Convivio

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Il convivio
Titolo originale Convivio
Altri titoli Il banchetto
Dante Luca.jpg
Dante Alighieri, l'autore dell'opera
Autore Dante Alighieri
1ª ed. originale tra il 1304 e il 1307
Genere trattato
Lingua originale italiano

Il Convivio è un saggio dottrinario composto da Dante Alighieri nei primi anni dell'esilio, ovvero tra il 1304 e il 1307.

Titolo e proposito[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto iniziale di Dante Alighieri era di scrivere un'opera in volgare (destinata quindi anche a coloro che non conoscessero il latino) ripartita in quindici trattati, il primo dei quali con funzione introduttiva e i restanti quattordici di commento ad altrettante canzoni. Dante si ferma però al quarto trattato, commentando le sole tre canzoni Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete, Amor che ne la mente mi ragiona e Le dolci rime d'amor ch'i' solìa. Ciò perché si pensa avesse già in mente lo schema di un'opera superiore, la "Commedia".

Il termine "convivio" deriva dal latino convivium e può essere tradotto come banchetto, simposio. L'opera è quindi una mensa (convivio), che offre ai partecipanti (ovvero a coloro che hanno desiderio di sapere e conoscere) una difficile pietanza (vivanda), accompagnata da pane che ne faciliterà l'assimilazione. Alla vivanda corrisponderanno le canzoni, mentre al pane i vari commenti esplicativi.

La prosa del Convivio è caratterizzata da uno stile argomentativo lucido e razionale, che passa in rassegna grandi temi filosofici del tempo (cosmologia, metafisica, politica, etc.), intrisi di aristotelismo, allo scopo di formare un'opera enciclopedica che contenga in teoria tutto lo scibile umano.

Con il Convivio Dante tenta di dimostrare la propria dottrina e di difendersi dalle accuse dei concittadini che l'avevano condannato all'esilio. Interromperà la stesura dei trattati per dedicarsi al componimento delle tre cantiche.

Dante ha completamente superato la concezione stilnovistica: a Beatrice succede la donna gentile simbolo della filosofia. Dio e la salvezza dell'anima non si possono più raggiungere attraverso un'ascesi mistica prodotta dal sentimento d'amore, ma seguendo la filosofia e il sapere, cioè attraverso la ragione che, indagando la realtà, permette all'uomo di conquistare la verità e, con essa, di contemplare Dio creatore, causa ed effetto di ogni cosa.[1] La conoscenza diventa dunque strumento di salvezza e Dante afferma nel Convivio: "Dico e affermo che la donna di cui io innamorai appresso lo primo amore fu la bellissima e onestissima figlia de lo imperatore de lo universo, a la quale Pitagora pose nome Filosofia". [2]

Convivio e Vita Nova[modifica | modifica wikitesto]

Il Convivio riprende in parte lo schema della Vita Nova. Nel libro giovanile, i testi poetici sono inseriti in una cornice narrativa, un prosimetrum: Dante racconta in prosa la storia del suo amore per Beatrice e lo fa anche attraverso le poesie che aveva scritto per lei, commentandole puntualmente. Il progetto del Convivio è diverso: rimane sempre un prosimetro, le canzoni sono commentate, tuttavia non vengono inserite in un racconto. Si può inoltre notare come la prosa utilizzata nel Convivio sia una prosa molto diversa da quella utilizzata nell'opera di inno a Beatrice, massima espressione dello stil novo; essa è infatti una prosa logica, costruita per il ragionamento.

L'amore che qui traspare non è più quello per una donna (come nella Vita Nova), ma è esplicitamente l'amore per il sapere. Se la biografia poetica giovanile era fervida e passionata, il Convivio ha invece una natura temperata e virile.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

I Trattato[modifica | modifica wikitesto]

Il primo trattato ha la funzione di introduzione all'opera, spiega di come egli voglia offrire la sapienza non alle persone dotte, bensì a coloro che per diversi motivi non hanno potuto dedicarsi agli studi.

II Trattato[modifica | modifica wikitesto]

Nel II trattato viene commentata la canzone "Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete". Il commento vero e proprio è preceduto da un'introduzione di carattere generale sui criteri seguiti dall'autore nell'interpretazione; secondo il poeta la scrittura ha quattro sensi: letterale, allegorico, morale ed anagogico. Dante passa quindi ad analizzare la canzone preposta al trattato, fornendo innanzi tutto i dati anche strettamente biografici necessari alla spiegazione letterale di essa; in tal modo il Convivio accoglie al proprio interno la materia della Vita Nova riattualizzandola e reinterpretandola: Dante informa che dopo la morte di Beatrice egli cercò di consolarsi con lo studio della filosofia, in particolare aiutato dalla lettura di Severino Boezio e di Cicerone (II, XII, 1 - 4). Su questa base, l'interpretazione allegorica della canzone permette di fare della "donna gentile", di cui hanno già narrato i capitoli XXXV-XXXIX della Vita Nova, la rappresentante della filosofia. Fu essa appunto, con il suo amore, a consolare Dante per la scomparsa di Beatrice.

III Trattato[modifica | modifica wikitesto]

Il III trattato è un elogio alla sapienza, la quale è per Dante la somma perfezione dell'uomo. In questo trattato vengono affrontati argomenti filosofici, argomenti per i quali si era appassionato dopo la morte di Beatrice con la lettura del De consolatione philosophiae di Boezio. L'amore nobile cantato dal sommo poeta nel trattato non è altro che un'allegoria dell'amore per la materia (filosofia). Inoltre viene trattata la canzone "Amor che ne la mente mi ragiona".

IV Trattato[modifica | modifica wikitesto]

Nel IV trattato, ovvero l'ultimo, si affronta il problema morale della nobiltà, trattando la canzone "Le dolci rime d’amor ch’io solìa"; a quel tempo infatti vi erano due grandi schieramenti opposti: quelli che credevano nella nobiltà di sangue e quelli che credevano invece in quella spirituale (di cui Dante faceva parte).

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Dante, nel Convivio pronuncia la prima difesa del volgare, ritenuto superiore al latino quanto a bellezza e nobiltà. La prosa del Convivio raggiunge una solidità sintattica, un equilibrio compositivo ed una chiarezza espositiva non inferiori a quelle tramandate dal latino. Dunque Dante fonda la prosa filosofica in volgare in cui frequenti sono gli usi di metafore e similitudini, attraverso cui l'autore conferisce concretezza ed evidenza alle proprie rappresentazioni, anche a quelle più squisitamente teoriche. I tre temi fondamentali del Convivio sono quindi: la difesa del volgare, l'esaltazione della filosofia, la discussione intorno all'essenza della nobiltà, cui si riconnette la proposta della monarchia universale rappresentata dall'impero e dalla tradizione romana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aldo Giudice, Giovanni Bruni, Problemi e scrittori della letteratura italiana, vol. 1, ed. Paravia, 1978, pp. 227-228.
  2. ^ op. cit. pag. 244.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Ferroni, Storia e testi della letteratura italiana - La crisi del mondo comunale, Mondadori Università, 2009

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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