Obiettivo fotografico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altre info su questo argomento, vedi Obiettivo (ottica).
Obiettivo 50mm f/1.8 per fotocamere 35mm.
50mm f/2.8 Macro - 70-300mm f/4-5.6 - 10-20mm f/4-5.6

Obiettivo, anche nella variante obbiettivo, è un termine generico che descrive un dispositivo ottico in grado di raccogliere e riprodurre un'immagine. È presente in molte apparecchiature ottiche: macchine fotografiche, binocoli, cannocchiali, telescopi, microscopi e altro. Può essere composto da una o più lenti e/o da catadiottri come sistemi di specchi concavi e convessi, spesso abbinati anche essi a diottri. In molti casi anche il cristallino dell'occhio è parte del sistema ottico dove il piano focale è rappresentato dalla retina.

Schemi ottici[modifica | modifica sorgente]

Il caso più semplice di obiettivo è costituito da un piccolo foro (detto anche foro stenopeico) che consente il passaggio della luce a formare un'immagine all'interno di una camera oscura. Rispetto al foro stenopeico, gli obiettivi a lenti permettono di concentrare la luce sul piano focale e sono progettati per diminuire le aberrazioni ottiche.

A migliorare ulteriormente la qualità degli obiettivi contribuisce lo sviluppo dei vetri ottici utilizzati, in particolare i vetri ad alto e altissimo indice di rifrazione (sino a valori che superano 1,9) e di particolari trattamenti antiriflesso che hanno lo scopo di diminuire la quantità di luce riflessa dalla lente e di aumentare quella rifratta. In un primo momento vennero introdotti i trattamenti antiriflesso semplici (single-coated) e in seguito vennero utilizzati i trattamenti antiriflesso multipli (multi-coated). Guardando dentro un obiettivo se questo è privo di trattamento si vedranno dei riflessi bianchi, se ha trattamento singolo dei riflessi blu-ambra, se ha trattamento multiplo dei riflessi blu-magenta. Tutti gli obiettivi oggi in produzione hanno trattamento multiplo.

Gli obiettivi moderni adottano anche lenti cosiddette 'asferiche', la cui curvatura non è una porzione di sfera. L'utilizzo di lenti asferiche aiuta a contenere difetti come l'aberrazione sferica.

Caratteristiche degli obiettivi[modifica | modifica sorgente]

Lunghezza focale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lunghezza focale.

Considerando gli obiettivi come una semplice lente, la distanza focale di questi è la misura espressa in millimetri che separa la lente dal piano focale. Essendo gli obiettivi composti da più gruppi di lenti, tale distanza non si misura da una lente in particolare all'interno degli stessi ma dal centro ottico dell'obiettivo che viene definito "punto nodale posteriore" e in genere si trova in prossimità del diaframma. In sostanza la distanza focale indica la distanza fra il punto nodale posteriore di un obiettivo e il piano su cui i soggetti all’infinito sono messi a fuoco.

Non è vero che al variare della focale corrisponde una diversa prospettiva. Per le regole di geometria la prospettiva non cambia se il punto di vista e l’oggetto ripreso rimangono fissi, varia solamente se ci spostiamo dal punto di ripresa. Il variare della focale è una conseguenza del cambiamento di prospettiva, non la causa. Se ci spostiamo da un punto di ripresa arretrando, cambiamo la prospettiva e le dimensioni dell'oggetto che risulterà più piccolo all'interno del fotogramma, di conseguenza cambieremo anche la focale per ingrandire l'oggetto.

La lunghezza focale degli obiettivi è quel fattore che determina l’angolo di campo della ripresa ma ciò dipende anche dalle dimensioni del supporto. Due obiettivi di focale uguale variano l’angolo di campo ripreso in base alle dimensioni della superficie sensibile al quale sono destinati.

Viene definito obiettivo “Normale”, un obiettivo che ha come lunghezza focale la lunghezza approssimativa della diagonale del supporto fotosensibile usato. Per le fotocamere 35 mm con pellicola da 24x36 mm, l’obiettivo normale è il 50 mm quindi per il formato 35 mm, prendendo come punto di riferimento la focale 50 mm (normale), gli obiettivi si differenziano fra grandangolari (focale minore) e teleobiettivi (focale maggiore).

Apertura o luminosità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esposizione (fotografia) e rapporto focale.

L'apertura massima di un obiettivo fotografico è uguale alla lunghezza focale diviso il diametro massimo del diaframma dell'obiettivo, ovvero il rapporto focale massimo possibile per un determinato tipo di obiettivo. Negli obiettivi fotografici si indica il diaframma massimo con il denominatore della frazione, per cui più basso è il numero che indica l'apertura massima, più luminoso sarà l'obiettivo. Un'apertura elevata (numero del diaframma piccolo, es. f/1.4) permette di far passare più luce ed impressionare la pellicola in minor tempo. In genere le aperture maggiori si hanno per gli obiettivi normali a focale fissa, che possono arrivare ad aperture anche inferiori ad 1.4. Aperture massime minori si trovano negli obiettivi a focale variabile o zoom.

La quantità di luce che attraversa le lenti è regolata da un dispositivo chiamato diaframma, situato di solito in corrispondenza del centro ottico dell'obiettivo. La sua dimensione determina, oltre alla quantità di luce, anche la profondità di campo e di conseguenza quella di fuoco, la forma influisce, anche se lievemente, sulla forma dello sfocato. Il valore di diaframma indicato sull'obiettivo è la massima apertura ottenibile, altre aperture sono possibili chiudendo il diaframma. Negli obiettivi a focale fissa viene specificato un solo valore di apertura, ad esempio f/2.8. Sugli obiettivi zoom possono comparire due valori, il primo per la focale minore, il secondo per quella maggiore. Ad esempio, per uno zoom 35–135 mm f/3.5-4, il valore f/3.5 è ottenibile a 35 mm e si riduce a f/4 alla focale di 135 mm.

Angolo di campo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Angolo di campo.

L'immagine formata dall'obiettivo su una superficie posta in corrispondenza del piano focale è di forma circolare ed è chiamata circolo di illuminazione, cerchio d'immagine o cerchio di copertura; al suo interno vi è un altro circolo detto di 'buona definizione', dove l'immagine può essere interpretata correttamente.

All'interno del circolo di buona definizione viene posto il materiale atto a raccogliere l'immagine. Questo materiale, generalmente di forma quadrangolare, può essere un vetro smerigliato, una pellicola o lastra fotografica, nonché un sensore elettronico. Ha una certa dimensione e l'angolo di campo viene misurato considerando la sua diagonale con la focalizzazione posta all'infinito. È l'angolo misurato al vertice di un triangolo isoscele posto sull'asse dal piano focale dell'obiettivo con alla base la dimensione dell'immagine formata sulla diagonale del materiale sensibile. Varia quindi in funzione del formato del materiale sensibile e della lunghezza focale, è più ampio quando questa è corta e viceversa. Da notare che se ci si sposta dall'infinito, distanziando l'obiettivo dal piano focale, l'angolo di campo diminuisce.

Messa a fuoco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tiraggio.

Per poter visualizzare nitidamente l'immagine si opera sulla messa a fuoco che consiste nel posizionare l'obiettivo a distanza opportuna tra il piano focale e l'oggetto fotografato. In alcuni obiettivi non vi è nessuna modifica alla propria lunghezza perché l'operazione è fatta con lo spostamento di uno o più gruppi ottici interni all'obiettivo stesso. Alcuni obiettivi macro, capaci di mettere a fuoco a distanze molto ridotte, utilizzano più gruppi interni indipendenti per garantire la massima definizione anche a distanze ridotte e sulle parti più esterne del fotogramma. L'operazione è svolta agendo su un'apposita ghiera posta sul barilotto dell'obiettivo. La messa a fuoco può essere di tipo manuale o automatico, utilizzando un motore posto all'interno della fotocamera o dell'obiettivo stesso. I moderni obiettivi motorizzati offrono una modalità ibrida: quando lavorano in autofocus è sufficiente impugnare la ghiera di messa a fuoco per passare in modalità manuale, consentendo di imbastire la messa a fuoco in automatico e di rifinire poi in manuale nel caso fosse necessario, senza dover attivare il selettore di modalità.

Tipi di obiettivo[modifica | modifica sorgente]

  • A lenti

Sono formati da più di una lente perché solo così si riescono a correggere, parzialmente, le aberrazioni ottiche. Nei telescopi si usano più lenti per correggere l'aberrazione cromatica e sono detti acromatici. Le lenti sono costruite con diversi tipi di vetro caratterizzati dal loro indice di rifrazione e dalla curvatura che può essere sferica o asferica. La curvatura delle superfici ne caratterizza la lunghezza focale che sarà positiva nel caso di convergenza e negativa nel caso di divergenza. L'uso di lenti diverse per tipo e lunghezza focale, positiva o negativa, permette le varie correzioni e ne definisce la lunghezza focale generale (sempre positiva).

  • A specchi e misti

Sono detti catadiottrici, basati su catadiottri, in genere uno specchio principale concavo ed uno secondario convesso, quindi di costruzione simile al telescopio riflettore a schema Cassegrain. Rispetto ai teleobiettivi diottrici hanno il vantaggio di un piccolo ingombro e di un basso peso e di una completa riduzione di alcune aberrazioni come quelle cromatiche (gli specchi sono immuni dalle aberrazioni policromatiche e per questo diffusi come telescopi nell'uso astronomico). Oltre ai due specchi, in genere sono costruiti impiegando delle lenti a bassa curvatura per la correzione delle aberrazioni sferiche e come sostegno dello specchio secondario, costituendo così dei sistemi misti. A causa delle aberrazioni monocromatiche extra-assiali sono costruiti solo con lunghezze focali da 350 mm in su. La sua conformazione ottica non prevede il diaframma e la forma dello sfocato è un anello invece di un cerchio. Nelle focali più basse sono meno luminosi rispetto agli obiettivi a lenti e l'immagine è in genere meno nitida ai bordi del fotogramma rispetto al centro, mentre nelle lunghissime focali (2000mm di focale per il formato 35 millimetri o 135) sono gli unici sistemi praticamente utilizzabili in situazioni di mobilità.

  • Foro stenopeico
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stenoscopia.

È un piccolo foro praticato in una lamina sottile di materiale opaco. Indicativamente il diametro del foro è di un terzo di millimetro. Conosciuto fin dai tempi più antichi applicato alla camera obscura della quale è notevole la descrizione che ne fece Leonardo da Vinci nel Codice atlantico (camera oscura leonardiana). La luminosità è molto bassa ed è quindi impiegabile solo con oggetti statici e molto luminosi. È esente da quasi tutte le aberrazioni degli altri obiettivi e possiede una profondità di campo praticamente illimitata. La nitidezza molto bassa migliora diminuendo il diametro del foro, aumentando però la diffrazione che provoca degli aloni ai bordi.

Aggiuntivi ottici[modifica | modifica sorgente]

Tubi di estensione per diminuire la distanza minima di messa a fuoco, utili in macrofotografia

Sono dei complementi ottici da montarsi anteriormente o posteriormente agli obiettivi per cambiarne la lunghezza focale a discapito, però, di altre caratteristiche.

Tubi di prolunga
Sono dei cilindri senza lenti da montare tra la fotocamera e l'obiettivo consentendo un accorciamento della minima distanza di messa a fuoco. Utili in macrofotografia, sono disponibili in diverse altezze, l'unico difetto è il comportare una perdita di luminosità proporzionale alla dimensione del tubo.
Lenti addizionali
Vengono montate anteriormente all'ottica per fare in modo che la focalizzazione dell'oggetto avvenga a distanza ravvicinata ed avere un rapporto di riproduzione almeno di uno a uno. Sono dei sistemi ottici convergenti possibilmente acromatici. Diminuiscono la lunghezza focale dell'obiettivo su cui sono montati. La distanza col piano di messa a fuoco rimane invariata per cui non è più possibile la focalizzazione all'infinito ma solo a distanze molto ravvicinate.
Un aggiuntivo Fisheye con fattore di moltiplicazione 0.42x
La luminosità dell'obiettivo originale non cambia in maniera percettibile. Si misurano in diottrie ed esistono modelli da +1, +2, +3 con potere di ingrandimento crescente.
Moltiplicatori di focale
Sono dei sistemi ottici divergenti montati posteriormente all'obiettivo e servono ad allungare la lunghezza focale. La distanza di messa a fuoco non cambia, ma diminuisce la luminosità originale in funzione del fattore di moltiplicazione. L'ingrandimento è comunemente di 1,4 o 2, da moltiplicare per la lunghezza focale dell'obiettivo. Vengono comunemente utilizzati per la fotografia naturalistica o per il reportage.

Classificazione per utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Obiettivo normale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Obiettivo normale.

È definito "normale" l'obiettivo con l'angolo di campo uguale alla visuale dell'occhio umano. In questo modo l'ottica detta ad angolo Normale (o Standard), deve rappresentare sul fotogramma le rette parallele, con la stessa angolatura visibile ad occhio nudo; o in altri termini la focale deve produrre un ingrandimento relativo 1x equivalente alla visione umana, dove la geometria stabilisce che la lunghezza focale per questo effetto, è pari alla misura diagonale del Sensore (nel formato 24x36, la lunghezza focale esatta è 43.3 mm con 45° di ripresa orizzontale e 53° diagonale). Il luogo comune radicato da anni che indica il 50 mm come l'obiettivo standard per la fotografia su pellicola in rullini 135, probabilmente deriva dal fatto che le ottiche considerate nel 1913 dall'Ingegnere Oskar Barnack per il suo formato fotografico Leica 24x36 mm, erano inizialmente progettate per il film da 35 mm usato nel Cinematografo dai fratelli Lumière fin da 1895 e la focale 50 aveva la misura più vicina alla diagonale battezzata per il piccolo formato (... c'è anche il fatto che la diagonale di un quadrato 35x35 mm è 49.5 mm, ovvero circa 50 mm, ma non ha molto senso in quanto il fotogramma cinematografico era 24x18 mm o al massimo 24x24 mm). L'occhio esperto è in grado di notare immediatamente come le immagini scattate con un 50 mm, tendano ad angolare le rette parallele (conosciute in architettura come linee cadenti) in modo diverso da quello che vediamo ad occhio nudo; così l'occhio profano, può vedere lo schiacciamento dei piani di un teleobiettivo o l'allungamento irreale prodotto dai grandangolari. La prospettiva visiva restituita con il Grandangolo produce un'angolatura delle linee cadenti in modo maggiore del Normale, mentre con le lunghe focali sarà invece inferiore e le linee cadenti sembreranno "più parallele" del Normale.

Nel Medio formato (cioè le macchine fotografiche che usano pellicole di formato 120 o formato 220, più grandi del 35mm), il cui tipo probabilmente più diffuso è il 6x6 l'obiettivo normale ha di solito lunghezza focale di 80mm. L'obiettivo normale per il medio formato sarebbe, in realtà, il 75mm, che è la focale in dotazione normalmente ai corpi Rollei.

Obiettivi normali per i diversi formati fotografici
Formato Focale (mm)
4/3 23
APS-C 35
24x36 50
6x4,5 75
6x6 80
6x9 110
10x12 150
13x18 210
20x25 300

Gli obiettivi Normali non sono soggetti ad elevate aberrazioni come i grandangolari e i tele, inoltre gli schemi ottici largamente collaudati e perfezionati, li rendono economici e di buona qualità. La luminosità è generalmente molto elevata e si trovano modelli da f/1 a f/2 per il formato 24x36.

Grandangolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grandangolo.
Immagine prodotta da un obiettivo fish-eye

Gli obiettivi con angolo di campo maggiore ovvero lunghezza focale minore del normale, sono detti grandangoli. L'angolo di campo passa da 60° a 80° per un grandangolare, per portarsi anche a 180° negli ultragrandangolari e fish-eye. Questi ultimi sono così chiamati perché a causa dell'angolo di campo estremamente esteso l'immagine risulta tonda, come se fosse catturata attraverso un occhio di pesce. Per il 24x36 mm il più classico è il 24 mm, ma sono comuni anche il 35 mm e il 28mm. I grandangolari spinti producono un'immagine molto deformata dovuta alla proiezione equidistante dei fasci luminosi sulla pellicola, fino ad arrivare alla formazione di un'immagine circolare. Il loro angolo di campo raggiunge i 180° e i 220° nel Nikkor 6 mm 2,8. È possibile correggere la distorsione usando la proiezione rettilineare fino alla lunghezza focale di 12 mm. Quando la lunghezza focale diminuisce il corpo dell'obiettivo verrebbe a trovarsi troppo vicino al piano focale con impedimento del funzionamento di alcuni organi meccanici interni alla fotocamera. Per ovviare a questo inconveniente è stato adottato lo schema ottico a retrofocus o a teleobiettivo invertito. Consiste in un gruppo ottico anteriore divergente e in un gruppo posteriore convergente, è possibile che vi siano ulteriori gruppi centrali.

I grandangolari restituiscono una prospettiva accentuata e sono soggetti alle distorsioni a barilotto, dove le linee cadenti ai bordi curvano vistosamente. Questo effetto tipico dei grandangolari permette una esaltazione del soggetto in primo piano, realizzando così interessanti effetti creativi.

Teleobiettivo o lungo fuoco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi teleobiettivo.

Gli obiettivi con angolo di campo minore ovvero lunghezza focale maggiore del normale sono detti teleobiettivi. L'angolo di campo varia tra i 20° fino a 5° o inferiori in casi estremi. Sarebbe più giusto chiamarli lungo fuoco quando presentano uno schema ottico normale. Per le leggi dell'ottica la distanza tra il piano ottico e il piano di messa a fuoco all'infinito è uguale alla lunghezza focale allungandosi ulteriormente per focalizzazioni a brevi distanze. Quindi un 500 mm diverrebbe lungo oltre mezzo metro con scarsa maneggiabilità e sbilanciamenti nell'impiego pratico soprattutto con uso a mano libera. Per ovviare a questi inconvenienti è stato adottato lo schema ottico a teleobiettivo. Consiste in un gruppo ottico anteriore convergente e in un gruppo posteriore leggermente divergente, è possibile che vi siano ulteriori gruppi centrali. Questa focale provoca un evidente ingrandimento del soggetto e produce una forte compressione del campo, ovvero avvicina gli oggetti riducendo apparentemente le distanze.

Uso di obiettivi con differenti formati di sensore[modifica | modifica sorgente]

Il sensore di una fotocamera digitale ha generalmente dimensioni inferiori a quelle della pellicola 35 mm (24 x 36 mm). A causa di questa differenza l'angolo di campo dell'obiettivo diminuisce. Il calcolo della conversione si basa sul rapporto tra le diagonali dei due formati e serve a chi è abituato al formato 35 mm per avere un riscontro immediato dell'ottica utilizzata o utilizzabile.
Ad esempio, se montiamo un 50mm (normale) su una reflex digitale APS-C, otteniamo l'angolo di campo di un obiettivo 75 mm (medio tele), ma da notare bene, non diventa un 75 mm, ne assume solo l'angolo di campo ma resta un 50 mm. In genere (ma dipende dalla grandezza del sensore) il fattore di conversione è 1,5 (Nikon DX, Pentax e Sony, Fujifilm) mentre sulle fotocamere Canon è di 1,6, sulle 4/3 e micro 4/3 è 2.

(Obiettivo montato su macchina analogica) · 1,5 = (Obiettivo montato su macchina digitale)

Esempi di focale equivalente 35mm per gli obiettivi più comuni È inoltre indicato in tabella se la lente è grandangolare normale o tele (questo tipo di nomenclatura è indicativa, non esiste una precisa regola per dare queste denominazioni). Nella prima colonna a sinistra viene indicata la focale in millimetri reali, nelle altre colonne viene indicata la focale equivalente in diversi formati (APS-H fattore Crop 1,3x, APS-C/DX fattore crop 1,5x, APS-C Canon fattore crop 1,6x, Micro 4/3 e 4/3 fattore crop 2x, Nikon CX fattore crop 2,7x, Pentax Q e sensore da 1/2,3 pollici fattore crop 5,5x)

Lunghezza focale effettiva dell'obiettivo focale su 35mm o digitale FF o FX focale equivalente se montato su APS-H focale equivalente se montato su APS-C o DX focale equivalente se montato su APS-C Canon focale equivalente se montato su 4/3 e m4/3 focale equivalente se montato su CX focale equivalente se montato sensore 1/2,3" o Pentax Q
6mm 6mm (con questa focale esistono solo Fish-eye circolari) 7,8mm 9mm 9,6mm 12mm (ultragrandangolare estremo) 16,2mm (ultragrandangolare) 33mm (grandangolo)
8mm 8mm (con questa focale esistono solo Fish-eye) 10,4mm 12mm (ultragrandangolare estremo) 12.8mm (ultragrandangolare estremo) 16mm (ultragrandangolare) 21,6mm (grandangolare spinto) 44mm (normale)
10mm 10mm (focale non comune in questo formato) 13mm (focale non comune in questo formato) 15mm (ultragrandangolare) 16mm (ultragrandangolare) 20mm (grandangolo spinto) 27mm (grandangolare standard) 55mm (normale)
12mm 12mm (ultragrandangolare estremo) 15,6mm (ultragrandangolare) 18mm (grandangolo spinto) 19.2mm (grandangolo spinto) 24mm (grandangolo) 32,4mm (grandangolo) 66mm (normale)
14mm 14mm (ultragrandangolare) 18,2mm (grandangolo spinto) 21mm (grandangolo spinto) 22.4mm (grandangolo spinto) 28mm (grandangolo standard) 37,8mm (grandangolo) 77mm (medio tele)
16mm 16mm (ultragrandangolare) 20,8mm (grandangolo spinto) 24mm (grandangolo) 25.6mm (grandangolo) 32mm (grandangolo) 43,2mm (normale) 88mm (medio tele)
18mm 18mm (grandangolo spinto) 23,4mm (grandangolo) 27mm (grandangolo standard) 28.8mm (grandangolo standard) 36mm (grandangolo) 48,6mm (normale) 99mm (medio tele)
20mm 20mm (grandangolo spinto) 26mm (grandangolo) 30mm (grandangolo) 32mm (grandangolo) 40mm (grandangolo/normale) 54mm (normale) 110mm (medio tele)
24mm 24mm (grandangolo) 31,2mm (grandangolo) 36mm (grandangolo) 38.4mm (grandangolo) 48mm (normale) 64,8mm (medio tele) 132mm (medio tele)
28mm 28mm (grandangolo standard) 36,4mm (grandangolo) 42mm (normale) 44.8mm (normale) 56mm (normale) 75,6mm (medio tele) 154mm (tele)
35mm 35mm (grandangolo) 45,5mm (normale) 52.2mm (normale) 56mm (normale) 70mm (medio tele) 94,5mm (medio tele) 192,5mm (tele)
45mm 45mm (normale) 58,5mm (normale) 67.5mm (medio tele) 72mm (medio tele) 90mm (medio tele) 121,5mm (medio tele) 247,5mm (tele)
50mm 50mm (normale) 65mm (medio tele) 75mm (medio tele) 80mm (medio tele) 100mm (medio tele) 135mm (medio tele) 275mm (tele)
58mm 58mm (normale) 75,4mm (medio tele) 87mm (medio tele) 92.5mm (medio tele) 116mm (medio tele) 156,5mm (tele) 319mm (super tele)
85mm 85mm (medio tele) 110,5mm (medio tele) 127.5mm (medio tele) 136mm (medio tele) 170mm (tele) 229,5mm (tele) 467,5mm (super tele)
105mm 105mm (medio tele) 136,5mm (medio tele) 157.5mm (tele) 168mm (tele) 210mm (tele) 283,5mm (tele) 577,5mm (super tele)
135mm 135mm (medio tele) 175,5mm (tele) 202.5mm (tele) 216mm (tele) 270mm (tele) 364,5mm (super tele) 742,5mm (super tele)
180mm 180mm (tele) 234mm (tele) 270mm (tele) 288mm (tele) 360mm (super tele) 486mm (super tele) 990mm (super tele)
200mm 200mm (tele) 260mm (tele) 300mm (super tele) 320mm (super tele) 400mm (super tele) 540mm (super tele) 1100mm (super tele)
300mm 300mm (super tele) 390mm (super tele) 450mm (super tele) 480mm (super tele) 600mm (super tele) 810mm (super tele) 1650mm (super tele)
600mm 600mm (super tele) 780mm (super tele) 900mm (super tele) 960mm (super tele) 1200mm (super tele) 1620mm (super tele) 3300mm (super tele)
1000mm 1000mm (super tele) 1300mm (super tele) 1500mm (super tele) 1600mm (super tele) 2000mm (super tele) 2700mm (super tele) 5500mm (super tele)

Nomenclatura convenzionale per le focali[modifica | modifica sorgente]

Le focali nel formato 35mm vengono suddivise in varie categorie, le principali sono 3, grandangolo, normale e tele. La nomenclatura delle focali è una consuetudine ormai consolidata e si può riassumere così:

  • Grandangolo, obiettivo con focale inferiore ai 35mm
  • Normale, obiettivo con focale compresa tra 35 e 60mm
  • Tele, obiettivo con focale superiore a 60mm

Ci sono poi ulteriori sottocategorie:

  • Fish eye (è indipendente dalla focale, ma si tratta solitamente di focali da 6mm a 16 mm)
  • ultragrandangolare estremo 12-13mm
  • ultragrandangolare 14-17mm
  • grandangolo spinto 18-23mm
  • grandangolo 24-39mm
  • normale 40-60mm
  • medio tele 60-139mm
  • tele 140-299mm
  • super-tele da 300mm in su

Lenti speciali per il controllo della prospettiva e del fuoco (Tilt-Shift)[modifica | modifica sorgente]

Alcuni generi fotografici come la fotografia architettonica e la ritrattistica richiedono obiettivi con caratteristiche particolari.

Nella fotografia architettonica, per eliminare le linee cadenti causate dalla necessità di puntare in alto l'obiettivo per inquadrare un edificio, sono stati progettati Per il medio formato e il 35 mm degli obiettivi definiti decentrabili o PC (perspective control), che possiedono un circolo di buona definizione superiore al normale. Le più vecchie lenti PC avevano solo la possibilità di decentrare l'ottica (shift), le moderne lenti PC permettono anche di inclinare la lente rispetto al piano pellicola (tilt), quest'ultima caratteristica li rende molto appetibili non solo per la fotografia architettonica ma anche per la fotografia macro, esistono infatti per le reflex 35mm ottiche "PC con funzioni shift e tilt specifiche per il macro come il Nikkor 85mm PC-E. Sui banchi ottici non sono necessarie lenti speciali ed è possibile spostare l'obiettivo verticalmente con un movimento chiamato decentramento e/o ruotare la lente in modo che il piano di fuoco venga ruotato rispetto al piano pellicola. I prospective control si dividono in ulteriori 2 categorie, ce ne sono alcuni che permettono solamente il decentramento (shift) es il Nikkor 35mm f/2.8 PC, altri che permettono decentramento e basculaggio (shift - tilt) come ad esempio il Canon 17mm f/4 TS-E.

Elenco di alcune lenti per il formato 135 dotate di basculaggio Shift-Tilt (tra parentesi l'uso tipico di queste lenti):
Canon 17mm f/4.0 TS-E (architettura)
Canon 24mm f/3.5 TS-E (architettura)
Nikon 24mm f/3.5 PC-E (architettura)
Nikon 45mm f/2.8 PC-E (architettura/macro)
Nikon 85mm f/2.8 PC-E (macro)
Schneider 50 mm f/2.8 TS-PC HM (architettura/macro)
Schneider 90 mm f/4.0 TS-PC HM (macro)
Schneider 120 mm f/5.6 TS-PC HM (macro)

Per ulteriori informazioni vedi anche: Obiettivo decentrabile

Lenti speciali per ritratto[modifica | modifica sorgente]

Nel ritratto è utile esaltare il volto o la figura umana dallo sfondo e questo si ottiene normalmente riducendo la profondità di campo, ovvero aprendo il diaframma. Sono anche disponibili filtri fotografici soft focus molto più economici che realizzano l'effetto di diffusione sulle alte luci. Sempre per il ritratto esistono lenti che permettono di sfocare ciò che è davanti o dietro (a scelta) rispetto al piano focale, il sistema permette lo spostamento di alcune lenti variando l'aberrazione sferica e non la messa a fuoco provocando un aumento della sfocatura mantenendo invariata la nididezza del soggetto a fuoco (se però la variazione del sistema defocus supera il valore di diaframma impostato sulla lente la foto risulterà completamente intaccata nella nitidezza dando vita ad un effetto "soft focus") questo tipo di lente è abbastanza costoso per via della complessa ottica e dei movimenti micrometrici del defocus control. Attualmente solo 2 lenti hanno il sistema defocus e sono il Nikkor 105 mm f/2 DC e il Nikkor 135 mm f/2 DC, ovviamente "DC" sta per Defocus Control. Sony ha una lente "simile" ai Nikon DC, è il 135mm f/2.8 (T4.5) STF dedicato alla ritrattistica che utilizza un sistema completamente diverso rispetto ai Nikon ma ugualmente interessante, si tratta di una lente con doppio diaframma (uno a 9 lamelle e uno a 10 lamelle) per controllare meglio lo sfocato, questa lente speciale di elevata qualità ottica permette di avere sfocati estremamente morbidi e gradevoli ma non da le stesse possibilità creative offerte dalle lenti DC.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il primo obiettivo fu realizzato forando una parete di una scatola chiusa per farvi passare la luce, producendo un foro stenopeico. Nel 1550 Gerolamo Cardano introdusse una lente convessa per concentrare la luce e aumentare la luminosità, nel 1568 Daniele Barbaro aggiunse un diaframma per ridurre le aberrazioni.

Nel 1814 William Hyde Wollaston sostitui la lente di Cardano con una concavo-convessa, a menisco,

Nel 1829 Charles Chevalier realizzò le prime lenti acromatiche composte da un elemento positivo e uno negativo con due vetri ottici di potere dispersivo uguale e contrario. Produsse inoltre gli obiettivi per equipaggiare le fotocamere di Alphonse Giroux per la dagherrotipia, con focale di 40,3 cm (403 mm) f/11.

Il 1840 vide la nascita del primo obiettivo calcolato matematicamente da Joseph Petzval, di luminosità f/3.

Nel 1890 John Henry Dallmeyer risolse il problema delle necessità delle lunghe focali progettando lo schema ottico a teleobiettivo, riducendo il tiraggio accorciando il fuoco posteriore rispetto alla lunghezza focale.

Il tripletto di Cooke, realizzato nel 1893 da Dennis Taylor per la Cooke & Sons, ridusse la distorsione e migliorò la qualità ai bordi.

Nel corso degli anni furono introdotti da grandi aziende del settore schemi ottici dai quali nacquero diversi obiettivi. Fra gli schemi ottici più importanti, i cui nomi per vecchia tradizione derivano dal greco, compaiono il Tessar, il Planar, il Distagon, l'Hologon, il Topogon, il Sonnar (Zeiss), il Dagor, l'Artar, l'Hypergon (Goerz), il Super-Angulon (Schneider), l'Ernostar (Ernemann)

Principali aziende produttrici[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

fotografia Portale Fotografia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di fotografia