Don Chisciotte della Mancia

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Don Chisciotte della Mancia
Titolo originale El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha
El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha.jpg
Copertina della IV edizione (1605)
Autore Miguel de Cervantes
1ª ed. originale 1606
Genere romanzo
Lingua originale spagnolo
Ambientazione Spagna
Protagonisti Don Chisciotte
Coprotagonisti Sancio Panza

Don Chisciotte della Mancia (titolo originale in lingua spagnola: El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha) è la più rilevante opera letteraria dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra, e una delle più importanti nella storia della letteratura. Vi si incontrano, bizzarramente mescolati, sia elementi del genere picaresco, sia del romanzo epico-cavalleresco, nello stile del Tirante el Blanco e del Amadís de Gaula.

Cervantes, che si era aggregato alla flotta Cristiana alla volta di Lepanto, di ritorno da quell'estenuante battaglia fu ricoverato presso l'Ospedale Maggiore della città di Messina, nella quale si riuniva lo stato maggiore di Don Giovanni d'Austria. E fu proprio a Messina, in quel momento delicato della sua esistenza, durante la convalescenza, che egli iniziò a scrivere il suo capolavoro, ossia il Don Chisciotte della Mancia. Il pretesto narrativo ideato dall'autore è la figura dello storico Cide Hamete Benengeli, di cui Cervantes dichiara di aver ritrovato e tradotto il manoscritto in aljamiado (lingua romanza diffusa tra i moriscos scritta coi caratteri arabi) nel quale sono raccontate le vicende di Don Chisciotte. [1]

Pubblicato in due volumi a distanza di dieci anni l'uno dall'altro (1605 e 1615), il Don Quijote è l'opera letteraria principale del Siglo de Oro ed è il più celebrato romanzo della letteratura spagnola.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il libro si struttura in due parti, pubblicate rispettivamente nel 1605 e nel 1615. Il protagonista della vicenda - un uomo sulla cinquantina, forte di corporatura, asciutto di corpo e di viso - è un hidalgo spagnolo di nome Alonso Quijano, morbosamente appassionato di romanzi cavallereschi. Le letture lo condizionano a tal punto da trascinarlo in un mondo fantastico, nel quale si convince di essere chiamato a diventare un cavaliere errante. Si mette quindi in viaggio, come gli eroi dei romanzi, per difendere i deboli e riparare i torti. Alonso diventa così il cavaliere don Chisciotte della Mancia e inizia a girare per la Spagna. Nella sua follia, Don Chisciotte trascina con sé un contadino del posto, Sancio Panza, cui promette il governo di un'isola a patto che gli faccia da scudiero.

Come tutti i cavalieri erranti, Don Chisciotte sente la necessità di dedicare a una dama le sue imprese. Lo farà scegliendo Aldonza Lorenzo, una contadina sua vicina, da lui trasfigurata in una nobile dama e ribattezzata Dulcinea del Toboso.

Purtroppo per Don Chisciotte, la Spagna del suo tempo non è quella della cavalleria e nemmeno quella dei romanzi picareschi, e per l'unico eroe rimasto le avventure sono scarsissime. La sua visionaria ostinazione lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi. Inizierà quindi a scambiare i mulini a vento con giganti dalle braccia rotanti, i burattini con demoni, i greggi di pecore con eserciti nemici. Combatterà questi avversari immaginari risultando sempre sonoramente sconfitto, e suscitando l'ilarità delle persone che assistono alle sue folli gesta. Sancio Panza, dal canto suo, sarà in alcuni casi la controparte razionale del visionario Don Chisciotte, mentre in altri frangenti si farà coinvolgere dalle ragioni del padrone.

Prima parte[modifica | modifica wikitesto]

Don Chisciotte e Ronzinante, dipinto di Honoré Daumier
  • La prima parte del romanzo è preceduta da un prologo tra l'arguto e il serio, nel quale l'autore si scusa per lo stile semplice e per la narrazione esile e "priva di citazioni".

Segue il primo capitolo che tratta delle condizioni, dell'indole e delle abitudini del nobiluomo Don Alonso Quijano, di un borgo della Mancia, di cui non vale la pena ricordare l'esatta denominazione:

« Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un hidalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. »
« Toccava i cinquant'anni; forte di corporatura, asciutto di corpo, e di viso; si alzava di buon mattino, ed era amico della caccia [...] Negli intervalli di tempo nei quali era in ozio (ch'eran la maggior parte dell'anno), si applicava alla lettura dei libri di cavalleria con predilezione così spiegata e così grande compiacenza, che obliò quasi interamente l'esercizio della caccia ed anche l'amministrazione delle cose domestiche. »

Con lui vivono una governante sulla quarantina, una nipote di venti anni e un domestico. Inaspettatamente, la passione per la letteratura cavalleresca si trasforma ad un tratto in una forma di delirio; Alonso decide quindi di farsi cavaliere errante e di andarsene armato a cavallo in giro per il mondo, facendo piazza pulita di tutte le ingiustizie, le prepotenze e i soprusi. Immagina come proprio futuro premio la corona di Imperatore di Trebisonda e così inizia a mettere in atto il suo progetto.

Come prima cosa ripulisce e rimette in sesto alcune armi che erano appartenute ai suoi avi; poi si reca dal suo ronzino che gli sembra, anche se malconcio, persino superiore al leggendario Bucefalo di Alessandro Magno. Poiché al ronzino manca un nome, Don Alonso decide di chiamarlo Ronzinante, ovvero "primo fra tutti i ronzini del mondo"; solo in seguito pensa di nobilitare in qualche modo anche il proprio nome, e decide per "Don Chisciotte della Mancia", un nome che pone in evidenza il suo lignaggio e onora la sua terra natale. Ma si rende conto che manca ancora qualcosa:

« Lucidate le armi, fatta del morione una celata, dato il nome al ronzino e confermato il proprio, si persuase che non gli mancava altro se non una dama di cui dichiararsi innamorato. Un cavaliere errante senza amore è come un albero spoglio di fronde e privo di frutti, è come un corpo senz'anima, andava dicendo a sé stesso »
Don Chisciotte e Sancho Panza in un ritratto di Gustave Doré

La donna dei sogni viene così identificata in una certa Aldonza Lorenzo, giovane contadina di un piccolo paese vicino che viene subito ribattezzata Dulcinea del Toboso. Fatti tutti questi preparativi e preoccupato per i danni che può procurare al mondo tardando a partire, Don Chisciotte si mette presto in viaggio. Cammin facendo si chiede come fare a battersi per nobili cause se nessuno lo aveva armato cavaliere. Il problema è risolto a fine giornata quando egli, giunto in un "nobile castello" (in realtà un'umile osteria) sottopone la questione al "castellano" (l'oste). Questi, resosi conto della pazzia del suo cliente, finge di essere un grande signore e con l'aiuto di due donzelle lo arma cavaliere. All'alba, Don Chisciotte lascia l'osteria felice e contento.

Nel bosco libera un ragazzo che era stato legato e picchiato da un contadino e riprende la strada alla ventura, quando incontra un gruppo di Toledo che si reca a comprare seta a Murcia; Don Chisciotte, certo che siano cavalieri erranti, grida loro di fermarsi e di dire che in tutto il mondo nessuna era più bella dell'Imperatrice della Castiglia-La Mancia, Dulcinea del Toboso. I mercanti si fanno gioco di lui e ne nasce una rissa in cui Don Chisciotte, caduto malamente da cavallo, viene bastonato di santa ragione da uno stalliere.

Un contadino del suo paese, di ritorno dal mulino con il carro, lo trova e lo riporta a casa dove la nipote e la governante erano in pensiero per la sua assenza. Il curato del paese e il barbiere, fattagli una visita, si rendono conto del suo stato e decidono di bruciargli tutti i libri di cavalleria nella speranza che guarisca. Ma Don Chisciotte non guarisce e dopo quindici giorni convince un contadino del paese, di buon carattere ma non troppo "sveglio", ad andare con lui in veste di scudiero, promettendogli di farlo governatore se avessero conquistato un'isola. Il contadino, che si chiama Sancio Panza, accetta; salito sul suo asinello, parte con Don Chisciotte in sella al suo ronzino per le vie del mondo.

« Viaggiava Sancio Panza sopra il suo asino come un patriarca, colle bisacce in groppa e la borraccia all'arcione, e con un gran desiderio di diventare governatore dell'isola che il padrone gli aveva promesso. »

Sancio disse:

« Ma sì. Ora ricordo di aver continuato a fare il barbiere. »

E Don Chisciotte gli rispose:

« Bé, direi che il barbiere non fa per te. »

Sono da poco in cammino quando si vedono all'orizzonte trenta o quaranta mulini a vento, che Don Chisciotte scambia per smisurati giganti con i quali vuole subito battagliare. Malgrado gli ammonimenti di Sancio egli si slancia a galoppo contro il primo mulino a vento, cadendo a terra e rimanendo piuttosto malconcio[2].

I due riprendono la strada e incontrano una comitiva costituita da due frati dell'ordine di San Benedetto, un cocchio con dentro una dama biscaglina diretta a Siviglia, quattro persone a cavallo di scorta e due mulattieri a piedi. Don Chisciotte scambia i due frati per degli incantatori e la dama per una principessa rapita e ordina loro di liberarla. Seguono altre zuffe.

Ripreso il cammino i due arrivano a una osteria di campagna, che Don Chisciotte nuovamente scambia per un castello, prendendo altresì le sguattere per delle principesse.

In seguito Don Chisciotte incontra un gregge di pecore, prendendolo per un vasto esercito; vedendolo menare colpi agli animali con la lancia in resta, i pastori gli gridano di fermarsi; poiché questo non serve, per poco non lo ammazzano:

« cominciarono a salutargli l'udito con pietre grosse come il pugno »

Da questo scontro Don Chisciotte perde due denti e da questo momento si chiamerà "Il Cavaliere dalla Trista Figura"

Un'altra volta capita a Don Chisciotte e a Sancio di assistere a un funerale notturno; il cavaliere, credendo che il catafalco sia la barella di un cavaliere ferito o morto, decide di far giustizia assalendo uno dei vestiti a lutto. Gli altri, disarmati, si spaventano e scappano. Questa volta Sancio ammira veramente il valore del suo padrone e quando il caduto si rialza egli dice:

« Se mai quei signori volessero sapere chi è stato il valoroso che li ha ridotti a quel modo, vossignoria dirà che è il famoso Don Chisciotte della Mancia, il quale con altro nome si chiama il Cavaliere dalla Trista Figura »

Le avventure di Don Chisciotte proseguono con l'assalto ad un barbiere che si recava a prestare i suoi servizi e al quale don Chisciotte toglie la catinella di rame che scambia per l'elmo di Mambrino; poi libera alcuni galeotti attaccando le guardie che li scortano.

Infine, assalito dalle nostalgie d'amore, decide di ritirarsi a vita di penitenza tra i boschi della Sierra Morena in omaggio alla sua Dulcinea, e rimanda Sancio al paese perché riferisca alla donzella le sue sofferenze d'amore. Quando il curato e il barbiere vengono a sapere da Sancio le ultime novità, riescono con un espediente a ricondurre a casa il penitente.

La prima parte del romanzo termina con quattro sonetti in memoria del valoroso don Chisciotte, di Dulcinea, di Ronzinante e di Sancio, seguiti da due epitaffi conclusivi, a dimostrazione che Cervantes non pensava allora di pubblicare la seconda parte del Don Chisciotte.

Seconda parte[modifica | modifica wikitesto]

Don Chisciotte e Sancho Panza dopo la rovinosa caduta

La seconda parte inizia con un "Prologo" al lettore, nel quale Cervantes allude al secondo Don Chisciotte, apocrifo, scritto da Alonso Fernández de Avellaneda e pubblicato nel 1614, e alle discussioni che ne erano seguite, e promette di esaurire, con questa seconda parte, tutte le avventure dell'hidalgo fino alla morte e alla sepoltura.[3]

Don Chisciotte è curato dalla sua vecchia governante e dalla nipote ma non guarisce e un giorno, all'insaputa di tutti, insieme al suo fido Sancio riprende le vie per il mondo. Prendono subito la via per il Toboso perché don Chisciotte desidera, prima di partire per altre avventure, avere la benedizione della sua Dulcinea. Ma è molto difficile scovare questa luminosa bellezza, simbolo di tutte le perfezioni, perché il paese è tutto vicoli e casette e non si vede nemmeno un castello o una torre.

Sancio, che ha ormai capito quali sono i capovolgimenti operati dalla fantasia nel cervello di don Chisciotte, consiglia il padrone di ritirarsi nel bosco per evitare guai con gli abitanti e si offre per trovare la bellissima e si reca in paese. Al ritorno dice al padrone che tra non molto vedrà avanzare la principessa vestita in gran pompa seguita da due damigelle.

« ...Già intanto erano uscite dalla selva ed ecco scorsero lì vicine tre campagnole. Don Chisciotte sospinse lo sguardo per tutta la strada, ma non vedendo che tre contadine, si rannuvolò tutto e domandò a Sancio se mai le avesse lasciate fuori della città. »

Sancio risponde con grande stupore:

« Stia zitto, signore, non dica così, ma si stropicci cotesti occhi e venga a riverire la signora dei suoi pensieri, che è già qui presso. E così dicendo si avanzò a ricevere le tre contadine; quindi smontando dal somaro, prese per la cavezza la bestia d'una delle tre; poi, piegando a terra tutte e due le ginocchia, disse:-Regina e principessa e duchessa della bellezza, la vostra altierezza e grandezza si compiaccia di ricevere in sua grazia e buon talento il cavaliere vostro schiavo... »

Don Chisciotte, con gli occhi stralunati, si mette accanto a Sancio e rimane senza parlare mentre nel suo animo si era già dato una spiegazione per quello che credeva un incantesimo. Quando le tre contadine se ne vanno egli esprime il suo pensiero a Sancio:

« Che ne dici Sancio? vedi quanto male mi vogliono gli incantatori? vedi fin dove arriva la loro cattiveria e l'astio che mi portano, poiché hanno voluto privarmi della gioia che avrebbe potuto darmi il veder nella sua vera forma la mia signora... »

Il povero don Chisciotte si trova in questo stato d'animo quando si imbatte in una compagnia di comici con i quali non riesce a mettersi d'accordo e viene messo in fuga da un fitto lancio di sassi.

Più avanti egli incontra il Cavaliere degli Specchi che lo sfida a duello con la condizione che chi avesse perso il duello sarebbe stato alle condizioni del vincitore; per un imprevisto don Chisciotte vince il duello. Questo cavaliere non è altro che uno studente di Salamanca, un certo Sansone Carrasco amico di don Chisciotte, che ricorre a quel trucco nella speranza di vincere il duello per ricondurlo al villaggio, ma non ci riesce.

Alonso Quixano (non ancora Don Chisciotte) nella sua biblioteca, tra i romanzi cavallereschi.

Don Chisciotte e Sancio proseguono il cammino e incontrano un carro dentro al quale vi sono due leoni in gabbia. Don Chisciotte vuole misurarsi con uno dei leoni e apre la gabbia creando grande spavento tra i guardiani. Ma i leoni annoiati non escono dalle gabbie e gli voltano le spalle. A don Chisciotte rimarrà il nome di Cavaliere dei Leoni secondo l'usanza dei cavalieri erranti che potevano cambiare il nome quando volevano.

Testimone di questa ultima impresa è don Diego de Miranda, Cavaliere dal Verde Gabbano, che è felice di ospitare il suo scudiero. Mentre sono ospiti di Don Diego si celebra il matrimonio della bella Chilteria e del povero Basilio e dopo le nozze, don Chisciotte si fa calare, legato ad una fune, nella grotta di Montesinos che si trova nel mezzo della Mancia e quando ne esce racconta le cose più strane e fantastiche.

I due continuano la strada e le avventure. Un giorno incontrano un duca e una duchessa che, avendo letto la prima parte delle avventure del Fantastico Nobiluomo don Chisciotte della Mancia, desiderano conoscere il cavaliere e ospitarlo, con Sancio, nel loro castello. I due accettano e il duca e la duchessa si divertono a prenderli in giro inscenando in un bosco una mascherata con maghi, demoni, donzelle ed altri personaggi.

In seguito imbastiscono il dramma della contessa Trifaldi e delle sue dodici pulzelle che hanno il volto barbuto per un incantesimo del mago Malabruno.

Don Chisciotte dovrà affrontare il mago nel suo paese cavalcando Clavilegno, un cavallo alato che in realtà è fatto di legno ed è carico di mortaretti, cosicché quando don Chisciotte e Sancio lo cavalcano bendati, il duca dà fuoco alle polveri e i due, dopo aver fatto un gran salto in aria, cadono sull'erba. L'incantesimo è rotto. Più tardi il duca nomina Sancio governatore dell'isola di Barattaria, ma la vita è troppo complicata per il semplice scudiero che se ne ritorna dal suo padrone.

I due lasciano il castello alla volta di Barcellona e lungo la strada incontrano ancora tantissime avventure finché l'ultima pone fine alla vita del cavaliere errante ed è la sfida che gli viene da Sansone Carrasco, lo studente di Salamanca, travestito da Cavaliere della Bianca Luna. Lungo la strada don Chisciotte incontra il Cavaliere della Bianca Luna che lo sfida a confessare che la sua dama è più bella di Dulcinea. Il Cavaliere dei leoni rimane allibito da tanta arroganza e accetta la sfida con il patto che chi avesse perso si sarebbe consegnato nelle mani del vincitore. Così avvenne che don Chisciotte, vinto da Carrasco, che aveva usato ancora una volta un trucco, si consegna nelle sue mani e viene finalmente ricondotto a casa. Una volta al villaggio, forse per l'abbattimento di essere stato vinto o per destino, viene colto da una improvvisa febbre che lo tiene a letto per sei giorni. Malgrado la visita degli amici il cavaliere si sente molto triste e al termine di un sonno di sei ore, egli si sveglia gridando che stava per morire e ringraziando Dio per aver riacquistato il senno. Don Chisciotte vuole confessarsi e in seguito fare testamento, e dopo qualche giorno, tra i pianti degli amici e soprattutto di Sancio, egli muore.

Per la sua sepoltura furono composti molti epitaffi tra i quali quello di Sansone Carrasco:

Giace qui l'hidalgo forte
che i più forti superò,
e che pure nella morte
la sua vita trionfò.
Fu del mondo, ad ogni tratto,
lo spavento e la paura;
fu per lui la gran ventura
morir savio e viver matto.

Significato e importanza del Don Chisciotte[modifica | modifica wikitesto]

Don Chisciotte in un'illustrazione di Gustave Doré

Lo scopo di Cervantes è sottolineare l'inadeguatezza della nobiltà dell'epoca a fronteggiare i nuovi tempi che correvano in Spagna[senza fonte], un periodo storico caratterizzato infatti dal materialismo e dal tramonto degli ideali[senza fonte], e contraddistinto dal sorgere della crisi che dominerà il periodo successivo al secolo d'oro appena conclusosi. "Don Chisciotte lamenta la diabolica invenzione della polvere da sparo che aveva messo fine per sempre alla fase cavalleresca della guerra" [4]"[...]. Milan Kundera scrive che "il romanzo appare come una sarcastica conclusione di tutta la letteratura precedente: fantastica, eroica, piena di leggende e miti" e, citando Octavio Paz, che "lo humour è una grande invenzione dell’epoca moderna legata alla nascita del romanzo, e in particolare a Cervantes" [5]"[...] . Nel finale dell'opera Cervantes scrive:

« Il quale autore (...) altro non chiede se non che le si attribuisca la stessa attendibilità che le persone intelligenti riconoscono ai libri di cavalleria, che il mondo ha tanto in considerazione. »

Il primo fine del romanzo, dichiarato esplicitamente nel Prologo dallo stesso Cervantes, è quello di ridicolizzare i libri di cavalleria e di satireggiare il mondo medievale, tramite il "folle" personaggio di Don Chisciotte; in Spagna, la letteratura cavalleresca, importata dalla Francia, aveva avuto nel Cinquecento grande successo, dando luogo al fenomeno dei "lettori impazziti".

Cervantes vuole inoltre mettere in ridicolo la letteratura cavalleresca per fini personali. Infatti, egli fu soldato, combatté nella battaglia di Lepanto e fu un eroe reale (ovvero impegnato in battaglie reali in difesa della Cristianità), ma trascorse gli ultimi anni della sua vita in povertà (leggenda vuole che Cervantes trascorse gli ultimi suoi anni di vita in carcere), non solo non premiato per il suo valore, ma addirittura dimenticato da tutti. Egli cioè vuole opporsi al comune sentire a proposito degli eroi immaginari della letteratura cavalleresca: completamente inesistenti e di fantasia, ma esaltati all'inverosimile dalla gente comune e non solo. In altre parole, Cervantes desidera riequilibrare le opinioni della gente sul valore reale dei soldati della cristianità a discapito degli eroi immaginari dei libri cavallereschi.

Inoltrandosi nella lettura, subito dopo le prime avventure, Don Chisciotte perde gradualmente la connotazione di personaggio "comico" e acquista uno spessore più complesso. Lo stesso romanzo diventa ben presto molto più che una parodia o un romanzo eroicomico. Il "folle" cavaliere mostra al lettore il problema di fondo dell'esistenza, cioè la delusione che l'uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l'immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l'uomo si identifica.

Nel Don Chisciotte ogni cosa può essere soggetta a diversi punti di vista (ad esempio i mulini a vento diventano dei giganti), il che fa perdere chiaramente l'esatta concezione della realtà. Nell'opera di Cervantes è presente una dimensione tragica che dipende dall'inesistente corrispondenza fra cose e parole: le vicende cavalleresche ormai sono parole vuote, ma Don Chisciotte a causa della sua locura ("pazzia", in spagnolo) non se ne accorge e cerca di ristabilire i rapporti fra realtà e libri. A fare da contraltare alle farneticazioni di Don Chiscotte c'è Sancho Panza, che ogni volta interpreta correttamente le vicende molto terrene e mondane che il padrone scambia per mirabolanti avventure. Abbiamo quindi l'anziano hidalgo idealista fino a perdere la ragione e la rispettabilità e il popolano coi piedi fermamente piantati per terra e buon senso, che si fa però trascinare in disastrose imprese abbacinato dalle promesse di futura gloria. L'accumularsi di situazioni in cui lo stesso oggetto dà origine a interpretazioni dei due personaggi diametralmente opposte senza che nessuno dei due prevalga sull'altro, che trasformano la realtà a seconda della prospettiva cui la si guarda, incutono nel lettore quella sensazione di incertezza irrisolvibile, tipica del Manierismo che viene risolta nella seconda parte grazie all'apertura di una nuova dimensione, squisitamente barocca, della narrazione, con la storia di nuovi eventi e la rifondazione dei vecchi su nuove basi in cui l'interpretazione e la narrazione vengono ad intrecciarsi in una rete di corrispondenze a specchio tra azione e riflessione, passato e presente, illusione e realtà, che è dinamica. All'interno di questa rete ognuno è costretto a reinterpretare la realtà come meglio crede poiché il narratore onnisciente scompare e il significato è affidato a due manoscritti diversi, spesso in contrapposizione fra di loro, con cui l'autore si prende gioco disseminando qua e là incongruenze e lacune per mettere in dubbio la verità dei due manoscritti. L'opera di Cervantes si colloca quindi perfettamente nell'età barocca in cui la realtà appare ambigua e sfuggente, dominata dall'indebolirsi del confine tra reale e fantastico nonché soggetta ad essere descritta da diversi punti di vista contraddittori. Questo romanzo rispetto ai poemi cavallereschi (Orlando Furioso) tratta di argomenti contemporanei e non del passato (canzoni di gesta) ed è in prosa e non in versi. Del romanzo picaresco conserva l'interesse per gli aspetti più degradati della realtà (povere osterie, campagne desolate, ecc.) e per i personaggi più miseri (contadini, galeotti, prostitute) ma la condizione sociale del protagonista non è quella di un picaro bensì di un hidalgo. Inoltre, rispetto al romanzo picaresco, l'opera presenta una struttura e dei personaggi più complessi.[6] Don Chisciotte rappresenta la crisi del Rinascimento e l'inizio del barocco. Il romanzo mette in luce l'esigenza di far emergere la propria individualità, fuori di rigidi rapporti sociali cristallizzati, facendo emergere l'istinto, la follia, il sogno, l'ignoto.[7]. Il critico Mario Pazzaglia scrive: "L'intento dichiarato dell'autore era quello di abbattere l'autorità e il favore che hanno nel pubblico di tutto il mondo i libri di cavalleria, parodiandoli; e l'intento rispecchiava, in fondo, una crisi di valori nell'Europa del tempo travagliata da lotte di potenza imperialistica e dal deciso predominio del capitalismo che sosteneva i nuovi stati assolutistici ed era certo intimamente avverso a ogni forma di idealismo, di liberalità e di generosità cavalleresca"[8]. Don Chisciotte è preda della follia in quanto interpreta la realtà in maniera distorta, ma nella seconda parte del romanzo la sua follia appare in buona parte consapevole, proprio come quella che Amleto finge nella tragedia di William Shakespeare; la follia di don Chisciotte è lo strumento per rifiutare la volgarità e la bassezza del reale, la follia di Amleto è il mezzo attraverso il quale il protagonista, principe di Danimarca, tenta di smascherare la corruzione e l'immoralità della sua corte. La teatralità poi ha una parte fondamentale nell'opera di Cervantes: essa fa sì che il romanzo si trasformi in una grande recita che culmina con il falso duello tra don Chisciotte e il Cavaliere della Bianca Luna.

Cesare Segre scrive: [9]"[...] Don Chisciotte si è poi preso come scudiero un contadino ignorante e sentenzioso, Sancio, che in linea di principio smonta con il buon senso le fantasticherie del padrone, ma lentamente è attratto nel gioco e diventa una caricatura dello stesso don Chisciotte. Il don Chisciotte della seconda parte è concepito da Cervantes in modo molto diverso, ma anche per mortificare un mistificatore, Avallaneda, che lo aveva anticipato con una seconda parte apocrifa. [....] Così, mentre nella prima parte è don Chisciotte che cerca di trasformare la realtà secondo i suoi sogni, nella seconda si sente obbligato ad accettare e motivare a posteriori le trasformazioni apportate dai suoi interlocutori. I quali, onorandolo e coccolandolo, in realtà fanno di lui uno zimbello, quasi un buffone di corte" (in particolare, nella seconda parte, nei capitoli XXXIV-XXXV, vi si narra una macchinazione dei duchi di cui don Chisciotte è ospite). Segre conclude con queste riflessioni: "Se nella prima parte don Chisciotte si ingannava, nella seconda viene ingannato, e la parabola da pazzia trasfiguratrice a pazzia organizzata, eteronoma, segue l'arco narrativo costituito dallo sviluppo fra prima e seconda parte. Ciò rende più complesso il rapporto fra realtà e follia e invenzione, in un gioco di specchi esasperatamente letterario. Il mondo che ora don Chisciotte attraversa è molto più ricco e variegato di quanto lo stesso don Chisciotte immaginasse, ma è anche tale da produrre una serie crescente di scacchi, come la sconfitta in duello da parte di un cavaliere più finto di lui, o la rovinosa caduta nel fango dopo che un'orda di porci lo ha travolto con Sancio. Don Chisciotte è diventato un personaggio tragico, e, prima di dichiararsi risanato e pentito, e dunque vinto, sul letto di morte, esclama, come un mistico: io sono nato per vivere morendo".

Il Don Chisciotte è stato considerato il progenitore del romanzo moderno da importanti critici, tra cui György Lukács. Gli si contrappone, specie in ambito anglosassone, l'opera dello scrittore inglese del primo Settecento Daniel Defoe.

Influenza in letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Lo status del romanzo nella storia della letteratura è stato a causa di una ricca e variata influenza sugli scrittori posteriori a Cervantes. Alcuni esempi sono i seguenti:

  • Segundo tomo del ingenioso hidalgo Don Chisciotte de la Mancha (1614) di Alonso Fernández de Avellaneda. Mentre Cervantes stava scrivendo, per altro con molti dubbi, il secondo volume, fu preceduto da un seguito apocrifo e di scrittore ancora ignoto. Questa opera riprende le avventure di Don Chisciotte e di Sancio Panza mostrando una comprensione intima dei personaggi e del loro autore. Cervantes cita ripetutamente, per denunciarlo, il testo apocrifo nel secondo volume e più volte dichiara che l'itinerario seguito dai suoi eroi è diverso da quello indicato dal testo apocrifo. Nonostante la manifesta ira, dal secondo volume di Don Chisciotte anche un certo compiacimento per una imitazione così buona e si può dire che Cervantes fu portato proprio dal testo di Avellaneda a sviluppare una sorta di meta-letteratura. Molti testi successivi, incluse le versioni teatrali e cinematografiche, hanno spesso preso spunto non solo dai due tomi di Cervantes, ma anche dalla versione apocrifa.
  • Joseph Andrews (1742) di Henry Fielding riporta come sottotitolo l'indicazione che è "scritto in imitazione dello stile di Cervantes, autore di Don Chisciotte".
  • The Female Quixote (1752), un romanzo di Charlotte Lennox in cui le letture intraprese dalla giovane protagonista la portano a travisare il mondo circostante.
  • Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo (1759 – 67) di Laurence Sterne è pieno di riferimenti, tra cui il cavallo di Yorick, Ronzinante.
  • The Spiritual Quixote (1773) di Richard Graves è una satira sul Metodismo.
  • Don Chisciotti e Sanciu Panza (1785-1787) di Giovanni Meli è una parodia di Don Chisciotte in siciliano.
  • Ne I tre moschettieri (1844), D'Artagnan viene descritto come "un Don Chisciotte diciottenne".
  • Poesia intitolata Don Chisciotte di Gianni Rodari
  • L'opera di Miguel de Unamuno Vita di Don Chisciotte e Sancio (1903) è interamente dedicata a commentare il Chisciotte e tesa a comprendere il carattere dei due protagonisti anche in polemica con Cervantes, che non sempre li seppe intendere.
  • Don Chisciotte di a Mancia, di Miguel de Cervantes, Aiacciu (1925), è una traduzione della serie "E più belle pagine di l'autori stranieri messe in Corsu pè i lettori di A Muvra.
  • Pierre Menard, autore del Chisciotte (in Finzioni, 1939) di Jorge Luis Borges è un racconto in cui un immaginario scrittore del novecento riscrive il Don Chisciotte parola per parola ma con ben diversi paradossali intimi significati.
  • Ronzinante era il nome che John Steinbeck diede al suo furgone nel diario di viaggio Viaggio con Charley (1962).
  • Asterix in Iberia (1969) di René Goscinny e Albert Uderzo. Asterix e Obelix incontrano Don Chisciotte e Sancio Panza in una strada di campagna in Spagna, e Chisciotte perde la pazienza e parte alla carica quando la conversazione si sposta sui mulini a vento.
  • Monsignor Chisciotte (1982) di Graham Greene. Monsignor Chisciotte è descritto come un discendente di Don Chisciotte.

Don Chisciotte in musica[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio di Don Chisciotte ha ispirato anche Giovanni Paisiello che scrisse un'opera buffa in tre atti su libretto di Giovanni Battista Lorenzi e che venne rappresentata per la prima volta al Teatro dei Fiorentini di Napoli nel 1769. Meno nota è poi l'opera di Georg Philipp Telemann intitolata "Don Quichotte an der Hochzeit des Camacho".

Famoso anche il poema sinfonico "Don Quixote" di Richard Strauss. Grazie ad una musica molto intuitiva, nella quale Strauss dipinge i personaggi e le molteplici situazioni, ascoltando questo brano straordinario, della durata di circa 25 minuti, possiamo ripercorrere l'epopea di Don Chisciotte fino alla tragicomica meditazione notturna che avviene prima della morte. Inoltre famoso è il balletto "Don Chisciotte" di Ludwig Minkus

Fantastica e di grande respiro è inoltre l'opera Don Quichotte di Jules Massenet su libretto di Henri Cain definita Commedia eroica in 5 atti. Di un solo atto è invece l'opera da camera di Manuel de Falla che si ispira al ben noto episodio "El retablo de Maese pedro". Da ricordare sono anche le tre liriche su testo di Paul de Moran su musica di Maurice Ravel e le "Tres chançons" di Jacques Ibert scritte per il celebre basso russo Fëdor Ivanovič Šaljapin inserite in un film del 1933 di Georg Wilhelm Pabst.

Anche nella musica leggera numerosi cantautori e gruppi si sono ispirati, al personaggio di Don Chisciotte, evidenziandone talvolta l'aspetto della follia, altre dell'idealismo che combatte battaglie considerate dagli altri inutili:

Don Chisciotte multimediale[modifica | modifica wikitesto]

  • Un ricco contesto multimediale [10] con documenti originali sul tema Don Chisciotte di molti Autori tra i quali Erri de Luca, Jorge Luis Borges, Umberto Eco, Ludwig Minkus è presente nei portali della Rai dedicati alla Letteratura e alla Scuola, nel cui ambito troviamo un videoclip - omaggio al grande scrittore spagnolo con musiche originali di Massimo Presciutti, autore anche della clip[11].

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Adattamenti teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Adattamenti opere liriche[modifica | modifica wikitesto]

Adattamenti televisivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Don Chisciotte (Don Quijote de la Mancha) è una serie televisiva animata spagnola

Edizioni integrali italiane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La finzione del manoscritto ritrovato è presente nelle opere di vari autori, per esempio nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, in Ivanhoe di Walter Scott, ne I Promessi sposi di Alessandro Manzoni, ne Il nome della rosa di Umberto Eco.
  2. ^ Audiolettura dell'episodio dei mulini a vento
  3. ^ Nella seconda parte, Cervantes difende il suo Don Chisciotte dialogando spesso con l'opera apocrifa, ridicolizzandola in un gioco che lo rende in embrione anche un metaromanzo allogeno, o un romanzo-saggio come dice Cesare Segre nell'introduzione alla ristampa Mondadori del 1991.
  4. ^ Ian Watt, Miti dell'Individualismo moderno - Faust, don Chisciotte, don Giovanni, Robinson Crusoe, Donzelli Editore, Roma 1996
  5. ^ La Repubblica, 14 luglio 1999,
  6. ^ Alberto Dendi, Elisabetta Severina, Alessandra Aretini, Cultura letteraria italiana ed europea, ed. Luca Signorelli, vol. 3, p. 179 e segg.
  7. ^ Garzantina della Letteratura, pp. 197-99.
  8. ^ Mario Pazzaglia, Letteratura italiana, Zanichelli ed., vol. 2, p. 421.
  9. ^ Il Corriere della sera, 1º marzo 2013, pag.55.
  10. ^ http://www.letteratura.rai.it/cerca.aspx?s=cervantes
  11. ^ http://www.letteratura.rai.it/articoli/cervantes/2304/default.aspx
  12. ^ Era prevista una seconda miinserie sulla Seconda Parte del romanzo, ma il progetto venne abbandonato per la morte dell'attore principale.
  13. ^ Template:Ibdb title

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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