Oggi (rivista)

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Oggi
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità Settimanale
Genere attualità
Fondazione 1939 (poi rifondato nel 1945)
Sede Milano
Editore RCS Periodici
Tiratura 694.784 (ADS 2010)
Direttore Umberto Brindani
Sito web oggi.it
 

Oggi è una delle più diffuse riviste settimanali di attualità italiane, con una tiratura di 681.000 copie (2006).

Fondato nel 1939 da Angelo Rizzoli, fu il secondo rotocalco italiano a grande diffusione. È pubblicato da Rcs MediaGroup.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 1939 il regime fascista impose la chiusura del settimanale «Omnibus». Diretto da Leo Longanesi, era il periodico di attualità più prestigioso tra quelli pubblicati da Angelo Rizzoli, editore e produttore cinematografico milanese. Rizzoli pensò a come evitare di disperdere il patrimonio di professionalità che aveva fatto di Omnibus un giornale di livello superiore alla concorrenza. L'idea fu di fondare un nuovo settimanale, traendo dal vecchio il formato e l'impostazione nonché gli uomini della redazione.

Longanesi, colpito da ostracismo, non poteva più firmare nessun articolo, tantomeno apparire come direttore di una rivista. Oltre al bando di Longanesi, il Minculpop, per garantirsi un giornale allineato al regime, impose di nominare alla direzione della nuova rivista due giovani[1]. Rizzoli, dopo essersi probabilmente consultato con l'ex direttore, decise di puntare su due suoi brillanti allievi, Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio. I due accettarono e nel giro di pochi mesi organizzarono la nuova rivista. Il primo numero di «Oggi - settimanale di attualità e letteratura» uscì il 3 giugno 1939, un sabato. Il giornale veniva realizzato materialmente a Roma; la sede legale era a Milano, presso la Rizzoli. Si trovò una soluzione per Longanesi: fu nominato responsabile della redazione.[2]

Benedetti (formalmente direttore responsabile) e Pannunzio (condirettore), ripresero il modello di «Omnibus» (anche nel formato: il rotocalco), proponendo giornalismo e letteratura, tra attualità e storia. Il periodico si costruì una propria reputazione, non benvoluto - comunque tollerato - dal regime fascista. Pubblicarono i loro racconti sulle pagine di «Oggi» alcuni giovani scrittori che avrebbero raggiunto una fama internazionale: Elsa Morante, Ennio Flaiano, Giaime Pintor, Tommaso Landolfi, Vitaliano Brancati ed Elio Vittorini.

Le uscite continuarono fino al 31 gennaio 1942. In quella data uscì un articolo (La guerra degli oceani) in cui la flotta navale germanica era confrontata con quella statunitense; si concludeva che le forze nemiche erano superiori. L'ambasciatore tedesco in Italia, Mackensen, protestò ufficialmente. Il regime ordinò la chiusura del periodico per “disfattismo”.[3] Con la testata mutata in «Settegiorni» e la direzione affidata a Giovanni Mosca, la rivista tornò ad uscire il 2 maggio 1942 fino al 4 settembre 1943, quando la sede centrale della Rizzoli (in piazza Carlo Erba a Milano) fu bombardata e dovette giocoforza essere abbandonata.

Dal 1945 ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione del prezzo
  • 1945: 15 lire;
  • 1950: 50 lire;
  • 1961: 70 lire;
  • 1968: 120 lire
  • 1976: 500 lire;
  • 1980: 700 lire;
  • 1982: 1.000 lire.

Finita la guerra, si ebbe il rilancio definitivo. Angelo Rizzoli era ancora il proprietario della testata. Non avendo però ottenuto il permesso di stampa dalle autorità americane[4], per far uscire il giornale Rizzoli si rivolse a uno scrittore, Edilio Rusconi, in possesso di un'autorizzazione ad personam[5]. Fu Rusconi ad assumere la direzione del settimanale[6]. La rivista tornò nelle edicole il 21 luglio 1945, con una foliazione di 16 pagine, in formato tabloid. Il prezzo era di 15 lire. Il capo della redazione romana era Ugo Zatterin. Altre firme erano Giovanni Mosca ed Oreste Del Buono.

Nel 1947 fu adottata una nuova veste tipografica (che è stata mantenuta fino al 2011), la foliazione salì a trentadue pagine e il prezzo fu portato a 30 lire. In novembre il periodico fece uno scoop notevole, riuscendo a realizzare un servizio fotografico a colori (il primo della sua storia) sulle nozze della principessa Elisabetta d'Inghilterra. Per battere la concorrenza i giornalisti furono fatti viaggiare da Milano a Londra in aereo. «Oggi» uscì in edicola battendo ogni record di tempestività. Per un giornale nato solo da un paio d'anni fu un colpo clamoroso: il settimanale balzò dalle 100.000 copie iniziali a 250.000.
Con la notizia della Sciagura di Superga (1949) raggiunse il record di mezzo milione di copie[7]. La linea editoriale era stata trovata: il pubblico di «Oggi» voleva i fatti della cronaca (anche quelli drammatici, come l'alluvione del Polesine) insieme a notizie che permettevano di sognare un futuro roseo. Il periodo d'oro continuò negli anni Cinquanta, durante i quali il settimanale si mantenne ad una media superiore alle 500.000 copie[8]. Gli articoli più letti sono i memoriali-autobiografie dei personaggi famosi (Fausto Coppi, la vedova di Mussolini, Rachele ed altri) e il racconto delle nozze delle teste coronate e dei divi di Hollywood.

Nel 1962 «Oggi» approdò stabilmente al colore. Tra le prime copertine a colori vi è quella sulla scomparsa di Marylin Monroe (agosto 1962). Nell'agosto 1966 la tiratura superò per la prima volta il milione di copie (direttore Vittorio Buttafava). Nei primi anni settanta il settimanale intensifica i reportage dai continenti extraeuropei. Aumenta il numero delle pagine, fino a punte di 196. Nel 1973 «Oggi» si assicura la collaborazione di Indro Montanelli, che ha lasciato il «Corriere della Sera». Montanelli, firma di punta del giornalismo italiano, risponde alle domande dei lettori (la sua Stanza appare dal n.45). Negli anni, «Oggi» ha sempre mantenuto alti livelli di vendita, collocandosi, tra le riviste d'attualità per il largo pubblico, tra i giornali più venduti.

Dal febbraio 2010 il direttore di «Oggi» è Umberto Brindani.

Dal mese di maggio 2011 è stato rinnovato con una nuova veste grafica. Anche il logo è stato rinnovato e ingrandito, e le singole lettere sono state avvicinate e contornate con un tratto nero definito. La frase “Il settimanale della famiglia italiana” è stato sostituita con “Il newsmagazine delle famiglie italiane”.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

La fine di una direzione non coincide con l'inizio della successiva perché da un numero all'altro passano sette giorni.

Firme 1939 e 1940[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Longanesi si era formato prima dell'avvento del fascismo; il ministero, richiedendo la presenza di due giovani, forse voleva persone che si fossero formate quando già il fascismo era al potere.
  2. ^ Piero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), Longanesi e Italiani, Faenza, Edit Faenza, 1997.
  3. ^ Antonio Cardini, Mario Pannunzio. Giornalismo e liberalismo, 2011, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli.
  4. ^ Vedi Psychological Warfare Branch.
  5. ^ Franco Di Bella, Corriere segreto, Rizzoli, 1982, p. 269.
  6. ^ Oltre ad essere direttore, per tre anni Rusconi figurò anche come editore della rivista.
  7. ^ Piero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), Longanesi e Italiani, Faenza, Edit Faenza, 1997.
  8. ^ Piero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), op.cit..
  9. ^ Secondo la nota bibliografica nel secondo dei volumi della collana "I Meridiani", a cura di Carlo Cecchi e Cesare Garboli, Mondadori, Milano 1990.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giornalismo italiano, vol. III, Mondadori, Milano 2009. Collana «I Meridiani».

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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