Gino Cervi

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Gino Cervi nel ruolo di Peppone nel film Don Camillo (1952)

Gino Cervi, nome d'arte di Luigi Cervi (Bologna, 3 maggio 1901Castiglione della Pescaia, 3 gennaio 1974), è stato un attore, attore teatrale e doppiatore italiano.

Attore dotato di grande presenza scenica e di una notevole incisività recitativa, è stato uno dei più prolifici e versatili interpreti nella storia dello spettacolo italiano, spaziando dal teatro serio a quello brillante, dal cinema alla radio e alla televisione.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il teatro[modifica | modifica sorgente]

Figlio del critico teatrale Antonio (1862-1923), respira sin da piccolo l'aria del teatro. Comincia ad amarlo così tanto che, ancora bambino, insiste affinché suo padre lo porti ad assistere a qualche spettacolo. Alto, robusto, dotato di bella presenza, e di modi signorili e raffinati, comincia come filodrammatico, per esordire ufficialmente nel 1924 al fianco della celebre Alda Borelli ne La vergine folle di Henri Diamant Berger, tratta da un dramma di Henri Bataille.

Nel 1925 è chiamato come primo attor giovane da Luigi Pirandello nella compagnia del Teatro d’Arte di Roma, accanto ai primi attori Marta Abba, Lamberto Picasso e Ruggero Ruggeri, interpretando successi come Sei personaggi in cerca di autore (nella parte del figlio), opera con cui andò in tournée a Parigi, Londra, Basilea, Berlino[1].

Nel 1928 conosce in teatro la giovane attrice Angela Rosa Gordini, che sposerà poco dopo; dal loro matrimonio nasce il figlio Antonio.

Ottiene rapidamente un notevole successo, tanto che nel giro di dieci anni lavora con le più note compagnie italiane, per diventare poi primo attore nella compagnia Tofano-Maltagliati (1935-1937). La voce profonda e suggestiva e la naturalezza della recitazione lo rendono uno dei più apprezzati interpreti di Goldoni, Sofocle, Dostoevskij, e soprattutto di Shakespeare, del quale sarà un memorabile interprete di Otello, e di cui doppierà anche il personaggio di Amleto nella versione cinematografica con protagonista Laurence Olivier. Nel 1938, insieme ad Andreina Pagnani, Paolo Stoppa e Rina Morelli, costituisce la compagnia semistabile del Teatro Eliseo di Roma, di cui assumerà la direzione nel 1939[2].

Il cinema[modifica | modifica sorgente]

Gino Cervi in una scena del film Don Camillo monsignore... ma non troppo (1961)

Già nei primi anni trenta quello di Cervi è un nome ben noto ed apprezzato del teatro italiano. Nello stesso periodo anche il cinema, che sin dagli inizi aveva attinto al teatro per fabbricare i propri divi, lo scopre. L'esordio cinematografico avviene nel 1932 con Frontiere, diretto da Cesare Meano, ma a farne un grande nome dello schermo ci penserà il regista Alessandro Blasetti, rendendolo protagonista di una fortunata serie di film storici, quali Ettore Fieramosca (1938), Un'avventura di Salvator Rosa (1939) e La corona di ferro (1941). Sempre Blasetti, nel 1942, lo dirige in un toccante film dai toni amari che precorre il neorealismo: Quattro passi fra le nuvole.

Negli anni cinquanta arriva lo straordinario successo con l'interpretazione della fortunatissima serie di film dedicata ai personaggi letterari di Giovanni Guareschi, in cui interpreta il sanguigno sindaco emiliano Peppone. I film della serie saranno ben cinque (il primo, Don Camillo, del 1952, è diretto da Julien Duvivier) e vedono Cervi accanto al Don Camillo interpretato superbamente dal francese Fernandel. Guareschi, Cervi e Fernandel divennero ottimi amici e i due attori fecero da testimoni al matrimonio di Carlotta Guareschi, figlia dello scrittore[3]. Il sodalizio artistico e personale tra i due attori fu talmente profondo, che quando Fernandel morì (sul set del sesto film della saga), Gino Cervi si rifiutò di proseguire l'opera. Gli atti successivi della saga, infatti, vennero girati con attori differenti.

Seguiranno, fino ai primi anni sessanta, altri film appartenenti al genere della commedia all'italiana, come Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956), Anni ruggenti (1962) e Gli onorevoli (1963). Importante è in particolare il personaggio interpretato nel 1960 in La lunga notte del '43 di Florestano Vancini, prodotto da suo figlio Antonio. In questo film Cervi è "Sciagura", inquietante gerarca fascista che l'attore incarna con straordinaria abilità, costruendone la fisionomia torbida durante buona parte del film e mettendola poi in contrasto con il tratto pacioso e amabile del finale.

La televisione[modifica | modifica sorgente]

Gino Cervi nei panni di Maigret, nel film Maigret a Pigalle (1967)

A metà degli anni sessanta è la televisione a dargli una rinnovata notorietà. Nel 1963 torna a rivestire con successo per il piccolo schermo la figura del Cardinale Lambertini, che aveva già interpretato nella versione cinematografica del 1954.

Ma Cervi è soprattutto, dal 1964 al 1972, l'impeccabile interprete della serie poliziesca Le inchieste del commissario Maigret, ispirata ai romanzi dello scrittore belga Georges Simenon. Al fianco della storica compagna d'arte Andreina Pagnani, tratteggia con arguzia e bonarietà il celeberrimo personaggio del commissario transalpino dal fiuto infallibile, amante della casa e della buona cucina. Lo stesso Simenon considererà quella di Cervi forse tra le migliori interpretazioni del personaggio di Maigret[4], anche se l'autore belga indicò Rupert Davies come migliore Maigret "non francese"[5]. La serie ottiene un successo strepitoso e le puntate del Maigret televisivo sono state più volte replicate nei canali della RAI anche dopo la sua morte, oltre ad essere poste in vendita in VHS e DVD.

La scomparsa[modifica | modifica sorgente]

Le ultime apparizioni sono in alcuni "caroselli" per una famosa marca di brandy che aveva pubblicizzato per anni; "il brandy che crea un'atmosfera" recitava lo slogan, ideato da Marcello Marchesi, che all'epoca ebbe un enorme successo. Questi caroselli andarono in onda fino a pochi giorni prima della sua scomparsa.

Nel 1972 si ritira dalle scene, per spegnersi serenamente due anni dopo, all'età di settantadue anni.

Fu iniziato in Massoneria nel 1946 nella Loggia "Palingenesi" di Roma, appartenente all'Obbedienza della Gran Loggia d'Italia degli Alam,e nel 1947 fu affiliato alla Loggia "Gustavo Modena", di Roma, appartenente alla stessa Obbedienza[6].

Il figlio Tonino è stato un regista e produttore cinematografico, mentre la nipote Valentina è anch'ella attrice.

È sepolto nel Cimitero Flaminio di Roma con il figlio Tonino e la moglie Ninì.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Gino Cervi nel ruolo del re Sedemondo in La corona di ferro (1941)

Doppiatore[modifica | modifica sorgente]

Come doppiatore ha prestato la voce, tra gli altri, a:

È inoltre la voce narrante dei film italiani Incantesimo tragico (1951) e Buongiorno, elefante! (1952), ma anche di film hollywoodiani come La città nuda (1948), I dieci comandamenti di Cecil B. De Mille (1956), Il vecchio e il mare di John Sturges (1958), Il Re dei Re (1961) e Quarto potere di Orson Welles nella riedizione del doppiaggio del 1965.

Prosa radiofonica RAI[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lo stesso attore ricorda: «Pirandello mi fece una dedica 'al mio caro Gino Cervi che vive insuperabilmente la parte del figlio'», [1]
  2. ^ Le informazioni riguardo alla carriera teatrale dell'attore sono tratte dalla seguente pagina di MSN Encarta, [2]
  3. ^ (EN) Una foto dell'evento
  4. ^ Andrea Camilleri, intervista di M.G. Minetti - Lo Specchio de La Stampa, 25 maggio 2003. La ammirazione di Simenon è confermata anche da Giulio Nascimbeni, che nel corso dell'ultima intervista concessa dallo scrittore belga, il 19 maggio 1985, gli chiese: "È vero che pur essendo stato interpretato da un grandissimo attore come Jean Gabin, dopo aver visto la serie delle inchieste di Maigret alla televisione italiana, con protagonista Gino Cervi, lei ha dichiarato 'è lui il mio Maigret'? Simenon rispose 'lo confermo'".
  5. ^ (FR) Claude Gauteur, Simenon par Simenon. URL consultato il 15 aprile 2008.
  6. ^ Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori. Brevi biografie di Massoni famosi, Roma-Milano, Erasmo Edizioni-Mimesis, 2005, p. 69.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mauro Manciotti, Un attore per amico. Omaggio a Gino Cervi, Comune di Borgio Verezzi (SV), Borgio Verezzi 1999
  • Andrea Maioli, Rino Maenza, Cervi 100. Peppone, Maigret e gli altri, Medianova, Bologna 2001
  • Andrea Derchi, Marco Biggio, Gino Cervi: attore protagonista del '900, ERGA Edizioni, Genova 2002, ISBN 8881632381
  • Riccardo F. Esposito, Don Camillo e Peppone. Cronache cinematografiche dalla Bassa Padana 1951-1965, Le Mani - Microart's, Recco, 2008, ISBN 9788880124559

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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