Paolo Cirino Pomicino

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Paolo Cirino Pomicino
Paolo Cirino Pomicino.jpg

Ministro del Bilancio
e della Programmazione Economica
Durata mandato 22 luglio 1989 –
28 giugno 1992
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Amintore Fanfani
Successore Franco Reviglio

Ministro della Funzione Pubblica
Durata mandato 13 aprile 1988 –
22 luglio 1989
Presidente Ciriaco De Mita
Predecessore Giorgio Santuz
Successore Remo Gaspari

Dati generali
Partito politico UdC (dal 2010)
Precedenti:
DC (1976-1994)
Popolari UDEUR (2004-2005)
DCA (2005-2009)
on. Paolo Cirino Pomicino
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Napoli
Data nascita 3 settembre 1939 (74 anni)
Titolo di studio laurea in Medicina e Chirurgia
Professione neurologo in pensione
Legislatura VII, VIII, IX, X, XI, XV
Gruppo DC (1976-1994), Misto (4-18 maggio 2006), DCA-PS (2006-2008)
Coalizione Compromesso Storico (1976, 1979), Pentapartito (1983, 1987), Quadripartito (1992), L'Unione (2006)
Circoscrizione XIX (Campania 1)
Pagina istituzionale
Paolo Cirino Pomicino
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Partito Popolari UDEUR (2004-2005), DCA (2005-2009)
Legislatura VI
Gruppo PPE (2004-2006)
Circoscrizione IV Italia meridionale

Paolo Cirino Pomicino (Napoli, 3 settembre 1939) è un politico italiano. Conosciuto anche con il soprannome O ministro[1][2][3], ha collaborato con diversi quotidiani, tra cui Libero e il Giornale, con lo pseudonimo di Geronimo[4].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Famiglia e studi[modifica | modifica sorgente]

Fratello minore dell'attore Bruno Cirino (1936-1981), è laureato in medicina e chirurgia e prima di dedicarsi alla politica è stato assistente neurochirurgo prima e poi aiuto neurologo presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli.

Gli anni della Democrazia Cristiana[modifica | modifica sorgente]

Entra in politica con la Democrazia Cristiana, di cui diventerà un esponente di primo piano, componente della direzione e del consiglio nazionale.

Dopo essere stato negli anni settanta consigliere e assessore del Comune di Napoli entra alla Camera (eletto nel 1976, 1979, 1983, 1987 e 1992), diventa presidente della commissione Bilancio della Camera tra il 1983 e il 1987 (che gestisce, secondo i suoi detrattori, con metodi clientelari[5]) quindi ministro della Funzione Pubblica del Governo De Mita (1988-1989) e ministro del Bilancio del Governo Andreotti VI (1989-1992).

Legato a Giulio Andreotti, al quale porta voti e clienti[6], aderiva alla sua corrente utilizzando metodi concertativi e l'interazione permanente con partiti alleati e con l'opposizione. Insieme a Carmelo Conte, Francesco De Lorenzo e Giovanni Prandini formava la cosiddetta "banda dei quattro", definizione coniata dal democristiano Guido Bodrato e utilizzata dalla sinistra per sottolineare la natura predatoria del gruppo[7]

Il democristiano Pomicino, il liberale De Lorenzo e il socialista Di Donato vennero invece definiti I viceré e alcuni li descrivono come i "veri padroni di Napoli per oltre un decennio"[8].

Le accuse di clientelismo[modifica | modifica sorgente]

Sono stati spesso evidenziati i particolari rapporti intrattenuti da Pomicino con industriali e costruttori. Alla chiaccherata amicizia con i proprietari dell'Impresa Costruzioni Lavori e Appalti[9], di cui si parlò anche in relazione alla gestione degli aiuti per la ricostruzione dopo il terremoto del 1980, si aggiungono quelle con molti altri imprenditori finiti poi al centro delle indagini sulla "tangentopoli partenopea"[10].

Alcuni storici hanno evidenziato che Pomicino fu il rappresentante di una classe politica nuova, diversa dalla precedente perché costruì la propria carriera politica intorno alla propria persona più che sul partito di appartenenza e non affidò alle strutture di partito il controllo della piramide di potere così ottenuta[11]. La personale rete di relazioni, costruita sulla base di legami familiari, amicizie, interessi comuni, capacità di muovere risorse e fare favori, serviva per mediare i vari interessi e le varie pressioni provenienti da un elettorato molto ampio ed esigente[12].

La stagione di "Mani pulite"[modifica | modifica sorgente]

Pomicino viene coinvolto nella cosiddetta tangentopoli fin dal 1993, con una prima richiesta di autorizzazione a procedere inviata dalla Procura di Foggia alla Camera dei deputati il giorno di San Valentino. L’aula respinse a larga maggioranza le richieste della Procura ma qualche mese dopo venne riformata la disciplina dell’immunità parlamentare e così nel 1994 Pomicino venne rinviato a giudizio per due distinte accuse (da cui venne poi prosciolto 12 anni dopo). Da allora fu coinvolto in diverse inchieste e in totale ebbe 42 processi[13].

Nell'ottobre 1995 venne anche incarcerato per due settimane per decisione del tribunale dei ministri con l'accusa di estorsione in relazione alle dichiarazioni di Gianni Punzo.

Il ritorno in politica[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle elezioni europee del 2004 ha aderito al partito politico di Clemente Mastella candidandosi con i Popolari UDEUR e risultando eletto nella circoscrizione sud, dopo rinuncia dello stesso Mastella, che preferisce dedicarsi al partito. È l'unico seggio conquistato dall'Udeur. Pomicino riceve 41 000 voti.

Un anno più tardi, però, viene espulso dal partito (per aver invitato gli elettori a non votare Bassolino per le regionali campane del 2005)[14] e quindi aderisce al progetto politico della Democrazia Cristiana per le Autonomie, nata nel giugno 2005 su iniziativa di Gianfranco Rotondi. Con il passaggio in questo partito diviene direttore politico de La Discussione.

Rimane deputato del Parlamento europeo, iscritto al gruppo del Partito Popolare Europeo, dove svolge attività di commissione: membro della Commissione per i problemi economici e monetari; della Commissione temporanea sulle sfide e i mezzi finanziari dell'Unione allargata nel periodo 2007-2013; della Delegazione alle commissioni di cooperazione parlamentare UE-Kazakistan, UE-Kirghizistan e UE-Uzbekistan e per le relazioni con il Tagikistan, il Turkmenistan e la Mongolia; della Delegazione per le relazioni con i paesi del Maghreb e l'Unione del Maghreb arabo (compresa la Libia). Tuttavia, al 27 aprile 2006, è risultato fra i parlamentari europei con il numero più basso di presenze, ovvero 44 sessioni plenarie in tutto (il 41%)[15].

Alle elezioni politiche italiane del 2006 viene eletto alla Camera dei deputati nella lista formata dalla DC insieme al Nuovo PSI. Abbandona il ruolo di parlamentare europeo per tornare alla politica nazionale e assume la presidenza del gruppo parlamentare DC-PSI alla Camera.

Il 9 aprile 2007, Cirino Pomicino è stato sottoposto a un delicato trapianto di cuore in seguito a problemi cardiaci (da segnalare anche un infarto nell'estate 2006). Nella primavera del 2008 non viene ricandidato al Parlamento nazionale[16]. Successivamente viene nominato dal ministro Gianfranco Rotondi al comitato per il Controllo strategico della pubblica amministrazione.

Il 9 ottobre 2010 al Convegno di Saint Vincent organizzato da Gianfranco Rotondi e da Carlo Giovanardi annuncia la sua adesione all'Unione di Centro[17].

Il 12 aprile 2014 si è sposato con Lucia Marotta, sposata al Campidoglio, con rito civile officiato dal sindaco di Roma Ignazio Marino.

Provvedimenti giudiziari[modifica | modifica sorgente]

Quasi tutti i procedimenti a suo carico si conclusero con il suo proscioglimento e in due casi si arrivò alla prescrizione. Alla fine le sue condanne penali in via definitiva furono due:

Il 15 marzo 2011 ottenne dal Tribunale di sorveglianza di Roma un'ordinanza di riabilitazione[18].

Riferimenti nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Nel 2008, Cirino Pomicino viene interpretato nel film di Paolo Sorrentino Il Divo dall'attore Carlo Buccirosso. Il film tratta la vita politica degli ultimi decenni di Giulio Andreotti.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Strettamente riservato. Le memorie di un superministro della prima Repubblica, come Geronimo, Milano, Mondadori, 2000. ISBN 88-04-48083-1.
  • Dietro le quinte. La crisi della politica nella Seconda Repubblica, come Geronimo, Milano, Mondadori, 2002. ISBN 88-04-50436-6.
  • La politica nel cuore. Segreti e bugie della seconda Repubblica, come Geronimo, Milano, Cairo, 2008. ISBN 978-88-6052-145-3.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Mattino
  2. ^ Il Fatto Quotidiano
  3. ^ La Repubblica
  4. ^ Il Giornale
  5. ^ il Corriere della Sera
  6. ^ Terremoti Spa
  7. ^ Articolo della Repubblica del 19 ottobre 1989
  8. ^ La scomparsa dei fatti, pag.97
  9. ^ Articolo della Repubblica del 19 febbraio 1993
  10. ^ Articolo della Repubblica del 26 marzo 1993
  11. ^ Clientelismo: tradizione e trasformazione, pag.58
  12. ^ Clientelismo: tradizione e trasformazione, pag.58
  13. ^ paolocirinopomicino.it
  14. ^ Sfoglia il giornale gratuitamente - L'Unione Sarda
  15. ^ parlorama.eu
  16. ^ E Pomicino resta solo "Geronimo" in il Giornale, 11 marzo 2008. URL consultato il 1/6/2008.
  17. ^ Pomicino aderisce all'Udc in il Roma, 09 ottobre 2010. URL consultato l'11 novembre 2011.
  18. ^ Articolo del Corriere del Mezzogiorno del 25 marzo 2011

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonello Caporale, Terremoti Spa, Rizzoli [1]
  • Luigi Musella, Clientelismo: tradizione e trasformazione della politica italiana tra il 1975 e il 1992, Guida Editori, 2000 [2]
  • Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, il Saggiatore, 2010 [3]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica Successore
Amintore Fanfani 22 luglio 1989 - 12 aprile 1991 Paolo Cirino Pomicino I
Paolo Cirino Pomicino 12 aprile 1991 - 28 giugno 1992 Franco Reviglio II
Predecessore Direttore de La Discussione Successore
Rocco Buttiglione 2005-2009 Giampiero Catone

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