Inferno (Divina Commedia)

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La prima pagina della Divina Commedia
Dante ritratto da Sandro Botticelli

L'Inferno è la prima delle tre cantiche della Divina Commedia di Dante Alighieri. Le successive cantiche sono il Purgatorio ed il Paradiso.

Struttura dell'Inferno[modifica | modifica wikitesto]

L'Inferno è la prima delle tre cantiche da cui è composta la Divina Commedia. L'opera è formata da 3 cantiche, ciascuna per ogni regno dell'oltretomba, ed ogni cantica presenta 33 canti, ad eccezione dell'Inferno che ne ha 34 (per un totale di esattamente 100 canti), ed ogni canto, a sua volta, è suddiviso in terzine (complessivamente 1562), ciascuna a sua volta composta da tre versi endecasillabi con rima incatenata. Il primo canto può comunque essere considerato come proemio all'intera opera.

Secondo la concezione geografica dantesca, basata su varie fonti euro-mediterranee dell'epoca (di origine cristiana, ebraica e islamica), il mondo è diviso in due distinti emisferi, di cui uno interamente formato dalle terre emerse e l'altro completamente coperto dalle acque. In base al sistema tolemaico, la Terra si trova al centro dell'universo ed il Sole e gli altri pianeti ruotano intorno ad essa.

Quando, all'inizio dei tempi, Lucifero, originariamente uno dei migliori angeli, si ribellò a Dio, egli lo fece precipitare sulla Terra dal Paradiso, che si trova in cielo oltre il sistema di rotazione geocentrico. Nel punto in cui cadde, il terreno presente si ritrasse per il terrore del contatto con questo essere demoniaco, creando così l'enorme cavità ad imbuto che forma l'Inferno. La porzione di terra che si era ritratta riemerse nell'emisfero coperto dalle acque, esattamente dalla parte opposta del globo terrestre, e formò la Montagna del Purgatorio che si erge in mezzo all'immenso mare dell'emisfero opposto.

Lucifero è quindi conficcato al centro della Terra, nel punto più lontano da Dio, immerso fino al busto nel lago sotterraneo di Cocito, il quale è perennemente congelato a causa del vento gelido prodotto dal continuo movimento delle sue sei ali. Dal centro della Terra, a partire dai piedi di Lucifero, inizia un lungo corridoio – detto Burella (o natural burella) – che conduce all'altro emisfero, direttamente alla Montagna del Purgatorio.

L'Inferno è, dunque, una profonda cavità a forma di imbuto che si apre nei pressi di Gerusalemme e raggiunge il centro della Terra. È composta da nove cerchi. Dante e Virgilio infatti percorrono il loro cammino girando lungo i cerchi che pian piano si spingono a spirale giù in profondità. Man mano che si scende, i cerchi si restringono; infatti minore è il numero dei peccatori puniti nei cerchi, che via via sono più lontani dalla superficie. I cerchi più grandi si trovano più in alto perché più diffuso è il peccato che in essi è punito e maggiore è il numero dei peccatori condannati. Più si scende, più si è lontani da Dio e maggiore è la gravità del peccato punito.

L'ordinamento delle pene, come dice Virgilio nel canto XI, è riferibile all'Etica Nicomachea di Aristotele rivista dalla teologia tomista medievale, e poggia sull'uso della ragione. La scelta delle pene segue la legge del contrappasso: i peccatori sono colpiti da una punizione che è in opposizione o in analogia alla loro colpa.

La summa divisio del concetto di peccato è rappresentata, come detto, dalla Ragione. Tralasciando l'Antinferno e il Limbo, i cerchi dal secondo al quinto vedono punite le anime dannate di coloro che in vita commisero peccato di Incontinenza. Vale a dire che la loro Ragione, il senno, ha ceduto di fronte agli istinti primordiali (necessari comunque per ogni essere umano) e alle pulsioni, la Mente non ha saputo dominare il corpo e non ha resistito alle tentazioni. I peccati di Incontinenza corrispondono ai sette Vizi Capitali, anche se la superbia e l'invidia non trovano una collocazione precisa ed autonoma all'interno dei cerchi.

Il quinto cerchio è separato dal sesto dalle mura della Città di Dite (abbreviazione latina con cui si indicava il Dio degli Inferi Plutone). Al di là delle Mura si trovano i peccatori che hanno commesso la colpa più grave: i fraudolenti non hanno perso la Ragione, bensì l'hanno sapientemente usata come supporto per commettere del male. La loro è una scelta consapevole e malvagia: il loro intelletto è stato posto al servizio del male per costruire un'azione peccaminosa con la consapevolezza di quello che si stava facendo.

Lucifero è l'origine di ogni male. Egli maciulla con le sue tre fauci dei suoi tre volti i corpi di Giuda, Bruto e Cassio. Secondo la teoria dei Due Soli, vale a dire il Papato e l'Impero, che erano i due Poteri dominanti, i tre peccatori rappresenterebbero i traditori dei fondatori di tali due poteri.

Giuda è il traditore di Cristo, fondatore del potere papale, mentre Bruto e Cassio sono i traditori di Cesare, che nella medievale concezione dantesca veniva indicato come il fondatore del potere imperiale e quindi del potere laico e politico in generale. La pena di Cassio e Bruto, traditori della Maestà Terrena, è quella di essere stritolati dal Diavolo nella metà inferiore del corpo nelle fauci (sono quindi stritolati le gambe e la parte bassa del ventre). Giuda, invece, traditore della Maestà Divina, è stritolato alla parte superiore (è quindi stritolato l'intero corpo, tranne le gambe). Dopo l'ultima parte dell'Inferno, al di sotto di Lucifero, si estende la burella, un corridoio lungo e stretto che attraversa le viscere dell'emisfero australe e arriva fino al Purgatorio.

Schema[modifica | modifica wikitesto]

In grassetto i nomi dei personaggi effettivamente presenti in quel cerchio (incontrati da Dante o semplicemente citati da qualcuno come presenti o nominati nelle frasi), esclusi quelli dei quali si profetizza una venuta futura; gli altri sono solo oggetto di varie perifrasi, citazioni e descrizioni. I luoghi citati tra parentesi sono in genere non nominati direttamente ma presentati da perifrasi.

Luogo Dannati Pena Personaggi presenti o citati Luoghi citati Canto
Selva - - lonza, leone, lupa,
veltro, Virgilio, Cesare,
Augusto, Enea, Anchise,
Camilla, Eurialo e Niso, Turno
Mantova, Roma, Troia, Italia I
Selva - - Muse, Enea, Silvio,
San Paolo, Beatrice,
Madonna, Santa Lucia, Rachele
Roma II
Vestibolo o Antinferno, porta dell'Inferno,
fiume Acheronte
Ignavi e angeli che durante la ribellione di Lucifero non si schierarono né con Dio né con Lucifero
("...l'anime triste di coloro/che visser sanza 'nfamia e sanza lodo/mischiate sono a quel cattivo coro/de li angeli che non furon ribelli/né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro")
Corrono nudi punti da vespe e mosconi inseguendo una bandiera senza insegna; il loro sangue misto con le loro lacrime è raccolto da vermi Caronte,
"vidi e conobbi l'ombra di colui/che fece per viltade il gran rifiuto": molto probabilmente Papa Celestino V, secondo alcuni Ponzio Pilato o Esaù.
Roma III
Primo cerchio

Limbo

Virtuosi non battezzati o nati prima di Cristo ("infanti, femmine, viri")
Desiderano invano di vedere Dio (pena spirituale) Abele, Noè, Mosè, Abramo,
Re David, Giacobbe, Rachele, Adamo
Grandi spiriti dell'antichità
Omero, Orazio,
Ovidio, Lucano,
Elettra, Ettore,
Enea, Cesare,
Camilla, Pantasilea,
Re Latino, Lavinia,
Bruto, Tarquinio il Superbo, Lucrezia,
Giulia, Marzia,
Cornelia, Saladino,
Aristotele, Socrate,
Platone, Democrito,
Diogene il Cinico (o forse Diogene lo Stoico), Anassagora,
Talete, Empedocle,
Eraclito, Zenone (identità incerta),
Dioscoride, Orfeo,
Cicerone, Lino,
Seneca, Euclide,
Tolomeo, Ippocrate,
Avicenna, Galeno,
Averroè,
Virgilio
- IV
Secondo cerchio

Incontinenti

Lussuriosi Travolti dalla bufera incessantemente come in vita furono travolti dalla passione Minosse, Paolo e Francesca, Gianciotto Malatesta, Semiramide, Nino, Didone, Sicheo,
Cleopatra, Elena, Achille,
Paride, Tristano, Lancillotto, Galeotto
Po, Ravenna V
Terzo cerchio

Incontinenti

Golosi Sono stesi a terra, immersi nel fango sotto precipitazioni continue (grandine grossa, acqua tinta e neve) e maleodorante, frequentemente morsi e graffiati da Cerbero che li tormenta coi suoi latrati ("... lo demonio Cerbero che 'ntrona/l'anime si, ch'esser vorrebber sorde") Cerbero, Ciacco;
Farinata degli Uberti,
Tegghiaio Aldobrandi, Iacopo Rusticucci,
Arrigo (?), Mosca dei Lamberti
Firenze VI
Quarto cerchio

Incontinenti

Avari e prodighi Stanno in due schiere opposte che spingono massi lungo il cerchio con il petto ("per forza di poppa"). Arrivati a metà giro si scontrano insultandosi e rinfacciandosi vicendevolmente gli errori commessi. Il movimento continuo e inutile del rotolare dei massi rappresenta l'inutilità della loro avarizia o della loro prodigalità. Pluto, Arcangelo Michele, Fortuna Stretto di Messina (chiamato Cariddi) VII
Quinto cerchio

Incontinenti, palude Stigia

Iracondi e accidiosi (forse pronti all'ira e iracondi "amari") I primi sono immersi nella palude dello Stige e si fanno vicendevolmente del male. Gli altri sono costretti a rimanere sommersi senza potersi alzare. Flegiàs, Filippo Argenti, diavoli, Eritone,
Erinni (Megera, Aletto e
Tesifone), Persefone,
Medusa, Teseo,
Messo celeste, Cerbero
VII

VIII
IX

Sesto cerchio

Città di Dite,
"burrato"

Eretici (epicurei) Giacciono in tombe infuocate Epicuro, Farinata degli Uberti,
Cavalcante dei Cavalcanti,
Federico II di Svevia,
Ottaviano degli Ubaldini,
Papa Anastasio II
, Fotino
Arles, Rodano, Pola,
Quarnaro, Italia, Iosafat,
Arbia, Firenze, Sodoma, Cahors
IX

X
XI

Settimo cerchio

Violenti
Girone I,
fiume di sangue bollente Flegetonte

Violenti contro il prossimo

omicidi, tiranni, predoni e ladroni
Tuffati nel fiume di sangue bollente Flegetonte, più o meno in profondità a seconda della loro colpa (tiranni fino agli occhi, omicidi fino al collo, predoni fino al petto, ladroni solo con i piedi) Minotauro, Teseo, Arianna,
Centauri (Chirone, Nesso
e Folo), Deianira,
Alessandro di Fere, Dionisio di Siracusa,
Ezzelino III da Romano, Obizzo II d'Este,
Azzo VIII d'Este, Guido di Montfort, Attila,
Pirro Neottolemo
, Sesto Pompeo,
Rinieri da Corneto, Rinieri de' Pazzi
Trento, Adige (Slavini di Marco), Creta, Atene, Cilicia, Tamigi (Londra), XII
Settimo cerchio

Violenti

in una macchia cespugliosa
Girone II

Violenti contro se stessi

suicidi e scialacquatori
Mutati in alberi secchi (suicidi)

Inseguiti e sbranati da cagne (scialacquatori)

Arpìe, Pier della Vigna,
Federico II, Lano da Siena,
Giacomo da Sant'Andrea
,
suicida fiorentino anonimo, Marte
Cecina, Tarquinia (citata come Corneto), Strofadi, Pieve al Toppo, Firenze, Arno XIII
Settimo cerchio

Violenti
Girone III,
dentro una spiaggia sotto una pioggia di fuoco

Violenti contro Dio, Natura e Arte

Bestemmiatori
Sodomiti
Usurai
Giacciono in diverse maniere sotto una pioggia di fuoco su una spiaggia incendiata (sdraiati i bestemmiatori, seduti gli usurai, in perenne corsa i sodomiti) Catone l'Uticense, Alessandro Magno,
Giove, Capaneo,
Vulcano, Ciclopi,
Veglio di Creta,
Brunetto Latini, Prisciano di Cesarea,
Francesco d'Accorso, Andrea de' Mozzi,
Guido Guerra
, Gualdrada Berti,
Tegghiaio Aldobrandi,
Iacopo Rusticucci, Guglielmo Borsiere
,
Gerione, Aracne,
componente della famiglia Gianfigliazzi,
componente della famiglia Obriachi,
componente della famiglia Scrovegni
,
Vitaliano del Dente,
Giovanni di Buiamonte de' Becchi,
Fetonte, Icaro, Dedalo
India, Etna (chiamato come Mongibello), Flegra,
Tebe, Bulicame, (Viterbo), Creta,
Monte Ida, Damietta, Roma,
Fiandre, Wissant, Bruges,
Padova, Brenta,
Carinzia (chiamata Carentana),
Fiesole, Firenze, Arno,
Bacchiglione (Vicenza), Monviso,
Appennino, Acquacheta,
San Benedetto dell'Alpe,
Forlì, Turchia, Germania, Padova
XIV

XV
XVI
XVII

Ottavo cerchio,

Malebolge
Fraudolenti in chi non si fida.
Bolgia I

Ruffiani e seduttori Corrono in cerchio sferzati da demoni Venedico Caccianemico,
Ghisolabella,
Obizzo II o Azzo VIII d'Este,
Giasone, Isifile, Medea
Roma, Castel Sant'Angelo,
Basilica di San Pietro, Monte Giordano o
Gianicolo, Bologna, Savena,
Reno, Lemno
XVIII
Ottavo cerchio,
Bolgia II
Adulatori e lusingatori Immersi nello sterco Alessio Interminelli, Taide Lucca XVIII
Ottavo cerchio,
Bolgia III
Simoniaci
(venditori di cose spirituali)
Conficcati in fosse a testa in giù con i piedi in fiamme, poi schiacciati nelle viscere del terreno via via che nuovi peccatori prendono il loro posto in superficie Simon mago,
Papa Niccolò III, Papa Bonifacio VIII,
Papa Clemente V, Giasone,
Antioco IV Epifane, Filippo IV il Bello,
San Pietro, Mattia apostolo,
Carlo d'Angiò, Costantino I
Battistero di San Giovanni (Firenze), Francia, Roma XIX
Ottavo cerchio,
Bolgia IV
Maghi e indovini Camminano con la testa torta all'indietro perché in vita avevano voluto sempre guardare in avanti (il futuro) Anfiarao, Minosse, Tiresia,
Arunte, Manto
, Bacco,
Pinamonte de' Bonacolsi, Alberto da Casalodi,
Calcante, Euripilo, Michele Scotto,
Guido Bonatti, Asdente
, Caino
Tebe, Luni, Carrara,
Germania (chiamata Lamagna),
Tirolo (chiamato Tiralli),
Lago di Garda (chiamato Benaco), Garda,
Val Camonica, Alpi Pennine, Trento,
Brescia, Verona, Peschiera del Garda,
Bergamo, Mincio, Governolo,
Po, Mantova, Grecia, Aulide,
Siviglia (chiamata Sobilia)
XX
Ottavo cerchio,
Bolgia V
Barattieri Sommersi nella pece bollente e uncinati dai diavoli I Malebranche (Malacoda,
Scarmiglione, Alichino,
Calcabrina, Cagnazzo,
Barbariccia, Draghignazzo,
Libicocco, Ciriatto,
Graffiacane, Farfarello,
Rubicante)
,
L'anzian di Santa Zita (Martino Bottario),
Santa Zita, Bonturo Dati,
Ciampolo da Navarra, Tebaldo II di Navarra,
Frate Gomita, Michele Zanche, Esopo
Venezia, Lucca, Volto Santo,
Serchio, Arezzo, Navarra,
Gallura, Logudoro, Sardegna,
Toscana, Lombardia
XXI

XXII
XXIII

Ottavo cerchio,
Bolgia VI
Ipocriti Coperti di cappe di piombo dentro e dorate fuori. Anna e Caifa subiscono un particolare supplizio: sono crocifissi a terra e calpestati da tutti gli altri, come contrappasso per la loro responsabilità nella crocifissione di Cristo. Federico II,
Catalano dei Malavolti, Loderingo degli Andalò,
Caifas, Anna, Farisei
, Giudei
Cluny, Arno, Firenze,
Bologna, Torre del Gardingo
XXIII
Ottavo cerchio,
Bolgia VII
Ladri Con le mani legate da serpenti, si trasformano in rettili o si fondono con essi, oppure si inceneriscono e si ricompongono al morso dei serpenti Vanni Fucci, Marte, (Capaneo),
Caco, Ercole, Agnolo Brunelleschi,
Lucano, Sabello, Nasidio,
Ovidio, Cadmo, Aretusa,
Cianfa Donati, Buoso Donati,
Puccio Sciancato, Francesco de' Cavalcanti
Libia, Etiopia, Mar Rosso
(Arabia), Toscana, Pistoia,
Firenze, Val di Magra (Lunigiana),
Tebe, Maremma, Aventino, Gaville
XXIV

XXV

Ottavo cerchio,
Bolgia VIII
Consiglieri fraudolenti Sono tormentati all'interno di fiamme a forma di lingua; Ulisse e Diomede sono all'interno di un'unica fiamma a forma di lingua biforcuta Eliseo, Elia, Eteocle,
Polinice, Ulisse e Diomede,
Deidamia, Achille, Palladio,
Circe, Telemaco, Laerte,
Penelope, Ercole, Perillo,
Guido da Montefeltro,
Toro di Falaride, Malatesta da Verrucchio, Malatestino Malatesta,
Montagna dei Parcitati, Maghinardo Pagani,
Farisei, papa Bonifacio VIII,
Costantino I, papa Silvestro I, Minosse
Firenze, Prato, Gaeta,
Spagna, Marocco, Sardegna,
Stretto di Gibilterra, Siviglia, Ceuta,
Romagna, (Montefeltro), Urbino,
Tevere (Montecoronaro),
Ravenna, Cervia, Forlì,
Verrucchio, Lamone (Faenza),
Santerno (Imola), Savio
(Cesena), Laterano, San Giovanni d'Acri,
Soratte, Palestrina,
XXVI

XXVII

Ottavo cerchio,
Bolgia IX
Scismatici e seminatori di discordia Straziati e mutilati a colpi di spada, con ferite che si rimarginano prima di venire di nuovo aperte dai diavoli Tito Livio, Roberto Guiscardo,
Alardo di Valéry,
Maometto, Ali ibn Abi Talib,
Fra' Dolcino, Pier da Medicina,
Guido del Cassero, Angiolello da Carignano,
Nettuno, Gaio Scribonio Curione,
Gaio Giulio Cesare, Mosca dei Lamberti,
Bertrand de Born
,
Enrico II d'Inghilterra, Enrico III d'Inghilterra,
Achitofel, Assalonne, Re Davide,
Geri del Bello
Puglia, Ceprano, Canne, Tagliacozzo, Novara, Voghenza (indicata come Vercelli), Mercabò, Fano, Cattolica, Cipro, Maiorca (Mar Mediterraneo), Focara, Hautefort XXVIII

XXIX

Ottavo cerchio,
Bolgia X
Falsari Lebbrosi e scabbiosi (falsari di metalli, ovvero alchimisti)

Sono tormentati dalla lebbra (gli alchimisti, falsari dei materiali) Corrono rabbiosi (falsari di persone, imitatori per frodare)
Idropici (falsari di monete)
Febbricitanti (falsari di parole, bugiardi)

Grifolino d'Arezzo, Albero da Siena,
Dedalo, Minosse, Stricca,
Niccolò de' Salimbeni, Brigata spendereccia,
Caccianemico d'Asciano,
Bartolomeo dei Folcacchieri, Capocchio, Giunone, Semele,
Atamante, Learco, Ecuba,
Polissena, Polidoro,
Gianni Schicchi, Mirra,
Buoso Donati il Vecchio, Mastro Adamo, Guido II di Romena,
Alessandro di Romena, Aghinolfo di Romena,
Moglie di Putifarre, Sinone, Narciso
Valdichiana, Maremma, Sardegna,
Egina, Arezzo, Siena,
Asciano, Tebe, Casentino,
Arno, Romena, Giuseppe,
Fontebranda, Troia
XXIX

XXX

Pozzo dei Giganti Giganti, sfidanti nei confronti delle divinità e superbi Condannati all'immobilità nel pozzo Giganti, Nembrot, Fialte,
Anteo, Briareo
,
Tizio, Tifeo,
Achille, Peleo, Carlo Magno,
Orlando, Giove, Marte,
Ercole, Scipione l'Africano, Annibale
(Roncisvalle), Monteriggioni,
Piazza San Pietro (Pignone), Roma, Frisia, (Zama),
Torre Garisenda, Tebe
XXXI

XXXII

Nono cerchio,

(lago ghiacciato Cocito)
Prima zona: Caina

Traditori dei parenti Immersi nel ghiaccio col viso rivolto in giù Lucifero, Giuda, Muse,
(Caino) Anfione,
Alberto V degli Alberti,
Alessandro degli Alberti,
Napoleone degli Alberti,
Mordret
, Re Artù,
Vanni de' Cancellieri,
Sassolo Mascheroni,
Camicione de' Pazzi
,
Carlino de' Pazzi
,
Danubio, Austria,
Don (chiamato Tanai),
Monte Tambura, Monte Pietrapana
(Alpi Apuane), Bisenzio

XXXII

Nono cerchio,
Seconda zona: Antenora
Traditori della patria Immersi nel ghiaccio col viso rivolto in su (Antenore) Bocca degli Abati,
Buoso da Duera,
Tesauro dei Beccheria,
Gianni de' Soldanieri,
Gano di Maganza, Tebaldello Zambrasi
,
Tideo, Menalippo,
Conte Ugolino della Gherardesca,
Arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini
,
Gualandi, Sismondi, Lanfranchi,
Anselmo della Gherardesca,
Gaddo della Gherardesca,
Uguccione della Gherardesca,
Brigata della Gherardesca,
Montaperti, Firenze,
Torre della Muda, Pisa, Lucca,
Capraia, Gorgona, Arno, Tebe
XXXII

XXXIII

Nono cerchio,
Terza zona: Tolomea
Traditori degli ospiti Immersi sotto il ghiaccio con il viso rivolto verso l'alto e gli occhi congelati (Tolomeo XIII o forse Tolomeo di Gerico) Frate Alberigo,
Branca Doria, Atropo
Genova, Romagna XXXIII
Nono cerchio,
Quarta zona: Giudecca
Traditori dei benefattori Interamente sommersi nel ghiaccio;

Tre grandi peccatori sono continuamente maciullati da Lucifero

Lucifero

Giuda Iscariota
Bruto
Cassio

Nilo (Etiopia), Emisfero australe XXXIV

Tematiche e contenuti: la demonologia[modifica | modifica wikitesto]

La demonologia in Dante ha diverse fonti, principalmente dalla mitologia classica e dalla Bibbia ma anche dalle tradizioni medievali. Sono evidentemente di origine classica figure mostruose come Caronte, Minosse, Cerbero, Pluto, il Minotauro, Flegiàs, le Furie, i Centauri, le arpie, ecc. Esse vengono reinterpretate e inserite in un poema cristiano, tant'è vero che i teologi cristiani non ne negavano l'esistenza ma la divinità. Dante presenta in vari modi questi mostri, che hanno la funzione di strumenti della giustizia divina: sono giudici (Minosse), guardiani (Pluto, le Furie, il Minotauro, le arpie), nocchieri (Caronte sull'Acheronte, Flegiàs sulla palude dello Stige) e nel contempo rappresentazione simbolica dei peccati puniti nei cerchi da essi controllati.

Dante e Virgilio incontrano due dannati, dipinto di William-Adolphe Bouguereau

Il mostruoso è un modo di rappresentare il peccato che è una degradazione della natura umana secondo le tre disposizioni condannate nell'Etica a Nicomaco di Aristotele: incontinenza (mancanza di misura), malizia e matta bestialitade come Virgilio ricorda a Dante nel VII cerchio (XI, 79-83).[1]

Lo studioso Arturo Graf dedica una vasta analisi alle varie origini della demonologia dantesca nel suo fondamentale saggio Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo.[2]Graf individua innanzitutto nella teologia della Scolastica una fonte fondamentale (le elaborazioni dottrinali di Alberto Magno, Tommaso d'Aquino, San Bonaventura). Varie sono poi le fonti medievali, quali per esempio le figure mostruose e i dèmoni presenti nelle chansons de geste, nelle irlandesi Visione di Tundalo e Navigazione di san Brandano, nei testi sull'Inferno di Giacomino da Verona e Bonvesin de la Riva, nella demonologia popolare come narra Jacopo da Varazze nella Legenda aurea (la gatta, il rospo, il cane, ecc.), nelle Visioni come quella di Alberico, in svariati altri testi medievali, nonché nelle figure mostruose e diaboliche di animali presenti nell'Inferno musulmano e indiano, quali serpenti e scorpioni smisurati, lupi, leoni e altre fiere selvagge e voraci. Alcuni dèmoni sono creati dalla fantasia del poeta come le cagne "bramose e correnti" (Inferno, XIII, 125), i serpenti (Inferno XXIV, 82 e sgg.), ecc. Sulla terra essi tentano l'uomo, s'impossessano della sua anima dopo la morte (Inferno XXVII, 113; Purg. V, 104). Possono produrre morbi nel corpo umano da loro invaso (Inferno XXIV, 112-114) e possono animare corpi morti dando loro l'apparenza della vita (Inferno XXXIII, 124-132).

L'immagine di Lucifero conficcato al centro della Terra richiama certamente quella dell'Apocalisse di Giovanni (12) in cui si parla del dragone incatenato per mille anni dall'arcangelo Michele.[3][4] Degli angeli ribelli a Dio fu scritto nella Bibbia dal profeta Ezechiele (28, 14-19), dall'apostolo san Paolo (Romani, 8, 38; Efesini 6,12). Come evidenziato da Arturo Graf, nel Medio Evo se ne occuparono i teologi della Scolastica: Tommaso d'Aquino nella Summa theologica, Alberto Magno, san Bernardo nel Tractatus de gradibus superbiae, san Bonaventura.

I teologi, specie Alberto Magno, fondandosi su alcune espressioni evangeliche (Matteo 17, 14-20; Luca 9, 39-40; Marco 9, 13-28) dove si parla di demoni più o meno potenti, ammettono che, per meglio svolgere i propri compiti assegnati dalla Provvidenza, i diavoli sono distinti in graduazioni gerarchiche. Questo motivo è sviluppato nell'Inferno dantesco: Chirone e Malacoda (gerarchia "militare"); Lucifero "imperador del doloroso regno" (Inf. XXXIV, 28), Proserpina "regina de l'etterno pianto" (Inf. IX, 44), le Furie sue ancelle, ecc. (gerarchia "feudale"). Questo principio era comunque presente nella mitologia antica, nei testi e nell'iconografia religiosa, nonché nel Nuovo Testamento dove Satana, principe delle potenze dell'aria, ha l'impero della Morte, ecc.[5]

Il drago dell'Apocalisse, immagine diffusa nel Medio evo, si ritrova nel drago alato posto sul dorso del centauro Caco (Inferno, XXV, 22-24), mentre mostro triforme (uomo, serpente e scorpione) è Gerione (Inferno XVI-XVII). Se l'angelo è l'idealizzazione e spiritualizzazione dell'essere umano, il diavolo ne rappresenta la deformazione grottesca e degradazione bestiale. Il Lucifero dantesco è l'antitesi di Cristo ed ha tre facce (Inf. XXXIV, 37-45): vermiglia (odio), "tra bianca e gialla" (impotenza), nera (ignoranza). Queste tre facce si oppongono a potenza, sapienza e amore della Trinità divina (la divina potestade, / la somma sapïenza e 'l primo amore; Inf. III, 5-6).[6]

Il messaggio che Dante vuole trasmettere al lettore è che il mondo classico ha avuto valore non in sé e per sé, ma in quanto fase preparatoria dell'epoca cristiana, l'unica nella quale l'uomo ha davvero la possibilità di una piena realizzazione e di una vera finalizzazione della sua esistenza, tesa al perseguimento del più vasto disegno divino.

Versioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riccardo Merlante, Stefano Prandi, Percorsi danteschi, pag. 76 e sgg, Editrice La Scuola, 1997.
  2. ^ Arturo Graf, Miti leggende e superstizioni del medioevo, Demonologia di Dante
  3. ^ Demonologia in Enciclopedia Dantesca
  4. ^ Arturo Graf, Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, Oscar Mondadori
  5. ^ Demonologia, in Enciclopedia Dantesca
  6. ^ L'Apocalisse, in Percorsi danteschi di Riccardo Merlante e Stefano Prandi, pag. 108, Editrice La Scuola, 1997.
  7. ^ (EN) Boris Acosta in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simone Iuliano, " Testimonianze dall'inferno "
  • Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001.
  • Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988.
  • Andrea Gustarelli e Pietro Beltrami, L'Inferno, Carlo Signorelli Editore, Milano 1994.
  • Francesco Spera (a cura di), La divina foresta. Studi danteschi, D'Auria, Napoli 2006.
  • Altri commenti della Divina Commedia sono quelli di: Anna Maria Chiavacci Leonardi (Zanichelli, Bologna 1999), Emilio Pasquini e Antonio Quaglio (Garzanti, Milano 1982-20042), Natalino Sapegno (La Nuova Italia, Firenze 2002).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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