Democrazia Cristiana per le Autonomie

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Democrazia Cristiana per le Autonomie
Leader Gianfranco Rotondi
Stato Italia Italia
Fondazione 25 giugno 2005
Dissoluzione 29 marzo 2009
Sede Via del Pozzetto 122, Roma
Ideologia Cristianesimo democratico,
Regionalismo.
Collocazione Centro-destra
Coalizione Casa delle Libertà (2005-2008),
Il Popolo della Libertà (2008)
Seggi massimi Camera
4 / 630
(nel 2006)
Seggi massimi Senato
2 / 315
(nel 2006)
Testata La Discussione

La Democrazia Cristiana per le Autonomie (DCA) era un partito politico italiano appartenente all'area politica di centro, ispirato all'ideologia del cristianesimo democratico e del popolarismo e regionalismo di matrice sturziana.

Leader del partito era Gianfranco Rotondi, ex esponente di DC, PPI, CDU e UDC, che fondò la DCA prima come associazione politica affiliata all'UDC e poi, il 25 giugno 2005, come soggetto politico autonomo.

Il partito ha aderito alla coalizione del centrodestra italiano, denominata Casa delle Libertà, in uno stretto rapporto di collaborazione con Forza Italia e con una certa freddezza politica con i cugini dell'UDC, e ha portato propri rappresentanti in Parlamento a seguito delle elezioni politiche del 2006. Nel 2008 la DCA ha aderito al Popolo della Libertà, partito politico di centrodestra del quale la DCA è membro fondatore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Frammentazione della Democrazia Cristiana.

La disputa su nome e simbolo della DC[modifica | modifica wikitesto]

In seguito allo scioglimento della Democrazia Cristiana, avvenuto nel gennaio 1994, con il conseguente cambiamento di denominazione in Partito Popolare Italiano e la successiva divisione (1995) operata dai Cristiani Democratici Uniti, si stabilì che, da un lato, al PPI, alleato della coalizione di centrosinistra, spettasse di mantenere la denominazione di Partito Popolare Italiano, e che, dall'altro, ai Cristiani Democratici Uniti, alleato della coalizione di centrodestra, spettasse di mantenere il simbolo dello scudo crociato con la scritta "Libertas".

I due partiti hanno continuato a svolgere la propria attività, con le proprie denominazioni e i propri simboli. In occasione di questa spartizione, considerato che nessuno dei due partiti era interessato alla storica denominazione di "Democrazia Cristiana", Gianfranco Rotondi (tesoriere del CDU) chiese ed ottenne che gli fosse attribuita.

Intanto, però, un gruppo di sostenitori della ex DC portò avanti l'attività di un partito che riprese la vecchia denominazione di Democrazia Cristiana, guidato da Giuseppe Alessi, Giuseppe Pizza e Aniello Di Vuolo, continuando a celebrare congressi nell'ordine numerale dello storico partito.

Nel frattempo, l'Associazione Democrazia Cristiana (costituita da Gianfranco Rotondi) manifestò l'intenzione di costituirsi in partito autonomo, chiedendo anch'essa di partecipare alla contesa di nome e simbolo. Questa situazione sfociò in una sentenza del Tribunale civile di Roma (2005), la quale stabilì che nessun partito poteva usare contemporaneamente la denominazione "Democrazia Cristiana" e il simbolo dello Scudo Crociato (appartenenti alla storica DC della Prima Repubblica) e che il simbolo dello Scudo Crociato spettava ancora ai Cristiani Democratici Uniti, e quindi all'UDC (nel quale i Cristiani Democratici Uniti erano confluiti). Quanto al nome "Democrazia Cristiana", fu stabilito che esso spettava a Rotondi in virtù dell'accordo del 1995.

Il 29 dicembre 2004, Gianfranco Rotondi uscì dall'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro per rifondare la Democrazia Cristiana.

Il 25 marzo 2005, venne alla luce un'altra Democrazia Cristiana, quella di Angelo Sandri, staccatosi dalla DC di Giuseppe Pizza dopo l'insuccesso delle elezioni europee del 2004, al quale viene anche riconosciuto l'utilizzo del titolo "Democrazia Cristiana" in relazione all'attività politica dello stesso Sandri.

Anche per queste ragioni, in un primo momento, a Gianfranco Rotondi non venne consentito di usare in Parlamento la denominazione "Democrazia Cristiana": i suoi deputati alla Camera, infatti, costituiscono la componente "Ecologisti Democratici" all'interno del Gruppo misto.

L'ultimo capitolo della vicenda è stato scritto nel novembre 2006, quando venne riconosciuta la DC di Pizza e Di Vuolo come soggetto politico continuatore della Democrazia Cristiana storica, che in realtà non è mai stata formalmente sciolta, in quanto l'unico soggetto titolato a compiere tale atto è il congresso, che in quell'occasione non fu convocato. Rotondi farà uso dell'unico appellativo di Democrazia Cristiana per le Autonomie.

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

La DC Per le Autonomie nasce in origine come Associazione Democrazia Cristiana, fondata dal deputato Gianfranco Rotondi il 25 ottobre 2004 all'interno dell'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro.

L'associazione decide di uscire fuori dal partito democratico-cristiano di centrodestra, costituendosi come formazione politica autonoma il 23 dicembre 2004. Una prima competizione ufficiale l'ha affrontata alle elezioni regionali del 2005, ancora in fase di costituzione e soltanto in alcune regioni.

Il suo primo congresso costitutivo si tiene a Roma il 25 giugno 2005. In quell'occasione viene deliberato di adottare l'attuale denominazione e Rotondi viene confermato segretario politico. Nominati anche Mauro Cutrufo vice segretario, Paolo Cirino Pomicino direttore politico de "La Discussione", Giampiero Catone segretario organizzativo e Franco De Luca responsabile Enti locali.

La prima assemblea nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Il primo vertice nazionale della Democrazia Cristiana per le Autonomie dopo la sua nascita si tiene a Roma nel novembre 2005: all'ordine del giorno ci sono importanti scenari da definire, soprattutto per il progressivo avvicinarsi delle elezioni politiche. Il segretario Rotondi è favorevole all'adesione alla Casa delle Libertà, ma il vertice attende a determinarsi ufficialmente in attesa di futuri risvolti.

Intanto il partito accoglie l'adesione di nuovi affermati esponenti, tra cui il vicepresidente della Camera, Publio Fiori, che il 12 novembre viene eletto presidente del partito. Fiori era un esponente di primo piano di Alleanza Nazionale, in passato esponente della DC; ha lasciato il partito a luglio proprio in seguito alle svolte laiche del leader Gianfranco Fini (fra cui ebbe un peso determinante la decisione di votare 3 sì ai referendum sulla fecondazione assistita, mentre i cattolici erano per l'astensione).

L'adesione alla CdL e l'approdo in Parlamento[modifica | modifica wikitesto]

L'adesione ufficiale alla Casa delle Libertà arriva il 12 gennaio 2006, dopo che il partito aveva già avviato contatti per raggiungere un accordo elettorale con il Nuovo PSI di Gianni De Michelis e presentare una lista unitaria alle elezioni. I movimenti annunciano l'adesione al centrodestra in una conferenza stampa con il Presidente del Consiglio in carica, Silvio Berlusconi, leader della CdL, e nella quale viene presentato il programma elettorale: "Dal Lazio partono 20 sagge proposte per lo sviluppo dell'Italia"[1] realizzato su incarico dell'On.le Massimo Nardi[2]dal dott. Giammario Battaglia,[3], spin doctor della candidatura di Silvio Berlusconi al Premio Nobel per la pace 2010[4].

Il nuovo soggetto punta a rappresentare una "terza identità", un ritorno alle ideologie del passato ritenute ancora valide per la politica attuale. All'indomani delle elezioni, la lista comune "DC-PSI" ottiene 285 000 alla Camera (0,7%) e 190 000 al Senato (0,6%). Grazie alle norme previste dalla legge elettorale appena introdotta, partecipa alla ripartizione dei seggi della Camera in qualità di "miglior perdente" della coalizione (è stata la lista più votata, al di sotto dello sbarramento del 2%).

La DCA elegge quattro deputati: due con la lista DC-PSI, ossia Paolo Cirino Pomicino (che lascia l'incarico di parlamentare europeo) e Massimo Nardi; due ospitati nelle liste di Forza Italia, Francesco De Luca e Giampiero Catone (che nel febbraio 2009 si separa da Rotondi, - quotidiano Il Giornale pag. 12 del 14 febbraio 2009 -.) Al Senato vengono eletti, invece, il segretario Rotondi e Mauro Cutrufo. Tra i candidati non eletti figurava anche il comico italiano Pippo Franco come capolista al Senato nella regione Lazio.

Il partito conquista le presidenze di due gruppi parlamentari: alla Camera dei deputati, Cirino Pomicino ha guidato il gruppo parlamentare "DCA - Nuovo PSI"; al Senato, Cutrufo ha presieduto il gruppo "DCA - PRI - MPA".

A luglio 2006, Publio Fiori viene espulso dal partito, accusato di aver convocato illecitamente un congresso nazionale.

L'adesione al Popolo della Libertà[modifica | modifica wikitesto]

La DCA intensifica i rapporti con la Casa delle Libertà e il suo leader Berlusconi, sostenendo di voler costituire l'anima moderata di un soggetto politico che si ispiri al Partito Popolare Europeo. Il 2 dicembre 2006 partecipa alla manifestazione nazionale contro la Finanziaria varata dal Governo Prodi accanto ai partiti del centrodestra, ad eccezione dell'UDC che intraprende una strada di opposizione autonoma.

A novembre 2007, fallito il tentativo di far cadere il Governo sull'approvazione della Finanziaria 2007, Berlusconi lancia il nuovo partito del Popolo della Libertà, verso il quale la DCA manifesta l'intenzione di aderire. L'ingresso nella DCA nel nuovo soggetto unitario del centro-destra viene poi confermato quando, dopo la caduta del Governo Prodi II e l'istituzione di elezioni anticipate, Berlusconi accelera il processo costituente del PdL in vista della campagna elettorale. Nelle elezioni politiche del 2008, la coalizione PdL-LN-MpA ottiene la maggioranza e la DCA entra nella maggioranza come membro del PdL, in attesa della definitiva nascita del Popolo della Libertà come partito unico. Per sé, il partito elegge tre deputati ed un senatore.

Nel Governo Berlusconi IV, Gianfranco Rotondi viene nominato Ministro per l'Attuazione del programma di governo.

Il Consiglio Nazionale della DCA del 13 dicembre 2008 affida all'ufficio di segreteria la procedura di scioglimento del partito per la costituzione del PdL prevista per la fine di marzo 2009.

Correnti e valori[modifica | modifica wikitesto]

Non sono ravvisabili, all'interno del partito, delle particolari correnti formalmente costituite né tendenze interne di diverso orientamento. La DCA fonda i suoi valori sul Cristianesimo democratico e sulla dottrina sociale della Chiesa cattolica.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Risultati elettorali
Elezione Parlamento Voti  % Seggi
2006[5] Camera
Senato
285.744
190.724
0,74
0,55
4
2

Congressi[modifica | modifica wikitesto]

  • Congresso costituente - Roma, 25 giugno 2005.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Programma politico per Roma 2006 - Giammario Battaglia - Google Libri
  2. ^ Camera dei Deputati - XV legislatura - Deputati - La scheda personale
  3. ^ Giammario Battaglia, Mediatore civile e commerciale ex DM 180/2010
  4. ^ SILVIO BERLUSCONI Nobel per la Pace 2010
  5. ^ Lista comune con il Nuovo PSI

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ennio Canigiani, Nuovi democristiani: attimi fuggenti di una storia infinita - L'esperienza politica della Democrazia Cristiana per le Autonomie di Gianfranco Rotondi, Pistoia, Settegiorni Editore, 2010.
  • Giulio Andreotti, De Gasperi e il suo tempo, Milano, Mondadori, 1956.
  • Pietro Scoppola, La proposta politica di De Gasperi, Bologna, Il Mulino, 1977.
  • Nico Perrone, Il segno della DC, Bari, Dedalo, 2002.
  • sito internet