Mario Bava

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Mario Bava

Mario Bava (Sanremo, 31 luglio 1914Roma, 25 aprile 1980) è stato un regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e creatore di effetti speciali italiano.

È considerato il maestro del cinema horror italiano.[1] Nonostante i budget molto spesso scarni a disposizione, tempi di riprese molto stretti e attori spesso non all'altezza, è riuscito a girare film divenuti dei cult movie, che hanno fondato generi cinematografici fino ad allora inediti.[1]

La maschera del demonio fu il primo horror gotico italiano, con La ragazza che sapeva troppo nel 1962 inventò il genere del giallo all'italiana, Roy Colt & Winchester Jack (1970) fu tra i primi Spaghetti western comici, Cani arrabbiati è stato l'antesignano del cinema pulp, mentre Reazione a catena (1971) aprì il filone degli slasher.[1]

Bava è divenuto celebre anche per la creazione di effetti speciali e trucchi cinematografici. In un'epoca in cui gli effetti digitali ancora non esistevano, Bava creò degli effetti e dei trucchi semplici e ingegnosi.[1]

Il figlio Lamberto è divenuto un noto regista di film horror.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Bava entrò fin da giovane nel mondo del cinema e collaborò subito con grandi registi, grazie al talento naturale per la costruzione di effetti speciali ed impianti di illuminazione, appresi dal padre Eugenio Bava, direttore della fotografia, scenografo e scultore agli albori del cinema italiano.

Contribuì alle grandi opere dell'autore, anche il suo grande amore per l'arte pittorica, infatti venne definito dal regista statunitense Raoul Walsh, come un vero e proprio maestro con i pennelli.[2]

Bava iniziò la sua carriera in veste di creatore di effetti speciali. Peculiarità del suo lavoro in questo campo fu l'illuminazione e la manipolazione dell'immagine.[2] Durante la seconda guerra mondiale Bava lavorò per l'Istituto Luce, manipolando filmati di propaganda riguardanti finte vittorie dell'esercito italiano, tra cui un inesistente attacco all'isola di Malta.[2]

Direttore della fotografia[modifica | modifica sorgente]

All'età di venti anni, Bava si sposò e iniziò a creare i titoli di testa delle versioni italiane di film statunitensi. Il primo film cui Bava partecipò in veste di operatore è Il socio invisibile (1939), diretto da Roberto Roberti, alias Vincenzo Leone, padre di Sergio Leone.[3] Sempre nel 1939, Bava iniziò una collaborazione con Roberto Rossellini. Diresse infatti la fotografia di due cortometraggi diretti dal maestro del Neorealismo italiano: Il tacchino prepotente e La vispa Teresa. Nel 1941 Bava conobbe Francesco De Robertis, da lui considerato un maestro[3].

Tra il 1941 e il 1943 Mario Bava è operatore alla macchina per molti film di De Robertis, come La nave bianca (co-diretto da Roberto Rossellini), Uomini sul fondo, Alfa Tau! e Uomini e cieli di cui dirige anche la fotografia insieme a Carlo Bellerio.

Nel 1943 Bava diresse la fotografia del lungometraggio L'avventura di Annabella, diretto da Luigi Menardi. In seguito Bava curò la fotografia per film di registi come Mario Monicelli e Luigi Comencini.

Le prime regie[modifica | modifica sorgente]

Mario Bava

Nel 1946 Bava esordì nella regia cinematografica, dirigendo il cortometraggio L'orecchio. Seguirono altri cinque corti.

Bava diresse anche dei documentari, quindi fu messo sotto contratto dalla Lux, celebre casa di produzione cinematografica italiana diretta all'epoca da Carlo Ponti. Bava lavorò in veste di direttore della fotografia con registi quali Steno (Guardie e ladri), Mario Soldati e Aldo Fabrizi.

Nel 1956 Bava diresse la fotografia de I vampiri, diretto da Riccardo Freda, film che viene considerato l'iniziatore dell'horror italiano.[1] Bava curò anche gli effetti speciali (è divenuto celebre l'invecchiamento di Gianna Maria Canale, realizzato senza stacchi di montaggio, grazie all'ausilio di luci colorate e cerone), supervisionò il montaggio e portò a termine le riprese, non venendo però accreditato. Bava collaborò con Freda altre due volte: nel 1958, per Agi Murad, il diavolo bianco e nel 1959 per Caltiki, il mostro immortale. Anche per questo film, Bava diresse la fotografia e portò a termine le riprese ma non fu accreditato.[1] Inoltre curò gli effetti speciali, usando la trippa per realizzare il mostro protagonista del film, ispirato a quello presente in Blob - Fluido mortale. Nel 1959 fu anche il direttore della fotografia di Ercole e la regina di Lidia.

La maschera del demonio: il vero esordio[modifica | modifica sorgente]

Sempre nel 1959, Bava portò a termine le riprese di La battaglia di Maratona, inizialmente diretto da Jacques Tourneur. Per sdebitarsi, i produttori del film decisero di far esordire Bava nella regia di un lungometraggio. La scelta cadde su La maschera del demonio, diretto nel 1960.

Barbara Steele in La Maschera del Demonio

Si tratta del primo horror gotico italiano[1] e fu interpretato da Barbara Steele, lanciata da questo film come star del genere horror. Il film, tratto da un racconto di Nikolaj Vasil'evič Gogol' intitolato Il Vij, incassò poco alla sua uscita (circa 139 milioni di lire),[1] ma divenne presto un classico. Bava curò anche l'elegante fotografia e gli artigianali ma efficaci effetti speciali.

Lavori successivi[modifica | modifica sorgente]

Il lavoro successivo di Bava fu Ercole al centro della terra, diretto nel 1961. Si tratta di un peplum contaminato con l'horror. Il film incassò 398 milioni di lire[1] e riscosse un ottimo successo all'estero. Sempre nel 1961, Bava diresse Gli invasori, altro film avventuroso, e portò a termine le riprese di Le meraviglie di Aladino, film iniziato da Henry Levin.

Bava e lo spaghetti western[modifica | modifica sorgente]

Bava si cimentò anche con il genere spaghetti western, dirigendo ufficialmente due film: il "serio" La strada per Fort Alamo, diretto usando lo pseudonimo John Old, e il parodistico Roy Colt & Winchester Jack. Inoltre co-diresse, non accreditato, con Antonio Román anche Ringo del Nebraska.

I film odiati[modifica | modifica sorgente]

Bava fu sempre molto critico con i suoi film.[1] Alcuni di essi proprio non li sopportava. Ad esempio Le spie vengono dal semifreddo, commedia interpretata da Franco e Ciccio, il thriller erotico Quante volte... quella notte e soprattutto 5 bambole per la luna d'agosto.[1]

I grandi film[modifica | modifica sorgente]

Anni sessanta[modifica | modifica sorgente]

Letícia Román in La ragazza che sapeva troppo
« Sono venuti quelli dei Cahiers du cinéma, e mia figlia mi diceva che volevano sapere il tessuto connettivo tra quella targa che oscilla all'inizio del film Sei donne per l'assassino, dove c'è un temporale, e il telefono che casca quando la Bartok muore. Io non mi ricordavo neanche come finiva il film... »
(Mario Bava[1])

Nel 1962 Bava diresse La ragazza che sapeva troppo, thriller contaminato con la commedia sentimentale, che fondò il thriller italiano.[1] Alcune sequenze e topoi di questo film verranno ripresi in tutti i thriller italiani successivi, soprattutto da Dario Argento.

Nel 1963 Bava diresse La frusta e il corpo (usando lo pseudonimo John M. Old) che segnò l'incontro con il produttore Alfred Leone e subì alcune censure riguardanti il rapporto sadomasochistico tra una donna e il suo carceriere.[1] Il film non ebbe un gran successo, incassando 72 milioni di lire.[1]

Sempre nel 1963 il regista diresse un film a episodi, I tre volti della paura. Nel finale del film, con Boris Karloff a cavallo, Bava mostra allo spettatore, con uno zoom all'indietro, il set del film, svelandone così la finzione. Questo si può considerare uno dei primi casi di metacinema.[1] Questo film, inoltre, ha ispirato il nome di una delle più importanti rock band della storia, i Black Sabbath, da alcuni ritenuti gli iniziatori del genere heavy metal. Fu il bassista Geezer Butler a proporre il nome al gruppo dopo aver visto il film, che in Inghilterra e paesi anglofoni aveva, come titolo, appunto "Black Sabbath".

Il killer mascherato di Sei donne per l'assassino

Nel 1964 Bava diresse Sei donne per l'assassino, che codificò definitivamente il thriller italiano.[1] Il film mostra vari omicidi uno diverso dall'altro, inoltre porta in scena per la prima volta un assassino dal volto coperto che indossa un impermeabile e un paio di guanti.

Nel 1965 diresse il suo unico film di fantascienza, Terrore nello spazio, fortemente contaminato con l'horror. Il film è considerato un piccolo gioiello[1] e ispirerà Alien di Ridley Scott.[3] Il film fu realizzato con pochi mezzi e scenografie scarne. Bava raccontava sempre che aveva a disposizione solo due grandi rocce che spostava per tutto il set.[3] Il film ebbe un discreto successo negli Stati Uniti, dove fu distribuito dall'American International Pictures.[3]

Nel 1966 Bava tornò al gotico dirigendo Operazione paura, film pieno di invenzioni visive. Nel 1967 morì Eugenio Bava. L'anno successivo il figlio diresse una versione molto pop di Diabolik, tratto dal celebre fumetto. Il film fu prodotto da Dino De Laurentiis, grazie al quale Bava si ritrovò a disposizione il budget più consistente della sua carriera: 200 milioni di vecchie lire.[4] Il regista sanremese riuscì comunque nell'impresa di non spendere tutti i soldi a disposizione.[4] Bava però non fu molto contento del film, lamentandosi del fatto che De Laurentiis gli avesse imposto di non girare scene efferate per paura della censura.[4] De Laurentiis propose a Bava di dirigere un sequel, ma il regista rifiutò seccamente.[4] Nel 1969 Bava girò in Spagna Il rosso segno della follia, thriller di un sarcasmo feroce.

Anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Reazione a catena, del 1971, diede il via a un altro genere, lo slasher,[1] e ispirò la serie Venerdì 13.[1] Si tratta di un film spietato, in cui Bava dimostra il suo disinteresse verso il genere umano.[1] Il film è noto anche per i molti sperimentalismi, soprattutto l'uso disinvolto del fuori fuoco.

Nel 1972 fu la volta di Lisa e il diavolo, che ebbe molti problemi con la produzione e ha avuto due versioni. Quella rimontata con l'aggiunta di alcune scene di esorcismo, dal produttore Alfred Leone, intitolata La casa dell'esorcismo è stata sempre rifiutata dal regista, che infatti non la firmò.[1]

Nello stesso anno Bava girò Gli orrori del castello di Norimberga, omaggio all'horror gotico nel momento in cui l'horror italiano andava in un'altra direzione dopo l'avvento di Dario Argento.

Una scena di Cani arrabbiati

Ma quello che è considerato da taluni il vero capolavoro del regista non è un horror, bensì un thriller: Cani arrabbiati è il film maledetto di Bava.[1] Realizzato nel 1974 non arrivò mai nelle sale, bloccato dal fallimento della casa di produzione. Solo nel 1995 è stato recuperato ed è uscito in DVD, con il titolo Semaforo rosso.

Gli ultimi lavori[modifica | modifica sorgente]

Dopo Cani arrabbiati Bava diresse altri due film.

Schock è un horror psicologico risalente al 1977. Fu interpretato da Daria Nicolodi e alcune sequenze furono dirette da Lamberto Bava, che fece così il suo esordio nella regia.

La Venere d'Ille è un film per la televisione co-diretto con il figlio Lamberto.

Nel 1980 Bava curò alcuni effetti speciali riguardanti Inferno, diretto da Dario Argento. In particolare, Bava realizzò la sequenza in cui la Mater Tenebrarum si trasforma nella Morte e alcuni modellini riguardanti i grattacieli di New York.

Bava morì il 25 aprile 1980, poco prima di iniziare le riprese di un nuovo film che si doveva intitolare Star Express e doveva segnare il suo ritorno alla fantascienza.[5]

Estetica e stile[modifica | modifica sorgente]

Mario Bava è noto principalmente per un uso espressionistico del colore. Film come Sei donne per l'assassino e Terrore nello spazio mostrano colori intensi e forti che aggrediscono e quasi ipnotizzano lo spettatore.[1]

Anche le scenografie sono una parte importante del lavoro di Bava, soprattutto nei suoi horror gotici come Operazione paura, I tre volti della paura e La maschera del demonio. Significative anche le scenografie pop di Diabolik.

Lo stilema stilistico più noto di Bava fu lo zoom, espediente molto utilizzato nel cinema di genere italiano degli anni sessanta e settanta. Bava fu uno dei primi registi italiani ad utilizzarlo,[1] e lo inseriva nei suoi film spesso in maniera considerata esagerata da alcuni critici (come in 5 bambole per la luna d'agosto o Terrore nello spazio).[1]

Grazie anche al suo ingegno e ai trucchi già citati riuscì a far sembrare imponenti alcune ambientazioni girate in realtà con mezzi molto esigui. Anche dal punto di vista della sceneggiatura le sue pellicole fecero scuola: molte sue idee narrative, soprattutto riguardanti le storie del terrore, nonostante venissero spesso improvvisate durante le riprese, vennero omaggiate o riutilizzate dai registi di generazioni successive (sia italiani che stranieri).

Omaggi[modifica | modifica sorgente]

« Mi piacciono molto anche i film di Mario Bava, nei quali non c'è praticamente storia, solo atmosfera, con tutta quella nebbia e le signore che camminano lungo i corridoi: sono una sorta di gotico italiano. Bava mi sembra appartenere al secolo scorso »
(Martin Scorsese[6])

Mario Bava è ammirato da molti registi statunitensi. Martin Scorsese, Tim Burton, Joe Dante, John Landis e Quentin Tarantino hanno più volte dichiarato di essersi ispirati a lui.[1]

  • Tim Burton nel suo Il mistero di Sleepy Hollow cita esplicitamente La maschera del demonio. Inoltre rimase molto sorpreso quando, durante la presentazione del suo film avvenuta a Roma, alcuni giornalisti italiani dichiararono di non conoscere Mario Bava.[7] Quentin Tarantino ha invece dichiarato che dietro ogni sua inquadratura c'è il genio di Mario Bava. Le dichiarazioni di questi registi sono contenute nel documentario trasmesso da Sky nel 2004, Mario Bava - Operazione Paura, diretto da Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni. Il documentario contiene inoltre interviste e dichiarazioni di Dario Argento, Daria Nicolodi, Dino De Laurentiis, Ennio Morricone, Roger Corman, Mario Monicelli, Sergio Stivaletti, Lamberto Bava, Roman Coppola, John Philip Law, Elke Sommer e Alfred Leone.
  • Anche Federico Fellini omaggiò Bava: nel suo Toby Dammit, episodio del film collettivo Tre passi nel delirio, è infatti presente una bambina che ricorda molto quella presente in Operazione paura (che in realtà era un bambino). In realtà l'omaggio pare più un plagio, tanto che Fellini non aveva mai avvertito Bava della sequenza presente nel suo film. Bava si accorse di questo guardando il film al cinema.[1]
  • Roman Coppola girò nel 2001 CQ, inserendo molte citazioni di Diabolik.
  • David Lynch, nell'ultimo episodio della serie televisiva I segreti di Twin Peaks, omaggiò Bava filmando la sequenza in cui l'agente Dale Cooper viene inseguito dal suo doppio malvagio, evidente riferimento all'analoga scena presente in Operazione paura.
  • Tra le altre citazioni da segnalare quella di Arrivederci amore, ciao, diretto da Michele Soavi nel 2005. Soavi ripropone la famosa scena di Schock, nella quale Daria Nicolodi è stesa sul letto e dall'alto la macchina da presa mostra i suoi capelli muoversi in modo strano, ribellandosi alla forza di gravità.

Progetti irrealizzati[modifica | modifica sorgente]

Bava ha avuto molti progetti irrealizzati nella sua carriera: oltre al già citato Star Express aveva in mente altri film di fantascienza.

Baby Kong doveva essere la storia del figlio di King Kong. La sceneggiatura era già pronta, così come gli effetti speciali. Il film doveva essere girato a Ponza, ma alla fine non si fece mai, in quanto c'era un altro film, il King Kong prodotto da De Laurentiis, che doveva uscire lo stesso anno.[8]

Altri progetti riguardanti film di fantascienza erano: Star Riders, Anomalia e Il vagabondo delle stelle.[8]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

« Il suo genio, e il lascito per quelli che vengono dopo di lui sta nel fatto che qualunque siano le condizioni, si possono fare magnifici lavori. »
(Roger Corman su Mario Bava)

La critica italiana ha sempre considerato Bava un regista di B-movie. I soli apprezzamenti riguardavano gli effetti speciali dei suoi film.[7] Solo dopo la sua morte è iniziata una rivalutazione della sua opera.[7] Viceversa negli Stati Uniti e in Francia è stato subito considerato un maestro dell'horror.[7]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Cortometraggi[modifica | modifica sorgente]

Lungometraggi[modifica | modifica sorgente]

Collaborazioni[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Documentari sul suo lavoro[modifica | modifica sorgente]

  • Mario Bava maestro of the macabre di Charles Prece e Garry S. Grant (2000)
  • Mario Bava - Operazione Paura di Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni (2004)
  • Mario Bava speaks di Patrick O'Brien (2006)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab Alberto Pezzotta, Mario Bava, Milano, Il Castoro Cinema, 1995.
  2. ^ a b c Tim Lucas, Mario Bava. All The Colors of Dark, Cincinnati, Video Watchdog, 2007.
  3. ^ a b c d e Emanuele Marchesi & Paolo Noto, Il cineoperatore totale, in Kill Baby Kill! Il cinema di Mario Bava, Roma, unmondoaparte, 2007.
  4. ^ a b c d Max Croci, Sangue e merletti neri, in Kill Baby Kill! Il cinema di Mario Bava, Roma, unmondoaparte, 2007.
  5. ^ Rassegna stampa Mario Bava | MYmovies
  6. ^ David Thompson, Scorsese secondo Scorsese, Milano, Ubulibri, 1991.
  7. ^ a b c d Luigi Cozzi, Mario Bava. I mille volti della paura, Roma, Mondo Ignoto, 2001.
  8. ^ a b Autori vari, Genealogia del delitto. Guida al cinema di Mario & Lamberto Bava, Milano, Dossier Nocturno n. 24, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Pezzotta, Mario Bava, 1997, Editrice Il Castoro, Il Castoro Cinema. ISBN 88-8033-042-X.
  • Luigi Cozzi, Mario Bava. I mille volti della paura, Roma, Mondo Ignoto, 2001. ISBN 88-89084-04-9.
  • Gabriele Acerbo & Roberto Pisoni, Kill, Baby, Kill! Il cinema di Mario Bava, Roma, unmondoaparte, 2007. ISBN 978-88-89481-13-4.
  • (EN) Tim Lucas, Mario Bava. All The Colors Of Dark, Cincinnati, Video Watchdog, 2007.
  • Autori vari, Genealogia del delitto. Guida al cinema di Mario & Lamberto Bava, 2004, Dossier Nocturno n.24.
  • Roberto Curti, Fantasmi d'amore. Il gotico italiano tra cinema, letteratura e tv, Lindau, 2011. ISBN 978-88-7180-959-5
  • Manuel Cavenaghi, Cripte e incubi. Dizionario dei film horror italiani, Bloodbuster edizioni, Milano 2011 - ISBN 9788890208751

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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