La nave bianca

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La nave bianca
La nave bianca.jpg
Il passaggio della nave al porto di Taranto
Titolo originale La nave bianca
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1941
Durata 69 minuti
Colore Bianco/nero
Audio sonoro
Genere guerra
Regia Francesco De Robertis e Roberto Rossellini
Soggetto Francesco De Robertis
Sceneggiatura Francesco De Robertis
Produttore esecutivo Cesare Girosi
Casa di produzione Centro Cinematografico del Ministero della Marina, Scalera Film
Distribuzione (Italia) Scalera Film
Fotografia Giuseppe Caracciolo, operatori Mario Bava, Carlo Bellero, Angelo Baistrocchi
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Renzo Rossellini
Scenografia Amleto Bonetti
« Alle sofferenze stoiche e alla fede immutabile dei feriti di tutte le armi. Alla abnegazione silenziosa di coloro che ne attenuano le sofferenze e ne alimentano la fede »
(Frase che appare in coda al film)

La nave bianca è un film di guerra del 1941, diretto o supervisionato da Francesco De Robertis, un alto ufficiale della Marina Militare, nativo di San Marco in Lamis, che avrebbe dedicato una vasta filmografia all'ambiente della Marina Militare Italiana.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Durante la seconda guerra mondiale, i marinai imbarcati su una nave da battaglia della Marina Militare Italiana, intrattengono una fitta corrispondenza epistolare con le madrine di guerra. Il marò fuochista Augusto Basso scambia le sue lettere con Elena Fondi, una maestrina di scuola elementare.

Elena ha diviso in due pezzi una medaglietta, metà l'ha tenuta lei e metà l'ha inviata ad Augusto. I due si danno appuntamento alla stazione ferroviaria di Taranto, ma quando Augusto sta per sbarcare, la nave salpa improvvisamente per prendere parte ai combattimenti di Punta Stilo e di Capo Teulada.

Durante i combattimenti, molti marinai vengono feriti tra cui lo stesso Basso che deve subire un intervento chirurgico. Caricato sull'idrovolante sanitario viene trasferito sulla nave ospedaliera “Arno” e affidato alle cure delle Infermiere del Corpo Volontario. Tra queste vi è anche Elena.

Elena riconosce Augusto attraverso la medaglietta, ma decide di non svelare la sua identità. Tutti i feriti sono preoccupati per la sorte della loro nave che ancora non ha fatto ritorno in porto. Elena si fa dettare da Augusto una lettera indirizzata a sé stessa e gli scrive una lettera di risposta. Dopo avergliela letta Augusto si accorge della medaglietta indossata da Elena e la riconosce.

La nave rientra finalmente in porto, tutti i compagni di Augusto escono sul ponte per salutarla mentre lui è ancora immobilizzato a letto. Con l'aiuto di Elena che lo abbraccia e lo solleva riesce anche lui a vedere il passaggio della nave attraverso l'oblò.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

È una pellicola importante per la storia del cinema in quanto rappresenta il primo film sonoro girato in Puglia e uno dei due film prodotti, durante la guerra, nella regione. Questo spiega anche perché gli attori non siano professionisti. Gli esterni sono realizzati a Taranto ed in particolare nell'area portuale, che di lì a poco sarebbe stata uno dei bersagli principali degli attacchi aerei britannici.

Prodotto da Cesare Girosi (che è anche l'aiuto regista), per conto della Scalera Film, ha come "protagonisti i marinai feriti durante una battaglia navale, che vengono trasferiti e ricoverati sulla nave ospedaliera Arno. Uno di loro intraprende una corrispondenza con una crocerossina, madrina di guerra".[1]

Per la prima volta il montaggio è curato da Eraldo Da Roma, che era stato tenore ed è considerato “il più grande montatore di tutti i tempi”[senza fonte]. Ha curato in particolare il montaggio di alcuni film di Francesco De Robertis: oltre a “La nave bianca”, ha montato "Uomini ombra", "Mizar (Sabotaggio in mare)" e "Yalis, la vergine del Roncador".

Nella fase di montaggio, il regista ha inserito immagini originali ed inedite delle vere battaglie combattute a Punta Stilo e Capo Teulada.

La sorella di Nino Baragli aveva seguito al nord suo marito Carlo Bellero, operatore di questo film. Erano rimasti al nord all'epoca del governo di Salò e lavoravano nei teatri di posa della ”Nuova Scalera, che si era trasferita a Venezia e cercava di portare a termine la produzione del film Marinai senza stelle. Nino Baragli cominciò da aiuto-operatore: caricava e scaricava gli châssis. Non c'erano macchine di primo ordine: erano "Arriflex", facili da caricare. Andò a dare una mano anche a De Robertis, che faceva il montaggio da solo, stava seduto alla moviola, faceva tutto, tagliava, attaccava, proprio come un montatore. C'era una ragazza che faceva l'assistente: non si numerava la pellicola, non si trovavano mai i tagli.[2]

Una sequenza del passaggio della nave dal "Ponte Girevole" di Taranto, con veduta del "Castello Aragonese" e panorama del Mar Piccolo è stata inserita su "Facebook". [3]

L'intervento di Roberto Rossellini[modifica | modifica sorgente]

Il film è “ritenuto anticipatore del neorealismo”: fu supervisionato (o anche diretto?) da Roberto Rossellini, che - quattro anni dopo - avrebbe dato inizio al nuovo cinema postbellico in Italia, appunto il neorealismo (ma non si è mai chiarita la natura della sua collaborazione al film di De Robertis).[4]

Secondo Roberto Poppi, Francesco De Robertis scrive il soggetto per il film, lo supervisiona e solo in parte lo dirige, ma poi lo lascia nelle mani di Roberto Rossellini, a cui ne affida il compimento.[5] Secondo la “Garzantina”, invece, De Robertis cura solo la supervisione alla regia di Roberto Rossellini.[6]

Altri critici (vedi alla voce Roberto Rossellini) attribuiscono il film direttamente ed esclusivamente a Rossellini, lo presentano come il suo primo film da regista, cioè il primo lavoro della cosiddetta Trilogia della guerra fascista di Rossellini, assieme a Un pilota ritorna (1942) e L'uomo dalla croce (1943).

Va rilevato che la "Scalera Film" , quando richiede il nulla osta di esportazione per la pellicola, dichiara (forse per convenienza) che essa è stato realizzata dal regista Roberto Rossellini.

Censura e nulla osta[modifica | modifica sorgente]

L'Onorevole Giulio Andreotti, Sottosegretario di Stato per lo Spettacolo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri durante la prima legislatura ha fornito documenti dell'Ufficio di revisione cinematografica, relativi alle pellicole "condizionate" o "respinte" dalle commissioni di revisione.

La "Scalera" ha richiesto il nulla osta di esportazione per il film "La nave bianca" (del quale è attualmente vietata la circolazione in Italia). Il funzionario Calvino il 5 luglio 1947 scrive al Sottosegretario in merito: "presenta alcuni episodi di cui sono protagonisti i feriti di una battaglia navale, ricoverati sulla nave ospedale "Arno". La pellicola presenta, sul piano tecnico artistico, notevoli pregi. Le parti descrittive, relative alle azioni di guerra, hanno un tono assai moderato e non assumono mai accenti di aperta e dichiarata polemica contro gli Alleati. Si ritiene di poter concedere il nulla osta di esportazione, lasciando agli organi di censura dei singoli Stati, nei quali il film sarà proiettato, ogni ulteriore decisione circa l'opportunità o meno di ammettere, anche a seguito di eventuali tagli, il film stesso alla programmazione."

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è stato proiettato in Italia con data di uscita il 14 settembre 1942; è stato esportato e proiettato in diversi paesi. In Francia nel 1943, con il titolo “Le navire blanc” e nei paesi di lingua inglese con il titolo “The White Ship International”.[7] Il titolo della ultima versione estera è: "En co-réal". Il film è uscito, dopo molti anni, anche in versione DVD da Dolmen Home Video e Legocart.

Critica[modifica | modifica sorgente]

La secchezza di tipo documentaristico e la semplicità della storia hanno spesso indotto a vedere nei film diretti oppure supervisionati da De Robertis, uno degli antesignani del neorealismo.

Con certezza Francesco De Robertis gira il film con scontati intenti propagandistici.[8] Il regista, dopo la caduta del fascismo, entra a far parte del movimento del cinema neorealista: è un precursore del movimento stesso.

In una critica contemporanea al film[senza fonte] si legge: «il De Robertis tenacemente e pazientemente scruta ed esprime la sua realtà; tutto ciò è una severa lezione e può suscitare nel nostro cinema una tendenza […] in più, il valore dato al cosiddetto ambiente, in funzione di coro, di atmosfera, talvolta di protagonista; in più ancora, un'esatta intuizione di quali debbano essere i rapporti tra immagine e suono».

Cinema in Puglia

I primi film girati nella regione Puglia (1912/1962):.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vito Attolini, Alfonso Marrese, Maria Abenante, Cineasti di Puglia. Autori, mestieri, storie, Adda editore, 2006
  2. ^ Intervista a Nino Baragli, tratta da: Stefano Masi, “Nel Buio della Moviola” editore Accademia dell'immagine L'Aquila.
  3. ^ Video pubblicato da Taranto nel cinema | Facebook
  4. ^ Vito Attolini, Apulia Film Commission
  5. ^ Intervento di Roberto Poppi
  6. ^ Garzantina
  7. ^ Internet Movie Database
  8. ^ "Il Morandini".

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]