Partito Socialista Italiano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri partiti con lo stesso nome, vedi Partito Socialista Italiano (disambigua).
Partito Socialista Italiano
PSI PartitoSocialistaItaliano storico.png
Segretario Filippo Turati (1892-1894; 1895-1904; 1908-1912), Enrico Ferri (1904-1908), Costantino Lazzari (1912-1918; 1919), Egidio Gennari (1918-1919; 1920-1921), Nicola Bombacci (1919-1920), Giovanni Bacci (1921), Domenico Fioritto (1921-1923), Tito Oro Nobili (1923-1925), Olindo Vernocchi (1925-1930), Ugo Coccia (1930-1931), Pietro Nenni (1931-1945/1949-1963), Sandro Pertini (1945), Rodolfo Morandi (1945-1946), Ivan Matteo Lombardo (1946-1947), Lelio Basso (1947-1948), Alberto Jacometti (1948-1949), Francesco De Martino (1963-1966/1969-1970/1972-1976), Mauro Ferri (1968-1969), Giacomo Mancini (1970-1972), Bettino Craxi (1976-1993), Giorgio Benvenuto (1993), Ottaviano Del Turco (1993-1994)
Stato Italia Italia
Fondazione Genova, 14 agosto 1892
Dissoluzione Milano, 12 novembre 1994
Sede Via del Corso, 476 - Roma
Ideologia 1892-1976
Socialismo democratico
Socialismo massimalista
Socialismo rivoluzionario[1]
Socialismo
1976-1994[2]
Socialdemocrazia[3]
Socialismo liberale[4]
Terza via[5][6]
Liberalismo sociale[7] (minoranza)
Collocazione 1892-1976
Sinistra[8]
1976-1994
Centro-sinistra
Coalizione CLN (1943-1947)
Fronte Popolare (1948)
Centro-sinistra (1963-1980)
Pentapartito (1980-1991)
Quadripartito (1991-1994)
Progressisti (1994)
Partito europeo Partito del Socialismo Europeo
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito del Socialismo Europeo
Affiliazione internazionale Internazionale Socialista
Seggi massimi Camera dei Deputati
156 / 508
(1919)
Seggi massimi Senato
49 / 315
(1992)
Seggi massimi Parlamento europeo
12 / 81
(1989)
Testata Avanti!, Mondoperaio
Organizzazione giovanile Federazione dei Giovani Socialisti Italiani (FGSI)
Colori   Rosso[9]

Il Partito Socialista Italiano (PSI) è stato ed è un partito politico italiano di sinistra.

Legato ad una visione socialista marxista, dapprima più tradizionale e poi revisionista (con una componente massimalista a lungo rilevante e poi distaccatasi per formare il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), il partito si è poi sempre più avvicinato alle evoluzioni della socialdemocrazia europea degli anni sessanta, soprattutto con le ridefinizioni successive all'affermazione della linea autonomista dopo i fatti d'Ungheria ed anche con quelle dovute all'ultimo segretario[10], contribuendo alla creazione di un'alleanza tra il centro rappresentato dalla DC e la sinistra rappresentata dal PSI detta centro-sinistra organico, che sorresse molti governi della cosiddetta Prima Repubblica.

È stato il più antico partito politico in senso moderno e la prima formazione organizzata della sinistra in Italia. Ha rappresentato anche il prototipo del partito di massa[11]. Alla sua fondazione, nel 1892 nella sala Sivori di Genova, ebbe il nome di Partito dei Lavoratori Italiani; successivamente a Reggio Emilia il nome venne cambiato in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani; al congresso di Parma del 1895 assunse il nome di Partito Socialista Italiano. Durante il regime fascista e, in particolare, dopo la messa al bando di tutti i partiti ad eccezione del Partito Nazionale Fascista, il PSI continuò la sua attività nella clandestinità, mentre la direzione del partito tentava d'informarsi sulla vita politica del Paese e d'influire sulla stessa dall'esilio francese.

Dal 2009, a seguito della Costituente Socialista promossa dai Socialisti Democratici Italiani nel 2007 insieme ad altre forze politiche a vario titolo collegate con la storia del socialismo italiano ed europeo, il nuovo partito che ne è scaturito (inizialmente chiamato Partito Socialista) ha ripreso l'originaria denominazione di Partito Socialista Italiano, accordata insieme al simbolo dall'ultimo liquidatore del PSI.

Indice

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del movimento socialista in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la crescita del movimento operaio si delinea sulla fine del XIX secolo. Le prime organizzazioni di lavoratori sono le società di mutuo soccorso e le cooperative di tradizione mazziniana e a fine solidaristico. La presenza in Italia di Bakunin dal 1864 al 1867 dà impulso alla prima organizzazione socialista-anarchica, ma aperta anche ad istanze più generalmente democratiche e anche autonomiste: la Lega Internazionale dei Lavoratori (opposta all'Associazione internazionale dei lavoratori di Karl Marx). L'episodio anarco-socialista di propaganda più noto è quello del 1877 (un gruppo di anarchici tentò di far sollevare i contadini del Matese). La strategia insurrezionale fallisce mentre riscuote molto successo il partito Socialdemocratico nelle elezioni del 1877.

In merito alla formazione dei socialisti in Italia, che a tutti gli effetti si configuravano, nelle loro molteplici accezioni partiti a-cronologizzate, come prima realtà partitica moderna, è interessante notare l'eredità mazziniana e della struttura di "partito" che, decenni addietro, si era data la Giovane Italia di Mazzini. Essa infatti, pur scevra da costrutti dottrinali ideologici per come li intendiamo noi, basava la propria attività su tre punti fondamentali: proselitismo, coordinamento centrale ed autofinanziamento del movimento. I socialisti, volontariamente o meno, si strutturarono quindi in maniera simile, poggiando su base basi una concettualità ideologica, e foromando così il primo partito moderno italiano.[12]

Intanto la Lega Internazionale dei Lavoratori nel 1874 si era sciolta e l'anima più moderata, guidata da Andrea Costa, sosteneva la necessità di incanalare le energie rivoluzionarie in un'organizzazione partitica disposta a competere alle elezioni. Tra i più convinti sostenitori di questa linea troviamo Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi-Viani con la rivista " La Plebe" (di Lodi), alla quale poi si affiancano altre pubblicazioni come le "Lettere aperte agli amici di Romagna", dove si denuncia il carattere settario di certi esponenti del movimento anarchico-democratico e l'astensionismo elettorale.

Nel 1881 Andrea Costa organizza il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, che sosteneva, fra l'altro, le lotte dei lavoratori, l'agitazione per riforme economiche e politiche, la partecipazione alle elezioni amministrative e politiche. Il partito di Costa incontrò grandi difficoltà anche se riesce ad essere eletto alla Camera come primo deputato socialista. Alle elezioni del 1882 si presenta il Partito Operaio Italiano ma senza successo. Frattanto il movimento operaio si organizza in forme più complesse: Federazioni di mestiere, Camere di lavoro, ecc. Le Camere di Lavoro si trasformano in organizzazioni autonome e divengono il punto di aggregazione a livello cittadino di tutti i lavoratori.

Dalla nascita all'avvento della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione del partito (1892)[modifica | modifica wikitesto]

Filippo Turati

Su queste basi nel 1892 nasce a Genova il Partito dei Lavoratori Italiani che fonde in sé l'esperienza del Partito Operaio Italiano (nato nel 1882 a Milano), della Lega Socialista Milanese[13] (d'ispirazione riformista, fondata nel 1889 per iniziativa di Turati) e di molte leghe e movimenti italiani che si rifanno al socialismo di ispirazione marxista.

La scelta di Genova come città in cui svolgere il congresso il 14 e 15 agosto del 1892, tra le altre cose, fu dovuta alla contemporanea presenza delle manifestazioni Colombiane per il quattrocentenario della scoperta delle Americhe: le ferrovie infatti in tale occasione avevano concesso degli sconti sui biglietti per il capoluogo ligure, che vennero sfruttati dai convenuti al congresso (la maggior parte dei quali provenivano dalle regioni del nord)[14]. La decisione genera attriti con i rappresentanti della locale Confederazione operaia genovese, inizialmente tenuti fuori dall'organizzazione dell'evento, e mediaticamente si rivelerà controproducente, essendo in quei giorni l'interesse dei quotidiani e delle riviste concentrato proprio sugli eventi(gare ginniche e regate) correlati alla grande esposizione colombiana, che finiranno per mettere in ombra il congresso.[14]

Al congresso si presenteranno circa 400 delegati, rappresentanti di interessi e posizioni non sempre allineate tra di loro[15]. Tra i fondatori della nuova formazione politica, si ricordano Filippo Turati e Guido Albertelli. Altri promotori furono Claudio Treves, Leonida Bissolati, Ghisleri, Ferri, che erano provenienti dall'esperienza del Positivismo.

Turati ed altri (Prampolini, Kuliscioff, Bosco, ecc..) furono a Genova fin dal 13 e proprio la sera di quel giorno si riunirono per discutere delle proposte da presentare nel congresso dei giorni seguenti. Gli esponenti anarchici, commentando al tempo questa riunione preparatoria, la descrissero come una riunione che aveva come tematiche le decisioni da prendere contro la corrente anarchica stessa. Gli attriti tra le due anime proseguirono il giorno successivo, nella sala Sivori, con la richiesta della parte anarchica (Pellaco, Galleani e Gori) di sospendere i lavori e la posizione di Turati e Prampolini che invece chiesero ed auspicarono una netta separazione tra le due correnti del movimento.[14] Turati decise quindi di riunire i congressisti che erano fedeli alla sua linea non più alla sala Sivori, ma nella sede dell'associazione garibaldina "Carabinieri Genovesi".

Il 15 agosto si ebbero quindi due incontri, quello degli appartenenti alla linea di Turati (circa i 2/3 dei rappresentanti convenuti a Genova[15]), che, dopo alcuni infruttuosi tentativi di mediazione tra le due correnti portati avanti da Andrea Costa, fonderà il Partito dei Lavoratori Italiani, e quella nella sala Sivori dove l'ala anarchica ed operaista (circa 80 delegati) darà vita ad un omonimo partito, la cui esistenza, di fatto, terminerà con la fine del congresso.[14][15] Turati è erede del radicalismo democratico; nel 1885 si era unito con la rivoluzionaria Anna Kuliscioff; conosce le opere di Marx ed Engels, fu attratto dalla socialdemocrazia tedesca e dalle associazioni operaie lombarde.

Turati considera il socialismo non dal punto di vista insurrezionale, ma come un ideale da calare nelle specifiche situazioni storiche. È nel 1893, nel Congresso di Reggio Emilia, che il partito si dà un'autonomia e un nome ufficiale come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, inglobando anche il Partito Socialista Rivoluzionario Italiano. Nell'ottobre del 1894 il partito venne sciolto per decreto a causa della repressione crispina. In contrapposizione alla repressione vi fu un'alleanza democratico-socialista alle elezioni del 1895, mentre gli attivisti si riorganizzavano come Partito Socialista Italiano.

L'uscita dei sindacalisti rivoluzionari (1907)[modifica | modifica wikitesto]

La repressione dei moti popolari del 1898 affievolisce il partito, che decide di promuovere l'alleanza di tutti partiti dell'estrema sinistra (socialista, repubblicano e radicale). La direzione turatiana vede di buon occhio l'apertura liberale di Giovanni Giolitti nel 1901 ma, in reazione alla politica dei blocchi popolari e al ministerialismo dei riformisti, dal 1902 appare una corrente rivoluzionaria - guidata da Arturo Labriola - che condivide con l'intransigente Enrico Ferri la direzione del partito dal 1904 al 1906.

Dopo lo sciopero generale del settembre 1904 - il primo di questa ampiezza in Italia - questa corrente propugna i metodi del sindacalismo rivoluzionario mentre i suoi rapporti con il resto del partito vanno peggiorando a tal punto che in un suo congresso, avvenuto a Ferrara nel 1907, è decisa l'uscita dal partito e l'incremento dell'azione autonoma sindacale. Nel 1906, Ferri, a capo della corrente "integralista" e in accordo con i riformisti di Turati, riuscì a conservare la direzione del partito, nonostante la rottura con Labriola, tenendo anche la direzione dell'Avanti!, fino alle sue dimissioni nel 1908, quando Ferri cederà di nuovo la segreteria a Turati.

Crescenti divisioni, la presenza di Mussolini (1910)[modifica | modifica wikitesto]

Il congresso tenuto a Milano nel 1910 mette in luce crescenti insoddisfazioni e nuove divisioni: Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi criticano Turati da destra, Giuseppe Emanuele Modigliani e Gaetano Salvemini da sinistra. All'estrema sinistra si schiera invece Benito Mussolini che, in qualità di rappresentante della federazione di Forlì, partecipa per la prima volta ad un congresso nazionale del partito.

La scissione del PSRI di Bissolati (1912)[modifica | modifica wikitesto]

Ivanoe Bonomi

Il congresso straordinario, convocato a Reggio Emilia, inasprisce le divisioni che attraversano il Partito riguardo all'impresa di Libia. Trionfa la corrente massimalista e si sancisce l'espulsione di una delle aree riformiste, capeggiata da Bonomi e Bissolati: quest'ultimo, nel 1911 si era recato al Quirinale per le consultazioni susseguenti la crisi del Governo Luzzatti, causando il malcontento del resto del partito, compreso quello di Turati, esponente di spicco dell'altra corrente riformista[16]. In merito all'espulsione dei tre esponenti, deve essere ricordato un fatto importante. Chi, prendendo la parola al congresso, vi si scagliò ferocemente contro, aizzando la folla contro di loro, fu un delegato politico della Romagna allora poco conosciuto: Mussolini, esponente nella corrente massimalista. In virtù di quell'arringa, Mussolini si guadagnerà una certa fama all'interno del PSI; una fama che, da lì a poco, gli consentirà anche di diventare direttore dell'Avanti!. Bissolati e i suoi, cacciati dal partito, daranno vita vita al Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI).

La crisi dell'interventismo, Mussolini e il socialismo nazionale (1914-1919)[modifica | modifica wikitesto]

Allo scoppio della Prima guerra mondiale il partito sviluppò un forte impegno per la neutralità dell'Italia, ma con forti spaccature al suo interno che troveranno un punto di mediazione nella formula "né aderire né sabotare" di Costantino Lazzari. Allo stesso tempo con l'espulsione di Mussolini, dichiaratosi interventista, i nuovi socialisti nazionali da lui guidati e racchiusi intorno al giornale Il Popolo d'Italia daranno vita nel marzo 1919 ai Fasci italiani di combattimento, movimento di ispirazione - almeno inizialmente - socialrivoluzionaria e nazionalista. A partire dagli anni venti, con l'emergere del Partito Nazionale Fascista, le diverse anime del movimento socialista si mossero separatamente dando vita a tre differenti partiti.

La scissione comunista, quella riformista e la clandestinità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1921 si tiene a Livorno il XVII congresso del partito. Dopo giorni di dibattito serrato, i massimalisti unitari di Giacinto Menotti Serrati raccolgono 89.028 voti, i comunisti puri 58.783 ed i riformisti concentrazionisti 14.695[17]. I comunisti di Amadeo Bordiga escono dal congresso e fondano il Partito Comunista d'Italia, con lo scopo di aderire ai 21 punti dell'Internazionale Comunista: Lenin, infatti, aveva invitato il PSI a conformarsi ai dettami e ad espellere la corrente riformista di Turati, Treves e Prampolini, ricevendo tuttavia il diniego da parte di Menotti Serrati, che non intendeva affatto rompere con alcune delle voci più autorevoli, seppur minoritarie, del partito.

Nell'estate del 1922 Turati, senza rispettare la disciplina del partito, si reca da Vittorio Emanuele III per le rituali consultazioni per risolvere la crisi di governo, ma non fu possibile raggiungere un accordo con Giolitti e il re diede l'incarico a Luigi Facta. Per aver violato il divieto di collaborazione con i partiti borghesi, nell'ottobre del 1922 la corrente riformista viene espulsa a pochi giorni della Marcia su Roma di Mussolini. Turati e i suoi danno quindi vita al Partito Socialista Unitario, il cui segretario, Giacomo Matteotti, sarà rapito e ucciso da alcuni fascisti il 10 giugno 1924.

Tra il 1925 e il 1926 Mussolini vieta i partiti e costringe all'esilio o al confino i socialisti. È proprio durante l'esilio che, nel 1930, in Francia, avviene la riunificazione tra i riformisti di Turati e i massimalisti, guidati dal giovane Pietro Nenni.

La rinascita: tra la Resistenza e la Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Sandro Pertini

Il 22 agosto 1943 a Roma il PSI si fonde col Movimento di Unità Proletaria e nasce il Partito Socialista di Unità Proletaria, che raggruppa una parte consistente di personalità influenti della sinistra italiana antifascista, come i futuri presidenti della Repubblica Giuseppe Saragat e Sandro Pertini, il giurista Giuliano Vassalli, lo scrittore Ignazio Silone, l'avvocato Lelio Basso e Giuseppe Romita. A diventare segretario del partito è il romagnolo Nenni.

Il PSIUP durante la Resistenza partecipa attivamente al Comitato di Liberazione Nazionale e si avvicina in particolare al Partito Comunista Italiano, con una politica di unità d'azione volta a modificare le istituzioni in senso socialista. Questa politica, osteggiata dalla destra del partito guidata da Giuseppe Saragat, è in buona parte legata alla preoccupazione che divisioni interne alla classe operaia possano favorire l'ascesa di movimenti di destra autoritaria, come era avvenuto nel primo dopoguerra con il fascismo.

In occasione del referendum istituzionale del 2 giugno del 1946, il PSIUP è uno dei partiti più impegnati sul fronte repubblicano, al punto da venire identificato come il partito della Repubblica.

Dalla Costituente al centro-sinistra[modifica | modifica wikitesto]

La scissione socialdemocratica[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Saragat

Il 10 gennaio 1947 il PSIUP riprende la denominazione di Partito Socialista Italiano. Il cambio di nome avviene nel contesto della scissione della corrente socialdemocratica guidata da Giuseppe Saragat, detta scissione di palazzo Barberini, il quale rimproverava al Partito Socialista di mantenere dei forti legami con l'Unione Sovietica e di essere pressoché schiacciato sulle posizioni del Partito Comunista, a differenza della collocazione assai più autonoma degli altri partiti socialisti europei; per questo egli darà vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (in seguito Partito Socialista Democratico Italiano), in cui entreranno quasi la metà dei parlamentari socialisti alla Costituente, detti appunto autonomisti[18].

Il PSI proseguirà invece sulla strada delle intese con il PCI, e con quest'ultimo deciderà anche di fare un fronte comune, il Fronte Democratico Popolare, in vista delle elezioni dell'aprile 1948. Questa posizione unitaria dei due partiti della sinistra italiana si rivelò tuttavia perdente; l'anno successivo la corrente autonomista della nuova destra del partito socialista, capeggiata da Giuseppe Romita, si staccò per unirsi nel dicembre 1949 a una parte dei socialisti democratici a loro volta usciti dal PSLI, perché in polemica con il suo eccessivo "centrismo", dando vita a un nuovo partito che prenderà il nome di Partito Socialista Unitario.

Nel maggio 1951 il PSLI e il PSU si riunificheranno nel Partito Socialista - Sezione Italiana dell'Internazionale Socialista (PS-SIIS), che nel gennaio 1952 diventerà Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI). Dopo la sconfitta elettorale del 1948, la lista del Fronte Democratico Popolare non verrà più riproposta, ma il PSI restò alleato col PCI, all'opposizione, per ancora molti anni, e insieme condussero la battaglia contro la cosiddetta legge truffa.

I primi governi di centro-sinistra: il centro-sinistra organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Centro-sinistra in Italia e Centro-sinistra organico.

Una svolta importante nella storia del PSI è costituita dal Congresso di Venezia del 1957, quando – anche a causa dell'invasione sovietica dell'Ungheria, che porta ad una rottura col PCI – il partito comincia a guardare favorevolmente all'alleanza con i moderati della Democrazia Cristiana: si rafforza il nesso socialismo-democrazia e il PSI abbandona i legami con il blocco sovietico.

Il PSI condurrà comunque una forte battaglia al fianco del PCI contro il Governo Tambroni. Nel 1963 il PSI entra definitivamente al Governo, con l'esecutivo guidato da Aldo Moro, dopo aver già dato appoggio esterno al precedente governo Fanfani

La scissione della sinistra socialista[modifica | modifica wikitesto]

L'entrata al governo, però, causa una nuova spaccatura: la corrente di sinistra esce dal partito e nel gennaio del 1964 dà vita a un nuovo Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP).

La breve esperienza del PSI-PSDI Unificati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partito Socialista Unificato.

Il 30 ottobre 1966 il PSI ed il PSDI, dopo alcuni anni di comune presenza all'interno dei governi di centro-sinistra, decidono di riunificarsi nel PSI-PSDI Unificati, noto anche con la denominazione di Partito Socialista Unificato. A causa del pessimo risultato elettorale conseguito alle elezioni del 1968, tuttavia, l'unità socialista tuttavia dura meno di due anni.

Il 28 ottobre 1968, il PSI riprenderà la denominazione di Partito Socialista Italiano, mentre la componente socialdemocratica nel luglio 1969 prenderà il nome di Partito Socialista Unitario, che nel febbraio 1971 ridiventerà Partito Socialista Democratico Italiano. Tutti questi passaggi e queste scissioni danno un'idea del travaglio politico del PSI di quegli anni, periodo nel quale convivono nel partito due anime: una tendente a una maggiore coesione con il PCI (con l'idea che il PSI non sarebbe mai più andato al governo senza il PCI) ed un'altra tendente a perseguire una politica di riforme progressive sulla scia dei partiti socialisti democratici europei.

All'epoca tra le file socialiste si fronteggiavano le posizioni di Francesco De Martino, tendente ad intensificare i legami con i comunisti nella prospettiva dell'alternativa di sinistra, quelle di Giacomo Mancini, incline a ritagliare un ruolo autonomo del PSI tra democristiani e comunisti, quelle di Riccardo Lombardi, che auspicava un governo con un Pci socialdemocratizzato e quelle degli autonomisti, sostenitori delle riforme progressive e quindi più vicini ad un'idea di tipo socialdemocratico in senso saragattiano (questi ultimi in minoranza quando Craxi venne eletto segretario[19].

Craxi ed il craxismo[modifica | modifica wikitesto]

La segreteria di Bettino Craxi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bettino Craxi.
Bettino Craxi

Nel marzo 1976 si tenne il XL congresso del PSI. Le correnti erano cinque:

La maggioranza venne costituita da un'alleanza fra De Martino e Mancini e prevedeva il primo alla carica di segretario. Sotto la guida di De Martino il PSI ritira l'appoggio ai governi dello Scudo Crociato, con l'obiettivo di supportare la crescita elettorale del PCI al fine di arrivare ad un esecutivo guidato dalle sinistre. De Martino scrisse che il PSI aveva una funzione politica a termine: permettere la completa maturazione del PCI fino alla sua partecipazione diretta al governo. Una volta raggiunta tale maturazione, di fatto, il PSI avrebbe esaurito le proprie funzioni.

Alle elezioni politiche del 1976 il partito socialista - dopo una campagna elettorale svolta all'insegna dell'"alternativa di sinistra" alla DC - ottiene gli stessi risultati elettorali del 1972, il punto più basso di sempre mai raggiunto dal PSI, con un'imprevista flessione negativa rispetto al precedente turno di elezioni amministrative: lo squilibrio elettorale col PCI sfiora il 25%. In ogni caso, dopo le elezioni politiche, proprio dal PSI la sopraddetta alternativa era stata resa possibile: vi fu il non dissenso di PSDI, PRI e DP, ma non l'assenso del PCI.

In questo contesto, nel comitato centrale del luglio 1976 il PSI ritira la fiducia a De Martino, eleggendo segretario nazionale l'allora quarantenne Benedetto Craxi detto Bettino, in quel momento vicesegretario e membro di punta della corrente autonomista di Pietro Nenni. Nuovo vicesegretario sarà il dirigente siciliano Salvatore Lauricella, della corrente demartiniana. Nel 1978 si tiene il XLI congresso che vede riconfermato Craxi alla segreteria col 65% di voti, cifra mai raggiunta da un segretario socialista, grazie a un'alleanza con Claudio Signorile ed alla benedizione dell'ex segretario Giacomo Mancini; l'opposizione è guidata da Enrico Manca.

Il partito si rinnova nell'immagine e nell'ideologia: nuovo simbolo del partito diventa (accanto alla tradizionale falce e martello) il garofano rosso in omaggio alla portoghese Rivoluzione dei garofani del 1974, mentre, con un lungo articolo su L'espresso dell'agosto 1978, intitolato Il Vangelo Socialista, si sancisce la svolta ideologica, con lo smarcamento dal marxismo, appannaggio di un percorso culturale distinto da quello del PCI e che prende le mosse da Proudhon evolvendosi col socialismo liberale di Carlo Rosselli.

Il simbolo del garofano rosso[modifica | modifica wikitesto]

Il garofano nella forma utilizzata come logo tra il 1985 e il 1994.

Sotto la segreteria Craxi avviene un mutamento estetico dei simboli del partito. Il logo del partito ha subito molti mutamenti nel corso della sua storia. Un primo mutamento avvenne alla fine degli anni quaranta e uno, successivo, nel 1970, senza però pregiudicare il simbolo della falce e martello.

In occasione del 1º maggio 1973 Ettore Vitale, rifacendosi alla tradizione ottocentesca, realizza per la festa dei lavoratori l'immagine di un pugno chiuso che stringe un garofano rosso in orizzontale: la stessa foto verrà utilizzata come logo del XL Congresso socialista (febbraio 1976). Nel frattempo, c'era stata la Rivoluzione dei garofani in Portogallo (1974) e i socialisti francesi avevano adottato un nuovo simbolo che vede un pugno stringere una rosa rossa (1975). Fu così che, nel 1978 al XLI Congresso socialista viene presentato il nuovo simbolo del Psi dove campeggia enorme un garofano rosso a danno di falce, martello e libro, rimpiccioliti in basso. Il simbolo divenne ufficiale, con alcune modifiche.

Il simbolo muterà nuovamente nel 1985, quando il sancito allontanamento del marxismo comportò l'abbandono del libro e della falce e martello, che erano rimasti alla base dell'emblema di partito. Il garofano rosso resterà l'emblema del partito fino al 1994, quando verrà accantonato a favore di una rosa rossa la quale, con molte variazioni, è tuttora il simbolo del rinnovato PSI.

L'allontanamento dal marxismo[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Nenni

L'abbandono del marxismo era stato già effettuato dalla SPD tedesca, durante il congresso di Bad Godesberg del 1959. La stessa trasformazione avviene in seno agli altri partiti socialisti europei e negli anni Ottanta si svolge anche nel PSI: in quell'anno muore Pietro Nenni e la carica di presidente viene ricoperta da Riccardo Lombardi, che la manterrà per due anni fino ad un contrasto con la segreteria Craxi che lo porterà alle dimissioni. Nel 1980 si inaugura la stagione del Pentapartito, costituito dal PSI insieme a DC, PSDI, PLI e PRI, formalizzato con guida socialista nel 1983 (Governo Craxi I e II) e con guida democristiana nel 1987.

Nel 1985 il PSI di Craxi rimuove la falce e il martello dal proprio simbolo per rimarcare la sua intenzione di costruire una sinistra alternativa e profondamente riformista guidata dal PSI e non più egemonizzata dal PCI. L'elettorato premia questa scelta: la percentuale di consensi infatti sale dal 9,8% ottenuto nel 1979 al 14,3% nel 1987. Il PSI però è ancora ben lontano dal rappresentare una guida alternativa al PCI, il quale ottiene il 26,6% dei voti nel 1987. Con la caduta del muro di Berlino avvenuta nel 1989, reputando imminente una conseguente crisi del Partito Comunista, Craxi inaugura l'idea della Unità Socialista, da costruire insieme con il fidato PSDI e nella quale coinvolgere anche ciò che nascerà dalle ceneri del PCI.

Craxi dimostrerà così una certa lungimiranza: come previsto, infatti, il PCI viene sciolto e gli ex comunisti confluiranno nel più moderato e riformista Partito Democratico della Sinistra. Anche i primi riscontri elettorali da parte del PSI paiono incoraggianti, poiché alle elezioni regionali del 1990 i socialisti si portano al 18% come media nazionale. In questo periodo l'immagine del partito viene quasi a coincidere con quella del suo leader tanto che molti politici, scrittori e giornalisti parleranno di "craxismo"[20][21][22].

La vita interna al partito registra una dialettica sempre più asfittica e la gestione amministrativa - nella quale Rino Formica aveva abbandonato il suo ruolo di tesoriere a favore di Vincenzo Balzamo - vede una preponderanza del segretario politico, riflesso della sua stragrande maggioranza all'interno del congresso: il ruolo di "garante" tra le correnti del segretario amministrativo[23] viene meno con la totalitarietà del consenso craxiano e il segretario amministrativo si riduce a mero esecutore delle direttive che sempre più puntualmente gli rivolge il segretario politico.

La crisi del partito (1992-1994)[modifica | modifica wikitesto]

Tangentopoli e le dimissioni di Craxi (1992)[modifica | modifica wikitesto]

Giuliano Amato

In seguito allo scandalo di Tangentopoli del 1992, sollevato dalla magistratura con l'inchiesta denominata Mani Pulite, che colpisce prevalentemente Bettino Craxi ma mette in crisi la maggior parte dei partiti della Prima Repubblica, nel partito scoppia la crisi e cambia rapidamente molti segretari fino al definitivo sfaldamento in tante parti. Alle elezioni dell'aprile 1992 il PSI raccoglie il 13,5% dei consensi, perdendo l'1% rispetto alle elezioni precedenti, ma il 4,5% rispetto alle elezioni regionali del 1990, ed eleggendo 92 deputati e 49 senatori.

Il Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro chiede a Craxi una terna di candidati all'incarico di Presidente del Consiglio e ne riceve l'indicazione di Amato, De Michelis o Martelli, così proposti non solo per motivi di ordine alfabetico[24]. La Presidenza del Consiglio sarà così affidata a Giuliano Amato, ma il suo governo durerà meno di un anno, indebolito dalle critiche al finanziamento pubblico dei partiti e soprattutto dalla sconfitta dei partiti di governo ai referendum del 18 e 19 aprile 1993.

Già per tutto il decennio precedente alcuni dirigenti del PSI furono coinvolti in vicende legate a quelle prassi gestionali imputate da anni alla generalità del sistema dei partiti: gli scandali che diedero luogo ad inchieste penali a carico di esponenti del partito furono quelle di Torino (caso Zampini del febbraio 1983, con un primo coinvolgimento dell'esponente nazionale Giusi La Ganga), quello di Savona (caso Teardo del giugno 1983, con l'arresto dell'esponente regionale ligure per associazione a delinquere finalizzata ad intimidire gli imprenditori renitenti alla mazzetta), quello di Brindisi (caso Trane del giugno 1987, con l'arresto del segretario del ministro dei Trasporti, Claudio Signorile, per tangenti che riguardavano l'aeroporto di Venezia e alcuni scali ferroviari), quello di Viareggio (nell'estate del 1987, con l'arresto per tangenti di alcuni amministratori locali compreso Walter De Ninno, funzionario della segreteria nazionale del PSI) e quello di Trento (il giudice Carlo Palermo nel giugno del 1983 inizia con alcune perquisizioni ad indagare su forniture d'armi all'Argentina e a proposito della cooperazione in Somalia e Mozambico, in cui sarebbero stati coinvolti Paolo Pillitteri e Mach di Palmstein).

Dopo pochi mesi (maggio 1992) arrivano i primi avvisi di garanzia a molti parlamentari, tra cui spiccano i nomi di due ex sindaci di Milano: Paolo Pillitteri e Carlo Tognoli. Nel novembre del 1992 il deputato Sergio Moroni e l'amministratore del partito Vincenzo Balzamo ricevono avvisi di garanzia per ricettazione, corruzione e violazione della legge sui finanziamenti ai partiti. Quello stesso mese Claudio Martelli prende definitivamente le distanze da Craxi, fondando il gruppo interno di Rinnovamento Socialista.

Il 26 novembre 1992 l'Assemblea Nazionale del PSI si spacca per la prima volta dopo undici anni di sostanziale unanimismo craxiano. Vengono presentati tre documenti: da parte di Giuseppe La Ganga pro Craxi, da Mauro Del Bue pro Martelli e da Valdo Spini. Al primo vanno 309 voti (63%), al secondo 160 (33%) ed a Spini 20 (4%). Craxi resta ancora saldamente alla guida del partito, per la prima volta tuttavia con una maggioranza più ristretta per via della defezione del gruppo di Martelli, ma riceve il primo suo avviso di garanzia nel dicembre del 1992, alla vigilia delle elezioni amministrative dalle quali il PSI uscirà decimato: molti voti passano alla Lega Nord ed al Movimento Sociale.

Le segreterie Benvenuto e Del Turco (1993)[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 gennaio 1993 i quarantenni del partito, organizzati da poco come Alleanza Riformista, promuovono la manifestazione nazionale Uscire dalla crisi. Costruire il futuro. Ad aprire la manifestazione è il Presidente della Regione Emilia-Romagna Enrico Boselli.

Il 31 gennaio sarà il gruppo che a novembre aveva votato la mozione Spini a promuovere l'assemblea aperta Il rinnovamento del PSI. Craxi si dimette da segretario del PSI l'11 febbraio 1993, dopo rivelazioni sul conto protezione che coinvolgevano, insieme allo stesso Craxi,il suo ex delfino Claudio Martelli nell'accusa di bancarotta fraudolenta.

Lo stesso Martelli in quel momento era in lizza per succedergli come segretario, ma la notizia dell'avviso di garanzia lo spinge a dimettersi dal governo e dal PSI.

All'Assemblea Nazionale del 12 febbraio Giorgio Benvenuto viene quindi eletto segretario, battendo il candidato dell'opposizione Valdo Spini che ricevette 223 voti (42%), insieme a Gino Giugni come presidente, ma dopo appena cento giorni, durante i quali il 4 maggio aveva ottenuto dall'esecutivo del PSI che gli inquisiti fossero sospesi da ogni attività di partito, è costretto alle dimissioni per il continuo ostruzionismo degli ultimi craxiani al progetto di rinnovamento del partito che sosteneva di portare avanti Benvenuto.

Anche Giugni si dimette, ma sarà riconfermato nel suo ruolo. Benvenuto poi lascia il partito ed è uno dei fondatori di Alleanza Democratica.

Il 28 maggio l'Assemblea nazionale elegge Ottaviano Del Turco nuovo segretario nazionale. Il gruppo di Spini presenta un documento alternativo. Il giorno dopo nasce il gruppo di Rinascita Socialista guidato da Benvenuto e Enzo Mattina, che via via si defilerà dal PSI.

Alle elezioni amministrative del 6 giugno 1993 il PSI ne uscirà decimato: a Milano, vecchia roccaforte del craxismo, il PSI candida il sindaco uscente Borghini che riceve un catastrofico 2.2%. Nelle altre grandi città la situazione non è migliore: a Torino, dove il PSI è in alleanza coi socialdemocratici, raccoglie l'1,8%; a Catania, dove la DC faticosamente tiene, il PSI non si presenta nemmeno.

Queste elezioni, per quanto limitate a un campione non rappresentativo di tutto l'elettorato italiano, indicano però l'imminente collasso del Partito Socialista. Grazie al voto del sud, comunque, il PSI è al 5% su base nazionale. Ma al nord il PSI è svanito, schiacciato da una Lega dirompente ed un PDS in crescita. Ottaviano Del Turco sconfessa la posizione difensiva di Craxi, rifiutando di raccogliere la sua indicazione di alcuni conti bancari esteri[25]; per salvare il partito promette di non candidare tutti gli esponenti accusati di corruzione.

Il 16 dicembre si tiene l'ultima Assemblea Nazionale, dove Craxi prenderà la parola e dove i craxiani tentano di riprendere il controllo del partito. All'ordine del giorno c'è la proposta di cambiamento del nome e del simbolo: da PSI a PS e dal garofano alla rosa. L'intervento di Craxi è in difesa di tutti i socialisti nella sua stessa condizione di indagato o rinviato a giudizio e contro quella parte del gruppo dirigente che sosteneva di voler portare avanti una forma di rinnovamento attraverso l'emarginazione dei craxiani e l'ancoramento definitivo del partito al nascente polo progressista. Il PSI si schiera con Del Turco con 156 voti contro i 116 pro Craxi.

Nell'agosto 1993 il partito, per cause di morosità, deve lasciare la sede storica di Via del Corso, simbolo del potere craxiano.

Il Garofano, già nel mirino delle inchieste giudiziarie, deve anche affrontare un deficit pari a 70 miliardi e una galassia di debiti circa pari a 240 miliardi. La crisi finanziaria spinge il PSI a liquidare le riviste storiche di MondOperaio e Critica Sociale. Anche il quotidiano l'Avanti! chiude i battenti e la direzione nazionale del partito si trasferisce nei locali di Via Tomaselli a Roma, già sede dell'Avanti.

Politiche con PDS e scioglimento (1994)[modifica | modifica wikitesto]

Molti craxiani, come Ugo Intini, Margherita Boniver e Franco Piro, non condividono tuttavia le scelte di Del Turco: criticano l'assemblea nazionale del 16 dicembre 1993, a loro parere convocata senza il numero legale; la convocazione degli Stati Generali per la Costituente Socialista, riunione non prevista dallo statuto; la sostituzione del garofano con la rosa e l'apertura al PDS. Questi lasciano il partito ed il 28 gennaio 1994 danno vita alla Federazione dei Socialisti, che alle successive elezioni politiche si presenterà congiuntamente con il PSDI dando luogo alla lista Socialdemocrazia per le Libertà[26].

Il 29 gennaio 1994 Del Turco celebra quindi gli Stati Generali per la Costituente Socialista, con ospite il presidente dell'Internazionale Socialista Pierre Mauroy, e afferma che il partito rimarrà a sinistra alleandosi con il Partito Democratico della Sinistra di Achille Occhetto[27]. In occasione delle elezioni politiche del 1994 l'Alleanza dei Progressisti perde le elezioni.

Il partito spera di passare il 4% di sbarramento, ma il PSI di Del Turco raccoglie il 2,5% dei consensi, pari a circa 800.000 voti. I socialisti riescono così a eleggere nei collegi uninominali 14 deputati, contro i 92 eletti col proporzionale nel 1992. Alle elezioni europee del 1994 il partito crea invece una lista unica con Alleanza Democratica detta Democratici per l'Europa, che raccoglie l'1,8% ed elegge al Parlamento europeo Riccardo Nencini e Elena Marinucci. A seguito delle europee, Del Turco rassegna le dimissioni da segretario. Il 21 giugno 1994 il Comitato direttivo del partito prende atto delle sue dimissioni e nomina, col voto di tutti tranne quelli di Manca e Cicchitto, Valdo Spini coordinatore nazionale con il compito di organizzare il congresso straordinario entro settembre[28].

Spini, convinto della necessità che il Partito debba cambiare completamente la propria identità, eliminando anche il nome di "socialisti", che nell'immaginario collettivo, a causa anche del continuo insistere dei media e della satira politica sul ruolo del PSI nelle vicende di Tangentopoli è ormai diventato sinonimo di corruzione (un esempio tra tutti la copertina di Cuore "Scatta l'ora legale, panico tra i socialisti"[29]), convoca il 26 luglio 1994 una riunione per promuovere la Costituente laburista. Il 5 novembre 1994 a Firenze viene costituita la Federazione Laburista, alla quale aderisce la grande maggioranza dei parlamentari eletti nelle liste socialiste, che escono quindi dal PSI. Il 13 novembre 1994 presso la Fiera di Roma si riuniscono i delegati socialisti che hanno deciso di non seguire Spini nel nuovo tentativo laburista.

Preso atto della gravissima crisi politica e dell'insostenibile situazione finanziaria l'Assemblea decide lo scioglimento e la messa in liquidazione del PSI. È una scelta dovuta principalmente a motivi economici. L'enorme situazione debitoria del Partito e lo sfaldamento del gruppo dirigente dell'epoca craxiana, il venir meno del finanziamento interno dal tesseramento e dalle contribuzioni di parlamentari e amministratori locali, fa sì che le sezioni e le sedi del PSI vengano pignorate da banche e creditori. Lo stesso Segretario Del Turco subisce il pignoramento di alcune sue proprietà immobiliari ereditate dai genitori in Abruzzo. Si decide pertanto lo scioglimento e la messa in liquidazione del PSI, il cui nome ed i cui simboli vengono però mantenuti nella disponibilità del gruppo dirigente della nuova formazione politica che viene costituita poche ore dopo, quella dei Socialisti Italiani.

La diaspora socialista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partiti e movimenti politici italiani di ispirazione socialista.

Il giorno dello scioglimento del partito ha inizio ufficialmente la diaspora socialista in Italia.

Il 13 novembre 1994 nascono due diverse formazioni socialiste distinte:

Altre formazioni attorno alle quali si coagulano le istanze socialiste sono inoltre:

Oltre che nelle formazioni politiche sopra elencate, importanti esponenti del disciolto Partito Socialista Italiano sono anche confluiti attraverso varie esperienze in:

Collaterali a questi partiti vi sono infatti spesso vere e proprie associazioni politico-culturali d'ispirazione socialista: con Forza Italia Noi Riformatori Azzurri, Fondazione Free e Giovane Italia, con il Partito Democratico l'associazione politico-culturale Socialisti Democratici per il Partito Democratico e l'ex corrente diessina dei Socialisti Liberali.

Nella XV legislatura la pattuglia di ex-socialisti del PSI eletti nei due rami del Parlamento e al Parlamento Europeo fu molto ridotta, solo 63 su 1030 provenivano dal PSI: 33 sono di Forza Italia, 13 PS, 12 PD, 2 del MpA, 1 del Nuovo PSI, 1 dell'UDC e 1 non aderisce a nessun partito (Giovanni Ricevuto)[30].

Attualmente nel panorama politico vi sono diversi gruppi d'ispirazione socialista, a differenza di quanto si riscontra generalmente in altri Paesi, dove esiste di norma un unico partito di ispirazione socialista e/o socialdemocratica. I due gruppi autonomi principali sono stati il Nuovo PSI, poi confluito nel PdL, e lo SDI, che insieme ad altri gruppi socialisti e a pezzi del Nuovo PSI ha ridato vita al PSI.

La rinascita del PSI[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Partito Socialista Italiano (2007).
Il simbolo del PSI rifondato nel 2007.

Nel 2007 si è assistito alla rinascita del PSI, sia pure fortemente ridimensionato, ad opera di esponenti politici di varia provenienza, la maggioranza dei quali provenienti dai Socialisti Democratici Italiani e dal Nuovo Partito Socialista Italiano. Nel luglio 2007 infatti Enrico Boselli, allora segretario dello SDI, allora membro della Rosa nel Pugno insieme ai Radicali Italiani, annunciò di voler ricostituire l'originale PSI, dando vita ad una costituente aperta alle forze laiche di sinistra moderata e democratica che non si riconoscessero nel Partito Democratico.

Si è così costituito un nuovo soggetto politico che ha preso il nome di Partito Socialista. Alle elezioni politiche dell'aprile 2008 il PS ha ottenuto lo 0,9% dei consensi. Il risultato elettorale, insufficiente per eleggere rappresentanti socialisti in parlamento, ha portato alle dimissioni di Enrico Boselli in forte polemica con Walter Veltroni[31]. Il congresso di fine giugno 2008 vede affrontarsi tre candidati per la carica di segretario: Riccardo Nencini, all'epoca presidente del Consiglio regionale della Toscana e forte esponente della linea continuatrice alla visione di Enrico Boselli che punta all'alleanza con il Partito Democratico, Pia Locatelli, eurodeputata e sostenitrice della tesi lanciata all'assemblea di Chianciano Terme per un soggetto politico liberale, radicale, socialista e laico e Angelo Sollazzo che auspicava un'apertura con i partiti della sinistra radicale. La vittoria va a Riccardo Nencini. Il 7 ottobre 2009 il PS ha ripreso lo storico nome di Partito Socialista Italiano.

Correnti[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni Sessanta, il PSI era diviso in 4 correnti, ognuna ispirata da principi diversi:

  • Autonomisti/Craxiani - Con a capo lo storico leader socialista Pietro Nenni, succeduto dal suo delfino Bettino Craxi, fu la corrente predominante nel PSI in diversi periodi, anche fortemente minoritaria nel momento in cui Craxi fu eletto segretario[32]. Composta inizialmente da "Socialisti autonomisti" avversi al comunismo, la corrente incarnò la "destra" interna al PSI, incarnando i valori del socialismo liberale. Le sue posizioni sui diritti civili ed i temi etico/sociali erano certamente non radicali (benché sotto Craxi supportasse anche la "Guerra alla droga") e keynesiane sui temi economici, in linea con le socialdemocrazia europee[33]. Era anche la più favorevole all'alleanza con la DC, benché mirasse anche a creare in futuro una "alternativa di sinistra" ed un soggetto politico unitario della Sinistra, che nascesse da una fusione tra il PSI, il PSDI, il PRI, pezzi della sinistra cattolica ed i miglioristi del PCI, cercando anche un'intesa con Enrico Berlinguer prima e Achille Occhetto dopo.
  • Riscossa socialista - Basata su una diarchia tra Giacomo Mancini e Francesco De Martino, rappresentava il centro interno al Partito. Ispirata alla socialdemocrazia tradizionale, la corrente fu alleata degli Autonomisti di Nenni, ma mantenne una moderata diffidenza verso la segreteria di Craxi, di cui Mancini fu iniziale sponsor. La corrente era particolarmente attenta ai problemi del lavoro, ed era anche vicina alle posizioni di Federico Caffè in economia.
  • Giolittiani - Guidata prima da Antonio Giolitti e poi, dopo il suo addio al PSI per il PCI, da Giuliano Amato, la corrente fu la sinistra moderata interna al Partito. Se da un lato fu opposta al PCI in seguito ai fatti d'Ungheria del '56, fu avversa anche alla DC, di cui criticava l'opportunismo e la corruzione di molti suoi membri. Distante dal marxismo, la corrente supportava una moderata economia pianificata mista al keynesismo, mentre in generale si poteva definire socialista democratica e socialista libertaria.
  • Sinistra Lombardiana - La corrente più a sinistra del PSI, fu in minoranza sia rispetto a Pietro Nenni (nonostante un iniziale appoggio) che a Bettino Craxi (anch'egli inizialmente sostenuto dai lombardiani, che furono determinanti per la sua elezione a segretario). Prendendo il nome dello storico leader Riccardo Lombardi, la corrente si ispirava al socialismo classico, al sindacalismo e al socialismo riformista[34]. La corrente auspicava un'evoluzione in senso socialdemocratico del PCI, a cui proponeva la prospettiva dell'alternativa di sinistra[35], rispetto alla quale i comunisti si espressero sfavorevolmente. La corrente teorizzava una linea di "acomunismo" (Lombardi, proveniente del Partito d'Azione, negli anni Quaranta si era opposto alla partecipazione dei socialisti al Fronte Democratico Popolare), che rese spesso altalenanti i rapporti con il PCI[36]. Prima degli anni Sessanta, la sinistra socialista era stata invece rappresentata dal gruppo dei "carristi", che si distinguevano dai lombardiani in quanto nettamente filo-comunisti: sarà proprio l'uscita di questo gruppo, che formò il PSIUP in dissenso al centro-sinistra, a consentire ai riformisti lombardiani di occupare lo spazio della sinistra socialista dentro il PSI.

Correnti ai congressi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1959
    • Mozione Nenni - 273.271 voti - 47 seggi
    • Mozione Basso - 40.933 voti - 7 seggi
    • Mozione Vecchietti - 153.060 - 27 seggi
  • 1965
    • Mozione Nenni-De Martino - 345.907 voti - 80 seggi
    • Mozione Giolitti-Lombardi - 80.923 voti - 19 seggi
    • Mozioni locali - 6.660 voti - 2 seggi
  • 1976
    • Mozione De Martino 42,7%
    • Mozione Mancini 19,8%
    • Mozione Lombardi 17,8%
    • Mozione Nenni 14%
    • Mozione Bertoldi 5,7%
  • 1994
    • Mozione Del Turco - 63,26%
    • Mozione Manca-Cicchitto - 11,81%
    • Mozioni locali (Biscardini e Nencini) - 24,93%

Scissioni[modifica | modifica wikitesto]

Struttura del partito[modifica | modifica wikitesto]

Segretari politici[modifica | modifica wikitesto]

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Storia dei simboli[modifica | modifica wikitesto]

La storia del PSI si lega a filo doppio e non può prescindere dalle icone socialiste e il loro valore simbolico, ed evolve con esse. Il sole nascente, simboleggiante il sol dell'avvenire e quindi il progetto ideale e il futuro radioso è presente fino dai primordi nella propaganda e negli scritti. In occasione dalle elezioni del 16 novembre 1919, nel simbolo del partito compaiono falce e martello, mutuati dal simbolo della repubblica dei Soviet russi[38].

La scissione di Livorno del 1921, che aveva gemmato il PCI, implicò una diversificazione delle simbologie. Mentre i comunisti aggiunsero una stella rossa, nel nuovo simbolo del Partito Socialista, oltre alla falce ed al martello, comparvero dietro di essi il sole che sorge e davanti un libro aperto, a rappresentare la cultura laica e razionale. Scissioni e ricomposizioni successive, portarono spesso le componenti di ispirazione socialdemocratica ad utilizzare nei loro loghi il solo sole nascente.

Dopo gli anni del fascismo, durante le elezioni per la costituente del 1946, i simboli erano la sola falce e martello sul libro aperto. Nel 1971 il simbolo che compare sulla tessera socialista è disegnato da Sergio Ruffolo. Libro, falce e martello sono chiusi nella semisfera del sole che sorge, i cui raggi occupano la parte centrale del cerchio[38].

Nel 1978 al congresso di Torino viene approvata la proposta di Craxi di aggiungere un garofano rosso ai simboli precedenti[38], libro, falce e martello e sole, che saranno rimpiccioliti. Il garofano era uno storico simbolo socialista ed omaggiava la rivoluzione dei garofani portoghese. Nel 1985 il garofano rosso soppianta tutti i simboli. Nel nuovo simbolo disegnato da Filippo Panseca falce e martello sono scomparsi e rimane solo il garofano[38].

Nel 1990 l'esecutivo del PSI cambia il nome all'interno del simbolo: il grafico Ettore Vitale sostituisce la scritta Partito Socialista con Unità Socialista[38], con il quale si presenterà alle elezioni del 1992. Nel 1993 all'assemblea nazionale del 16 dicembre viene approvata la proposta del segretario Del Turco di togliere il garofano e di mettere una rosa rossa, simbolo del Partito Socialista francese e dell'Internazionale Socialista[39], con la quale si presenterà alle elezioni del 1994.

Simboli storici[modifica | modifica wikitesto]

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni Lista Voti % Seggi
Politiche 1895 Camera Partito Socialista Italiano ? 2,95 15
Politiche 1897 Camera Partito Socialista Italiano ? 2,95 15
Politiche 1900 Camera Partito Socialista Italiano 97.368 6,5 33
Politiche 1904 Camera Partito Socialista Italiano 108.510 5,7 29
Politiche 1909 Camera Partito Socialista Italiano 170.000 8,1 41
Politiche 1913 Camera Partito Socialista Italiano 902.809 17,7 52
Politiche 1919 Camera Partito Socialista Italiano 1.834.792 32,3 156
Politiche 1921 Camera Partito Socialista Italiano 1.569.559 24,7 123
Politiche 1924 Camera Partito Socialista Italiano 341.528 4,9 22
Politiche 1946 Assemblea Costituente Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria 4.758.129 20,7 115
Politiche 1948 Camera Fronte Democratico Popolare (PSI-PCI) 8.136.637 31 57
Senato Fronte Democratico Popolare (PSI-PCI) 7.015.092 31,1 30[40]
Politiche 1953 Camera Partito Socialista Italiano 3.441.305 12,6 75
Senato Partito Socialista Italiano 2.893.148 11,9 30
Politiche 1958 Camera Partito Socialista Italiano 4.208.111 14,2 84
Senato Partito Socialista Italiano 3.682.806 14,1 36
Politiche 1963 Camera Partito Socialista Italiano 4.257.300 13,8 87
Senato Partito Socialista Italiano 3.849.878 14,0 44
Politiche 1968 Camera PSI-PSDI Unificati 4.605.832 14,4 91
Senato PSI-PSDI Unificati 4.355.506 15,2 46
Politiche 1972 Camera Partito Socialista Italiano 3.210.427 9,6 61
Senato Partito Socialista Italiano 3.225.804 10,7 33
Politiche 1976 Camera Partito Socialista Italiano 3.542.998 9,6 57
Senato Partito Socialista Italiano 3.209.987 10,3 29
Politiche 1979 Camera Partito Socialista Italiano 3.596.802 9,8 62
Senato Partito Socialista Italiano 3.255.104 10,3 32
Europee 1979 Partito Socialista Italiano 3.858.295 11,3 9
Politiche 1983 Camera Partito Socialista Italiano 4.223.362 11,4 73
Senato Partito Socialista Italiano 3.541.101 11,3 38
Europee 1984 Partito Socialista Italiano 3.932.812 11,2 9
Politiche 1987 Camera Partito Socialista Italiano 5.505.690 14,2 94
Senato Partito Socialista Italiano[41] 4.497.672 13,9 45
Europee 1989 Partito Socialista Italiano 5.154.515 14,8 12
Politiche 1992 Camera Partito Socialista Italiano 5.343.930 13,6 92
Senato Partito Socialista Italiano 4.513.354 13,5 49
Politiche 1994 Camera Partito Socialista Italiano 849.429 2,1 14
Senato Nell'Alleanza dei Progressisti - - 6
Europee 1994 Democratici per l'Europa (PSI-AD) 600.106 1,8 2

Congressi[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso - Genova, 14-15 agosto 1892
    • Fondato un nuovo partito che unisce diverse associazioni a due partiti nati pochi anni prima nominato Partito dei Lavoratori Italiani, che assume le idee socialiste come linee guida.
  • II Congresso - Reggio Emilia, 8-10 settembre 1893
    • Il partito muta il suo nome in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.
  • III Congresso - Parma, 13 gennaio 1895
    • Tenuto in clandestinità a causa dello scioglimento per decreto voluto da Crispi, il partito assume la denominazione di Partito Socialista Italiano.
  • IV Congresso - Firenze, 11-13 luglio 1896
    • Nasce il quotidiano socialista Avanti!.
  • V Congresso - Bologna, 18-20 settembre 1897
  • VI Congresso - Roma, 8-11 settembre 1900
    • Formazione di una corrente del socialismo riformista all'interno del partito.
  • VII Congresso - Imola, 6-9 settembre 1902
    • Il Tempo di Milano diventa quotidiano della corrente socialista riformista.
  • VIII Congresso - Bologna, 8-11 aprile 1904
    • Prevalgono le istanze intransigenti e rivoluzionarie del partito.
  • IX Congresso - Roma, 7-10 ottobre 1906
    • Prevalgono le istanze integraliste del partito.
  • X Congresso - Firenze, 19-22 settembre 1908
    • Prevalgono le istanze integraliste e riformiste del partito. È proclamata l'incompatibilità dei sindacalisti rivoluzionari con il partito.
  • XI Congresso - Milano, 21-25 ottobre 1910
    • Prevalgono le istanze riformiste del partito.
  • XII Congresso (straordinario) - Modena, 15-18 ottobre 1911
    • Prevalgono le istanze riformiste del partito.
  • XIII Congresso - Reggio Emilia, 7-10 luglio 1912
  • XIV Congresso - Ancona, 26-29 aprile 1914
    • Prevalgono le istanze rivoluzionarie del partito. Dichiarazione di opposizione alla prima guerra mondiale.
  • XV Congresso - Roma, 1-5 settembre 1918
    • Prevalgono le istanze massimaliste del partito, legate al marxismo.
  • XVI Congresso - Bologna, 5-8 ottobre 1919
    • Prevalgono le istanze massimaliste del partito. Formazione di un nuovo programma per il partito, sull'onda della rivoluzione d'ottobre in Russia e sul successo elettorale in Italia. Lotta e conquista delle 8 ore lavorative.
  • XVII Congresso - Livorno, 15-21 gennaio 1921
    • Il congresso si apre con forti discussioni sulla linea strategica e programmatica. La frazione rivoluzionaria si scinde e forma il Partito Comunista d'Italia.
  • XVIII Congresso - Milano, 10-15 ottobre 1921
  • XIX Congresso - Roma, 1-4 ottobre 1922
    • Il congresso si apre con forti discussioni sulla linea strategica e programmatica. Vi è l'espulsione dell'ala riformista del movimento che fonderà il Partito Socialista Unitario.
  • XX Congresso - Milano, 15-17 aprile 1923
  • XXI Congresso - Parigi, 19-20 luglio 1930
    • In esilio
  • XXII Congresso - Marsiglia, 17-18 aprile 1933
    • In esilio
  • XXIII Congresso - Parigi, 26-28 giugno 1937
    • In esilio
  • XXIV Congresso - Firenze, 11-17 aprile 1946
  • XXV Congresso - Roma, 9-13 gennaio 1947
  • XXVI Congresso - Roma, 19-22 gennaio 1948.
  • XXVII Congresso - Genova, 27 giugno - 1º luglio 1948.
  • XXVIII Congresso - Firenze, 11-16 maggio 1949.
    • Il congresso si conclude con una sconfitta della uscente Direzione autonomista e con la vittoria della sinistra di Nenni e Morandi con il 51% dei voti. La destra di Giuseppe Romita esce dal partito. Nenni è eletto segretario, Morandi vicesegretario e Pertini direttore dell'Avanti!.
  • XXIX Congresso - Bologna, 17-20 gennaio 1951
  • XXX Congresso - Milano, 8-11 gennaio 1953
  • XXXI Congresso - Torino, 31 marzo - 3 aprile 1955
  • XXXII Congresso - Venezia, 6-10 febbraio 1957
  • XXXIII Congresso - Napoli, 15-18 gennaio 1959
  • XXXIV Congresso - Milano, 16-18 marzo 1961
  • XXXV Congresso - Roma, 25-29 ottobre 1963
  • XXXVI Congresso - Roma, 10-14 novembre 1965
  • XXXVII Congresso - Roma, 27-29 ottobre 1966
  • XXXVIII Congresso - Roma, 23-28 ottobre 1968
  • XXXIX Congresso - Genova, 9-14 novembre 1972
  • XL Congresso - Roma, 3-7 marzo 1976
  • XLI Congresso - Torino, 30 marzo - 2 aprile 1978
  • XLII Congresso - Palermo, 22-26 aprile 1981
  • XLIII Congresso - Verona, 11-15 maggio 1984
  • XLIV Congresso - Rimini, 31 marzo - 5 aprile 1987
  • XLV Congresso - Milano, 13-16 maggio 1989
  • XLVI Congresso - Bari, 27-30 giugno 1991
    • Congresso straordinario.
  • XLVII Congresso - Roma, 11-12 novembre 1994.
    • Scioglimento del partito e nominato Michele Zoppo commissario liquidatore.

Iscritti[modifica | modifica wikitesto]

Andamento storico degli iscritti a DC, PCI e PSI
  • 1945 - 700.000
  • 1946 - 860.300
  • 1947 - 822.000
  • 1948 - 531.031
  • 1949 - 430.258
  • 1950 - 700.000
  • 1951 - 720.000
  • 1952 - 750.000
  • 1953 - 780.000
  • 1954 - 754.000
  • 1955 - 770.000
  • 1956 - 710.000
  • 1957 - 477.000
  • 1958 - 486.652
  • 1959 - 484.652
  • 1960 - 489.837
  • 1961 - 465.259
  • 1962 - 491.216
  • 1963 - 491.676
  • 1964 - 446.250
  • 1965 - 437.458
  • 1966 - 700.964[42]
  • 1967 - 633.573[42]
  • 1968 - —
  • 1969 - —
  • 1970 - 506.533
  • 1971 - 592.586
  • 1972 - 560.187
  • 1973 - 465.183
  • 1974 - 511.741
  • 1975 - 539.339
  • 1976 - 509.388
  • 1977 - 482.916
  • 1978 - 479.769
  • 1979 - 472.544
  • 1980 - 514.918
  • 1981 - 527.460
  • 1982 - 555.956
  • 1983 - 566.612
  • 1984 - 571.821
  • 1985 - 583.282
  • 1986 - 593.231
  • 1987 - 620.557
  • 1988 - 630.692
  • 1989 - 635.504
  • 1990 - 660.195
  • 1991 - 674.057
  • 1992 - 51.224
  • 1993 - -
  • 1994 - 43.052

Nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Governi[modifica | modifica wikitesto]

Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti del Consiglio dei Ministri[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti della Camera dei Deputati[modifica | modifica wikitesto]

Giornali e riviste[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giacinto Menotti Serrati e la sua area politica avevano come obiettivo immediato la creazione di una "repubblica socialista" su modello sovietico: G. Sabbatucci e V. Vidotto, Storia contemporanea, il novecento, Bari, Edizioni Laterza, 2008, p. 70: "I massimalisti (...) si ponevano come obiettivo immediato l'instaurazione della repubblica socialista fondata sulla dittatura del proletariato e si dichiaravano ammiratori entusiasti della rivoluzione bolscevica".
  2. ^ Il Vangelo socialista. Craxi e Berlinguer 30 anni fa
  3. ^ Frederic Spotts e Theodor Wieser, Italy: A Difficult Democracy: A Survey of Italian Politics, Cambridge University Press, 30 aprile 1986, pp. 68, 80–, ISBN 978-0-521-31511-1. URL consultato il 24 agosto 2012.
  4. ^ IL SOCIALISMO LIBERALE DI CRAXI - VENT'ANNI DI ANTICIPO SUL NEW LABOUR
  5. ^ La Repubblica - Storia d'Italia dal '45 ad oggi
  6. ^ http://www.fondazionesocialismo.it/IL%20CROLLO/Craxi.Crollo.parte2.stampa.pdf
  7. ^ Liberalismo sociale
  8. ^ La "rivoluzione" degli anni '60: l'Italia si sposta a sinistra
  9. ^ Elezioni:Rosso socialista, con crisi torna su mappa d'Europa - News Analysis - ANSAMed.it
  10. ^ Bettino Craxi, Il vangelo socialista, in L’Espresso, 27 agosto 1978, poi ripubblicato in: Bettino Craxi, Pluralismo o leninismo, Milano, Sugarco, 1978.
  11. ^ http://www.ulisselibri.com/product/c/1109/isbn/9788881258062/d/La-fine-di-un-partito-Il-Partito-Socialista-Italiano-dal-1992-al-1994
  12. ^ Storia del PSI, La Feltrinelli, P. Mattera
  13. ^ Gaetano Salvemini nota in I partiti politici milanesi del XIX secolo Mursia ISBN 978-88-425-4842-3 che Milano tende ad anticipare i fenomeni politici italiani
  14. ^ a b c d Luca Borzani, Alla scoperta della nuova Italia, in a cura di Mario Bottaro, Festa di fine secolo. 1892 Genova & Colombo, Pirella editore Genova, ISBN 88-85514-15-4 , Genova, 1989, pag 54 e seg
  15. ^ a b c Francesco Leoni, Storia dei partiti politici italiani,Guida Editori, 2001, ISBN 978-88-7188-495-0, pag 225 e seg
  16. ^ Leonida Bissolati, cinquantamilagiorni.it
  17. ^ Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, vol. I, Torino, Einaudi, 1967, p. 115
  18. ^ Storia della Prima Repubblica, parte II, di Paolo Mieli, 3D produzioni video.
  19. ^ Craxi dieci anni dopo
  20. ^ Antonio Giolitti, Vi racconto cos'è il craxismo, La Repubblica, 20 dicembre 1992
  21. ^ Quel che la storia dice di Craxi, Il Sole 24 Ore, 25 settembre 2013
  22. ^ Mario Morcellini e Paolo De Nardis (a cura di), Società e industria culturale in Italia, Meltemi, Roma, 1998
  23. ^ Presente ad esempio all'interno della Democrazia cristiana, dove era svolto da Severino Citaristi: cfr. Goffredo Buccini, L'omino in grigio con 64 avvisi di garanzia, Corriere della Sera, 1º dicembre 1993, p. 3
  24. ^ Bettino pronto al confronto nel Garofano se la prende pure con Rutelli e Pannella - Corriere della Sera, Proietti Fernando Pagina 3 (18 giugno 1992). Sul fatto che Giuliano Amato non esprimesse una corrente radicata sul territorio, vedasi Rino Formica nell'intervista a Claudio Sabelli Fioretti per “La Stampa” del 10 dicembre 2008, secondo cui, a differenza della lunga esperienza ministeriale, Amato nella vita del partito «contava meno del due di briscola». Nella stessa intervista, alla domanda "Non sapeva del sistema delle tangenti…?" Formica risponde:«Come uno che fa parte di una famiglia dove entra uno stipendio di mille euro al mese ma si vive al ritmo di 2 mila euro al giorno (...) Amato non era un intellettuale organico. Era ingaggiato. Un professionista. Praticamente un tassista». Uno degli atout di questo professionismo svincolato da un mandato politico era rappresentato dal vivo gradimento degli Stati Uniti d'America: ricordando che per la propria nomina a premier nella sede della CIA si brindò a spumante, Cossiga chiosò, in riferimento a quella di Amato: "Sono sicuro che a Langley, Virginia, avranno brindato a champagne per la sua nomina..."(«Caro Berlusconi, con Amato per te sarà dura», intervista a Cossiga di Ugo Magri,La Stampa, 30 aprile 2000).
  25. ^ Secondo il Corriere della sera, 14 luglio 2008, "si parlò di una busta con i conti esteri, consegnata al nuovo segretario e strappata. «A Del Turco — racconta Bobo Craxi — fu fatto sapere che, come tutti i partiti "leninisti", anche il nostro aveva munizioni nascoste in caso di guerra. Insomma, risorse altrove da usare per le calamità; e la calamità era arrivata. Lui rispose che non voleva saperne»." L'episodio, secondo Marco Travaglio, non troverebbe conferma negli atti processuali: la sentenza All Iberian, pronunciata in primo grado ma conclusasi nei successivi gradi per prescrizione, affermava che "Craxi è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell'apertura dei conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi (...) Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti". Nelle confessioni del coimputato Tradati si legge poi che "i soldi non finirono al partito, a parte 2 miliardi per pagare gli stipendi". Peraltro, si dà conto anche del fatto che "Raggio ha manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del Psi, Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri". Cfr. ((http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2409496&title=2409496)).
  26. ^ DEL TURCO - BONIVER COME UN DIVORZIO in la Repubblica, 24 febbraio 1994. URL consultato il 27 agosto 2013.
  27. ^ Del Turco promosso da Achille in Corriere della sera, 30 giugno 1994. URL consultato il 27 agosto 2013.
  28. ^ Spini nominato coordinatore in Corriere della sera, 22 giugno 1992. URL consultato il 25 agosto 2013.
  29. ^ Si può vedere la copertina qui
  30. ^ Forza Italia (Simone Baldelli, Massimo Baldini, Paolo Bonaiuti, Margherita Boniver, Anna Bonfrisco, Renato Brunetta, Francesco Brusco, Giulio Camber, Giampiero Cantoni, Fabrizio Cicchitto, Francesco Colucci, Stefania Craxi, Luigi Cesaro, Gaetano Fasolino, Antonio Gentile, Paolo Guzzanti, Raffaele Iannuzzi, Vanni Lenna, Chiara Moroni, Francesco Musotto, Emiddio Novi, Gaetano Pecorella, Marcello Pera, Mauro Pili, Sergio Pizzolante, Gaetano Quagliariello, Maurizio Sacconi, Jole Santelli, Amalia Sartori, Aldo Scarabosio, Giorgio Stracquadanio, Renzo Tondo e Giulio Tremonti), PS (Rapisardo Antinucci, Alessandro Battilocchio, Enrico Boselli, Enrico Buemi, Giovanni Crema, Mauro Del Bue, Gianni De Michelis, Lello Di Gioia, Pia Elda Locatelli, Giacomo Mancini Jr., Angelo Piazza, Valdo Spini e Roberto Villetti), PD (Giuliano Amato, Giorgio Benvenuto, Antonello Cabras, Laura Fincato, Carlo Fontana (politico), Linda Lanzillotta, Maria Leddi, Beatrice Magnolfi, Pierluigi Mantini, Gianni Pittella, Tiziano Treu e Sergio Zavoli), MpA (Pietro Reina e Giuseppe Saro), Nuovo PSI (Lucio Barani), UDC (Giuseppe Drago) indipendenti (Giovanni Ricevuto).
  31. ^ Veltroni consegna l'Italia a BerlusconiBoselli: il Congresso sceglierà il nuovo leader - Partito Socialista - News
  32. ^ Il dovere di riscoprire la verità, da "Critica sociale"
  33. ^ Craxi e il riformistmo, da "Liberal
  34. ^ Riccardo Lombardi politico dell’alternativa e delle riforme, da "L'ircocervo"
  35. ^ Coerenza e attualità della vita e del pensiero di Riccardo Lombardi, tesi di laurea
  36. ^ Riformismo rivoluzionario
  37. ^ dal marzo 1994 il partito, in seguito alle dimissioni di Del Turco, benché il segretario restasse formalmente in carica, fu guidato dal Coordinatore nazionale Valdo Spini
  38. ^ a b c d e E CRAXI IN UN' ORA CAMBIA NOME AL PSI in la Repubblica, 5 ottobre 1990. URL consultato il 26 agosto 2013.
  39. ^ Craxi: che sgorbio la rosa del PSI in Corriere della sera, 17 gennaio 1994. URL consultato il 26 agosto 2013.
  40. ^ che salirono a 41 con i senatori aventiniani di diritto
  41. ^ con alcune candidature congiunte con PSDI e Partito Radicale
  42. ^ a b Come Partito Socialista Unificato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • U. Finetti, Il socialismo di Craxi, Milano, M&B Publishing, 2003.
  • Andrea Spiri, Socialismo italiano. Cento anni di storia. Il PSI 1892 1992, Milano, M&B Publishing, 2003.
  • Bettino Craxi, Il socialismo europeo e il sistema internazionale, Venezia, Marsilio, 2006.
  • Giorgio Galli, Storia del socialismo italiano: da Turati al dopo Craxi, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2007.
  • Andrea Spiri, Bettino Craxi, il riformismo e la sinistra italiana, Venezia, Marsilio, 2011.
  • Maurizio Punzo, L'esercizio e le riforme, Milano, L'ornitorinco, 2012.
  • Andrea Spiri, La svolta socialista. Il PSI e la leadership di Craxi dal Midas a Palermo (1976-1981), Soveria Mannelli: Rubbettino, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Loghi[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Partito alla Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Successore
Democrazia Cristiana 1983 - 1987 Democrazia Cristiana I
Democrazia Cristiana 1992 - 1993 Indipendente II
Predecessore Partito alla Presidenza della Repubblica Italiana Successore
Democrazia Cristiana 1978 - 1985 Democrazia Cristiana
Predecessore Partito alla Presidenza della Camera dei deputati della Repubblica Italiana Successore
- 1946 - 1947 (Assemblea Costituente) Partito Socialista Democratico Italiano I
Democrazia Cristiana 1968 - 1976 Partito Comunista Italiano II
Predecessore Partiti alla Presidenza del Senato della Repubblica Italiana Successore
- 1946 - 1947 (Assemblea Costituente) Partito Socialista Democratico Italiano