI-AN, LN, CCD, UdC, FLD
Legislatura XII Legislatura
Giuramento 10 maggio 1994
Dimissioni 22 dicembre 1994
Governo successivo Dini
17 gennaio 1995

Il Governo Berlusconi I fu il cinquantunesimo governo della Repubblica Italiana, il primo della XII legislatura. Rimase in carica dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995, per un totale di 252 giorni, ovvero 8 mesi e 7 giorni. È stato il primo governo della Repubblica con la partecipazione di esponenti del Movimento Sociale Italiano.

Ottenne la fiducia al Senato della Repubblica il 18 maggio 1994 con 159 voti favorevoli, 153 contrari e 2 astenuti[1].

Ottenne la fiducia alla Camera dei Deputati il 20 maggio 1994 con 366 voti favorevoli e 245 contrari[2].

Diede le dimissioni il 22 dicembre 1994[3].

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati[4] Seggi
Lega Nord
Forza Italia
Alleanza Nazionale
Centro Cristiano Democratico
Totale Maggioranza
117
113
109
27
366
Alleanza dei Progressisti
Rifondazione Comunista
Partito Popolare Italiano
Alleanza Democratica
Partito Socialista Italiano
Patto Segni
Minoranze linguistiche
Altri[5]
Totale Opposizione
143
39
33
17
14
9
4
5
264
Totale 630
Senato della Repubblica[6] Seggi
Lega Nord
Alleanza Nazionale
Forza Italia
Centro Cristiano Democratico
Altri[7]
Totale Maggioranza
60
48
36
12
15
171
Alleanza dei Progressisti
Partito Popolare Italiano
Rifondazione Comunista
Verdi-La Rete
Partito Socialista Italiano
Südtiroler Volkspartei
Totale Opposizione
76
34
18
13
10
3
154
Totale 325

Composizione del governo:

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Silvio Berlusconi (FI)

Vicepresidenti del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Tatarella (AN), Roberto Maroni (LN)

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Gianni Letta (FI) con delega allo spettacolo, al turismo e allo sport

Ministri senza portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Coordinamento delle politiche Unione Europea Domenico Comino (LN)
Famiglia e solidarietà sociale Antonio Guidi (FI)
Funzione pubblica e Affari regionali Giuliano Urbani (FI)
Italiani nel mondo Sergio Berlinguer (Indipendente)
Rapporti con il Parlamento Giuliano Ferrara (FI)
Riforme istituzionali Francesco Speroni (LN)

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Affari esteri[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Antonio Martino (FI)
Sottosegretari Livio Caputo (FI), Franco Rocchetta (LN), Vincenzo Trantino (AN)

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Roberto Maroni (LN)
Sottosegretari Maurizio Gasparri (AN), Marianna Li Calzi (FI), Domenico Lo Jucco (FI)

Grazia e Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Alfredo Biondi (UdC)
Sottosegretari Gian Franco Anedda (AN), Mario Borghezio (LN), Domenico Contestabile (FI)

Bilancio e Programmazione Economica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giancarlo Pagliarini (LN)
Sottosegretari Ilario Floresta (FI), Antonio Parlato (AN)

Finanze[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giulio Tremonti (eletto con il Patto Segni)
Sottosegretari Roberto Asquini (LN), Filippo Berselli (AN), Sandro Trevisanato (FI)

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Lamberto Dini (Indipendente)
Sottosegretari Marisa Bedoni (LN), Salvatore Cicu (FI), Giovanni Mongiello (CCD), Antonio Rastrelli (AN)

Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Cesare Previti (FI)
Sottosegretari Guido Lo Porto (AN), Mauro Polli (LN)

Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Francesco D'Onofrio (CCD)
Sottosegretari Fortunato Aloi (AN), Mariella Mazzetto (LN)

Lavori Pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Roberto Maria Radice (FI)
Sottosegretari Stefano Aimone Prina (LN), Domenico Nania (AN)

Risorse Agricole, Alimentari e Forestali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Adriana Poli Bortone (AN)
Sottosegretari Paolo Scarpa Bonazza Buora (FI)

Trasporti e Navigazione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Publio Fiori (AN)
Sottosegretari Sergio Cappelli (LN), Gianfranco Micciché (FI)

Poste e Telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Tatarella (AN)
Sottosegretari Antonio Marano (LN)

Industria, Commercio e Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Vito Gnutti (LN)
Sottosegretari Giampiero Beccaria (FI), Francesco Pontone (AN)

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Raffaele Costa (UdC)
Sottosegretari Giulio Conti (AN), Giuseppe Nisticò (FI)

Commercio con l'Estero[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giorgio Bernini (FI)

Lavoro e Previdenza Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Clemente Mastella (CCD)
Sottosegretari Carmelo Porcu (MSI), Adriano Teso (FI)

Beni Culturali e Ambientali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Domenico Fisichella (AN)

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Altero Matteoli (AN)
Sottosegretari Roberto Lasagna (FI)

Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Stefano Podestà (FI)
Sottosegretari Giovanni Meo Zilio (LN)

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

1994[modifica | modifica wikitesto]

Maggio[modifica | modifica wikitesto]

  • 10 maggio 1994 - Silvio Berlusconi giura nelle mani del Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Vengono inoltre nominati i ministri del neonato governo, che nella storia dell’Italia repubblicana è il primo che include la presenza di esponenti dell’ex Movimento Sociale Italiano.
  • 18 maggio 1994 - Il governo ottiene la fiducia al Senato della Repubblica con 159 sì, 153 no e 2 astenuti[1].
  • 20 maggio 1994 - Il governo ottiene la fiducia alla Camera dei Deputati, con 366 sì e 245 no[2].

Luglio

  • 13 luglio 1994 - Il Consiglio dei Ministri vara un decreto legge (il cosiddetto "dl Biondi", dal nome del Ministro della Giustizia Alfredo Biondi), che abolisce la custodia cautelare, limitandola ai casi di omicidio e ai reati associativi (mafia, terrorismo). Il provvedimento, ribattezzato poi "decreto salva-ladri", aprirebbe le porte del carcere per molti degli imputati delle inchieste di Tangentopoli.
  • 14 luglio 1994 - I principali magistrati del pool milanese che ha animato la stagione di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, chiedono l’assegnazione ad altro incarico nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la Procura della Repubblica di Milano. Il marciapiede su cui si affaccia l’ingresso principale del Palazzo di Giustizia ospita la manifestazione spontanea di un gruppo di cittadini, che protestano in solidarietà con i magistrati e contro il dl Biondi. Proteste contro il decreto anche da Lega Nord e Alleanza Nazionale, che chiedono modifiche.
  • 20 luglio 1994 - Roberto Maroni (Lega Nord) dichiara che darà le dimissioni se il dl Biondi sarà approvato.
  • 21 luglio 1994 - La Camera respinge (con 33 sì, 418 no e 41 astenuti) il dl Biondi.
  • 28 luglio 1994 - Paolo Berlusconi, fratello minore e socio d’affari del presidente del Consiglio in carica, viene tratto in custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione della Guardia di Finanza da parte del gruppo Fininvest. Nelle seguenti settimane viene interrogato dal sostituto procuratore Antonio Di Pietro.

Ottobre[modifica | modifica wikitesto]

  • 14 ottobre 1994 - Le confederazioni sindacali proclamano uno sciopero generale e portano in piazza oltre 3 milioni di persone, in 90 manifestazioni nelle principali città della penisola. Record di presenze a Milano, Torino e Roma. L’agitazione contesta la Legge Finanziaria 1995, che prevede un consistente taglio alle spese per le pensioni. E’ il più grande sciopero degli ultimi vent’anni, in termini di partecipazione effettiva. In seguito Governo e sindacati avviano un tavolo di trattative

Novembre[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 novembre 1994 - Berlusconi rompe il tavolo di trattative tra governo e sindacati sul nodo della riforma del sistema pensionistico. Ripartono le agitazioni sindacali, viene programmata una manifestazione nazionale contro la Legge Finanziaria e contro il Governo Berlusconi.
  • 12 novembre 1994 - Manifestazione nazionale indetta dai sindacati a Roma contro i tagli alle pensioni e in difesa dei diritti dei lavoratori. Più di un milione di persone riempie le piazze della capitale per protestare contro la Legge Finanziaria del governo. È la più grande manifestazione sindacale di piazza nella storia dell’Italia repubblicana.
  • 22 novembre 1994 - Mentre presiede la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità organizzata Berlusconi si vede recapitare un invito a comparire dinanzi alla Procura di Milano, nell’ambito delle indagini sul suo gruppo. Il 13 dicembre viene interrogato per alcune ore dai magistrati del pool, che pongono domande sulla presunta corruzione della Guardia di Finanza da parte dell’azienda del premier.

Dicembre[modifica | modifica wikitesto]

  • 1º dicembre 1994 - Viene siglato un patto tra governo e sindacati. Il primo stralcia i provvedimenti sulle pensioni dalla Legge Finanziaria 1995, in via di approvazione entro la fine del mese. I secondi rinunciano allo sciopero generale annunciato per l’indomani, il 2 dicembre.
  • 6 dicembre 1994 - Il sostituto procuratore di Milano Antonio Di Pietro si dimette dalla magistratura, sfilandosi la toga in aula alla fine dell’ultima requisitoria per il processo Enimont. Tra le motivazioni prevale la protesta contro la campagna di delegittimazione avviata nei confronti del pool di Milano, attraverso denunce e ispezioni ministeriali.
  • 22 dicembre 1994 - Durante una seduta parlamentare alla Camera dei Deputati la Lega Nord annuncia il passaggio all'opposizione e presenta una mozione di sfiducia contro il governo. Privo di una maggioranza, Berlusconi si reca al Quirinale, dove rassegna le dimissioni, chiedendo il ritorno alle urne. Il Presidente della Repubblica Scalfaro, constatata l'esistenza di una maggioranza alternativa, affida invece, a norma di Costituzione vigente, il mandato per la composizione di un nuovo esecutivo all’ex ministro del Tesoro del governo Berlusconi, Lamberto Dini, che il 17 gennaio 1995 vara un governo tecnico destinato a guidare la transizione verso le politiche del 1996.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b il Senato da' fiducia a Berlusconi, promosso con un voto in più sul quorum, decisive le assenze
  2. ^ a b varato il governo Berlusconi, fiducia alla Camera con 366 si' e 245 no.
  3. ^ Berlusconi si dimette, la Lega a pezzi
  4. ^ Composizione al maggio 1994
  5. ^ Non iscritti ad alcuna componente del Gruppo Misto
  6. ^ Composizione al maggio 1994
  7. ^ Non iscritti ad alcuna componente del Gruppo Misto