Roma città aperta

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Roma città aperta
Roma città aperta titolo.jpg
Titolo di testa del film
Titolo originale Roma città aperta
Lingua originale italiano, tedesco
Paese di produzione Italia
Anno 1945
Durata 99 minuti
Colore B/N
Audio Sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere drammatico, guerra
Regia Roberto Rossellini
Soggetto Sergio Amidei
Sceneggiatura Sergio Amidei, Federico Fellini, Celeste Negarville, Roberto Rossellini
Produttore Excelsa Film
Distribuzione (Italia) Minerva Film (1945)
Fotografia Ubaldo Arata
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Renzo Rossellini
Scenografia Rosario Megna
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
« La storia del cinema si divide in due ere: una prima e una dopo Roma città aperta»
(Otto Preminger[1])

Roma città aperta è un film del 1945 diretto da Roberto Rossellini.

È una delle opere più celebri e rappresentative del neorealismo cinematografico italiano. È il film che fece acquisire notorietà internazionale ad Anna Magnani, co-protagonista insieme ad Aldo Fabrizi, qui in una delle sue interpretazioni più famose.

È il primo film della Trilogia della guerra antifascista diretto da Rossellini - seguiranno Paisà (1946) e Germania anno zero (1948). Venne presentato in concorso al Festival di Cannes 1946, dove ottenne il Grand Prix come miglior film.[2] Ricevette una candidatura al Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale e vinse due Nastri d'Argento, per la miglior regia e la migliore attrice non protagonista (Anna Magnani). È stato in seguito inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, che è nata con lo scopo di segnalare "100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978".[3][4][5][6]

Il film in versione restaurata dal “Progetto Rossellini” (formato dall'Istituto Luce Cinecittà, la Fondazione Cineteca di Bologna e la Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale) è stato proiettato in oltre 70 cinema in Aprile del 2014 per la Festa della Liberazione[7].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Don Pietro (Aldo Fabrizi) e il piccolo Marcello

La vicenda inizia dopo l'armistizio di Cassibile: gli Alleati sono sbarcati in Italia e avanzano verso nord ma ancora non sono giunti nella capitale, dove la resistenza è già attiva. Giorgio Manfredi, militante comunista e uomo di spicco della resistenza, sfugge a una retata della polizia e si rifugia presso Francesco, un tipografo antifascista, il quale, il giorno seguente, dovrebbe sposare Pina, una vedova madre d'un bambino.

La sorella di Pina, Lauretta, fa l'artista in un locale insieme a un'altra giovane, Marina, legata sentimentalmente in passato a Manfredi; don Pietro, il parroco locale, non nega mai aiuto ai perseguitati politici e fa da portavoce dei partigiani. Egli è benvoluto e rispettato da tutti, compreso Manfredi e la sua banda di piccoli sabotatori, e riesce a passare facilmente attraverso i controlli dei soldati tedeschi e delle SS senza destare sospetti.

Manfredi sfugge a un'altra retata tedesca mentre Francesco viene arrestato e, nel momento in cui viene caricato sul camion che lo porterà via, Pina grida tutta la sua protesta cercando di raggiungerlo ma cade sotto il fuoco dei mitra davanti a don Pietro e al figlioletto. Più tardi Francesco riesce a scappare e si nasconde, con Manfredi, nell'abitazione di Marina. Scoppiano i dissapori e cresce il risentimento della ragazza per Manfredi, tanto che Marina, per ottenere della droga, tradisce l'uomo denunciandolo a Ingrid, agente della Gestapo al servizio del comandante Bergmann. Manfredi viene così arrestato durante un incontro con don Pietro ed entrambi sono fatti prigionieri. Manfredi subisce terribili torture e muore mentre don Pietro viene fucilato. Marina e Lauretta cadono sempre più nell'abiezione morale ma Francesco, Marcello e i suoi ragazzi continueranno la lotta.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La famosa sequenza del film: la corsa disperata di Pina (Anna Magnani), poco prima della sua morte

Il film, che doveva intitolarsi Storie d'ieri, nasceva come documentario su don Morosini, sacerdote realmente vissuto a Roma e ucciso dai nazisti nel 1944. Ben presto, anche grazie agli apporti di Federico Fellini, aggiuntosi agli altri autori in fase di sceneggiatura, il film si arricchì di storie e di personaggi e prese l'aspetto di un lungometraggio a soggetto, cosicché il finale (la fucilazione del prete), che doveva costituire il tema principale del documentario, divenne la conclusione drammatica di un racconto corale sulla vita quotidiana in una città dominata dalla paura, dalla miseria, dalla delazione e dal degrado.

Le riprese del film iniziarono nel gennaio del '45 e furono fatte in condizioni precarie, sia per il periodo - i tedeschi erano da poco andati via - sia per la scarsa disponibilità del materiale tecnico, compresa la pellicola. Non essendo disponibili gli studi di Cinecittà, già spogliata dalle attrezzature e ridotta a un grande rifugio per gli sfollati che non potevano essere accolti altrove, Rossellini e la troupe improvvisarono le riprese di alcuni interni nel vecchio teatro Capitani, in via degli Avignonesi 32, dietro via del Tritone.

Maria Michi e Giovanna Galletti in una scena del film

La scena centrale del film, con la corsa e l'uccisione di Pina (Anna Magnani) dietro al camion che porta via il marito catturato dai tedeschi, fu girata in via Raimondo Montecuccoli, al quartiere Prenestino-Labicano, ed è forse la sequenza più celebre del neorealismo nonché una delle più famose della storia del cinema italiano. Da ricordare che in questa scena (ripresa naturalmente da due inquadrature) Anna Magnani cadde troppo presto rispetto a quanto era previsto, quindi si decise di sfruttare sia l'inquadratura laterale sia quella frontale, in modo che la sequenza sembrasse più lunga.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Il personaggio di don Pietro riassume le figure di don Giuseppe Morosini e di don Pietro Pappagallo.
  • Quello di Pina invece è ispirato a Teresa Gullace, una donna italiana uccisa dai soldati nazisti mentre tentava di parlare al marito prigioniero dei tedeschi: episodio che ispirò in maniera determinante la famosa scena del film.

Dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]

  • Laboratorio: Tecnostampa, Roma, Italia
  • Formato negativo (mm/video pollici): 35 mm
  • Processo cinematografico: Spherical
  • Formato stampa film: 35 mm[8]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Date di uscita[modifica | modifica wikitesto]

La targa in memoria delle riprese a via degli Avignonesi (15 gennaio 1995)

Il film uscì nelle sale italiane il 27 settembre 1945, venne in seguito esportato nelle seguenti nazioni:[9]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Un giovanissimo Ferruccio Amendola fece il suo esordio come doppiatore in questo film, prestando la propria voce a Vito Annichiarico (Marcello).

Il giornalista e scrittore Giancarlo Governi notò, per primo, come il personaggio della Gullace fosse stato omaggiato anche in fase di doppiaggio: nella scena della corsa verso la camionetta, infatti, dapprima si sente Francesco urlare "Pina!" e successivamente il grido diviene "Teresa!".

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu visionato in privato dal regista Roberto Rossellini presso il Cinema Moretti di Ladispoli e presentato successivamente al pubblico nel settembre del '45 senza alcun'anteprima, ebbe scarso successo; solo successivamente dopo aver ricevuto vari premi e riconoscimenti fu apprezzato unanimemente. Inizialmente la pellicola è stata vietata in alcuni paesi, come in Germania e in Argentina. Uscì negli Stati Uniti il 25 febbraio 1946, a New York; dove all'inizio furono censurate alcune scene, della durata complessiva di circa 15 minuti.

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Incasso accertato a tutto il 31 dicembre 1952 è stato di 124.500.000 lire.[10][1]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« È un film che rievoca il tragico periodo dell'occupazione tedesca di Roma e ne dà un quadro e un giudizio così giusto da suscitare immediatamente in tutto il pubblico il più vivo consenso e, per il ricordo della recente tragedia, anche commozione profonda. Lo squallore delle vie cittadine nelle notti di coprifuoco e gli arresti, le torture, i delitti, le bieche figure di Caruso e di Dollmann, tutto qui è ricordato, con oggettività priva di retorica e con implicita valutazione politica così assennata ed equa che il film merita indubbiamente il plauso di tutti gli onesti. Valendosi intelligentemente dell'abilità di due attori popolari come la Magnani e Fabrizi, il regista ha sorretto la semplicità della trama drammatica su sequenze alternanti abilmente note comiche e addirittura grottesche alle scene più forti e strazianti. »
(Umberto Barbaro, l'Unità, 26-11-1945)
Una scena del film con il personaggio di Marina Mari, interpretato da Maria Michi
« La Magnani è immensa. Attrice sensibile, intelligentissima. E non venitemi a parlare di volgarità. La Magnani va collocata, studiata e criticata sul piano del romanesco. Allora si vedrà che, nella sua virulenza plebea, l'attrice deriva proprio dalla tradizione popolare più pura e quindi più nobile. Giovacchino Belli scenderebbe dal suo piedistallo e s'inchinerebbe, con la tuba in mano davanti a lei. C'è un momento nel film in cui il Vammoriammazzato! di Anna Magnani, rivolta a un tedesco, toglie il respiro e rimane nell'aria, tragicamente come una condanna definitiva. »
(Silvano Castellabeppe, Star, 6-10-1945)
« Roma città aperta è il primo film a riprendere il cammino in direzione di un orizzonte nuovamente umanizzato, a immaginare la riconquista di un'armonia entro uno spazio distrutto e sconvolto »
(Gian Piero Brunetta[11])
« Rappresenta la grande sorpresa italiana del dopoguerra, l'inaugurazione (o meglio, la consacrazione) del neorealismo. Rossellini si propone come il suo corifeo. Non ha alle spalle un'ideologia salda o nuova, al massimo si richiama ai valori del cattolicesimo, e forse neppure a quelli. La forza del film risiede nella trasgressione di ogni regola, di ogni consuetudine, di ogni luogo comune culturale. »
(Fernaldo Starnazza, 'Dizionario del cinema[12])

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Manifesti e locandine[modifica | modifica wikitesto]

La realizzazione dei manifesti e delle locandine del film furono affidati al pittore e cartellonista Anselmo Ballester di Roma. Alcune serie di manifesti risulta priva di firma forse perché Ballester – che nel ventennio fu autore anche di manifesti politici – nel 1945, a guerra appena terminata, ritenne conveniente mantenersi ancora anonimo.

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Su Roma città aperta e sulle difficoltà incontrate dal regista e dalla troupe prima e durante le riprese, nel 1996 è stato girato il film Celluloide di Carlo Lizzani, in cui Massimo Ghini interpreta il ruolo di Rossellini.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988 le Poste italiane hanno dedicato al film Roma città aperta un francobollo da Lire 2400.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Massimo Bertarelli - Il cinema italiano in cento film, pag. 240-241
  2. ^ (EN) Awards 1946, festival-cannes.fr. URL consultato il 25-1-2011.
  3. ^ Cento film e un'Italia da non dimenticare
  4. ^ Ecco i cento film italiani da salvare Corriere della Sera
  5. ^ http://www.cinegiornalisti.com/magazineonlinevisualizza_new.asp?id=900 Notizia]
  6. ^ Rete degli Spettatori.
  7. ^ "Roma città aperta", il capolavoro di Rossellini torna restaurato nelle sale - Il Fatto Quotidiano in Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 01/04/2014.
  8. ^ Specifiche tecniche per Roma città aperta (1945), IMDb.
  9. ^ Date di uscita per Roma città aperta (1945), IMDb.
  10. ^ Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945/1955
  11. ^ G. Brunetta, Cent'anni cinema italiano, Laterza, Bari 1991 - p. 341
  12. ^ Dizionario del cinema, di Fernaldo Di Giammatteo, Newton&Compton, Roma, 1995,pag.76
  13. ^ Il francobollo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianni Rondolino: Roberto Rossellini. La Nuova Italia, Firenze 1977
  • Le attrici. Gremese editore, Roma 1999
  • Catalogo Bolaffi del Cinema italiano 1945/1955
  • Flaminio Di Biagi: La Roma di "Roma citta' aperta", Palombi, Roma, 2014

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]