Jorge Luis Borges

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Jorge Luis Borges nel 1976
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Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899Ginevra, 14 giugno 1986) è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore ed accademico argentino. È ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, ispirato tra gli altri da Macedonio Fernández, Rafael Cansinos Assens, dalla letteratura inglese (Chesterton, Kipling, Stevenson, Wells, De Quincey, Shaw), da quella tedesca (Schopenhauer, Heine, Kafka) e dal taoismo. Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma Claudio Magris, si manifesta "l'incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto".

Oggi l'aggettivo «borgesiano» definisce una concezione della vita come storia (fiction), come menzogna, come opera contraffatta spacciata per veritiera (come nelle sue famose recensioni di libri immaginari).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e il soggiorno europeo[modifica | modifica wikitesto]

Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo nacque prematuro (all'ottavo mese di gravidanza) nella stessa casa di via Tucumán 840 a Buenos Aires dove era già nata sua madre.[1] Figlio di Jorge Guillermo, avvocato e insegnante di psicologia - in lingua inglese - all'Instituto del Profesorado en Lenguas Vivas e di Leonor Acevedo Haedo. Pochi anni dopo, la famiglia si trasferì nel quartiere Palermo, che diventerà un luogo topico della sua opera. Il futuro scrittore - che sin da piccolo manifestò i sintomi di quella cecità che nei Borges era ereditaria da ben 6 generazioni - venne educato in casa, oltre che dal padre e dalla nonna materna, da un'istitutrice inglese e si rivelò ben presto un bambino precocissimo: a sette anni scrisse il suo primo racconto - La visiera fatal - e a nove tradusse il racconto di Oscar Wilde Il principe felice (pubblicato su El País a firma di Jorge Borges: si ritenne che la traduzione fosse ovviamente del padre). Nel 1908 venne iscritto alla quarta classe elementare della scuola pubblica.[1]

Nel 1914 egli si trasferì con i genitori, la sorella Norah (nata nel 1901) e la nonna materna - quella paterna li raggiunse in seguito - a Ginevra, dove restò fino al 1918. Il soggiorno svizzero, durante il quale frequentò il Collège Calvin (rue Theodore de Beze, Ginevra, fondato da Giovanni Calvino nel 1559), fu un periodo di intensi studi (tra cui le lingue latina, francese e tedesca) e ampie letture di autori europei. Nel 1918, dopo la morte della nonna materna, si trasferì con la famiglia dapprima a Lugano e, l'anno successivo, a Maiorca. Qui, prima di trasferirsi a Siviglia e poi a Madrid, scrisse i suoi primi due libri rimasti inediti: uno di poesie (Los ritmos rojos di celebrazione della rivoluzione russa) e uno di prose (Los naipes del tahur, Le Carte del Baro). Nel 1919, durante il soggiorno a Siviglia, per la prima volta venne pubblicata, sul numero 37 della rivista Grecia, una sua poesia, Himno del mar (Inno al Mare).[1]

Gli inizi della carriera letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Jorge Luis Borges nel 1969
Jorge Luis Borges nel 1940 (foto pubblicata nel 1968)

Il 24 gennaio del 1921 fu pubblicato il primo numero della rivista letteraria spagnola Ultra, la quale, come appare evidente dal nome, era l'organo di diffusione del movimento ultraista. Tra i collaboratori più noti si ricordano lo stesso Borges, Rafael Cansinos-Assens, Ramón Gómez de la Serna e Guillermo de Torre che sposerà nel 1928 Norah Borges.[1]

Il 4 marzo del 1921 la famiglia Borges - composta dalla nonna paterna, Frances Haslam, che si era unita a Ginevra nel 1916; i genitori, Leonor Acevedo e Jorge Guillermo Borges e la sorella Norah Borges - si imbarcò nel porto di Barcellona sulla nave (la "Reina Victoria Eugenia") che li avrebbe riportati a Buenos Aires.[1] Al porto li aspettava Macedonio Fernández, la cui amicizia Borges erediterà dal padre. Una volta a Buenos Aires egli scrisse nella rivista Cosmópolis, fondò la rivista murale Prisma (della quale però furono pubblicati solo due numeri) e scrisse anche su Nosotros, diretta da Alfredo Bianchi.[1]

Nel 1922 egli andò a trovare Leopoldo Lugones insieme a Eduardo Gonález Lanuza, per consegnargli il secondo (e ultimo) numero di Prisma. Fonda la prima serie della rivista Proa con Macedonio Fernandez e altri scrittori. Nell'agosto del 1924 seconda serie della rivista Proa con Ricardo Güiraldes, autore di Don Segundo Sombra, Alfredo Brandán Caraffa e Pablo Rojas Paz. Nel 1931 uscì il primo numero di Sur, rivista fondata e diretta da Victoria Ocampo; in questo primo numero Borges collaborò con un articolo dedicato a Coronel Ascasubi.[1]

Nel 1923, il giorno prima del secondo viaggio in Svizzera, Borges pubblicò il suo primo libro di poesie, Fervore di Buenos Aires (Fervor de Buenos Aires), in cui si prefigurava, come disse lo stesso Borges, tutta la sua opera successiva. Fu un'edizione preparata in fretta e furia in cui erano presenti alcuni refusi ed era priva di prologo. Per la copertina sua sorella Norah realizzò un'incisione, e ne furono stampate all'incirca trecento copie; le poche che ancora si conservano sono considerate dei tesori dai bibliofili: in alcune sono addirittura rinvenibili correzioni manoscritte realizzate dallo stesso Borges. L'unica copia appartenente alla Biblioteca Nazionale Argentina è stata rubata nel 2000 insieme ad altre prime edizioni di Borges.[1]

Più tardi scrisse, tra le altre pubblicazioni, nella rivista Martín Fierro, una delle riviste chiave della storia della letteratura argentina della prima metà del XX secolo.[1] Nonostante la sua formazione europeista, Borges rivendicò con le tematiche trattate le sue radici argentine, e in particolare "porteñas" (cioè di Buenos Aires), nelle opere come Fervore di Buenos Aires (1923), Luna di fronte (Luna de enfrente) (1925) e Quaderno San Martín (Cuaderno de San Martín) (1929).[1]

Sebbene la poesia fosse uno dei fondamenti della sua opera letteraria, il saggio e la narrativa furono i generi che gli procurarono il riconoscimento internazionale.[1] Dotato di una vasta cultura, costruì un'opera di grande solidità intellettuale sull'andamento di una prosa precisa e austera, attraverso la quale poté manifestare un distacco talora ironico dalle cose del mondo, senza per questo rinunciare al suo delicato lirismo. Le sue strutture narrative alterano le forme convenzionali del tempo e dello spazio per creare altri mondi di grande contenuto simbolico, costruiti a partire da riflessi, inversioni, parallelismi. Gli scritti di Borges prendono spesso la forma di artifici o di potenti metafore con sfondo metafisico.[1]

Tra i suoi amici di questo periodo si ricordano José Bianco, Adolfo Bioy Casares, Estela Canto e altri, soprattutto nel novero del circolo della rivista Sur, fondata dalla sua amica Victoria Ocampo.[1]

Jorge Luis Borges nel 1963, alle prese con i problemi di vista.
Jorges Luis Borges nel 1951, foto di Grete Stern

La maturità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1938 muore il padre, cieco da anni. La vigilia di Natale dello stesso anno, in seguito a una ferita alla testa, dovuta a un banale trauma in casa, va in setticemia e rischia la vita. Durante la convalescenza, per aver prova di esserne ancora in grado, scrive Pierre Menard, autor del Quijote. Nel 1946 Juan Domingo Perón venne eletto presidente, sconfiggendo così la Unión Democrática. Borges, che aveva appoggiato quest'ultima, manifestò la sua avversione al nuovo governo, tanto che fu costretto ad abbandonare la sua posizione di bibliotecario.[1]

Per questo motivo egli dovette superare la sua timidezza e iniziare a tenere conferenze. Nel 1948 sua sorella Norah e sua madre vennero incarcerate, accusate di aver dato scandalo nella loro vita pubblica. Norah Borges (e la sua amica Adela Grondona) vennero portate al carcere femminile del Buon Pastore, mentre a Leonor Acevedo furono concessi gli arresti domiciliari vista l'età avanzata.[1]

Nel 1950 Borges venne eletto presidente della SADE e, un anno dopo, uscì in Messico Antiguas Literaturas Germánicas (Brume, dei, eroi), scritto in collaborazione con Delia Ingenieros.[1]

In seguito alla Revolución Libertadora che depose Perón, Borges fu nominato direttore della Biblioteca Nazionale Argentina, incarico che ricoprì dal 1955 fino alle sue dimissioni del 1973, dovute al ritorno al potere proprio di Perón. Lo stesso anno fu eletto membro dell'Accademia argentina delle Lettere.[1]

Nel 1956 divenne professore di letteratura inglese all'Università di Buenos Aires e presidente dell'Associazione degli Scrittori argentini. In questo periodo egli fu molto criticato per la sua adesione al nuovo governo, soprattutto da Ezequiel Martínez Estrada e da Ernesto Sabato. Con quest'ultimo le diatribe proseguirono fino al 1975.[1]

Dagli anni '40, la malattia agli occhi ereditata dal padre, la retinite pigmentosa[2], unita alla forte miopia di cui già soffriva, peggiorò rapidamente e gli provocò una progressiva ipovisione, e Borges divenne completamente cieco alla fine degli anni '60. Questo non rallentò tuttavia la sua creatività letteraria e il suo ritmo di lavoro.[1]

Borges ricevette una gran quantità di riconoscimenti. Tra i più importanti: il Premio Nazionale di Letteratura (1957), il Premio Internazionale degli editori (1961), il premio Formentor insieme a Samuel Beckett (1969), il Premio Miguel de Cervantes insieme a Gerardo Diego (1979) e il Premio Balzan (1980) per la filologia, linguistica e critica letteraria. Tre anni più tardi il governo spagnolo gli concesse la Grande Croce dell'Ordine di Alfonso X il Saggio. Nonostante il suo enorme prestigio intellettuale e il riconoscimento universale raggiunto dalla sua opera, Borges non fu mai insignito del premio Nobel per la letteratura.

Nel 1967, dopo la fine della ventennale relazione sentimentale e intellettuale con la scrittrice e traduttrice Estela Canto (iniziata nel 1944) sposò Elsa Helena Astete Millán, ma la coppia divorziò dopo soli tre anni, nel 1970.[1]

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Borges con Riccardo Campa (Roma, 1983)

Nel 1973, prima della nuova vittoria del peronismo, Borges continuò a ricordare il primo governo di Perón come "gli anni dell'obbrobrio". Nel 1975 morì sua madre, a novantanove anni. A partire da questo momento Borges effettuò i suoi viaggi insieme a María Kodama, una sua ex-alunna, divenuta sua segretaria e infine, a poche settimane dalla morte, sua seconda moglie, sposata per procura in Uruguay.[1]

Tomba di Borges a Ginevra

Morì il 14 giugno 1986, a 87 anni, nella città di Ginevra (Svizzera), dove periodicamente si recava per curarsi agli occhi, in seguito a un cancro al fegato.[1]
Come da lui disposto, i suoi resti riposano al cimitero di Plainpalais (nella parte sud di Ginevra) sotto una lapide grezza di color bianco. Sulla parte superiore si legge semplicemente "Jorge Luis Borges"; più in basso è scritta in inglese antico la frase "And ne forhtedon na" (Giammai con timore), proveniente dal poema epico del X secolo La battaglia di Maldon, insieme a un'incisione circolare raffigurante sette guerrieri che, impugnati gli scudi e sfoderate le spade, si gettano in combattimento e quindi verso la morte. Sotto sono incise una piccola croce del Galles e le date "1899/1986". Dietro la lapide sono riportati due versi della Saga dei Völsungar (XIII secolo): "Hann tekr sverthit Gram okk / legger i methal theira bert" (Egli prese la sua spada, Gram, e pose il nudo metallo tra i due), al di sotto dei quali è raffigurato un drakkar vichingo. Più in basso compare la scritta "De Ulrica a Javier Otalora".[1]

L'influenza nella cultura moderna[modifica | modifica wikitesto]

Borges ha lasciato la sua grande eredità in tutti i campi della cultura moderna, persino in quella pop, e molti sono gli scrittori che si sono ispirati alle sue opere.[1]

Tra questi ci sono scrittori come Julio Cortázar, Italo Calvino, Osvaldo Soriano, Umberto Eco, Leonardo Sciascia, John Barth, Philip K. Dick, Gene Wolfe, Paul Auster, Roberto Bolaño e Carmelo Bene.

Inoltre Borges ha influenzato anche autori di fumetti come Alan Moore e Grant Morrison (che lo cita indirettamente in un episodio della Doom Patrol), cantautori come Francesco Guccini, Roberto Vecchioni ("Il miracolo segreto", dall'omonimo racconto di Borges) e Elvis Costello e artisti come Luigi Serafini, autore del Codex Seraphinianus.

Umberto Eco, nel romanzo Il nome della rosa dà il nome di Jorge da Burgos a uno dei protagonisti, bibliotecario cieco, chiarendo poi (nelle "postille") che il nome va riferito esplicitamente a Borges.

Orientamento politico[modifica | modifica wikitesto]

« Io sono individualista e, in quanto tale, sono stato antiperonista, come sono anticomunista, come sono antifascista. »
(Jorge Luis Borges[3])

Borges si può considerare un conservatore liberale[4][5], e non un reazionario, anche se diffidente alle forme della democrazia di massa (in quanto "abuso delle statistiche" contro l'individuo), al capitalismo sfrenato, e ostile al comunismo e al fascismo (nota la sua avversione, negli anni '30, per il filofascismo e l'antisemitismo della Lega Repubblicana, un partito fondato da Leopoldo Lugones), secondo lui forme di demagogia. Egli criticò il nazismo in alcune opere, simpatizzando con gli ebrei perseguitati (a volte affermando di essere di origine ebraica lui stesso), come ne Il miracolo segreto, presente nella raccolta Finzioni del 1944, con protagonista un immaginario scrittore ebreo che viene fucilato dai tedeschi occupanti a Praga.[4] Degno di nota il suo rapporto, buono per la parte culturale, conflittuale in politica, con un altro grande scrittore sudamericano del XX secolo, Gabriel García Márquez, amico e sostenitore di Fidel Castro.[6] Borges descrisse sé stesso nel 1960 come un aderente al liberalismo classico[7], nonché anticomunista (motivo di disputa, talvolta, con la compagna Estela Canto, che era comunista), antifascista[8] e anti-peronista.[7]

Borges ed Ernesto Sabato

Nonostante fosse il favorito d'obbligo di ogni edizione del Premio Nobel per la letteratura dagli anni cinquanta in poi, l'Accademia di Stoccolma non lo premiò mai, preferendogli a volte autori meno conosciuti e popolari. Secondo insistenti voci la ragione andava cercata nelle idee politiche del grande scrittore che, senza mai essere un attivista (si iscrisse soltanto nel 1960, e con intento dichiaratamente "donchisciottesco", al Partito Democratico Nazionale, noto anche come Partito Conservatore, nato dalla coalizione denominata Concordancia), nutriva simpatie conservatrici e di destra. Non gli perdonarono le idee tradizionali, filo-occidentali (seppur amante dell'Oriente), e l'atteggiamento cosmopolita, refrattario al folklore (ma non alla madrepatria) e alle forzature moderniste. Dal punto di vista spirituale, Borges è agnostico, ma sensibile alle varie suggestioni delle tradizioni religiose, che però non influenzano la visione politica, ma solo quella letteraria.[4] Questa indifferenza si ritrova però spesso anche nella maggior parte della vita dello scrittore, in rapporto alla politica e ai problemi dell'attualità, e gli è costata molte critiche.[9][10][11]

Una delle critiche più feroci riguarda in particolare una cena al tavolo di Augusto Pinochet, il dittatore cileno che rovesciò il governo del socialista Salvador Allende nel golpe cileno del 1973, appoggiato dalla CIA, ma che Borges riteneva avesse evitato il comunismo e il caos in paese vicino all'Argentina. Nel 1976, avvisato della vittoria del Nobel quasi sicura se avesse rinunciato a quel viaggio in Cile per un giro di conferenze e per ritirare una delle sue 23 lauree honoris causa, rispose che allora era "un'ottima idea partire".[6]

Notoria è la sua antipatia viscerale per Juan Domingo Perón e il suo movimento, il Partito Giustizialista del quale vide subito le radici fasciste, al cui regime si devono anche l'incarcerazione della madre e della sorella, nonché il temporaneo licenziamento di Borges dalla Biblioteca Nazionale. Diverse tappe della sua carriera pubblica sono segnate dal conflitto col peronismo. Alcune di queste:

  1. il suo reintergro e la sua nomina a Direttore della Biblioteca Nazionale avviene proprio dopo la caduta di Perón (1955)
  2. il rifiuto da parte del quotidiano La Nación di pubblicare una sua poesia (Il Pugnale) di chiaro intento tirannicida.
  3. la sua presidenza dal 1950 al 1953 della Società degli Scrittori Argentini, di cui la dittatura impose la chiusura; Borges stesso ricorda gli ultimi seminari che poté tenere, di fronte a poliziotti che annotavano i passi salienti delle sue esposizioni.
  4. esplicite dichiarazioni di Borges, che sembrano smentire del tutto il suo appoggio al caudillo.[12]
Borges e il dittatore argentino Jorge Rafael Videla

Salutò il governo militare argentino con apprezzamenti, per aver deposto nel 1976 i peronisti e il loro governo populista e corrotto (guidato, dopo la morte di Perón, dalla sua terza moglie Isabelita e da José López Rega, che passò poi subito dalla parte dei militari), definendo la giunta come "un governo di caballeros e di galantuomini", e partecipò ad un incontro a cena con il generale Jorge Rafael Videla, con ospite anche Pinochet, nel maggio 1977.[4] Borges rimase però sconvolto quando scoprì successivamente il comportamento tenuto dai militari contro i dissidenti - i soldati si resero responsabili di torture, sparizioni forzate e 40.000 morti nella cosiddetta "guerra sporca" - per niente "cavalleresco", al punto di definire i generali come "banditi", "folli" e "criminali".[13] Si è detto che due avvocati coinvolti nella difesa di guerriglieri marxisti, una volta, tentarono di investirlo con la macchina mentre attraversava la Avenida 9 de Julio.[6]

Nel 1980 firmò una petizione di sollecitazione a favore dei desaparecidos nel quotidiano Clarín e assunse un netto atteggiamento di opposizione, che veniva tollerato in omaggio alla sua statura intellettuale, e smise anche di scrivere sul quodidiano La Nación, che era vicino al governo. Nel 1982 condannò quindi l'invasione argentina delle Isole Malvinas, ordinata dai generali successori di Videla. Nel 1985, dopo la fine della dittatura, partecipò come uditore al processo contro la giunta (da cui uscirono le prime condanne e il rapporto Nunca más), ma, già malato, ebbe una forte reazione emotiva e un malore al racconto delle violenze subite da parte di superstiti dei centri di detenzione clandestini, e dovette essere portato fuori a spalla dai presenti; disse in aula: «Questo è troppo per me. È orribile. Non riesco a trattenermi».[6]. Espresse così il suo punto di vista e la sua impotenza nella situazione, in una serie di interviste:

« Ho firmato una dichiarazione di protesta contro le sparizioni, per cui nessuno può associarmi al governo. La mia fama, indubbiamente immeritata, mi dà una certa impunità e penso che sia mio diritto, o mio dovere, usarla. Adolfo Bioy Casares, Ernesto Sabato ed Alicia Jurado (altri intellettuali famosi) possono dire cose che sarebbero pericolose se dette da A, B o Z. (...) Quando vengo a sapere queste cose e se ne parla, io parlo. La gente pensa che quel che ho fatto l'ho fatto tardi. È vero. Ma pensate a me come a un cieco che non legge i giornali e che conosce poca gente. (...) Due madri mi hanno detto che i loro figli sono stati sequestrati e torturati. La mia non è una posizione politica ma etica. Ho da obiettare sulle sparizioni e sulle pratiche clandestine della giustizia. Ma non ho soluzioni da offrire. Può darsi che il governo sia costituito da gente ben intenzionata ma incompetente. Mio nonno e il mio bisnonno erano colonnelli, anche il generale Soler era un mio parente. Ma io sono contro tutto questo. Siamo governati dai militari e sono incompetenti. Se il governo fosse in mano ai dentisti non è detto che sarebbe meglio. O si immagini se fosse in mano ai postini.[6] »

Tematiche[1][modifica | modifica wikitesto]

Temi ricorrenti[modifica | modifica wikitesto]

  • La metafora
  • I libri (e la biblioteca)
  • L'infinito spaziale e temporale
  • Il labirinto
  • Gli specchi
  • Il doppio
  • Le tigri
  • La rosa
  • Il sogno
  • Gli scacchi
  • Il viaggio
  • I miti nordici
  • I duelli dei malavitosi
  • I temi della colpa, del perdono e del peccato
  • Il paradiso perduto
  • Dio e le Sacre Scritture
  • La forma della spada

Temi internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Borges ispirato a Il giardino dei sentieri che si biforcano

Temi religiosi[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristianesimo: influenzato da Léon Bloy; "Storia dell'Eternità" "Tre versioni di Giuda", "I teologi", "Il Vangelo di Marco", "Un teologo nella morte". L'influenza maggiore gli venne dalla Bibbia (i Vangeli, specialmente Giovanni, Paolo, Giobbe, Qohelet e anche gli apocrifi), che la nonna protestante conosceva a memoria e gli leggeva spesso.
  • Buddhismo: "Tema del mendicante e del re", lettura sul Buddhismo in Sette notti
  • Islam: "L'accostamento ad Almotasim", "La ricerca di Averroè", "Hakim di Merv, il tintore mascherato" (ma solo l'ambientazione è islamica, in quanto il credo di Hakim è schiettamente gnostico), "La camera delle statue"; è stato fortemente influenzato da Le mille e una notte del quale ha anche realizzato diverse traduzioni.
  • Ebraismo: "La morte e la bussola", "Il Golem", "Una difesa della Cabala", "Il miracolo segreto", letture sulla Cabala e su Shmuel Agnon
  • Gnosticismo: alcuni dei suoi primi scritti a imitazione di Emanuel Swedenborg; "Una vendicazione del falso Basilide", che soprattutto manifesta l'interesse per le correnti gnostiche ereticheggianti del Cristianesimo primitivo (Carpocrate, Basilide, i Nicolaiti, gli Anulari), presenti in molti testi già citati
  • Taoismo: fondamentale retroterra della sua opera, è esplicitamente presente nelle opere ambientate in Cina
  • Religioni immaginarie: gli eretici di Uqbar in "Tlön, Uqbar, Orbis Tertius"

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Con Adolfo Bioy Casares[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di racconti[modifica | modifica wikitesto]

Con Adolfo Bioy Casares[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di poesie[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Dos fantasías memorables e Un modelo para la muerte furono inizialmente pubblicati a proprie spese in un'edizione privata di 300 copie. I primi lavori a stampa commercializzati furono pubblicati nel 1970.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine di Bernardo O'Higgins (Cile) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Bernardo O'Higgins (Cile)
Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
Commendatore dell'Ordre des Arts et des Lettres (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordre des Arts et des Lettres (Francia)
Gran Cavaliere con Stella dell'Ordine del Falcone (Islanda) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cavaliere con Stella dell'Ordine del Falcone (Islanda)
Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 27 dicembre 1967[15]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 30 ottobre 1984[16]
Commendatore dell'Ordine del Sole del Perù (Perù) - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine del Sole del Perù (Perù)
Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico (Regno Unito)
Gran Croce al Merito Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce al Merito Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca)
Gran Croce dell'Ordine Civile di Alfonso X il Saggio (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine Civile di Alfonso X il Saggio (Spagna)
— 1983

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Vida y obra de Jorge Luis Borges
  2. ^ Jorge Guillermo Borges (1874-1938): Two Notes
  3. ^ Costanzo Costantini, Borges. Colloqui esclusivi con il grande scrittore argentino, pag. 52
  4. ^ a b c d Maurizio Stefanini, Un liberale di nome Borges, Ideazione maggio/giugno 2006
  5. ^ Francesco Varanini, Viaggio letterario in America Latina, Ipoc Press, 2010, pag. 108
  6. ^ a b c d e Borges. Il poeta contro i generali
  7. ^ a b Edwin Williamson, Borges: A Life, pp. 332–333.
  8. ^ De Costa, René (2000) Humor in Borges (Humor in Life & Letters). Wayne State University Press p. 49 ISBN 0-8143-2888-1
  9. ^ Borges e il Nobel
  10. ^ Borges l'eclettico
  11. ^ Por qué Borges nunca obtuvo el premio Nobel, La Nación
  12. ^ Fernando Sorrentino, Sette conversazioni con Borges, Milano, Mondadori, 1999.
  13. ^ Borges e la politica
  14. ^ La valigia dell'emigrante, da Ideazione
  15. ^ Onorificenza sul sito del quirinale
  16. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia su Borges[modifica | modifica wikitesto]

  • Blanchot Maurice, L'infinito letterario: L'Aleph, in ID Il libro a venire, Torino, Einaudi, 1969
  • Matamoro Blas, Jorge Luis Borges o el juego trascendente, Buenos Aires, Peña Lillo Editor, 1971
  • Monegal Emir Rodriguez, Borges: una biografia letteraria, Milano, Feltrinelli, 1982 (or. ing. 1978)
  • Barrenechea Ana Maria, La expresion de la irrealidad en la obra de Borges, Buenos Aires, Bibliotecas Universitarias & Centro Editor de America Latina, 1984
  • Paoli Roberto, Borges e gli scrittori italiani, Napoli, Liguori, 1997
  • Barili Amelia, Jorge Luis Borges y Alfonso Reyes: la cuestión de la identidad del escritor latinoamericano, México, Fonde de cultura económica, 1999
  • Campa Riccardo, L'ombra etimologia del mondo, Bologna, Il Mulino, 2004
  • Eco Umberto, L'abduzione in Uqbar, in ID Sugli specchi e altri saggi, Milano, Bompiani, 2004
  • Pauls Alan, El factor Borges, Barcelona, Editorial Anagrama, 2004
  • Porzio Domenico, Jorge Luis Borges, Roma, Studio Tesi, 1992
  • Savater Fernando, Borges, Roma-Bari, Laterza, 2005
  • Manguel Alberto, Con Borges, Milano, Adelphi, 2005
  • Rodríguez Amaya Fabio (a cura di), Reencuentros con Borges. Per speculum in enigmatae, Sestante-Bergamo University Press, 2006
  • Tatián Diego, La conjura de los justos. Borges y la ciudad de los hombres, Buenos Aires, Las cuarenta, 2009
  • Barchiesi María Amalia, Borges y Cortázar: lo fantástico bilingüe, Roma, Aracne, 2009
  • Abraham Carlos, Borges y la ciencia ficción, Granada, Grupo Ajec, 2010
  • Santoro Livio, Una fenomenologia dell'assenza. Studio su Borges, Salerno, Arcoiris, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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