Reazione (politica)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La reazione, in politica, indica un'opposizione a forme di innovazione politica, sociale, artistica o culturale, a sostegno del ritorno ad autorità, valori e istituzioni del passato, operata da partiti, gruppi di pressione o anche individui.

Il termine nasce durante la Rivoluzione francese per descrivere i monarchici, sostenitori dell'Ancien Régime e del mantenimento del sistema feudale e dei privilegi dell'aristocrazia.

È stato utilizzato anche dalla sinistra marxista con significato spregiativo per quanti si oppongono alle forze rinnovatrici o rivoluzionarie. Non mancano, anche in tempi recenti, utilizzi positivi del termine, come in Nicolás Gómez Dávila.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Durante la Restaurazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Restaurazione.

Il termine entrò nell'uso a partire dalla caduta di Napoleone per indicare quelle frange ultraconservatrici, dette appunto reazionarie, che, nel clima della Restaurazione, intendevano riportare l'Europa all'Ancien Régime, spesso con l'ausilio dei clericali, contrastando qualsiasi spinta al progresso anche in campo culturale e civile.

Punta ad annullare le conseguenze indotte da movimenti che considera negativi, nella fattispecie la Rivoluzione francese.

L’assetto socio politico è un assetto dettato dalla storia e non può essere mutato per fini individuali. L’uomo non può mutare a suo piacimento l’ordine delle cose: anche l’ordinamento politico è dato dalla storia (in quanto frutto dell’accumulazione di esperienze) e non può essere mutato. Il potere non è creazione umana ma divina, il sovrano è il rappresentante in terra di Dio e dovrà rispondere esclusivamente a lui (assolutismo).

I reazionari insistono sull'antindividualismo, le strutture della comunità sono più importanti della singola persona: tali strutture sono configurate secondo un modello piramidale, non è vero che siamo tutti uguali ed è la natura stessa a dircelo; è giusto che chi è più dotato stia ai vertici della piramide. Il reazionarismo fa molta leva sull’argomento religioso: alleanza trono-altare, si aiutano vicendevolmente a governare la cosa pubblica. Si definisce "reazionario" l'individuo che lotta per mantenere o ripristinare forme politiche precedenti alle riforme che vive.

Tra i paladini del pensiero reazionario furono Joseph de Maistre, Louis de Bonald, Juan Donoso Cortés, Luigi Taparelli d'Azeglio e Monaldo Leopardi, padre di Giacomo Leopardi.

XIX e XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del XIX secolo ritornano in auge le idee reazionarie dando vita ad una sorta di “nuovo reazionarismo”. Il movimento reazionario di inizio del XX secolo continua ad essere ostile alla democrazia e ad essere convinto che l’ordine sociale collettivo debba considerarsi più importante del ruolo individuale; si concretizza, però, un nuovo protagonista politico: la massa. Importanti esponenti di questo ritorno reazionario sono Heinrich von Treitschke e Maurice Barres.

I nuovi reazionari puntano sui sentimenti di appartenenza alla comunità e alla nazione in contrapposizione alle altre nazioni e a chi non appartiene alla propria identità nazionale.

Soprattutto in Francia e Germania l’antisemitismo funge da ulteriore collante per le idee nazionalistiche che sostengono che l’ebreo non sia intimamente legato alla nazione in cui vive, che non gli stia a cuore il destino della nazione ma solo quello dell’internazionalismo ebraico. Allo stesso modo ai socialisti viene rimproverato di essere esclusivamente interessati all’internazionalismo socialista.

Nelle diverse ideologie e correnti[modifica | modifica sorgente]

Fascismo e nazismo[modifica | modifica sorgente]

Molto spesso, fascismo e nazismo, nonostante la loro natura socialista (analizzata da Augusto Del Noce), sono stati definiti dai loro detrattori come movimenti reazionari. Entrambi erano parzialmente influenzati dal pensiero evoliano: il fascismo, per quanto riguarda la teorizzazione della mistica fascista, è stato influenzato dal pensiero del filosofo anticristiano che si considerava "tradizionalista", mentre il nazismo ha ripreso specificamente dallo stesso filosofo il dualismo "ebreo-ariano".

Ma per scavare più a fondo nel rapporto tra reazione e i regimi fascista e nazista, bisogna analizzare il concetto di corporativismo statalista di tipo fascista (diverso da quello cristiano pre-moderno non statalista, sebbene sotto il rigido controllo delle leggi morali imposto dalle gerarchie ecclesiastiche): il corporativismo infatti è l'applicazione economica dell'ideale anti-egualitario che lo stesso Julius Evola proponeva e lodava in società antiche socialmente gerarchizzate quale quella romana (patrizi, plebei e schiavi), egiziana (faraone, visir, sacerdoti, nobili, scribi, artigiani e schiavi) ed indiana (Brahmin, Kshatriya, Vaishya, Sudra e Intoccabili). Il corporativismo fascista e nazista, pur con le dovute differenze, tendeva a gerarchizzare molto l'apparato produttivo.

Qualcuno afferma che il fascismo e il nazismo, dicendo di voler mettere in armonia le varie componenti sociali, non volevano far altro che "sacralizzare" - ma sempre in ottica ideologica, immanente, tutta moderna, che pur sempre ha in comune con le società tradizionali il tentativo di imporre una morale per giustificare lo status quo -, sullo stampo di antiche civiltà, i rapporti di forza capitalistici. Tuttavia, in una società come quella contemporanea dove la scienza (più del mercato, il quale invece conviveva benissimo con le società gerarchiche antiche), il progresso tecnico, materiale e culturale elevano lo status della collettività, è difficile imporre ad una massa relativamente più cosciente una gerarchizzazione della società. L'egualitarismo è infatti un prodotto del progresso materiale e sociale, a loro volta determinati dal progresso tecnico e scientifico (guarda caso, tutti valori disprezzati da Julius Evola). Ed è proprio il mercato (che Evola associa indistintamente alla scienza positiva ma che più raramente critica) con i suoi oligopoli che spesso impedisce alla scienza di diffondere i suoi brevetti.

Da questa citazione si può evincere il disprezzo che Julius Evola nutriva per le scienze positive, che hanno portato progresso materiale e sociale alla società:

« Uno dei titoli principali per via dei quali fin dal secolo scorso la civiltà ha creduto di essere la civiltà per eccellenza è certamente la sua scienza della natura. In base al mito di tale scienza, le civiltà precedenti sono state giudicate oscurantiste ed infantili; prese da "superstizioni" e da fisime metafisiche e religiose, a parte qualche casuale scoperta, avrebbe ignorato il sentiero della vera conoscenza, la quale si può raggiungere solamente coi metodi positivi, matematico-sperimentali, elaborati nell'era moderna. Scienza e conoscenza sono stati fatti sinonimi di "scienza positiva sperimentale", ed è con riferimento a ciò che l'appellativo "prescientifico" è andato a significare una squalifica inappellabile nei riguardi di ogni diverso tentativo di conoscere.[...] L'impulso a conoscere si è trasformato in un impulso a dominare, ed è di uno scientista, B.Russel, il riconoscimento che la scienza, da mezzo per conoscere il mondo, è diventato il mezzo per cambiare il mondo. »
("Cavalcare la tigre" Julius Evola[2])

Anche il reazionario antisemita Léon Degrelle, grande ammiratore di Hitler, è scettico nei confronti del benessere e del progresso:

« Tutti vogliono ora vivere e godersi in sovrabbondanza gli agi e le piacevolezze, e senza neanche rendersene conto, diventano schiavi delle gioie mediocri, limitate ad un benessere superficiale.[3] »

Per non parlare, infine, dell'opinione che Adolf Hitler aveva dell'uguaglianza tra gli individui (prodotto del progresso sociale, a sua volta determinato dal progresso tecnico e scientifico).

(DE)
« Von Zeit zu Zeit wird in illustrierten Blättern dem deutschen Spießer vor Augen geführt, daß da oder dort zum erstenmal ein Neger Advokat, Lehrer, gar Pastor, ja Heldentenor, oder dergleichen geworden ist. Während das blödselige Bürgertum eine solche Wunderdressur staunend zur Kenntnis nimmt, voll von Respekt für dieses fabelhafte Resultat heutiger Erziehungskunst, versteht der Jude sehr schlau, daraus einen neuen Beweis für die Richtigkeit seiner der Völkern einzutrichternden Theorie von der Gleichheit der Menschen zu konstruieren. Es dämmert dieser verkommenen bürgerlichen Welt nicht auf, daß es sich hier wahrhaftig um eine Sünde an jeder Vernunft handelt; daß es ein verbrecherischer Wahnwitz ist, einen geborenen Halbaffen solange zu dressieren, bis man glaubt, aus ihm einen Advokaten gemacht zu haben, während Millionen Angehörige der höchsten Kulturrasse in vollkommen unwürdigen Stellungen verbleiben müssen [...].[4] »
(IT)
« Di quando in quando i giornali illustrati mettono sotto gli occhi del borghesuccio tedesco che qua o là, per la prima volta, un negro è diventato avvocato, insegnante, magari pastore, addirittura tenore drammatico o alcunché di simile. Mentre la sciocca borghesia, stupita, prende conoscenza di un così prodigioso addestramento, piena di rispetto per questo favoloso risultato della pedagogia moderna, l'ebreo sa costruire molto furbescamente con ciò una nuova prova della giustezza della sua teoria dell'eguaglianza degli uomini, da inculcare ai popoli. Questo depravato mondo borghese non sospetta che si tratta qui in verità di un peccato contro ogni ragione; che è una pazzia criminale ammaestrare una mezza scimmia fino al punto di credere di averne fatto un avvocato, mentre milioni di appartenenti alla più alta razza civile devono restare in posizioni completamente indegne [...]. »

Possiamo concludere che il nazismo, il rexismo belga e, per alcuni versi, il fascismo italiano, pur non essendo reazionari in senso completo, recavano anche caratteri reazionari e avversi al progresso scientifico perché, almeno in teoria e in alcune loro componenti (non maggioritarie, sebbene cruciali negli apparati di regime, quali il misticismo proprio di Hitler ed Himmler o l'avversione di Walter Darré per la civiltà industriale), disprezzavano il progresso scientifico, sociale e di tutto ciò che comportano (l'uguaglianza, la democrazia e i diritti civili), attribuendo il presunto decadimento spirituale della modernità alle "scienze positive" (assimilandole erroneamente con il mercato ed il consumismo). Ovviamente, la competizione internazionale con paesi iper-civilizzati ha indotto il nazismo ed il fascismo a sviluppare forti apparati produttivi e forte investimento nella scienza.

Frasi anti-reazionarie di Mussolini, che attaccavano il concetto di "reazione" in quanto "tradizionalismo", sono figlie della natura progressista originaria di tipo socialista del movimento, ma esse non negano gli elementi reazionari interni al regime:

« Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'occidente... »
(Dichiarazione di guerra giugno 1940)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il vero reazionario, «Cristianità» XXVII, No. 287-288, marzo-aprile 1999, pag 18-20
  2. ^ Julius Evola Cavalcare la tigre Edizioni Mediterranee 2008, pag. 115
  3. ^ Léon Degrelle - Wikiquote
  4. ^ Adolf Hitler, Mein kampf, vol. 2, Monaco di Baviera, Franz Eher Nachfolger, 1927, pp. 478-479.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Adolf Hitler "Mein Kampf", Editore V. Bompiani & c., 1940
  • Julius Evola Cavalcare la tigre Edizioni Mediterranee, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]