Vittorio Sgarbi

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Sgarbi durante la presentazione di una mostra nel 2007

Vittorio Sgarbi (nome completo Vittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi; Ferrara8 maggio 1952) è un critico d'arte, politico e scrittore italiano.

Indice

Biografia

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Dopo una giovinezza turbolenta (partecipò alla contestazione giovanile del Sessantotto tra le file degli anarchici), si laureò in filosofia e iniziò ad occuparsi di arte, diventando ispettore della sovrintendenza ai beni storici e artistici in Veneto.

Il suo personaggio nacque e si affermò soprattutto come ospite della trasmissione televisiva Maurizio Costanzo Show, durante la quale alternava apprezzate lezioni d'arte a violente aggressioni verbali nei confronti degli altri ospiti. Il suo comportamento lo elevò a protagonista della trash TV, invitato e ricercato dalle emittenti televisive come mezzo per aumentare gli ascolti.

Nel 1989, già incriminato per "interessi privati in atti d'ufficio", assurse all'onore dei rotocalchi quando augurò la morte al suo maestro Federico Zeri nel corso d'una puntata del programma di Costanzo. Secondo Sgarbi, Zeri ne aveva infatti preteso il licenziamento perché convinto della sua colpevolezza riguardo alle accuse della contessa trevigiana Pia Bressanin della Rovere. La Bressanin affermò che Sgarbi l'aveva indotta a consegnargli un quadro di Giovanni Agostino da Lodi (La cena di Emmaus) che il critico d'arte aveva riconosciuto nel Museo civico Luigi Bailo di Treviso, a cui la contessa l'aveva affidato anni prima. Secondo la donna, Sgarbi - allora funzionario alla Sovrintendenza ai Beni artistici e culturali del Veneto - le aveva rivelato che la tela era in pessimo stato e necessitava di un restauro; essendo però il costo dell'operazione assai alto, Sgarbi avrebbe convinto la nobildonna a vendergli l'opera. La contessa affermò di avere ricevuto da Sgarbi solo 8 milioni invece dei 25 pattuiti. L'accusa sosteneva inoltre che Sgarbi avesse taciuto l'intera operazione alle autorità competenti. Il critico da parte sua negò decisamente che vi fosse stata una sua qualsiasi omissione.

Carriera politica

Politico spesso incline a cambiare idea e schieramento (alcuni lo hanno definito "il più grande trasformista d'Italia"),[1] nel 1990 si candida senza successo a sindaco di Pesaro per il Partito Comunista Italiano. Qualche mese dopo diventa consigliere comunale di San Severino Marche (con il Partito Socialista Italiano) e quindi nel 1992 primo cittadino, sostenuto dalla Democrazia Cristiana e dal Movimento Sociale Italiano.

Sempre nel 1992 è deputato nazionale per il Partito Liberale Italiano; successivamente si avvicina al Partito Radicale di Marco Pannella, con cui sarà alleato nelle coalizioni guidate da Silvio Berlusconi nel 1994 e nel 1996.

Il 7 aprile 1995 legge al TG5 una lettera sui «veri colpevoli» dell'assassinio di don Pino Puglisi, senza rivelare le generalità dell'autore e attribuendola ad un sedicente amico del sacerdote assassinato; la missiva accusava il procuratore Giancarlo Caselli di essere il mandante dell'omicidio e Leoluca Orlando e Michele Santoro di esserne gli esecutori materiali. Secondo quanto riportato da Marco Travaglio, Caselli in vita sua non conobbe mai don Puglisi;[2] in virtù di ciò Sgarbi fu condannato per diffamazione in primo e secondo grado (intervenuta la prescrizione prima della sentenza di Cassazione).[3]

Il 21 marzo del 1999 nasce il movimento I Liberal Sgarbi-I libertari. Nello stesso anno passa a Forza Italia, con cui diventa sottosegretario ai Beni culturali dal 2001 al giugno del 2002, allorché l'incarico gli viene revocato dal Consiglio dei Ministri a causa di numerose polemiche e tensioni con l'allora ministro Giuliano Urbani, fra cui l'accusa di far aprire fuori orario i musei per consentire ai suoi amici di visitarli. All'accusa Sgarbi replicherà che il suo era da considerare un dovere ispettivo d'ufficio, senza che egli potesse essere accusato legittimamente di "interesse privato in atti d'ufficio".

Parallelamente alla sua attività politica, continua ad occuparsi di arte, commentando in videocassetta alcune delle opere dei più importanti pittori e scrivendo numerosi saggi e libri specializzati. I titoli più rilevanti da lui pubblicati sono Carpaccio (1979), I capolavori della pittura antica (1984), La stanza dipinta (1989), Davanti all'immagine (1990, vincitore del Premio Bancarella), Onorevoli fantasmi (1994), Lezioni private (1995), Lezioni private 2 (1996), Davanti all'immagine (2005), Ragione e passione. Contro l'indifferenza (2006).

Personaggio televisivo grintoso (si è autodefinito "polemista"), oltre alle partecipazioni al "Maurizio Costanzo Show" ha condotto per anni la sua rubrica personale Sgarbi Quotidiani; famosa è la puntata in cui per protesta rimase in silenzio per 15 minuti (l'intera durata della trasmissione). Successivamente fonda in vista delle elezioni europee del 2004 la lista "Liberal Sgarbi", che si allea col Partito Repubblicano Italiano ma che ottiene nelle consultazioni del 2004 solo lo 0,7% dei voti.

Nel 2005 abbandona la Casa delle Libertà e passa all'Unione. Propone la propria candidatura in vista delle elezioni primarie della coalizione di centrosinistra, ma deve successivamente ritirarsi in base alla regola che vietava la partecipazione alle primarie a chi avesse avuto incarichi politici nelle ultime due legislature guidate da Berlusconi. Alle elezioni politiche del 2006 decide di candidarsi con la Lista Consumatori che appoggia la coalizione di centrosinistra, senza essere tuttavia eletto.

Nel 2006 si candida a sindaco di Milano, ma successivamente stipula un accordo con la candidata della Casa delle Libertà Letizia Moratti, che prevede il ritiro propria candidatura. Dopo la vittoria dell'ex ministro dell'istruzione ottiene l'incarico di assessore alla cultura di Milano. Collaborerà attivamente per la candidatura di Milano per l'Expo 2015, poi risultata vincente. Nel maggio 2008 la nomina ad assessore gli viene revocata dal sindaco Moratti.[4]

Militanze

Vittorio Sgarbi ha avuto strette collaborazioni con:

Controversie

  • Vittorio Sgarbi si è reso famoso anche per l'irascibilità che contraddistinse diversi diverbi, talora sfociati in aggressive invettive, con altri personaggi televisivi.

Agli inizi della sua carriera, tra le controversie più note in ambito televisivo, ci fu una lunga discussione con Mike Bongiorno, che presto degenerò in una lite verbale tra i due intrattenitori [5], e la lite che coinvolse Sgarbi e Roberto D'Agostino, durante un programma di Giuliano Ferrara[6]: in questa occasione, dopo essere stato provocato da Sgarbi che gli gettò addosso dell'acqua, D'Agostino arrivò a schiaffeggiarlo.

Nel 1996, dopo la sconfitta alle elezioni nella circoscrizione del Veneto, Sgarbi reagì violentemente dichiarando[7]:

« [Gli elettori veneti] Sono dei deficienti. Egoisti. Stronzi. Destrorsi. Unti. Razzisti. Evasori. Hanno scelto la Lega? Complimenti. Risultato: si ritrovano a essere governati dai meridionali democristiani e dai comunisti. (...) Voglio fare un'Antilega al Sud, incitando i meridionali a non comprare più prodotti veneti. Questi qui ormai coltivano il razzismo puro. Questa gente non è stupida. È peggio: ignorante e plebea. Il concetto di fondo è: questi elettori sono tutti delle teste di cazzo »

Continuativi diverbi ebbero inoltre luogo tra Sgarbi e il Trio Medusa, un gruppo di tre inviati della trasmissione televisiva Le Iene, i quali cercavano di contattare l'allora Sottosegretario ai Beni Culturali per discutere il suo assenteismo in Parlamento o altri comportamenti ambigui. La vicenda ebbe anche risvolti giudiziari: il 19 marzo 2002 Sgarbi comunicò di aver querelato i conduttori del programma, per diffamazione, richiedendo oltre cinquantuno milioni di euro di danni. Nello stesso periodo Sgarbi si è reso noto anche per una rissa con un inviato della trasmissione Striscia la Notizia, Valerio Staffelli, che intendeva consegnarli il Tapiro[8].

Nel 2006 ebbero luogo nuove colluttazioni televisive, con il giornalista Milo Infante (nel corso della trasmissione Notti sul ghiaccio), con l'on. Alessandra Mussolini [9][10] e, nell'anno successivo, con Alessandro Cecchi Paone[11].

Sgarbi ebbe anche vari scontri verbali con il giornalista Piero Ricca, il quale considerò illegale la sua presenza in ambito politico a causa della sua condanna per truffa aggravata allo Stato quando era sovrintendente ai beni artistici della regione Veneto[12] e lo criticò anche per aver definito il magistrato anti-mafia Gian Carlo Caselli "verme infetto"[13]. Tutto questo innescò varie forti discussioni tra i due.

Nondimeno nel dicembre 2007 descrisse il politico Bondi come un incrocio tra Don Abbondio e Massimo Boldi, scatenando la sua reazione in una puntata di Porta a Porta[14].

Durante la puntata dell'1 maggio 2008 di AnnoZero, la trasmissione condotta da Michele Santoro, Sgarbi ha vivacemente polemizzato con lo stesso Santoro e soprattutto con il giornalista Marco Travaglio, al quale ha anche rivolto diversi insulti nel corso della trasmissione.

  • Fino ad anni recenti, Sgarbi si è sempre dichiarato ateo e figura in una lista di non credenti del sito dell'UAAR; in una recente apparizione a Markette, programma condotto da Piero Chiambretti, ha attaccato Alessandro Cecchi Paone per le sue critiche alla Chiesa ed arrivando a definirlo "ateo bastardo" ed "ateo fasullo", pur ribadendo la sua distanza dal cattolicesimo[15]; più recentemente, in una puntata della trasmissione "Confronti" condotta da Gigi Moncalvo, Sgarbi ha invece dichiarato di "essere fiero di essere cattolico", alla presenza dello stesso Cecchi Paone: la posizione di Sgarbi pare così essere diventata simile a quella cristianista e filo-cattolica.

Condanne giudiziarie

Nel 1996, con sentenza definitiva della Pretura di Venezia, è stato condannato a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni culturali, con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto. Condannato a pagare un indennizzo fissato dalla corte, il critico d'arte si giustificò affermando che la sua assenza dall'ufficio dipendeva dall'impegno per la redazione d'un catalogo d'arte.[16]

Il 14 agosto 1998, dopo la morte di Luigi Lombardini, in un'intervista a Il Giornale ne attribuisce la responsabilità alle «inchieste politiche di Caselli [...] uomo di Violante», in quanto «il suicido di Lombardini ha evidenziato la natura esclusivamente politica dell'azione di Caselli e i suoi» che «impudentemente frugano nella sua tomba [...] sul suo cadavere»; il 17 agosto, ignorando i ringraziamenti dell'avvocato di Lombardini per la correttezza tenuta da Caselli nella conduzione dell'interrogatorio nonché il positivo pronunciamento del CSM in merito, ne chiede «l'immediato arresto» nonché la «sospensione dal servizio e dallo stipendio». Alla successiva querela, l'intervistatore Renato Farina ed il direttore Mario Cervi scelgono il patteggiamento, mentre Sgarbi la via del processo; ad una delle udienze «non si presenta in Tribunale (a Desio) dicendo di essere a Bologna per un altro processo; il giudice telefona a Bologna e scopre che lì Sgarbi ha fatto lo stesso sostenendo di essere a Desio».[17] Per queste affermazioni nel 1998 verrà condannato dalla Cassazione per diffamazione aggravata sulle indagini del pool antimafia di Palermo, guidato da Gian Carlo Caselli, oltre a 1.000 € di multa.

Da questo pronunciamento si origina un'altra polemica sull'interpretazione della sentenza, che viene diffusa dai media italiani come una condanna per aver definito le indagini "politiche",[18] esercitando il suo diritto di critica e provocando le forti reazioni e prese di posizione da parte di Francesco Cossiga, Ettore Randazzo, Fabrizio Cicchitto e Niccolò Ghedini. Questa ricostruzione viene duramente contestata da Marco Travaglio perché «criticare significa affermare che un'inchiesta è infondata, una sentenza è sbagliata. Ma sostenere che un PM e l'intera sua Procura sono al servizio di un partito, agiscono per finalità politiche, usano la mafia contro lo stato, non è criticare: è attribuire una serie di reati gravissimi, i più gravi che possa commettere un magistrato».[19]

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

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