Gino Giugni

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Gino Giugni
Gino Giugni.jpg

Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
Durata mandato 28 aprile 1993 –
10 maggio 1994
Capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro
Presidente Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Nino Cristofori
Successore Clemente Mastella

Dati generali
Partito politico PSI (1945-1994)
SI (1994-1996)
SDI (2005-2007)
PD (2007-2009)
sen. Gino Giugni
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Genova
Data nascita 1º agosto 1927
Luogo morte Roma
Data morte 4 ottobre 2009
Partito Partito Socialista Italiano
Legislatura IX, X, XI
Gruppo Partito Socialista Italiano
Pagina istituzionale
on. Gino Giugni
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Genova
Data nascita 1º agosto 1927
Luogo morte Roma
Data morte 4 ottobre 2009
Partito Socialisti Italiani (1994-1996)
Legislatura XII
Gruppo Misto (21 aprile 1994 – 16 maggio 1994) · Progressisti - Federativo (16 maggio 1994 – 21 febbraio 1995) · I Democratici (21 febbraio 1995 – 8 maggio 1996)
Coalizione Alleanza dei Progressisti (1994-1995), L'Ulivo (1995-1996)
Circoscrizione I. Piemonte 1
Collegio 5 - Torino 5
Pagina istituzionale

Luigi Giugni, meglio conosciuto col diminutivo di Gino (Genova, 1º agosto 1927Roma, 4 ottobre 2009), è stato un politico e accademico italiano che ha ricoperto un ruolo chiave nella stesura dello Statuto dei lavoratori.

Studi e attività professionale ed accademica[modifica | modifica sorgente]

Nato nel 1927 a Genova, a diciotto anni nel 1945 si iscrive al Partito Socialista Italiano. Nel 1949 si laureò in giurisprudenza discutendo una tesi intitolata «Dal delitto di coalizione al diritto di sciopero»[1] (relatore Giuliano Vassalli), e, successivamente, si trasferì negli Stati Uniti[2] per proseguire il suo iter di specializzazione.

Dopo un breve impiego all'ENI in Italia, inizia la carriera universitaria e la collaborazione col gruppo editoriale Il Mulino e con La Repubblica. Giugni ha esercitato la professione di avvocato ed insegnato diritto del lavoro presso l'Università di Bari e la Università di Roma La Sapienza. Quest'ultima verrà da lui lasciata in seguito all'accoglimento dell'invito formulatogli dall'allora Presidente della LUISS Guido Carli Luigi Abete, di assumere la titolarità della cattedra di Diritto del Lavoro presso la stessa Università di Confindustria. È stato visiting professor nelle Università di Nanterre, Parigi, UCLA (Los Angeles), Buenos Aires e Columbia University di New York.

Il suo saggio "Introduzione allo studio dell'autonomia collettiva" (1960) è stato uno dei primi lavori accademici a dare dignità ed autonomia al diritto sindacale[2].

Stesura dello Statuto dei Lavoratori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Statuto dei lavoratori.

Giugni è ricordato come il "padre" dello Statuto dei lavoratori. Nel 1969 Giacomo Brodolini istituì una Commissione nazionale con l'incarico di stendere una bozza dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Tale commissione era composta da personaggi di notevole spessore e a capo Brodolini vi mise Giugni, all'epoca solo un professore universitario, seppur già molto noto.

Lo Statuto permise di far entrare la Costituzione italiana nelle fabbriche, nel periodo dell'autunno caldo e della nascita della lotta armata. Su quel periodo Giugni sostenne:

« Fu un momento eccezionale, forse l'unico nella storia del diritto in Italia: era la prima volta che i giuristi non si limitavano a svolgere il loro ufficio di "segretari del Principe", da tecnici al servizio dell'istituzione, ma riuscivano ad operare come autentici specialisti della razionalizzazione sociale, elaborando una proposta politica del diritto[2] »

Giugni è anche stato l'inventore del trattamento di fine rapporto (TFR), riformando il sistema delle liquidazioni dei lavoratori italiani, introducendo una sorta di sistema contributivo[2].

Senatore del PSI e bersaglio delle Brigate Rosse[modifica | modifica sorgente]

Il 3 maggio 1983, mentre stava camminando a Roma, venne "gambizzato" da una donna. L'attentato fu rivendicato dalle Brigate Rosse, e fu anche il primo di un cambio di strategia da parte di quella organizzazione terroristica. Tale nuova strategia, infatti, consisteva non più nel colpire il "cuore" dello Stato attraverso i suoi poliziotti, magistrati o alti dirigenti politici (strategia rivelatasi perdente), bensì nel prendere di mira i cosiddetti "cervelli" dello Stato (come appunto Giugni, ed in seguito Ezio Tarantelli, Massimo D'Antona e Marco Biagi) ossia l'anello di congiunzione tra le istituzioni e il mondo economico.

Nel 1983 venne anche eletto senatore nelle liste del Partito Socialista Italiano: fu presidente della Commissione per il lavoro e la sicurezza sociale, e membro della Commissione parlamentare inquirente sulla Loggia Massonica P2.

Al termine delle elezioni politiche del 1987 confermò sia il suo seggio a Palazzo Madama sia la presidenza della Commissione Lavoro.

Nel 1992 fu candidato alla Presidenza della Repubblica per il PSI. La votazione a favore di Oscar Luigi Scalfaro fu accelerata dalla strage di Capaci[2].

Ministro del Lavoro (1993-94)[modifica | modifica sorgente]

Dal 1993 al 1994 è presidente del PSI, e nello stesso arco di tempo divenne Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del governo Ciampi.

Con il Protocollo del luglio 1993 allo Statuto dei Lavoratori, ha scritto assieme a Ciampi un importante aggiornamento della normativa sulle relazioni sindacali[2].

Dopo l'inchiesta Mani Pulite ed il consequenziale disfacimento del PSI aderisce ai Socialisti Italiani di Enrico Boselli, ed alle elezioni politiche del 1994 viene eletto deputato tra le file dei Progressisti.

Ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni si allontanò dalla politica preferendo l'insegnamento, anche a causa della malattia: già professore ordinario della facoltà di Economia dell'università "La Sapienza" di Roma, si trasferì poi presso la facoltà di Giurisprudenza della LUISS Guido Carli (chiamato dall'allora Presidente della LUISS e di Confindustria Luigi Abete).

Nel 1997 viene incaricato da Romano Prodi di indicare le modalità per una possibile nuova riforma dei contratti collettivi.

Nel 2005 prese la tessera dei Socialisti Democratici Italiani, insieme a Nerio Nesi.

In seguito aderì al Partito Democratico e, insieme ad altri personaggi famosi, firmò un manifesto in favore della candidatura di Walter Veltroni[3]

Al termine della sua autobiografia, La memoria di un riformista, Giugni si augurava:

« Pensando al futuro, spero che il centrosinistra riesca a costruire un progetto politico riformista credibile, che possa portare davvero a una nuova stagione della politica italiana. Mi auguro, almeno, di non vedere più un partito socialista schierato con la destra[2] »

Giugni muore ad 82 anni, la notte di domenica 4 ottobre 2009, a Roma, al termine di una lunga malattia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gino Giugni, Mansioni e qualifica nel rapporto di lavoro, Jovene, 1963.
  • Gino Giugni, L'evoluzione della contrattazione collettiva nelle industrie siderurgica e mineraria (1953-1954), Giuffrè, 1964, Codice unico 000231210.
  • Antonino Freni, Lo statuto dei lavoratori. Commento alla legge 20 maggio 1970, n. 300, Giuffrè, 1971. (con la collaborazione di Gino Giugni)[4]
  • Gino Giugni, Il sindacato fra contratti e riforme: 1969-1973, De Donato, 1973.
  • Gli anni della conflittualità permanente: rapporto sulle relazioni industriali in Italia nel 1970-1971, FrancoAngeli, Milano, 1976
  • ASCESA e crisi del riformismo in fabbrica: Le qualifiche in Italia dalla Job Evaluation all'inquadramento unico, De Donato, Bari, 1976
  • Gino Giugni, Introduzione allo studio della autonomia collettiva, Giuffrè, 1977, Codice unico 000231211.
  • Socialismo e democrazia economica: il ruolo dell'impresa e del sindacato (a cura di Giuseppe La Ganga), FrancoAngeli, Milano, 1977
  • Codice di diritto del lavoro, Cacucci, Bari, 1977
  • Gino Giugni, Lo Statuto dei lavoratori. Commentario., Giuffrè, 1979, Codice unico 000231212.
  • Aspetti istituzionali della giungla retributiva, Guida, Napoli, 1979
  • DOTTRINA e Giurisprudenza di diritto del lavoro, UTET, Torino, 1984
  • Il trattamento di fine rapporto (con Raffaele De Luca Tamajo e Giuseppe Ferraro), CEDAM, Padova, 1984
  • Lavoro, legge, contratti, Il Mulino, Bologna, 1989
  • Gino Giugni, Fondata sul lavoro?, Ediesse, 1994, ISBN 882300179X. (con Alberto Orioli)
  • Socialismo: l'eredità difficile, Il Mulino, Bologna, 1996
  • La lunga marcia della concertazione. Conversazioni con Paola Ferrari e Carmen La Macchia, Il Mulino, Bologna, 2003
  • La memoria di un riformista, Il Mulino, Bologna, 2007
  • Gino Giugni, Diritto sindacale, Cacucci, 2010, ISBN 8884229219. (a cura di Lauralba Bellardi, Pietro Curzio e Mario Giovanni Garofalo)
  • Mattia Massaro Gino Giugni Riflessioni sul mondo del lavoro, Cleup, Padova, 2012

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— Roma, 27 dicembre 1999[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pietro Ichino, Il diritto del lavoro nell'Italia repubblicana. Teorie e vicende dei giuslavoristi dalla liberazione al nuovo secolo: Le interviste – Gino Giugni. Pagine 431-474; Giuffrè Editore, 2008. ISBN 8814136211
  2. ^ a b c d e f g Roberto Mania, "Giugni, quel socialista per bene che le riforme le faceva davvero", La Repubblica, 5 ottobre 2009
  3. ^ Da Borrelli a Veronesi, in campo per Veltroni "Con lui per fare una Italia nuova" - Repubblica.it.
  4. ^ Lo statuto dei lavoratori. Commento alla legge 20 maggio 1970, n. 300. - SearchWorks (SULAIR)
  5. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Nino Cristofori 28 aprile 1993 - 10 maggio 1994
(Governo Ciampi)
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