Lucio Licinio Lucullo

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Lucio Licinio Lucullo
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
Lukullus wiki.png
Ritratto di Lucullo
Nome originale Lucius Licinius Lucullus
Gens Licinia
Consolato 74 a.C.

Lucio Licinio Lucullo (in latino: Lucius Licinius Lucullus; Roma, 117 a.C.56 a.C.) è stato un militare romano.

« Vi erano d'obbligo, come antipasti, frutti di mare, uccellini di nido con asparagi, pasticcio d'ostrica, scampi. Poi veniva il pranzo vero e proprio: petti di porchetta, pesce, anatra, lepre, pavoni di Samo, pernici di Frigia, morene di Gabes, storione di Rodi. E formaggi, e dolci, e vini. »
(Plutarco)

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Roma, fu membro dell'influente Gens Licinia, nipote del console Lucio Licinio Lucullo, e figlio di Cecilia Metella Calva, sorella di Quinto Cecilio Metello Numidico e di Lucio Cecilio Metello Dalmatico (che era il padre di Cecilia Metella Dalmatica, la terza moglie di Lucio Cornelio Silla). Suo fratello era Marco Terenzio Varrone Lucullo, console nel 73 a.C.

Servizio sotto Silla[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra mitridatica.

Lucullo fu tribuno militare, prima prestando servizio durante la Guerra sociale agli ordini di Silla e poi come questore nell'88 a.C.; fu l'unico ufficiale ad appoggiare la sua marcia su Roma. Servì il dittatore anche nella Prima guerra mitridatica, ponendosi a capo di una flotta che aiutò Silla a ripulire i mari durante l'assedio di Atene e che poi (dopo che Lucullo ebbe sconfitto l'ammiraglio di Mitridate, Neottolemo, nella battaglia di Tenedo), portò Silla in Asia attraverso il Mar Egeo. Dopo che fu firmata la pace, Lucullo rimase in Asia e raccolse l'indennità di guerra imposta da Silla alla provincia per la sua rivolta. Egli cercò comunque di alleviare l'onere che queste imposizioni avevano creato.

Lucullo ritornò a Roma nell'80 a.C. e fu eletto edile nel 79 a.C., assieme a suo fratello Marco Terenzio Varrone Lucullo; diede splendidi giochi.

Consolato[modifica | modifica sorgente]

Silla dedicò le sue Memorie a Lucullo e dopo la morte lo rese tutore di suo figlio Fausto, preferendo lui a Gneo Pompeo Magno. Poco dopo questi fatti, nel 74 a.C., Lucullo diventò console assieme a Marco Aurelio Cotta (zio di Giulio Cesare), e difese la costituzione di Silla dai tentativi di abrogazione.

Inizialmente, scelse la Gallia cisalpina come comando proconsolare, una volta che il suo mandato da console fosse scaduto, ma si fece nominare governatore della Cilicia dopo che il governatore di quella provincia morì, così da risultare comandante delle forze romane nella Terza guerra mitridatica.

Campagne in Oriente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terza guerra mitridatica.

All'arrivo, Lucullo si mosse dalla provincia per togliere l'assedio a Cotta in Bitinia. Attaccò ripetutamente l'armata di Mitridate VI del Ponto e uccise molti dei suoi soldati. Quindi andò verso il mare e formò una flotta contro le città greche dell'Asia. Con queste navi annientò la flotta nemica prima ad Ilio e poi a Lemno. Ritornando sulla terra ferma, ricacciò Mitridate entro i suoi confini. Non poté ingaggiare il nemico in una vera e propria battaglia, a causa della superiorità della loro cavalleria. Ma dopo diverse scaramucce, Lucullo lo sconfisse finalmente nella battaglia di Cabira. Non inseguì immediatamente il suo nemico, ma finì di conquistare il regno del Ponto e di riportare l'Asia all'ordine. I suoi tentativi di riformare la rapace amministrazione romana in Asia lo resero sempre più impopolare, a Roma, agli occhi dei più potenti pubblicani.

Condusse poi un attacco contro Tigrane II d'Armenia, genero di Mitridate e suo alleato, presso il quale Mitridate s'era rifugiato dopo il disastro di Cabira. Lucullo avanzò prima contro Tigranocerta e la pose d'assedio. Questo fece avanzare l'armata di Tigrane, che Lucullo sconfisse pesantemente, nonostante fosse in evidente inferiorità numerica. Quindi ottenne un'altra vittoria nella battaglia di Artashata (era il 6 ottobre 68 a.C.), ma non entrò in città a causa degli ammutinamenti tra le sue truppe. La sua autorità sulle legioni fu minata dai colpi di suo cognato Publio Clodio Pulcro. Questo permise a Mitridate e a Tigrane di riprendere la gran parte dei territori perduti durante la guerra.

A causa delle macchinazioni degli equites e dei sostenitori di Pompeo, Lucullo fu rimpiazzato da quest'ultimo al comando della spedizione nel 66 a.C. e quindi ritornò a Roma.

Decadenza politica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa di Lucullo.

L'opposizione contro di lui continuò anche dopo il suo ritorno e causò il ritardo del suo trionfo fino al 63 a.C. Anziché tornare pienamente alla vita politica (nonostante, in qualità di amico di Marco Tullio Cicerone, prendesse parte ad alcune questioni), egli si ritirò a una vita privata e piena di piaceri, o, per dirla con le parole di Plutarco:

"Abbandonò i pubblici affari, anche perché si accorse che essi erano ormai al di là del proprio controllo e si sentiva a disagio - o forse perché, come alcuni dicono, aveva saziato la sua sete di gloria e aveva avvertito che la sfortunata questione dei suoi molteplici sforzi e delle sue fatiche lo autorizzava a trascorrere una vita di agio e lusso [...][perché] nella vita di Lucullo, come in una commedia antica, un uomo può leggere nella prima parte di incarichi politici e di comandi militari e, nella seconda, di simposii e banchetti [...] e di tutti i tipi di frivolezze".[1]

Usò la grande fortuna che aveva accumulato durante le sue guerre in Oriente per trascorrere una vita nello sfarzo più sfrenato. Aveva splendidi giardini fuori dalla città di Roma, così come ville a Tusculum e a Napoli. Quella nei pressi di Napoli era dotata di laghetti di pesci e di moli che si protendevano sul mare. Divenne così celebre per i suoi banchetti, tanto che ancora oggi esiste un aggettivo in lingua italiana - "luculliano" -, per indicare un pasto particolarmente abbondante e delizioso.

Aneddoti e curiosità[modifica | modifica sorgente]

Si tramandano parecchi aneddoti, alquanto celebri, sulla figura di quest'uomo. Cicerone e Pompeo riuscirono a farsi invitare a cena a casa di Lucullo, ma gli proibirono di farne parola ai cuochi. Erano curiosi di sapere come mangiasse il loro anfitrione quando si trovava da solo. Ma Lucullo li lasciò di stucco: ordinò che i suoi servi gli imbandissero la tavola nella stanza d'Apollo, e - poiché gli schiavi già sapevano precisamente a quali tipi di cibo fossero adibite le varie sale da pranzo - Cicerone e Pompeo mangiarono le più squisite di tutte le pietanze. Un'altra storia narra che, avendo sentito che il padrone non avrebbe avuto invitati per la serata, un servo imbandì la tavola solo per uno. Lucullo lo rimproverò dicendo: "Cosa?! Non sai dunque che oggi Lucullo cena con Lucullo?".

Fu anche il primo a portare in Occidente la pianta del ciliegio e dell'albicocco.

Una fonte di acqua minerale sita tra Sabaudia e San Felice Circeo, conosciuta col nome di "Bagnara" fin dai tempi antichi per le sue qualità curative, è anche nota come "Fonte di Lucullo" in quanto egli nel 78 a.C. avrebbe conferito l'incarico a Gneo Domizio Amando di raccogliere le acque di quella zona.

Si racconta che Lucullo, alla partenza per l'Oriente, non sapesse nulla di tattica militare; così egli portò con sé dei libri per imparare. Aiutato da una memoria prodigiosa e da un'intelligenza evidentemente acuta, si dimostrò un ottimo comandante militare, riuscendo a convertire le proprie conoscenze teoriche (apprese in pochissimi giorni), in numerose vittorie sul campo.

Matrimoni[modifica | modifica sorgente]

Attorno al 74 a.C. sposò Claudia Quinta, figlia minore di Appio Claudio Pulcro, console del 79 a.C., e sorella dei più celebri Publio Clodio e Clodia (la Lesbia di Catullo); ma il matrimonio non durò molto. Al suo ritorno a Roma, Lucullo ottenne il divorzio, dopo gli screzi in Asia con Clodio e le voci di infedeltà della moglie. Poco dopo nel 66 a.C. sposò Servilia (Cepione) Minore, figlia di Ortensia e di Servilio Cepione (morto improvvisamente a Eno, in Tracia), fratello germano di Servilia, la madre di Bruto, e fratello uterino di Catone Uticense. Servilia Minore dunque era nipote di Catone e il matrimonio con lei servì a Lucullo per conquistarsi appoggi politici dopo la sua lunga assenza da Roma. Dal matrimonio con Servilia Minore nacque il figlio Marco, di cui il prozio Catone fu tutore alla morte del padre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco. Vita di Lucullo 38,2 - 39,1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A. Keaveney, Lucullus. A Life, Londra, 1992
  • W.J. Tatum, Lucullus and Clodius at Nisibis (Plutarch, 'Lucullus' 33-34), «Athenaeum» 79 (1991), pp. 569-579
  • M. Tröster, Aspetti della tecnica biografica di Plutarco. A proposito della tryphê di Lucullo, «Maia» 56 (2004), pp. 483-499
  • M. Tröster, Themes, Character, and Politics in Plutarch's Life of Lucullus. The Construction of a Roman Aristocrat, Stoccarda, 2008
  • J. Van Ooteghem, Lucius Licinius Lucullus, Bruxelles, 1959
  • M. Villoresi, Lucullo, Firenze, 1939

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 50021288 LCCN: n90628575

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Gaio Aurelio Cotta,
Lucio Ottavio
(74 a.C.)
con Marco Aurelio Cotta
Gaio Cassio Longino,
Marco Terenzio Varrone Lucullo