Silio Italico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Tiberio Cazio Asconio Silio Italico (latino: Tiberius Catius Asconius Silius Italicus; 25 circa[1]Campania, 101) è stato un avvocato, politico e poeta romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Abbiamo notizie di lui da una lettera di Plinio il giovane a Caninio Rufo (Epist. 3, 7) nella quale parla della sua morte, all'età di settantacinque anni. Poiché la lettera è databile fra il 101 e il 106 è probabile che la morte sia avvenuta fra il 101 e il 104. Da queste deduzioni si evince che Silio nacque fra il 25 e il 29.

Altre brevi informazioni ci vengono da Tacito e da Marziale: di quest'ultimo Silio fu il patrono. Da Marziale sappiamo che operò nel Foro come avvocato difensore probabilmente già all'epoca dell'Imperatore Claudio. Secondo Plinio, nel periodo neroniano dovette esercitare anche l'avvocatura d'accusa; ovvero la delazione vera e falsa per il favore dell'imperatore. Il beneficio che ne trasse fu il consolato ordinario che esercitò nel 68.

Con la caduta e morte di Nerone, in quanto amico di Vitellio, Silio Italico partecipò alle trattative di questi con il fratello di Vespasiano, Tito Flavio Sabino, che era a Roma con il figlio di Vespasiano, Domiziano.

Nel 77 Silio Italico fu proconsole in Asia Minore agli ordini dell'Imperatore Vespasiano. Nel 1934 ad Afrodisia fu rinvenuta una targa che riporta il suo nome completo: Tib. Catius Asconius Silius Italicus. Il nome Asconio (Asconius) porta a ritenere che fosse legato alla gens patavina [2] ma non se ne ha certezza. Allo scadere del mandato proconsolare Silio Italico si ritirò dalla vita politica attiva dedicandosi agli studi e alla stesura del suo poema: i Punica.

Nel terzo libro vi è un riferimento al titolo di "Germanico" assunto da Domiziano (nell'83) e Marziale saluta l'opera nel IV libro degli Epigrammi (composto attorno all'88-89). Altri riferimenti ai Punica si trovano in scritti di Marziale del 92. Probabilmente Silio Italico non smise mai di lavorare al suo poema fino agli ultimi anni della sua vita.

Anche a causa dello stato di salute trascorse gli ultimi anni in Campania dove aveva acquistato una villa che era stata di Cicerone, il suo modello di oratoria[3] e la terra che custodiva la tomba di Virgilio di cui era un estimatore[4] (e ai cui stilemi [5] spessissimo si rifà nel corso dei Punica).

Durante il principato di Domiziano, nel 94 ebbe la paterna soddisfazione di vedere nominato console il figlio Lucio Silio Deciano. Marziale e Plinio ci informano che, peraltro, dovette subire la perdita del figlio minore.

In Campania, probabilmente nel 101, provato da una male incurabile, si lasciò stoicamente morire di fame.

Opere letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (69 - 117).

Le opere di Silio Italico furono stampate per la prima volta nel 1471 assieme a quelle di Tito Calpurnio Siculo, poeta del periodo neroniano.

Scrisse Punica, poema storico in diciassette libri. Secondo una parte della critica il testo è incompiuto, in quanto si ipotizza un progetto originario in diciotto libri, parallelo alle dimensioni degli Annales di Ennio.

Il poema Punica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Punica (poema).

Punica è il più lungo poema della letteratura latina che ci sia pervenuto [6], concepito quale continuazione ed esplicazione dell'Eneide virgiliana. I libri raccontano la seconda guerra punica dalla spedizione di Annibale in Spagna al trionfo di Scipione dopo Zama. La disposizione annalistica testimonia la sua volontà di ricollegarsi alla terza decade di Livio, ne recupera la cornice architettonica del modello: colloca dopo il proemio il ritratto di Annibale e chiude, come Livio, con l'immagine del trionfo di Scipione. L'impulso dell'opera venne dall'Eneide. La guerra di Annibale è la continuazione di Virgilio, originata dalla maledizione di Didone contro Enea. Silio restaura la funzione strutturale dell'apparato mitologico. I motivi sono riportati dal V e I libro dell'Eneide in maniera un po' forzata: fa domare i fatti dagli dei. Lo stravolgimento antifrastico della provvidenza virgiliana è sostituito da un'epopea dal finale rassicurante. L'opera si inserisce nel filone della letteratura patriottica romana. Gli excursus riflettono l'oscillazione dell'epica di questo periodo tra lo stile omerico e il gusto ellenistico per la varietà. Plinio ha delle riserve sulle capacità di Silio, lo ritiene più antiquario che artista per il suo gusto per le ricostruzioni minuziose. Lo stile sembra influenzato dal gusto del tempo: barocco, scene macabre unite al modello epico mitologico. Inserisce anche delle riflessioni etiche. L'opera risulta frammentaria poiché dà più importanza ai particolari piuttosto che non all'unità dell'opera stessa. Quindi, lo scritto di Silio Italico è importante per la quantità di informazioni storiche e mitologiche piuttosto che per la sua poesia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il luogo di nascita è incerto: potrebbe essere nato a Italica, in Hispania, o a Corfinium.
  2. ^ Patavino: cittadino di Padova (dal latino Patăvium, nome della città di Padova)
  3. ^ Marziale, XI, 48.
  4. ^ Marziale, XI, 48 e 50.
  5. ^ Stilema: elementi (parole, frasi, ecc.) che riguardano lo stile
  6. ^ M. A. Vinchesi, Introduzione, in Le guerre puniche, BUR, Milano, 2001, pag. 5

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 27071645 LCCN: n79120267