Partiti politici italiani

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Un partito politico, così come definito dall'Articolo 49 della Costituzione della Repubblica Italiana, rappresenta un'associazione libera di cittadini i quali detengono il diritto di amministrare democraticamente la vita politica nazionale.

Sebbene la carta costituzionale sancisca la necessità della figura del partito, non ne delinea la personalità giuridica né tanto meno formalizza le sue modalità organizzative. Ciò è da sempre elemento di forte dibattito istituzionale ed ha rimarcato la necessità di un'attuazione legislativa al disposto costituzionale.

Storia dei partiti in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia si può parlare di partiti politici moderni a partire dal 1892, quando viene fondato il Partito Socialista Italiano. Sino a quel momento i principali raggruppamenti politici del paese, la Destra storica e la Sinistra storica, non erano classificabili come partiti, ma semplici "cartelli" di notabili, ciascuno con un proprio feudo elettorale, che si riunivano in gruppi a seconda delle proprie idee. Questi due gruppi politici erano considerati i due poli dell'area liberale.
Alla loro sinistra si schieravano i Repubblicani, che rappresentarono l'estrema sinistra parlamentare fino al 1892, e che si organizzarono in vero e proprio partito solo nel 1895.
Questi tre gruppi politici, i liberali, i repubblicani ed i socialisti, si sono sempre considerati gli eredi diretti delle correnti che avevano dato vita al Risorgimento. E in effetti ciascuna di esse si ricollega ad un preciso "Padre della Patria": i liberali a Cavour, i repubblicani a Mazzini ed i socialisti a Garibaldi.

Invece il Partito Socialista Italiano sin dagli inizi si prefigura come partito di massa, la forma partitica che sarà predominante per tutto il Novecento, e viene seguito pochi anni dopo dai movimenti politici cattolici, prima con la Democrazia Cristiana Italiana di Romolo Murri, poi con il Partito Popolare Italiano fondato da don Luigi Sturzo nel 1919. Non a caso entrambi i partiti otterranno notevoli successi elettorali sino all'avvento del fascismo, contribuendo in maniera determinante alla perdita di forza e autorevolezza della vecchia classe dirigente liberale, che non era stata capace di strutturarsi in una forma partitica in grado di affrontare le nuove sfide della società.

Già prima della Prima Guerra mondiale si era costituita l'Associazione Nazionalista Italiana, generalmente detta "Partito Nazionalista", di idee monarchiche e patriottiche.
Nel 1919 si formò la Federazione dei Fasci italiani di combattimento ad opera di Benito Mussolini.
Nel 1921 queste due formazioni politiche si fusero e diedero vita al Partito Nazionale Fascista.

Infine, nel 1921 da una scissione del Partito Socialista nacque il Partito Comunista d'Italia. Al momento della sua fondazione nel 1921 il PCd'I non era diverso dagli altri partiti comunisti europei, molto più piccoli rispetto ai "fratelli" socialisti o socialdemocratici e privi di un radicamento effettivo nelle masse e nella classe proletaria, in quanto prediligevano il ruolo di avanguardia rivoluzionaria tracciato da Lenin nelle sue opere politiche.

Questi tre partiti, il cattolico, il fascista ed il comunista, nati nel breve periodo che intercorre fra la fine della Prima Guerra Mondiale e l'avvento del Fascismo, possono essere considerati la seconda generazione dei partiti italiani, quella dei grandi partiti di massa, tipicamente contraddistinti dai colori: i "bianchi", i "neri" ed i "rossi".

Nel secondo dopoguerra i partiti di massa furono Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano: questa fu una delle peculiarità del sistema politico italiano. Il ruolo fondamentale svolto dal movimento comunista nella Resistenza ha consentito però al PCI di prendere il posto del Partito Socialista come rappresentante della classe operaia e di diventare stabilmente, dopo il 1948, il secondo partito italiano nonché il primo della sinistra. Il PCI ha rappresentato, praticamente in maniera continua, l'opposizione ai governi centristi della DC e a quelli DC-PSI e alleati per più di quarant'anni.

Questa problematica situazione ha condizionato fortemente il sistema politico italiano, perché mentre negli altri Paesi europei la presenza di forti partiti socialisti, socialdemocratici o laburisti, ma sempre privi di legami con l'URSS, consentiva l'alternanza di governo, in Italia la pregiudiziale anticomunista e antisovietica rendeva di fatto impossibile tale alternanza. Questo spiega la permanenza ininterrotta al potere per oltre mezzo secolo della Democrazia Cristiana, il partito sorto dalle ceneri del PPI di don Sturzo, dal Governo Badoglio I al Governo Ciampi. Tuttavia la DC dal 1953 in poi mai ha avuto i voti sufficienti a governare da sola il Paese, a causa del sistema elettorale italiano completamente proporzionale. Questo spiega inoltre il notevole potere che sino al 1992 hanno avuto i piccoli partiti "laici" (Partito Liberale Italiano, erede del liberalismo pre-fascista, Partito Socialista Democratico Italiano, nato dal PSI nel 1947, Partito Repubblicano Italiano), necessari per la formazione di maggioranze parlamentari.

La necessità di accordi continui fra partiti ha portato alla cosiddetta partitocrazia, e cioè l'occupazione, da parte dei partiti, di tutti i gangli dell'amministrazione pubblica, con l'inevitabile corollario di corruzione, nepotismo, inefficienza. Questo, insieme alle crisi delle ideologie e alla fine della guerra fredda, ha portato ad una generale perdita di credibilità e autorevolezza dei partiti, iniziata durante gli anni ottanta con il calo graduale ma inesorabile dei consensi di PCI e DC, e culminati nel crollo successivo all'inchiesta di Mani Pulite del 1992. A questa domanda di rinnovamento proveniente dalla società italiana si deve aggiungere però il deteriorarsi del partito massa, ormai superato: non è un caso che dopo la disgregazione di PCI e DC e la scomparsa del PSI e dei partiti laici le nuove forze politiche emergenti siano movimenti "personali" come Forza Italia, creata nel 1993 dall'imprenditore Silvio Berlusconi, e partiti di protesta come la Lega Nord di Umberto Bossi.

Senza analizzare tutti i partiti sorti negli anni novanta (anche se è necessario evidenziare l'evoluzione del neofascista Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale in Alleanza Nazionale e la evoluzione del PCI nel Partito Democratico della Sinistra, socialisti democratici, con la conseguente scissione della ala euro-comunista, Partito della Rifondazione Comunista) bisogna comunque notare che, a più di dieci anni di distanza dall'apparente crollo della nomenclatura della Prima Repubblica, i partiti italiani con molta difficoltà sono giunti ad un sistema bipolare.

Molti ritengono che il gran numero di partiti della Prima Repubblica fosse dovuto al sistema completamente proporzionale, e per questo si è chiesto di sostituirlo con un maggioritario secco. Ciò è avvenuto solo in parte, in quanto è stato creato un sistema misto con una quota maggioritaria per il 75% dei seggi e il restante assegnato tramite proporzionale. Tuttavia in poco tempo è stato chiaro che in un sistema come quello italiano, caratterizzato da numerosi partiti a forte base regionale e privo di forze politiche paragonabili ai grandi partiti europei, il maggioritario invece che diminuire moltiplicava il numero di partiti: il maggioritario secco infatti spinge alla formazione di coalizioni, nelle quali i partiti piccoli hanno buon gioco nel chiedere un certo numero di seggi sicuri in cambio del proprio appoggio, quasi sempre determinante. Anche l'ultima riforma elettorale del 2006, che restaura un proporzionale, ma che all'atto pratico è un maggioritario a collegio unico, ma elimina le preferenze, conferisce un grande potere alla classe dirigente dei partiti e rende impossibile una penetrazione di essi da parte della società civile.

Nel 1993, il referendum sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ottiene la maggioranza dei voti. La legge nº156 del 26 luglio 2002 abbassa dal 4 all'1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale e abolisce il tetto massimo di spesa per lo Stato.

Nel 2006, dopo l'ultima riforma, si presentarono due coalizioni per le elezioni politiche.

Dopo la caduta del Governo Prodi II, le alleanze sono notevolmente mutate. Alle elezioni politiche del 2008 si sono presentati:

Con le elezioni politiche italiane del 2013 lo schema politico è tornato ad allargarsi. A questa consultazione elettorale, oltre a numerosi altri partiti e movimenti minori, si era presentate cinque principali liste:

Il 16 novembre 2013 il Consiglio Nazionale del Popolo della Libertà e Silvio Berlusconi, approvano la sospensione delle attività del PdL e il rilancio di Forza Italia[1], al nuovo partito però non aderiscono le cosiddette Colombe del PdL, la corrente guidata da Angelino Alfano[2], che forma il Nuovo Centrodestra[3] continuando a sostenere il Governo Letta.

Per l'evoluzione del sistema coalizionale, vedi Coalizioni politiche italiane.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grafico delle elezioni politiche italiane.

I partiti attuali[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggiori[modifica | modifica sorgente]

L'introduzione di clausole di sbarramento sia per le elezioni politiche ad opera della Legge Calderoli del 2005, sia per le elezioni europee grazie ad un emendamento alla legge elettorale votato nel 2009, ha notevolmente semplificato il quadro partitico italiano, che aveva conosciuto un'esplosione della frammentazione durante il periodo di vigenza della Legge Mattarella.

Ad oggi i partiti che hanno ottenuto rappresentanza nel Parlamento Italiano sono:

Partiti presenti al Parlamento Europeo[modifica | modifica sorgente]

Altri partiti non presenti in Parlamento[modifica | modifica sorgente]

Partiti locali e regionali[modifica | modifica sorgente]

Flag of Valle d'Aosta.svg Valle d'Aosta[modifica | modifica sorgente]

Piemonte Bandiera.png Piemonte[modifica | modifica sorgente]

Flag of Lombardy.svg Lombardia[modifica | modifica sorgente]

Flag of Liguria.svg Liguria[modifica | modifica sorgente]

  • Movimento Indipendentista Ligure
  • Nuova Democrazia Cristiana Ligure

Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia[modifica | modifica sorgente]

Flag of Veneto.svg Veneto[modifica | modifica sorgente]

Flag of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige[modifica | modifica sorgente]

Provincia di Trento[modifica | modifica sorgente]
Provincia di Bolzano[modifica | modifica sorgente]

Emilia-Romagna-Bandiera.png Emilia-Romagna[modifica | modifica sorgente]

Flag of Tuscany.svg Toscana[modifica | modifica sorgente]

  • Movimento Autonomista Toscano
  • Toscana Granducale

Flag of Marche.svg Marche[modifica | modifica sorgente]

Flag of Lazio.svg Lazio[modifica | modifica sorgente]

Flag of Umbria.svg Umbria[modifica | modifica sorgente]

Flag of Abruzzo.svg Abruzzo[modifica | modifica sorgente]

  • Rialzati Abruzzo!
  • Lista Teodoro

Flag of Molise.svg Molise[modifica | modifica sorgente]

  • Costruire Democrazia

Flag of Campania.svg Campania[modifica | modifica sorgente]

  • Autonomia Sud - Noi per il Sud
  • Forza Campania
  • Movimento Arancione
  • Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista

Flag of Basilicata.svg Basilicata[modifica | modifica sorgente]

  • Popolari Uniti
  • Comunità Lucana
  • Realtà Italia

Flag of Apulia.svg Puglia[modifica | modifica sorgente]

Flag of Calabria.svg Calabria[modifica | modifica sorgente]

  • Autonomia e Diritti

Sicilian Flag.svg Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Flag of Sardinia.svg Sardegna[modifica | modifica sorgente]

Partiti storici[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L’addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  2. ^ Il gran rifiuto di Alfano: «Non aderiamo a Forza Italia, pronti i nuovi gruppi»
  3. ^ Berlusconi lancia Forza Italia E Alfano il Nuovo Centrodestra