Documentario

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Per documentario si intende generalmente un prodotto audiovisivo di carattere culturale, informativo, sociale, politico, scientifico, divulgativo, inteso come atto creativo o semplicemente finalizzato alla diffusione della conoscenza di diversi aspetti della società e dello scibile umano. Nel primo caso si ha il documentario di creazione o d'autore, inteso come opera cinematografica senza necessariamente fini informativi, mentre nella seconda ipotesi si parla di documentario divulgativo, che tratta soprattutto di argomenti a carattere scientifico o naturalistico, cercando di divulgare la conoscenza accademica in modalità di facile accesso per le masse indistinte.

Nella storia del documentario hanno fatto la loro comparsa grandi artisti come Robert Flaherty, Dziga Vertov, Joris Ivens e John Grierson, che appartengono a buon diritto alla storia del grande cinema.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Un fotogramma di Nanuk l'eschimese

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

Il documentario, inteso come filmato dal valore didattico che mostrava soprattutto genti e luoghi lontani, è antico come il cinema stesso. In questo ricalcava una delle funzioni delle immagini, quella di permettere una sorta di Grand tour per poveri. In seguito, alla curiosità si aggiunsero anche gli interessi scientifici. Albert Kahn, magnate della finanza francese, cercò di costruire il primo atlante geo-etno-antropologico del mondo intero, avvalendosi interamente di fotografie e di riprese cinematografiche; con questo intento spedì una ventina di fotografi e cineoperatori per il mondo, talvolta viaggiando con loro, che tra il 1909 e il 1919 raccolsero più di diecimila fotografie e un migliaio di "vedute in movimento" di un minuto circa ciascuna, oggi conservate al Museo Albert Kahn di Parigi.

Anche in Italia si ebbero documentaristi di grande spessore, come Luca Comerio e Roberto Omegna che tra il 1905 e il 1915 si spinsero con coraggio in zone anche molto impervie. Comerio aveva come obiettivo la costruzione di un film-utopia dove voleva mostrare tutto il mondo e che avrebbe intitolato Dal Polo all'Equatore: se ne conservano alcune parti, come la spedizione al Polo Sud organizzata dal Duca degli Abruzzi (1899) o quella del barone Raimondo Franchetti in Africa nel 1910, oppure le scene della guerra sull'Isonzo (1917). In queste opere era evidente uno sguardo sul mondo da "dominatore" occidentale che guarda tutto con superiorità: scene simboliche allora interpretate come segni di potere e civiltà (la caccia alla tigre, i servi neri alla portantina, l'impartizione dell'educazione alle popolazioni locali) ci mostrano a distanza di un secolo una mentalità sorpassata, imbevuta di colonialismo, di conquista spietata e arrogante.

Omegna invece può essere considerato il padre del documentario scientifico, con i suoi film sulle farfalle (vincitori del primo premio all'Esposizione Universale di Torino del 1911) dove usava la macrofotografia e si avvaleva, per le didascalie, delle composizioni del poeta Guido Gozzano, suo cugino.

Un altro utopista fu Boleslaw Matuszewski, che si propose di filmare tutti gli eventi della storia umana per comporre un archivio totale e assoluto. La voglia di dominio del mondo si era trasposta dall'ambito politico a quello scientifico, grazie alle nuove possibilità offerte dal cinematografo dei Fratelli Lumière, che nei progetti originari si sarebbe dovuto proprio chiamare Domitor, una contrazione di "dominator".

Inizialmente i primi filmati documentari erano distribuiti nelle sale cinematografiche, oppure diffusi sotto forma radiofonica, come voce narrante di un testo avente caratteristiche informativo-didattiche.

In seguito ai film sono stati associati i testi parlati, integrando le due forme comunicative in modo da poter fornire un'informazione completa e referenziata.

Tuttavia è solo nel corso degli anni Trenta che si diffonde l'uso del termine "documentario" così come viene comunemente inteso ai giorni nostri. Il passaggio del termine da aggettivo qualificativo all'utilizzo come sostantivo, appare per la prima volta in un articolo del New York Sun dell'8 febbraio 1926, scritto da John Grierson in occasione della presentazione pubblica del secondo film di Robert Flaherty: L'ultimo Eden[1].

Il documentario poetico[modifica | modifica sorgente]

Fotogramma di Pioggia (1929)

Sebbene il cinema fosse nato come documentario, con le vedute Lumière, con il tempo aveva dovuto cedere il passo al cinema narrativo di finzione. Negli anni Venti erano comunque emersi alcuni nomi, tra i quali spicca quello di Robert Flaherty, padre della docu-fiction, ovvero una mescolanza di finzione e documentario. In Nanuk l'eschimese (Nanook of the North), Flaherty filmò la famiglia eschimese autentica di Nanook, con la loro vita, la pesca, gli iglù, ecc., anche se esiste una debole narrazione di sfondo e alcune scene sono chiaramente concordate con il regista, come quella della caccia alla foca dove vennero usate le armi tradizionali nonostante nella zona fossero già in uso da tempo i fucili e la famiglia del protagonista già da tempo non viveva in un iglù. Le persone filmate però interpretano loro stesse. Il termine documentary apparve per la prima volta nel 1926 in una recensione di John Grierson al film L'ultimo Eden (Moana) di Flaherty.[2]. Nel 1934 approfondì il tema del racconto del lavoro umano con L'uomo di Aran, un altro grande poema sulla vita dei poveri contadini e pescatori delle Isole Aran in Irlanda. Con le sue opere creò una sorta di scambio tra la sua visione soggettiva e la veicolazione di conoscenza su ciò che veniva narrato alla spettatore.

Altro autore di documentari "poetici" fu Jean Epstein, che aveva creato anche film narrativi investigando spesso un equilibrio tra visione oggettiva e soggettiva. Nel 1923 girò un documentario sull'eruzione dell'Etna e nel 1929 fu la volta di Finis Terrae, che raccontava la vita dei poveri pescatori bretoni, con alcune tracce di storia narrata (la vicenda di un coltellino smarrito o quella di un pescatore malato...). Molto poetiche sono soprattutto le immagini della tempesta rallentate o quella delle donne che aspettano in riva il ritorno dei mariti, riprese anche da altri autori (lo stesso Flaherty oppure Luchino Visconti ne La terra trema).

In tutto il mondo filmò poi Joris Ivens, che infuse nelle sue opere un forte impegno sociale e culturale. Suoi sono alcuni documentari celebri come Regen, sulla pioggia (1929) o Zuiderzee, su una diga olandese (1930) o soprattutto Borinage, su uno sciopero dei minatori (1933). Filmò inoltre la rivoluzione in Cina e il Vietnam, ma anche il paesaggio francese o il vento.

Più importante come teorico e organizzativo del genere documentario fu l'inglese John Grierson, che fondò la scuola di documentarismo inglese, canadese e fu tra gli ispiratori del successivo free-cinema degli anni Cinquanta. I film della sua scuola (che contava documentaristi come Basil Wright, Paul Rotha, Alberto Cavalcanti), erano sempre dotati di "un ritmo musicale oltre che poetico e letterario"[3], nati spesso dalla collaborazione con grandi poeti (come Wystan Hugh Auden) o grandi musicisti (come Benjamin Britten e Darius Milhaud). Il suo libro Grierson on Documentary Film è il primo apporto teorico al cinema documentario, dal quale provennero molte idee anche in ambiti diversi, come con Cesare Zavattini e il suo neorealismo. Secondo il testo infatti il documentario non doveva e non poteva essere una riproduzione oggettiva della vita, perché l'occhio del regista l'avrebbe sempre deformato con la sua visione e le sue scelte; piuttosto si doveva usare la imprescindibile soggettività per creare uno sguardo sul mondo.

Il documentario moderno[modifica | modifica sorgente]

Oggi la gran parte dei film documentari vengono prodotti dalle reti televisive pubbliche; la rete pubblica inglese BBC è un'importante ed autorevole produttrice di documentari divulgativi, mentre per quanto riguarda il documentario di creazione o d'autore, il canale culturale franco-tedesco Arte è sicuramente il principale referente produttivo in Europa.

Altri generi di documentario[modifica | modifica sorgente]

I film documentari che, per finalità narrative, contengono al loro interno sequenze ricostruite e/o interpretate da attori vengono comunemente definiti docu-fiction o docu-drama e in questa veste hanno spesso una distribuzione in televisione. Invece i film che si presentano come documentari solo come artificio narrativo, ovvero non rappresentano la realtà ma vicende di fantasia, sono chiamati falsi documentari o docu-drama.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jean Breschand, Le documentaire. L'autre face du cinéma, Cahiers du Cinéma, 2002. ISBN 2-86642-348-8
  2. ^ Carlo Alberto Pinelli, L'ABC del documentario, Dino Audino Editore, 2001 ISBN 88-86350-97-X
  3. ^ Bernardi, cit. pag. 121.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]