Direttore della fotografia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il direttore della fotografia è il responsabile della fotografia cinematografica durante la realizzazione di un film.

In senso lato, a volte viene definito tale anche chi decide le luci di uno spettacolo teatrale, di uno spettacolo televisivo in studio, di un concerto, di una sfilata di moda o di una mostra, mestiere che più propriamente si chiama datore luci o direttore delle luci e, ultimamente, light designer.

Al cinema (e per continuità nei film e nelle fiction televisive) è considerato una delle figure professionali più importanti della troupe, poiché è responsabile dell'impatto visivo delle immagini sullo spettatore. Può lavorare con una certa autonomia decisionale, oppure a stretto contatto col regista e con altri elementi della troupe (fra i quali l'operatore di macchina, l'assistente operatore e lo scenografo). Molti dei capolavori della settima arte sono frutti di storici sodalizi tra grandi registi e direttori della fotografia, spesso impegnati assieme in più di un film. Ricordiamo, a titolo d'esempio, la collaborazione di Orson Welles e Gregg Toland in Quarto potere, quella tra Stanley Kubrick e John Alcott in 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica, Barry Lyndon e Shining e quella tra Peter Jackson e Andrew Lesnie nella trilogia de Il Signore degli Anelli.

Otello Martelli dietro la cinepresa per Le notti di Cabiria 1956

Oltre alle conoscenze tecniche, il direttore della fotografia deve avere anche doti artistiche, essendo la fotografia un processo creativo ed interpretativo assai complesso. Non mancano direttori in grado di "interpretare la luce" e di dare coerenza visiva alle riprese connotandole con un'impronta autoriale del tutto personale[1].

Le principali mansioni di un direttore della fotografia sono: la composizione dell'inquadratura, la disposizione delle luci, il controllo dei movimenti della macchina da presa, le scelte stilistiche sull'angolo di ripresa e la scelta dell'obiettivo, così come il piano di messa a fuoco, l'apertura del diaframma per l'esposizione voluta, la distanza e la profondità di campo ecc. Come si può notare, molti degli elementi tecnici di base sono gli stessi della fotografia tradizionale[2], con in più l'attenzione al movimento di attori e macchina da presa coordinato perché risulti in luce o in ombra secondo il senso che si vuole dare alle immagini e d'accordo con il desiderio del regista, per tutta la durata dell'inquadratura.

Ancora più complesso è il lavoro del direttore della fotografia quando le riprese non vengono effettuate secondo il tempo naturale della scena, ma vengono rallentate o accelerate, o in caso si usino effetti speciali, modellini ecc. Alla fine delle riprese, dopo che il montaggio ha selezionato e messo in sequenza tutte le immagini del film, il direttore della fotografia in genere interviene ulteriormente a correggere il diaframma e la composizione dei colori prima della stampa definitiva dal negativo o in caso di riprese digitali, prima della produzione della copia campione.

Tra i grandi direttori di fotografia italiani vanno ricordati: Gianni Di Venanzo, Tonino Delli Colli, Giuseppe Rotunno (nominato per il Premio Oscar), Pasqualino De Santis (premiato con l'Oscar per il film Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, 1968), Otello Martelli, Aldo Tonti, Carlo Di Palma, Dario Di Palma, Dante Spinotti (nominato più volte per l'Oscar), Aldo Graziati (conosciuto anche come G.R. Aldo), Franco Di Giacomo, Vittorio Storaro (nominato e premiato più volte con l'Oscar), Luciano Tovoli, Marcello Gatti, Alfio Contini, Ennio Guarnieri, Blasco Giurato, Giuseppe Pinori, Giuseppe Lanci, Tonino Nardi, Armando Nannuzzi, Renato Tafuri e, tra i più giovani, Mauro Fiore (premiato con l'Oscar per film Avatar di James Cameron, 2009), Arnaldo Catinari, Stefano Ricciotti, Fabio Cianchetti, Bruno Cascio, Italo Petriccione, Luca Bigazzi, Alessandro Pesci, Roberto Forza, Marco Pontecorvo, Paolo Carnera e Marco Onorato vincitore dell'oscar europeo (EFA) con il film Gomorra.

Secondo il tre volte Premio Oscar Vittorio Storaro, il termine "Direttore della fotografia" non descrive a pieno il ruolo di questa importante figura. In un'intervista all'Ischia Film Festival, Storaro ha dichiarato: «Non mi sono mai sentito a mio agio con la definizione "Direttore della fotografia", preferisco piuttosto "Autore della fotografia cinematografica". "Autore" vale a dire, infatti, libero ingegno creatore, della "foto-grafia" cioè dello "scrivere con la luce"». Questa definizione racchiude il tema centrale del suo pensiero: la direzione della luce, ampiamente approfondito nella sua trilogia dal titolo Scrivere con la luce[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In Italia è stato magistrale il lavoro pedagogico di Mario Bernardo, autore di diversi volumi e per molti anni insegnante al CSC, ora chiamata Scuola Nazionale di Cinema
  2. ^ Paolo Uccello, Dizionario della tecnica cinematografica e della fotografia, Roma, 1950
  3. ^ Si tratta dei tre volumi pubblicati da Electa in collaborazione con l'Accademia dell'Immagine dell'Aquila (2001-03): 1. La luce ISBN 88-435-9757-4, 2. I colori ISBN 88-435-8190-2 e 3. Gli elementi ISBN 88-370-2256-5

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema