Bengasi
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| Bengasi | |
|---|---|
| Banghāzī بنغازي | |
| Stato: | |
| Regione: | Cirenaica |
| Municipalità : | Municipalità di Bengasi |
| Coordinate: | Coordinate: |
| Altitudine: | 132 m s.l.m. |
| Abitanti : | 660.147 (2004) |
Bengàsi (Arabo بنغازي, Banghāzī) è una città e un porto della Libia. L'attuale nome deriva da quello di un benefattore della città chiamato Ghazi o “Sidi Ghazi” che morì circa nel 1450. Alla città fu imposto il nome di "Bani Ghazi". La popolazione che nel censimento del 1995 era di 500.120, nel 2004 era di ben 660.147.
Indice |
[modifica] Storia
La moderna Bengasi, sul golfo della Sirte, è situata poco più a sud del sito dell'antica città greca di Berenice. Secondo la leggenda fu fondata nel 446 a.C. dal fratello del re di Cirene, ma assunse il suo nome di Berenice solo quando, nel III secolo a.C. fu ricostruita da Berenice (Berenike), la figlia di Magas, re di Carene, e moglie di Tolomeo III Evergete, faraone d'Egitto. In seguito, alla città fu dato anche il nome di Hesperides, riferendosi alle Esperidi, guardiane del paradiso ad occidente. La città soppiantò Cirene e Barca come capitale della Cirenaica dopo il III secolo a.C. e durante le guerre puniche, ma quando fu sottomessa dagli Arabi, nel 642-643, assunse la forma d'un villaggio insignificante su maestose rovine.
Nel 1578 i turchi invasero Bengasi e la sottomisero a Tripoli dal 1711-1835, poi passò sotto il diretto controllo dell'Impero ottomano dopo il 1911. Sotto gli ottomani, levantini, maltesi, greci ed ebrei formavano la borghesia commerciale, turchi, arabi e berberi la classe politica, e i neri africani fungevano da manovali e domestici. La città era un fiorente porto per la tratta degli schiavi verso i mercati arabi, finché i consoli europei non si mossero per la sua abolizione poco dopo la prima guerra mondiale. Nel primo decennio del XX secolo Bengasi era una delle province più povere dell'Impero ottomano. Non aveva strade asfaltate ne servizi telegrafici e il porto poco funzionante. Pescatori di spugne greci e italiani lavoravano attorno alla costa di Bengasi. Nel 1858 e nel 1874 Bengasi fu flagellata da epidemie di peste bubbonica.
Fu occupata, per ordine del Governo italiano presieduto da Giovanni Giolitti, nel 1911 ed annessa al Regno d'Italia assieme alle regioni della Tripolitania e della Cirenaica.. Nel 1912 la Turchia, sconfitta, fu costretta a riconoscere la sovranità dell'Italia e a ritirare le sue truppe. L'insediamento italiano, tuttavia, si scontrò con una forte resistenza locale culminata, nel 1923, nella rivolta dei Senussi. Dopo il 1923, con l'avvento del regime fascista, fu intrapresa una sistematica occupazione del territorio e fu avviata contemporaneamente una campagna di colonizzazione che portò migliaia di italiani a insediarsi in Libia. Solo nel 1931 le truppe coloniali ebbero la meglio sulla resistenza libica anche nei territori interni, dopo aver giustiziato il loro capo Omar al-Mukhtar. Duramente bombardata durante la seconda guerra mondiale, e poi dagli Stati Uniti d'America nel 1986. Nel settembre 1995, in un duro scontro tra la polizia e attivisti islamici, furono arrestati migliaia di persone inclusi molti immigrati sudanesi.
Alla fine degli anni novanta all'Ospedale pediatrico di Bengasi più di 400 pazienti furono infettati dal virus dell'HIV. La Libia accusò dello scandalo delle infermiere bulgare e un medico palestinese, arrestandoli e condannandoli a morte. Tuttavia il caso rimase aperto fino al luglio 2007, quando le infermiere sono state graziate ed hanno fatto rientro in Bulgaria.
A Bengasi e nella regione orientale della Libia risiedono tuttora poche decine di italiani. L'unica rappresentanza diplomatica di carriera (vale a dire non onoraria) di un paese occidentale era il Consolato Generale d'Italia a Bengasi. In seguito alla provocazione sulle vignette blasfeme su Maometto del ministro delle riforme italiano Roberto Calderoli il 17 di febbraio 2006 migliaia di manifestanti hanno cercato d'assaltare la sede diplomatica e la polizia libica nel tentativo di difenderla ha ucciso 11 persone. I dipendenti del Consolato sono stati trasferiti all'Ambasciata a Tripoli e il 18 febbraio il Consolato è stato saccheggiato e reso inservibile. Gli 11 morti sono stati dichiarati martiri. Il 5 marzo 2007, in un discorso davanti al Congresso Generale del Popolo (il Parlamento libico), il Colonnello Gheddafi ha affermato che l'assalto al Consolato era da attribuire al rancore del popolo libico accumulatosi nel tempo contro gli italiani, colpevoli di non aver ancora risarcito i danni provocati durante la colonizzazione e la guerra in Libia.
[modifica] Cultura
L'Università di Bengasi, chiamata Garyounis, fu fondata nel 1955, ed è la prima università libica.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Note personalità della città di Bengasi
- Ibrahim Elhoni giudice e poeta (nato a Bengasi nel 1907 e morto nel 1967)
- Ali Abdulkader Elhoni noto commerciante e imprenditore degli anni Venti (nato a Bengasi nel 1881 e morto nel 1971)
- Ahmed Rafik Almehdawe noto poeta
- Ali Ragab Sallak uomo d'affari molto conosciuto (nato a Bengasi nel 1923 e morto nel 2001)
- Maurizio Seymandi autore e conduttore televisivo italiano

