Susanna Agnelli

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Susanna Agnelli
Susanna Agnelli Sindaco di Monte Argentario (anni 80).

Susanna Agnelli
Sindaco di Monte Argentario (anni 80).


Ministro degli Affari Esteri
Durata mandato 17 gennaio 1995 –
17 maggio 1996
Presidente Lamberto Dini
Predecessore Antonio Martino
Successore Lamberto Dini
on. Susanna Agnelli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Torino
Data nascita 24 aprile 1922
Luogo morte Roma
Data morte 15 maggio 2009
Partito Partito Repubblicano Italiano
Legislatura VII, VIII
Collegio Como
Incarichi parlamentari
  • Segretario della 14ª Commissione (Igiene e Sanità Pubblica) dal 27 luglio 1976 al 26 luglio 1978 e dal 27 luglio 1978 al 19 giugno 1979
  • Segretario della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla fuga di sostanze tossiche avvenuta il 19 luglio 1976 nello stabilimento ICMESAe sui rischi potenziali per la salute e per l'ambiente derivanti da attività industriali dal 28 luglio 1977 al 20 settembre 1977
  • Componente della 14ª Commissione (Igiene e Sanità Pubblica) dal 5 luglio 1976 al 19 giugno 1979, dall'11 luglio 1979 al 29 aprile 1980 e dal 5 ottobre 1982 al 28 dicembre 1982
  • Componente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla fuga di sostanze tossiche avvenuta il 19 luglio 1976 nello stabilimento ICMESAe sui rischi potenziali per la salute e per l'ambiente derivanti da attività industriali dal 27 luglio 1977 al 19 giugno 1979
  • Componente della Rappresentanza Italiana all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa dal 6 ottobre 1976 al 19 giugno 1979
  • Componente della 2ª Commissione (Interni) dal 16 luglio 1981 al 28 dicembre 1982
  • Componente della 3ª Commissione (Esteri) dal 29 aprile 1980 al 16 luglio 1981
  • Componente della 8ª Commissione (Istruzione e Belle Arti) dal 28 dicembre 1982 all'11 luglio 1983
  • Componente della Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi dall'11 agosto 1979 al 21 settembre 1981
  • Componente della Sottocommissione Permanente per l'Accesso dal 19 settembre 1979 al 22 settembre 1981
  • Componente della Commissione di Vigilanza sulla Biblioteca dal 20 giugno 1979 all'11 luglio 1983
  • Componente della Commissione di Vigilanza sui Servizi di Documentazione dal 20 giugno 1979 all'11 luglio 1983
sen. Susanna Agnelli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito Partito Repubblicano Italiano
Legislatura IX, X
Gruppo Repubblicano
Circoscrizione Piemonte
Susanna Agnelli
Bandiera europea
Unione europea
Partito Partito Repubblicano Italiano
Legislatura I
Gruppo ELD
Circoscrizione Italia nordoccidentale
Pagina istituzionale

Susanna Agnelli (Torino, 24 aprile 1922Roma, 15 maggio 2009) è stata un'imprenditrice, politica e scrittrice italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Susanna era figlia di Edoardo Agnelli e di Virginia Bourbon del Monte, e sorella di Gianni Agnelli. È stata un'esponente di spicco della storica famiglia torinese proprietaria della FIAT, la principale azienda automobilistica italiana. Durante la seconda guerra mondiale entra nella Croce Rossa per portare il suo aiuto sulle navi che trasportano i soldati feriti.

Alla fine della guerra Suni, come la chiamavano in famiglia, sposa il conte Urbano Rattazzi (Genova, 28 gennaio 1918 - Milano, 28 giugno 2012[1][2]), da cui ha sei figli (Ilaria, Samaritana, Cristiano, Delfina, Lupo e Priscilla) e dal quale divorzierà nel 1975. Dal 1974 al 1984 è sindaco del comune di Monte Argentario. Nel 1976 viene eletta deputato e nel 1979 eurodeputato (dimettendosi nel 1981) e nel 1983 senatore nelle liste del Partito Repubblicano Italiano.

È stata sottosegretario agli Esteri dal 1983 al 1991 sotto varie presidenze del Consiglio. Tra il 1995 e il 1996, ha ricoperto il ruolo di Ministro degli Esteri, divenendo quindi la prima donna nella storia italiana ad accedere al dicastero che ha sede alla Farnesina. In quel ruolo ha iniziato la battaglia, in seno alle Nazioni Unite, contro la diplomazia degli Stati Uniti d'America per impedire la riforma del Consiglio di Sicurezza[3] che avrebbe portato di fatto all'esclusione dell'Italia dal consesso dei grandi del mondo. Sarà poi il suo successore Lamberto Dini a completare vittoriosamente quella battaglia.

Eletta alle elezioni europee del 1979 per le liste del PRI, è stata membro della Commissione per le relazioni economiche esterne. Ha aderito al gruppo parlamentare liberaldemocratico. È rimasta in carica fino all'ottobre 1981. Negli anni ottanta è stata l'unico membro italiano della Commissione mondiale per l'ambiente e lo sviluppo, il cui rapporto è noto, dal nome della sua presidente, come Rapporto Brundtland.

L'attività di scrittrice[modifica | modifica sorgente]

Scrittrice e memorialista, viene ricordata soprattutto per la sua autobiografia intitolata Vestivamo alla marinara (dove si trova la nota frase della governante Miss Parker: "Don't forget you are an Agnelli") che è stata un best seller in Italia e all'estero (Premio Bancarella 1975). Tra gli altri titoli si ricordano: Questo libro è tuo (1993) , Ricordati Gualeguaychu (1982) e Addio, addio mio ultimo amore (1985). Per molti anni ha curato una rubrica di posta intitolata Risposte private sul settimanale Oggi.

La presidenza di Telethon[modifica | modifica sorgente]

Susanna Agnelli è stata presidente del Comitato Telethon onlus dal 1990, anno in cui la nota maratona benefica è arrivata in Italia, sino alla morte; le è succeduto Luca Cordero di Montezemolo, designato dalla "Signora" quando ancora era in vita.

In occasione della Maratona Telethon 2009, l'associazione culturale "Il Melabò", in collaborazione con l'UILDM di Lecco (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), ha organizzato, l'11 dicembre alle ore 21, presso l'Auditorium "Casa dell'Economia" della Camera di Commercio di Lecco, uno spettacolo in ricordo di Susanna Agnelli, dal titolo "Fiori bianchi per Te...lethon", viaggio poetico-musicale fra solidarietà umanitaria e ricerca scientifica". Testi di Giuseppe Leone e Roberto Zambonini.

La Fondazione Il Faro[modifica | modifica sorgente]

Susanna Agnelli ha dato vita alla Fondazione Il Faro [1997], che ha poi presieduto sino alla morte, con la finalità di accogliere, formare e inserire nel mondo del lavoro giovani in difficoltà. Il Faro ha sede in Roma [Via Virginia Agnelli, 21] e realizza ogni anno corsi di formazione professionale per oltre 200 giovani prevalentemente immigrati.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Muore a Roma il 15 maggio 2009 al Policlinico Agostino Gemelli dove era ricoverata da oltre un mese per un grave trauma femorale dovuto ad una caduta accidentale in casa. Il rito funebre si è tenuto in forma privata nella chiesa del Convento della Presentazione al Tempio, più semplicemente detto Convento dei Passionisti di Monte Argentario. Per sua espressa volontà, la sua salma è stata cremata e le ceneri sparse in mare in un giorno di tempesta[4].

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Vestivamo alla marinara, Milano, A. Mondadori, 1975.
  • Gente alla deriva, con Giuliano Zincone, Milano, Rizzoli, 1980.
  • Ricordati Gualeguaychú, Milano, A. Mondadori, 1982.
  • Addio, addio mio ultimo amore, Milano, A. Mondadori, 1985.
  • Questo libro è tuo, Milano, A. Mondadori, 1993. ISBN 88-04-37902-2.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze italiane[modifica | modifica sorgente]

Dama di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— 21 maggio 1996[5]

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Membro Onorario del Xirka Ġieħ ir-Repubblika (Malta) - nastrino per uniforme ordinaria Membro Onorario del Xirka Ġieħ ir-Repubblika (Malta)
— 28 dicembre 1995

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dalla Ferrania all' Ifil, addio a Urbano Rattazzi, Corriere della Sera, 30 giugno 2012. URL consultato il 28 luglio 2013.
  2. ^ Urbano Rattazzi, findagrave.com. URL consultato il 27 luglio 2012.
  3. ^ All'ONU siamo in zona retrocessione, Panorama. URL consultato il 19 maggio 2009.
  4. ^ Le ultime volontà controcorrente di Susanna Agnelli, Terni in rete. URL consultato il 19 maggio 2009.
  5. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Ministro degli esteri della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Antonio Martino 1995 - 1996 Lamberto Dini
Predecessore Presidente Telethon Successore
1990 - 2009 Luca Cordero di Montezemolo

Controllo di autorità VIAF: 62339694 LCCN: n80117014 SBN: IT\ICCU\CFIV\022848