Robert J. Flaherty

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Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior documentario 1951

Robert Joseph Flaherty (Iron Mountain, 16 febbraio 1884Dummerston, 23 luglio 1951) è stato un regista statunitense, pioniere e maestro del documentario, specialmente di quello dedicato a paesi esotici o ai margini delle civiltà.

Robert Flaherty a Port Harrison QC, nel 1920-21

Fu anche il primo assertore di un "cinema verità" che non rinuncia alla ricostruzione poetica del reale. Tutta la sua opera si è incentrata sul rapporto dialettico e drammatico fra l'uomo e la natura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Iron Mountain da una famiglia di origine irlandese, il suo incontro con il cinema fu occasionale: dopo aver studiato mineralogia, nel 1910 esplorò il Labrador per conto del Governo canadese e impiegò la macchina da presa per fermare alcuni "appunti visivi" sulla vita quotidiana degli eschimesi.

Da questa e dalle successive esplorazioni, Flaherty trasse il materiale per i documentari Eskimo (1918) e Nanuk l'eschimese (Nanook of the North, 1922) che ebbero enorme successo.[1]

Poster di Nanuk l'eschimese (1922)

Seguirono i documentari sulla vita dei polinesiani di Samoa in Moana o l'Ultimo Eden (1926); degli operai inglesi in Inghilterra rurale (1932), degli abitanti dell'isola irlandese di Aran (L'uomo di Aran, 1932, che fu premiato con il Leone d'Oro al miglior film straniero alla Mostra del Cinema di Venezia); degli agricoltori americani in La terra (1942); delle popolazioni del profondo Sud in La storia della Louisiana (Louisiana Story) (1948), candidato all'Oscar 1949 per il miglior soggetto.

Collaborò con tre importanti registi, ma ne uscì sempre deluso: con W. S. Van Dyke per Ombre bianche (1928), con Friedrich Wilhelm Murnau per Tabù (1931) e con Zoltan Korda per La danza degli elefanti (1937).

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Flaherty è un maestro del "genere" documentario, ha quasi sempre lavorato ai margini dell'industria cinematografica. Figura atipica e solitaria di cineasta, i suoi film migliori sono caratterizzati da una lunga gestazione temporale in sede di sceneggiatura e montaggio.

I luoghi remoti e selvaggi da lui filmati evidenziano un intento antropologico volto a far conoscere al pubblico - europeo e americano in particolare - la presenza di valori umani universali anche in regioni povere e apparentemente disabitate. L'intento antropologico non esclude un montaggio sapiente e "poetico" delle immagini; la sceneggiatura, i set naturali e le azioni dei protagonisti sono curati rigorosamente.

Flaherty considera il "genere" documentario superiore al cinema di finzione: quest'ultimo genere per il regista ha delle limitazioni (divismo, intrecci convenzionali e attrattive commerciali) che ne impediscono la totale libertà espressiva.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

L'attrice che interpretava la moglie di Nanuk l'eschimese fu amante di Flaherty. Alla fine delle riprese rimase incinta. Flaherty una volta concluso il film non tornò più a trovarla.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Direttore della fotografia[modifica | modifica wikitesto]

Produttore[modifica | modifica wikitesto]

Montatore[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert J. Flaherty, La funzione del documentario.
  • Flavia Paulon, I mocassini indiani, Venezia, Edizioni Cineforum, 1970.
  • Antonio Napolitano, Robert J. Flaherty, Il Castoro Cinema n. 19-20, Editrice Il Castoro, 1975

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Map of Belcher Islands in World Digital Library, 1909. URL consultato il 3 giugno 2013.

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