Quinto Ennio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

bussola Disambiguazione – Se stai cercando informazioni sul nome proprio, vedi Ennio (nome).
(LA)
« Nos sumus Romani qui fuimus ante Rudini »
(IT)
« Siamo romani noi che un tempo eravamo di Rudiae »
(Quinto Ennio)
Ennio, immaginato da Raffaello nelle Stanze Vaticane

Quinto Ennio (latino: Quintus Ennius; Rudiae, 16 luglio 239 a.C.8 ottobre 169 a.C.) è stato un poeta, drammaturgo e scrittore latino.

È considerato fra i padri della letteratura latina. Scrisse opere teatrali, un poema epico, gli Annales, ed altre opere di vario genere.

Indice

[modifica] Biografia

Quinto Ennio nacque nel 239 a Rudiae, in Puglia, una regione in cui allora convivevano tre culture: quella greca che aveva come centro maggiore Taranto, quella osca dei centri minori indigeni, e quella dell'occupante romano. Aulo Gellio testimonia che Ennio era solito dire di possedere "tre cuori" (tria corda), perché "sapeva parlare in greco, in latino e in osco". Singolare espressione che riflette però un'esperienza comune di soggetti bilingui o plurilingui, di partecipare cioè non solo a diverse strutture linguistiche, ma a diverse "visioni del mondo", indissolubilmente legate alle lingue. Munito di tre cuori, Ennio si trovava dunque nella condizione migliore per divenire (come di fatto divenne) operatore di mediazioni culturali.

Durante la seconda guerra punica militò in Sardegna e nel 204 lì conobbe Catone il Censore, che lo portò con sé a Roma. Giunto nella capitale, ottenne la protezione di illustri uomini politici come Scipione l'Africano e poco tempo dopo entrò in contatto con il Circolo degli Scipioni, trovandosi in conflitto con l'amico Catone, diffidente nei confronti delle altre culture e di quella greca in particolare. Pare che la loro amicizia si ruppe quando Ennio chiese a Catone di fargli ottenere la cittadinanza romana, che questi non gli fece ottenere. Ennio la ottenne poco tempo dopo grazie all'influenza degli Scipioni.

Ennio morì a Roma nel 169 a.C. e per i suoi meriti, oltre che per l’amicizia personale, fu sepolto nella tomba degli Scipioni, sulla antica Via Appia

Compose gli Annales, la sua opera più nota, quando era ormai anziano. Grazie a questo poema epico fu da allora considerato il poeta nazionale del popolo romano, onore che fu poi concesso anche a Virgilio, autore dell'Eneide; inziò allora a parlare e a scrivere con il pluralis maiestatis.

[modifica] Opera

(LA)
« Volito vivos per ora virum »
(IT)
« Volo vivo tra le bocche degli uomini »
(Quinto Ennio)

Ennio sperimentò numerosi generi letterari, molti dei quali a Roma erano poco conosciuti o del tutto sconosciuti, pertanto è stato definito il vero padre della Letteratura latina[1]. La lingua e lo stile sono molto duttili; il poeta utilizza con maestria sia tonalità auliche, decisamente raffinate come Omero, sia forme più piane e colloquiali.

Eccelse nella tragedia, riprendendo i temi toccati da Euripide e da Omero, specialmente nell'Iliade, e nella commedia, imitando un po' lo stile del contemporaneo Plauto. Della maggior parte di queste sue opere rimangono solo pochi frammenti.

Un'opera particolarmente importante furono le Saturae, una raccolta di episodi, probabilmente tratti dalla vita dell'autore stesso, dai personaggi più diversi e con un tono moraleggiante. Con questa opera Ennio introdusse a Roma la satira, un genere del tutto nuovo.

[modifica] Lo stile

Pare che fu Ennio ad introdurre l'esametro nella Letteratura latina, formando i suoi versi solo con degli spondei (infatti sono detti versi olospondaici); cercò dunque di rendere più piacevoli e precise le sue poesie attraverso la lettura in metrica.

In Ennio abbondano le metafore, sempre molto presenti nei poemi epici, le allitterazioni e l'uso della retorica.

[modifica] Elenco delle Opere

[modifica] Gli Annales

Per approfondire, vedi la voce Annales (Ennio).

Gli Annales furono il poema nazionale del popolo romano prima che fosse composta l'Eneide (29-19 a.C.). Ennio trattava la storia di Roma, come spiega lo stesso titolo, dalle origini anno per anno sino alla vecchiaia del poeta, ispirandosi al modello greco, come farà poi Virgilio.

L'opera era strutturata in 18 libri, suddivisi in tre gruppi da sei detti esadi, ma rimangono solo 600 versi dei circa 30.000 originali.

  • Nella prima parte c'è il proemio, nel quale Ennio racconta che Omero stesso gli sarebbe apparso in sogno per rivelargli di essersi reincarnato in lui, e sono raccontati gli eventi che vanno dalle origini all'invasione di Pirro nel 235.
  • Nella seconda esade è presente un secondo proemio, nel quale Ennio polemizza con coloro che lo criticavano per aver introdotto l'esametro[9], e gli eventi sino alla Seconda guerra macedonica.
  • La terza esade è quasi del tutto andata perduta.

[modifica] Note

  1. ^ Quinto Orazio Flacco
  2. ^ tragedia d'ambientazione romana circa il ratto delle Sabine
  3. ^ ci resta un solo monologo
  4. ^ Catalogo di cose buone da mangiare, redatto con vena salottiera e decisamente superficiale
  5. ^ si ispira ad Euripide
  6. ^ Componimenti in distici elegiaci che si rifacevano a momenti particolari della vita dell'autore
  7. ^ Poemetto epico-encomiastico, del quale restano solo 14 versi, dedicato a P. Cornelio Scipione, nel quale il condottiero viene descritto come perfetto exemplum di vir romanus
  8. ^ Tragedia praetexta che celebra le gesta di Marco Fulvio Nobiliore in una spedizione contro gli Etoli nel 189 a.C., culminata nella presa della città di Ambracia
  9. ^ Ennio rivendicò sempre l'onore di aver reso meno provinciale la cultura romana tramite l'esametro

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali