Marco Anneo Lucano

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Lucano
« Con l’ardire si può nascondere un grande timore »
(Lucano)

Marco Anneo Lucano (Cordova, 3 novembre 39Roma, 30 aprile 65) è stato un poeta romano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (14 - 68).

Sulla vita di Lucano ci sono giunte tre biografie antiche: quella di Svetonio nel De poetis, quella attribuita a Vacca e quella più breve, anonima, nel codice Vossianus; altre fonti sono Persio, il quindicesimo libro degli Annales di Tacito in riferimento alla congiura di Pisone e le Silvae di Stazio.[1]

Marco Anneo Lucano nacque a Cordova il 3 novembre del 39 d.C. da Marco Anneo Mela, fratello di Seneca.[1] Già nel 40 si trasferisce con la famiglia a Roma dove è allievo dello stoico Lucio Anneo Cornuto e nella cui scuole stringe amicizia con Aulo Persio Flacco.[1] Entra a far parte della cerchia di amici intimi dell'imperatore Nerone, che gli concede di ricoprire la Questura prima di raggiungere l'età minima prevista, ed entra a far parte del collegio degli auguri.[1] Nel 60 partecipa ai Neronia, i certamina poetici indetti da Nerone, e vi recita le sue laudes indirizzate al principe; inoltre secondo alcune fonti antiche pubblica i primi tre libri della Pharsalia.[1] Per motivi incerti si crea una rottura tra Nerone e Lucano, e quest'ultimo aderisce infine alla congiura di Pisone. Le biografie di Vacca e Svetonio divergono sui motivi di questo contrasto. Svetonio infatti racconta che il contrasto tra i due è da imputarsi totalmente all'impulsività di Lucano che si sarebbe arrabbiato quando Nerone, nel bel mezzo di una esibizione del poeta, convocò una seduta straordinaria in senato e se ne andò con il solo scopo di fargli perdere il filo; Lucano quindi avrebbe iniziato a pronunciare frecciate e forti allusioni all'imperatore fino ad entrare a far parte della congiura e addirittura a diventarne "l'anima".[2] Vacca invece attribuisce la rottura fra i due solamente all'invidia di Nerone, il quale sarebbe stato geloso dei successi di Lucano e avrebbe proibito al poeta di far versi e di praticare l'attività forense, attività quest'ultima di cui solo in Vacca troviamo un riferimento.[3] La versione di Vacca sarebbe avvalorata da Tacito il quale ci racconta che Nerone, dopo aver tentato di emulare Lucano, avrebbe impedito al poeta di esibirsi.[4] Seguendo dunque ciò che ci dice Vacca, Lucano spinto dall'intemperanza del suo animo giovanile avrebbe aderito alla congiura perché adirato per il divieto di Nerone.[5] Tacito ci racconta che una volta scoperta la congiura, Lucano negò insieme ad altri due suoi compagni congiurati, Quinziano e Senecione, il proprio coinvolgimento nel complotto e solo davanti a una promessa di impunità il poeta denunciò addirittura la madre.[6] Quest'ultima notizia la conferma Svetonio, il quale afferma che Lucano avrebbe sperato di trarre un vantaggio dal denunciare la madre nonostante questa fosse innocente, dal momento che Nerone stesso, tempo prima si era macchiato del matricidio di Agrippina.[7] Tuttavia, riporta Tacito che la madre Alicia dopo la denuncia non fu né condannata né assolta, ma semplicemente dissimulata, cioè non fu presa in considerazione.[8] A Lucano, così come a molti altri, viene dato l'ordine di togliersi la vita; il poeta spira il 30 aprile del 65 a soli 25 anni.[1]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pharsalia.

Ci sono giunte notizie e frammenti di molti suoi componimenti, andati perduti: i Saturnalia, 10 libri di Silvae, una tragedia Medea, il carme Orpheus, oltre ai poemetti giovanili Iliaca e Catachthonion; è pervenuto invece per intero il Bellum Civile o Pharsalia (Farsaglia) in 10 libri di ca. 8000 versi. Il numero e la varietà delle altre composizioni perdute di cui si ha notizia indicano un'eccezionale precocità artistica, unita a una notevole versatilità. Dai titoli delle opere perdute trapela l'adesione ai gusti neroniani: antichità troiane e poesia di intrattenimento, ricca di spunti occasionali e raffinata nella fattura.

L'opera principale rimasta, il poema epico in esametri Pharsalia (noto anche con il titolo Bellum Civile), in dieci libri, rimase incompiuto per la morte dell'autore: si arresta al X libro. Argomento dell'opera è la guerra civile che oppose Cesare a Pompeo e che ebbe nella battaglia di Farsalo il suo punto culminante, raccontato da Lucano nel VII libro.

Esistono tesi secondo le quali sua moglie, Polla Argentaria, sarebbe l'autrice di gran parte dell'opera, dal momento che Lucano dovette recidersi le vene su ordine di Nerone all'età di soli 25 anni. Lucano utilizzò molto probabilmente come fonti storiche Tito Livio, Asinio Pollione e Seneca il Retore: tutti storiografi filo-repubblicani; anche se molti studiosi hanno riscontrato distorsioni e deformazioni dei fatti storici apportati dal poeta (soprattutto alla luce dei confronti con il De Bello Civili di Cesare). Lucano elimina del tutto l'apparato divino (in contrasto con la tradizione dei poemi epici), poiché si tratta di una vicenda storica e recupera in parte l'elemento "meraviglioso" con l'introduzione di sogni, visioni, profezie, eventi naturali, pratiche magiche. L'opera è però atipica sin dalla scelta del tema, poiché tutti i poeti latini che si erano occupati di vicende storiche lo avevano fatto con l'intento di celebrare Roma e la sua grandezza; Lucano, al contrario, presenta la guerra civile come un evento funesto che ha innescato la decadenza della Roma repubblicana. La condanna di Lucano è violenta; non si è trattato di una guerra normale, ma di una guerra plus quam civile, poiché Pompeo e Cesare sono legati da vincoli di parentela.

Il racconto, poi, procede senza alcuna regolarità narrativa: gli episodi vengono selezionati, diluiti o riassunti, a seconda delle necessità del poeta, che imposta quindi in maniera alquanto soggettiva (non mancano neppure i commenti ai singoli episodi) tutta la sua opera.

Nei manoscritti che la tramandano è sempre citata come Bellum civile ("La guerra civile"), ma il titolo esatto dovrebbe essere proprio Pharsalia, in base a quello che lo stesso Lucano dice nel IX libro:

(LA)
« Pharsalia nostra / vivet, et a nullo tenebris damnabitur aevo »
(IT)
« La nostra Pharsalia / vivrà e da nessuna epoca sarà condannata all'oblio »
(Pharsalia, 985 ss.)

La Pharsalia fu una delle fonti più preziose per Dante Alighieri, che spesso la citò nella Divina Commedia.

Grande è la considerazione di Dante per Lucano. Nell'Inferno (IV) egli lo pone tra i cinque sommi poeti che lo precedono ("sì ch'io fui sesto tra cotanto senno"): Virgilio, Omero, Orazio, Ovidio e, appunto, Lucano.

Modelli[modifica | modifica sorgente]

Il modello di Lucano doveva essere principalmente Virgilio. Si pensa infatti che l'opera dovesse essere idealmente composta da 12 libri (come quelli dell'Eneide), e che fu poi interrotta a causa della morte dell'autore. L'intento di Lucano è però quello di ribaltare il modello dell'epos tradizionale, sostituendo la magia al mito, l'eroe passivo (Pompeo) e quello negativo (Cesare) al modello tradizionale incarnato da Enea; l'eroe positivo (Catone) è quello tragico, destinato a perire insieme alle speranze di Roma. La Pharsalia di Lucano viene dunque definita come poema antivirgiliano per eccellenza (o anche l'Antieneide).

È molto probabile che abbia usato come fonti gli scritti di Tito Livio ed i Commentarii dello stesso Cesare, nonché la narrazione della guerra civile da parte di Seneca il Vecchio; è possibile che possa avere attinto a del materiale risalente all'epoca dei fatti narrati non pervenutoci.

Tuttavia, dove è possibile un confronto con la storiografia dell'epoca, risulta evidente che Lucano abbia pesantemente falsato i fatti narrati nella sua opera per sostenere la sua visione della storia priva del lògos -nonostante la sua adesione alla filosofia stoica-, segnata dalla violenza e dallo stravolgimento dei valori pur di raggiungere il potere.

Epos non celebrativo[modifica | modifica sorgente]

L'opera di Lucano non celebra la grandezza di Roma, come fecero Nevio, Ennio e anche Virgilio.

Lo scopo principale è quello di raccontare i fatti, di una guerra più che civile, quasi fratricida, che porterà Roma alla distruzione.

Nonostante comunque la critica alla forma di governo instauratasi con Cesare, nel primo libro è inserito l'elogio di Nerone, con li quale il poeta aveva avuto, almeno fino al 60 ottimi rapporti.

Proprio per il suo carattere anticonformistico quest'opera fu criticata da autori come Quintiliano, definendola utile più per gli oratori che per i poeti, e Servio, che afferma che essa non ha il diritto di essere considerata un'opera poetica.

Analogie e differenze tra Bellum Civile di Lucano e l'Eneide di Virgilio[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda le analogie l'amore tra Cesare e Cleopatra è simile a quello tra Enea e Didone.

Molte sono poi le differenze:

Il Bellum Civile è il poema del dissenso. Esso ha ben tre protagonisti: Cesare, Pompeo e Catone: Cesare è un tiranno che ha distrutto la Repubblica, Pompeo è caratterizzato più che altro dall'inettitudine, in quanto non è riuscito a fermarlo, Catone è il campione della legalità repubblicana e l'unico personaggio positivo del poema. Egli rappresenta l'incarnazione del nuovo saggio stoico, che non aderisce spontaneamente alla volontà del destino, ma ricerca la giustizia unicamente nella sua coscienza[9]. Ciò nonostante non occupa una posizione di protagonista, forse perché la morte prematura impedì a Lucano di scriverne il momento di maggior gloria: il suicidio stoico. Manca l'intervento divino, in quanto si tratta di un poema epico rinnovato nella tematica: non è più fondato sulla mitologia ma sulla storia. In più Lucano denuncia la mistificazione del mito e la sostituisce con la ricerca storica e con il meraviglioso, presentato però in modo negativo (con scene macabre). La guerra è vista come un male necessario, allo stesso livello di battaglia fratricida in cui, nel poema, Lucano sottolinea la condizione dei vinti, nessuna morte infatti, nemmeno quella degli eroi è gloriosa. Lo stile è barocco, ampolloso e drammatico e indica la guerra come sempre negativa; c'è la presenza di disvalori (violenza e tirannia) e il bene viene sconfitto dal male. L'Eneide è invece il poema del consenso: il protagonista è uno solo, gli dei sono costantemente presenti, Enea ripropone una serie di valori da imitare, lo stile è equilibrato. Un altro elemento di differenza tra Eneide e Pharsalia è il furor, cioè la follia sanguinaria: in Enea, personaggio improntato alla pietas, è soltanto un sentimento momentaneo; al contrario il furor è un elemento caratterizzante del Cesare di Lucano. Da un punto di vista geografico, l'Eneide si muove da Oriente (Troia) verso l'Occidente (Roma); al contrario, la Pharsalia segue un percorso che va da Roma verso l'Egitto (la Pharsalia si conclude con gli intrighi politici della corte di Alessandria d'Egitto) e quindi dalla terra del mos maiorum alla terra simbolo della tirannia. Lo spostamento geografico simboleggia quindi un cambiamento politico: Roma, da Repubblica si trasforma in Impero.

Lucano scrive un epos non celebrativo, e prova un certo sdegno verso Virgilio che ha tralasciato lo squallido presente rifugiandosi nel passato mitologico.

Fortuna[modifica | modifica sorgente]

Nel Bellum Civile le vicende vengono raccontate in un piano orizzontale. Non ci sono gli dei tradizionali che controllano le vicende degli umani. L'unica figura è l'entità astratta della Fortuna, potenza malefica, ingiusta. Essa infatti non aiuta gli uomini giusti, come Pompeo, ma quelli ingiusti come Cesare.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il nome di Lucano viene talvolta accostato anche alla filosofia dei druidi, gli antichi sapienti celti, se è vero che egli ebbe modo di esprimersi così riferendosi a loro:

A voi solo è dato sapere la verità sugli dei e sulle divinità del cielo... Vostra dimora sono le macchie più riposte delle foreste più remote. Voi insegnate che le anime non cadono nelle silenti sedi dell'Erebo o nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre membra in un altro mondo: la morte, se è vero ciò che insegnate, è il punto intermedio di una lunga esistenza.

ma è in realtà vero che tutta la sua ottica è puramente romana, così come il suo riferimento ideologico che consiste in un voluto capovolgimento delle principali dottrine politiche, in particolare l'esaltazione del principato augusteo, e dei principali modelli letterari a iniziare da Virgilio, la cui Eneide viene sistematicamente utilizzata in modo rovesciato e in modo da creare un effetto di rottura, come bene ha messo in luce in un recente saggio il critico Emanuele Narducci.

All'interno del melodramma L'incoronazione di Poppea, musicato da Claudio Monteverdi, è presente il personaggio di Lucano (tenore). Il poeta è presente solamente in una scena del II atto; qui lo troviamo a fianco di Nerone (soprano) nel duetto "Hor che Seneca è morto".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Gian Biagio Conte, op. cit., pag.367
  2. ^ Luca Canali, op. cit., pag.12-13
  3. ^ Luca Canali, op. cit., pag.13
  4. ^ Tacito, op. cit., 15, 49
  5. ^ Luca Canali, op. cit., pag.13-14
  6. ^ Tacito, op. cit., 15, 56
  7. ^ Luca Canali, op. cit., pag.14
  8. ^ Tacito, op. cit., 15, 71
  9. ^ Gian Biagio Conte, op. cit., pag.373

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