Gino Giugni
| sen. Gino Giugni | |
|---|---|
| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
|
| Luogo nascita | Genova |
| Data nascita | 1º agosto 1927 |
| Luogo morte | Roma |
| Data morte | 4 ottobre 2009 |
| Partito | Partito Socialista Italiano |
| Legislatura | IX, X |
| Gruppo | Partito Socialista Italiano |
| on. Gino Giugni | |
|---|---|
| Parlamento italiano Camera dei deputati |
|
| Luogo nascita | Genova |
| Data nascita | 1º agosto 1927 |
| Luogo morte | Roma |
| Data morte | 4 ottobre 2009 |
| Legislatura | XII |
| Coalizione | Progressisti |
Luigi Giugni, meglio conosciuto col diminutivo di Gino (Genova, 1º agosto 1927 – Roma, 4 ottobre 2009), è stato un politico italiano che ha ricoperto un ruolo chiave nella stesura dello Statuto dei lavoratori.
Indice |
[modifica] Studi e attività professionale ed accademica
Nato nel 1927 a Genova, a diciotto anni nel 1945 si iscrive al Partito Socialista Italiano. Laureatosi in giurisprudenza con una tesi sul diritto di sciopero (relatore Giuliano Vassalli), si specializza poi negli Stati Uniti[1].
Dopo un breve impiego all'ENI in Italia, inizia la carriera universitaria e la collaborazione col gruppo editoriale Il Mulino e con La Repubblica. Giugni ha esercitato la professione di avvocato ed insegnato diritto del lavoro presso l'Università di Bari e la Università di Roma La Sapienza. Quest'ultima verrà da lui lasciata in seguito all'accoglimento dell'invito formulatogli dall'allora Presidente della LUISS Guido Carli Luigi Abete, di assumere la titolarità della cattedra di Diritto del Lavoro presso la stessa Università di Confindustria. È stato visiting professor nelle Università di Nanterre, Parigi, UCLA (Los Angeles), Buenos Aires e Columbia University di New York.
Il suo saggio "Introduzione allo studio dell'autonomia collettiva" (1960) è stato uno dei primi lavori accademici a dare dignità ed autonomia al diritto sindacale[1].
[modifica] Stesura dello Statuto dei Lavoratori
Giugni è ricordato come il "padre" dello Statuto dei lavoratori. Nel 1969 Giacomo Brodolini istituì una Commissione nazionale con l'incarico di stendere una bozza dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Tale commissione era composta da personaggi di notevole spessore e a capo Brodolini vi mise Giugni, all'epoca solo un professore universitario, seppur già molto noto.
Lo Statuto permise di far entrare la Costituzione italiana nelle fabbriche, nel periodo dell'autunno caldo e della nascita della lotta armata. Su quel periodo Giugni sostenne:
| « Fu un momento eccezionale, forse l'unico nella storia del diritto in Italia: era la prima volta che i giuristi non si limitavano a svolgere il loro ufficio di "segretari del Principe", da tecnici al servizio dell'istituzione, ma riuscivano ad operare come autentici specialisti della razionalizzazione sociale, elaborando una proposta politica del diritto[1] » |
Giugni è anche stato l'inventore del trattamento di fine rapporto (TFR), riformando il sistema delle liquidazioni dei lavoratori italiani, introducendo una sorta di sistema contributivo[1].
[modifica] Senatore del PSI e bersaglio delle Brigate Rosse
Il 3 maggio 1983, mentre stava camminando a Roma, venne "gambizzato" da una donna. L'attentato fu rivendicato dalle Brigate Rosse, e fu anche il primo di un cambio di strategia da parte di quella organizzazione terroristica. Tale nuova strategia, infatti, consisteva non più nel colpire il "cuore" dello Stato attraverso i suoi poliziotti, magistrati o alti dirigenti politici (strategia rivelatasi perdente), bensì nel prendere di mira i cosiddetti "cervelli" dello Stato (come appunto Giugni, ed in seguito Massimo D'Antona e Marco Biagi) ossia l'anello di congiunzione tra le istituzioni e il mondo economico.
Nel 1983 venne anche eletto senatore nelle liste del Partito Socialista Italiano: fu presidente della Commissione per il lavoro e la sicurezza sociale, e membro della Commissione parlamentare inquirente sulla Loggia Massonica P2.
Al termine delle elezioni politiche del 1987 confermò sia il suo seggio a Palazzo Madama sia la presidenza della Commissione Lavoro.
Nel 1992 fu candidato alla Presidenza della Repubblica per il PSI. La votazione a favore di Oscar Luigi Scalfaro fu accelerata dalla strage di Capaci[1].
[modifica] Ministro del Lavoro (1993-94)
Dal 1993 al 1994 è presidente del PSI, e nello stesso arco di tempo divenne Ministro del Lavoro del governo Ciampi.
Con il Protocollo del luglio 1993 allo Statuto dei Lavoratori, ha scritto assieme a Ciampi un importante aggiornamento della normativa sulle relazioni sindacali[1].
Dopo l'inchiesta Mani Pulite ed il conseguenziale disfacimento del PSI aderisce ai Socialisti Italiani di Enrico Boselli, ed alle elezioni politiche del 1994 viene eletto deputato tra le file dei Progressisti.
[modifica] Ultimi anni
Negli ultimi anni si allontanò dalla politica preferendo l'insegnamento, anche a causa della malattia: già professore ordinario della facoltà di Economia dell'università "La Sapienza" di Roma, si trasferì poi presso la facoltà di Giurisprudenza della LUISS Guido Carli (chiamato dall'allora Presidente della LUISS e di Confindustria Luigi Abete).
Nel 1997 viene incaricato da Romano Prodi di indicare le modalità per una possibile nuova riforma dei contratti collettivi.
Nel 2005 prese la tessera dei Socialisti Democratici Italiani, insieme a Nerio Nesi.
In seguito aderì al Partito Democratico ed, insieme ad altri personaggi famosi, firmò un manifesto in favore della candidatura di Walter Veltroni [2]
Al termine della sua autobiografia, La memoria di un riformista, Giugni si augurava:
| « Pensando al futuro, spero che il centrosinistra riesca a costruire un progetto politico riformista credibile, che possa portare davvero a una nuova stagione della politica italiana. Mi auguro, almeno, di non vedere più un partito socialista schierato con la destra[1] » |
Giugni muore ad 82 anni, la notte di domenica 4 ottobre 2009, a Roma, al termine di una lunga malattia.
[modifica] Bibliografia
- La memoria di un riformista, Il Mulino, Bologna, 2007
- Diritto sindacale (con Lauralba Bellardi, Pietro Curzio e Mario Giovanni Garofalo), Cacucci, Bari, 2006
- La lunga marcia della concertazione. Conversazioni con Paola Ferrari e Carmen La Macchia , Il Mulino, Bologna, 2003
- Socialismo: l'eredità difficile, Il Mulino, Bologna, 1996
- Fondata sul lavoro? (con Alberto Orioli), Ediesse, Roma, 1994
- Lavoro, legge, contratti, Il Mulino, Bologna, 1989
- Il trattamento di fine rapporto (con Raffaele De Luca Tamajo e Giuseppe Ferraro), CEDAM, Padova, 1984
- DOTTRINA e Giurisprudenza di diritto del lavoro, UTET, Torino, 1984
- Diritto sindacale (con Mario Giovanni Garofalo e Pietro Curzio), Cacucci, ari, 1984
- Diritto sindacale (con Mario Giovanni Garofalo e Francesco Liso), Cacucci, Bari, 1980
- Aspetti istituzionali della giungla retributiva, Guida, Napoli, 1979
- Lo STATUTO dei lavoratori. Commentario, Giuffrè, Milano, 1979
- Codice di diritto del lavoro, Cacucci, Bari, 1977
- Socialismo e democrazia economica: il ruolo dell'impresa e del sindacato (a cura di Giuseppe La Ganga), FrancoAngeli, Milano, 1977
- ASCESA e crisi del riformismo in fabbrica: Le qualifiche in Italia dalla Job Evaluation all'inquadramento unico, De Donato, Bari, 1976
- Gli anni della conflittualità permanente: rapporto sulle relazioni industriali in Italia nel 1970-1971, FrancoAngeli, Milano, 1976
- Il sindacato tra contratti e riforme: 1969-1973, De Donato, Bari, 1973
- Lo Statuto dei lavoratori: commento alla legge 20 maggio 1970, n.300 (con Antonino Freni), Giuffrè, Milano, 1971
- Appunti di diritto sindacale, Cacucci, Bari, 1965
- L'evoluzione della contrattazione collettiva nelle industrie siderurgica e mineraria: (1953-1963), Giuffrè, Milano, 1964
- Mansioni e qualifica nel rapporto di lavoro, Jovene, Napoli, 1963
- Introduzione allo studio dell'autonomia collettiva, Giuffrè, Milano, 1960
[modifica] Onorificenze
| Cavaliere di Gran Croce | |
| — Roma, 27 dicembre 1999 |
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Articolo su Wikinotizie: È morto Gino Giugni, ex Ministro del lavoro italiano 5 ottobre 2009
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g Roberto Mania, "Giugni, quel socialista per bene che le riforme le faceva davvero", La Repubblica, 5 ottobre 2009
- ^ Notizia da Repubblica.
| Predecessore: | Ministro del Lavoro della Repubblica Italiana | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Nino Cristofori | 28 aprile 1993 - 10 maggio 1994 (Governo Ciampi) |
Clemente Mastella |
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