Pericle

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Pericle
Busto di Pericle riportante l'iscrizione "Pericle, figlio di Santippo, Ateniese". Marmo, copia romana di un originale greco del 430 a.C. circa.
Busto di Pericle riportante l'iscrizione "Pericle, figlio di Santippo, Ateniese". Marmo, copia romana di un originale greco del 430 a.C. circa.
495 a.C. circa - 429 a.C.
Nato a Cholargos, Grecia
Morto a Atene, Grecia
Dati militari
Arma spada,lancia speciale
Anni di servizio 461 a.C. - 429 a.C.
Grado Generale (strategos)
Guerre Seconda Guerra Sacra (448 a.C.) Guerra di Samo (440 a.C.) Guerra del Peloponneso (431 - 429 a.C.)
Battaglie Battaglie a Sicione e ad Acarnania (454 a.C.) Espulsione dei barbari da Gallipoli (447 a.C.) Assedio di Bisanzio (438 a.C.)

[senza fonte]

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Pericle, in greco Περικλῆς, Periklēs, "circondato dalla gloria" (Cholargos, 495 a.C. circa – Atene, 429 a.C.), è stato un politico, oratore e stratego ateniese durante il periodo d'oro della città[a] - cioè, il momento tra le Guerre persiane e la Guerra del Peloponneso.

Discendeva, da parte di madre, dalla potente e storicamente influente famiglia degli Alcmeonidi.

Pericle ebbe una così profonda influenza sulla società ateniese che Tucidide, uno storico contemporaneo a lui, lo acclamò come "primo cittadino di Atene". Pericle fece della Lega delio-attica un impero comandato da Atene con altre città alleate, durante i primi due anni della Guerra del Peloponneso.

Pericle promosse le arti e la letteratura; questa fu la principale ragione per la quale Atene detiene la reputazione di centro culturale dell'Antica Grecia. Cominciò un progetto ambizioso che portò alla costruzione di molte opere sull'Acropoli (incluso il Partenone). Questo progetto abbellì la città, esibì la sua gloria e diede lavoro a molte persone.[1] Inoltre, Pericle favorì la democrazia a tal punto che i critici contemporanei lo definirono un populista[questa asserzione contiene una palese contraddizione, in italiano Populista è sinonimo di Demagogo, dunque Pericle da questa frase risulta essere fautore di una forma degenerativa di democrazia, il Populismo, come ha sottolineato di recente Umberto Eco.].[2][3]

Indice

[modifica] Primi anni

Pericle nacque nel 495 a.C., nel demo di Cholargos, una località poco più a nord di Atene.[b] Fu figlio del politico Santippo, che, anche se fu ostracizzato nel 485 a.C. circa, tornò ad Atene solo cinque anni dopo per guidare un contingente ateniese a Micale, dove la Grecia avrebbe riportato una vittoria importante. La madre di Pericle, Agariste, era una discendente della potente e controversa famiglia degli Alcmeonidi e le sue connessioni familiari ebbero un ruolo determinante nell'inizio della carriera politica di Santippo. Agariste era inoltre una discendente del tiranno di Sicione, Clistene, e nipote del grande riformatore ateniese Clistene, un altro Alcmeonide.[c] Secondo Erodoto e Plutarco, Agariste sognò, pochi giorni prima la nascita di Pericle, di aver partorito un leone.[4][5] Un'interpretazione dell'aneddoto considera il leone come simbolo di grandezza, ma la storia può inoltre alludere alla dimensione inusuale del cranio di Pericle, che divenne un bersaglio dei commediografi contemporanei.[5][6][d]

Pericle apparteneva alla tribù locale degli Acamantis (Ἀκαμαντὶς φυλὴ). I suoi primi anni furono tranquilli: da giovane, Pericle preferì dedicare il suo tempo agli studi, piuttosto che apparire in pubblico, per via della sua introversione.[7]

"Utilizziamo infatti un ordinamento politico che non imita le leggi dei popoli confinanti, dal momento che, anzi, siamo noi ad essere d'esempio per qualcuno, più che imitare gli altri. E di nome, per il fatto che non si governa nell'interesse di pochi ma di molti, è chiamato democrazia; per quanto riguarda le leggi per dirimere le controversie private, è presente per tutti lo stesso trattamento; per quanto poi riguarda la dignità, ciascuno viene preferito per le cariche pubbliche a seconda del campo in cui sia stimato, non tanto per appartenenza ad un ceto sociale, quanto per valore; e per quanto riguarda poi la povertà, se qualcuno può apportare un beneficio alla città, non viene impedito dall'oscurità della sua condizione. Inoltre viviamo liberamente come cittadini nell'occuparci degli affari pubblici e nei confronti del sospetto che sorge nei confronti l'uno dell'altro dalle attività quotidiane, non adirandoci con il nostro vicino, se fa qualcosa per proprio piacere, né infliggendo umiliazioni, non dannose ma penose a vedersi. Trattando le faccende private, dunque, senza offenderci, a maggior ragione, per timore, non commettiamo illegalità nelle faccende pubbliche, dato che prestiamo obbedienza a coloro che di volta in volta sono al potere ed alle leggi e soprattutto a quante sono in vigore per portare aiuto contro le ingiustizie e quante, benché non siano scritte, comportano una vergogna riconosciuta da tutti."
Dal discorso funebre di Pericle come ricordato da Tucidide, II, 37[e]

La nobiltà e la ricchezza della sua famiglia gli permisero di continuare gli studi. Imparò la musica dai maestri del tempo (Damone e Pitoclide potrebbero essere stati suoi maestri)[8][9] ed è considerato il primo politico ad aver attribuito una grande importanza alla filosofia.[7] Gli piaceva la compagnia dei filosofi Protagora, Zenone di Elea e Anassagora. Anassagora, in particolare, divenne un suo amico intimo e lo influenzò molto.[8][10] Il tipo di pensiero e il carisma retorico di Pericle potrebbero essere stati prodotti in parte dall'accento di Anassagora sulla tranquillità emotiva di fronte alle difficoltà e allo scetticismo sui fenomeni divini.[11] La sua proverbiale calma è considerata un prodotto dell'influenza di Anassagora.[12]

[modifica] Attività politica fino al 431 a.C.

[modifica] Prima dell'entrata in politica

Ostrakon con l'iscrizione: "Temistocle, figlio di Neocle"

Nella primavera del 472 a.C., Pericle fu il corego della tragedia di Eschilo I Persiani, presentata alle Dionisie di quell'anno, dimostrando così di essere uno degli uomini più ricchi di Atene.[11] Lo storico Simon Hornblower ha sostenuto che la selezione di questa opera teatrale da parte di Pericle, che presenta un quadro nostalgico della famosa vittoria di Temistocle a Salamina, dimostra che il giovane politico fosse di supporto a Temistocle contro il suo avversario politico Cimone, la cui fazione riuscì a farlo ostracizzare poco dopo.[13]

Plutarco dice che Pericle fu il più ricco tra gli Ateniesi per quaranta anni.[14] Se lo fosse stato, Pericle avrebbe preso una posizione di comando sin dai primi anni 460 a.C.. Nel corso di questi anni cercò sempre di proteggere la sua vita privata e di presentarsi come un modello per i suoi concittadini. Per esempio, avrebbe spesso evitato i banchetti, cercando di essere frugale.[15][16]

Nel 463 a.C. Pericle accusò Cimone, leader della fazione conservatrice, di aver trascurato gli interessi vitali di Atene in Macedonia.[17] Anche se Cimone fu assolto, questo confronto dimostrò che il principale avversario politico di Pericle era vulnerabile.[18]

[modifica] Ostracizzazione di Cimone

Cimone, oppositore politico di Pericle.

Intorno al 461 a.C., i vertici del partito democratico ateniese decisero di prendere come obiettivo l'Areopago, un concilio cittadino controllato dall'aristocrazia ateniese, che una volta fu la più potente assemblea nella polis.[19] Il leader del partito e maestro di Pericle, Efialte, propose una netta riduzione dei poteri dell'Areopago. L'Ecclesia, la principale assemblea ateniese, approvò la proposta di Efialte senza una forte opposizione.[16] Questa riforma ha segnato l'inizio di una nuova era della "democrazia radicale".[19] Il partito democratico divenne gradualmente dominante nella politica ateniese e Pericle sembrò volesse proseguire una politica populista al fine di persuadere il pubblico. Secondo Aristotele, la presa di posizione di Pericle può essere espressa dal fatto che il suo principale oppositore politico, Cimone, era ricco e generoso ed era in grado di assicurarsi il favore del popolo donando generosamente una parte della sua considerevole fortuna personale.[17] Lo storico Loren J. Samons II sostiene, tuttavia, che Pericle aveva risorse sufficienti per farsi notare nella politica con mezzi privati, se avesse così scelto.[20]

"In sintesi io affermo che tutta la nostra città sia un modello didattico della Grecia e che mi sembra che i nostri uomini, presi singolarmente, rivolgano la loro indipendente personalità, con moltissima versatilità, accompagnata da decoro, alle più svariate occupazioni. E proprio la potenza della città, che abbiamo conseguito in seguito a queste nostre capacità, rivela che questo non è uno sfoggio di parole di questo momento, quanto piuttosto la verità dei fatti. Sola, infatti, fra quelle d'oggi, affronta la prova essendo superiore alla sua fama e sola né provoca sdegno nel nemico che l'assale, da quali avversari è ridotto male, né ( suscita ) il malcontento nei sudditi, come se fossero governati da persone indegne. Inoltre, dopo aver dimostrato con grandi prove che anche la nostra potenza è suffragata da testimonianze, saremo ammirati dai contemporanei e dai posteri, dato che non abbiamo inoltre bisogno né di Omero che ci elogi né di qualcuno che con i suoi versi sul momento ci diletterà, ma la verità smentirà la rappresentazione dei fatti, e che invece costringemmo ogni mare ed ogni terra a diventare accessibile alla nostra audacia ed edificammo insieme ovunque ricordi destinati a durare in eterno di sventure e successi. Dunque, per una tale città, questi uomini morirono nobilmente in combattimento, perché ritenevano giusto che non fosse loro strappata via, ed è naturale che ognuno degli uomini sopravvissuti desideri soffrire per essa. "
Orazione funebre di Pericle come ricordata da Tucidide II, 41[d]

Nel 461 a.C. Pericle riuscì ad eliminare dalla scena politica il suo principale oppositore usando l'arma dell'ostracismo. Cimone era stato accusato di aver tradito la città, agendo come alleato di Sparta.[21]

Anche dopo l'ostracismo di Cimone, Pericle continuò a promuovere una politica populista.[16] Per primo propose una legge che permetteva ai poveri di guardare spettacoli teatrali senza pagare, con lo Stato che copre il costo della loro entrata. Con altri decreti abbassò il requisito di proprietà per i magistrati nel 458 a.C. e elargì generosi stipendi a tutti i cittadini che avevano prestato servizio come giurati nell'Heliaia (il tribunale supremo di Atene), poco dopo il 454 a.C.[22] Il suo provvedimento più controverso fu, tuttavia, una legge del 451 a.C. che riconosceva cittadini ateniesi solo coloro che avevano entrambi i genitori ateniesi.[23]

Tali misure spinsero i critici di Pericle a considerarlo come responsabile della degenerazione progressiva della democrazia ateniese. Quindi, introdusse una normativa che concedeva l'accesso delle classi inferiori al sistema politico e agli uffici pubblici, da cui erano state precedentemente escluse a causa dei limitati mezzi o delle origini umili.[24] Successivamente, la flotta, spina dorsale della potenza ateniese fin dai tempi di Temistocle, fu presidiata quasi interamente da membri delle classi inferiori.[25] Konstandinos Paparrigopulos, un grande storico greco moderno, sostiene che Pericle propose queste leggi per ampliare e stabilizzare tutte le istituzioni democratiche.[26] Secondo lo storico Samons, Pericle credeva che fosse necessario far crescere i demo, in cui egli vedeva una fonte di energia non sfruttata e l'elemento cruciale di dominio militare ateniese.[27]

Cimone, d'altra parte, apparentemente credeva che non ci fosse spazio per un'ulteriore evoluzione democratica. Era certo che la democrazia avesse raggiunto il suo picco e che le riforme di Pericle avevano portato allo stallo del populismo. Secondo Paparrigopoulos, la storia rivendicò Cimone, perché Atene, dopo la morte di Pericle, affondò nel baratro dell'agitazione politica e della demagogia. Paparrigopoulos sostiene che una regressione senza precedenti discese sulla città, la cui gloria morì a causa della politica populista di Pericle.[26] Secondo un altro storico, Justin Daniel King, la democrazia radicale favorì il popolo, ma danneggiò lo stato.[28] D'altra parte, Donald Kagan asserisce che le democratiche misure di Pericle fornirono le basi per una forza politica inattaccabile.[29] Infine, Cimone accettò la nuova democrazia e non si oppose alla legge sulla cittadinanza dopo il suo ritorno dall'esilio nel 451 a.C.[30]

[modifica] L'ascesa al potere e le prime spedizioni militari

Busto di Pericle, custodito nell'Altes Museum di Berlino.

L'uccisione di Efialte,[f] avvenuta nel 461 a.C., spianò la strada del potere a Pericle. In mancanza di un'opposizione forte dopo l'espulsione di Cimone, il leader incontestabile del partito democratico diventò il sovrano insindacabile di Atene. Rimase al potere quasi ininterrottamente fino alla sua morte, avvenuta nel 429 a.C.

Pericle guidò le sue prime spedizioni militari durante la Prima Guerra del Peloponneso, che fu causata in parte dall'alleanza della sua città con Megara e Argo e dalla conseguente reazione di Sparta. Nel 454 a.C. attaccò Sicione e Acarnania.[31] Successivamente tentò, senza successo, di prendere Oeniadea sul golfo di Corinto, prima di tornare ad Atene.[32] Nel 451 a.C., Cimone, ritornato dall'esilio, negoziò una tregua di cinque anni con Sparta, dopo una proposta di Pericle: un evento che indica un cambiamento nella politica strategica di Pericle.[33] Pericle potrebbe aver capito l'importanza del contributo di Cimone durante i conflitti contro i Peloponnesiaci e i Persiani. Lo storico Podlecki sostiene, comunque, che il presunto cambiamento di posizione di Pericle fu inventato dagli storici antichi per sostenere "una visione tendenziosa della mobilità di Pericle".[34]

Plutarco afferma che Cimone strinse un accordo per condividere il potere con i suoi oppositori, secondo il quale Pericle sarebbe stato il responsabile degli affari interni e Cimone sarebbe stato il capo militare di Atene, sostenendo una campagna all'estero.[35] Kagan pensa che Cimone si adattò a delle nuove condizioni e promosse un matrimonio politico tra la fazione di Pericle e la sua.[30]

Rovine di Salamina in Cipro, città dove si svolse la battaglia, durante la quale Cimone perse la vita.

A metà degli anni 450 a.C. gli Ateniesi lanciarono un tentativo, che poi si rivelò un fallimento, di aiuto ad una rivolta egiziana contro la Persia, che portò ad un assedio prolungato di una fortezza persiana nel Delta del Nilo. La campagna culminò in un disastro su vasta scala; la forza di assedio fu sconfitta e distrutta.[36] Intorno al 450 gli Ateniesi inviarono delle truppe a Cipro. Cimone sconfisse i Persiani a Salamina,[g] ma morì di malattia nel 449 a.C. Si dice che Pericle abbia avviato entrambe le spedizioni in Egitto e a Cipro,[37] anche se alcuni ricercatori, come Karl Julius Beloch, sostengono che l'invio di una così grande flotta fosse conforme con lo spirito politico di Cimone.[38]

A complicare la situazione di questo periodo è la questione della Pace di Callia, che chiuse le ostilità tra Greci e Persiani. L'esistenza stessa del trattato è assai discussa, e i suoi dettagli e le sue trattative sono ugualmente ambigui.[39] Ernst Badian crede che un patto di pace tra Atene e la Persia sia stato stipulato per la prima volta nel 463 a.C. (rendendo gli interventi ateniesi in Egitto e a Cipro violazioni della pace) e trattato nuovamente dopo la campagna di Cipro, tornando ad essere applicato nel 449 a.C.[40] John Fine, però, suggerisce che il primo trattato di pace tra Atene e la Persia si concluse nel 450 a.C., perché Pericle aveva capito che il conflitto con la Persia stava ostacolando la capacità di Atene di diffondere la sua influenza sulla Grecia.[39] Kagan pensa che Pericle abbia usato Callia, un cognato di Cimone, come simbolo di unità e lo utilizzò varie volte per trattare importanti accordi.[41]

Nella primavera del 449 a.C., Pericle propose un decreto, che portò alla creazione di una riunione di tutte le poleis greche, al fine di esaminare la questione della ricostruzione dei templi distrutti dai persiani. Questo progetto non andò a buon fine a causa della posizione di Sparta, ma le reali intenzioni di Pericle furono poco chiare.[42] Alcuni storici pensano che egli avesse voluto creare una sorta di confederazione di tutte le città greche; altri pensano che voleva semplicemente affermare la supremazia di Atene.[43] Secondo lo storico Terry Buckley, l'obiettivo di questo decreto era rinnovare la Lega delio-attica.[44]

"Ricordate anche che se il vostro paese ha il nome più importante del mondo, è perché non si è mai piegata di fronte a dei disastri; perché ha speso più vita e più forze in guerra rispetto alle altre città e si è conquistata un potere maggiore rispetto a quegli altri finora conosciuti."
Terza orazione di Pericle come ricordata da Tucidide (II, 64)[d]

Durante la Seconda Guerra Sacra Pericle guidò l'esercito ateniese contro Delfi e reintegrò i suoi diritti di sovranità sulla Focide.[45][46] Nel 447 a.C. Pericle si impegnò nella sua spedizione più ammirata: l'espulsione dei barbari dalla città tracia di Gallipoli. Il motivo che spinse Atene a compiere quest'impresa era la colonizzazione della regione in cui si trovava la città.[11][47] A quel tempo, tuttavia, Atene era ostacolata da una serie di rivolte tra le sue città alleate (o, per meglio dire, subordinate). Sempre nel 447 gli oligarchi di Tebe cospirarono contro la fazione democratica. Gli Ateniesi chiesero loro la resa immediata, ma, dopo la battaglia di Coronea, Pericle fu costretto ad ammettere la perdita della Beozia, al fine di recuperare i prigionieri catturati in quel conflitto.[7] Con la Beozia nelle mani dei nemici, la Focide e la Locride si ribellarono e caddero presto sotto il controllo degli oligarchi.[48] Nel 446 a.C. scoppiò una rivolta ancora più pericolosa: l'Eubea e Megara si ribellarono. Pericle marciò su Euboea con le sue truppe, ma fu costretto a ritirarsi quando l'esercito spartano invase l'Attica. Attraverso la corruzione e le trattative, Pericle disinnescò la minaccia imminente e gli Spartani tornarono nella loro città.[49][50] In seguito, quando Pericle fu indagato per la gestione del denaro pubblico, non fu sufficientemente giustificata una spesa di 10 talenti, dal momento che i documenti ufficiali riferiscono che i soldi furono spesi per uno "scopo molto grave". Tuttavia, lo "scopo molto grave" (cioè la corruzione) doveva sembrare tanto fondamentale ai revisori dei conti che approvarono la spesa, senza ingerenze ufficiali e senza nemmeno indagare su questo caso.[51] Dopo che la minaccia di Sparta fu scongiurata, Pericle marciò nuovamente sull'Eubea per schiacciare una rivolta. Successivamente inflisse punizioni severe ai proprietari terrieri della città più importante di quella regione, Calcide, tra cui la perdita dei propri terreni. Nel frattempo, i residenti della città di Istiaia, che aveva massacrato l'equipaggio di una trireme ateniese, furono deportati e sostituiti da duemila coloni ateniesi.[51] La crisi fu portata a termine dalla Pace dei Trent'anni, stipulata intorno al 446 a.C., in cui Atene si impegnava ad abbandonare i possedimenti acquisiti nel corso del 460 a.C., e, insieme a Sparta, di non tentare di conquistare le città alleate a quest'ultima.[48]

[modifica] Battaglia finale contro i conservatori

Nel 444 a.C., le fazioni democratica e conservatrice si affrontarono in uno scontro decisivo. Il nuovo capo dei conservatori, Tucidide (che non deve essere confuso con lo storico omonimo), accusò Pericle di licenziosità, criticando il modo in cui spese i soldi per il piano di costruzione in corso. Inizialmente, Tucidide cominciò a procurarsi il favore dell'ecclesia, ma, poi, quando Pericle riuscì a farsi sentire, riuscì a mettere i conservatori nell'ombra. Il leader dei democratici rispose proponendo di rimborsare alla città tutte le spese con i suoi soldi, a condizione che Atene gli avrebbe reso delle iscrizioni e delle dediche.[52] Il suo atteggiamento fu accolto con applausi, e Tucidide subì una sconfitta inattesa. Nel 442 a.C., il popolo ateniese ostracizzò Tucidide per 10 anni e Pericle fu ancora una volta il sovrano incontrastato della scena politica ateniese.[52]

[modifica] Il governo di Atene sulla sua alleanza

Fidia mostra il fregio del Partenone a Pericle, Aspasia, Alcibiade e ad altri amici, di Sir Lawrence Alma-Tadema, 1868.

Pericle volle stabilizzare la posizione dominante della sua città e far valere la sua preminenza in Grecia. Si pensa che il processo attraverso il quale la lega di Delo si trasformò in un impero ateniese sia cominciato ben prima dell'amministrazione di Pericle,[53] poiché varie città affiliate alla lega avevano già deciso di rendere omaggio ad Atene, invece di fornire semplicemente navi equipaggiate per la flotta dell'alleanza, ma la trasformazione fu accelerata e portata a compimento con misure attuate da Pericle.[54] Il passo finale nella trasformazione ad impero potrebbe essere stato innescato dalla sconfitta ateniese in Egitto, che minacciò il dominio della città sul Mar Egeo e portò alla rivolta di alcune città alleate, come Mileto ed Eritre.[55] Dopo questi eventi, sia a causa di una reale paura per la sua sicurezza, o come pretesto per ottenere il controllo delle finanze della Lega, Atene trasferì presso di sé il tesoro della alleanza, che prima era a Delo, nel 454-453 a.C.[56] Intorno al 450 a.C. le rivolte a Mileto e Eritre furono represse e Atene restaurò il suo dominio sui suoi alleati.[57] Attorno al 447 lo statista Clearco propose un decreto sul denaro, che impose il peso e le dimensioni delle monete d'argento ateniesi a tutti i suoi alleati.[44] Secondo una delle disposizioni più severe del decreto, l'eccedenza di un processo di coniazione doveva andare ad un fondo speciale, e chiunque avesse proposto di usarla in un altro modo, rischiava la pena di morte.[58]

Fu dal tesoro dell'alleanza che Pericle raccolse i fondi necessari per realizzare il suo piano ambizioso di costruzione, con particolare attenzione alla ristrutturazione dell'Acropoli, che comprendeva i Propilei, il Partenone e la statua d'oro di Atena, scolpita da Fidia, amico di Pericle.[59] Nel 449 a.C., Pericle propose un decreto che permette l'utilizzo di 9.000 talenti per finanziare il vasto programma di ricostruzione dei templi ateniesi.[44] Angelos Vlachos, un accademico greco, sostiene che l'utilizzo del tesoro dell'alleanza, avviato ed eseguito da Pericle, è una delle più grandi malversazioni della storia umana; questa appropriazione indebita finanziò, tuttavia, alcune delle creazioni artistiche più belle del mondo antico.[60]

[modifica] La Guerra contro Samo

L'area geografica dell'antica città di Mileto e dell'isola di Samo.

Dopo l'ostracizzazione di Tucidide, Pericle fu rieletto annualmente generale, l'unica carica che abbia mai realmente occupato. Nel 440 a.C., cominciò una guerra tra Samo e Mileto per il controllo di Priene, un'antica città sulle coste della Ionia ai piedi di Micale. Ad un certo punto del conflitto, Mileto chiese aiuto ad Atene, a causa delle difficoltà incontrate durante la guerra.[61] La città di Pericle, allora, ordinò alle due parti di smettere di combattere e di sottoporre il caso al proprio arbitrato, ma Samo si rifiutò.[62] Pericle, quindi, fece approvare un decreto che ordinava la spedizione dell'esercito ateniese a Samo "vertente contro il suo popolo che, pur avendo ricevuto l'ordine di interrompere il conflitto contro i Milesi, non rispettò le condizioni".[h] In una battaglia navale, gli Ateniesi, guidati da Pericle, e altri nove generali sconfissero le forze di Samo ed imposero sull'isola un'amministrazione democratica.[62] Quando i Samiani si ribellarono contro il domini ateniese, Pericle costrinse la città ad arrendersi dopo un assedio durato otto mesi, che suscitò malcontento tra i componenti della flotta.[63] Successivamente, il generale sedò una rivolta a Bisanzio e, quando tornò ad Atene, tenne un famoso discorso funebre in onore dei soldati caduti durante la spedizione.[64]

Tra il 438 e il 436 a.C. Pericle guidò la flotta ateniese nel Ponto, dove instaurò relazioni amichevoli con le città greche della regione.[65] Inoltre, Pericle focalizzò la sua attenzione anche su progetti interni, come la fortificazione di Atene, e sulla creazione di nuove cleruchie, come Andro, Nasso nel 444 a.C., così come Anfipoli nel 437 a.C.[66]

[modifica] Note

a. ^ Quest'ultima denotazione può sottintendere anche dei periodi precedenti come quello delle Guerre persiane, o successivi, come il IV secolo a.C.

b. ^ La data di nascita di Pericle è incerta; molto probabilmente nacque prima del 492 a.C., poiché nel 472 a.C. finanziò l'opera I Persiani. Non viene detto se egli abbia partecipato o meno alle Guerre persiane; per questo alcuni storici hanno sostenuto che è impossibile che sia nato prima del 498, ma questo argomento fu respinto ex silentio.[19][67]

c. ^ Plutarco riferisce che Clistene fu il nonno di Agariste,[5] ma non è storicamente plausibile un fatto del genere ed è stato quindi dichiarato che questo fosse suo zio.[11]

d. ^ Anche se Plutarco afferma che questa deformità fu il motivo per cui Pericle era sempre rappresentato con un elmo, il motivo per cui Pericle indossava l'elmo era un altro: l'elmo era il simbolo del suo ruolo ufficiale come generale (strategos).

e. ^ Tucidide ricorda diversi discorsi che egli attribuisce a Pericle. Tuttavia, riconosce che:

« era impresa critica riprodurne a memoria, con precisione e completezza, i rispettivi contenuti; per me, di quanti avevo personalmente udito, e per gli altri che da luoghi diversi me ne riferivano. Questo metodo ho seguito riscrivendo i discorsi: riprodurre il linguaggio con cui i singoli personaggi, a parer mio avrebbero espresso nelle contingenze che via via si susseguivano i provvedimenti ritenuti ogni volta più opportuni. »
(Tucidide I, 22)

f. ^ Secondo Aristotele, l'assassino di Efialte fu Aristodico di Tanagra.[68]

g. ^ L'isola dove si svolse la famosa battaglia di Salamina, in cui Temistocle sconfisse i Persiani, è nel Golfo Saronico, al largo del Pireo, mentre la località in cui si svolse questa battaglia è a Cipro. "Salamina" era un nome molto diffuso nel mondo greco, poiché era il nome di una ninfa.

h. ^ Secondo Plutarco, Pericle procedette contro Samo per accontentare Aspasia di Mileto.[69]

  1. ^ L. de Blois, Un'introduzione al mondo antico, p. 99
  2. ^ S. Muhlberger, Periclean Athens.
  3. ^ S. Ruden, Lysistrata, 80.
  4. ^ Erodoto, op. cit., VI, 131
  5. ^ a b c Plutarco, op. cit., Pericle, III
  6. ^ V.L. Ehrenberg, Da Solone a Socrate, p. 239.
  7. ^ a b c "Pericle" Dizionario Enciclopedico The Helios, 1952.
  8. ^ a b Plutarco, op. cit., Pericle, IV
  9. ^ Platone, op. cit., 118c
  10. ^ M. Mendelson, Many Sides, 1
  11. ^ a b c d "Pericles" Oxford Classical Dictionary, 1996.
  12. ^ Plutarco, op. cit., Pericle, VI
  13. ^ S. Hornblower, The Greek World, 479–323 BC.
  14. ^ Plutarco, op. cit., Pericle, XVI
  15. ^ Plutarco, op. cit., Pericle, VII
  16. ^ a b c Plutarco, op. cit., Pericle, IX
  17. ^ a b Aristotele, op. cit., XXVII
  18. ^ Plutarco, op. cit., Cimone, XV
  19. ^ a b c Fornara-Samons, Athens from Cleisthenes to Pericles, 24–25
  20. ^ L.J. Samons, What's Wrong with Democracy?, p. 80
  21. ^ Plutarco, op. cit., Cimone, XVI
  22. ^ Fornara-Samons, Athens from Cleisthenes to Pericles, 67–73
  23. ^ R. Martin, An Overview of Classical Greek History
  24. ^ Aristotele, op. cit., XXIV
  25. ^ Fine, The Ancient Greeks, pp. 377–378
  26. ^ a b K. Paparrigopoulos, History of the Greek Nation, Ab, p. 145
  27. ^ L.J. Samons, What's Wrong with Democracy?, p. 65
  28. ^ J.D. King, Athenian Democracy and Empire, pp. 24-25
  29. ^ D. Kagan, The Outbreak of the Peloponnesian War, p. 79
  30. ^ a b D. Kagan, The Outbreak of the Peloponnesian War, pp. 135–136
  31. ^ Tucidide, op. cit., I,111
  32. ^ P.J. Rhodes, A History of the Classical Greek World, p. 44
  33. ^ Plutarco, op. cit., Cimone, XVII
  34. ^ A.J. Podlecki, Perikles and his Circle, p. 44
  35. ^ Plutarco, op. cit., Pericle, X
  36. ^ J. M. Libourel, The Athenian Disaster in Egypt, pp. 605–615
  37. ^ H. Aird, Pericles: The Rise and Fall of Athenian Democracy, p. 52
  38. ^ K.J. Beloch, Griechische Geschichte, II, p. 205
  39. ^ a b J. Fine, The Ancient Greeks, pp. 359–361.
  40. ^ E. Badian, The Peace of Callias, pp. 1–39.
  41. ^ D. Kagan, The Outbreak of the Peloponnesian War, p. 108.
  42. ^ Plutarco, op. cit., Pericle, XVII
  43. ^ Wade-Grey, The Question of Tribute in 449/8 B. C., pp. 212–29.
  44. ^ a b c T. Buckley, Aspects of Greek History 750–323 BC, p. 206.
  45. ^ Tucidide, op. cit., I, 112
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[modifica] Bibliografia

[modifica] Testi classici

[modifica] Fonti secondarie

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