Battaglia di Punta Stilo

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Coordinate: 37°40′N 17°20′E / 37.666667°N 17.333333°E37.666667; 17.333333

Battaglia di Punta Stilo
L'incrociatore pesante Zara apre il fuoco con le artiglierie di prua
L'incrociatore pesante Zara apre il fuoco con le artiglierie di prua
Data 9 luglio 1940
Luogo Mar Ionio in prossimità di Punta Stilo in Calabria
Esito inconclusivo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1 portaerei
3 corazzate
5 incrociatori
16 cacciatorpediniere
2 corazzate
15 incrociatori
16 cacciatorpediniere
Perdite
1 incrociatore danneggiato
2 cacciatorpediniere danneggiati
1 corazzata danneggiata
1 incrociatore danneggiato
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La battaglia di punta Stilo del 9 luglio 1940 tra le navi della Royal Navy britannica e della Royal Australian Navy contro la Regia Marina italiana, svoltasi nelle acque del Mar Ionio, a sud-est di Punta Stilo, vide la più alta concentrazione d'armamenti navali durante tutto il conflitto nel Mar Mediterraneo.

Premessa[modifica | modifica sorgente]

Si trattò uno scontro consensuale ma accidentale, perché entrambi i comandanti superiori decisero di darsi battaglia dopo che la loro missione principale si era conclusa o, nel caso degli inglesi, era stata posposta. La battaglia fu infatti il risultato di due operazioni di scorta a convogli.

Il convoglio italiano era composto da 5 navi da trasporto che, il 6 luglio, da Napoli si sarebbero dirette a Bengasi, il carico principale erano 70 carri armati, richiesti dal maresciallo Rodolfo Graziani per iniziare l'offensiva contro le truppe britanniche.[1].

La Regia Marina era in mare per dare la scorta ad un convoglio diretto a Bengasi, in Libia, con le seguenti forze (non tutti i cacciatorpediniere elencati presero parte alla battaglia, ma tutti viaggiarono con la flotta):[2]

Ammiraglio di squadra Inigo Campioni

1ª Squadra (squadra da battaglia)
V Divisione Corazzate

Ammiraglio di squadra Bruto Brivonesi

IV Divisione incrociatori

Ammiraglio di divisione Alberto Marenco di Moriondo Incrociatori leggeri:

VII Divisione Incrociatori

Ammiraglio Luigi Sansonetti

VIII Divisione Incrociatori

Ammiraglio di divisione Antonio Legnani Incrociatori leggeri:

VII Squadriglia Cacciatorpediniere
XIII Squadriglia Cacciatorpediniere
XV Squadriglia Cacciatorpediniere
XVI Squadriglia Cacciatorpediniere
Il Conte di Cavour in navigazione durante la battaglia di Punta Stilo
La corazzata Giulio Cesare apre il fuoco nei pressi di Punta Stilo
2ª Squadra (scorta remota)

Ammiraglio di squadra Riccardo Paladini

Gruppo Pola

Incrociatore pesante:

I Divisione Incrociatori

Ammiraglio di divisione Pellegrino Matteucci Incrociatori pesanti:

III Divisione Incrociatori

Ammiraglio di divisione Carlo Cattaneo Incrociatori pesanti:

XI Squadriglia Cacciatorpediniere
XII Squadriglia Cacciatorpediniere
IX Squadriglia Cacciatorpediniere

La flotta britannica era invece uscita con lo scopo di proteggere il passaggio di due convogli da e per Malta, con le seguenti forze:

Forza A
7th Cruiser Division

Ammiraglio di squadra sir John Tovey Incrociatori:

Forza B

Ammiraglio di squadra sir Andrew Cunningham Corazzata:

Cacciatorpediniere:

Forza C
1st Battle Division

Ammiraglio di squadra Henry Pridham-Wippel Corazzate:

Portaerei

Cacciatorpediniere:

Alle 0:40 dell'8 luglio, Supermarina informò la flotta italiana che, secondo le intercettazioni radio delle 20:00 del giorno precedente, una flotta britannica era stata localizzata circa 60 miglia a nord di Res el Tin ed un secondo gruppo a circa 45 miglia ad occidente del primo, entrambi diretti a Malta.

L'avvicinamento[modifica | modifica sorgente]

Il messaggio delle 00.40 fu letto dall'ammiraglio Inigo Campioni, comandante la squadra, alle 01.50. Campioni decise allora di cambiare gli ordini alle sue navi, dirottando il convoglio diretto a Bengasi, da una rotta di 147°, su rotta 180°, con un possibile cambio di destinazione per Tripoli, mentre il gruppo Pola avrebbe dovuto predisporsi per un ricongiungimento con il gruppo Cesare alle 05.30. All'alba, due ricognitori lanciati dalla IV Divisione Incrociatori avrebbero dovuto esplorare una zona tra le 90 e le 140 miglia dall'ammiraglia, con un raggio di 100 miglia da questa. La squadra italiana si dovette privare di un buon numero di cacciatorpediniere che, ai limiti dell'autonomia, dovettero far rotta per i porti siciliani per fare rifornimento di carburante[3]. Le due flotte incrociarono in direzione nord-nord-ovest per tutta la mattinata convergendo gradualmente.

Alle 12:00, quando le due flotte si trovavano a circa 90 miglia di distanza, l'ammiraglio Andrew Cunningham decise di lasciare la Royal Sovereign, più lenta con i suoi 23 nodi di velocità massima, e la portaerei Eagle in posizione arretrata.

Nel frattempo, alle 11:45 per poi ripetersi alle 15:45, 15 biplani Fairey Swordfish furono lanciati dalla Eagle contro la squadra da battaglia italiana, senza successo.

Gli incrociatori dell'ammiraglio John Tovey si schierarono a ventaglio circa 10 miglia a prua della Warspite ed alle 15.10 uno di questi, il Neptune, rilevò le unità italiane.

Alle 15:05, la VII Divisione Incrociatori italiana accostò per circa 70° puntando decisamente verso la squadra britannica, portandosi a poco più di 20.000 metri dal nemico.

Lo scontro[modifica | modifica sorgente]

Alle 15:15 i quattro incrociatori italiani aprirono il fuoco contro gli incrociatori della Forza A dell'Ammiraglio John Tovey, che poco dopo risposero al fuoco.

Alle 15:20 lo scambio balistico terminò ed i caccia cambiarono rotta per portarsi nella loro posizione tattica in squadra. Alle 15.30 anche gli incrociatori cominciarono ad assumere rotte divergenti, allontanandosi verso le rispettive navi ammiraglie. Intorno alle 15.23 le due corazzate italiane e gli incrociatori pesanti cambiarono nuovamente rotta puntando decisamente contro i britannici.

Alle 15:52 la Giulio Cesare aprì il fuoco contro la Warspite ad una distanza di circa 26.000 metri, mentre la Conte di Cavour avrebbe aspettato la Malaya, ed eventualmente la Royal Sovereign, nel frattempo rimasta indietro a causa della sua lentezza. Alle 15.53 anche la Warspite aprì il fuoco. Durante questo scambio, una salva lunga della Cesare danneggiò lievemente i caccia Hereward e Decoy.

Alle 15:45 la Malaya si unì al fuoco ma la distanza era troppo elevata.

Alle 15:55 il Trento aprì il fuoco contro la Warspite, mentre il Bolzano era ingaggiato in uno scontro con gli incrociatori dell'ammiraglio John Tovey, che rapidamente stavano convergendo in copertura delle corazzate. Nello scambio, un proiettile da 381 mm della Warspite colpì la Giulio Cesare nel fumaiolo poppiero, attraversandolo ed andando ad esplodere sul ponte. Il proiettile, innescato dall'impatto con il fumaiolo, esplose senza penetrare il ponte, limitando i danni; le schegge causarono l'incendio di una riservetta per un cannone antiaereo da 37 mm, causandone l'esplosione. I locali macchine vennero invasi dal fumo, costringendo allo spegnimento di quattro delle otto caldaie. La velocità scese gradatamente a 18 nodi e la nave perse l'energia elettrica per circa 30 secondi, venendo raggiunta dalla Conte di Cavour. In breve il fumo venne evacuato e le caldaie riattivate, riportando la nave in condizioni idonee al combattimento. Nel frattempo però, alle 16:04, i due gruppi avevano rotto il contatto, portandosi quasi nello stesso momento su rotte divergenti. La Malaya continuò il fuoco per qualche minuto per poi convergere anch'essa sulla sua ammiraglia.

Le due squadre rientrarono alle proprie basi senza danni significativi. Nelle ore successive, ripetuti attacchi dell'aviazione italiana vennero portati sia verso le navi inglesi che verso quelle italiane, a causa di una non corretta identificazione dei bersagli da parte dei piloti, ma nessuna bomba andò a segno[4] La battaglia di Punta Stilo fu l'unico caso nella seconda guerra mondiale in cui corazzate italiane si trovarono in diretto contatto balistico con similari unità britanniche. Già in questo scontro si palesarono gravi carenze tattiche della Regia Marina: eccessiva dispersione delle salve ed inadeguata cooperazione tattica con la Regia Aeronautica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, Mondadori, p. pp. 168 e ss..
  2. ^ "Order of Battle - Battle off Punto Stilo/Calabria - 9 July 1940". URL consultato il 7 giugno 2011. NavWeaps
  3. ^ Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli, Capitolo II
  4. ^ Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli, capitolo II

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Fioravanzo. La Marina Italiana nella Seconda Guerra Mondiale. Vol. IV: La Guerra nel Mediterraneo – Le azioni navali: dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941. Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1959
  • Gianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella Seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1987.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]