Arato di Sicione

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Arato di Sicione (in greco antico Ἄρατος, traslitterato in Àratos; Sicione, 271 a.C.Atene, 213 a.C.) è stato un politico, militare e storico greco antico, per sedici volte stratego della lega achea.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Rimasto orfano all'età di sette anni durante un golpe contro suo padre Clinia, Arato entrò sulla scena politica all'età di venti, quando scacciò il tiranno Nicocle che deteneva il potere nella sua città natale, appoggiato dai Macedoni. Diresse la Lega achea nel periodo 245-213 a.C., di cui per 13 volte fu eletto stratega e la portò al suo massimo splendore e che fu l'ultimo sprazzo della Grecia come potenza autonoma. Nel 243 a.C., col sostegno di Tolomeo III impegnato nella terza guerra siriaca, Arato aveva liberato Corinto, mentre nel 229 a.C. era riuscito a scacciare la guarnigione macedone da Atene.

Nel 222 a.C., alleatosi con i Macedoni, sconfisse gli Spartani guidati da Cleomene III nella battaglia di Sellasia, che pose fine alla guerra cleomenea; il risultato finale fu però il dominio macedone su tutta la Grecia. Secondo la tradizione Arato fu avvelenato dai sicari di Filippo V di Macedonia, che così eliminò uno dei suoi maggiori avversari.

Considerazioni[modifica | modifica sorgente]

Arato lasciò le sue Memorie autobiografiche.

Cicerone, in un celebre passo del De officiis, tesse le lodi di Arato perché, dopo aver liberato la città dalla tirannide, riuscì a conciliare gli interessi degli esuli richiamati in patria con quelli dei cittadini che erano entrati in possesso dei loro beni.[1] Plutarco scrisse la sua vita.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cicerone, De officiis, II, 81-85.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie
Fonti secondarie

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