Proemio

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Il proemio è la parte iniziale di un'opera epica che funge da introduzione e un po' da riassunto su tutto il racconto -per esempio l'odissea- e che individua il tema fondamentale su cui l'opera verte. L'etimo della parola è greca: deriva infatti da πρός (davanti) e οίμος (strada). Ecco l'incipit dei tre poemi antichi più noti:

  • proemio dell'Iliade di Omero: Μῆνιν ἄειδε θεὰ Πηληιάδεω Ἀχιλῆος ...
  • proemio dell'Odissea di Omero: Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ ...
  • proemio dell'Eneide di Virgilio: Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris ...

L'incipit dei due maggiori poemi cavallereschi della letteratura italiana è il seguente:

L'incipit della Gerusalemme Liberata riprende evidentemente quello dell'Eneide virgiliana. " Il capitano" è Goffredo di Buglione, condottiero dei Crociati.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche fondamentali di un proemio sono:

  1. l'invocazione alla Musa ispiratrice;
  2. la protasi: il riassunto o la presentazione della vicenda;
  3. la prima parola (generalmente in accusativo) che indica l'oggetto del proemio.

Nel poema epico-cavalleresco sono presenti l'argomento del poema, l'invocazione alla musa e la dedica. L'Orlando Furioso è dedicato ad Ippolito d'Este, la Gerusalemme Liberata ad Alfonso II d'Este.

Il proemio è a tutti gli effetti un testo narrativo, in quanto possiede contenuti identici: azioni di gesta eroiche, tempo reale ed antico, spesso espresso con passato remoto, spazio e personaggi coraggiosi.

Scopo[modifica | modifica wikitesto]

Lo scopo del proemio è senz'altro connesso ad una ricerca delle origini, a carattere prettamente fondativo. È inoltre evidente il legame con l'antico e gli antenati e la proposta di uomo idealizzato e coraggioso.

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