Orson Welles

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

George Orson Welles (Kenosha, 6 maggio 1915Hollywood, 10 ottobre 1985) è stato un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.

È considerato uno degli artisti più poliedrici del Novecento in ambito teatrale, radiofonico e cinematografico, tutti campi in cui raggiunse risultati di eccellenza. Conquistò il successo all'età di ventitré anni grazie allo spettacolo radiofonico La guerra dei mondi, trasmissione che, leggenda narra,[1] scatenò il panico in buona parte degli Stati Uniti, facendo credere alla popolazione di essere sotto attacco da parte dei marziani. Questo sensazionale debutto gli diede la celebrità e gli fece ottenere un contratto per tre film con la casa di produzione cinematografica RKO, da realizzare con assoluta libertà artistica. Nonostante questa vantaggiosa clausola, solo uno dei progetti previsti poté vedere la luce: Quarto potere (1941), il più grande successo cinematografico di Welles, considerato tutt'oggi "il più bel film della storia del cinema" secondo un sondaggio di Sight & Sound che ha interpellato oltre 250 critici e registi cinematografici.[2]

La carriera successiva di Welles fu ostacolata da una lunga serie di difficoltà e inconvenienti che non gli permisero di continuare a lavorare a Hollywood e che lo costrinsero a trasferirsi in Europa, dove il regista continuò a cercare di realizzare le sue opere finanziandosi soprattutto con apparizioni in film altrui. Fra i suoi molti progetti, Welles riuscì a realizzare e dirigere film come: Macbeth (1948), Otello (1952), L'infernale Quinlan (1958), Il processo (1962), F come falso (1975) ed altri.

La sua fama è aumentata dopo la sua morte, avvenuta nel 1985, e attualmente viene considerato uno dei più grandi registi cinematografici e teatrali del XX secolo.[3][4] Nel 2002 è stato votato dal British Film Institute come il più grande regista di tutti i tempi.[3][4] Palma d'oro a Cannes nel 1952 (all'epoca sotto la denominazione di Gran Prix du Festival), ha ricevuto tra gli altri riconoscimenti l'Oscar alla carriera nel 1971.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

« Ho avuto più fortuna di chiunque altro. Certo, sono anche stato scalognato più di chiunque altro, nella storia del cinema, ma ciò è nell'ordine delle cose. Dovevo pagare il fatto d'aver avuto, sempre nella storia del cinema, la più grande fortuna... »
(Orson Welles[5])

L'infanzia e gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Orson Welles nasce a Kenosha (Wisconsin), secondogenito di Beatrice Ives, pianista e suffragetta che aveva scontato una condanna per posizioni politiche fortemente radicali, e di Richard Welles, proprietario di una catena di fabbriche di furgoni e inventore dilettante, discendente da una ricca famiglia della Virginia. Fin dalla nascita, gli eclettici e facoltosi genitori impartiscono al figlio un'educazione poco convenzionale e lo trattano come il ragazzo prodigio della famiglia, indirizzandone il precoce talento verso differenti forme artistiche: il piccolo Orson impara subito a suonare grazie agli insegnamenti di sua madre e inizia presto a dedicarsi anche alla pittura.

Welles fa la sua primissima apparizione teatrale all'età di tre anni, in qualità di comparsa nel Sansone e Dalila, rappresentato all'Opera di Chicago, cui segue la parte del bambino in una versione della Madama Butterfly.[6] Nel 1919 i suoi genitori si separano, al culmine di un tempestoso matrimonio, e Orson segue la madre a Chicago, a fianco della quale frequenta ambienti artistici e intellettuali. Il 10 maggio 1924, Beatrice Welles muore improvvisamente all'età di quarantatré anni. La dolorosa perdita della madre avrà un profondo effetto nelle scelte artistiche di Orson, che torna a vivere con il padre e abbandona per sempre la carriera musicale.

Il dottor Maurice Bernstein, vecchio amico di famiglia dei Welles, stimola nel ragazzo l'amore per il teatro, regalandogli una lanterna magica, una scatola di colori e un teatrino di marionette, con i quali il giovanissimo Orson inizia a cimentarsi nella messa in scena di spettacoli tutti suoi, dove fornisce di volta in volta personalmente la voce a tutti i personaggi.[7]

All'età di dieci anni, durante il periodo della sua prima formazione scolastica a Madison (Wisconsin), Welles si dedica alle rappresentazioni studentesche della scuola e dirige ed interpreta il suo primo spettacolo teatrale a Camp Indianola: Il Dottor. Jekyll e Mr. Hyde. Successivamente intraprende gli studi alla Todd School di Woodstock (Illinois), una scuola d'avanguardia diretta dal professor Roger Hill, che Orson citerà più volte come maestro e come colui che gli ha fornito gli spunti artistici e letterari su cui si baserà la sua futura carriera.

Durante i cinque anni trascorsi alla Todd School, Welles prosegue le proprie esperienze teatrali e letterarie, recitando in tragedie e drammi storici shakespeariani, e cimentandosi perfino nella magia e nell'illusionismo, forme artistiche che rimarranno tra i suoi più grandi interessi futuri. In questo periodo dirige anche una versione del Giulio Cesare di Shakespeare, con la quale vince il premio dell'Associazione Drammatica di Chicago per la migliore realizzazione teatrale scolastica.[8]

Nel 1930 il padre muore e lascia il quindicenne Orson sotto la tutela del dottor Bernstein (in seguito immortalato dall'attore Everett Sloane nel personaggio di Mr. Bernstein in Quarto potere).[7] L'anno seguente il ragazzo si diploma alla Todd School e, dopo aver frequentato brevemente il Chicago Art Institute, ottiene dal dottor Bernstein il permesso di rinviare l'iscrizione all'Università Harvard e di partire per l'Irlanda per una sorta di "giro artistico" con l'obiettivo principale di sfondare nel mondo della pittura. Spostandosi per mezzo di un carretto trainato da un asino, che molte volte usa come tetto per la notte, Welles dapprima visita le Isole Aran e poi si trasferisce a Dublino, dove esaurisce il denaro a sua disposizione.[7]

« Quando arrivai a Dublino dovetti vendere l'asino all'asta, ed anche me stesso. Penso che avrei potuto trovare un onesto lavoro come giardiniere o lavapiatti: purtroppo diventai attore »
(Orson Welles[9])

Welles decide di tentare la strada del teatro e si presenta quindi a Hilton Edwards, direttore del Gate Theatre di Dublino, sostenendo di essere un "famoso attore newyorkese" e ottenendo un ingaggio fra gli attori principali. La sua prima interpretazione è il duca Karl Alexander del Württemberg nell'edizione teatrale di Jew Sűss.

Nel 1933, dopo aver lavorato per due anni come regista e attore in diversi spettacoli anche presso l'Abbey Theatre, Welles decide di trasferirsi a Londra per cimentarsi nel teatro inglese, ma gli viene rifiutato il permesso di lavoro; è costretto quindi a rientrare negli Stati Uniti, dove torna a realizzare spettacoli presso la Todd School e collabora con Roger Hill alla stesura di una serie di saggi su Shakespeare che appariranno nella collana editoriale Everybody's Shakespeare.

The Hearts of Age[modifica | modifica sorgente]

Nel 1934 il diciannovenne Welles si sposa con Virginia Nicholson, dalla quale avrà una figlia, dall'insolito nome di Christopher, nata nel 1937. Nello stesso anno gira il suo primo cortometraggio alla Todd School, The Hearts of Age (1934)[10] nel quale interpreta la grottesca figura della Morte e a cui partecipa anche la moglie Virginia nel ruolo di un'anziana gentildonna.

Questo breve film muto in 16 mm, dal contesto simbolico e drammatico, si ispira all'opera di registi dell'epoca, da Erich von Stroheim a Luis Buñuel, ai surrealisti francesi. Già in questo cortometraggio, si nota come la composizione dell'immagine caratterizzi in maniera evidente la tecnica registica di Welles e come la accompagni nel suo svolgersi. L'immagine presenta luci forti, in contrasto con sequenze oscure più delineate, e ricca di elementi scenografici che ne rendono l'aspetto barocco e ridondante.

In soli quattro minuti la pellicola, che si rifà evidentemente a registi come Griffith, Stroheim, Murnau (immagini in negativo) ed all’avanguardia surrealista francese, contiene in nuce già tutti gli elementi della futura produzione cinematografica di Welles.[11]

Anche l'accuratezza del trucco è già un elemento fondamentale e rivela una tendenza che Welles svilupperà nel corso della sua carriera di attore, quella del camuffamento e del travestitismo dei propri lineamenti, attraverso l'utilizzo di elaborate tecniche di trucco; in The Hearts of Age, Welles appare come un vecchio, anche se ha solo 19 anni[12] e nel futuro dedicherà sempre una particolare attenzione al make up, già ad iniziare da Quarto potere.

Il teatro a New York[modifica | modifica sorgente]

« Non sarà sembrato che dicessi che il teatro è finito, vero? Ci sono dei grandi artisti che continuano a lavorarci, ma non è più collegato alla centrale elettrica principale. Il teatro resiste come un divino anacronismo; come l'opera lirica e il balletto classico. Un'arte che è rappresentazione più che creazione, una fonte di gioia e di meraviglia, ma non una cosa del presente. »
(Orson Welles[13])

Nel 1934 Welles si trasferisce definitivamente a New York, riuscendo finalmente a debuttare a Broadway, dove recita la parte di Tibaldo in Romeo e Giulietta, nella compagnia di Katherine Cornell, interprete del ruolo di Giulietta.[14] Lavora inoltre alla radio, iniziando nell'anonimato con spettacoli come America's Hour, Cavalcade of America, Columbia Workshop: Hamlet e The March of Time (programma di cui farà una parodia all'inizio di Quarto potere).

Welles inizia a collaborare con il regista e produttore teatrale John Houseman, mettendo in scena lo spettacolo Panic, cui segue una rappresentazione storica[15] che inizia a contribuire alla sua notorietà: il Voodoo Macbeth, la versione più rivoluzionaria del Macbeth mai vista fino ad allora; il lavoro consiste in una trasposizione del Macbeth di Shakespeare, in cui l'azione è trasferita dalla Scozia ad Haiti e in cui le classiche tre streghe sono sostituite da 40 stregoni vudù. Altra particolarità è la composizione del cast, interamente formato da attori di colore, scelti personalmente da Welles per le strade di Harlem, quartiere dove si erge il teatro Lafayette. Gli ex interpreti raccontano che la selezione consisteva nella semplice lettura di un brano: se il candidato dimostrava di saper leggere, Welles lo ingaggiava con una paga di 21 dollari alla settimana.[16]

Il Voodoo Macbeth riscuote un enorme successo che consente a Welles, non ancora ventunenne, di poter già dimostrare la sua abilità nella gestione di un palco con più di 100 elementi tra attori e tecnici, nonostante la sua inesperienza nella direzione di uno spettacolo professionale.

Il periodo dell'affermazione di Welles coincide con un momento di forte impegno sociale da parte del mondo teatrale americano, che mette in scena molti successi attraverso il frutto del lavoro di diverse attività di gruppo. Una delle maggiori tra queste associazioni teatrali collettive è il Federal Theatre, che a New York vanta quattro grosse compagnie e nell'ambito della quale Welles prosegue la collaborazione con John Houseman,[17] attraverso l'allestimento di diversi spettacoli: Un cappello di paglia di Firenze (Horse eat hat), il Faust di Marlowe e The Million Ghosts, una satira sul commercio di cannoni, che risulta però un fiasco colossale.[15]

Nonostante una certa opposizione da parte degli ambienti politici più conservatori,[18] Welles e Houseman decidono di rappresentare l'opera musicale Cradle Will Rock di Marc Blitzstein, considerato il primo "dramma proletario" della storia del teatro americano. Il governo cerca però di impedire la messa in scena e, la sera della prima, il 16 giugno 1937, il cast trova l'ingresso del Maxine Elliott Theatre sbarrato e l'edificio occupato dalle forze dell'ordine; questo inconveniente non scoraggia Welles, che improvvisa lo spettacolo su due piedi fuori dal teatro per intrattenere gli spettatori fino alla risoluzione del problema. Viene affittato il Venice Theatre a ventuno isolati di distanza, e il pubblico viene invitato a recarsi fino al nuovo teatro, dove lo spettacolo viene rappresentato a sipario chiuso, senza scenari né costumi, con gli interpreti che recitano lungo le corsie della platea, poiché i regolamenti sindacali vietano al cast di entrare in scena. Il solo Blitzstein occupa il palcoscenico, recitando le didascalie che accompagnano i movimenti di scena e suonando al pianoforte le musiche. Lo spettacolo riscuote un tale successo che viene replicato in questa forma improvvisata fino al successivo 1º luglio.[19]

Chiusa l'esperienza del Federal Theatre, Welles e Houseman fondano una nuova compagnia di prosa, il Mercury Theatre, con l'intento di mettere in scena opere classiche e moderne. La compagnia (che il giovane regista dirigerà fino alla fine del suo periodo hollywoodiano) debutta con una versione del Giulio Cesare di Shakespeare ambientata nell'Italia fascista, una rappresentazione che suscita subito diverse polemiche: oltre a Welles nella parte di Bruto, il personaggio di Giulio Cesare viene caratterizzato presentando molte analogie con la figura di Mussolini. La prima dell'opera non ottiene il successo sperato e le critiche negative costringono Welles ad apportare al testo alcune revisioni che saranno fondamentali per il riscontro da parte del pubblico nei mesi successivi, tanto da dover trasferire lo spettacolo in un teatro di maggior capienza.[20]

La radio - il Mercury Theatre on the air[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 1938 Welles (che nel mese di maggio è già apparso sulla copertina di TIME) e la compagnia Mercury Theatre diventano una presenza quotidiana nelle trasmissioni dell'emittente radiofonica CBS, con il programma Mercury Theatre on the Air, nel quale vengono proposte reinterpretazioni audio di classici od opere letterarie popolari. Alcuni dei testi reinterpretati sono: Dracula, L'isola del tesoro, The 39 Steps, Il conte di Montecristo, Giulio Cesare, Sherlock Holmes, Oliver Twist.

La guerra dei mondi[modifica | modifica sorgente]

Memorabile rimane la trasmissione del 30 ottobre 1938, durante la quale il ventitreenne Welles interpreta un adattamento radiofonico scritto da Howard Koch de La guerra dei mondi, romanzo di fantascienza di H. G. Wells; il programma scatena il panico in gran parte degli Stati Uniti, dato che molti radioascoltatori credono che la Terra stia effettivamente subendo l'invasione da parte di una bellicosa flotta di astronavi marziane.[16][21][22]

Welles sa che la CBS trasmette su frequenze vicine a quelle della più seguita NBC, dove nello stesso momento vanno in onda le trasmissioni di Edgar Bergen e Charlie McCarthy, ma sa anche che Bergen, in un momento ben preciso della sua trasmissione, manda sempre in onda uno stacco musicale durante il quale il pubblico tende a cambiare stazione: è in quel momento che Welles decide di far atterrare i suoi marziani. La scelta si rivela efficace perché gli Stati Uniti piombano nel caos. Secondo la testimonianza di molti collaboratori, tra cui l'assistente personale Alland, l'executive della CBS Davison Taylor piomba in camera di registrazione dopo 15 minuti ed esclama, rivolto a Welles: "Per Dio, interrompi questo coso! Là fuori la gente è impazzita!". Poco dopo Welles risponde al direttore generale della CBS Paley (giunto in ciabatte e accappatoio) che gli intima di chiudere la trasmissione: "Interrompere? Perché? Devono avere paura, mi lasci continuare!" Salvo poi dichiarare il contrario in tutte le interviste successive.[16] A dire il vero, Welles pensa che l'adattamento sia noioso, e non vorrebbe proporlo, ma è costretto ad usarlo in mancanza di altro materiale interessante a disposizione.

Credendo che gli eventi descritti nella trasmissione siano autentici, gli ascoltatori del programma sono presi dal panico, senza capire che si tratta in realtà di un semplice spettacolo radiofonico. La vicenda narrata nel romanzo viene interpretata da Welles come una reale radiocronaca, con l'unico intento di risultare avvincente per il pubblico. L'adattamento del romanzo simula infatti un notiziario speciale, che a tratti si inserisce sopra gli altri programmi del palinsesto, per fornire aggiornamenti sull'atterraggio di astronavi marziane a Grovers Mill (New Jersey). Il risultato è fin troppo realistico e va oltre le aspettative dell'autore stesso. La vicenda si trasforma in un enorme ritorno pubblicitario per Welles, tanto che la RKO si fa avanti proponendogli un contratto per la realizzazione di tre film a Hollywood.

« Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood »
(Orson Welles[9])

Welles a Hollywood[modifica | modifica sorgente]

« Il cinema è un mestiere... Nulla può essere paragonato al cinema. Il cinema appartiene al nostro tempo. È la cosa da fare. »
(Cahiers du cinema n. 165, 1965)

Welles ha già realizzato due film prima del suo vero debutto in Quarto potere. Il primo, Too much Johnson (1938), è destinato a essere inserito all'interno dell'omonima farsa teatrale (in tutto mezz'ora) che però non viene mai messa in scena. Welles ha detto del film, dopo che l'unica copia andò perduta nel 1970 nell'incendio della sua villa di Madrid: "Era un bel film. Avevamo creato una Cuba da sogno a New York. L'ho guardato 4 anni fa e la stampa era in ottime condizioni. Sapete, non l'avevo mai montato. Pensavo di metterlo insieme per darlo a Joe Cotten come regalo di Natale qualche anno, ma non l'ho mai fatto."[23] Anche il secondo film, The Green Goddess, non è mai stato visionato da nessuno.

Fin dal momento del suo arrivo a Hollywood, il 22 luglio 1939, Welles riceve tiepide accoglienze: pochi invitati presenziano al ricevimento in suo onore, mentre i giornali e i caricaturisti ironizzano subito sulla sua barba (che aveva fatto crescere per un ruolo teatrale). Welles però ignora questi atteggiamenti e si concentra sul suo progetto e sulle sue ambizioni di regista.

Il successivo 21 agosto sottoscrive con la RKO Pictures il più vantaggioso contratto mai offerto da uno studio:[24] in qualità di attore, sceneggiatore, regista e produttore, il cui compenso è previsto in 50.000 dollari di anticipo, oltre al 20% degli incassi lordi, per la realizzazione di tre film. Il contratto concede inoltre a Welles la libertà artistica assoluta, una libertà che chiunque a Hollywood avrebbe desiderato, e che costituiva probabilmente uno dei motivi che tanta invidia stava suscitando nei confronti del nuovo arrivato.[25]

Per il suo primo progetto alla RKO, Welles rimane a lungo indeciso, lavorando inizialmente ad un adattamento del romanzo Cuore di tenebra (Heart of Darkness) di Joseph Conrad. La sceneggiatura, che viene realizzata in poco tempo, prevede alcune variazioni rispetto al romanzo: nel testo originale di Conrad, la storia si svolge partendo dal Tamigi a Londra fino ad arrivare nel cuore della giungla attraverso la risalita del fiume Congo; nella versione di Welles, l'azione viene attualizzata e si sposta a New York, con il fiume Hudson che sostituisce il Tamigi. Il personaggio di Marlow diventa americano e quello di Kurtz assume delle caratteristiche che lo etichettano come un nazista. Ma l'elemento essenziale di questa versione di Welles non sta nella concezione della trama, quanto soprattutto nell'originalità di concepire la tecnica filmica, aspetto che mai prima di allora era stato affrontato a Hollywood.

Nella visione del giovane regista, Marlow non è infatti mai visibile in scena, in antitesi con la versione di Conrad, in cui invece Marlow è il narratore in prima persona di tutta la vicenda; la concezione wellesiana in effetti sostituisce il personaggio con l'obiettivo della macchina da presa, nel quale si identifica lo sguardo del protagonista. Solo in alcuni punti si può vedere una sigaretta accesa o l'ombra del personaggio.[25] L'idea di Welles è quella di prestare la voce a Marlow e di interpretare anche il personaggio di Kurtz (anche se, poco prima del fallimento del progetto, ha già deciso di rinunciare).[26]

Il ruolo di protagonista femminile viene affidato all'attrice Dita Parlo, mentre parte del cast è composto da attori provenienti dal Mercury Theatre, i quali, grazie a Welles, hanno ottenuto a loro volta un contratto con la RKO.

Il progetto però fallisce per molteplici circostanze. La Parlo viene arrestata in Francia con l'accusa di collaborazionismo, la RKO non si dimostra disposta a riporre fiducia in una tecnica registica così rivoluzionaria, mentre il budget del film si rivela troppo alto, vista anche la necessità di allestire un set che ricostruisca gli ambienti africani.

« Credo di essere fatto per Conrad. Secondo me, ogni storia di Conrad è un film. Non c'è mai stato un film da Conrad, per la semplice ragione che nessuno l'ha mai fatto com'è scritto. La mia sceneggiatura era fedelissima a Conrad. E io credo che appena qualcuno farà come dico si ritroverà un successo fra le mani »
(Orson Welles[26])

Senza perdersi d'animo, Welles si dedica al secondo progetto con la RKO e decide di girare Smiler with a Knife, un film poliziesco. Anche in questo caso, la pellicola non vedrà mai la luce, si dice per la rinuncia da parte delle due interpreti scelte, Carole Lombard e Rosalind Russell, le quali temevano di rovinare la propria reputazione partecipando ad un film diretto da un regista alle prime armi. Come in seguito dichiarò Welles, in realtà Carole Lombard gli era amica e lo appoggiava, ma la casa di produzione dell'attrice non le diede il permesso di partecipare al film.[27]

Quarto potere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quarto Potere.
« Quarto potere racconta la storia dell'inchiesta fatta da un giornalista di nome Thompson per scoprire il senso delle ultime parole di Charles Foster Kane. Poiché il suo parere è che le ultime parole di un uomo devono spiegare la sua vita. Forse è vero. Lui non capirà mai cosa Kane volesse dire, ma il pubblico, invece, lo capisce. La sua inchiesta lo porta da cinque persone che conoscevano bene Kane, che lo amavano e lo odiavano. Gli raccontano cinque storie diverse, ognuna delle quali molto parziale, in modo che la verità su Kane possa essere dedotta soltanto - come d'altronde ogni verità su un individuo - dalla somma di tutto quello che è stato detto su di lui. Secondo alcuni Kane amava soltanto sua madre, secondo altri amava solo il suo giornale, solo la sua seconda moglie, solo se stesso. Forse amava tutte queste cose, forse non ne amava nessuna. Il pubblico è l'unico giudice. Kane era insieme egoista e disinteressato, contemporaneamente un idealista e un imbroglione, un uomo grandissimo e un uomo mediocre. Tutto dipende da chi ne parla. Non viene mai visto attraverso l'occhio obiettivo di un autore. Lo scopo del film risiede, d'altra parte, nel proporre un problema piuttosto che risolverlo. »
(Orson Welles[28])
Il titolo originale di Quarto potere nel trailer del film (1941)

Come afferma Welles, il terzo film previsto dal contratto con la RKO inizia a prendere forma già durante la progettazione di The smiler with a knife. Oltre a Welles, lavorano alla sceneggiatura anche John Houseman e il neo assunto Herman J. Mankiewicz. Il film in principio deve intitolarsi Welles1, poi passa a chiamarsi American, fino a prendere il suo titolo definitivo, Citizen Kane (letteralmente Il cittadino Kane, titolo italiano: Quarto potere).[16][28]

Questa volta Welles punta a scrivere un soggetto completamente originale, senza trarre spunto dalla letteratura, come era solito fare anche in teatro. Il soggetto viene ispirato dalla figura del magnate della stampa William Randolph Hearst e la trama del film riprende a grandi linee molti riferimenti alla vita di Hearst: la ricchezza dei genitori di Kane dipende da una miniera d'oro, esattamente come per i genitori di Hearst; nonostante i grandi possedimenti ereditati, Kane si interessa quasi esclusivamente del suo piccolo giornale, e lo amplia fino a farlo diventare una pubblicazione a tiratura nazionale, creando un impero editoriale le cui prese di posizione saranno tutt'altro che imparziali; Kane si sposa due volte, la seconda con un'attrice-cantante-ballerina (Hearst era legato all'attrice Marion Davies), e tenta senza successo di entrare in politica; la realizzazione di Xanadu ricorda la residenza che Hearst si fece costruire (un castello che divenne famoso anche per gli avvenimenti mondani legati al mondo del cinema e a Hollywood); Kane acquista ogni genere di opera d'arte per il solo gusto di possederla, esattamente come fa Hearst con la sua mania per il collezionismo; negli ultimi anni di vita, Kane si ritira a vita privata, isolandosi per evitare ogni contatto umano.

Altre interpretazioni ritengono invece che il film possa essere stato ispirato da Julien Brulatour, proprietario della Kodak, oppure dall'eccentrico produttore Howard Hughes, come riportato in F come falso.

Quale co-protagonista del film, nel ruolo di Jedediah Leland, giornalista e amico di Kane, Welles chiama uno dei componenti della compagnia del Mercury Theatre, l'attore Joseph Cotten, la cui amicizia e collaborazione professionale con Welles proseguirà anche negli anni futuri.

Le riprese di Quarto potere, la cui sceneggiatura ha richiesto tre mesi di lavoro, prendono il via il 30 luglio 1940, mentre il montaggio inizia il 23 ottobre dello stesso anno. La stampa specializzata in gossip inizia ad interessarsi al film e i pettegolezzi arrivano all'orecchio di W.R. Hearst, grazie a Louella Parsons, una celebre columnist che scrive sui suoi giornali e che, allo stesso tempo, è un'estimatrice di Welles; secondo la Parsons, Welles sta girando un film basato sulla vita di Hearst, e quest'ultimo va su tutte le furie. Grazie alla potenza del proprio impero editoriale, il grande magnate della stampa inizia un'opera di boicottaggio nei confronti del film e della RKO.

La data d'uscita di Quarto potere è prevista in origine per il 14 febbraio 1941, ma viene rimandata più volte, tanto che Welles minaccia la RKO di inadempienza contrattuale per questo ritardo. La polemica smuove la casa di produzione, che sta cercando di sfruttare la pubblicità creata dalla controversia per lanciare il film; la data di uscita nelle sale di New York e Los Angeles viene finalmente fissata per il 9 aprile 1941.

Quarto potere non ottiene un grande successo di pubblico, principalmente a causa dell'opera di boicottaggio intrapresa dai periodici dell'impero editoriale Hearst, mentre le recensioni della critica accolgono invece il film come uno dei più grandi capolavori del cinema di sempre. Con Quarto potere, Orson Welles scardina le pratiche del cosiddetto 'cinema delle origini' rifondando, di fatto, le tecniche della ripresa cinematografica. Rielaborando meccanica, ottica e illuminotecnica, ricostruisce e migliora lo stile di maestri del 'primo cinema' come David Wark Griffith (autore di Nascita di una nazione) dai quali trae ispirazione e suggestioni. Welles fonde elementi eterogenei del teatro e del cinema, ricostruendo il punto di vista dello spettatore con inquadrature virtuose e mai osate fino a quel momento, o cambi di luci fondamentali, come per esempio la dissolvenza della luce da punti diversi dello schermo e la sparizione degli attori uno dopo l'altro (innovazione poco considerata da Welles, che la credeva in uso nel cinema e che ritiene ripresa dalle sue abitudini teatrali, ma una delle poche che ammette di aver inventato).

Con il ruolo del protagonista Charles Foster Kane, Welles dimostra inoltre la propria sensibilità e abilità interpretativa, arrivando a coprire tutte le fasi dell'esistenza del personaggio, dalla prima giovinezza, in cui Kane è un baldo e idealista direttore di giornale, passando per la mezza età, quando Kane è all'apice del suo carisma e della sua spavalderia, fino alla vecchiaia, in cui si è ormai trasformato nel megalomane magnate dell'editoria, la cui umanità è rimasta soffocata dall'immenso potere conquistato.

Di fondamentale importanza per l'interpretazione di Welles è anche l'abilità del truccatore Maurice Siederman, il cui impegno riesce a rendere estremamente convincenti i vari passaggi dell'esistenza di Kane, dai venti ai settantasette anni. Anche nelle scene che ritraggono Kane da giovane, Welles è sempre pesantemente truccato.

« Riuscivo appena a muovermi, per via del corsetto e del cerone sul viso. Norman Mailer, una volta, ha scritto che quando ero giovane ero il più bell'uomo che mai si fosse visto. Grazie tante! Era tutto merito del trucco di Quarto potere »
(Orson Welles[29])

Ma l'aspetto più innovativo del film è costituito dall'uso, per la prima volta consapevole e sistematico, della profondità di campo (deep focus) e del piano sequenza. La prima tecnica viene studiata e approfondita dal celebre direttore della fotografia Gregg Toland, che ricorse a speciali lenti e ad una potentissima illuminazione del set.

A livello di scrittura, l'innovazione principale sta invece nel ricorso all'uso sistematico di flashback, contrario allo stile classico dei film.[30]

Il regista, nelle interviste successive, ha poi sempre affermato che molte delle innovazioni a lui attribuite non erano affatto tali; per essere riuscito a farle apparire come sue, Welles si definirà - nel film F come falso (1973) - un illusionista.

« Il film appare subito come qualcosa di incommensurabile, tanta è la sua portata e la sua novità, summa della tecnica cinematografica, laboratorio di nuove sperimentazioni, tragedia shakespeariana avvolta in atmosfere dell'assurdo e nel vuoto esistenziale. Il significato del film è ancora più complesso. La personalità di Kane è misteriosa nella sua linearità: un idealista? un approfittatore? un megalomane? Perché ci teneva tanto che la moglie diventasse una star? Un egoista incapace di amare? Perché costruì la finzione del giornale? Perché costruì la finzione della moglie star? Perché la finzione di Xanadu? "Rosebud" rimane un mistero, e tale rimane la personalità di Kane, e anche la congettura che il primo spiegherebbe la seconda. Forse non esisteva nessun movente, e nessun significato. O forse quell'informazione da sola non sarebbe servita a nulla. Il vero senso del film sta nella "ricerca del significato", più che nel significato in sé, una potente metafora della condizione umana. La risposta a questa ricerca sta nel cartello NO-TRESPASSING. Ma Kane "non ha significato": è un uomo senza principi e senza personalità. Kane è soltanto l'insieme dei propri gesti e delle proprie parole, che non hanno altro significato che quello di essere i suoi gesti e le sue parole. Esattamente come il grande ammasso di oggetti nel castello di Xanadu, che non fornisce altra personalità al castello che quella di essere un ammasso disordinato di oggetti. Kane riduce tutto e tutti ad oggetti: perciò è incapace di comunicare emozioni. Kane è inutile; e non a caso il suo ruolo nel film è trascurabile, fa soltanto da tema di discussione per i protagonisti, che sono i narratori e il giornalista »
(Piero Scaruffi su Quarto potere[31])

Secondo le classifiche dell'AFI e del BFI, e di molti altri critici, Quarto potere viene considerato il "Più bel film della Storia del Cinema".[3][4][32]

L'orgoglio degli Amberson[modifica | modifica sorgente]

« Questo film fu realizzato in evidente antitesi a Quarto potere, come se fosse l'opera d'un altro regista, che, detestando il primo, volesse dargli una lezione di modestia »
(François Truffaut[33])
La copertina del romanzo L'orgoglio degli Amberson in uno screenshot del film di Welles

Il secondo film che Welles dirige per la RKO (in cui non compare come attore, ma solo come voce narrante) è il più sobrio e tradizionale L'orgoglio degli Amberson (The Magnificent Ambersons, 1942), adattato dall'omonimo romanzo di Booth Tarkington, vincitore del premio Pulitzer. Con questa pellicola, i dirigenti della casa di produzione ripongono le speranze di recuperare gli investimenti persi con il parziale flop commerciale del film precedente.[34]

Il film racconta la saga degli Amberson, una famiglia dell'alta borghesia che vive a Indianapolis durante il periodo in cui il progresso tecnico e industriale proveniente dall'Europa (simboleggiato dall'arrivo e dall'affermazione dell'automobile) inizia a minarne la supremazia sociale. L'inventore Eugene Morgan (Joseph Cotten), divenuto proprietario di una fabbrica di automobili, è da sempre innamorato di Isabel Amberson (Dolores Costello), la matriarca della famiglia, la quale torna a frequentarlo dopo la morte del marito. Questo amore viene ostacolato dal di lei figlio George Minafer (Tim Holt), il quale continua a mantenere lo spirito altezzoso e l'atteggiamento aristocratico che ha sempre caratterizzato gli Amberson.[35]

Welles considera questa pellicola addirittura migliore di Quarto potere, ritenendola una realizzazione più matura, più studiata e con una tecnica registica già differente dal primo film.[36][37] La composizione dell'immagine ha un taglio meno barocco e le innovazioni sono meno coraggiose di quelle apparse in Quarto potere, ma si nota comunque un'abilità registica enorme, con un'eccellente fotografia, diverse creazioni di montaggio e un uso eccezionale dei piani sequenza.[36]

In sostanza, il film ha tutte le premesse per diventare un grande successo e una grande opera d'arte cinematografica; ma anche in questo caso Welles trova davanti a sé una strada irta di difficoltà, poiché sono in agguato nuovi scontri con la casa produttrice.[38]

Durante le riprese, il governo degli Stati Uniti chiede a Welles di realizzare un film documentario sull'America meridionale. Welles lascia dunque il paese per cominciare le riprese di It's All True, dopo aver montato la prima copia di bozza di L'orgoglio degli Amberson, pensando di poter continuare a inoltrare tramite telegramma le istruzioni finali ai suoi collaboratori.[16][39]

A questo punto la RKO, già in difficoltà finanziarie e spaventata da un possibile nuovo insuccesso commerciale, prende il controllo della pellicola dallo staff della Mercury Production di Welles e opera un taglio di oltre 50 minuti di girato, mentre alcune scene, comprese quelle finali, vengono rifilmate ed aggiunte o sostituite a quel che resta della prima versione. La pellicola originale tagliata, compreso il finale originale che Welles aveva girato, va irrimediabilmente perduta. L'intervento della RKO, che attenua fortemente i toni nostalgici e agrodolci de L'orgoglio degli Amberson, è solo il primo di una lunga serie di persecuzioni e dannose interferenze da parte dei produttori, che Welles dovrà affrontare nel corso di tutta la sua carriera a Hollywood.[16][39]

Durante la lavorazione de L'orgoglio degli Amberson, Welles è contemporaneamente impegnato come attore sul set di un'altra pellicola, la spy-story Terrore sul Mar Nero, tratta da un romanzo di Eric Ambler e girata in simultanea in un vicino teatro di posa. Scritto e interpretato assieme a Joseph Cotten, il film viene frettolosamente realizzato di notte e non convince la casa di produzione, che lo farà uscire soltanto nell'agosto del 1943, limitandone la durata a 71 minuti e ricavandone scarso successo. Welles, che nel film impersona il sanguinario e caricaturale colonnello Haki, capo della polizia segreta turca, riesce in un primo tempo ad ottenere dalla RKO la facoltà di rigirare il finale e di integrare la storia con la voce narrante di Joseph Cotten, ma questo tentativo non gioverà comunque al film.[16][40]

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, molti artisti si impegnano in campo politico, o addirittura si arruolano, ma Welles cerca di evitare il servizio di leva; la storica cinematografica Giuliana Muscio ha ritrovato una lettera indirizzata alla MGM e datata 28 aprile 1943, diretta all'Office War Information, nella quale il regista chiede l'esonero dal servizio militare per partecipare a una produzione cinematografica basata su Guerra e pace di Lev Tolstoj, mai però realizzata.[41]

It's All True[modifica | modifica sorgente]

Il carnevale di Rio

Già nel 1941 Welles progetta di girare un film a episodi, It's All True; il primo episodio, il cui titolo previsto è Il Capitano Chair, è basato su un soggetto del 1938 in cui l'autore, il documentarista Robert J. Flaherty, affronta il tema dei propri viaggi nel gelido nord.[41][42] L'intenzione di Welles è di riadattare il racconto, ma il progetto alla fine non si concretizza. Il secondo episodio previsto, My friend Bonito, tratto anch'esso da un soggetto di Flaherty, narra la storia dell'amicizia tra un bambino messicano ed un toro, destinato alla corrida e salvato dalla morte nell'arena grazie alla pietà della folla.

Le riprese di questo episodio vengono avviate dal regista Norman Foster e non da Welles,[42][43] ma Foster non prosegue la lavorazione, poiché viene richiamato da Welles a Hollywood per collaborare alla regia di Terrore sul Mar Nero.

All'indomani dell'attacco giapponese a Pearl Harbor - nell'ottica di avvio di un'azione di propaganda in America latina per timore di una possibile influenza nazista in quei paesi[42] - Welles viene interpellato dal Governo degli Stati Uniti che lo incarica di raggiungere il Brasile per girare un film sul Carnevale di Rio de Janeiro, compromettendo così la prosecuzione del lavoro del regista, sia per L'orgoglio degli Amberson che per Terrore sul Mar Nero.

Welles parte per il Brasile, dove il 13 febbraio prende il via il carnevale; la sua idea è quella di riprogettare interamente It's All True, di utilizzare le riprese sul carnevale come primo episodio e di conservare il girato di My friend Bonito, utilizzandolo come secondo episodio.[42][44]

Per il secondo episodio, Welles trova ispirazione da un fatto realmente accaduto e di cui ha letto un articolo sulla rivista TIME. È la storia di Jacaré, Tata, Mané e Geronymo, quattro pescatori (Jangadeiros) originari di una regione del Nord del Brasile, i quali sono costretti a dividere il frutto del loro lavoro con i padroni delle barche (Jangadas). Desiderosi di ottenere la tutela e la protezione di un sindacato, i quattro intraprendono un viaggio lungo tutta la costa del Brasile fino a Rio de Janeiro, transitando solo nei tratti d'acqua più bassa e più vicina alla costa, attraccando occasionalmente per rifornirsi e per chiedere ospitalità alla gente del luogo. Prima di giungere nella capitale, sono diventati così famosi che il presidente Getúlio Vargas è costretto a riceverli. I quattro conquistano solo un piccolo miglioramento economico ma non riescono ad ottenere l'istituzione del sindacato, che il presidente comunque promette loro.

Welles decide di iniziare la lavorazione dell'episodio con le riprese relative all'arrivo dei jangadeiros a Rio. Durante una pausa, mentre la macchina da presa è ferma ed i pescatori si trovano in mezzo alla baia, un'onda gigantesca li travolge e trascina in fondo al mare Jacaré, che muore annegato.[42][45] La responsabilità della tragedia viene attribuita a Welles che, da questo momento, come dichiara lui stesso in un'intervista poi apparsa nel documentario It's All True, prova un tale senso di colpa da voler a tutti i costi terminare il film per onorare la memoria del povero Jacaré.[42][45]

Nel frattempo, la casa produttrice RKO subisce un avvicendamento ai vertici dirigenziali: George J. Schaefer, protettore di Welles, è sostituito da Charles J. Koerner, che licenzia in tronco il regista e decide di richiamare la troupe dal Brasile, revocando la disponibilità dei fondi residuati.[44] Con il fallimento del film, tutto il lavoro rimane inutilizzato e viene depositato negli archivi RKO. L'unico materiale oggi visionabile è contenuto in "It's All true", ovvero nel documentario omonimo che racconta la realizzazione del film, uscito negli anni novanta.

Gli altri film degli anni quaranta[modifica | modifica sorgente]

« Non mi piace parlare di cinema, ne ho abbastanza di parlare di film. [...] Se il nostro amato cinema (e naturalmente quando dico "amato" sono serissimo, perché in effetti noi lo amiamo appassionatamente), beh, se il nostro amato cinema smette di essere la grande ossessione contemporanea, allora la creta per le nostre amate statue resterà in mano ai distributori. Cioè, sarà gettata ai cani - e noi dove andiamo a finire? »
(Orson Welles[46])

La débacle di Terrore sul Mar Nero e di It's all True rappresenta la fine di quella che per Welles era stata preannunciata, poco più di un anno prima, come la folgorante carriera di un genio.

Per alcuni anni, durante il periodo della seconda guerra mondiale, Welles rimane lontano dal mondo del cinema, dedicandosi a trasmissioni radiofoniche di propaganda per la CBS e, in particolare, ad attività di carattere politico quali un ciclo di conferenze sulla natura del fascismo, che egli presiede in tutto il paese, unitamente al sostegno all'amministrazione del presidente americano Roosevelt, per il quale scrive diversi discorsi politici.[5]

Nel frattempo Welles, che nel 1939 ha divorziato dalla prima moglie Virginia Nicholson, e che ha avuto una successiva relazione con l'attrice messicana Dolores del Río (sua partner in Terrore sul Mar Nero), nel 1943 si risposa con Rita Hayworth, la cui interpretazione in Gilda (1946) ne farà uno dei maggiori sex symbol del dopoguerra.[47] Dal matrimonio con la Hayworth nasce una figlia, Rebecca (1944-2004).

Welles ritorna al cinema grazie al produttore David O. Selznick, che lo scrittura per interpretare il dramma in costume La porta proibita (1944), tratto dal romanzo Jane Eyre, accanto a Joan Fontaine. Con il vigoroso ritratto del protagonista Edward Rochester, l'ombroso eroe romantico nato dalla penna di Charlotte Brontë, Welles può sfruttare al meglio la propria imponente presenza scenica.

Welles e Loretta Young in Lo straniero (1946)

Il successivo impegno cinematografico di Welles rappresenta uno dei momenti più curiosi e affascinanti della sua carriera. Nel film La nave della morte (1944), un tipico prodotto hollywoodiano del periodo bellico, infarcito di sketch e numeri musicali di intrattenimento, Welles ricorre a una sua antica passione, l'illusionismo, producendosi nel Mercury Wonder Show, un famoso spettacolo di magia durante il quale esegue con eleganza alcuni numeri da prestigiatore e si esibisce nel trucco della donna segata a metà, con l'ausilio di una partner d'eccezione, Marlene Dietrich.

Dopo l'interpretazione di un veterano della prima guerra mondiale nel dramma sentimentale Conta solo l'avvenire (1945), accanto a Claudette Colbert, Welles riesce a realizzare ancora tre film a Hollywood: nel primo, Lo straniero (1946), Welles dirige Loretta Young e Edward G. Robinson, interpretando anche il ruolo del protagonista, un ex nazista che tenta di nascondere il proprio passato sotto l'identità di un professore che insegna in un college di un piccolo centro del Connecticut.

La signora di Shanghai[modifica | modifica sorgente]

Orson Welles nel trailer de La signora di Shanghai (1948)

Nel 1946 Welles ritorna al teatro con Around the world, un adattamento musicale de Il giro del mondo in ottanta giorni. Lo spettacolo ottiene un grande successo di critica ma lo scarso riscontro di pubblico lascia Welles in disastrose condizioni finanziarie e lo costringe a raggiungere un frettoloso accordo con Harry Cohn, boss della casa produttrice Columbia, per dirigere La signora di Shanghai, un curioso mix di dramma e elementi noir, in cui recita anche nel ruolo del protagonista, il marinaio Michael O'Hara, e affida alla moglie Rita Hayworth il personaggio di Elsa Bannister, una femme fatale falsa e amorale.

Welles ricorre ad alcune originali ambientazioni, come nella scena dell'incontro tra O'Hara e la Bannister tra le vasche di un grottesco acquario, e come la lunga sequenza da incubo in un tentacolare luna park, che culmina nella sparatoria finale all'interno di un labirinto di specchi. Sua è anche la rielaborazione del look della Hayworth, le cui celeberrime chiome lunghe e rosse vengono sacrificate da Welles in favore di un'acconciatura più corta e di un biondo più freddo e più aderente al cliché di spietata dark lady.

L'uscita del film, oggi considerato un "classico", viene bloccata da Harry Cohn, inorridito dalla possibile reazione del pubblico di fronte alla drastica trasformazione dell'immagine della Hayworth.[48] La signora di Shanghai verrà distribuito solo nel 1948, all'epoca in cui Welles e la Hayworth avviano le pratiche di divorzio, dopo un matrimonio durato cinque anni. La Hayworth, in seguito, lodò in più di un'occasione la pellicola, sostenendo di aver creduto moltissimo nelle capacità dell'ex marito, affidandosi senza timori al suo genio.[senza fonte]

Il Macbeth e l'addio a Hollywood[modifica | modifica sorgente]

Welles interpreta Macbeth nella sua omonima trasposizione cinematografica

Archiviata l'esperienza nel genere noir, nell'estate del 1947 Welles si dedica alla trasposizione cinematografica del Macbeth di Shakespeare (di cui è regista e interprete), ottenendo dalla casa produttrice Republic Pictures un tempo di soli 23 giorni per terminare la lavorazione, un singolo teatro di posa e un budget così ridotto da costringere il regista a ricorrere a scenari e sfondi di cartapesta. Nonostante i mezzi tecnici limitati e le restrizioni in termini di tempo, la versione del Macbeth realizzata da Welles è da considerarsi parzialmente riuscita,[49] ma non basta ad evitare la conclusione della prima fase hollywoodiana della sua carriera.

I primi anni in Europa (1949-1957)[modifica | modifica sorgente]

« Hollywood è un quartiere dorato adatto ai giocatori di golf, ai giardinieri, a vari tipi di uomini mediocri ed ai cinematografi soddisfatti. Io non sono nulla di tutto ciò »
(Orson Welles[50])

Nel 1948 Welles lascia definitivamente la cittadina californiana e si trasferisce in Europa, dove inizia a concentrarsi su una nuova trasposizione di un dramma shakesperiano, l'Otello, che intende dirigere e interpretare. La necessità di finanziare questo progetto lo costringe ad accettare alcune parti in film americani realizzati in Europa, quali Gli spadaccini della serenissima (1949), Il principe delle volpi (1949) e La rosa nera (1950) (gli ultimi due accanto a Tyrone Power). Si tratta di pellicole in costume, con scenografie ridondanti, in cui Welles si produce in annoiate interpretazioni di personaggi intriganti e appesantiti da eccessivi orpelli.

Il terzo uomo[modifica | modifica sorgente]

« Odiavo Harry Lime. Non aveva passioni, era freddo: era Lucifero, l'angelo caduto »
(Orson Welles[51])

Nel 1949, Welles ottiene un ruolo che si rivela di fondamentale importanza per la sua carriera e in cui verrà spesso identificato, quello del bieco Harry Lime ne Il terzo uomo (The Third Man, 1949), diretto da Carol Reed e sceneggiato dallo scrittore inglese Graham Greene, che dal film trarrà successivamente un romanzo di successo.

Ambientato nella Vienna dell'immediato dopoguerra, il film ruota attorno alla misteriosa figura di Harry Lime, un ignobile avventuriero che traffica in penicillina adulterata in una città sconvolta dagli eventi bellici. La trama prevede che il personaggio di Lime compaia solo in un numero limitato di scene, ma il fatto che nel film si continui a parlare di lui (sono state calcolate ben 57 allusioni verbali a Lime, prima della sua entrata in scena),[52] lo colloca automaticamente al centro dell'attenzione dello spettatore.

Il film ottiene un enorme successo di pubblico,[53] e la carismatica presenza di Welles, che appare per pochi minuti ma il cui cinico e sfrontato personaggio è continuamente citato per tutto il film, contribuisce a consolidare la sua popolarità, già nel frattempo rafforzata fin dal pubblicizzato matrimonio con Rita Hayworth.

L'Otello[modifica | modifica sorgente]

Otello e Desdemona

Con la realizzazione dell'Otello (1952), che richiederà quasi tre anni di lavoro, Welles inizia la sua avventura da regista in Europa, affrontando una lunga serie di difficoltà professionali, quali la costante necessità di reperire i fondi necessari, il sopravvenuto fallimento della casa produttrice del film (la Scalera Film di Roma), il lungo lavoro di selezione per assegnare la parte di Desdemona, la difficoltà di conciliare gli impegni di interpreti e tecnici con la crescente lunghezza dei tempi di lavorazione, protrattisi dal 1949 al 1951 e caratterizzati da ripetute interruzioni e riprese.[54]

Una scena dell'Otello

L'esperienza dell'Otello è rappresentativa delle difficoltà artistiche che Welles incontrerà durante tutto il resto della sua carriera di regista. Via via impegnato come attore su set altrui, o in trasmissioni radiofoniche e spettacoli teatrali al solo scopo di finanziarsi, Welles riesce a rendere il suo Otello un'opera memorabile, privilegiando la tecnica del montaggio, con cui riesce a restituire la dimensione classica dell'opera attraverso scene ambientate direttamente nei luoghi storici, dando una efficace continuità spaziale e temporale a sequenze spesso realizzate in ambienti e momenti assai differenti tra loro.[54]

Girato in esterni a Mogador e Safi (sulla costa del Marocco), a Venezia e a Tuscania, nel 1952 l'Otello di Welles si aggiudica la Palma d'oro al Festival di Cannes partecipando come rappresentante del Marocco.[55]

I successivi impegni vedono Welles dividersi tra alcune produzioni europee girate in Inghilterra, Francia e Italia (in quest'ultimo paese partecipa come attore al film L'uomo, la bestia e la virtù (1953), diretto da Steno e interpretato a fianco di Totò). Inizia inoltre a lavorare anche per la televisione, dirigendo due serie per la BBC inglese e tornando a New York nel 1953 per una versione del Re Lear destinata all'Omnibus Theatre della CBS.

Con Rapporto confidenziale (1955), Welles torna alla regia cinematografica, scegliendo un tema per certi versi analogo a Quarto potere, ovvero la storia di Mr. Gregory Arkadin, un potentissimo arricchito che tenta di disfarsi di chiunque possa scoprire gli infamanti segreti del suo passato e le vergognose origini della sua potenza finanziaria. Welles, la cui costituzione fisica inizia ad appesantirsi col trascorrere degli anni, fornisce un ritratto di grande imponenza del magnate Arkadin, curando come di consueto il make up, completo di folti baffi e barba e di un marcato trucco dei lineamenti.

Il ruolo della figlia di Arkadin, Raina, è interpretato da un'attrice italiana, la contessina Paola Mori che, nel maggio del 1955, diventa la terza signora Welles. Nel novembre dello stesso anno nasce la loro figlia Beatrice.

Dopo una riduzione teatrale del Moby Dick di Melville, con cui va in scena a Londra nel 1956, nel ruolo del capitano Achab, Welles prende parte anche alla trasposizione cinematografica del medesimo romanzo, diretta da John Huston. Quella di Welles è una breve ma vigorosa apparizione nei panni dell'imponente Padre Mapple, che pronuncia un memorabile sermone su Giona e la balena, dall'alto di un pulpito a forma di prua di una nave.

Breve parentesi a Hollywood (1957-1959)[modifica | modifica sorgente]

Dopo quasi dieci anni di lontananza, nel 1957 Welles rientra a Hollywood. Il suo aspetto diventato massiccio lo fa sembrare più anziano dei suoi 42 anni e gli preclude ormai quei ruoli romantici che aveva spesso affrontato negli anni quaranta.[56] Nei suoi primi due film subito dopo il ritorno, Welles interpreta due figure di "americano del Sud": in La tragedia del Rio Grande (1957) è Virgil Renchler, un malvagio proprietario terriero che dirige dispoticamente un grosso ranch nel sud-ovest e si scontra con lo sceriffo del luogo (Jeff Chandler). In La lunga estate calda (1958), è Will Varner, un rozzo piantatore sudista di mezza età, personaggio con cui Welles può contrapporre la propria recitazione teatrale e la propria accurata dizione allo stile introspettivo del Metodo Stanislavskij proposto dai suoi prestigiosi partner, Paul Newman, Joanne Woodward e Anthony Franciosa.

L'infernale Quinlan[modifica | modifica sorgente]

« Quinlan è un personaggio degno di Shakespeare, e può essere considerato la sintesi di molti "cattivi" della carriera di Welles: ha l'energia dittatoriale di Kane, il sarcasmo ironico di Rochester, la mancanza di limiti morali di Macbeth, la brutalità volgare di Renchler ed il sentimentalismo nascosto di Varner. In più, c'è un aspetto di Quinlan che lo rende quasi nobile, perfino degno di stima: il suo amore ossessivo per la giustizia. »
(Joseph McBride[57])

Nel 1958 Welles accetta un incarico dalla Universal Pictures per dirigere e interpretare L'infernale Quinlan, un film inizialmente di ambizioni modeste che si rivela invece, secondo il parere degli storici del cinema e di parecchi estimatori, come un altro capolavoro assoluto di Welles,[58] che qui ritrova la sua inesauribile creatività di regista, ricorrendo a lunghissimi piani sequenza, ad audaci movimenti aerei di gru, e a delicate carrellate senza stacchi per assicurare la continuità dell'azione.

L'ormai celeberrimo incipit de L'infernale Quinlan è costituito da un lungo piano sequenza introduttivo, che Welles dirige in maniera magistrale e per mezzo del quale può coinvolgere immediatamente il pubblico, fornendo un meccanismo narrativo di forte tensione emotiva, dal quale lo spettatore può trarre una molteplicità di indicazioni sulla trama e sui personaggi protagonisti del film, ambientato a Los Robles, una cittadina di confine tra gli Stati Uniti e il Messico.

Orson Welles nel ruolo di Hank Quinlan ne L'infernale Quinlan (1958)
« Un uomo colloca una bomba a orologeria nel bagagliaio di un'automobile; una coppia sale sull'auto e si dirige verso il confine degli Stati Uniti, e contemporaneamente un'altra coppia a piedi fa lo stesso percorso; le due coppie superano il posto di controllo messicano e giungono a quello statunitense; la musica di Henry Mancini, che ha mantenuto viva la suspense con il climax ascendente della minaccia dell'ordigno a timer, lascia il primo piano sonoro a brevi dialoghi tra il doganiere e le due coppie; condensando l'informazione Welles presenta il personaggio di Vargas (Charlton Heston): poliziotto messicano in luna di miele con la moglie americana Susan (Janet Leigh)... I movimenti di macchina aerei, i lunghi carrelli a precedere, immettono le azioni in una contemporaneità ottenuta con il tempo reale del piano sequenza e non con la scansione ritmica del montaggio... La sequenza termina con un progressivo rallentamento dell'azione (invece che con una canonica esasperazione): addirittura con un bacio tra Vargas e Susan, tipico suggello finale dell'agire. Ed è proprio in quel momento di rilassamento drammatico che Welles stacca sul controcampo con l'esplosione dell'automobile (uno zoom reso ancora più veloce dal taglio di alcuni fotogrammi)[59] »

L'ambiguo poliziotto Hank Quinlan, interpretato dallo stesso Welles, rimane uno dei personaggi più memorabili della sua carriera di attore. È una figura che ha perduto il suo idealismo giovanile e la sua onestà, e si è ridotto a condurre indagini superficiali e sbrigative nelle quali si serve della propria passata esperienza professionale unicamente per costruire prove fasulle allo scopo di incastrare i sospetti che, secondo il suo intuito, sono colpevoli. È un personaggio amorale e negativo fin dalle caratteristiche fisiche, dalla sua esagerata obesità (Welles, già notevolmente ingrassato all'epoca, per la parte ricorse comunque a un'ulteriore imbottitura sotto gli abiti[60]) al suo strascicato modo di incedere, ai suoi vestiti stazzonati, ai suoi atteggiamenti spesso sinistramente infantili. La sua monumentale presenza viene ulteriormente accentuata da inconsueti angoli di ripresa filmati dal basso. Eppure, a suo modo, Quinlan è anche un sentimentale: dietro la sua amarezza e il suo cinico disincanto nei confronti della società, si nascondono profondo dolore, stanchezza e inquietudine, che Welles riesce a interpretare in modo tale da accattivarsi la simpatia dello spettatore, malgrado le caratteristiche negative del personaggio.

Anche L'infernale Quinlan fu oggetto di modifiche da parte della produzione ma è oggi visibile nella sua completezza, in una versione che comprende una quindicina di minuti in più di girato, relativi a scene di raccordo e di spiegazione che furono inserite da un altro regista (Harry Keller) nella fase di post produzione del film. Ma ci sono anche scene che inizialmente non sono state inserite da Welles e che risultano utili a colmare delle lacune narrative: un dialogo vis-à-vis tra Welles e Heston e una scena, in prossimità del finale, in cui Heston riflette sulle sue intenzioni di intrappolare Quinlan.[60]

Dopo un'apparizione in Le radici del cielo (1958), per la regia di John Huston, in cui interpreta Cy Sedgewick, un untuoso opinionista televisivo, Welles prende parte al film Frenesia del delitto (1959), basato sul celebre caso giudiziario Leopold e Loeb, in cui ha l'opportunità di prodursi in un'incisiva interpretazione dell'avvocato Jonathan Wilk, difensore dei due giovani protagonisti (personaggio ispirato alla figura del noto penalista Clarence Darrow), pronunciando un'appassionata arringa contro la pena di morte.

Il rientro in Europa[modifica | modifica sorgente]

Dopo il breve intermezzo hollywoodiano, il resto della carriera registica di Welles si svolge in Europa, dove egli riesce a realizzare molti dei suoi progetti grazie ai compensi percepiti per i suoi ruoli di attore oppure, in seguito, con i finanziamenti ottenuti da piccole case di produzione. Finalmente ottiene la possibilità di curare personalmente il montaggio finale di quasi tutte le sue pellicole, anche se può godere di questa riguadagnata indipendenza artistica quasi solo in produzioni con budget molto ridotto e pochi mezzi tecnici rispetto alle opportunità offerte da Hollywood. Nonostante questo, produce alcuni dei suoi migliori lavori proprio in questo periodo, aiutato dall'ispirazione ritrovata grazie alla riconquistata libertà di azione.

Falstaff[modifica | modifica sorgente]

I perenni vagabondaggi professionali portano Welles a recitare in numerosi film durante gli anni sessanta, e a dirigere due opere di spicco quali Il processo (1962), trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Franz Kafka e soprattutto, grazie a finanziamenti svizzeri e spagnoli, Falstaff (Campanadas a medianoche, 1965), un classico sottovalutato nel quale Welles ritorna all'amato Shakespeare, interpretando il ruolo principale, quello di Falstaff, per il quale alterna la chiassosa cialtroneria alla delicata vulnerabilità, fornendo una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Il suo Falstaff ama profondamente la vita, il divertimento e le fanfaronate ed è destinato alla tristezza di un epilogo in cui viene disconosciuto dal principe Hal, divenuto re, che è stato suo compagno di tante goliardate e ora rinnega la loro fanciullesca amicizia.

« Più studiavo la parte, meno mi sembrava allegra. Questo problema mi ha preoccupato per tutto il tempo delle riprese... Non mi piacciono molto le scene in cui sono soltanto divertente. Mi sembra che Falstaff sia più un uomo di spirito che un pagliaccio... È il personaggio cui credo di più, è l'uomo più buono di tutto il dramma. Le sue colpe sono colpe da poco, e lui se ne fa beffe. È buono come il pane, come il vino. Per questo ho trascurato un po' il lato comico del personaggio: ogni volta che l'ho interpretato mi sono persuaso sempre di più del fatto che rappresenta la bontà e la purezza »
(Orson Welles[61])

Con Falstaff, Welles viene acclamato in Francia e vince un premio speciale "per il suo contributo al cinema mondiale" al Festival di Cannes, dove viene accolto dall'ovazione di pubblico e critica. In America il film viene invece accolto da recensioni contrastanti e ottiene una distribuzione appena marginale.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Una delle ultime apparizioni degne di nota di Welles è nel ruolo del cardinale Wolsey in Un uomo per tutte le stagioni (1966) di Fred Zinnemann.

Già vincitore di un Oscar nel 1942 per la miglior sceneggiatura originale di Quarto potere, nella sua carriera Welles ottiene altre quattro candidature, e nel 1971 viene insignito dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences (l'organizzazione che presiede all'assegnazione degli Oscar) di un premio alla carriera "per la superlativa capacità artistica e la versatilità dimostrata nella creazione di opere cinematografiche".[62] Nel medesimo anno lavora con Claude Chabrol in Dieci incredibili giorni (1971), curiosa trasposizione europea di un noto romanzo giallo di Ellery Queen.

Grande opera di questi anni è il documentario F come falso (1973), in cui il regista affronta la tematica dei falsari e della validità dell'expertise nel campo delle arti figurative, nel cinema e nella scrittura, basandosi sulla figura di Elmyr de Hory, un falsario ungherese di successo, della sua personale esperienza e di quella di Clifford Irving, biografo di de Hory. Gira anche Filming Othello (1978), un documentario dove rievoca la travagliata e avventurosa lavorazione del film Otello e narra parte della sua biografia.

Di costituzione robusta fin dalla nascita, Welles raggiunge un certo grado di obesità negli ultimi anni di vita, anche a causa di alcune disfunzioni fisiche accumulate con l'avanzare dell'età. In questo periodo compare in numerose campagne pubblicitarie di vini, hot dog e altri prodotti alimentari, consolidando la propria fama di buongustaio (evidente anche nel film-documentario F come falso) e di viveur.

Orson Welles muore nell'amata/odiata Hollywood, per un attacco cardiaco, il 10 ottobre 1985, lo stesso giorno della scomparsa di Yul Brynner, altra leggenda del cinema americano. Solo il giorno precedente, aveva registrato una puntata televisiva del Merv Griffin Show, in cui si era esibito in un abile gioco di prestigio.[63]

Le sue ceneri riposano a Ronda (Spagna), nella hacienda (fattoria) che fu residenza del torero Antonio Ordoñez e dove il diciannovenne Welles trascorse qualche mese durante i suoi vagabondaggi giovanili.[64]

I progetti incompiuti[modifica | modifica sorgente]

« Sono solo un poveraccio che cerca di fare del cinema »
(Orson Welles[65])

Durante la sua carriera Orson Welles non è riuscito a terminare diversi progetti, che si è trovato costretto ad abbandonare per problemi legati alla produzione. Oltre a It's all True, anche Don Quixote e il più recente The Other Side of the Wind sono rimaste leggendarie opere incompiute. Il primo è un progetto per la televisione che Welles intraprese subito dopo aver girato Rapporto confidenziale, con l'intenzione di sperimentare tecniche innovative rispetto ai suoi metodi tradizionali, ovvero lasciando agli attori massima libertà d'improvvisazione, oltre ad apparire egli stesso sia come voce narrante che come protagonista, accanto a Francisco Regueira, Akim Tamiroff e Patty McCormack. Welles, che aveva inizialmente previsto la durata del film tra i 75 e gli 80 minuti, incontra crescenti difficoltà a terminare l'opera poiché, come disse, si fece prendere la mano, mentre le idee continuavano a portarlo avanti nel progetto e ad allungarlo. "Più o meno mi è successo come a Cervantes che cominciò per farne una novella e finì per scrivere il Don Quixote. È un soggetto che una volta iniziato non si può più abbandonare."[66]

Ma finì anche per dichiarare che: "È veramente un film difficile. Devo dire anche che è molto lungo; quello che devo ancora girare non servirà a completare il metraggio: con il materiale esistente potrei montare tre film [...] La cosa curiosa è che Don Quixote è stato girato con un'équipe di sei persone. Mia moglie (Paola Mori) era la "script girl", l'autista piazzava le lampade, io dirigevo, facevo le luci e l'operatore in seconda. Solo attraverso la cinepresa si può avere l'occhio a tutto."[66]

Nel 1970 Welles inizia a girare The Other Side of the Wind, con la collaborazione di altri personaggi già noti come l'amico Peter Bogdanovich, John Huston, Norman Foster, Susan Strasberg, Joseph McBride e l'artista croata Oja Kodar (ultima compagna di vita di Welles), ma la produzione viene sospesa più volte a causa dei consueti problemi di finanziamento che Welles regolarmente incontrava. Il soggetto del film è assai differente dalle tematiche solitamente affrontate da Welles, e narra dell'ultima notte di J.J. "Jake" Hannaford (Huston), un anziano regista della vecchia scuola che, nel tentativo di rimanere a galla, sta girando un film economico, estremista, con scene di nudo. Il personaggio del regista, pur essendo eterosessuale, si innamora del suo protagonista. Come dichiarato da McBride, il film riflette non solo la tematica dell'omosessualità, ma cerca di spiegare la visione di Welles nei riguardi del rapporto tra attore e regista, tra "uomo" e "Dio". Questo film, dice McBride, "è l' di Welles, una meditazione sull'arte e il mestiere del cinema".[67] Questo film non venne mai completato, anche se successivamente il regista Peter Bogdanovich dichiarò la sua volontà di terminarlo indicando come data di uscita il 2009.[68]

Apparizioni speciali[modifica | modifica sorgente]

« Ecco: io sono un pendolare. Vado dove c'è del lavoro, come un raccoglitore di frutta. Tutto ciò di cui ho bisogno sono un sorriso d'incoraggiamento ed una proposta, ed arrivo subito, col primo aereo. »
(Orson Welles al Saturday Evening Post, 8 dicembre 1962)

Come spiegato in precedenza, durante tutta la sua carriera Orson Welles fu costretto a interpretare molti piccoli ruoli in svariati film e produzioni, spesso di scarso livello artistico, per riuscire a trovare i soldi necessari a produrre i suoi progetti. Apparve in numerose pellicole dirette da altri registi, in programmi radiofonici, in registrazioni musicali con apparizioni speciali, e divenne un ospite consueto alle trasmissioni televisive più popolari.[69] Orson Welles fece due speciali apparizioni, in qualità di voce narrante, in due canzoni del gruppo epic metal Manowar: Dark Avenger (dall'album Battle Hymns) e Defender (dall'album Fighting the World).

È inoltre accreditato di alcune parti narrate nel primo album degli Alan Parsons Project Tales of Mystery and Imagination - Edgar Allan Poe.

Nella serie televisiva Magnum, P.I. la voce di Robin Master è di Orson Welles. Nell'ultima puntata avrebbe dovuto mostrare il suo volto e l'identità del misterioso scrittore sarebbe stata rivelata, ma Welles morì per arresto cardiaco a poche settimane dalle riprese.

Nel film animato Transformers: The Movie Welles dà la voce al terrificante e misterioso Unicron, un pianeta che divora altri pianeti, si trasforma in un immenso robot e possiede poteri di portata sconosciuta; il film uscì circa un anno dopo la scomparsa dell'attore, nel 1986.

Radio[modifica | modifica sorgente]

Prime opere[modifica | modifica sorgente]

  • Les Miserables (1937 in diverse puntate)

The Mercury Theater on the Air (1938)[modifica | modifica sorgente]

  • Dracula (11 luglio)
  • L'isola del tesoro (18 luglio)
  • A Tale of Two Cities (25 luglio)
  • The 39 Steps (1º agosto)
  • I'm a Fool/The Open Window/My Little Boy (8 agosto)
  • Abraham Lincoln (15 agosto)
  • The Affairs of Anatole (22 agosto)
  • Il conte di Montecristo (29 agosto)
  • The Man Who Was Thursday (5 settembre)
  • Giulio Cesare (11 settembre)
  • Jane Eyre (18 settembre)
  • Sherlock Holmes (25 settembre)
  • Oliver Twist (2 ottobre)
  • Hell On Ice (9 ottobre)
  • Seventeen (16 ottobre)
  • Il giro del mondo in 80 giorni (23 ottobre)
  • La guerra dei mondi (30 ottobre)
  • Heart of Darkness/Life With Father/Gift of the Magi (6 novembre)
  • A Passenger to Bali (13 novembre)
  • The Pickwick Papers (20 novembre)
  • Clarence (27 novembre)
  • The Bridge at San Luis Rey (4 dicembre)

The Campbell Playhouse (1938-40)[modifica | modifica sorgente]

  • Rebecca (9 dicembre 1938)
  • A Christmas Carol (23 dicembre 1938)
  • Counselor-at-Law (6 gennaio 1939)
  • L'ammutinamento del Bounty (13 gennaio 1939)
  • I Lost My Girlish Laughter (27 gennaio 1939)
  • Arrowsmith (3 febbraio 1939)
  • The Green Goddess (10 febbraio 1939)
  • The Glass Key (10 marzo 1939)
  • Beau Geste (17 marzo 1939)
  • Showboat (31 marzo 1939)
  • The Patriot (14 aprile 1939)
  • Private Lives (21 aprile 1939)
  • Wickford Point (5 maggio 1939)
  • Our Town (12 maggio 1939)
  • The Bad Man (19 maggio 1939)
  • Things We Have (26 maggio 1939)
  • Victoria Regina (2 giugno 1939)
  • Peter Ibbetson (10 settembre 1939)
  • Ah, Wilderness (17 settembre 1939)
  • What Every Woman Knows (24 settembre 1939)
  • il Conte di Montecristo (1º ottobre 1939)
  • Algeri (8 ottobre 1939)
  • Escape (15 ottobre 1939)
  • Liliom (22 ottobre 1939)
  • L'orgoglio degli Amberson (29 ottobre 1939)
  • The Hurricane (5 novembre 1939)
  • The Murder of Roger Ackroyd (12 novembre 1939)
  • The Garden of Allah (19 novembre 1939)
  • Dodsworth (26 novembre 1939)
  • Lost Horizon (3 dicembre 1939)
  • Venessa (10 dicembre 1939)
  • There's Always a Woman (17 dicembre 1939)
  • A Christmas Carol (24 dicembre 1939)
  • Vanity Fair (7 gennaio 1940)
  • Theodora Goes Wild (14 gennaio 1940)
  • The Citadel (21 gennaio 1940)
  • It Happened One Night (28 gennaio 1940)
  • Mr. Deeds Goes to Town (11 febbraio 1940)
  • Dinner at Eight (18 febbraio 1940)
  • Only Angels Have Wings (25 febbraio 1940)
  • Rabble in Arms (3 marzo 1940)
  • Craig's Wife (10 marzo 1940)
  • Huckleberry Finn (17 marzo 1940)
  • June Moon (24 marzo 1940)

Teatrografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di cui Welles firma solo la regia;[70]

Date di apertura

Gate Theatre di Dublino (1931-1934)[modifica | modifica sorgente]

Tood School, Woodstock (1934-1936)[modifica | modifica sorgente]

  • Trilby, di Gerald Du Maurier,
  • The drunkard, di Mr. Smith di Boston,
  • Amleto, di William Shakespeare,
  • Czar Paul, di Dimitri Merejewskij,

Pre-Mercury Theatre (1936-37)[modifica | modifica sorgente]

  • William Shakespeare, Macbeth - 14 aprile, 1936, Lafayette Theatre, New York
  • Horse Eats Hat da Eugène Labiche, Un chapeau de paille d'Italie - 26 settembre, 1936, Maxine Elliott Theatre, New York
  • Christopher Marlowe, Doctor Faustus - 8 gennaio, 1937, Maxine Elliott Theatre, New York
  • Aaron Copland, The Second Hurricane (opera lirica) - 21 aprile, 1937, Henry Street Playhouse, New York
  • Marc Blitzstein, The Cradle Will Rock (musical) - 16 giugno, 1937, Venice Theatre, New York

Mercury Theatre (1937-41)[modifica | modifica sorgente]

  • Giulio Cesare - 11 novembre, 1937, Mercury Theatre, New York
  • The Shoemaker's Holiday - 1º gennaio, 1938, Mercury Theatre, New York
  • Heartbreak House - 29 aprile, 1938, Mercury Theatre, New York
  • Too Much Johnson - 16 agosto, 1938, Stony Creek Summer Theatre, Connecticut
  • Danton's Death - 5 novembre, 1938, Mercury Theatre, New York
  • Five Kings - 27 febbraio, 1939, Colonial Theatre, Boston, Massachusetts
  • The Green Goddess - luglio 1939, Palace Theatre, Chicago, Illinois
  • Native Son - 24 marzo, 1941, St. James Theatre, New York

Dopo la seconda guerra mondiale (1942-60)[modifica | modifica sorgente]

  • The Mercury Wonder Show - 3 agosto, 1943, Mercury Wonder Show Tent, Los Angeles, California
  • Il giro del mondo in 80 giorni - 27 aprile, 1946, Boston Opera House, Boston, Massachusetts
  • Macbeth - 28 maggio, 1947, University Theatre, Salt Lake City, Utah
  • The Blessed and the Damned - 15 giugno, 1950, Théâtre-Edouard VII, Parigi, Francia
  • Otello - 1º ottobre, 1951, Theatre Royal, Newcastle upon Tyne, Inghilterra
  • The Lady in the Ice - 7 settembre, 1953, Stoll Theatre, Londra
  • Moby Dick: Rehearsed - 16 giugno, 1955, Duke of York's Theatre, Londra
  • Re Lear - 12 agosto, 1956, City Center, New York
  • Falstaff - 13 febbraio, 1960, Grand Opera House, Belfast
  • Rhinoceros - 28 aprile, 1960, Royal Court Theatre, Londra

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Filmografia di Orson Welles.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Oscar

  • 1942: Miglior Film — Quarto potere (nomination)
  • 1942: Miglior Regista — Quarto potere (nomination)
  • 1942: Miglior Attore — Quarto potere (nomination)
  • 1942: Miglior sceneggiatura originale — Quarto potere (vinto)
  • 1943: Miglior Film — L'orgoglio degli Amberson (nomination)
  • 1970: Oscar alla carriera

BAFTA Awards

  • 1968: Miglior attore straniero — Falstaff (nomination)

Cannes Film Festival

Premio Golden Globe

  • 1982: Miglior attore di supporto — Butterfly (nomination)

Festival del cinema di Venezia

Grammy Awards

  • 1982: Best Spoken Word Recording — Donovan's Brain

Premio alla carriera dell'American Film Institute 1975

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

  • Emilio Cigoli in L'orgoglio degli Amberson, La porta proibita, Conta solo l'avvenire, Lo straniero, La signora di Shanghai, Il terzo uomo, Il principe delle volpi, La rosa nera, Quarto potere, Il tiranno di Glen, Terrore sul Mar Nero, Il processo, Storia immortale
  • Gino Cervi in Macbeth, Otello, David e Golia, Il re dei re
  • Giorgio Capecchi in La lunga estate calda, L'infernale Quinlan, Le radici del cielo, Frenesia del delitto
  • Corrado Gaipa in Dieci incredibili giorni, L'orgoglio degli Amberson (ridoppiaggio), Falstaff, Lettera al Kremlino, Il castello di carte
  • Renato Turi in Moby Dick la balena bianca, I tartari, Rapporto confidenziale
  • Aldo Silvani in Duello al sole
  • Mario Besesti in L'uomo, la bestia e la virtù
  • Giorgio Bassani in Ro.Go.Pa.G.
  • Carlo Romano in James Bond 007 - Casino Royale
  • Antonio Guidi in La tredicesima sedia
  • Mario Bardella in Una su 13
  • Carlo Baccarini in L'infernale Quinlan (ridoppiaggio)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolo Attivissimo, Antibufala: 75 anni di radiopanico leggendario per la Guerra dei Mondi, RSI Rete Tre. URL consultato il 22 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2013).
  2. ^ «Quarto potere» il più bello della storia del cinema in Corriere della Sera, 10 agosto 2002, p. 37. URL consultato il 22 febbraio 2014.
  3. ^ a b c Sight and Sound Top Ten Poll 2002: Directors' Top Ten Directors, British Film Institute. (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2002).
  4. ^ a b c The Critics’ Top Ten Directors, British Film Institute. (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2012).
  5. ^ a b McBride, 1979, op. cit., p. 39.
  6. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., pp. 118-119.
  7. ^ a b c McBride, 1979, op. cit., p. 19.
  8. ^ McBride, 1979, op. cit., p. 18.
  9. ^ a b McBride, 1979, op. cit., pp. 19-20.
  10. ^ (EN) The Hearts of Age disponibile per il download o lo streaming gratuito in Moving Image Archive, Internet Archive.
  11. ^ Andrea Lolli, Forme dell'Espressionismo nel cinema, Roma, Aracne editrice, 2009, p. 148.
  12. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., p. 74.
  13. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., pp. 43-44.
  14. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., p. 123.
  15. ^ a b Valentinetti, 1988, op. cit., p. 20.
  16. ^ a b c d e f g Documentario The Battle Over Citizen Kane.
  17. ^ Naremore, 1993, op. cit., p. 28.
  18. ^ Naremore, 1993, op. cit., p. 29.
  19. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., pp. 348-349.
  20. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., pp. 21, 120. (prima Comedy Theatre, poi National Theatre)
  21. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., p. 22.
  22. ^ F come falso.
  23. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., p. 25.
  24. ^ Cristina Jandelli, Breve storia del divismo cinematografico, Venezia, Marsilio Editore, 2008.
  25. ^ a b Valentinetti, 1988, op. cit., p. 26.
  26. ^ a b Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., p. 65.
  27. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., p. 66.
  28. ^ a b Valentinetti, 1988, op. cit., p. 30.
  29. ^ McBride, 1979, op. cit.
  30. ^ Glauco Viazzi in Valentinetti, 1988, op. cit., p. 31.
  31. ^ Piero Scaruffi, The History of Cinema. Orson Welles: biography, reviews, links in scaruffi.com. URL consultato il 28 aprile 2014.
  32. ^ AFI's 100 Years... 100 Movies
  33. ^ McBride, 1979, op. cit., p. 34.
  34. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., p. 35.
  35. ^ André Bazin in Valentinetti, 1988, op. cit., p. 34-35.
  36. ^ a b Valentinetti, 1988, op. cit., p. 34.
  37. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., pp. 128-129.
  38. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., p. 127.
  39. ^ a b Valentinetti, 1988, op. cit., p. 36.
  40. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., pp. 37-38-39.
  41. ^ a b Valentinetti, 1988, op. cit., p. 38.
  42. ^ a b c d e f Documentario It's All True.
  43. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., pp. 178-180.
  44. ^ a b Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., p. 178.
  45. ^ a b Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., pp. 182-184.
  46. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., p. 189.
  47. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., p. 43.
  48. ^ McBride, 1979, op. cit., p. 50.
  49. ^ Il cinema, grande storia illustrata, vol. 5, De Agostini, 1981, p. 253.
  50. ^ Peter Noble, The fabulous Orson Welles, 1956.
  51. ^ McBride, 1979, op. cit., p. 62.
  52. ^ McBride, 1979, op. cit., pp. 62-63.
  53. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., p. 50.
  54. ^ a b Salotti 1995, p. 96
  55. ^ Welles-Bogdanovich, 1993, op. cit., p. 251.
  56. ^ McBride, 1979, op. cit., p. 79.
  57. ^ McBride, 1979, op. cit., pp. 85-86.
  58. ^ Il cinema, grande storia illustrata, vol. 5, De Agostini, 1981, p. 253.
  59. ^ Salotti 1995, pp. 116-117
  60. ^ a b McBride, 1979, op. cit., p. 89.
  61. ^ McBride, 1979, op. cit., p. 104.
  62. ^ (EN) Orson Welles, Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
    «To Orson Welles for superlative artistry and versatility in the creation of motion pictures». [collegamento interrotto]
    citato anche in:
    (EN) Academy Award Nominations & Winners by Category: Honorary Award in atogt.com, And the Oscar goes to .... URL consultato il 28 aprile 2014.
  63. ^ Naremore, 1993, op. cit., p. 9.
  64. ^ Orson Welles (1915 - 1985), Find a Grave. URL consultato il 28 aprile 2014.
  65. ^ Naremore, 1993, op. cit., p. 357.
  66. ^ a b Valentinetti, 1988, op. cit., p. 59.
  67. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., pp. 82-84.
  68. ^ Carlo Dutto, Intervista a Peter Bogdanovich - Roma 23/10/2007 in Close-Up.it, 23 ottobre 2007. URL consultato il 28 aprile 2014.
  69. ^ Valentinetti, 1988, op. cit.
  70. ^ Valentinetti, 1988, op. cit., p. 119.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

In Italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Orson Welles e Peter Bogdanovich, Io, Orson Welles, Baldini & Castoldi, 1993.
  • Joseph McBride, Orson Welles, Milano Libri Edizioni, 1979.
  • AA.VV, dossiér speciale in La furia umana, n° 4, springtime 2010
  • AA.VV., Orson Welles, Cahiers du cinéma, numero fuori serie, 1982
  • Claudio M. Valentinetti, Orson Welles, Il Castoro-L'Unità, 1988.
  • James Naremore, Orson Welles ovvero la magia del cinema, Venezia, Marsilio, 1993.
  • Riccardo Caccia, Invito al cinema di Welles, Milano, Mursia, 1997
  • Robert L. Carringer, Come Welles ha realizzato Citizen Kane, Milano, il Castoro, 2000
  • Maurizio Del Ministro, Othello di Welles, Bulzoni, 2000
  • André Bazin, Orson Welles, GS Editrice, Santhià 2000 (ristampa, Temi, 2005)
  • Gerardo Casale, L'incantesimo è compiuto. Shakespeare secondo Orson Welles, Lindau, 2001
  • Nicoletta Vallorani, Wells & Welles. La narrativa e i media, CUEM, 2002
  • Fabio Vittorini, La soglia dell'invisibile. Percorsi del Macbeth: Shakespeare, Verdi, Welles, Roma, Carocci, 2005
  • Citizen Welles, Centro Espressioni Cinemat., 2005
  • Alberto Anile, Orson Welles in Italia, Milano, Il Castoro, 2006

In Inglese[modifica | modifica sorgente]

  • Anderegg, Michael: "Orson Welles, Shakespeare and Popular Culture", Columbia University Press, 1999
  • Bazin, Andre: "Orson Welles", Harper and Row, 1978
  • Benamou, Catherine: "It's All True: Orson Welles's Pan-American Odyssey", University of California Press, 2007 (forthcoming)
  • Beja, Morris, ed.: "Perspectives on Orson Welles", G.K Hall, 1995
  • Berg, Chuck and Erskine, Tom, ed.: "The Encyclopedia of Orson Welles", Checkmark Books, 2003
  • Bessy, Maurice: "Orson Welles: An investigation into his films and philosophy", Crown, 1971
  • Bogdanovich, Peter and Welles, Orson "This Is Orson Welles", HarperPerennial 1992, ISBN 0-06-092439-X
  • Brady, Frank: "Citizen Welles", Charles Scribner's Sons, 1989
  • Callow, Simon: The Road to Xanadu. Jonathan Cape, 1995.
  • Callow, Simon: Hello Americans. Jonathan Cape, 2006.
  • Carringer, Robert: "The Making of Citizen Kane", University of California Press, 1985
  • Carringer, Robert: "The Magnificent Ambersons: A Reconstruction", University of California Press, 1993
  • Ciment, Michel: 'Les Enfants Terrible' in "American Film", Dec. 1984 (French)
  • Comito, Terry, ed.: "Touch of Evil", Rutgers, 1985
  • Conrad, Peter: "Orson Welles: The Stories of His Life", Faber and Faber, 2003
  • Cowie, Peter: The Cinema of Orson Welles, Da Capo Press, 1973.
  • Davies, Anthony: "Filming Shakespeare's Plays", Cambridge University Press, 1988
  • Drazin, Charles: "In Search of the Third Man", Limelight, 2000
  • Estrin, Mark: "Orson Welles Interviews", University Press of Mississippi, 2002
  • France, Richard, ed.: "Orson Welles on Shakespeare", Routledge, 2001
  • France, Richard: "The Theatre of Orson Welles", Bucknell University Press, 1977
  • Garis, Robert: "The Films of Orson Welles", Cambridge University Press, 2004
  • Gottesman, Ronald, ed.: "Focus on Citizen Kane", Prentice Hall, 1971
  • Gottesman, Ronald, ed.: "Focus on Orson Welles", Prentice Hall, 1976
  • Greene, Graham: "The Third Man", Faber and Faber, 1991
  • Heyer, Paul: "The Medium and the Magician: Orson Welles, The Radio Years", Rowman and Littlefield, 2005
  • Heylin, Clinton. Despite the System: Orson Welles Versus the Hollywood Studios, Chicago Review Press, 2005.
  • Higham, Charles: "The Films of Orson Welles", University of California Press, 1970
  • Higham, Charles: "Orson Welles: The Rise and Fall of an American Genius", St. Martin's Press, 1985
  • Howard, James: "The Complete Films of Orson Welles", Citadel Press, 1991
  • Jorgens, Jack J.: "Shakespeare on Film", Indiana University Press, 1977
  • Leaming, Barbara: "Orson Welles", Viking, 1985
  • Lyons, Bridget Gellert, ed.: "Chimes at Midnight", Rutgers, 1988
  • Mac Liammóir, Micháel. Put Money in Thy Purse: The Filming of Orson Welles' Othello, Virgin, 1994
  • McBride, Joseph: "Orson Welles", Harcourt Brace, 1977
  • McBride, Joseph: Orson Welles, Da Capo Press, 1996.
  • McBride, Joseph: "Whatever Happened to Orson Welles? A Portrait of an Independent Career", University Press of Kentucky, 2006
  • Mulvey, Laura: "Citizen Kane", BFI, 1992
  • Naremore, James. The Magic World of Orson Welles, Southern Methodist University Press, 1989.
  • Naremore, James, ed.: "Orson Welles's Citizen Kane: A Casebook", Oxford University Press, 2004
  • Noble, Peter: "The Fabulous Orson Welles", Hutchinson and Co., 1956
  • Perkins, V.F.: "The Magnificent Ambersons", BFI, 1999
  • Rosenbaum, Jonathan: 'Orson Welles's Essay Films and Documentary Fictions', in "Placing Movies", University of California Press, 1995
  • Rosenbaum, Jonathan: 'The Battle Over Orson Welles', in "Essential Cinema", Johns Hopkins University Press, 2004
  • Rosenbaum, Jonathan: 'Orson Welles as Ideological Challenge' in "Movie Wars", A Capella Books, 2000
  • Rosenbaum, Jonathan: "Discovering Orson Welles", University of California Press, 2007 (forthcoming)
  • Shakespeare Bulletin, Volume 23, Number 1, Spring 2005: Special Welles issue.
  • Simon, William G., ed.: "Persistence of Vision: The Journal of the Film Faculty of the City University of New York", Number 7, 1988: Special Welles issue
  • Simonson, Robert. “Orson's Shadow Talkback Series Continues May 4 with Welles' Daughter.” 03 May 2005 <http://www.playbill.com/news/article/92728.html>.
  • Taylor, John Russell: "Orson Welles: A Celebration", Pavilion, 1986
  • Taylor, John Russell: "Orson Welles", Pavilion, 1998
  • Walsh, John Evangelist: "Walking Shadows: Orson Welles, William Randolph Hearst and Citizen Kane", The University of Wisconsin Press, 2004
  • Walters, Ben; Welles. Londra: Haus Publishing, 2004 (Paperback: ISBN 978-1-904341-80-2).
  • Welles, Orson: "Les Bravades", Workman, 1996
  • Welles, Orson and Bogdanovich, Peter: This is Orson Welles, Da Capo Press, 1998.
  • Welles, Orson: "Mr. Arkadin", Harper Collins, 2006
  • Welles, Orson: "The Big Brass Ring", Black Spring Press, 1991
  • Welles, Orson: "The Cradle Will Rock", Santa Teresa Press, 1994
  • Welles, Orson: "The Other Side of the Wind", Cahiers du cinéma/ Festival International du Film de Locarno, 2005
  • White, Rob: "The Third Man", BFI, 2003
  • Wood, Bret: "Orson Welles: A Bio-Bibliography", Greenwood blue, 1990

In Tedesco[modifica | modifica sorgente]

  • Brigitte Tast, Hans-Jürgen Tast: Orson Welles - Othello - Mogador. Aufenthalte in Essaouira, Kulleraugen Vis.Komm. Nr. 42, Schellerten 2013, ISBN 978-3-88842-042-9

Documentari[modifica | modifica sorgente]

  • The Battle Over Citizen Kane, documentario
  • It's All True, documentario sul film inconcluso di Orson Welles
  • Rosabella, la storia italiana di Orson Welles, documentario con testimonianze sugli anni italiani

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 110467783 LCCN: n79018425

Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 29 novembre 2008 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Archivio  ·  Voci in vetrina in altre lingue   ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki