Giovannino Guareschi
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| « Arrivato sul finire del 1963, tiro le somme e mi accorgo che, mentre io continuo ad avere soltanto due anni in meno di mia moglie, mio figlio e mia figlia sono arrivati ad avere rispettivamente 32 e 35 anni meno di me. Cosa che, anche solo dieci anni fa, era profondamente diversa. » | |
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(Giovannino Guareschi)
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Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi (Roccabianca, 1º maggio 1908 – Cervia, 22 luglio 1968) è stato uno scrittore e giornalista italiano, oltre che caricaturista e umorista. È uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo: oltre 20 milioni di copie[1].
La sua creazione più famosa è Don Camillo, il robusto parroco che parla col Cristo dell'altare maggiore. Il suo antagonista è il sindaco comunista del paese (nella trasposizione cinematografica Brescello, nella Bassa reggiana), l'agguerrito Peppone, diviso tra il lavoro nella sua officina e gli impegni della politica.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Primi anni
Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi (Guareschi scherzava sempre sul fatto che un omone come lui fosse stato battezzato come "Giovannino") nacque a Fontanelle, frazione di Roccabianca, il 1° maggio 1908, in una famiglia della classe media. Il padre, Primo Augusto Guareschi, era commerciante, mentre la madre, Lina Maghenzani, era la maestra elementare del paese.
Finite le scuole superiori, si iscrisse all'Università di Parma. Riuscì ad entrare nel Convitto «Maria Luigia» di Parma, un'istituzione che offriva vitto e alloggio agli studenti universitari in difficoltà economiche. Qui conobbe, nel 1922, Cesare Zavattini. L'incontro fu decisivo per lo sviluppo della sua tecnica e della sua arte.
Nel 1925 l'attività del padre fallì e Guareschi non poté più continuare gli studi. Dopo aver provato alcuni lavori saltuari, entrò alla Gazzetta di Parma, come correttore di bozze, chiamato da Zavattini, caporedattore del quotidiano.
Nel 1931 iniziò come aiuto-cronista al quotidiano Corriere Emiliano, con un contratto di collaborazione fissa. Alla fine dell'anno andò a vivere da solo, in Borgo del Gesso. Aveva ventitré anni. In poco tempo diventò cronista, poi capo-cronista; scriveva articoli, novelle, rubriche e disegni (anche politici).
Nel 1934 partì per il servizio militare a Potenza, dove frequentò il corso allievi ufficiali. L'anno dopo i proprietari del Corriere lo licenziarono per esubero di personale.
Finito il corso, nel 1936 venne trasferito a Modena, dove in maggio fu promosso sottotenente di complemento. Poi ricevette un'altra proposta da Cesare Zavattini, che nel frattempo si era trasferito a Milano: quella di entrare in un giornale umoristico che stava per nascere.
[modifica] Il «Bertoldo» (1936-1943)
Finito il servizio militare, Guareschi si trasferì a Milano, andando a vivere con la fidanzata Ennia Pallini in un monolocale in via Gustavo Modena. Nel 1938 la coppia trovò un appartamento più grande in via Ciro Menotti.
Dal 1936 al 1943 Guareschi fu redattore capo di una rivista satirica destinata a un'ampia notorietà, il quindicinale Bertoldo, rivista satirica edita da Rizzoli e diretta da Cesare Zavattini. Il primo numero apparve nelle edicole il 14 luglio 1936, giorno dedicato a san Camillo de Lellis. Guareschi vi collaborò inizialmente in qualità di illustratore.
Si trattava di una nuova rivista, pungente (pur nell'ambito del regime) e diretta a strati sociali medio-alti, in concorrenza con il popolarissimo bisettimanale Marc'Aurelio. Vi collaborarono importanti giornalisti ed illustratori del tempo. Dopo la partenza di Cesare Zavattini, a causa di forti contrasti interni, la direzione venne affidata a Giovanni Mosca, con Giovannino Guareschi capo redattore (febbraio 1937).
In capo a tre anni la rivista divenne settimanale, con tirature di 500-600 mila copie, e primo tra tutti i giornali umoristici.[2]
Fedele al suo carattere di bastian contrario, Guareschi, contrapponendosi alla dilagante moda del momento che voleva, anche sul Bertoldo, ubiquitarie illustrazioni di eleganti figure femminili, iniziò a disegnare la serie delle vedovone, grasse e per nulla sensuali donne d'Italia.
Nel 1938, come molti altri intellettuali e politici italiani,[3][4] (tra cui Giorgio Almirante, Piero Bargellini, Giorgio Bocca, Amintore Fanfani, Mario Missiroli, Ardengo Soffici), vide il suo nome[5] pubblicato su alcuni giornali dell'epoca come sostenitore delle Leggi razziali fasciste. È comunemente sostenuto che la lista sia stata compilata dal governo fascista e quindi Guareschi, come gli altri, non abbia dato il suo consenso. Tuttavia la pubblicazione del suo nome sui giornali fascisti ha dato origine a una polemica politica che non si è ancora conclusa.[6][7]
Il protrarsi della seconda guerra mondiale portò alla chiusura del Bertoldo nel settembre 1943, dopo un bombardamento anglo-americano che coinvolse la sede della Rizzoli.
Durante la guerra Guareschi - penna pungente e pronta ad attaccare senza paura o riverenza i bersagli che più gli sembravano meritevoli di critica - insultò sotto l'effetto di una sbornia Benito Mussolini e venne arrestato.[8] Nel 1943 venne arruolato nell'esercito, il che apparentemente lo aiutò ad evitare problemi con le autorità fasciste. Finì come ufficiale di artiglieria.
Quando l'Italia firmò l'armistizio con le truppe Alleate egli si trovava in caserma ad Alessandria. Rifiutò come molti altri di disconoscere l'autorità del Re e fu quindi arrestato e inviato nei campi di prigionia di Częstochowa e Benjaminovo in Polonia e poi in Germania a Wietzendorf e Sandbostel per due anni, assieme ad altri soldati italiani: gli IMI (Internati Militari Italiani). Qui compose La Favola di Natale, racconto musicato di un sogno di libertà nel suo Natale da prigioniero. In seguito descrisse questo periodo in Diario Clandestino.
[modifica] «Candido» (1945-1957)
Dopo la guerra Guareschi fece ritorno in Italia e fondò una rivista indipendente con simpatie monarchiche, il Candido, settimanale del sabato.
Nella rivista, insieme ad altre famose penne della satira italiana, curava numerose rubriche tra cui quella a firma "Il Forbiciastro" che spigolava nella cronaca spicciola italiana.
Dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, iniziò ad appoggiare la Democrazia Cristiana per la sua profonda fede cattolica e per il suo fervente anticomunismo.
[modifica] I "trinariciuti"
Guareschi criticò e rese oggetto di satira i comunisti nella sua rivista: famosissime le sue vignette intitolate "Obbedienza cieca, pronta e assoluta", dove sbeffeggiava i militanti comunisti che lui definiva trinariciuti (la terza narice aveva un duplice scopo: serviva a far defluire la materia cerebrale e a far entrare direttamente le direttive del partito), i quali prendevano alla lettera le direttive che arrivavano dall'alto, nonostante i chiari errori di stampa.
Per la celebre prima vignetta del compagno con tre narici, Togliatti lo insultò con l'appellativo di "tre volte idiota moltiplicato tre" durante un comizio.
Per tutta risposta Guareschi scrisse su Candido: "Ambito riconoscimento"[9]
[modifica] Le elezioni del 1948 e il contributo di Guareschi
Nelle elezioni politiche del 1948 Guareschi s'impegnò moltissimo affinché fosse sconfitto il Fronte Democratico Popolare (alleanza PCI-PSI).
Molti slogan, come "Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no", e il manifesto con lo scheletro di un soldato dietro i reticolati russi, che dice "100.000 soldati italiani non sono tornati dalla Russia. Mamma, votagli contro anche per me", uscirono dalla sua mente fervida[10].
Anche dopo la vittoria della DC e dei suoi alleati, Guareschi non abbassò certo la sua penna: anzi criticò anche la Democrazia Cristiana, che a suo parere non seguiva i principi cui si era ispirata. In particolare prese una radicale posizione di contrarietà verso i governi di centrosinistra, ovvero verso quell'alleanza tra DC e PSI che, a partire dalla metà degli anni sessanta, doveva improntare per oltre un decennio la politica italiana.
[modifica] Le vicende Einaudi e De Gasperi
Nel 1950 fu condannato con la condizionale ad otto mesi di carcere nel processo per vilipendio al Capo dello Stato, Luigi Einaudi, che era stato bonariamente preso in giro in quanto permetteva che sulle etichette dei vini di sua produzione venisse messa in evidenza la sua carica pubblica di "presidente". Guareschi non era l'autore materiale della vignetta (l'autore fu Carletto Manzoni), ma fu condannato in quanto direttore responsabile di Candido.
Nel 1954 Guareschi venne nuovamente accusato di diffamazione per avere pubblicato sul Candido due lettere di Alcide De Gasperi risalenti al 1944, in una delle quali De Gasperi (che sarebbe divenuto Presidente del Consiglio nel dopoguerra) avrebbe chiesto agli Alleati anglo-americani di bombardare la periferia di Roma allo scopo di demoralizzare i collaborazionisti dei tedeschi.
Guareschi si era mosso con grande cautela. Prima di pubblicarle, aveva sottoposto le lettere addirittura ad una perizia calligrafica del Tribunale di Milano. Durante il dibattimento, l'avvocato difensore chiese ai giudici di sottoporre le lettere ad una perizia, ma il Collegio giudicante respinse l'istanza motivandola così: «le richieste perizie chimiche e grafiche si appalesano del tutto inutili, essendo la causa sufficientemente istruita ai fini del decidere» [11].
In pratica, le uniche prove accettate furono le parole di De Gasperi, che ovviamente dichiarò che quelle lettere erano assolutamente false.[12] Non accolse neppure numerose prove testimoniali prodotte dalla difesa di Guareschi (tra cui anche uomini vicini allo stesso De Gasperi, come l'onorevole Giulio Andreotti[senza fonte]).
Guareschi fu condannato in primo grado a dodici mesi di carcere. Non presentò ricorso in appello poichè ritenne di avere subito un'ingiustizia:
| « No, niente Appello. Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (...) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stato dato ingiustamente.[11] » |
Divenuta esecutiva la sentenza, alla pena fu accumulata anche la precedente condanna ricevuta nel 1950 per vilipendio al Capo dello Stato.
Guareschi venne recluso nel carcere di San Francesco del Prato a Parma, dove rimase per 409 giorni, più altri sei mesi di libertà vigilata ottenuta per buona condotta. Sempre per coerenza, rifiutò in ogni momento di chiedere la grazia. Guareschi è stato il primo giornalista della Repubblica Italiana a scontare interamente una pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa.
Nel 1956 la sua condizione fisica si era deteriorata ed iniziò a trascorrere lunghi periodi a Cademario in Svizzera per motivi di salute.
[modifica] Gli ultimi anni
Nel 1957 si ritirò da direttore del Candido rimanendo tuttavia un collaboratore della rivista.
Il 1961 fu un anno nefasto. Nel giugno 1961 fu colto da infarto, da cui si riprese con fatica; lo stesso anno il Candido chiuse le pubblicazioni.
Guareschi ricevette l'invito da parte di Nino Nutrizio a collaborare col suo quotidiano, il milanese La Notte. Guareschi rispose favorevolmente:
| « Ritengo «La Notte» l'ultima isola di resistenza rimasta in campo nemico e mi auguro, come italiano, come giornalista e come amico, che tu possa ancora resistere ai «liberatori» di Milano. » |
Continuò a collaborare a vari periodici con disegni e racconti.
Nel 1968 gli fu riproposta la direzione del Candido da parte di Giorgio Pisanò, ma morì prima di poter ricominciare a causa di un attacco cardiaco.
[modifica] Guareschi ed il potere
Il rapporto di Guareschi con il potere ha sempre dato adito a controversie. Quello che è certo è che il suo carattere irruente e sanguigno gli abbia procurato sovente dei guai con le istituzioni. Non c'è dubbio che egli dovette sopportare da un lato l'ostracismo della sinistra, dall'altro l'assoluta mancanza di riconoscenza da parte di chi la sua penna aveva spesse volte enormemente favorito.
Nel periodo delle vicende giudiziarie, a titolo di esempio, Azione giovanile, rivista della Gioventù italiana di Azione Cattolica, titolò un'intera pagina con: "Guareschi ovvero lo scarafaggio". A corredo dell'articolo la foto di una mano con uno scarafaggio con la didascalia: Quando certi individui ti danno la mano ti succede di provare un senso di ribrezzo.
Nonostante il fondamentale contributo dato da Guareschi alla vittoria democristiana del 1948, dopo la carcerazione morì poco ricordato dopo un decennio di piccole collaborazioni in rubriche di alcuni periodici, ed i suoi funerali, svoltisi sotto la bandiera con lo stemma sabaudo, vennero disertati da tutte le autorità. Unici volti di rilievo Nino Nutrizio, Enzo Biagi ed Enzo Ferrari.
Umberto II dall'esilio lo insignì dell'onorificenza di Grand'Ufficiale della Corona d'Italia.[senza fonte]
[modifica] Opere
[modifica] La saga di Don Camillo e Peppone
- Don Camillo (1948)
- Don Camillo e il suo gregge (1953)
- Il compagno Don Camillo (1963)
- Lettera a Don Camillo (1966)
- Don Camillo e i giovani d'oggi (pubblicato postumo, 1969)
- Gente Così (pubblicato postumo, 1980)
- Lo Spumarino pallido (pubblicato postumo, 1981)
- Noi del Boscaccio (pubblicato postumo, 1983)
- L'anno di Don Camillo (pubblicato postumo, 1986)
- Il decimo clandestino (pubblicato postumo, 1987)
- Ciao Don Camillo (pubblicato postumo, 1996)
- Don Camillo e Don Chichì (pubblicato postumo, 1996)
[modifica] Altre opere
- La scoperta di Milano (1941)
- Il destino si chiama Clotilde (1943)
- Il marito in collegio (1944)
- La Favola di Natale (1944)
- Diario Clandestino 1943-1945 (1946)
- Italia Provvisoria (1947)
- Lo zibaldino (1948)
- Corrierino delle famiglie (1954)
- La Calda Estate del Pestifero (1967)
- Vita in famiglia (1968)
- Chi sogna nuovi gerani ?
[modifica] Note
- ^ Pier Mario Fasanotti, "Il coraggio di Guareschi", Liberal, 26 aprile 2008, pag. 8.
- ^ dati della fondazione Mondadori
- ^ Elenco di personalità italiane che pubblicamente si schierarono a favore dei provvedimenti razzisti del Regime, dal sito dell'associazione Associazione Nazionale Miriam Novitch
- ^ Le leggi razziali, dal sito dell'ANPI di Roma
- ^ Cuomo, F. (2005) I Dieci. Chi erano gli scienziati italiani che firmarono il manifesto della razza, Milano, Baldini Castoldi Dalai, ISBN 9788884908254, pp. 202-207
- ^ Celebrazioni di Guareschi... ma quel Manifesto della Razza...
- ^ Perché pubblichiamo il primo numero della rivista "La difesa della razza": eccolo l'antisemitismo fascista (pag. 12)
- ^ La storia di Giovannino senza paura (1940-1943)
- ^
« Contrordine compagni! La frase pubblicata sull'Unità: 'Bisogna fare opera di rieducazione dei compagni insetti', contiene un errore di stampa e pertanto va letta: 'Bisogna fare opera di rieducazione dei compagni inetti'. » - ^ Gian Luigi Falabrino, I comunisti mangiano i bambini La storia dello slogan politico, Vallardi, 1994. ISBN 88-11-90425-0
- ^ a b Tesi di laurea sul processo a Guareschi di Sacha Emiliani.
- ^ estratto della sentenza
[modifica] Bibliografia
Libri su Giovanni Guareschi:
- Gian Franco Venè, Don Camillo, Peppone e il compromesso Storico, Sugarco, 1977
- Beppe Gualazzini, Guareschi, Editoriale Nuova, 1981
- Chi sogna nuovi gerani? Autobiografia Giovannino Guareschi (dalle sue carte, riordinate dai figli Carlotta e Alberto Guareschi), , Rizzoli, 2002 [1993], ISBN 9788817117487
- Giorgio Torelli, I baffi di Guareschi, Àncora, 2006, ISBN 9788851404055
- Stefano Beltrami, Elena Bertoldi Bicarbonato e mentine. Giovannino Guareschi, l'amico dei giorni difficili, GAM Editore, 2007, ISBN 9788889044339
- Guido Conti, Giovannino Guareschi, biografia di uno scrittore, Rizzoli, 2008, ISBN 9788817019491
- Giorgio Casamatti, Guido Conti, Giovannino Guareschi, nascita di un umorista. Bazar e la satira a Parma dal 1908 al 1937. MUP, Parma 2008
- Riccardo F. Esposito, Don Camillo e Peppone. Cronache cinematografiche dalla Bassa Padana 1951-1965, Le Mani - Microart's, Recco, 2008 ISBN 9788880124559.
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Giovannino Guareschi
[modifica] Collegamenti esterni
| Don Camillo e Peppone | |
|---|---|
| I romanzi di Giovannino Guareschi | Don Camillo · Don Camillo e il suo gregge · Il compagno Don Camillo · Don Camillo e i giovani d'oggi · Gente così · Lo spumarino pallido · Noi del Boscaccio · L'anno di don Camillo · Il decimo clandestino · Ciao Don Camillo · Don Camillo e Don Chichì |
| I film con Gino Cervi e Fernandel | Don Camillo · Il ritorno di Don Camillo · Don Camillo e l'Onorevole Peppone · Don Camillo monsignore... ma non troppo · Il compagno Don Camillo · Don Camillo e i giovani d'oggi (incompiuto) |
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