Lucio Emilio Paolo Macedonico
Lucio Emilio Paolo, detto Macedonico dopo la sua vittoria nella terza guerra macedonica, (229 a.C. – 160 a.C.), fu due volte console.
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Biografia[modifica]
Lucio Emilio Paolo, membro di un’illustre famiglia patrizia, figlio del console Lucio Emilio Paolo morto a Canne, nacque verso il 229 a.C. Fu membro del collegio degli auguri, ruolo che svolse da attento conoscitore e custode delle antiche tradizioni romane. La prima notizia certamente datata che abbiamo su di lui si riferisce al 194 a.C., quando fu scelto come uno dei triumviri incaricati di fondare una colonia a Crotone.
Nel 192 a.C. fu eletto edile curule e questa sua magistratura fu ricordata per la severità con cui multò molti allevatori. Nel 191 a.C. fu eletto pretore e fu incaricato dell’amministrazione della provincia della Spagna Ulteriore, dove guidò la guerra contro i Lusitani, che dopo alterne vicende concluse vittoriosamente. Dopo avere tentato inutilmente di essere eletto negli anni precedenti, ottenne il consolato nel 182 a.C., come collega di Gneo Bebio Tamfilo. L’anno successivo fu incaricato di condurre la guerra contro i Liguri Ingauni, che esercitavano la pirateria nel Mediterraneo Occidentale. Lucio Emilio Paolo li sottomise catturandone l’intera flotta e per questo ottenne il trionfo.
Negli anni seguenti si ritirò a vita privata, occupandosi soprattutto dell’educazione dei figli, che introdusse anche allo studio della cultura greca.
Nel 168 a.C., quando era più che sessantenne, fu eletto di nuovo console, come collega di Gaio Licinio Crasso, durante la terza guerra macedonica, che si protraeva contro il re Perseo di Macedonia senza che i Romani riuscissero ad ottenere risultati soddisfacenti. Paolo decise le sorti della guerra vincendo la battaglia di Pidna; il re Perseo si arrese e la monarchia macedone fu abolita. L’anno successivo, il 167 a.C., Paolo rimase in Macedonia come proconsole. Prima di tornare a Roma, obbedendo ad un ordine del senato, fece saccheggiare dal suo esercito settanta città dell’Epiro che avevano combattuto a fianco di Perseo. Inoltre furono mandati a Roma 1000 ostaggi achei tra i quali si trovava il famoso storico di Megalopoli Polibio. Il bottino che Paolo versò interamente all’erario (tenendo per i suoi figli, si dice, solo la biblioteca di Perseo di Macedonia) era di tale valore che permise l’abolizione del tributum, cioè della tassa sulla proprietà che i cittadini romani avevano pagato fino ad allora. I soldati furono però così insoddisfatti della misera parte loro riservata che crearono qualche problema al riconoscimento a Paolo dell’onore del trionfo, che gli fu infine accordato e si svolse nell’arco di tre giorni, con una magnificenza senza precedenti a Roma. Nel 164 a.C. Paolo fu censore. Morì nel 160 a.C., dopo lunga malattia.
Bibliografia[modifica]
Fonti
- Plutarco, Vita di Paolo Emilio.
- Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXXIV, 45; XXXV, 10, 24; XXXVI, 2; XXXVII, 46, 57; XXXIX, 56; XL, 25-28, 34; XLIV, 17; XLV, 41; XLVI (epitome).
- Polibio, Storie, XXIX-XXXII.
Studi
- BARZANÒ, Alberto: Biografia pagana come agiografia. Il caso della vita plutarchea di Lucio Emilio Paolo, in: RIL 128 (1994), 403-424.
- HOLLAND, Lora: Plutarch’s Aemilius Paullus and the Model of the Philosopher Statesman, in: L. de Blois et al. (eds.): The Statesman in Plutarch’s Works. Proceedings of the Sixth International Conference of the International Plutarch Society, vol. II: The Statesman in Plutarch’s Greek and Roman Lives, Leiden 2005, 269-279.
- REITER, William: Aemilius Paullus. Conqueror of Greece, London 1988.
- TRÖSTER, Manuel: ¿Una especie de hagiografía? Plutarco y la tradición histórica en la Vida de Emilio Paulo, in: Gerión 28.1 (2010), 193-206.
- VIANOLI, Rosanna: Carattere e tendenza della tradizione su L. Emilio Paolo, in: M. Sordi (ed.): Contributi dell’Istituto di storia antica, vol. I, Milano 1972, 78-90.
Voci correlate[modifica]
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Collegamenti esterni[modifica]
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