Marc'Aurelio
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Il Marc'Aurelio fu un giornale satirico italiano fondato a Roma il 14 marzo 1931 da Oberdan Cotone e Vito De Bellis, che raccolsero i fuoriusciti delle più importanti testate umoristiche che avevano caratterizzato i primi decenni del Novecento. Usciva due volte alla settimana: il giovedì e il sabato.
Vi collaborarono le più illustri firme dell'epoca: Gabriele Galantara [1], Filiberto Scarpelli, «Attalo» (pseudonimo di Gioacchino Colizzi), Luigi Bompard, Mameli Barbara, Cesare Zavattini, Vittorio Metz, Fritz Walter, Anton Germano Rossi, Daniele Fontana, Marcello Marchesi, Mario Camerini, Ettore Scola, «Steno» (pseudonimo di Stefano Vanzina), e il diciottenne Federico Fellini, che esordì sul bisettimanale come disegnatore satirico, ideatore di numerose rubriche, vignette, e delle celebri "Storielle di Federico" in più sequenze illustrate.
Ebbe uno strepitoso successo. Nelle prime settimane arrivò a 30-35 mila copie, mentre dal 1935 al 1940 superò le 350 mila copie[2]. La rivista divenne un fatto di costume, i cui personaggi, come il Gagà o «Genoveffa la racchia» entrarono nei modi di dire della gente.
Sospese le pubblicazioni nel 1945, riprendendole con alterne vicende dopo la Liberazione, e fino al 1955, quando passò in proprietà all'editore Corrado Tedeschi, che trasferì la redazione a Firenze, dove concluse la sua avventura nel 1958.
Fu infine nuovamente ripreso a Roma nel 1973, diretto da Delfina Metz (figlia del celebre sceneggiatore Vittorio), con la supervisione artistica di Enrico de Seta: un'ultima breve ma intensa stagione (che durerà 26 numeri settimanali) alla quale parteciparono, accanto agli "storici" Attalo, de Seta, Claudio Medaglia, alcuni giovani autorevoli autori, come il caricaturista Sergio Ippoliti e il disegnatore Melanton (pseudonimo di Antonio Mele).

