Strale (cacciatorpediniere 1932)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Strale
Il cacciatorpediniere Strale
Il cacciatorpediniere Strale
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo cacciatorpediniere
Classe Dardo
Proprietà Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
Costruttori Odero
Cantiere Cantiere navale di Sestri Ponente, Sestri Ponente
Impostata 20 febbraio 1929
Varata 26 marzo 1931
Entrata in servizio 6 febbraio 1932
Destino finale incagliato il 21 giugno 1942, silurato e distrutto dal sommergibile HMS Turbulent il 6 agosto 1942
Caratteristiche generali
Dislocamento standard 1520 t
pieno carico 2200
Lunghezza 95,95 m
Larghezza 9,75 m
Pescaggio 4,3 m
Propulsione 3 caldaie
2 gruppi di turbine a vapore su 2 assi
potenza 44.000 hp
Velocità 38,8 (in realtà 30) nodi
Autonomia 4600 mn a 12 nodi
Equipaggio 6 ufficiali, 159 sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento
Note
dati riferiti al 1940 e presi da http://www.regiamarinaitaliana.it/Ct%20classe%20Dardo.html, http://www.trentoincina.it/dbunita2.php?short_name=Strale e http://www.warshipsww2.eu/shipsplus.php?language=E&period=2&id=61079

[senza fonte]

voci di navi presenti su Wikipedia

Lo Strale è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1936-1938 partecipò alla guerra di Spagna[1].

All’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale era inquadrato nella VII Squadriglia Cacciatorpediniere, insieme ai gemelli Freccia, Dardo e Saetta.

Alle 23.21 del 13 giugno 1940 avvistò il sommergibile HMS Odin che procedeva in emersione nel golfo di Taranto: lo Strale passò quindi all’attacco aprendo il fuoco con le artiglierie, lanciando alcuni siluri e cercando di speronare il sommergibile, che però s’immerse lanciando anche un siluro contro la nave, senza riuscire a colpirla; il cacciatorpediniere lanciò alcune bombe di profondità, ritenendo di aver affondato l’Odin (che però, in realtà, fu probabilmente affondato alcune ore dopo dal cacciatorpediniere Baleno)[2][3].

Alle 14.10 del 7 luglio lasciò Taranto unitamente ai gemelli, alle corazzate Giulio Cesare e Conte di Cavour ed alla VIII Squadriglia Cacciatorpediniere (Folgore, Fulmine, Lampo e Baleno) in appoggio ad un convoglio per la Libia (trasporti truppe Esperia e Calitea, motonavi Marco Foscarini, Francesco Barbaro e Vettor Pisani, con la scorta delle torpediniere Orsa, Procione, Orione, Pegaso, Abba e Pilo); ebbe però delle avarie meccaniche[4].

Ad inizio 1941 subì alcuni lavori che comportarono la sostituzione degli impianti binati Breda Mod. 31 da 13,2 mm in plancia con due mitragliere singole Breda 20/65 Mod. 1935, e quella dei due pezzi illuminanti da 120 con altrettanti impianti binati da 20 mm[1].

Il 17 gennaio andò ad incagliarsi sulle secche di Kerkennah insieme alla motonave Marco Foscarini; entrambe le unità furono poi disincagliate e trainate in porto dalla vecchia torpediniera Papa[3].

Il 28 marzo fu di scorta, insieme ai cacciatorpediniere Folgore e Dardo, ad un convoglio in rotta Napoli-Tripoli e composto dai mercantili Galilea, Heraklea, Ruhr, Samos ed Adana: le navi furono attaccate sommergibile britannico Utmost, che affondò l’Heraklea e danneggiò la Ruhr[5]. Il Ruhr fu rimorchiato a Trapani dal Dardo ed assistito dalle torpediniere Circe, Sagittario ed Alcione e da due MAS, mentre il resto del convoglio arrivò a Tripoli il 30[6][3].

Dal 21 al 24 aprile scortò (insieme ai cacciatorpediniere Turbine, Saetta e Folgore) un convoglio formato dai trasporti Giulia, Castellon, Arcturus e Leverkusen sulla rotta Napoli-Tripoli[7].

Il 1º maggio fece parte (insieme ad altri tre cacciatorpediniere) della scorta di un convoglio di cinque mercantili che fu attaccato dal sommergibile HMS Upholder: in un primo attacco fu colpita a morte la motonave Arcturus e seriamente danneggiata un’altra, la Leverkusen, affondata più tardi con il lancio di altri siluri[8][9].

Cacciatorpediniere Strale a Venezia negli anni 30

Il 16 maggio lasciò Napoli per scortare, insieme ai cacciatorpediniere Turbine, Euro, Fulmine e Folgore, un convoglio formato dai piroscafi Preussen, Sparta, Capo Orso, Motia e Castelverde e dalla nave cisterna Panuco (cui si aggregò poi la nave cisterna Superga): le navi arrivarono in porto il 21, nonostante una collisione tra il Preussen e la Panuco ed un infruttuoso attacco del sommergibile HMS Urge al Capo Orso ed alla Superga[10].

Il 13 agosto salpò da Napoli per scortare a Tripoli, insieme ai cacciatorpediniere Vivaldi, Malocello, Folgore e Fulmine ed alla torpediniera Orsa, un convoglio composto dai trasporti Andrea Gritti, Rialto, Vettor Pisani, Francesco Barbaro e Sebastiano Venier; tale convoglio giunse indenne il 15 nonostante attacchi aerei (durante i quali esplose accidentalmente un cannone del Vivaldi) e subacquei[11].

Il 1º settembre salpò da Napoli per scortare, unitamente ai cacciatorpediniere Da Recco, Folgore e Dardo, le motonavi Andrea Gritti, Rialto, Vettor Pisani, Sebastiano Venier e Francesco Barbaro; il 3 il convoglio fu attaccato dal cielo e l’Andrea Gritti, incendiata, saltò in aria con la morte di 347 uomini, mentre la Francesco Barbaro, danneggiata, dovette essere rimorchiata a Messina dal Dardo con l’assistenza dei cacciatorpediniere Ascari e Lanciere; il resto del convoglio arrivò a Tripoli il giorno successivo[12][13][3].

Il 5 settembre salpò da Tripoli per scortare a Napoli, insieme ai cacciatorpediniere Da Recco, Freccia e Folgore cui poi si aggiunse la torpediniera Circe, il piroscafo Ernesto, la motonave Col di Lana e la nave cisterna Pozarica; il 7 settembre l’Ernesto fu silurato e danneggiato dal sommergibile olandese O 21 al largo di Pantelleria e lo Strale lo rimorchiò a Trapani insieme alla Circe (arrivandovi l’8), mentre il resto del convoglio proseguiva per Napoli (ove giunse l’indomani)[12][3].

Il 24 settembre scortò (insieme ai cacciatorpediniere Lampo, Oriani e Fulmine) un convoglio composto dai trasporti Amsterdam, Castelverde e Perla; il convoglio fu forse attaccato da un sommergibile al largo di Pantelleria, ma non esistono conferme da parte britannica[14].

Il 25 ottobre lasciò Bengasi di scorta ai piroscafi Tinos e Capo Orso; da Malta fu fatta uscire la Forza K britannica (incrociatori Aurora e Penelope, cacciatorpediniere Lance e Lively) per intercettare il convoglio, ma non vi riuscì e le tre navi giunsero indenni a Brindisi il 28[15].

Il 23 novembre scortò il piroscafo Bosforo da Bengasi a Brindisi[16].

Il 13 dicembre scortò insieme al cacciatorpediniere Turbine, nell’ambito dell’operazione di rifornimento «M 41», i piroscafi Iseo e Capo Orso da Argostoli per Bengasi; tuttavia, in seguito al siluramento della corazzata Vittorio Veneto (che ebbe seri danni) e delle motonavi Fabio Filzi e Carlo Del Greco (che vennero affondate) l’operazione fu annullata ed i due mercantili, rientrando in porto, entrarono in collisione ed ebbero gravi danni[17][18].

Il 21 febbraio 1942 prese parte all’operazione di traffico «K 7» scortando, insieme ai cacciatorpediniere Premuda, Zeno, Vivaldi e Malocello ed alla torpediniera Pallade, un convoglio composto dai trasporti Monginevro, Ravello ed Unione sulla rotta Messina (da dove il convoglio partì alle 17.30 del 21)-Tripoli[19][3].

Il 31 marzo era di scorta al piroscafo Bosforo in navigazione di rientro da Bengasi a Brindisi, quando questi, alle 21.50, venne silurato dal sommergibile HMS Proteus; nonostante il tentativo di rimorchio dello Strale, il mercantile s’inabissò in posizione 36°54’ N e 21°18’ E[20][3][21].

Il 18 aprile trasse in salvo quasi per intero l’equipaggio di un piroscafo tedesco, il Bellona, silurato ed affondato dal sommergibile HMS Torbay[3].

Il 20 giugno salpò da Napoli insieme al cacciatorpediniere Da Recco ed alla torpediniera Centauro per scortare a Tripoli la motonave Pilo ed il piroscafo Reichenfels (con un carico totale di 290 uomini, 4 carri armati, 376 automezzi, 638 t di combustibili, 7117 t di altri rifornimenti); lo Strale aveva un comandante alla sua prima missione su quell’unità ed ufficiali poco preparati ed affiatati[22][23]. Ebbe problemi a mantenere la rotta ed a rimanere nel proprio posto nella formazione, quindi fu spostato a poppa del convoglio; nella notte successiva finì incagliato all’altezza di Ras el Amar, riportando seri danni[22][23][3][1]. La Centauro, inviata dal Da Recco a prestare assistenza all’unità incagliata, non poté che prenderne a bordo l’equipaggio[22][23][3].

Il 6 agosto il relitto del cacciatorpediniere fu silurato e distrutto dal sommergibile britannico Turbulent[3][1].

Lo Strale aveva effettuato complessivamente 106 missioni di guerra (5 con le forze navali, 4 di caccia antisommergibile, 58 di scorta convogli, 5 addestrative e 34 di trasferimento o di altro tipo), percorrendo 45.143 miglia e trascorrendo 235 giorni ai lavori[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Ct classe Dardo
  2. ^ ODIN SUBMARINE 1929-1940
  3. ^ a b c d e f g h i j k Trentoincina
  4. ^ Battle of Britain July 1940
  5. ^ Axis History Forum • View topic - Axis shipping in the Mediterranean
  6. ^ Battle of Cape Matapan, Mediterranean Fleet, March 1941
  7. ^ Battle for Greece,Action off Sfax, April 1941
  8. ^ Isurus Oxyrhynchus
  9. ^ Trentoincina
  10. ^ Hunt for Bismarck and sinking, May 1941
  11. ^ Malta Convoy, Operation "Style", August 1941
  12. ^ a b 10th Submarine Flotilla, Mediterranean, September 1941
  13. ^ :: Museo della Cantieristica ::
  14. ^ Malta Convoy "Halberd", September 1941
  15. ^ Attacks on OG75 and SC48, October 1941
  16. ^ KMS Kormoran and HMAS Sydney, KMS Atlantis and HMS Dunedin lost, November 1941
  17. ^ Action off Cape Bon, December 1941
  18. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, pp. 509-510
  19. ^ Battles of the Java Sea, lost of HMS Exter and HMAS Perth, February 1942
  20. ^ St Nazaire Raid, Battle of Sirte, Russian convoy PQ13, March 1942
  21. ^ Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 520
  22. ^ a b c Aldo Cocchia, Convogli. Un marinaio in guerra 1940-1942, pp. 246-247
  23. ^ a b c Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943, p. 521
Marina Portale Marina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Marina