Appennini
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| Appennini | |
Suddivisione degli appennini |
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| Continente | Europa |
| Paesi | |
| Catena principale | |
| Cima più elevata | Corno Grande (2.912 m s.l.m) |
| Lunghezza | 1200 km |
| Larghezza | da 30 a 250 km |
| Massicci principali | |
| Età della catena | |
| Tipi di rocce | |
| « Gli Appennini sono per me un pezzo meraviglioso del creato. Alla grande pianura della regione padana segue una catena di monti che si eleva dal basso, per chiudere verso sud il continente tra due mari. [...] È un così bizzarro groviglio di pareti montuose, a ridosso l'una dell'altra, che spesso non si può nemmeno distinguere in che direzione scorre l'acqua. » | |
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(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)
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Gli Appennini sono un sistema montuoso lungo circa 1.200 km che attraversa tutta la penisola italiana da nord a sud disegnando un arco con la parte convessa a ovest. L'estremità settentrionale è costituita dal Colle di Cadibona, mentre quella meridionale è data dalla punta estrema dell'Aspromonte, di fronte allo stretto di Messina in Calabria. L'estensione in larghezza degli Appennini varia da un minimo di 30 km ad un massimo di 250 km dove, tra Ancona ed il Monte Argentario, la penisola italiana si dilata maggiormente.
Il rilievo siculo può essere considerato la continuazione della catena appenninica al di là del breve tratto di mare dello Stretto di Messina; affonda nel Mediterraneo (Canale di Sicilia) per riemergere nell'Africa Settentrionale da Capo Bon (Tunisia) al Marocco, con la catena dell'Atlante.
Essi sono completamente in territorio italiano se si eccettua il Monte Titano appartenente alla Repubblica di San Marino.
A paragone con l'altro sistema montuoso italiano, le Alpi, gli Appennini hanno una diversa conformazione ed una altezza inferiore. L'appennino è formato in prevalenza da rocce calcaree dure e da argille molli; solamente la Sila e l'Aspromonte sono costituiti da rocce granitiche. La cima più alta è il Corno Grande, nel Gruppo del Gran Sasso (Abruzzo) che raggiunge i 2.912 metri di altitudine sul livello del mare.
Anche il paesaggio naturale appenninico, con la diversità delle rocce e del clima appare molto differente da quello alpino. Gli appennini hanno un aspetto uniforme: in genere le cime appaiono tondenggianti e lento il declivio dei due versanti, tirrenico ed adriatico. Spiccano solo le ardite forme dei gruppi di compatta roccia calcarea d'Abruzzo (Gran Sasso) e quelle tronco-coniche dei vulcani dai crateri ormai spenti e attualmente occupate da laghi (colli Albani); o di quelli attivi (Campi Flegrei, Vesuvio) del versante tirrenico.
Le vallate appenniniche sono spesso impervie, perché soggette in molte regioni a frane e scoscendimenti. Data infatti la composizione prevalentemente argillosa del suolo e in conseguenza pure del disboschimento dei tempi passati, le acque di superficie agiscono rovinosamente: scavano solchi (calanchi), rendono inabitabili vaste superfici e provocano lo slittamento di interi pendii, che nei periodi di pioggia si trasformano in pericolosi fiumi di fango.
La catena appenninica divide la superficie della Penisola in due versanti: tirrenico ed adriatico, differenti tra loro sotto molti aspetti. La più appariscente è data dall'asimmetria dei due pendii: quello adriatico è breve, quello tirrenico è ampio.
I numerosi e facili valichi che permettono di passare, ad altezze quasi sempre inferiori ai 1.000 m, dall'uno all'altro versante, vengono indicati nella parlata locale, secondo le loro forme caratteristiche, con i nomi di passo, bocca, forca, portella e gola.
Negli Appennini è presente un solo ghiacciaio, il Calderone sul Gran Sasso, ma numerosi glacio nevati, nevai e qualche glacieret.
Indice |
[modifica] Suddivisione secondo la latitudine
La catena appenninica viene suddivisa in tre tronchi principali: l'appennino settentrionale, centrale e meridionale, a seconda della latitudine.
[modifica] Appennino settentrionale
| Per approfondire, vedi la voce Appennino settentrionale. |
L'appennino settentrionale va dal Colle di Cadibona, dove si unisce con la Catena Alpina, a quello della Bocca Serriola, per mezzo della quale l'alta valle del fiume Tevere e quella del Metauro comunicano fra loro.
Da un punto di vista geologico il confine tra Alpi ed Appennini si trova nei pressi di Genova ed è costituito dal Gruppo di Voltri presso una discontinuita' tettonica denominata linea Sestri-Voltaggio.
Si suddivide nelle due sezioni regionali dell'Appennino ligure e dell'Appennino tosco-emiliano, a sua volta distinto in Appennino tosco-emiliano in senso stretto ed Appennino tosco-romagnolo.
[modifica] Appennino ligure
L'Appennino ligure si interrompe al Passo della Cisa, che permette le comunicazioni tra La Spezia e Parma. Esso incombe sul Mar ligure con diramazioni ripide e scoscese, solcate da brevi valli, per lo più trasversali, dense di popolazione. Invece, verso la Pianura Padana, presenta diramazioni e vallate più lunghe ma meno abitate. Il monte più alto è il Monte Maggiorasca con i suoi 1804 metri. le montagne scendono ripide verso il mar ligure sono piuttosto brulle ed incolte; per questo motivo vengono coltivate attraverso terrazamenti
[modifica] Appennini tosco-emiliano e tosco-romagnolo
L'Appennino tosco-emiliano continua a sud-est della Cisa, spicca in questo tratto il Monte Cimone (2163m); nell'Appennino tosco-romagnolo invece il Falterona (1655m), dal quale nasce l'Arno; il Monte Fumaiolo (1408m), dai fianchi del quale sgorgano le sorgenti del Tevere; ed il monte Titano, sede della Repubblica di San Marino, che dalla sua triplice vetta domina il retroterra adriatico della Romagna (Rimini).
Le valli che discendono verso sud sono ampie e fertili:
- la Lunigiana, che prende nome dell'antica città portuale di Luni ora distrutta, e percorsa dai fiumi Magra e Vara;
- la Garfagnana, al fondo della quale tra le Alpi Apuane ed il Monte Cimone scorre il Serchio;
- il Casentino, dal quale discende il corso dell'alto Arno;
- il Mugello, percorso dall'affluente dell'Arno, il fiume Sieve, ed infine la Valdarno.
Importanti vie di comunicazione scavalcano l'Appennino settentrionale:
- il Passo del Turchino (tra Genova e Torino)
- il Passo dei Giovi (tra Genova e Milano)
I valichi della sezione tosco-emiliana sono:
- il Passo della Cisa (tra La Spezia e Parma)
- il Passo di Cirone
- il Passo del Lagastrello (tra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna)
- il Passo del Cerreto (tra La Spezia e Reggio Emilia)
- il Passo della Pradarena (tra Lucca e Reggio Emilia)
- il Passo delle Radici (tra Lucca e Modena
- il Passo dell'Abetone (tra Pistoia e Modena)
- il Passo della Porretta (tra Pistoia e Bologna)
- il Passo della Futa (tra Bologna e Firenze)
- il Passo di Lentula (tra Prato e Bologna)
[modifica] Appennino centrale
L'appennino centrale va dalla Bocca Serriola fino alla Bocca di Forlì, attraverso la quale si passa dalla valle del Volturno (versante tirrenico) a quella del Sangro (versante adriatico).
Tra un versante e l'altro e fra le varie catene, i valichi più notevoli sono:
- la Bocca Trabaria
- la Bocca Serriola
- il Passo della Scheggia (Foligno-Fano)
- il Passo di Fossato di Vico (Foligno-Ancona)
- il Valico di Colfiorito (Foligno-Macerata)
- il valico di Forca Canapine (Norcia - Ascoli Piceno)
- il Passo della Torrita (Rieti - Ascoli Piceno)
- il Passo delle Capannelle (L'Aquila-Teramo)
- la Sella di Corno, tra la Conca Reatina e la Conca Aquilana
- la Bocca di Forlì o Passo di Rionero, tra Volturno e Sangro
Questo tronco si divide in due sezioni: Appennino umbro-marchigiano e Appennino abruzzese.
[modifica] Appennino umbro-marchigiano
L'Appennino umbro-marchigiano dalla Bocca Serriola va fino al Passo della Torrita (tra Rieti e Ascoli Piceno), che mette in comunicazione la valle del Tronto con quella del Velino.
L'Appennino umbro-marchigiano non è costituito da una sola catena, da cui si stacchino dei contrafforti, ma piuttosto da un fascio di catene che si estendono da Nord-Ovest a Sud-Est. Questi si possono ridurre a tre principali:
- Catena occidentale - comincia a sud-est della Bocca Trabaria e si dirige verso sud fino all'altezza di Città di Castello, mantenendosi ben unita; da qui comincia ad abbassarsi ed allargarsi formando l'altopiano di Gubbio. Quindi si rialza nuovamente con il Monte Subasio (1100 m.) e più a sud con il Monte Maggiore (1488 m), termina sul fiume Nera.
- Catena centrale o di Monte Catria - segue la direzione della precedente, elevandosi in molti punti oltre i 1500 m (Monte Catria 1702 m). La catena centrale è unita alla catena occidentale da un piccolo altipiano che culmina al Passo della Scheggia.
- Catena orientale o del Monte S.Vicino - comincia sulla riva sinistra del fine Metauro e si dirige a sud-est, mantenendosi parallela alla dorsale. A monte S.Vicino si eleva fino a 1486 m. e si interrompe in più punti per far passare i fiumi che, nati dalla catena centrale, vanno a gettarsi nell'adriatico. Con il Monte S.Vicino la catena punta direttamente a sud e dopo essersi abbassata per consentire il passaggio del Chienti, si eleva con i Monti Sibillini che ospitano il Monte Vettore (2476 m.) che costituisce la massima elevazione dell'Appennino umbro-marchigiano. Dal passo di Forca Canapine, che mette in comunicazione la valle di Norcia con la valle del Tronto, la catena prosegue verso sud-ovest dapprima delimitando la valle del Tronto e poi la valle del fiume Velino, in direzione del Monte Terminillo, la massima elevazione (2216 m.) della catena dei Monti Reatini.
Per la sua conformazione è intersecato da valli longitudinali (che seguono cioè la direzione delle catene), la più importante delle quali è la Val Tiberina (alta valle del Tevere), la conca di Gubbio, la valle Umbra, l'altopiano di Leonessa, la conca Reatina.
Le rocce calcaree contengono molti fossili marini di invertebrati, tra cui anche le ammoniti.
[modifica] Appennino abruzzese
L'Appennino abruzzese va dal Passo della Torrita alla Bocca di Forlì. È formato da catene calcaree aspre e spesso rassomiglianti alle Dolomiti (Alpi Orientali), di altipiani e conche parallele alla catena.
- Catena orientale - È la più alta e la si puo dividere in tre gruppi:
- Gruppo settentrionale o dei Monti della Laga fra il Tronto ed il Vomano con le cime del Monte Gorzano (2458 m.), Cima Lepri (2445 m), Pizzo di Sevo (2419 m) e Pizzo di Moscio (2411 m).
- Gruppo centrale o del Gran Sasso d'Italia, tra le valli del Vomano e dell'Aterno-Pescara. Il Gran Sasso con la vetta del Monte Corno (2912 m.) segna la massima elevazione appenninica.
- Gruppo meridionale detto della Majella, tra le valli dell'Aterno-Pescara e del Sangro. Ha parecchie vette che oltrepassano i 2500 m.: Monte Amaro, 2793 m; Monte Acquaviva, 2737 m; Monte Focalone, 2676 m; Monte Rotondo, 2656 m; Monte Macellaro, 2646 m; Pesco Falcone, 2546 m.
- Catena centrale - Comincia dal fiume Velino davanti al massiccio del Monte Terminillo, separando le acque del Velino e dell'Aterno da quelle del Salto, con il Monte Calvo (1901 m.), Monte Nuria (1892 m.) Monte Rotondo (1990 m.); quindi va man mano innalzandosi e culmina con il Monte Velino (2486 m.). Al Monte Sirente (2347 m.) piega più a sud e forma con le ultime pendici della Maiella lo stretto elungo altopiano delle Cinque Miglia, una gola livellata, fondo di un antico bacino lacustre. Finisce sul Sangro a Castel di Sangro.
- Catena occidentale - Si può dividere in tre tratti:
- Il primo tratto, che prende il nome di Monti Reatini, è compreso fra la Nera ed il suo affluente Velino, con il Monte Terminillo. Il Terminillo è unito al Monte Vettore (monti Sibillini) da una catena trasversale che forma il margine dell'altopiano di Leonessa.
- Il secondo tratto è formato da una catena lunga e non molto alta, che dal Velino, seguendo la direzione generale sud-est va sino al Liri, interrompendosi due volte per lasciar passare il Salto ed il Turano, affluenti del Velino. Da principo la catena è bassa, ma va poi rialzandosi fino alla catena dei monti Simbruini, culminanti con le cime del Monte Autore (1855 m.), Monte Tarino (1959 m.) e Monte Cotento (2015 m.).
- Il terzo tratto comprende la Meta, cresta alta e sottile, che si estende dal Sangro al Volturno. Ha molte cime che oltrepassano i 2000 m. come Monte Meta (2241 m.) Monte Petroso (2247 m.) e Monte Metuccia (2167 m.).
Altri monti importanti sono i monti Cantari nella Ciociaria con il Monte Viglio e i gruppi delle Mainarde, al confine meridionale tra Lazio, Abruzzo e Molise.
Tra gli altopiani si aprono conche che prendono il nome delle città che in esse gli antichi abitanti hanno eretto: Conca Aquilana e la conca di Sulmona tra la catena orientaqe e quella centrale, la conca di Avezzano altrimenti chiamata Marsicana tra la catena centrale e quella occidentale. Quest'ultima era occupata fino al XVIII secolo in gran parte dal lago Fucino, ora prosciugato.
[modifica] Appennino meridionale
L'appennino meridionale va dalla Bocca di Forlì (Passo di Rionero) all'Aspromonte, il resto della Penisola è occupato da una serie di massicci e di altopiani. Questi differiscono tra loro per la natura delle rocce di cui sono costituiti (rocce calcaree o granitiche).
I principali valichi dell'appennino meridionale sono:
- la Sella di Vinchiaturo tra Benevento o Isernia (Molise) e Campobasso;
- la Sella di Ariano tra Benevento e Foggia;
- la Sella di Conza tra la valle del Sele e quella dell'Ofanto.
L'Appennino meridionale puo essere scoposto in quattro parti: Appennino sannita, Appennino campano, Appennino lucano e Appennino Calabro
[modifica] Appennino sannita
L'Appennino sannita va dalla Bocca di Forli in provincia di Isernia fino alla valle del fiume Calore.
L'altipiano carsico del Matese, culminante nel Monte Miletto (2050 m), in provincia di Campobasso, è il gruppo montuoso più caratteristico di questa sezione dell'appennino. È costituito da due catene di monti che corrono parallele in direzione nord-ovest sud-est formando un altopiano aspro e scosceso, e segna il confine tra Molise e Campania. Ad esso si agganciano altri gruppi minori come quello del Monte Mutria (1822 m.) e del Monte Calvello (1018 m.) dalla parte orientale, ed i Monti Trebulani ed altre catene minori che degradano verso il Volturno da Venafro a Benevento, dalla parte occidentale.
Altre catene dell'appennino sannita sono:
- Monti Frentani o di Campobasso (Monte Saraceno 1086 m.);
- Monti Dauni a sud-est dei Frentani con il Monte Cornacchia (1151 m.) , il Monte Pagliarone (1051 m.)e Monte Crispignano (1105 m.) formati da cime tondeggianti incise dagli affluenti del Fortore a est e dal Tammaro a ovest, che formano l'altopiano del Sannio;
[modifica] Appennino campano
L'Appennino campano comprende il tratto montuoso tra il Camposauro ( 1388 m.) fino alla Sella di Conza (700 m) (tra Avellino e Potenza) che collega la Valle del Sele (versante tirrenico) a quello dell'Ofanto (adriatico).
Appartengono all'appennino campano :
- Gruppo del Taburno (1394 m.) alle cui pendici si trova la gola di Arpaia che secondo alcuni corrisponde alle famose Forche Caudine.
- Gruppo dei Monti Picentini tra i Monti Lattari e la valle del Sele, con il Monte Terminio (1783 m.) ad occidente, ed il Monte Cervialto (1809 m.) ad oriente.
[modifica] Appennino lucano
| Per approfondire, vedi la voce Appennino lucano. |
L'Appennino lucano si distende ad arco dalla sella di Conza al passo dello Scalone - 744 m.
Delimitato dai fiumi Sele ad ovest, Ofanto a nord, Bradano ad est, dal Golfo di Taranto a sud-est, dal mar Tirreno a sud ovest e dalla piana di Sibari a sud, è articolato in catene montuose, altopiani e massicci (più o meno isolati) raggruppabili in cinque grandi aree.
- Partendo da nord – e prima del gruppo dei monti Santa Croce (1.407 m), Pierno, Caruso, costa Squadra, da una parte, e Pennone, Marzano e Paratiello (1.445 m), dall'altra – s'innalza solitario il monte Vulture (1.326 m), ultima manifestazione vulcanica della penisola italiana. Immediatamente dopo è l'altopiano dei monti Li Foj, le cui cime maggiori superano i 1.350 m.
- A sud, sud-ovest della città di Potenza è l'articolato sistema montuoso dei monti della Maddalena, vera ossatura centrale dell' Appennino lucano, le cui maggiori altitudini cominciano ad essere ragguardevoli: monte Volturino (1.836 m), monte Pierfaone (1.737 m), monte della Madonna di Viggiano (1.727 m).
- A delimitare l'alta valle del fiume Agri sono l'imponente massiccio del Sirino (con il monte Papa che raggiunge i 2.005 m) e il dente calcareo del monte Raparo (1.761 m), da alcuni studiosi considerati come estreme propaggini meridionali del gruppo della Maddalena. Tra questi due ultimi massicci – e prima delle alte vette del Pollino – svettano ripide e solitarie le due cime gemelle del monte Alpi (1.893 m e 1.900 m); poco più a sud sono quelle del monte La Spina (1.652 m) e del monte Zaccana.
- Il Pollino, cuore dell'omonimo Parco nazionale, comprende le maggiori cime dell'Appennino meridionale: monte Pollino (2.248 m), serra Dolcedorme (2.267 m), serra del Prete (2.181 m), serra delle Ciavole (2.130 m e 2.127 m), serra di Crispo (2.054 m). Su queste vette, impervie e maestose, corre il confine tra la regione lucana e quella calabrese.
- I monti d'Orsomarso, infine, pur essendo localizzati interamente in Calabria, rappresentano l'ultima (boscosissima) propaggine della catena fisica dell'Appennino lucano.
[modifica] Appennino calabro
L'Appennino Calabro va dal Passo dello Scalone allo Stretto di Messina. È costituito da gruppi montuosi di natura granitica solcati da ampie valli. Si distinguono 4 parti:
- Catena Costiera (o Catena Paolana) che si allunga tra il Mar Tirreno e i profondi valli dei fiumi Crati e Savuto:
- altopiano della Sila: è un vasto altopiano granitico di forma quasi circolare, ricco di foreste e circondato da alte catene di monti (in media tra i 1200 e i 1400 m.)interrotto qua e là per far passare le acque che in parte vengono racccolte dal Crati ed in parte si gettano direttamente nel mare. L'altopiano è diviso in due bacini dalle Montagne della Porcina che lo attraversano da ovest a d est partento dal monte Botte Donato (1930 m.).
- la catena delle Serre, separata dalla Sila dalla depressione di Marcellinara (251 m.), che si estendono con un doppio allineamento montuoso fino al passo del Mercante e da qui con una breve e sottile cresta si collegano con l'Aspromonte. La vetta più elevata è il Monte Pecoraro (1420 m.) che sovrasta le sponde ioniche;
- Massiccio dell'Aspromonte vasto ammasso conico di granito coperto di boschi, dalla cui vetta più elevata, il Montalto di 1956 m., l'occhio spazia sul Tirreno e sullo Jonio.
[modifica] Suddivisione secondo la longitudine
I versanti tirrenico ed adriatico degli appennini sono preceduti da gruppi di monti meno elevati e ben distinti dagli appennini: questimonti costituiscono l'Antiappennino adriatico e tirrenico.
In alcuni tratti si hanno anche bassi rilievi, che sono dipendenze dell'appennino vero e proprio: costituiscono i Subappennini.
[modifica] Subappennino
Prendono il nome di Subappennini quei tratti di catena che corrono paralleli alla catena principale senza dipendere direttamente da essa. I Subappennini sono prevalentemente costituiti da catene argillose, franose, di scarsa elevazione; essi formano, specie verso l'Adriatico, una lunga striscia, che si estende a partire dal nord delle colline del Monferrato e delle Langhe fino al Golfo di Taranto. È lungo questa striscia che, in Emilia e nell'Abruzzo come in Valdarno soprattutto, il paesaggio naturale è tormentato dai cosiddetti calanchi.
[modifica] Subappennino toscano
Il Subappennino toscano è costituito dalle seguenti catene:
- Alpi Apuane (dette anche Alpi di Garfagnana). Formano una catena lunga circa 60 Km. dalle foci della Magra a quelle del Serchio. Le vette principali sono: Monte Pisanino (1946 m), la vetta più alta, Monte Tambura (1891 m, Monte Cavallo (1888 m). La zona e famosa per le cave di Marmo di Carrara esportato in tutto il mondo.
- Monte Pisano. La catena del Monte Pisano forma un prolungamento delle Alpi Apuane tra il Serchio e l'Arno. È di origine vulcanica; la vetta piu alta è il Monte Serra (917 m.)
- Monti Pistoiesi. Si staccano dalle sorgenti del Reno e si dirigono verso sud-ovest formano la val di Nievole e la val di Pescia. Il ramo che che corre lungo il Serchio è il piu alto con il Monte Battifolle (1176 m.); l'altro più basso separa l'Ombrone dalla Pescia e prende il nome di Monte Albano.
- Monti del Mugello e di Calvana. I primi delimitano la valle omonima. Vetta più alta è il Monte Giovi (992 m.); i secondi partono dalle sorgenti della Sievee arrivano fino a Prato.
- Pratomagno. È una catena ben distinta che sorge al centro della zona di forma ellittica formata dall'Arno ed il Sieve. Forma con gli Appennini la valle longitudinale del Casentino.
- Alpe di Catenaia. Parte dal Monte Fumaiolo, sorgente del Tevere, di cui accompagna il primo tratto della riva destra in direzione nord-sud. Arriva fino al Monte Paglia in corrispondenza della depressione di Anghiari.
[modifica] Subappennino laziale
Tra l'Aniene, il Tevere, la Nera, il Velino ed il Turano, sorgono i monti Sabini, che formano una regione molto pittoresca, rivestita di folta vegetazione, faggete nella parte sommitale, Castagni, lauri, noci, ed è ricca di memorie storiche.
Fra il Turano e l'Aniene nella stessa direzione dei Monti Sabini si elevano i Monti Simbruini, la cui vetta culminante è il Monte Cotento (2015 m.)
Di natura vulcanica sono i monti Ernici, tra il Sacco e l'Aniene, ed i Monti Prenestini a nord-ovest di questi, con la cima del Monte Guadagnolo (1218 m.)
[modifica] Subappennino abruzzese-molisano
Appartiene al subappennino abruzzese-molisano i Monti dei Frentani che si estendono a sud-est del gruppo muontoso della Majella fino al fiume Fortore. Tra le vette più importanti il Monte Mauro (1042 m.) ed il monte Castel Fraiano (1412m.).
[modifica] Subappennino lucano
Fanno parte del Subappennino lucano i Monti del Cilento, con la catena dei Monti Alburni (1.741 m), il gruppo montuoso del Monte Cervati (1.899 m), del Monte Sacro (1.705 m) e del Monte Motola (1.700 m).
Anche i fianchi di queste montagne, così come quelle dell'Appennino lucano, sono ricoperti da estese foreste di faggio.
[modifica] Antiappennino
Si chiamano invece Antiappennini quelle serie di gruppi e di catene totalmente indipendenti dalla principale, da cui sono separati da larghi e profondi avvallamenti.
L'Antiappennino è costituito da un complesso piuttosto irregolare di sollevamenti montuosi, che s'incontrano più vicino alle coste, ai bordi esterni della zona subappenninica.
Sul versante adriatico appartengono all'antiappennino il monte Conero, di scarso rilievo (572 m), il Gargano (1056m), sperone della penisola, ed i pianeggianti tavolati calcarei delle Murge e della Penisola Salentina.
Sul versante tirrenico i sollevamenti montuosi che costituiscono la fascia dell'Antiappennino, spiccano maggiormente.
Di seguito una loro suddivisione per regione.
[modifica] Antiappennino toscano
La catena principale è formata nella parte settentrionale dalle colline del Chianti e di Montepulciano, famose per i loro vini. La catena si deprime per lasciare passare il Paglia, dopo il quale continua nella zona vulcanica dell'Antiappennino Tosco-Romano.
Ad occidente di questa catena si elvano le colline Metallifere della toscana (monti della Castellina, di Siena, poggio dei Montieri).
Il gruppo piu elevato è comunque quello del Monte Amiata (1738 m.), che sorge a sud dell'Ombrone, alle sorgenti del Paglia. Vicino il monte di Radicofani. Il gruppo dell'Amiata si dirige verso sud-ovest, quindi si divide separando con il lato superiore l'Ombrone dall'Albenga, e con l'inferiore, che si prolunga fino al Monte Argentario, l'Albenga dalla Fiora.
[modifica] Antiappennino laziale
Si estende dalla Fiora al Garigliano ed è diviso dal Tevere in due parti:
- Tra la Fiora ed il Tevere si presentano: i Monti Volsini attorno al Lago di Bolsena, i Monti Cimini attorno al lago di Vico, i Monti Sabatini attorno al Lago di Bracciano, tutti di origine vulcanica. Oltre il Treja sorge il Monte Soratte ad est dei Monti Sabatini. Tra il lago di Bracciano e Civitavecchia sorgono una serie di colline dette Monti della Tolfa.
- Oltre il Tevere continua la zona vulcanica antiappenninica con i Colli Albani, gruppo isolato che conserva ancora tracce di attivita vulcaniche con varie solfatare. A sud-est dei Colli Albani sorgono i Monti Lepini (detti anche Pontini), e più a sud i Monti Ausoni e Aurunci. Tra i Monti lepini ed il mare si estende la Pianura Pontina. Oltre questa sul mare sorge il Monte Circeo che forma un breve catena lunga 5 Km.
[modifica] Antiappennino campano
Dalla foce del Garigliano a quella del Sele, sempre lungo le rive del Tirreno, s'innalzano molti gruppi di montagne di origine vulcanica. Tra il Garigliano ed il Volturno, a nord di Sessa Aurunca sorge il gruppo vulcanico di Roccamonfina e tra questo ed il mare la breve catena calcarea di Monte Massico famosa per la produzione del vino di Falerno molto apprezzato dagli antichi romani. Oltre il Volturno si estendono i Monti di Pietramelara e Caiazzo (Monte Maggiore 1031 m.) e di fronte ad essi i Monti di Capua, Caserta e Maddaloni. Sul mare nella zona retrostante Pozzuoli sorge la zona vulcanica dei Campi Flegrei e più a sud, tra Napoli e Castellammare di Stabia, sorge il cono isolato del Vesuvio (1281 m.). Infine nella Penisola Sorrentina i Monti Lattari.
[modifica] Antiappennino apulo-garganico
Il Monte Gargano, le Murge e le alture della penisola Salentina vanno considerate come un sottosistema distinto dall'Appennino per essere di natura totalmente diversa da quello.
- Promontorio del Monte Gargano. La forte depressione di S.Severo lo separa dagli appennini. Esso è formato da un altopiano di altezza media di 800 m. che si estende dal Lago di Lesina a Manfredonia con monti isolati che sorgono sparsi, fra questi i piu alti sono il Monte Calvo (1055 m) ed il Monte Spigno (1010 m.). La parte orientale forma il vero e proprio promontorio si abbassa fino a 500 m. ed è coperta da ampie foreste che prendono il nome di Foresta Umbra.
- Le Murge. Tra il Bradano, il corso inferiore dell'Ofanto ed il mare sorge un altopiano di altezza media 300-400 m. inclinato verso l'Adriatico. Diseminate si trovano colline e alture che raggiungono i 700 m. (Murge di Minervino 687 m.). Non vi sono fiumi perché il suolo di natura carsica contiene molte fessure in cui le acque si inabissano.
[modifica] Il rilievo siculo
I Monti della Sicilia sono la continuazione degli Appennini Calabresi da cui l'isola fu separata da un movimento tellurico che formò lo stretto di Messina. Infatti essi presentano gli stretti caratteri di quelli, cioè schiene arrotondate a terrazzi, qua e là sormontate da ampie ed elevate cupole, quasi sempre nude, solcate da profonde valli.
I monti della Sicilia sono divisi in tre catene che che si dirigono ai tre vertici del "triangolo" siculo e si riannodano in un punto più o meno centrale. Questo si trova infatti verso il lato settentrionale, quasi alla metà di esso e forma un rialto o massiccio centrale, alto in media circa 950 m. di forma triangolare dai cui vertici partono tre catene principali che vanno ai capi estremi dell'isola: Capo Peloro (o Punta del Faro) al vertice nord-orientale, Capo Boeo (o Lilibeo) al vertice nord-occidentale, Capo Passero al vertice sud. Tali catene sono quindi dette rispettivamente: Catena orientale, Catena occidentale, Catena meridionale
- Catena orientale. Parte con i Monti Nebrodi (o Caronie) da Monte Castelli (1566 m.) e si dirige verso est fino al Monte Tre Fontane non scendendo mai al di sotto dei 1000 m. (la cima più alta è il Monte Sori 1864 m.), quindi piega a nord-est con i Monti Peloritani.
- Catena Occidentale. Dal Monte S. Salvatore (1910 m.) del massiccio centrale si stacca il gruppo delle Madonie (Marrunie nel dialetto siciliano) che va a finire sul mare a Cefalù dopo aver raggiunto le maggiori altezze dell'isola dopo l'Etna: Pizzo Carbonara (1979 m.), Pizzo Antenna Grande (1977 m.) Monte Mufara (1865 m.). Dallo stesso Monte S. Salvatore parte verso ovest una serie di tronchi di catene dette le Sierre che con diversi nomi va a finire allo storico Monte S. Giuliano (antico Erice) (monti di Castelnuovo, Monti di Lercara, Mezzoiuso). A sud di questa catena sorgono numerosi gruppi di monti, che, benché disposti molto disordinatamente, seguono però la stessa direzione: Monti di Bivona, di Cammarata, di Caltabellotta, di Caltanissetta, di Agrigento.
- Catena meridionale. Si stacca dal massiccio centrale al Monte Altesina (sorgenti del Dittaino) e col nome di Monti Erei si dirige verso sud, circoscritta dai fiumi Imera, Gangi, Salso, Simeto, Caltagirone e Maroglio. Tra le sorgenti dei torrenti Caltagirone e Gala la catena si deprime, per rialsarsi nuovamente nel gruppo del Monte Lauro (986 m.) che è il più importante nodo oro-idrografico della Sicilia meridionale. Una diramazione di questo gruppo sono i Monti Iblei posti fra l'Anapo ed il Lentini che si estendono fino a Siracusa. Questi monti erano noti anticamente con il nome di Hybla e celebrati per il miele squisito che vi veniva prodotto. I monti di natura gessosa, calcarea ed argillosa sono ricchi di zolfo e di sale.
Fra la Catena orientale e quella meridionale, sulla costa orientale dell'isola si erge, pressoché isolato, l'Etna. È il principale vulcano attivo d'Europa e con i 3340 metri di altitudine è anche la montagna piu alta della Sicilia. Dalla sua vetta, spesso coperta di neve, le colate di lava si spingono in basso fino ai bordi del mare; là dove l'attività vulcanica non si sia recentemente manifestata, i fianchi di questo vulcano sono ricoperti di rigogliosa vegetazione.
[modifica] Rilievo sardo
I Monti della Sardegna e della Corsica formano un sistema a se stante, distinto sia dalle Alpi che dagli Appennini.
Nella Sardegna i monti non formano una sola catena e sono disposti a gruppi divisi fra loro da bassopiani ed altipiani. Tutti i gruppi montuosi sono situati nella parte orientale dell'isola, pertanto formano da questo lato un versante stretto e ripidissimo, mentre invece il versante occidentale risulta molto largo ed a dolce pendenza.
Partendo da settentrione s'incontrano i seguenti gruppi:
- Monti della Gallura, che culminano nel Monte Limbara (1362 m.) con i quali si collegano i monti Angius poco più a nord. Il fiume Coghinas separa i Monti della Gallura (sulla riva destra) dai Monti di Anglona sulla riva sinistra), separati a loro volta dal Rio Porto Torres dai Monti del Logudoro (Monte Santo 733 m.) e dai Monti della Nurra, posti oltre la piana di Alghero.
- Tra il Temo ed il Tirso, sorge il gruppo vulcanico del Monte Ferru, che ha molta somiglianza coi Colli Albani del Lazio e che è collegato dalla catena del Marghine ai Monti di Nuoro ed all'altopiano di Bitti (832 m.).
- Monti della Barbagia con il gruppo del Gennargentu che costutuisce il principale nodo orografico della Sardegna. Esso è un vero e proprio acrocoro, sul quale si eleva la vetta più alta dell'isola: Punta la Marmora (1834 m.). È solcata anche da lunghe valli percorse da corsi d'acqua, nelle quali sono stati creati laghi artificiali di notevole importanza. Tra il Gennargentu, il fiume Flumendosa ed il mare, sorgono i Monti dell'Ogliastra e, tra il Flumendosa, il Tirso ed il Flumini Mannu, i Monti del Sarcidano, i quali formano più a sud i Monti Serpeddi ed il monte dei Sette Fratelli che si spingono fino a Capo Carbonara.
- Nella zona sud occidentale si trovano i Monti dell'Iglesiente e di Caputerra. Sono monti ricchi di metalli e di carbone. Le cime più alte sono il Monte Linas (1236 m.), l'unico di questa zona a superare i 1200 metri, ed il Monte Nieddu (970m). Questi monti sono separati dagli altri monti sardi da una larga pianura di 80 metri di altitudione, detta Campidano, che si estende da Oristano a Cagliari con una larghezza massima di 14 Km.
[modifica] Rilievo corso
La Corsica è percorsa da una catena di monti che procede con profilo contorto, ma netto e rilevato, da Capo Corso a Nord, fino al Capo Pertusato a Sud di fronte alle Bocche di Bonifacio. Infatti, mentre in linea retta questi due punti estremi dell'isola distano 184 Km., la linea di vetta si svolge per circa 270 Km.
Partendo da Capo Corso, la catena principale forma l'ossatura della penisola di Serra, quindi si deprima fino al collo di Teghime (540 m.), tra il quale e la valle dell'Ostrigoni sorge il gruppo del Monte Asto (1533 m.).
La catena principale ricomincia ad ovest dell'Ostrigoni e s'innalza con il monte Padro (2396 m.) e finalmente con il Monte Cinto (2710 m.) che è il più alto dell'isola.
Proseguendo verso sud si incontrano ancora delle notevoli altezze con il monte Rotondo (2625 m.), monte d'Oro (2389 m.), monte Renoso (2357 m.) e nell'Incudine (2136 m.). Tra i monti Rotondo e Renoso si apre il passo più importante che permette di passare dall'uno all'altro versante: la Foce di Vizzanova (tra Aiaccio ed Aleria).
Dopo il Monte Incudine la catena comincia ad abbassarsi e termina con i Monti della Cagna sulle Bocche di Bonifacio, formando coste molto alte e rocciose (da 500 a 20 m.).
Molti contrafforti partono dalla catena principale specialmente verso occidente, mentre il versante orientale si abbassa piu dolcemente. In Corsica il versante orientale è detto Banda di dentro e quello occidentale Banda di fuori.
[modifica] Importanza storica
Durante la Seconda guerra mondiale, l'esercito tedesco utilizzò gli Appennini come una naturale barriera difensiva, costruendo diverse linee difensive, le più famose delle quali furono la Linea Gotica, attaccata senza successo dagli Alleati nel settembre del 1944; e la Linea Barbara nell'Italia meridionale.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- G. de Lorenzo, "Studi di geologia nell' Appennino meridionale," Atti d. R. Accad. d. Sci, Fis. e Mat., Napoli, ser. 2, vol. viii., no. 7 (1896)
- F. Sacco, "L' Appennino settentrionale," Boll. Soc. geol. Ital. (1893-1899).
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