Seconda Repubblica (Italia)

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Seconda repubblica è un termine utilizzato in Italia, in opposizione alla Prima Repubblica, per indicare il nuovo sistema politico instauratosi tra il 1992 e il 1994[1]. Tra i fattori di innesco del cambiamento si contano:

Secondo i criteri storiografici e politologici, la denominazione di una forma di stato preceduta da aggettivi numerali indica i regimi dello stesso tipo che si sono succeduti discontinuamente in un paese con assetti costituzionali e istituzionali differenti (quali le Repubbliche francesi e i Reich tedeschi). Nel caso italiano la distinzione tra prima e seconda Repubblica, introdotta in ambito giornalistico e divenuta poi di uso comune, è formalmente scorretta, poiché si riferisce quale elemento di discontinuità storica alla trasformazione politica avvenuta durante il biennio 1992-1994, che non si risolse in un cambiamento di regime bensì in un profondo mutamento del sistema partitico e nel ricambio di parte dei suoi esponenti nazionali[3].

Origini e uso della denominazione[modifica | modifica wikitesto]

Già negli anni '80 Giorgio Almirante usò il termine Seconda repubblica con un significato preciso di modifica costituzionale, per richiedere un mutamento della Costituzione italiana, sulla falsariga del passaggio alla Quinta Repubblica francese da parte di De Gaulle.

Il passaggio dalla prima alla seconda repubblica rappresenta tuttavia un cambiamento all'interno del sistema politico, anziché un cambiamento del sistema politico, come avvenuto in Francia, in quanto la costituzione e le istituzioni repubblicane sono le medesime dal 1948, e il biennio 1992-1994 non si accompagnò ad alcun cambiamento costituzionale.

Il termine viene comunemente usato, a livello giornalistico, per enfatizzare il confronto dell'assetto politico istituzionale italiano prima e dopo il biennio 1992-1994 ed il suo utilizzo, congiunto alla nascita di neologismi politici (quali grillini, girotondini, ecc.) è stato oggetto di studi sociologici e linguistici comunicativi[4].

L'espressione "seconda repubblica" è stata anche usata da politici italiani mentre rivestivano importanti cariche istituzionali, come Marcello Pera, che da presidente del Senato italiano pronunciò nel 2002 il discorso: La "seconda Repubblica" in Italia: dove sta andando?[5], descrivendo il nuovo assetto politico italiano, durante una sua lettura in un seminario di studi a Washington.

Sistema elettorale ed elezioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sistema politico della Repubblica Italiana.

Il cambiamento principale venne accentuato nel 1993 con il passaggio da un sistema elettorale proporzionale, a un sistema maggioritario, almeno tendenzialmente (al 75%), che avrebbe dovuto favorire il bipolarismo, se non anche il bipartitismo in modo da assicurare l'alternanza al governo, fra due partiti o coalizioni. Tale alternanza era mancata dalla nascita della repubblica italiana, poiché la DC, il partito italiano che otteneva sempre maggioranza relativa, stringeva di volta in volta alleanze vittoriose, tali da porla nel governo, con un peso preminente (pur non avendo sempre un suo uomo come presidente del consiglio), per tutte le legislature consecutive dalla nascita della repubblica italiana (1946), bloccando così ogni possibile alternanza politica (cosiddetta Conventio ad excludendum).

Questo cambiamento fu conseguenza della vittoria dei referendum del 1991 e del 1993 su alcune modifiche del sistema di voto del Senato, voluto da Mario Segni e dal Partito Radicale.

Silvio Berlusconi sul palco al Mediolanum Forum, nel giugno 1995

Alle elezioni del marzo 1994 il cambio dello scenario politico italiano, accentuato dai risultati dell'inchiesta Mani pulite e dal processo per mafia a Giulio Andreotti (anche se poi Andreotti sarà completamente assolto dalla Cassazione nel 2004, uscendo del tutto scagionato da ogni accusa), fu evidenziato dalla dissoluzione della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista Italiano, che fino all'inizio degli anni novanta erano rispettivamente il primo e il terzo partito politico italiano, motivando il conseguente ritiro dalla scena politica dei maggiori uomini politici di questi partiti e provocando l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi tramite la fondazione di Forza Italia.

La riforma della legge elettorale, varata dal governo Berlusconi III nel 2005, ha ripristinato in seguito un sistema elettorale proporzionale (pur su liste bloccate con premio di maggioranza), modificando così uno degli elementi alla base della seconda repubblica.

Classe dirigente[modifica | modifica wikitesto]

Il rinnovamento del personale politico e della classe dirigente si caratterizzò per alcuni tratti fondamentali (confronto tra I Legislatura della Repubblica Italiana-1948 e XVI Legislatura-2008):

  • aumento tra i parlamentari dei manager: dal 6,1% al 18,2%
  • diminuzione dei membri del settore legale (dal 33,9% al 10,6%) e dei sindacalisti (dall'11% al 3%)
  • diminuzione dell'istruzione media dei parlamentari: titolo di laurea sceso dall'80,5% al 68,5%.

Secondo i ricercatori:

« Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica ha determinato un pauroso peggioramento qualitativo dei politici. Questo declino va di pari passo con il drammatico abbassamento del livello medio di istruzione. Infine all'aumentato reddito parlamentare peggiora la qualità media degli individui che entrano in politica. Il forte incremento del reddito parlamentare (quattro volte quello medio di un manager privato) ha contribuito al declino della qualità degli eletti[6] »

Fine della Seconda Repubblica?[modifica | modifica wikitesto]

Matteo Renzi, tra i principali sostenitori delle riforme istituzionali.

Da qualche anno, molti giornalisti e analisti ipotizzano la fine della Seconda Repubblica e l'inizio di una Terza Repubblica, a causa di una serie di eventi che hanno mutato lo scenario politico del Paese, frutto anche della Crisi economica.[7][8][9].

Le elezioni politiche del 2013, in particolare, hanno segnato un momento di forte discontinuità rispetto alla tradizione politica italiana inauguratasi nel 1994: per la prima volta da tale data, infatti, né la coalizione di centro-sinistra né quella di centro-destra hanno avuto numeri sufficienti per formare un governo stabile - ciò dovuto anche all'affermazione del Movimento 5 Stelle, nuova formazione dai forti connotati anti-sistema ed euroscettica. Dall'impasse politico scaturito dal voto è conseguita prima la rielezione del Presidente della Repubblica uscente Giorgio Napolitano (circostanza questa inedita nell'intera storia repubblicana), e quindi la formazione di un governo di "larghe intese".

Il senatore Silvio Berlusconi, alle 17.42 del 27 novembre 2013 decade dal suo ruolo istituzionale a causa della legge Severino e a seguito della condanna per frode fiscale divenuta definitiva a inizio agosto dello stesso anno. L'ineleggibilità del Cavaliere è stata decretata dall'assemblea di Palazzo Madama a seguito di una votazione palese.

Nel 2014 l'incarico di formare un governo viene affidato al segretario del PD Matteo Renzi, il più giovane della storia d'Italia a ricoprire il ruolo di premier. Egli propone nel corso delle consultazioni con i gruppi parlamentari di riformare l'assetto istituzionale del paese. Oggetto delle riforme è garantire una governabilità più efficace ed un ritorno al bipolarismo. Alla proposta aderiscono sia i gruppi parlamentari di centro-sinistra che quelli di centro-destra.

Le modifiche alla costituzione ed il cambio della legge elettorale sono da molti analisti, giornalisti e politici visti come punti centrali per il passaggio definitivo dalla seconda alla terza repubblica.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dalla Prima alla Seconda Repubblica, l'Italia cambia facce Adnkronos
  2. ^ a b Fabrizio Eva, "The unlikely independence of Northern Italy", Kluwer Academic Publisher, GeoJournal, Vol. 43, pp.65-75, Sept. 1997.
  3. ^ Giorgio Galli, I partiti politici italiani (1943-2004), Rizzoli, 2004
  4. ^ M. Ilardi, M. V. Dell'Anna e P. P. Lala, S. Novelli e G. Urbani, M. Livolsi e U. Volli in bibliografia
  5. ^ M. Pera La "seconda Repubblica" in Italia: dove sta andando? American Consortium on European Union Studies Washington, DC, 26 giugno 2002
  6. ^ Tito Boeri, Antonio Merlo e Andrea Prat, Classe dirigente. L'intreccio tra business e politica, Università Bocconi Ed. 2010, pag. 149, citato da La Repubblica, 27 dicembre 2010
  7. ^ La fine della seconda repubblica è solo al primo tempo
  8. ^ La fine della seconda repubblica
  9. ^ La fine della seconda repubblica scritta nell'epilogo della prima
  10. ^ Una buona riforma, in attesa della Riforma | Europa Quotidiano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Guarnieri, Giustizia e politica - I nodi della Seconda Repubblica, 2003, ISBN 978-88-15-09546-6
  • Giovanni Sartori, Seconda Repubblica?: Si, ma bene, Rizzoli, 1992, ISBN 88-17-84109-9
  • Paolo De Lalla, Topografia politica della Seconda Repubblica, Edizioni scientifiche italiane, 1994, ISBN 88-7104-828-8
  • Massimo Ilardi, La Sinistra Nel Labirinto: Lessico per La Seconda Repubblica, Costa & Nolan, 1994, ISBN 88-7648-173-7
  • Gennaro Sangiuliano, La Svolta: Interviste Sulla Seconda Repubblica, Edizioni scientifiche italiane, 1995, ISBN 88-8114-080-2
  • Fabrizio Eva, The unlikely independence of Northern Italy, Kluwer Academic Publisher, GeoJournal, Vol. 43, pp. 65–75, Sept. 1997.
  • Silverio Novelli, Gabriella Urbani, Dizionario della seconda Repubblica. Le parole nuove della politica, Editori Riuniti, 1997 ISBN 88-359-4247-0
  • Marino Livolsi, Ugo Volli, La comunicazione politica tra prima e seconda Repubblica, Franco Angeli, 1998, ISBN 88-204-9387-X
  • Fabrizio Eva, Deconstructing Italy: (Northern) Italians and their new perception of territoriality, Springer Netherlands, GeoJournal, Volume 48, Number 2, June, 1999, ISSN 0343-252
  • Maria Vittoria Dell'Anna, Pier Paolo Lala, Mi consenta un girotondo. Lingua e lessico della Seconda Repubblica, Pubblicazioni del Dipartimento di Filologia Linguistica e Letteratura dell'Università di Lecce, Mario Congedo editore, 2004, testo on line
  • Giampiero Mughini, Un disastro chiamato Seconda Repubblica. Miti, protagonisti e soubrette di un'Italia che declina, Mondadori, 2005, ISBN 88-04-54390-6
  • Grilli di Cortona Pietro, Il cambiamento politico in Italia. Dalla Prima alla Seconda Repubblica, Carocci editore, 2007, ISBN 88-430-4095-2
  • Geronimo, La politica nel cuore. Segreti e bugie della Seconda Repubblica, Cairo Publishing, 2008, ISBN 88-6052-145-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]